{"id":16441,"date":"2016-09-02T00:10:02","date_gmt":"2016-09-01T22:10:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16441"},"modified":"2016-09-02T00:10:02","modified_gmt":"2016-09-01T22:10:02","slug":"la-questione-vitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16441","title":{"rendered":"La questione vitale"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>LUCIANO DEL VECCHIO<\/strong> (FSI Bologna)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per vagare da uno spazio a un altro i popoli nomadi non hanno bisogno di leggi scritte, ma di tradizioni e consuetudini, inconsistenti come polvere e transeunti come passi. In generale, quanto pi\u00f9 essi praticano il nomadismo, tanto pi\u00f9 lasciano fluida la loro organizzazione economica e sociale, e non arrivano a costituirsi Stato, per cui nella storia accade che possono dar vita ad imperi anche molto vasti ma altrettanto effimeri, perch\u00e9 pi\u00f9 difficili da amministrare e da controllare politicamente. La mancata fondazione dello Stato li destina a essere storicamente assorbiti dai popoli stanziali o addirittura a essere da questi sterminati; in ogni caso a estinguersi, specie quando i confini non sono geograficamente ben definiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, all\u2019interno di territori atti a favorire l\u2019insediamento, i popoli stanziali tendono a costituirsi Stato, cio\u00e8 a darsi la legge fondamentale, la magna charta, i codici; e cominciano a registrare gli avvenimenti pi\u00f9 significativi e rilevanti della loro vita civile e politica, cio\u00e8 a fare storia. \u00c8 intorno alle leggi fondamentali che nascono e si sviluppano le civilt\u00e0. Il popolo che non si costituisce in comunit\u00e0 ordinata da leggi, non fonda civilt\u00e0 e dunque non fa storia perch\u00e9, fuori da una organizzazione civile cio\u00e8 fuori dallo Stato, non succede nulla di politicamente e civilmente rilevante, nulla degno di essere riportato negli <em>Annales<\/em> e da tramandare ai posteri. La storia \u00e8 sempre narrazione di interazioni sociali tra uomini che si danno una costituzione per vivere e mantenersi associati su un territorio. In tal modo le istituzioni, sopravvivendo agli individui e attraversando le generazioni, assicurano la continuit\u00e0 di un popolo, la sua storia e quindi la sua esistenza. Non c\u2019\u00e8 storia di popoli senza Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il merito dell\u2019antica Roma repubblicana fu di aver \u201cintuito\u201d lo Stato, la Cosa che non coincide con nessuna classe sociale e con nessun ottimate o magistrato, ma con la quale ogni ceto aspira a identificarsi se ambisce a esercitare il potere politico. Alla <em>res publica<\/em> dettero forma impersonale, oggettiva, la \u201ccosa\u201d collettiva appartenente a tutti. Lo Stato pu\u00f2 assumere forma di monarchia o aristocrazia, oligarchia o democrazia, di regno o principato, di repubblica o di impero, ma deve esistere. Se non esiste, un popolo si dissolve e sul suo territorio viene inghiottito da un altro che si costituisce Stato intorno alla sua Legge. Anche nell\u2019era contemporanea, a seconda dei ceti sociali che lo vanno ad occupare, lo Stato pu\u00f2 essere variamente definito, ma rimane comunque la condizione permanente del gruppo umano che, tramite una guida o un principe, una minoranza o un\u2019avanguardia, una fazione che, pi\u00f9 consapevole delle altre, si fa \u201cparte\u201d, si d\u00e0 le tavole della legge. Ora, l\u2019ingenua teoria marxiana della dissoluzione dello Stato sembra rinascere nella dottrina liberista dello stato minimo assunta dall\u2019Unione europea con la pretesa antistorica di dissolvere gli stati nazionali cos\u00ec come i popoli europei li hanno storicamente costituiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un periodo particolare della nostra storia dovrebbe continuare a farci tremare e a metterci in guardia su quale rischio si corre a perdere lo Stato. Infatti, dopo il Settembre 1943 non fu soltanto la Patria a morire ma anche lo Stato, che rinacque. \u00a0Fu merito di un popolo che, a dispetto del disonore della sconfitta e dell\u2019avvilimento dell\u2019occupazione straniera, esisteva ancora. Lo Stato risorse tramite le organizzazioni di Popolo ricostituitosi in assemblea \u201ccostituente\u201d appunto. Ora, se noi permettiamo all\u2019oligarchia eurounionista di stracciare la nostra Costituzione, tramite i suoi trattati, la sua dottrina liberista, le sue politiche globaliste di libera circolazione di capitali e merci, il forzato nomadismo di cittadini da esiliare per bisogno di lavoro e l\u2019organizzato spostamento di esseri umani da deportare in clandestinit\u00e0, noi accettiamo remissivi di dissolvere il nostro Stato e, di conseguenza, ci autocondanniamo come Popolo alla disgregazione e alla dispersione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storpiamento costituzionale \u00e8 una delle tappe della dissoluzione, che una succube classe dirigente persegue fin dagli anni \u201980 sottoscrivendo &#8211; popolo ignaro &#8211; i trattati europei. La distruzione dello Stato \u00e8 cominciata da quelle firme infami ed \u00e8 continuata con il progressivo smantellamento e svuotamento di tutte quelle istituzioni che ne sono l\u2019ossatura e tramite le quali un popolo vive e progetta il suo avvenire. Dopo essersi inventato regioni legiferanti, dopo aver distrutto la Scuola di Stato, dopo aver consegnato l\u2019Esercito a difesa di interessi e appetiti stranieri, dopo aver cancellato la tradizione autonomista italiana delle Provincie, dopo aver svenduto alla finanza straniera l\u2019apparato produttivo strategico, gli autocrati dominanti, al servizio degli oligarchi stranieri, aggrediscono ora le camere rappresentative della volont\u00e0 popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sostanziale abolizione del Senato in verit\u00e0 maschera un progettato assottigliamento e scomparsa dell\u2019elettorato, cio\u00e8 del popolo che sceglie, decide e presenta istanze sociali. Se, svuotando di rappresentativit\u00e0 un\u2019istituzione, si rende inservibile la sua esistenza, di conseguenza diventa irrilevante e insignificante anche l\u2019esistenza del popolo elettore. L\u2019obiettivo di estinguere istituzioni e popolo viene perseguito anche sul fronte dell\u2019organizzazione politica. La riforma Renzi\/Boschi agevola il disfacimento dei partiti che, in questi ultimi venti anni, il ceto politico ha rincorso con la coalizione unica e con la finzione di maggioranza e opposizione. Fra non molto, se passa la sciagurata riforma, il Senato, come camera di designati, non avr\u00e0 bisogno di cittadini elettori; e il Parlamento, come camera di controllati stretti dall\u2019esecutivo, non avr\u00e0 bisogno che di un solo partito, quello gonfiato col premio di maggioranza. Che bisogno c\u2019\u00e8 dei partiti? Ne basta uno: quello premiato a occupare stabilmente l\u2019azienda (parlamento) per approvare con disciplina le decisioni del Consiglio di Amministrazione (governo), che risponde agli azionisti della S.p.a. (commissione europea). Il sorgere dal basso di nuove organizzazioni politiche disturberebbe la coalizione unica e sarebbe segno innegabile che il popolo, come dopo l\u20198 Settembre, esiste ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Renzi\/Boschi motivano l\u2019accentramento dei poteri nell\u2019esecutivo come necessario per governare il paese con maggiore decisionismo e rapidit\u00e0. Ci\u00f2 che pu\u00f2 sembrare una misura per rafforzare lo Stato, in realt\u00e0 lo emargina e lo confina in un angolo, perch\u00e9 le leggi e le riforme da approvare in fretta sono quelle conformi agli interessi dei poteri sovranazionali. Un esecutivo che non risponde pi\u00f9 a un Parlamento imbrigliato ma alla commissione di Bruxelles godr\u00e0 di tempi brevi per stravolgere con facilit\u00e0 impensata o cancellare del tutto gli articoli del Titolo III che tutelano il lavoro, il risparmio, la famiglia. Di fatto i <em>quisling<\/em> vanno oltre lo stato minimo teorizzato dalla dottrina liberista e puntano dritto allo stato finto, inesistente, che comporta la lenta decomposizione del Popolo, privato che fosse dell\u2019istituzione che lo aggrega sul territorio. La Costituzione non sar\u00e0 pi\u00f9 il patto sociale e di garanzia, ma diventer\u00e0 lo strumento del potere tecnocratico eurounionista, tralignata in una sorta di sub-trattato europeo, tale per cui non \u00e8 peregrino il sospetto che, alla fine del processo, ci sar\u00e0 proposto di farne a meno, visto che basta \u201cLisbona\u201d a regolare la nostra vita economica e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riforma Renzi\/Boschi formalizza l\u2019adulterazione costituzionale in atto da trenta anni, adeguando la Costituzione alla realt\u00e0 oligarchica della commissione europea che, dall\u2019alto e dall\u2019estero, impone i diktat al Parlamento e ai cittadini italiani. Questo adeguamento, spacciato come riforma, in realt\u00e0 stabilizza la prassi esistente che, cancellando la Costituzione e disgregando lo Stato, estingue il Popolo. Nel silenzio complice della stampa e dei costituzionalisti la riforma rimpiazza la democrazia partecipativa con l\u2019oligarchia oscura e remota e codifica la perdita della sovranit\u00e0, mantenendo il nome (Costituzione) e \u00a0svuotando la cosa (lo Stato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi che la minaccia palesa tutte le sue storiche e mortali conseguenze, spetta al popolo, il solo che in democrazia pu\u00f2 essere costituente, difendere il proprio Stato dalle angherie degli organismi internazionali. Pu\u00f2 reagire, se acquisisce piena consapevolezza che recedere dai trattati europei e ripristinare la Costituzione del \u201948 \u00e8 il dovere patriottico supremo, a cui tener fede non solo per recuperare libert\u00e0 e indipendenza, democrazia e giustizia sociale, ma per continuare a esistere. Deformare la Costituzione del \u201948 \u00e8 estremamente pericoloso per il popolo italiano perch\u00e9, laddove non sono giunte le orribili conseguenze della seconda guerra mondiale, pu\u00f2 riuscire la mortale macchinazione dell\u2019Unione europea. Tramite un esecutivo incaricato dell\u2019esecuzione, questa ci sta puntando la pistola alla nuca per far partire il colpo di grazia alla fine di un lento e pluridecennale supplizio istituzionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO DEL VECCHIO (FSI Bologna) Per vagare da uno spazio a un altro i popoli nomadi non hanno bisogno di leggi scritte, ma di tradizioni e consuetudini, inconsistenti come polvere e transeunti come passi. 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