{"id":17226,"date":"2016-09-08T12:57:05","date_gmt":"2016-09-08T10:57:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17226"},"modified":"2016-09-08T12:57:05","modified_gmt":"2016-09-08T10:57:05","slug":"sei-lezioni-di-economia-tra-marginalismo-sraffa-e-il-vincolo-costituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17226","title":{"rendered":"&quot;Sei lezioni di economia&quot;: tra marginalismo, Sraffa e&#8230;il vincolo costituzionale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Lezioni_economia_low.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-17227\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Lezioni_economia_low-685x1024.jpg\" alt=\"lezioni_economia_low\" width=\"254\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Lezioni_economia_low-685x1024.jpg 685w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Lezioni_economia_low-201x300.jpg 201w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Lezioni_economia_low-768x1148.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Lezioni_economia_low.jpg 1012w\" sizes=\"(max-width: 254px) 100vw, 254px\" \/><\/a><\/p>\n<p>di <strong>LUCIANO BARRA CARACCIOLO<\/strong><\/p>\n<div>1. Il libro di Sergio Cesaratto, la cui copertina vedete nell&#8217;immagine di apertura, \u00e8 una piacevole lettura, solida e scorrevole, sia dal punto di vista storico che, ovviamente, teorico-economico.<\/div>\n<div>Si pu\u00f2 non concordare <i>in toto<\/i> con talune implicazioni che, d&#8217;altra parte,\u00a0 sono comunque dimostrate nel quadro di una rigorosa ricostruzione economica, senza per\u00f2 debordare sul dato istituzionale; ma, nondimeno, anche in questo caso, il libro ci offre una fondamentale spiegazione, particolarmente rilevante per i lettori di questo blog.<\/div>\n<div>La spiegazione di come, e perch\u00e9, la parte della sinistra in origine comunista, poi in mutevole e variegata definibilit\u00e0 nominalistica e ideologica, sia risultata solo marginalmente &#8211; e comunque in modo costantemente &#8220;selettivo&#8221;- ascrivible al &#8220;partito della Costituzione del 1948&#8221;: su di essa la stessa sinistra marxista avrebbe nutrito una costante &#8220;diffidenza&#8221;, scientifica e, prima ancora, politica (Cesaratto, preoccupandosi del profilo scientifico, ritiene, con ampie argomentazioni, pi\u00f9 attendibile Sraffa rispetto a Keynes; ma il primo, a differenza del secondo, \u00e8 inevitabilmente al di fuori del processo Costituente, come vedremo tra breve).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>2. Cerchiamo di evidenziare i passaggi del libro da cui scaturisce questa utile, e comunque interessantissima, spiegazione: nella parte in cui ricostruisce, &#8211; con l&#8217;occhio lealmente dichiarato di un <i>insider &#8211;<\/i>, le vicende della scienza economica italiana &#8220;vista da sinistra&#8221;, Sergio attribuisce un giusto rilievo a Marx, ed alla sua <i>sopravvivenza <\/i>rispetto al tramontare di alcune, ma non altre, delle sue analisi, e conferisce, come accennato, un grande rilievo a Sraffa.<\/div>\n<div>Nel far ci\u00f2, implica una sottile ma estesa critica a Keynes,\u00a0 denunciando l&#8217;insufficienza e la contraddittoriet\u00e0 delle sue &#8220;poliedriche&#8221; premesse teoriche ed empiriche (tacciate di essere oscure se non confusionarie: sulla definizione del modello classico K. sarebbe anzi un &#8220;arruffone&#8221; che, <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2013\/03\/la-dottrina-delle-banche-centrali.html\">come sappiamo<\/a>, finisce per essere fagocitato come sub-ipotesi del marginalismo e, aggiungiamo, del dichiarato neo-classicismo dei&#8230;neo-keynesiani).<\/div>\n<div>Ma questa accurata descrizione di una traiettoria culturale, certamente importante, ci fornisce indirettamente anche una spiegazione del distacco, (inteso come &#8220;distanza da&#8221;), che, in tutte le sue varie e non proprio coerenti fasi, ha avuto la visione economica &#8220;di sinistra&#8221;, marxista ortodossa e anche pi\u00f9 &#8220;avanzata,&#8221; rispetto alla rigorosa difesa della legalit\u00e0 costituzionale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>3. Si riesce cio\u00e8 a cogliere il meccanismo causale di come tale visione si sia distaccata &#8220;da&#8221;, e abbia avuto la tendenza, non tanto a negare, ma a rendere (politicamente) irrilevante, <b>il legame essenziale tra il principio fondativo &#8220;lavoristico&#8221; della Costituzione e la Costituzione economica<\/b>.<\/div>\n<div>Un legame che, ne &#8220;La Costituzione nella palude&#8221; abbiamo ricostruito come &#8220;funzionale&#8221; e riassumibile nella <b>visione keynesiana della<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/10\/la-comprensione-che-non-ce.html\"> piena occupazione, quale oggetto di obbligo (costituzionale) di attivazione, &#8220;tipizzato&#8221; nei suoi strumenti,<\/a> da parte dei massimi organi espressivi dell&#8217;indirizzo politico e, ci\u00f2, punto importantissimo, <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/05\/larticolo-1-della-costituzione-breve.html\">al di sopra dello stesso processo elettorale, in s\u00e8 assoggettato al Potere Costituente (v.p.4)<\/a>, quale mero &#8220;potere costituito&#8221;<\/b> (incluso quello di revisione costituzionale &#8220;derivata&#8221;).<\/div>\n<div>Da tale non accettazione, o assunzione in termini di irrilevanza, del &#8220;vincolo costituzionale&#8221;, si sono poste le premesse per lasciare enormi spazi alla penetrazione del neo-ordo-liberismo filo-europeista: e, citando la parabola di Luigi Spaventa, inizialmente &#8220;fervente sraffiano&#8221; e poi &#8220;difensore del monetarismo&#8221;, Sergio ne pare indirettamente consapevole.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>4. Insomma<b> <\/b>il libro ci rende testimonianza di una spiegazione culturale fondamentale: quella su come la Costituzione sia stata considerata &#8220;superata&#8221;, e comunque superabile, <u>in quanto keynesiana<\/u>, dalla &#8220;sinistra&#8221;; e quindi non solo dalla reazione immediata e violenta del<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/10\/la-democrazia-sovrana-la-condizionalita.html\">&#8220;Quarto partito&#8221;, sempre in armi fin dal 1947<\/a>.<\/div>\n<div>Non bisogna dimenticare, infatti, che per fondare un&#8217;interpretazione sistematica e &#8220;armoniosa&#8221; dei principi e dei diritti inderogabili della Carta del 1948, occorre rifarsi alla teoria economica di Keynes, quale obiettivamente recepita in Costituzione, nel suo complessivo tessuto normativo.<br \/>\nCi\u00f2 avvenne <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/04\/kaldor-keynes-caffe-la-trilateral-e-la.html\">attraverso l&#8217;elaborazione-guida di Meuccio Ruini e Federico Caff\u00e8<\/a> (del keynesismo del secondo, Sergio d\u00e0 espressamente atto), di cui abbiamo traccia certificativa diretta, nonch\u00e9 attraverso le varie anime &#8220;sociali&#8221; che facevano, anzitutto, capo a Lelio Basso e ad altri (Ghidini, Dossetti, gli stessi Moro e Fanfani, ecc.: sul punto rinviamo alla ricostruzione selettiva compiuta in &#8220;La Costituzione nella palude&#8221;). E questo, in un&#8217;ottica istituzionale dai risvolti molto pratici ed attuali, ben al di l\u00e0 della confutazione della Legge di Say &#8220;marginalista&#8221;, ovvero, della sua anteriore versione ricardiana.<\/div>\n<div>5. Questa realt\u00e0 fondativa, su un piano normativo del massimo livello, darebbe (il condizionale \u00e8 d&#8217;obbligo) <b>alla democrazia italiana un&#8217;indicazione molto pi\u00f9 &#8220;certa&#8221; quanto alla individuazione univoca di un &#8220;pensiero&#8221; di Keynes<\/b>, di cui, pure, Cesaratto segnala, qualificandola come &#8220;notoria&#8221;, l&#8217;assumibilit\u00e0 &#8220;multiverso&#8221; (nel senso che avrebbe espresso, Keynes stesso, molteplici approcci ed analisi, non sempre precisamente dimostrati e non necessariamente unificabili in una sola visione).<\/div>\n<div>\n<p>In un&#8217;ottica istituzionale, fondativa della nostra democrazia, infatti, come qui s&#8217;\u00e8 evidenziato,<b>Keynes, o una sua &#8220;determinata&#8221; versione, certamente intrisa, &#8211; <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.com\/2016\/07\/lequalizzazione-la-guerra-civile.html?showComment=1468684254987#c5013561860779501416\">via Lelio Basso (e Caff\u00e8)-, di richiami a Myrdal, Kaldor e al socialismo di Rosa Luxemburg<\/a>, \u00e8 tuttavia oggetto di una scelta vincolante e ritenuta perci\u00f2 irreversibile<\/b>, in quanto fondatrice del diritto, fondamentalissimo e assolutamente centrale, &#8220;al lavoro&#8221;.<\/p>\n<p>6. By the way, la nostra Costituzione ritiene tutt&#8217;altro che &#8220;marginale&#8221; l&#8217;osservazione generale per cui si pu\u00f2 supporre che, in un&#8217;economia caratterizzata da un rilevante accumulo di capitale pregresso, gli investimenti trovino nell&#8217;azione dello Stato un costante strumento di sostegno verso la piena occupazione e che la redistribuzione (specialmente <i>ex ante<\/i>!) ne costituisca un essenziale elemento complementare. Non escludendo neppure quelle che Caff\u00e8 richiama &#8220;<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.com\/2016\/05\/caffe-avvertiva-o-keynes-o-il.html?showComment=1464202379724#c5822712933507117820\">misure di razionamento<\/a>&#8220;, a tutela dell&#8217;equilibrio dei conti esteri (anche all&#8217;interno dell&#8217;allora &#8220;mercato comune&#8221;, in base a regole che egli lamenta non essere legittimamente rivendicate a favore dell&#8217;Italia; <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/06\/il-paradosso-uropeo-la-censura-sul.html\">qui, p.4<\/a>).<\/p>\n<\/div>\n<div>E questo processo di &#8220;positivizzazione normativa&#8221; avviene proprio <b>fissando la Grund-Norm del sistema italiano su una correzione permanente dei &#8220;rapporti di forza&#8221;<\/b>, come evidenziano Basso, autore dell&#8217;art.3, comma 2, della Costituzione, lo stesso Caff\u00e8 &#8211;<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/04\/kaldor-keynes-caffe-la-trilateral-e-la.html\"> qui,p.7<\/a>&#8211; e, naturalmente, <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/10\/il-mezzogiorno-e-leuro-che-me-ne.html\">Calamandrei<\/a>. Il quale, va ri-sottolineato, costitu\u00ec un caso unico di capacit\u00e0 di cambiare visione, sul piano delle categorie generali di interpretazione del &#8220;reale-razionale&#8221;, almeno in Italia; l&#8217;altro raro esempio \u00e8 quello di<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/03\/l-equilibrio-della-sotto-occupazione-e.html\"> Hansen nell&#8217;ambito del New Deal<\/a>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>7. Ma il libro, nel ridare fondamento teorico vasto e ben argomentato, alle teorie economiche &#8220;critiche&#8221;, cio\u00e8 non ortodosse, &#8211; evidenziando appunto l&#8217;importanza del problema &#8220;strutturale&#8221; dei rapporti di forza (che sono <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/02\/il-vero-volto-dei-trattati.html\">tanto pi\u00f9 decisivi nel diritto internazionale dei trattati<\/a>) compie una rassegna che, per i lettori di orizzonte48, potr\u00e0 risultare particolarmente congeniale, data la &#8220;famigliarit\u00e0&#8221; con i temi affrontati.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>8. Il libro, poi, conferma un&#8217;altra cosa: fare divulgazione \u00e8 pi\u00f9 difficile che rimanere su un piano accademico.<\/div>\n<div>Infatti, l&#8217;intento divulgativo impone di giustificare, in termini specialmente storici &#8211; gli unici capaci di portare in luce i &#8220;fatti&#8221; rilevanti per spiegare quanto importante sia l&#8217;aspetto politico nelle scienze sociali- dei passaggi che, nella letteratura didattico-accademica, (specie delle scienze sociali), sono l&#8217;oggetto riduzionistico di un metalinguaggio, che non si cura pi\u00f9 di incorrere nel pericolo di divenire un preteso &#8220;dato&#8221; cognitivo, cio\u00e8 arbitrario e storicamente contestualizzabile.<\/div>\n<div>Si potrebbe dire che proprio la divulgazione \u00e8, probabilmente, il mezzo pi\u00f9 eloquente per cercare di spiegare la complessit\u00e0 che viene (orwellianamente) &#8220;ridotta&#8221; dalla sede accademica, andando alla ricerca del consolidamento &#8220;scientifico&#8221; di un pensiero unico e, come tale, (in apparenza) semplificato.<\/div>\n<div>Cesaratto rifugge da questo difetto e sviluppa un discorso costantemente attento alle fondamenta (Alberto direbbe &#8220;le bbasi&#8221;), storiche, abbiamo detto, politiche e persino antropologiche del discorso.<\/div>\n<div>Quindi un percorso altamente istruttivo, nel senso migliore del termine, e che vale la pena di affrontare: col conforto di sapere che qualche &#8220;professore&#8221; \u00e8 ancora dotato dello spirito indagatore della complessit\u00e0. Uno spirito che \u00e8 l&#8217;unica via che possa condurre alla consapevolezza utile a &#8220;uscire dalla crisi&#8221;.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>fonte<\/strong>: http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/09\/sei-lezioni-di-economia-tra.html<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO BARRA CARACCIOLO 1. Il libro di Sergio Cesaratto, la cui copertina vedete nell&#8217;immagine di apertura, \u00e8 una piacevole lettura, solida e scorrevole, sia dal punto di vista storico che, ovviamente, teorico-economico. 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