{"id":16438,"date":"2016-09-09T00:12:02","date_gmt":"2016-09-08T22:12:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16438"},"modified":"2016-09-09T00:12:02","modified_gmt":"2016-09-08T22:12:02","slug":"la-dittatura-della-finanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16438","title":{"rendered":"La &quot;nuova et\u00e0 imperiale&quot; e la dittatura della finanza"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>NOAM CHOMSKY<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte si sente parlare di \u201cdeclino dell\u2019America\u201d, e se si osserva la quota mondiale di produzione che viene effettuata sul territorio degli Stati Uniti, \u00e8 vero, \u00e8 in declino. Ma se si considera la quota di produzione mondiale delle aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ci si accorger\u00e0 che non c\u2019\u00e8 alcun declino, anzi, le cose vanno per il meglio. Il fatto \u00e8 che questa produzione ha luogo soprattutto nel Terzo mondo.\u00a0 Quindi possiamo parlare di \u201cStati Uniti\u201d come entit\u00e0 geografica, ma non \u00e8 questo ci\u00f2 che conta nel mondo degli affari. In sintesi, se non si parte da un\u2019elementare analisi di classe non si riesce nemmeno a comprendere il mondo reale: cose come \u201cgli Stati Uniti\u201d non sono entit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran parte della popolazione degli Stati Uniti viene sospinta verso una sorta di condizione sociale da Terzo mondo colonizzato. Dobbiamo per\u00f2 ricordare che esiste un altro settore, composto da ricchi manager, da ricchi investitori e dai loro scherani nel Terzo mondo, come i gangster della mafia russa o qualche ricco dignitario brasiliano, che curano i loro interessi a livello locale. E questo \u00e8 un settore del tutto diverso, i cui affari stanno andando a gonfie vele. Per quanto riguarda i capitali destinati alle speculazioni, anch\u2019essi hanno una parte estremamente importante. Si tratta di un fenomeno molto esteso; le cifre sono di per s\u00e9 impressionanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno al 1970, circa il 90 % del capitale coinvolto nelle transazioni economiche internazionali veniva utilizzato a scopi commerciali o produttivi e soltanto il 10 % a scopi speculativi. Oggi le cifre si sono invertite: nel 1990, il 90 % del capitale totale era utilizzato per la speculazione; nel 1994 si era saliti addirittura al 95 %. Inoltre l\u2019ammontare globale del capitale speculativo \u00e8 esploso: l\u2019ultima stima della Banca mondiale indicava una cifra di circa 14 000 miliardi di dollari. Ci\u00f2 significa che ci sono 14 000 miliardi di dollari che possono essere liberamente spostati da un\u2019economia nazionale a un\u2019altra: un ammontare enorme, superiore alle risorse di qual siasi governo nazionale, e che quindi lascia ai governi possibilit\u00e0 estremamente limitate quando si tratta di operare scelte politiche economico-finanziarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 si \u00e8 verificata una crescita tanto imponente del capitale speculativo? I motivi chiave sono due. Il primo ha a che fare con lo smantellamento del sistema economico mondiale del dopoguerra, che avvenne nei primi anni settanta. Vedete, durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti riorganizzarono il sistema economico mondiale e si trasformarono in una sorta di \u201cbanchiere globale\u201d [durante la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite a Bretton Woods, nel 1944, ndt]: il dollaro divent\u00f2 la valuta mondiale, venne fissato all\u2019oro e divenne il punto di riferimento per le valute degli altri paesi. Questo sistema fu alla base della consistente crescita economica degli anni Cinquanta e Sessanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma negli anni Settanta il sistema di Bretton Woods era divenuto insostenibile: gli Stati Uniti non erano pi\u00f9 abbastanza forti economicamente da continuare a essere il banchiere del mondo, soprattutto per gli alti costi della guerra nel Vietnam. Cos\u00ec Richard Nixon prese la decisione di smantellare del tutto l\u2019accordo: all\u2019inizio degli anni settanta sganci\u00f2 gli Stati Uniti dal sistema monetario aureo, aument\u00f2 le tasse sulle importazioni, distrusse tutto il sistema. La fine di questo sistema di regolamentazione internazionale diede l\u2019avvio a una speculazione sulle valute senza precedenti e a una fluttuazione degli scambi finanziari, fenomeni da quel momento in costante crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo fattore che ha determinato il boom del capitale speculativo \u00e8 stato la rivoluzione tecnologica nelle telecomunicazioni, che avvenne nello stesso periodo e rese d\u2019improvviso molto facile il trasferimento di valuta da un paese all\u2019altro. Oggi, virtualmente, l\u2019intera Borsa valori di New York si sposta a Tokyo durante la notte: il denaro \u00e8 a New York di giorno, poi viene trasferito \u201cvia rete\u201d a Tokyo, e siccome il Giappone \u00e8 in anticipo di quattordici ore rispetto a noi, lo stesso denaro viene utilizzato in entrambi i posti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ormai, quasi 1000 miliardi di dollari vengono spostati quotidianamente sui mercati speculativi internazionali, con effetti enormi sui governi nazionali. A questo punto, la comunit\u00e0 internazionale che gestisce questi investimenti ha un virtuale potere di veto su tutto ci\u00f2 che un governo nazionale pu\u00f2 fare. \u00c8 quanto accade oggi negli Stati Uniti. Il nostro paese si sta riprendendo lentamente dall\u2019ultima recessione; certamente \u00e8 la ripresa pi\u00f9 lenta dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma c\u2019\u00e8 stagnazione soltanto sotto un certo punto di vista: la crescita economica \u00e8 molto bassa, si sono creati pochi posti di lavoro (in realt\u00e0, per molti anni, i salari sono persino scesi durante questa \u201cripresa\u201d), ma i profitti sono andati alle stelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni anno la rivista &#8220;Fortune&#8221; esce con un numero dedicato alla ricchezza delle persone pi\u00f9 importanti del mondo, &#8220;Fortune 500&#8221;, il quale ci dice che i profitti in questo periodo si sono impennati: nel 1993 erano molto buoni, nel 1994 esaltanti e nel 1995 avevano battuto ogni record. Nel frattempo i salari reali scendevano, la crescita economica e la produzione erano molto basse e questa lenta crescita a volte veniva addirittura fermata perch\u00e9 il mercato obbligazionario \u201cdava segnali\u201d di non gradirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedete, gli speculatori finanziari non vogliono la crescita: vogliono valute stabili, quindi niente crescita. La stampa specializzata parla apertamente della \u00abminaccia di una crescita troppo impetuosa\u00bb, della \u00abminaccia di un eccesso di occupazione\u00bb: tra di loro lo dicono chiaramente. Il motivo? Chi specula sulle valute teme l\u2019inflazione, perch\u00e9 fa diminuire il valore del suo denaro. E qualunque tipo di crescita o di stimolo economico, qualunque diminuzione della disoccupazione minacciano di far crescere l\u2019inflazione. Agli speculatori valutari questo non piace, cos\u00ec quando vedono i primi segnali di una politica di stimolo dell\u2019economia o di una qualsiasi iniziativa capace di produrre una crescita, portano via i capitali da quel paese, provocando una recessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato complessivo di queste manovre \u00e8 uno spostamento internazionale verso economie a bassa crescita, bassi salari e alti profitti, perch\u00e9 i governi nazionali che cercano di prendere decisioni di politica economica e sociale non hanno mano libera temendo una fuga di capitali che potrebbe far crollare le loro economie. I governi del Terzo mondo sono bloccati, non hanno nemmeno la possibilit\u00e0 di portare avanti una politica economica nazionale. Ormai c\u2019\u00e8 da chiedersi se anche le grandi nazioni, Stati Uniti inclusi, abbiano la possibilit\u00e0 di farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per darvi soltanto un esempio, subito dopo le elezioni del 1992, sulla prima pagina del &#8220;Wall Street Journal&#8221; comparve un articolo in cui si informavano i lettori che non avevano alcun motivo di temere che qualcuno dei \u201csinistrorsi\u201d vicini a Clinton avrebbe cambiato qualcosa una volta arrivato al potere. Ovviamente il mondo degli affari gi\u00e0 lo sapeva, come si pu\u00f2 notare osservando l\u2019andamento dei mercati finanziari verso la fine della campagna elettorale. Ma ad ogni buon conto il &#8220;Wall Street Journal&#8221; spieg\u00f2 che, se per qualche sfortunata coincidenza Clinton o qualsiasi altro candidato avesse cercato di avviare un programma di riforme sociali, sarebbe stato immediatamente bloccato. L\u2019articolo affermava una cosa ovvia e citava i dati che la confermavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti hanno un forte debito, che era parte integrante del programma Reagan-Bush per non permettere al governo di portare avanti iniziative di spesa sociale. \u201cEssere in debito\u201d significa soprattutto che il dipartimento del Tesoro ha venduto un sacco di titoli \u2013 obbligazioni, buoni del Tesoro e via discorrendo \u2013 agli investitori, che a loro volta li scambiano sul mercato dei titoli. Secondo il &#8220;Wall Street Journal&#8221;, ogni giorno si scambiano circa 150 miliardi di dollari esclusivamente in titoli del Tesoro. L\u2019articolo spiegava che se gli investitori che possiedono questi titoli non apprezzano le politiche del governo americano possono, come avvertimento, venderne qualche piccola quota e ci\u00f2 provocher\u00e0 automaticamente un aumento del tasso d\u2019interesse, che a sua volta far\u00e0 aumentare il deficit. Ebbene, in questo articolo si calcolava che se questo \u201cavvertimento\u201d fosse sufficiente ad alzare il tasso d\u2019interesse dell\u20191 percento, il deficit aumenterebbe da un giorno all\u2019altro di 20 miliardi di dollari. Ci\u00f2 significa che se Clinton (questa \u00e8 pura immaginazione) proponesse un programma di spesa sociale di 20 miliardi di dollari, la comunit\u00e0 degli investitori potrebbe trasformarlo istantaneamente in un programma da 40 miliardi dollari, con un solo piccolo segnale, bloccando cos\u00ec ogni altra mossa di quel genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente, sull\u2019&#8221;Economist&#8221; di Londra \u2013 grande giornale liberista \u2013 si poteva leggere un articolo fantastico sui paesi dell\u2019Europa orientale che avevano votato per far tornare al potere i socialisti e i comunisti. Ma in sostanza l\u2019articolo invitava a non preoccuparsi, perch\u00e9 \u00abl\u2019amministrazione \u00e8 sganciata dalla politica\u00bb. In altre parole, indipendentemente dai giochi che quei tipi si divertono a fare nell\u2019arena politica, le cose continueranno come sempre, perch\u00e9 li teniamo per le palle: controlliamo le valute internazionali, siamo gli unici che possono concedere prestiti, possiamo distruggere le loro economie come e quando vogliamo. Che si occupino pure di politica, che fingano pure di avere la democrazia che vogliono, facciano pure: basta che \u00abl\u2019amministrazione sia sganciata dalla politica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che sta accadendo in questo periodo \u00e8 una novit\u00e0 assoluta. Negli ultimi anni si sta imponendo un nuovo tipo di governo, destinato a servire i bisogni sempre crescenti di questa nuova classe dominante internazionale, che a volte \u00e8 stata definita \u201cil governo mondiale di fatto\u201d. I nuovi accordi internazionali sul commercio riguardano proprio questo aspetto, e parlo del NAFTA, del GATT e cos\u00ec via, cos\u00ec come della CEE e delle organizzazioni finanziarie come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, la Banca interamericana di sviluppo, l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (WTO), i G7 che programmano gli incontri tra i grandi paesi industrializzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi organismi sono tutti espressione della volont\u00e0 di concentrare il potere in un sistema economico mondiale che faccia s\u00ec che \u00abl\u2019amministrazione sia sganciata dalla politica\u00bb; in altre parole, che la popolazione mondiale non abbia alcun ruolo nel processo decisionale, che le scelte strategiche vengano trasferite in un empireo lontanissimo dalle possibilit\u00e0 di conoscenza e di comprensione della gente, che cos\u00ec non avr\u00e0 la minima idea delle decisioni che influenzeranno la sua vita e certo non potr\u00e0 modificarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Banca mondiale ha un proprio modo per definire il fenomeno: lo chiama \u201cisolamento tecnocratico\u201d. Quindi, se leggete gli studi della Banca mondiale, vedrete che parlano dell\u2019importanza dell\u2019 \u201cisolamento tecnocratico\u201d, alludendo alla necessit\u00e0 che un gruppo di tecnocrati, essenzialmente impiegati nelle grandi imprese multinazionali, operi in pieno \u201cisolamento\u201d quando progetta le politiche perch\u00e9, se la gente venisse coinvolta, potrebbe farsi venire in mente brutte idee, come un tipo di crescita economica che operi a favore di tutti invece che dei profitti e altre sciocchezze del genere. Allora bisogna che i tecnocrati siano isolati, e una volta ottenuto lo scopo si potr\u00e0 concedere tutta la \u201cdemocrazia\u201d che si vuole, tanto non far\u00e0 alcuna differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla stampa economica internazionale questo quadro \u00e8 stato definito con una certa franchezza come \u201cla nuova et\u00e0 imperiale\u201d. E la ritengo una definizione azzeccata: di certo stiamo andando in quella direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(testo basato su dibattiti tenuti in Illinois, New Jersey, Massachusetts, New York e Maryland nel 1994, 1996 e 1999; fonte:<\/em> <a href=\"http:\/\/miccolismauro.wordpress.com\">miccolismauro.wordpress.com<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NOAM CHOMSKY A volte si sente parlare di \u201cdeclino dell\u2019America\u201d, e se si osserva la quota mondiale di produzione che viene effettuata sul territorio degli Stati Uniti, \u00e8 vero, \u00e8 in declino. Ma se si considera la quota di produzione mondiale delle aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ci si accorger\u00e0 che non c\u2019\u00e8 alcun declino, anzi, le cose vanno per il meglio. 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