{"id":16276,"date":"2016-07-28T10:54:16","date_gmt":"2016-07-28T08:54:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16276"},"modified":"2016-07-28T10:54:16","modified_gmt":"2016-07-28T08:54:16","slug":"luniversita-sotto-assedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16276","title":{"rendered":"L&#039;Universit\u00e0 sotto assedio"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" align=\"justify\">di Daniele Balicco <a href=\"https:\/\/www.alfabeta2.it\/2016\/07\/25\/luniversita-sotto-assedio\/\">Alfabeta2<\/a><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/amzn.to\/2adhp5N\" target=\"_blank\"><i>Universitaly<\/i><\/a> di Federico Bertoni \u00e8 un saggio politico. Il suo oggetto immediato \u00e8 la metamorfosi inquietante dell\u2019universit\u00e0 pubblica in Italia; ma, come in ogni vero esercizio saggistico, l\u2019oggetto \u00e8 in realt\u00e0 pretesto per un discorso pi\u00f9 generale. Bertoni, mentre discute di universit\u00e0 e di ricerca, sta in realt\u00e0 costringendo il lettore a riflettere su una questione di fondo, inaggirabile bench\u00e9 ovunque elusa: se si manomettono le forme istituzionali di educazione pubblica di massa \u00e8 la qualit\u00e0 stessa della nostra democrazia a essere a rischio. Questo \u00e8 il nodo attorno a cui il saggio ruota. E il decalogo che chiude il volume \u2013 le dieci pratiche di resistenza a cui il testo invita \u2013 andrebbe letto come un piccolo manifesto portatile di disobbedienza civile. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>Universitaly<\/i> si apre con una domanda spiazzante: \u00abperch\u00e9 un luogo di elaborazione e di trasmissione della conoscenza diventa uno straordinario concentrato di stupidit\u00e0, in cui l\u2019automazione frenetica delle pratiche svuota di significato le azioni quotidiane?\u00bb. La risposta non \u00e8 semplice e il testo prova ad articolarla in tre mosse. La prima si intitola <i>esperienza<\/i>. Federico Bertoni \u00e8 professore di letterature comparate e teoria della letteratura all\u2019Universit\u00e0 di Bologna. \u00c8 dunque un <i>insider<\/i>. Per spiegare come si insegna e come si fa ricerca oggi, il primo passo \u00e8 quello di descrivere in presa diretta la vita quotidiana di un professore italiano. Bertoni si diverte a mostrare la follia della <i>routine<\/i>nella quale \u00e8 imprigionato; ma il tono generale della scrittura \u00e8 amaro. In questa prima parte del volume lo seguiamo mentre cerca di dribblare il sovraccarico di burocrazia, la mole di email senza fine, le richieste sempre pi\u00f9 astruse degli organi di valutazione della ricerca, gli intimidatori comandi dei centri informatici, la scrittura a ritmo fordista di <i>abstract<\/i>, le lettere di presentazione per gli studenti, eccetera\u2026 Ma il lavoro del professore universitario non dovrebbe essere quello di fare ricerca e di insegnare? Sembrerebbe di no. \u00c8 stato costruito, in meno di due decenni, un esorbitante apparato normativo che per funzionare richiede un lavoro continuo. Ed \u00e8 precisamente <i>questo<\/i> il lavoro per cui viene selezionato oggi un professore universitario. Ricerca e docenza passano in secondo piano.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La seconda mossa del saggio si intitola <i>narrazione<\/i> e ha il compito mostrare al lettore i dispositivi che producono il<i> discorso sull\u2019universit\u00e0<\/i>, vale a dire quella rappresentazione aggressivamente demolitoria del sistema pubblico alla quale da oltre due decenni siamo quotidianamente sottoposti. A iniziare dalle classifiche di <i>rating<\/i> mondiali: tutti sappiamo che il nostro sistema non eccelle in queste classifiche. Pochi per\u00f2 si interrogano sul senso di una comparazione che valuta realt\u00e0 quasi incomparabili. \u00c8 sensato analizzare allo stesso modo una piccola universit\u00e0 privata come Harvard, che ha poco pi\u00f9 di 15.000 studenti e che da sola ha un finanziamento pari al 40% dell\u2019intero sistema pubblico italiano, con una universit\u00e0 statale come, per esempio, quella di Bologna, dove gli studenti sono quasi 100.000 e le risorse finanziarie, rapportate alle sue dimensioni, sono decisamente scarse? E come mai, nonostante questa disastrosa posizione, l\u2019emigrazione scientifica italiana ha assunto ovunque posizione di rilievo proprio perch\u00e9 molto ben preparata? Non \u00e8 forse che i conti non tornano del tutto?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il <i>discorso sull\u2019universit\u00e0<\/i> ipnotizza per\u00f2 la discussione pubblica soprattutto con tre concetti: merito, eccellenza e valutazione. Sono tre termini tossici. Perch\u00e9 impediscono di ragionare seriamente sul significato politico di un\u2019istruzione universitaria di massa. Bertoni giustamente ricorda che \u00abla meritocrazia tende a premiare chi pu\u00f2 accedere a grandi risorse, opportunit\u00e0, orizzonti sociali e culturali, reti di relazioni. Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere raccomandati dal potente di turno per essere favoriti nella competizione: basta nascere in una \u201cbuona\u201d famiglia, crescere in un ambiente sereno, avere i mezzi per viaggiare o studiare le lingue, disporre di una grande biblioteca, rientrare in un sistema ramificato di scambi e di relazioni sociali\u00bb. Ed \u00e8 per questa ragione che \u00ab<i>merito<\/i> \u00e8 solo un altro nome per <i>privilegio<\/i>\u00bb. Il secondo termine tossico \u00e8 <i>eccellenza<\/i>. Presentata come obiettivo da conquistare grazie al merito, l\u2019eccellenza non \u00e8 altro che una martellante strategia retorica. Si vuole compensare, in realt\u00e0, il senso profondo del fallimento istituzionale dello Stato, nascondendo cause e responsabilit\u00e0 politiche. L\u2019ultimo concetto ipnotico \u00e8 quello di <i>valutazione<\/i>: il dispositivo che deve certificare l\u2019eccellenza. Queste sono, fra le pagine del libro, quelle pi\u00f9 importanti, un vero e proprio microsaggio di retorica, di politica e di psicologia sociale. Bertoni interpreta la valutazione come un dispositivo di potere che impone, in chi lo subisce, una sorta di auto-coercizione volontaria con effetti pratici immediati: \u00e8 dal buon funzionamento di questo dispositivo, infatti, che dipendono fondi di ricerca, acquisizioni e posti di lavoro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019ultima mossa del volume prende il nome di <i>politica<\/i>. Bertoni avanza un\u2019analisi impietosa di come l\u2019universit\u00e0 si sia progressivamente trasformata in una <i>consumer oriented corporation<\/i> senza alcuna forma di opposizione da parte di un corpo docente per lo pi\u00f9 irresponsabile perch\u00e9 incapace di difendere il nesso humboldtiano ricerca-educazione, ripensandolo all\u2019altezza del presente. A questo quadro gi\u00e0 di per s\u00e9 sconfortante si aggiunga poi una dosa massiccia di esterofilia, aggravata, nel caso della ricerca umanistica, da un senso di inferiorit\u00e0 verso le scienze pure e il loro delirio di onnipotenza. Come se ne esce? Il libro si chiude con dieci azioni semplici e due libri. Anzitutto dieci piccole pratiche di resistenza quotidiana capaci di mantenere viva un\u2019idea altra di universit\u00e0 come istituzione in grado di \u00abpromuovere una buona qualit\u00e0 media dell\u2019istruzione collettiva, di fondare il progresso del Paese nell\u2019estensione dei diritti e delle opportunit\u00e0 sociali\u00bb. Quindi la lezione di due libri di Luigi Meneghello: <i>I piccoli maestri<\/i> (1964) e <i>Fiori italiani<\/i> (1976). Entrambi insegnano cosa produce l\u2019uso sbagliato dei libri: uno scollamento sempre pi\u00f9 grave fra conoscenza astratta ed esperienza del mondo. Quanto una buona universit\u00e0 dovrebbe con ogni forza scongiurare.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A margine, una riflessione. \u00c8 possibile pensare la trasformazione attuale dell\u2019universit\u00e0 come risposta politica a un problema di fondo, che potremmo identificare nel nesso fra qualit\u00e0 dell\u2019istruzione di massa e conflitto sociale potenziale? Uno studio degli archivi della Fulbright Commission, sugli anni Settanta italiani, potrebbe forse rivelare risposte inaspettate. In questi anni ci siamo tutti dimenticati che l\u2019istruzione pubblica resta uno dei campi privilegiati della battaglia per l\u2019egemonia.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><em>Universitaly, La cultura in scatola<\/em>, Laterza, 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Daniele Balicco Alfabeta2 Universitaly di Federico Bertoni \u00e8 un saggio politico. Il suo oggetto immediato \u00e8 la metamorfosi inquietante dell\u2019universit\u00e0 pubblica in Italia; ma, come in ogni vero esercizio saggistico, l\u2019oggetto \u00e8 in realt\u00e0 pretesto per un discorso pi\u00f9 generale. 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