{"id":16284,"date":"2016-07-30T00:05:00","date_gmt":"2016-07-29T22:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16284"},"modified":"2016-07-30T00:05:00","modified_gmt":"2016-07-29T22:05:00","slug":"democrazia-e-conoscenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16284","title":{"rendered":"Democrazia e conoscenza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>PAOLO DI REMIGIO<\/strong> (FSI Abruzzo)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I discorsi abituali sulla politica e sull\u2019uomo riservano valore ai desideri e disprezzo alla realt\u00e0 fattuale. I desideri danno origine a giudizi di valore; sembra cos\u00ec che i giudizi di valore, dopo essere stati distinti dai giudizi di fatto, abbiano la furbizia di predicarsi di se stessi, sembra che di essi si possa dire che <em>valgono<\/em> proprio perch\u00e9 sono giudizi <em>intorno<\/em> al valore. Ma una breve riflessione \u00e8 sufficiente a vedere l&#8217;errore e a capire che le cose stanno al rovescio. I desideri sono la sfera irriflessa dell\u2019io, la libert\u00e0 allo stadio primitivo, potenziale. La realt\u00e0 fattuale \u00e8 l&#8217;altro dell&#8217;io, il giudizio che la concerne presuppone un io ben pi\u00f9 forte, capace di accettarla e di affrontarla, una <em>libert\u00e0<\/em> dal significato ben pi\u00f9 profondo. Cos\u00ec l\u2019io che sopravvaluta i propri desideri fino a farne il proprio oggetto privilegiato, e in base ad essi disprezza la realt\u00e0 fattuale, <em>qualunque essa sia<\/em>, confessa soltanto la propria mancanza di libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella filosofia hegeliana la libert\u00e0 \u00e8 la sostanza dell&#8217;io, come la gravit\u00e0 lo \u00e8 della materia: questa \u00e8 il proprio tendere ad annullarsi in un centro ad essa estraneo, quella \u00e8 essa stessa il centro verso cui si dirige. Questo essere centro di se stessa implica che la libert\u00e0 \u2013 al contrario di quanto \u00e8 presupposto da un pregiudizio comune \u2013 non \u00e8 compatibile con le barriere. Non a caso il carcere \u00e8 la rappresentazione della sua mancanza. Poich\u00e9 per\u00f2 l&#8217;uomo \u00e8 un essere finito, la libert\u00e0 sembrerebbe essergli estranea ed attribuibile soltanto a Dio. Sembra che la natura dell&#8217;uomo, come di ogni cosa finita, sia il anche suo carcere. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Infatti l\u2019uomo pu\u00f2 innanzitutto vivere infrangendo le barriere e realizzare una libert\u00e0 in forma negativa; e in quanto la propria corporeit\u00e0 pu\u00f2 rappresentare una barriera alla libert\u00e0, l&#8217;uomo pu\u00f2 addirittura rinunciare alla vita. In questo primo senso la libert\u00e0 consiste nell&#8217;impulso di morte che anima ogni audacia e che quando diventa dominante si traduce in fanatismo. Essa ha per\u00f2 anche un secondo significato, positivo, gi\u00e0 contenuto in ogni atto conoscitivo. Infatti la libert\u00e0 solo negativa, che sente se stessa soltanto come infrazione del limite, \u00e8 vuota, soltanto formale: non avere nessun oggetto non significa essere liberi, perch\u00e9 il nulla dell&#8217;oggetto \u00e8, in un senso estremo, esso stesso oggetto e dunque limite. Che la libert\u00e0 abbia necessit\u00e0 di un oggetto \u00e8 una conseguenza del limitare opposto dal nulla. Il riempirsi con l&#8217;oggetto \u00e8 dunque esplicitare la limitatezza gi\u00e0 posta nello svuotarsi della volont\u00e0 per la morte, \u00e8 il manifestare che nello svuotarsi la libert\u00e0 si riempie di nulla che le \u00e8 estraneo. Cos\u00ec sembra per\u00f2 che si sia ritornati all&#8217;inizio, alla constatazione che la libert\u00e0 sia estranea all&#8217;uomo. Non \u00e8 cos\u00ec. L&#8217;aver iniziato dal nulla ha mostrato che la libert\u00e0 deve essere considerata una forma di negativit\u00e0. <em>Come il soggetto perde la libert\u00e0 volgendosi all<\/em><em>&#8216;oggetto, cos\u00ec la recupera se l<\/em><em>&#8216;oggetto si volge in soggetto<\/em>. Ma la conoscenza \u00e8 proprio questo: scoprire la soggettivit\u00e0 nelle cose. In questa scoperta, che \u00e8 insieme un riconoscere, la libert\u00e0 acquisisce il suo significato pi\u00f9 profondo, positivo tramite una doppia negativit\u00e0. Giudizio di valore e giudizio di fatto, anzich\u00e9 essere in opposizione irriducibile, sono nel rapporto di domanda e risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La positivit\u00e0 della libert\u00e0 non \u00e8 originaria \u2013 anzi, essa nella sua originariet\u00e0 \u00e8 distruttiva; il suo \u00e8 un essere risultante dalla mediazione del negativo. Questa difficolt\u00e0 che le \u00e8 insita, il fatto che la natura della libert\u00e0 risulti dalla conoscenza anzich\u00e9 esserle presupposta, investe l&#8217;intero ambito in cui si realizza. Il rifugiarsi nel desiderio di tutti i discorsi politici nasce dal tremare di fronte alla mediazione, di fronte alla natura conoscitiva della libert\u00e0. Ogni discorso sulla libert\u00e0, dunque anche ogni discorso politico, che evita la mediazione e vuole restare nondimeno positivo, inizia del desiderio, ma invece di calarsi nelle cose per ritrovarvisi, fa del desiderio la cosa stessa e, di necessit\u00e0, fa della cosa una parvenza che merita solo disprezzo; ma il pensiero \u00e8 oggettivo solo come ritorno in s\u00e9 dalla sua estraniazione nell&#8217;oggetto, come <em>conoscenza<\/em>, mai come nudo desiderio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si rappresenta la conoscenza come un inaridimento dell&#8217;esperienza e la si taccia di inutilit\u00e0 o di colpevole vanit\u00e0. Questo disprezzo non \u00e8 mai giustificato; anche nella sua concezione pi\u00f9 empirica, che non si preoccupa della libert\u00e0 come essenza dell&#8217;uomo, la conoscenza \u00e8 riconosciuta come potere, ossia \u00e8 la produzione dello strumento con cui il soggetto si sottrae al contatto logorante con l&#8217;oggetto e afferma la sua libert\u00e0 <em>rispetto<\/em> al mondo delle cose. Il disprezzo della conoscenza nasce dal desiderio di attenersi alla propria immediatezza, dal desiderio di evitare il tormento di un&#8217;esperienza estraniante, quella dell&#8217;imparare; imparare, infatti, costringe l&#8217;io, che vorrebbe muoversi tra le sue immagini predilette come se fossero cose, ad assumere determinazioni dapprima aride, a ritornarvi di continuo fino a farle proprie, in altri termini a portarle con s\u00e9 come cibi indigesti prima di poterle assimilare. Contro la disciplina dell&#8217;imparare con cui potrebbe accedere alla conoscenza e diventare oggettivo l&#8217;io regredisce alla magia. Magia \u00e8 il presumere l&#8217;onnipotenza dell&#8217;io ineducato, professare l&#8217;onnipotenza del desiderio. Mai come in quest&#8217;epoca tecnologica \u00e8 allettante la sua tentazione: la sproporzione tra la facilit\u00e0 della formula dello stregone e l&#8217;imponenza dell&#8217;evocato si riproduce intatta nella sproporzione tra il \u2018clic\u2019 del pulsante e l&#8217;effetto ottenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I discorsi politici hanno da sempre caratteristiche magiche: sono il trionfo del desiderio incolto, incapace di intendere la natura conoscitiva della libert\u00e0, che dall&#8217;interesse pi\u00f9 o meno consapevole salta direttamente alla sua realizzazione in prospettive epocali, perso nel gioco della casualit\u00e0 come lo \u00e8 il successo di un filtro d&#8217;amore. Ci\u00f2 che i demagoghi chiamano \u00abgenerosit\u00e0 della giovent\u00f9\u00bb \u00e8 in fondo questo muoversi in base a desideri, nel disprezzo della conoscenza. La sua immaturit\u00e0 \u00e8 commossa in particolare dall&#8217;idea di democratica, perch\u00e9 profondamente magica \u00e8 la funzione che le si attribuisce. Da una parte una democrazia deve conoscere e assicurare il bene <em>comune<\/em>, dall&#8217;altra deve determinarlo a partire dai desideri strettamente <em>individuali<\/em>; che i desideri di una maggioranza di individui abbiano accesso alla conoscenza del bene comune e delle scelte opportune per attuarlo \u00e8 veramente pensiero magico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro questa consapevolezza spesso ci si difende citando una frase di Churchill, che per\u00f2 finisce nella parte opposta alla soluzione del problema: se il problema di ogni aggregazione umana \u00e8 come gli individui di cui \u00e8 composta possano piegare i loro desideri alla conoscenza del bene comune, cio\u00e8 adeguare la loro singolarit\u00e0 all&#8217;universalit\u00e0 cos\u00ec da realizzarla, quella frase presuppone che ogni governo sia cattivo, evidentemente rispetto ai governati, rispetto al loro desiderio individuale adulato come legittimo a priori. \u00c8 proprio di tutto il liberalismo il feticismo del desiderio individuale e disconoscere che esso deve tramontare come tale e farsi conoscenza, che deve conciliarsi con l&#8217;universale. Solo in quanto \u00e8 diventato conoscenza esso \u00e8 libero ed elemento di un nesso di libert\u00e0, cio\u00e8 della vita politica. La libert\u00e0 stessa implica la conoscenza, ossia la liberazione dall&#8217;onnipotenza del desiderio, il rispetto dei diritti dell&#8217;oggetto. Gi\u00e0 Montesquieu ha visto che la repubblica presuppone individui virtuosi, ossia individui non in preda ai propri desideri, ma abituati a riconoscere il proprio s\u00e9 nella libert\u00e0 universale, per i quali l&#8217;osservanza della legge non \u00e8 un peso ma un vanto. La <em>polis<\/em> greca ha offerto un modello del genere. Essa fu spazzata via dal sorgere dell&#8217;autonomia individuale al tempo dei sofisti: Socrate fu l&#8217;esempio pi\u00f9 nobile di questo individualismo; la grande filosofia greca \u00e8 la comprensione di un mondo etico che si \u00e8 gi\u00e0 consegnato al passato; ormai, nessuna societ\u00e0 pi\u00f9 della nostra \u00e8 lontana dall&#8217;eticit\u00e0 elementare della Grecia democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo moderno il desiderio individuale \u00e8 preso come fonte della legittimit\u00e0 del potere; dunque solo la democrazia ha il crisma della legittimit\u00e0. Poich\u00e9 per\u00f2 il desiderio individuale non \u00e8 mediato con l&#8217;universalit\u00e0, la sua libert\u00e0 \u00e8 solo formale e consiste in una elezione di contenuti esterni o addirittura di individui; cos\u00ec, passate l&#8217;elezione durante la quale il formalismo della libera scelta \u00e8 stato adulato fino al ridicolo, per ogni potere \u00e8 facile mostrare che il desiderio non ha diritti rispetto all&#8217;oggettivo e pu\u00f2 essere deluso \u2013 anzi, secondo l&#8217;art. 67 della Costituzione italiana, <em>deve<\/em> essere deluso, in quanto i rappresentanti degli elettori non rappresentano gli elettori nella loro individualit\u00e0, ma come <em>Nazione<\/em>. Si tratta ora di stabilire se la Nazione, l&#8217;oggettivo sulla cui base deve essere deluso il desiderio e che riduce la rappresentanza democratica da fonte unica di legittimit\u00e0 a <em>un<\/em> elemento tra gli altri della legittimit\u00e0 costituzionale, sia determinabile in modo conoscitivo, dunque libero, oggettivo, oppure se i poteri statali spaccino per tale di nuovo dei desideri. In generale, quanto pi\u00f9 i poteri traggono la loro legittimit\u00e0 dal rappresentare i desideri, cio\u00e8 il non libero degli individui, tanto pi\u00f9 determinano l&#8217;oggettivo in modo altrettanto non libero; poteri che hanno fatto appello all&#8217;individuale resteranno legati all&#8217;individualit\u00e0 nella loro azione, ossia, la loro universalit\u00e0 si manifester\u00e0 non nel potere di conoscere, ma nella disposizione a tener conto solo dei desideri pi\u00f9 vicini all&#8217;universalit\u00e0, cio\u00e8 di quelli pi\u00f9 influenti, <em>sperando<\/em> che in questi siano contenuti anche gli altri cos\u00ec da non incontrare ostacoli insormontabili alla loro azione, ma senza la forza di preoccuparsi se l&#8217;attuazione di questi desideri non porti con s\u00e9 conseguenze severe o addirittura catastrofiche. L&#8217;incapacit\u00e0 di <em>conoscere e attuare<\/em> il bene comune ha peraltro una sua precisa manifestazione nella personalizzazione della politica, massima sotto i governi totalitari, nei quali la ferrea volont\u00e0, cio\u00e8 il desiderio irrazionale, di <em>Uno<\/em> si arroga la magia della conoscenza e dell&#8217;azione efficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viceversa, la capacit\u00e0 di determinare il bene comune, cio\u00e8 di negare il desiderio perch\u00e9 dalle sue ceneri nasca la conoscenza, ha una precisa condizione \u2013 la sovranit\u00e0 dello Stato. Essa \u00e8 negativit\u00e0 esterna, cio\u00e8 individualit\u00e0 statale indipendente dalle altre individualit\u00e0 statali, e negativit\u00e0 interna, Costituzione, ossia l&#8217;architettonica del potere per cui esso acquisisce una <em>propria<\/em> individualit\u00e0 in cui le individualit\u00e0 immediate, desideranti, sono abbassate a membri ed elevate a cittadini. La sovranit\u00e0 statale \u00e8 condizione necessaria del bene comune e della democrazia: soltanto se lo Stato assume individualit\u00e0 \u00e8 spezzata la pretesa di onnipotenza dei desideri individuali che cos\u00ec possono aprirsi alla conoscenza; soltanto la sovranit\u00e0 trasforma dunque il desiderio in conoscenza; senza sovranit\u00e0 statale non c&#8217;\u00e8 libert\u00e0 pubblica, ma dispotismo del desiderio pi\u00f9 forte e non per questo meno cieco, appena mascherato a scadenza periodica da una democrazia solo formale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo ci d\u00e0 la misura della profonda abiezione in cui versa lo Stato italiano. Stordito da un cosmopolitismo posticcio, esso rinuncia alla propria sovranit\u00e0 esterna prestandosi ad ogni sorta di vassallaggio verso gli altri Stati; vanifica la propria architettura costituzionale permettendo il costituirsi dell&#8217;indipendenza del potere finanziario, la sfigura accettandone i suggerimenti. Non \u00e8 un caso che i suoi governanti parlino soltanto di desideri e si aspettino che una magia rovesci le conseguenze catastrofiche delle loro scelte; non \u00e8 un caso che il linguaggio dei suoi intellettuali si allontani sempre pi\u00f9 da una realt\u00e0 su cui nessun altro ormai si fa pi\u00f9 illusioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Abruzzo) I discorsi abituali sulla politica e sull\u2019uomo riservano valore ai desideri e disprezzo alla realt\u00e0 fattuale. I desideri danno origine a giudizi di valore; sembra cos\u00ec che i giudizi di valore, dopo essere stati distinti dai giudizi di fatto, abbiano la furbizia di predicarsi di se stessi, sembra che di essi si possa dire che valgono proprio perch\u00e9 sono giudizi intorno al valore. 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