{"id":16343,"date":"2016-08-18T00:48:42","date_gmt":"2016-08-17T22:48:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16343"},"modified":"2016-08-18T00:48:42","modified_gmt":"2016-08-17T22:48:42","slug":"note-sulla-postmodernita-intervista-a-michel-maffesoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16343","title":{"rendered":"Note sulla postmodernit\u00e0: intervista a Michel Maffesoli"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>VINCENZO SUSCA<\/strong> (politicaonline.it, 28.4.2005)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maffesoli \u00e8 uno degli intellettuali europei maggiormente disposti ad interpretare i fermenti del tempo nuovo sfuggendo da una griglia di lettura oscura e tendenzialmente apocalittica. Insignito della carica di professore ordinario alla Sorbonne di Parigi alla fresca et\u00e0 di 38 anni, non ha mai smesso di assegnare dignit\u00e0 scientifica ai fenomeni verso i quali abitualmente le discipline scientifiche riversano pi\u00f9 scetticismo se non indifferenza: i lati banali e tragici che accompagnano il tempo ciclico della vita quotidiana, i fenomeni simbolici e affettivi che disegnano l\u2019emersione del neo-tribalismo postmoderno, l\u2019essere-insieme banale, presenteista e neocomunitario sostenuto e accelerato dai media di massa e ancor di pi\u00f9 dai nuovi media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Maffesoli, i nuovi riti che si celebrano attorno al consumo, allo sport, agli eventi musicali e soprattutto all\u2019interno della comunicazione di massa, suggeriscono l\u2019elaborazione collettiva di forme di vita che si sganciano dai paradigmi della modernit\u00e0 occidentale e dai suoi miti costitutivi: la ragione astratta, il progresso, l\u2019individuo, l\u2019ideologia e la politica. E\u2019 appena uscito in Italia il suo ultimo libro <i>Note sulla postmodernit\u00e0<\/i> (Lupetti, Milano, 2005, Presentazione di Alberto Abruzzese), in cui lo studioso francese afferma che il postmoderno si cristallizza proprio in relazione alla \u201csinergia tra lo sviluppo tecnologico e il ritorno di forme arcaiche\u201d. Temi affrontati nell\u2019intervista che segue.<span id=\"more-278\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V.S.: Nel suo <i>Note sulle postmodernit\u00e0<\/i> dedica particolare attenzione alla comunicazione. Mi sembra molto interessante il passaggio in cui lei sostiene che nelle societ\u00e0 postmoderne \u201cla comunicazione diviene comunione\u201d. Che cosa intende dire e quali sono le conseguenze culturali di tale slittamento?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M.M.: La comunicazione \u2013 e paradossalmente, in misura maggiore, i processi comunicativi sostenuti dai nuovi media \u2013 \u00e8 un forte veicolo di elementi arcaici marginalizzati dalla modernit\u00e0. Non si riesce ancora a cogliere quanto le \u201ccose\u201d di cui parliamo siano strumenti attraverso i quali riavviamo un processo di radicamento dinamico con le persone, la terra e gli oggetti che ci circondano. Tanto la modernit\u00e0 ha assegnato centralit\u00e0 alla dimensione economica, razionale e politica dell\u2019esistenza, quanto oggi si ritorna alla \u201ccultura\u201d nel senso pi\u00f9 ampio del termine. Il secolo che si annuncia pone l\u2019accento proprio sugli aspetti legati alla \u201ccultura immateriale\u201d e all\u2019immaginario. La comunicazione assume quindi nel XXI secolo la funzione che in passato hanno svolto l\u2019economia e la sociologia; diviene il fattore di riconoscimento e di identificazione, nonch\u00e9 l\u2019elemento sacro attorno al quale le comunit\u00e0 si fondono e vibrano insieme; in breve, l\u2019elemento strutturale dell\u2019essere-insieme postmoderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V.S.: Fino a che punto la diffusione sociale delle reti, penso in particolare a Internet, conferma la prospettiva interpretativa che lei ha proposto, ben prima della loro invenzione, a partire dal 1988 con <i>Il tempo delle trib\u00f9<\/i> (Guerini &amp; Associati, 2004): il ritorno del tribalismo, del nomadismo e l\u2019emersione della socialit\u00e0 sotterranea?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M.M.: Le reti sono gi\u00e0 diventate, in effetti, il palcoscenico in cui si esibiscono e talvolta prendono forma i differenti tribalismi che segnano il nostro tessuto sociale. Esse sostengono e accelerano la grande mutazione di topica che accompagna il passaggio alla postmodernit\u00e0: dalla verticalit\u00e0 all\u2019orizzontalit\u00e0; testimoniano apertamente quanto le societ\u00e0 contemporanee non facciano pi\u00f9 perno sull\u2019individuo razionale padrone di s\u00e9 e del mondo, ma su micro-aggregazioni sociali in cui il s\u00e9 si perde nell\u2019altro e si scioglie nelle differenti trib\u00f9 di cui fa parte. La domanda trova una risposta ancora pi\u00f9 precisa nei lavori portati avanti dal Gruppo di Studio sulla Tecnologia e il Quotidiano (F. Casalegno, S. Hugon), che hanno ben dimostrato quanto lo sviluppo tecnologico stia dando vita a una fruttuosa sinergia con il ritorno dell\u2019arcaico, con l\u2019esplosione dell\u2019immaginario e con la proliferazione di forme di aggregazione neotribali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V.S.: Per ci\u00f2 che concerne gli effetti socio-antropologici della societ\u00e0 in rete e della diffusione dei nuovi media interattivi e online, assistiamo a una divisione piuttosto netta degli osservatori sociali: da una parte abbiamo chi, come per esempio Castells, L\u00e9vy o De Kerckhove, sostiene che tale scenario prefiguri una nuova societ\u00e0 tendenzialmente pi\u00f9 informata, democratica e intelligente; dall\u2019altra, chiaramente con differenti variazioni, quanti \u2013 per esempio Br\u00e9ton, Wolton o Baudrillard \u2013 sostengono che la nuova media-sfera porti con s\u00e9 la fine del sociale, la morte della realt\u00e0 o la dittatura della tecnica. Qual \u00e8 la sua posizione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M.M.: La mia prospettiva teorica mi avvicina pi\u00f9 ai primi che ai secondi. Mi sembra che l\u2019interattivit\u00e0 e l\u2019orizzontalit\u00e0 delle reti favoriscano forme di socialit\u00e0 in grado di ribaltare la struttura piramidale della modernit\u00e0, la sua tendenza a oscurare le diversit\u00e0 e a inscrivere i soggetti sociali in progetti a lungo termine decisi in nome dell\u2019ideologia e della ragione astratta. La tecnologia ha dato vita a un paradosso interessante: \u00e8 stata in principio il mezzo attraverso il quale disincantare il mondo, mentre diviene nella postmodernit\u00e0 uno dei fattori scatenanti di quello che chiamo il \u201creincanto del mondo\u201d. Allo stesso tempo credo che i ricercatori citati, e in genere larga parte degli studiosi ottimisti del cyberspazio, pongano l\u2019accento un po\u2019 troppo sugli aspetti relativi all\u2019aumento dell\u2019intelligenza delle nostre societ\u00e0. A mio avviso il fenomeno si lega anche, e forse in misura preponderante, alla dimensione emozionale dell\u2019esistenza, al pensiero del ventre piuttosto che a quello del cervello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna assegnare il giusto peso agli elementi pi\u00f9 trascurati, e a mio avviso pi\u00f9 importanti, dello sviluppo delle reti. Dobbiamo quindi oltrepassare le barriere del moralismo e prendere atto di ci\u00f2 che la societ\u00e0 \u00e8 al di l\u00e0 del bene e del male. Per ci\u00f2 che riguarda Internet, per esempio, sappiamo che pi\u00f9 del 60% del traffico \u00e8 dedicato al sesso, alla religione, alle \u201cchiacchiere\u201d e alle esperienze comunitarie. Ci\u00f2 dovrebbe suggerirci, un\u2019altra volta, quanto la rete sia un efficace mezzo di messa in scena degli elementi arcaici \u2013 delle strutture antropologiche \u2013 dell\u2019immaginario e dell\u2019esistenza. Anche il rete l\u2019ombra di Dioniso \u00e8 preponderante! Siamo pronti a sostenere che anche \u2013 e forse soprattutto \u2013 questi aspetti costituiscono i cardini della societ\u00e0 in rete?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VINCENZO SUSCA (politicaonline.it, 28.4.2005) Maffesoli \u00e8 uno degli intellettuali europei maggiormente disposti ad interpretare i fermenti del tempo nuovo sfuggendo da una griglia di lettura oscura e tendenzialmente apocalittica. 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