{"id":1654,"date":"2010-05-23T18:38:18","date_gmt":"2010-05-23T17:38:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1654"},"modified":"2010-05-23T18:38:18","modified_gmt":"2010-05-23T17:38:18","slug":"quarantanni-fa-e-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1654","title":{"rendered":"Quarant&#039;anni fa. E oggi"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: arial; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">di <strong>Luigi Cavallaro<\/strong><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: arial; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">fonte <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\">economiaepolitica<\/a><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: arial; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">C&rsquo;&egrave; un problema politico che conviene enunciare a chiare lettere, se vogliamo evitare che il quarantennale dell&rsquo;approvazione dello Statuto dei Lavoratori, caduto il 20 maggio scorso, diventi l&rsquo;occasione per celebrarne il funerale. Si pu&ograve; porlo in forma di domanda: lo Statuto, complessivamente considerato, &egrave; compatibile o no con la &laquo;costituzione economica&raquo; fissata nel Trattato istitutivo dell&rsquo;Unione Europea?<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">L&rsquo;opinione prevalente risponde di s&igrave;. Specialmente tra i giuristi, l&rsquo;Unione Europea &egrave; vista come uno spazio non solo compatibile con le garanzie giuridiche che il lavoro salariato ha saputo conquistarsi nel corso del XX secolo nell&rsquo;ambito degli Stati-nazione, ma addirittura come il presupposto per la loro conservazione ed estensione anche a coloro che attualmente ne godono in misura ridotta o ne sono del tutto privi: in fondo, bisogna pur sempre ricordare che le disposizioni pi&ugrave; penetranti dello Statuto &ndash; come quelle che concernono la presenza del sindacato in azienda o apprestano la tutela reintegratoria per il licenziamento illegittimo &ndash; si applicano soltanto ai lavoratori occupati all&rsquo;interno di aziende che abbiano alle proprie dipendenze pi&ugrave; di quindici dipendenti (ovvero oltre sessanta sul territorio nazionale).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">&Egrave; per&ograve; indiscutibile che, nel nostro Paese, l&rsquo;approfondirsi del processo d&rsquo;integrazione economica europea, specie a partire dal 1992, si &egrave; accompagnato all&rsquo;adozione di misure legislative che, pur senza formalmente intaccare i dispositivi dello Statuto, hanno in sostanza ridotto l&rsquo;area della sua operativit&agrave; anche all&rsquo;interno delle imprese che prima erano tenute alla sua integrale applicazione: l&rsquo;introduzione del lavoro interinale, la liberalizzazione delle causali per la stipulazione di contratti a termine e ancora l&rsquo;esplosione delle collaborazioni coordinate e continuative, per non fare che qualche esempio, hanno di fatto consentito al padronato di avvalersi delle prestazioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori senza che costoro potessero godere dei benefici della stabilit&agrave; del rapporto d&rsquo;impiego.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Per di pi&ugrave;, si tratta di artifici normativi che non sono imputabili esclusivamente a quelle forze che nel panorama politico identifichiamo abitualmente come di destra o centro-destra: il lavoro interinale (e la consequenziale abrogazione della legge sul divieto di appalto della manodopera, che risaliva addirittura al 1960) fu introdotto dal primo governo dell&rsquo;Ulivo nel 1997, che allora era sostenuto da tutta Rifondazione; e ancora ad un governo &laquo;progressista&raquo; (e a un ministro del lavoro proveniente dalla Cgil) &egrave; da ascrivere la famosa &ndash; o meglio, famigerata &ndash; circolare del 2006, che per gli addetti ai <em>call-center<\/em> collocava il discrimine tra autonomia e subordinazione nel fatto che essi ricevessero le telefonate dagli utenti o le facessero <em>motu proprio<\/em> per promuovere la vendita di servizi alla clientela.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Se dunque non vogliamo cadere nell&rsquo;abituale fallacia idealistica di ritenere che tutto andrebbe per il meglio se solo al governo ci fossero persone di buona volont&agrave;, dobbiamo pur chiederci se non ci sia una qualche <em>spinta oggettiva<\/em> che condizioni l&rsquo;evoluzione &ndash; o meglio, l&rsquo;involuzione &ndash; del nostro diritto del lavoro. E a questo riguardo, un principio di risposta pu&ograve; essere messo come segue.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Si dice spesso che lo Statuto dei Lavoratori non piovve dal cielo, ma scatur&igrave; dalle lotte sociali che attraversarono tutti gli anni &rsquo;60, fino a sfociare nell&rsquo;autunno caldo del 1969. Indubbiamente &egrave; vero. Ma non bisognerebbe mai dimenticare che quella stagione di lotte dipendeva a sua volta dal fatto che il nostro sistema economico veleggiava in quegli anni verso la piena occupazione. La <em>lotta di classe<\/em> &egrave; certo consustanziale al modo di produzione capitalistico, ma affinch&eacute; la lotta dia luogo ad un <em>conflitto<\/em>, in cui i lavoratori riescano produttivamente a rivoltarsi contro le condizioni che il padronato impone per assoldarli (e ad esigerne delle altre), il mercato del lavoro dev&rsquo;essere &laquo;sparecchiato&raquo;: non dev&rsquo;esserci disoccupazione. La prima funzione della disoccupazione &egrave; infatti quella di mantenere l&rsquo;autorit&agrave; del padrone sul lavoratore. Come osserv&ograve; una volta Joan Robinson, fintanto che il padrone &egrave; in condizione di dire: &laquo;Se non vuoi il lavoro, ci sono molti altri che lo vogliono&raquo;, quest&rsquo;autorit&agrave; &egrave; indiscutibile e normalmente indiscussa; solo quando il lavoratore pu&ograve; dire: &laquo;Se non mi vuoi, ci sono molti altri che mi vogliono&raquo;, la situazione pu&ograve; dirsi mutata, e dunque pu&ograve; sorgere il conflitto<b>[1]<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Ma se le lotte operaie costituivano un <em>prodotto<\/em> (e non dunque un <em>presupposto<\/em>) della piena occupazione, a cosa era imputabile quest&rsquo;ultima? Non si dica che era stata l&rsquo;espansione fordista del <em>boom<\/em> economico: si scambierebbe di nuovo l&rsquo;effetto con la causa. Perch&eacute; all&rsquo;origine del miracolo economico non c&rsquo;era affatto un&rsquo;impresa capitalistica libera di <em>laisser faire<\/em>, ma &ndash; al contrario &ndash; la &laquo;costituzione economica&raquo; disegnata nel Titolo III della Costituzione repubblicana del &rsquo;48, che vincolava il riconoscimento della libert&agrave; economica dell&rsquo;impresa al rispetto delle garanzie dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e ne subordinava l&rsquo;azione al governo pubblico dell&rsquo;economia, quale condizione essenziale (come aveva intuito Palmiro Togliatti) per assicurare l&rsquo;effettivit&agrave; di quel &laquo;diritto al lavoro&raquo; sancito solennemente dall&rsquo;art. 4 della Costituzione stessa<b>[2]<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Lo Statuto dei Lavoratori fu insomma il figlio legittimo di <em>quella<\/em> Costituzione: in senso formale e in senso materiale. Le limitazioni che esso poneva all&rsquo;autonomia delle imprese (i &laquo;lacci e lacciuoli&raquo; di cui si sarebbe a lungo doluto Guido Carli) non erano altro che una manifestazione del <em>potere di disposizione dello Stato sul funzionamento dell&rsquo;apparato produttivo<\/em>, ossia sull&rsquo;impiego dei mezzi di produzione. Pi&ugrave; esattamente, ci&ograve; che dal lato delle imprese appariva come un vincolo, cio&egrave; come un <em>negativo<\/em>, non era altro che l&rsquo;<em>effetto positivo dei rapporti di produzione statuali<\/em> e della loro capacit&agrave; di surdeterminare il funzionamento complessivo dell&rsquo;economia pubblica e privata<b>[3]<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">In tutt&rsquo;altra direzione si muove invece l&rsquo;Unione Europea. &laquo;L&rsquo;azione degli Stati membri e della Comunit&agrave; &ndash; dice infatti l&rsquo;art. 4 del Trattato istitutivo, nel testo modificato dal Titolo II, art. G, del Trattato di Maastricht &ndash; dev&rsquo;essere improntata ad una politica economica &laquo;condotta conformemente al principio di un&rsquo;economia di mercato aperta e in libera concorrenza&raquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Non si potrebbe enunciare meglio il contrasto (o meglio l&rsquo;<em>antinomia<\/em>)<b>[4]<\/b>&nbsp;esistente tra l&rsquo;art. 41 Cost. e l&rsquo;art. 4 del Trattato: l&rsquo;uno vorrebbe lo Stato a coordinare e indirizzare, l&rsquo;altro ordina di &laquo;lasciar fare&raquo;; l&rsquo;uno vorrebbe che si perseguissero &laquo;fini sociali&raquo;, l&rsquo;altro &egrave; convinto &ndash; come gi&agrave; Adam Smith &ndash; che quali siano i fini da perseguire e i mezzi da scegliere ognuno pu&ograve; giudicare molto meglio di qualsiasi uomo di stato o legislatore.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Si dovrebbe peraltro ricordare che una scelta cos&igrave; radicalmente antitetica a quella compiuta dai nostri padri costituenti non si basava soltanto su preferenze politico-istituzionali <em>market-oriented<\/em>, ma serviva a difendere concreti e corposi interessi commerciali della Germania, come poi i fatti si sarebbero presi carico di dimostrare<b>[5]<\/b>. Ma non &egrave; questo che qui interessa. La domanda piuttosto &egrave;: perch&eacute; mai una costituzione economica del genere dovrebbe risultare esiziale per le sorti del lavoro dipendente? Per un semplice ma incontrovertibile motivo: e cio&egrave; che, sulla sua base, il lavoro <em>cessa di essere un &laquo;diritto&raquo; e viene degradato al rango di semplice &laquo;libert&agrave;&raquo;<\/em><b>[6]<\/b>. Libert&agrave; di cercarsi un posto <em>se lo si trova<\/em>, libert&agrave; di contrattare un salario elevato <em>se ci si riesce<\/em>, libert&agrave; di andarsene <em>se non si viene cacciati prima<\/em>: non ci pu&ograve; essere altro che questo sul mercato capitalistico del lavoro, quello appunto della &laquo;libera concorrenza&raquo;. Marx l&rsquo;aveva scritto a chiare lettere: su questa base, &laquo;il lavoro non &egrave; che una merce come le altre&raquo; e deve subire le stesse alterne sorti che il mercato impone a tutti i fattori produttivi; &laquo;sarebbe sciocco considerarlo da una parte come una merce, e d&rsquo;altra parte volerlo porre al di fuori delle leggi che determinano i prezzi delle merci&raquo;<b>[7]<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Non si tratta di essere banalmente antieuropeisti: quello lo lasciamo fare ad altri. Ma &egrave; appunto da sciocchi continuare a credere che l&rsquo;adesione alla costruzione europea cos&igrave; tenacemente voluta da Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi , con il concerto di altre eminenti personalit&agrave; inopinatamente ascese al rango di padri nobili del &laquo;riformismo&raquo; italico (che in verit&agrave; era tutt&rsquo;altra cosa), non sia stata la prima responsabile dei rovesci subiti dalla classe lavoratrice negli ultimi vent&rsquo;anni. Diciamolo chiaramente: lo Statuto &egrave; ancora giovane, sono loro ad essere vecchissimi. Vengono dall&rsquo;Ottocento.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt; mso-outline-level: 6\"><b><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: arial; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">[1] Cfr. Joan Robinson, Un programma per la piena occupazione (1943), ora in Ead., Occupazione, distribuzione e crescita, a cura di M. C. Marcuzzo, Bologna, il Mulino, 1991, p. 101.<br \/>\n\t[2] Per una disamina in chiave marxista della &laquo;costituzione economica&raquo; contenuta nella Carta costituzionale del &rsquo;48 rinviamo a Luigi Cavallaro, Lenin in Italia (ma non se ne sono accorti), &laquo;Critica marxista&raquo;, n. 6, 2009, pp. 35-41, dove anche il riferimento all&rsquo;emendamento suggerito da Togliatti durante i lavori dell&rsquo;Assemblea costituente e di fatto confluito nell&rsquo;attuale formulazione dell&rsquo;art. 41 comma terzo Cost.<br \/>\n\t[3] Abbiamo argomentato pi&ugrave; distesamente questo punto in L. Cavallaro, Come nacque e mor&igrave; il conflitto di classe in Italia, &laquo;Alternative per il socialismo&raquo;, n. 7 (2008), pp. 140-154.<br \/>\n\t[4] Cos&igrave; gi&agrave; Natalino Irti, L&rsquo;ordine giuridico del mercato, Roma-Bari, Laterza, 1998, spec. pp. 22 ss.<br \/>\n\t[5] Si vedano su questa rivista i numerosi interventi di Sergio Cesaratto, a cominciare dall&rsquo;ultimo: <\/font><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/primo-piano\/luno-due-tedesco-the-sick-fraulein-of-europe-ii\/\" target=\"_blank\"><span style=\"color: blue\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/primo-piano\/luno-due-tedesco-the-sick-fraulein-of-europe-ii\/<\/font><\/span><\/a><font face=\"Calibri\" size=\"3\">.<br \/>\n\t[6] V. pi&ugrave; ampiamente L. Cavallaro, Costituzioni e diritto al lavoro. Un&rsquo;interpretazione dell&rsquo;art. 18 dello Statuto dei lavoratori, &laquo;Rivista italiana di diritto del lavoro&raquo;, 2003, I, pp. 227-258.<br \/>\n\t[7] Karl Marx, Salario, prezzo e profitto (1867), trad. it. di P. Togliatti, a cura di A. A. Santucci, Roma, Editori Riuniti, 1999, p. 69.<br \/>\n\t[8] Si veda l&rsquo;appassionata rivendicazione dello stesso Prodi apparsa giusto il 20 maggio scorso sul Corriere della Sera: <\/font><a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2010\/maggio\/20\/Prodi_per_euro_scrissi_Kohl_co_9_100520002.shtml\" target=\"_blank\"><span style=\"color: blue\"><font face=\"Calibri\" size=\"3\">http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2010\/maggio\/20\/Prodi_per_euro_scrissi_Kohl_co_9_100520002.shtml<\/font><\/span><\/a><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"color: #222222; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\"><em>Una versione ridotta di questo articolo &egrave; apparsa sul quotidiano<\/em>&nbsp;Liberazione&nbsp;<em>del 20 maggio 2010<o:p><\/o:p><\/em><\/font><\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luigi Cavallaro fonte economiaepolitica C&rsquo;&egrave; un problema politico che conviene enunciare a chiare lettere, se vogliamo evitare che il quarantennale dell&rsquo;approvazione dello Statuto dei Lavoratori, caduto il 20 maggio scorso, diventi l&rsquo;occasione per celebrarne il funerale. 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