{"id":16294,"date":"2016-08-05T00:19:36","date_gmt":"2016-08-04T22:19:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16294"},"modified":"2016-08-05T00:19:36","modified_gmt":"2016-08-04T22:19:36","slug":"i-sovranisti-sono-avanti-di-trentanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16294","title":{"rendered":"I sovranisti sono avanti di trent&#039;anni"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>SIMONE GARILLI<\/strong> (FSI Lombardia)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a qualche tempo fa i pochi che osavano dichiarare obsolete le categorie politiche di &#8216;destra&#8217; e &#8216;sinistra&#8217; venivano derisi o emarginati. Oggi invece The Economist, bibbia degli entusiasti della globalizzazione, si spinge a sostenere che <a href=\"http:\/\/www.economist.com\/news\/leaders\/21702750-farewell-left-versus-right-contest-matters-now-open-against-closed-new\">c&#8217;\u00e8 una nuova divisione politica che attraversa entrambe le categorie<\/a>. La divisione \u00e8 tra chi vuole un mondo &#8216;aperto&#8217; e chi ne vuole uno &#8216;chiuso&#8217;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, sin dall&#8217;immagine in cima all&#8217;articolo, gli &#8216;aperti&#8217; sono presentati come persone tolleranti, amichevoli, civilizzate e al passo con i tempi, mentre i &#8216;chiusi&#8217; sono i retrogradi incattiviti che si oppongono al progresso. Ideologia. Ma non \u00e8 questo il punto. Il punto \u00e8 che la cr\u00e8me della cr\u00e8me dei liberali arriva alle conclusioni delle prime associazioni culturali sovraniste circa 30 anni dopo esse. All&#8217;Economist, che detta la linea, seguiranno pian piano tutte le macro e micro galassie del sistema liberale, dal centro-destra anti-statalista e &#8216;moderato&#8217; alla estrema sinistra ecologista, antagonista e libertaria, passando per il centro-sinistra ormai definitivamente liberale e liberista, che guida il gruppo in molti degli Stati occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di associazioni sovraniste che aspirino a diventare partiti, invece, ne stanno nascendo molte da almeno 5 anni, e con intensit\u00e0 frequente man mano che passa il tempo. Da ancora pi\u00f9 tempo circolano riviste, scritti di divulgatori avanguardisti e di singoli intellettuali &#8211; regolarmente emarginati dal circuito ufficiale &#8211; che riflettono sui\u00a0danni economici, sociali, culturali e politici della cosiddetta globalizzazione, e lavorano per costruire una resistenza, innanzitutto culturale, ispirata dal principio politico della sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per limitarci ad un esempio, la rivista <a href=\"http:\/\/www.rivistaindipendenza.org\/\">Indipendenza<\/a>, che ha ospitato molti dei suddetti autori emarginati dal dibattito pubblico (emarginati soprattutto dai paladini della nuova sinistra liberale e globalizzata) nasce nel 1986, 30 anni fa esatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 quindi dire che <strong>i sovranisti<\/strong>, a livello teorico, cio\u00e8 di analisi storica e di fase, <strong>sono avanti di 30 anni sui liberali<\/strong>, di destra e\u00a0di sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente non mi riferisco agli architetti del (neo)liberalismo &#8211; ossia le classi dirigenti liberali di destra e di sinistra che da 40 anni governano il mondo &#8211; perch\u00e9 essi\u00a0sono avanti a tutti per definizione, avendo\u00a0stravinto la loro guerra contro il sistema costituzionale dei Trenta Gloriosi, ed imponendo da diversi decenni la loro ideologia e il loro quadro giuridico alle popolazioni dell&#8217;Occidente, e non solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi riferisco, invece, al cosiddetto &#8216;popolo&#8217; della destra moderata e soprattutto a quello della sinistra (di governo e di fumosa\u00a0opposizione), i quali\u00a0negli ultimi anni hanno dato fiducia a\u00a0classi dirigenti che non rappresentavano nemmeno da lontano i loro stessi interessi. Ad essere molto indietro, rispetto ai sovranisti di ogni provenienza, sono quindi i &#8216;cittadini del mondo&#8217;, i piccoli e medi imprenditori anti-statalisti ed esterofili, i professionisti piccolo-borghesi che emanano ideologia globalista da tutti i pori, e persino una componente significativa di lavoratori dipendenti, che\u00a0sulle note del sogno americano si sono messi a ballare ad una festa che non era stata organizzata per loro, e nella quale erano stati invitati come vittime sacrificali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora oggi una buona parte di questi elettori globalizzati, appartenenti ai piani alti della &#8216;classe media globale&#8217;, non ha capito che la globalizzazione &#8211; intesa come spaventoso arretramento materiale e spirituale &#8211; sta arrivando anche per loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia se l&#8217;Economist ha deciso, 30 anni dopo, di accettare la diagnosi dei primi sovranisti, significa che questa popolazione di idioti globalizzati si sta velocemente assottigliando e bisogna correre ai ripari. Con l&#8217;uscita ufficiale dell&#8217;Economist si pu\u00f2 dire che le \u00e9lite liberali hanno convenuto di iniziare a preparare una guerra a viso aperto verso quei nemici giurati che non possono pi\u00f9 ignorare: i sovranisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono questi ultimi gli unici oppositori che le \u00e9lite liberali temono sul serio, per la semplice ragione che hanno correttamente interpretato la nuova fase storica iniziata, a spanne, alla met\u00e0 degli anni Settanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, siamo avanti. Si tratta di organizzarsi, moltiplicarsi, e poi combattere un nemico che pian piano stiamo costringendo ad identificarsi. Un conflitto in campo aperto \u00e8 pi\u00f9 rischioso, ma anche foriero di maggiori opportunit\u00e0 di offendere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Lombardia) Fino a qualche tempo fa i pochi che osavano dichiarare obsolete le categorie politiche di &#8216;destra&#8217; e &#8216;sinistra&#8217; venivano derisi o emarginati. Oggi invece The Economist, bibbia degli entusiasti della globalizzazione, si spinge a sostenere che c&#8217;\u00e8 una nuova divisione politica che attraversa entrambe le categorie. La divisione \u00e8 tra chi vuole un mondo &#8216;aperto&#8217; e chi ne vuole uno &#8216;chiuso&#8217;. 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