{"id":16390,"date":"2016-08-24T00:15:38","date_gmt":"2016-08-23T22:15:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16390"},"modified":"2016-08-24T00:15:38","modified_gmt":"2016-08-23T22:15:38","slug":"dovete-parlare-di-guerra-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16390","title":{"rendered":"Dovete parlare di guerra civile"},"content":{"rendered":"<p><strong>fonte: <em>ilpedante.org<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/dovete-parlare-di-guerra-civile-parte-i\" target=\"_blank\">capitolo precedente<\/a> di questa riflessione ci siamo esercitati a tradurre un&#8217;intervista di Enrico Letta sui recenti attentati in Francia. L\u00ec si \u00e8 appreso che, secondo le \u00e9lites di cui Enrico \u00e8 portavoce e rappresentante, i cittadini europei <i>devono<\/i> oggi parlare di guerra civile e conseguentemente alimentare una paura funzionale a un rafforzamento della sorveglianza pubblica sulla vita privata. Quella dell&#8217;intervistato non era un&#8217;opinione, n\u00e9 un consiglio, ma un imperativo accompagnato dalla minaccia esplicita di nuovi lutti: &#8220;Evidentemente gli attentati precedenti non hanno insegnato ancora abbastanza&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A corredo di queste pi\u00f9 o meno consapevoli intimidazioni dai piani alti, i giornali si esibivano negli stessi giorni in un tormentone la cui sincronia tradiva il marchio inconfondibile dello <i>spin<\/i>: <b>per fronteggiare terrorismo islamico <\/b>&#8211; scrivevano &#8211;<b> facciamo come lo Stato di Israele<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ci segue sa che in ogni retorica del #facciamocome si cela la volont\u00e0 di <b>estorcere il consenso delle masse insinuandone l&#8217;inadeguatezza e la colpa<\/b>. Al tema abbiamo <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/facciamo-come-chi-ce-la-fa\" target=\"_blank\">dedicato un ampio articolo<\/a> e, prima ancora, un fortunato <a href=\"http:\/\/facciamocome.org\/\" target=\"_blank\">generatore online<\/a>. Il caso in specie si ascrive certamente al fenomeno &#8211; gli europei frivoli e irresponsabili di fronte alla minaccia che incombe &#8211; ma con un supplemento problematico che merita un affondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pedanteria \u00e8 virt\u00f9 dei lenti, sicch\u00e9 non ci \u00e8 sempre facile seguire i nessi fulminei dell&#8217;opinionismo <i>\u00e0 la carte<\/i>. Qui l&#8217;idea pare essere la seguente: che per fermare il terrorismo si debbano adottare le politiche del paese che, tra gli economicamente pi\u00f9 avanzati (OCSE), \u00e8 <b>quello che pi\u00f9 di tutti subisce l&#8217;impatto del terrorismo<\/b> (<a href=\"http:\/\/economicsandpeace.org\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/2015-Global-Terrorism-Index-Report.pdf\" target=\"_blank\">Global Terrorism Index 2015<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ilpedante.org\/files\/post_images\/trmb_1471901176.png\" alt=\"\" width=\"765\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 \u00e8 singolare. Applicando lo stesso principio, per ridurre l&#8217;inquinamento dovremmo quindi imitare i paesi pi\u00f9 inquinati, per fermare gli omicidi prendere esempio da quelli in cui se ne commettono di pi\u00f9, per combattere la mafia ispirarci a quelli in cui la mafia spadroneggia, e via facendocome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso nasce evidentemente da una pretesa <b>concezione naturalistica <\/b>&#8211; cio\u00e8 <b>tecnocratica<\/b> &#8211; del fenomeno, che ne oscura le cause umane rappresentandolo come una iattura senza storia. Se il terrorismo, al pari delle guerre, <b>delle migrazioni e delle crisi economiche<\/b>, non \u00e8 governabile e non scaturisce dalle scelte politiche delle comunit\u00e0, a queste ultime non resta che retrocedere negli stretti margini di uno <b>stato di emergenza perpetuo<\/b> per affidarsi alle strategie difensive dettate da chi si candida a governare le crisi. In questa prospettiva, fallace e funzionale alla soppressione della progettualit\u00e0 e delle alternative politiche, l&#8217;unica opzione concessa alle vittime sarebbe in effetti quella di adottare i palliativi di chi le ha precedute e aspettare che passi <i>&#8216;a nuttata<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi, senza interrogarsi sul <i>perch\u00e9 qui<\/i> e <i>perch\u00e9 ora<\/i>, giura che certi gruppi etnici e\/o religiosi portino da sempre il cromosoma del terrore nel sangue fa il paio con chi crede che altri &#8211; <b>ad esempio il nostro<\/b> &#8211; portino quello dell&#8217;inefficienza e della corruzione, e altri ancora quello della dirittura morale. Alla faticosa ricostruzione dei nessi contingenti e causali si sostituisce cos\u00ec una <b>spiegazione ontologia<\/b> e <i>passepartout<\/i> sempre valida, imperturbabile alla prova dei fatti. Pi\u00f9 che una fine della storia \u00e0 la Fukuyama, si osserva qui una <b>soppressione della storia<\/b> come consequenzialit\u00e0 intellegibile di eventi, sulla cui <i>tabula rasa<\/i> \u00e8 facile <b>presentare i fallimenti come soluzioni<\/b> <b>e i responsabili come salvatori<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicch\u00e9 si pu\u00f2 appunto invocare una militarizzazione in salsa israeliana senza interrogarsi sul ruolo di quest&#8217;ultima e dei suoi corollari &#8211; occupazione, rappresaglie, discriminazione ecc. &#8211; nel perpetuarsi della conflittualit\u00e0 che si vorrebbe scongiurare. O ancora, <b>rimestare la brodaglia del Patriot Act<\/b> che in 15 anni ha represso le vittime del terrorismo ma non il terrorismo. Per finire con le <b>sempreverdi opzioni militari<\/b>, il cui successo \u00e8 certificato dal destino di Iraq e Afghanistan, che per avere ospitato la guerra al terrorismo sono balzati rispettivamente in <b>prima e seconda posizione<\/b> nel citato indice del terrorismo globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le retoriche dell&#8217;emergenza, della <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/terapie-tapioco-le-apologie-del-fallimento#radicalita\" target=\"_blank\">radicalit\u00e0<\/a> e dell&#8217;<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/terapie-tapioco-le-apologie-del-fallimento#insufficienza\" target=\"_blank\">insufficienza<\/a> sono indici infallibili di una manipolazione in corso. Il <i>Fate presto!<\/i> si applica con ugual profitto alla sicurezza nazionale e alla politica estera come all&#8217;economia. In modo del tutto sovrapponibile, la crisi produttiva e occupazionale \u00e8 narrata negli stessi termini antistorici &#8211; le nazioni <i>oggi<\/i> in crisi sarebbero <i>sempre<\/i> state arretrate e improduttive &#8211; e le sue dimostrabili cause ripresentate come ricette dolorose ma salvifiche per popoli <i>ontologicamente<\/i> bisognosi di rigore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando al nostro caso, dovrebbe stupire che i ragliatori dell&#8217;israelizzazione non si concentrino tanto sulle tecniche antiterroristiche dello stato ebraico e sulla loro eventuale efficacia, quanto invece sulla necessit\u00e0 tutta psicologica e astratta di abbracciare la mentalit\u00e0 di quel popolo. A pochi giorni dalla strage di Nizza il Sole 24 Ore <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2016-07-27\/moisi-contro-nemico-casa-societa-deve-israelizzarsi-222740.shtml?uuid=ADTjedy\" target=\"_blank\">ospitava un&#8217;intervista<\/a> a un tal Dominique Mo\u00efsi, politologo francese esperto di Medio Oriente. Ecco il succo:<\/p>\n<blockquote><p>Mi riferisco all\u2019<b>israelizzazione delle teste, degli stati d\u2019animo, dei pensieri<\/b>. Dobbiamo entrare nell\u2019ordine di idee che siamo in presenza di una <b>minaccia permanente<\/b>, imprevedibile, vicina e comportarci di conseguenza. Sviluppando una sorta di sesto senso per il pericolo. Ci serve un <b>maggior controllo sociale<\/b>, nei quartieri, nelle scuole, nei locali che frequentiamo, nelle famiglie.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora:<\/p>\n<blockquote><p>&#8230; il fatto \u00e8 che da noi c\u2019\u00e8 la radicata convinzione che si possa, si debba, vivere come sempre, come prima. E addirittura che questa \u00e8 la risposta migliore alla minaccia terroristica, quasi un valore. E invece <b> non possiamo, non dobbiamo continuare a vivere come prima<\/b>, come se non fosse accaduto nulla.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 bisogno di orecchi raffinati per riconoscere in queste note lo stesso spartito interpretato dal nostro Enrico Letta. Se Mo\u00efsi &#8211; bont\u00e0 sua &#8211; ritiene che il rischio uno &#8220;scontro intercomunitario&#8221; o &#8220;guerra civile a bassa intensit\u00e0&#8221; non debba essere &#8220;sovrastimato&#8221;, per il resto si attiene al copione: dobbiamo avere paura, il pericolo \u00e8 &#8220;permanente&#8221; (come e perch\u00e9 si sia materializzato non si sa, ma in compenso <b>non avr\u00e0 mai fine<\/b>) e la nostra sicurezza impone un &#8220;maggior controllo sociale&#8221; e la rinuncia a vivere &#8220;come prima&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 francamente imbarazzante constatare come da decenni il marchingegno di queste minacce continui a trovare credito nell&#8217;opinione pubblica. Qui abbiamo un esperto che, in quanto tale, dovrebbe informarci sulla natura del problema e fornirci gli strumenti per risolverlo. Mentre invece, <b>da buon tecnocrate<\/b>, ci rappresenta il fenomeno come un postulato immutabile e privo di causa e contesto,<b> <\/b>s\u00ec da poter <b>ribaltare il problema sulle vittime<\/b>: siamo <i>noi<\/i> che dobbiamo cambiare per adattarci alla minaccia, accettando di <b>peggiorare le nostre condizioni di vita<\/b> e conferire poteri ancora pi\u00f9 ampi a chi ci governa. Agli stessi, cio\u00e8, che <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/come-si-fabbrica-un-terrorista\" target=\"_blank\">direttamente<\/a> o indirettamente hanno prodotto quella minaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che solleva dubbi non solo sui fini delle politiche, ma anche sulla pelosit\u00e0 degli <b>appelli alla paura e alla remissione<\/b> che le accompagnano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In appendice a questa pedanteria mi piace richiamare quella che &#8211; a parere di chi scrive &#8211; \u00e8 forse invece la lezione pi\u00f9 importante, per quanto mai citata, dell&#8217;esperienza politica israeliana rispetto ai temi qui trattati. Da quasi mezzo secolo lo stato di Israele <b>insedia propri cittadini nei territori della Palestina occupata<\/b> perpetuando una pratica che integra un <b>crimine di guerra<\/b> ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra (art. 49.6), nonch\u00e9 uno dei pi\u00f9 gravi e irreversibili ostacoli alla distensione dei rapporti tra i due popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno degli insediamenti (<a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews.php?idx=8&amp;pg=6927\" target=\"_blank\">qui<\/a> in un&#8217;eccellente sintesi di Federico Nero) offre al pubblico europeo un&#8217;inquietante anteprima <i>in vivo<\/i> degli effetti destabilizzanti prodotti dal <b>trasferimento asimmetrico e coercitivo di popolazioni alloctone in un territorio insediato<\/b> e culturalmente diverso. I coloni israeliani, come i richiedenti asilo che raggiungono quotidianamente l&#8217;Europa, sono in maggioranza persone indigenti attratte dai <b>forti incentivi economici<\/b> offerti dallo Stato a chi si trasferisce. Molti di loro sono immigrati in senso stretto, perlopi\u00f9 di origine russa. Anche nel caso israeliano, tra i coloni non mancano i <b>fondamentalisti religiosi<\/b> desiderosi di conquistare il territorio occupato con la violenza e la guerra santa. Non di rado le colonie e le infrastrutture connesse (strade, acquedotti, insediamenti produttivi ecc.) insistono su <a href=\"http:\/\/www.haaretz.com\/third-of-settlements-built-on-land-seized-for-security-purposes-1.239485\" target=\"_blank\">propriet\u00e0 immobiliari confiscate agli autoctoni<\/a> &#8211; secondo un <i>pattern<\/i> sempre pi\u00f9 insistentemente paventato anche <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/vogliono-dare-nostre-case-ai-profughi-1227555.html\" target=\"_blank\">nel nostro Paese<\/a> e gi\u00e0 in vigore <a href=\"https:\/\/www.gatestoneinstitute.org\/6550\/sweden-islam-multiculturalism\" target=\"_blank\">in Svezia<\/a>. In Israele come in Europa, i beneficiari della colonizzazione non sono n\u00e9 gli immigrati n\u00e9 tantomeno chi li ospita, ma gli investitori che sfruttano entrambi per <a href=\"https:\/\/www.jacobinmag.com\/2016\/06\/israeli-settlements-palestine-west-bank-labor-exploitation\/\" target=\"_blank\">moltiplicare i loro profitti<\/a> in deroga al diritto (<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/lo-schiavismo-dei-buoni\" target=\"_blank\">qui<\/a> un nostro contributo sul tema).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato di queste politiche \u00e8 <b>un innalzamento fuori controllo della conflittualit\u00e0 e delle violenze<\/b> con la conseguente segregazione degli alloctoni e l&#8217;interdizione agli autoctoni di aree, risorse e infrastrutture. Che certi settori del governo israeliano &#8211; e pi\u00f9 ancora le lobby che <a href=\"http:\/\/fmep.org\/blog\/2015\/12\/us-charitable-donations-funding-west-bank-settlements\/\" target=\"_blank\">finanziano pi\u00f9 o meno occultamente<\/a> la colonizzazione, al pari della <a href=\"http:\/\/www.zerohedge.com\/news\/2016-07-08\/how-george-soros-singlehandedly-created-european-refugee-crisis-and-why\" target=\"_blank\">galassia Soros in Europa<\/a> &#8211; utilizzi la carne degli indigenti e dei fanatici per annettere e sfruttare porzioni sempre pi\u00f9 ampie di territorio occupato \u00e8 un fatto che accende una luce sinistra sull&#8217;immigrazione di massa onerosamente assistita dai governi europei. Con un&#8217;aggravante: che se in Israele la colonizzazione \u00e8 promossa dall&#8217;occupante, <b>in Europa se ne fanno direttamente carico i governi degli occupati<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai modi in cui la paura e il conflitto servono l&#8217;agenda politica del globalismo elitarista abbiamo gi\u00e0 fatto cenno nell&#8217;articolo precedente, laddove si \u00e8 rimandato alla <b>dottrina dello shock<\/b> descritta da N. Klein. Qui ci piace, a chiusura di questa appendice, riproporre il concetto da un&#8217;angolazione diversa con <a href=\"http:\/\/www.counterpunch.org\/2015\/09\/28\/fear-trauma-and-healing-a-scientific-analysis-of-the-israeli-palestinian-relationship\/\" target=\"_blank\">le parole dello psicologo israeliano Yoav Litvin<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>Lo studio dei conflitti etnici globali, e in particolare di quello israelo-palestinese, pu\u00f2 avvalersi di un approccio &#8220;evoluzionista&#8221;. Secondo un&#8217;interpretazione conservatrice e neoliberale del darwinismo, in un territorio multietnico sopravvivono solo i popoli pi\u00f9 forti. Questa prospettiva esclusivista di &#8220;selezione naturale&#8221; richiede necessariamente nelle popolazioni <b>uno stato cronico di vigilanza, difesa, paura dell&#8217;altro e, conseguentemente, di sospetto e aggressione<\/b>. Osserviamo che questa ideologia \u00e8 promossa dai governi che instillano nei loro popoli un credo esclusivista e competitivo stimolandone la paura. <b>Ci\u00f2, a sua volta, facilita la realizzazione degli interessi personali e dell&#8217;agenda economica di quei governi grazie all&#8217;ampliamento dei propri poteri e del controllo esercitato sui cittadini. La paura \u00e8 un modo economico ed efficiente per manipolare le persone, specialmente se vittime di un trauma<\/b>. Non ha bisogno di investimenti: i nostri cervelli sono gi\u00e0 predisposti per sentire la paura.<\/p><\/blockquote>\n<div class=\"share\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>fonte: ilpedante.org Nel capitolo precedente di questa riflessione ci siamo esercitati a tradurre un&#8217;intervista di Enrico Letta sui recenti attentati in Francia. L\u00ec si \u00e8 appreso che, secondo le \u00e9lites di cui Enrico \u00e8 portavoce e rappresentante, i cittadini europei devono oggi parlare di guerra civile e conseguentemente alimentare una paura funzionale a un rafforzamento della sorveglianza pubblica sulla vita privata. 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