{"id":17276,"date":"2016-09-09T13:33:20","date_gmt":"2016-09-09T11:33:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17276"},"modified":"2016-09-09T13:33:20","modified_gmt":"2016-09-09T11:33:20","slug":"17276","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17276","title":{"rendered":"Appunti di meritocrazia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PEDANTE<\/strong><\/p>\n<p>La meritocrazia \u00e8 il governo &#8211; e per estensione, il primato civico &#8211; dei meritevoli. Chi sono i meritevoli? E che cos&#8217;\u00e8 il merito? Definirne le qualit\u00e0 \u00e8 un esercizio certo possibile, ma epistemologicamente improduttivo. Perch\u00e9 il merito esprime un giudizio, non un criterio di giudizio.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: <b>il merito esprime un giudizio, <i>non un criterio di giudizio<\/i><\/b>. I meritevoli sono cio\u00e8 coloro che si \u00e8 <i>gi\u00e0<\/i> deciso essere tali, secondo canoni di valutazione che <i>precedono<\/i> l&#8217;invocazione meritocratica e non ne sono pertanto causati. Sicch\u00e9 premiare il merito non \u00e8 altro che premiare ci\u00f2 che \u00e8 bene, o meglio, o encomiabile, secondo il preesistente e<b> <\/b>inespresso criterio di ognuno. La meritocrazia piace a tutti perch\u00e9 offre a tutti la promessa di un mondo perfettamente regolato secondo le proprie, personalissime, scale di valore. E continua a piacere proprio perch\u00e9 non mantiene la sua promessa &#8211; n\u00e9 pu\u00f2 farlo, a pena di accontentare pochi per scontentare molti. \u00c8, la meritocrazia, come la locandiera del Goldoni:<b> seduce tutti <i>perch\u00e9<\/i> non si concede a nessuno<\/b>.<\/p>\n<p>Se ciascuno \u00e8 singolarmente in grado di esprimere il proprio standard di merito, accade anche che <b>ciascuno ritenga se stesso meritevole<\/b>: per capacit\u00e0 personali, potenzialit\u00e0 inespresse (per via, <i>\u00e7a va sans dire<\/i>, della mancanza di meritocrazia), o pi\u00f9 semplicemente perch\u00e9 ce l&#8217;ha messa tutta. Il miraggio della meritocrazia naufraga cos\u00ec ulteriormente nella sua stessa seduzione: non solo perch\u00e9 inconciliabilmente disseminato tra i suoi celebranti, ma anche perch\u00e9, <b>garantendo indistintamente la gratificazione di tutti<\/b>, non pu\u00f2 realizzare la sua missione selettiva e premiante.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Se i criteri di giudizio del merito sono in realt\u00e0 plurali e in tacita concorrenza tra loro, chi decide quale sia da applicare? Prevedibilmente coloro che hanno la facolt\u00e0 di imporre il proprio: cio\u00e8 <b>i pi\u00f9 forti<\/b>. La scoperta, invero ovvia, \u00e8 che <b>la meritocrazia esiste, \u00e8 sempre esistita<\/b>. Onori, ricchezze, riconoscimenti e cariche sono sempre stati attribuiti a coloro che se li meritavano, ovviamente <i>secondo il canone di chi ne disponeva<\/i> potendoli elargire, revocare, agevolare ecc. Sicch\u00e9 la meritocrazia, nel realizzare il criterio dei forti, <b>\u00e8 la legge del pi\u00f9 forte<\/b>.<\/p>\n<p>L&#8217;autologia del governo dei meritevoli \u00e8 evidente. Se chi governa &#8211; cio\u00e8 chi ha il <i>potere<\/i> <i>esclusivo<\/i> di tradurre il merito in legge &#8211; si considera meritevole di quel ruolo, il requisito \u00e8 gi\u00e0 soddisfatto nei termini.<\/p>\n<p>Allargando lo sguardo alle opinioni di tutti, non potendo darsi una comunit\u00e0 unanimemente meritocratica, essa non pu\u00f2 che ambire a <b>realizzarsi attraverso la violenza<\/b> di una parte &#8211; la sedicente meritevole &#8211; sul resto. Ci\u00f2 spiega, tra l&#8217;altro, <b>il livore e l&#8217;aggressivit\u00e0<\/b> che quasi sempre ne accompagnano l&#8217;invocazione.<\/p>\n<p>Su questo blog abbiamo descritto un&#8217;applicazione concreta di detta violenza analizzando alcune reazioni al voto inglese sulla permanenza nell&#8217;Unione Europea (<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/la-dittatura-degli-intelligenti-quelli-della-paidocrazia\" target=\"_blank\">prima<\/a>, <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/dittatura-degli-intelligenti-quelli-della-megliocrazia\" target=\"_blank\">seconda<\/a>, <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/iii-dittatura-degli-intelligenti-i-sofocrati-di-saigon\" target=\"_blank\">terza<\/a> e <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/iv-dittatura-degli-intelligenti-i-criceti-dell-antifascismo\" target=\"_blank\">quarta<\/a> puntata). In quel caso i commentatori auspicavano la revoca del diritto di voto di coloro che avevano scelto di abbandonare l&#8217;Unione<i>:<\/i> <i>non lo meritavano<\/i>, perch\u00e9 vecchi, pavidi, ignoranti, privilegiati ecc. Il richiamo alla meritocrazia offriva cos\u00ec una via apparentemente nobile alla soppressione del dissenso e alla coercizione del prossimo.<\/p>\n<p>Curiosamente, nessuno di questi dittatori del meglio, dopo avere <a href=\"http:\/\/bilbo.economicoutlook.net\/blog\/?p=34210\" target=\"_blank\">falsamente<\/a> previsto conseguenze gravissime in caso di uscita del Regno Unito dall&#8217;UE, ha poi rassegnato le dimissioni, n\u00e9 si \u00e8 scusato. Il che spiega meglio di mille parole come la meritocrazia non persegua n\u00e9 il bene n\u00e9 il vero, ma li utilizzi<b> per imbellettare le prevaricazioni <\/b>dei meno dotati.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><b>La meritocrazia \u00e8 tecnocratica<\/b>. Chi parla di meritocrazia parla di <i>test<\/i>, <i>performance<\/i>, <i>rating<\/i>, <i>ranking<\/i>, <i>references<\/i> e via anglizzando nel tentativo di dare una definizione tecnica e ideologicamente apolide del meglio, cio\u00e8 dei migliori. La meritocrazia ama dunque la tecnica, ma anche i tecnici amano la meritocrazia. Il mito di una societ\u00e0 meccanicisticamente governata dai migliori secondo un criterio di bene sottratto alle idee \u00e8 lo stesso che sostiene il delirio tecnocratico, cio\u00e8 totalitario. Se il governo spetta ai meritevoli, e se il merito non ha colore politico, <b>a che serve votare<\/b>? E se i ruoli di responsabilit\u00e0 e prestigio spettano ai meritevoli <i>ex lege<\/i>, <b>perch\u00e9 consentirne la critica<\/b>?<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>La fortuna della meritocrazia coincide in buona parte con la sua fallacia, ma non mancano i moventi tutti psicologici. Chi invoca la supremazia di un gruppo sociale identificato da una virt\u00f9 &#8211; il merito, la competenza, la cultura, l&#8217;onest\u00e0 ecc. &#8211; include implicitamente se stesso nel novero dei virtuosi. Proprio come, nell&#8217;auspicare il castigo e la discriminazione dei meno virtuosi, se ne chiama fuori. La logica sottesa \u00e8 intellettualmente elementare: se reclamo il primato dei meritevoli significa che non temo di esserne escluso o penalizzato. <i>Quindi io sono meritevole<\/i>.<\/p>\n<p>Questa strategia dialettica consente di affermare i propri pregi in modo indiretto e avversativo &#8211; cio\u00e8 criticando coloro che non lo posseggono &#8211; senza farsene un vanto. Essa si presta anche alla malafede (ad esempio il ladro che invoca pene pi\u00f9 severe per chi ruba, per dissimulare i propri crimini) ma pi\u00f9 spesso serve a <b>convincere s\u00e9 stessi e gli altri delle proprie presunte qualit\u00e0 morali<\/b> e, al contempo, a fare di dette qualit\u00e0 un <b>emblema positivo di appartenenza <\/b>a un gruppo.<\/p>\n<p>Altrettanto rivelatoria \u00e8 la formulazione negativa: chi <i>non<\/i> invoca il primato dei meritevoli, degli intelligenti e degli onesti o &#8211; Dio non voglia! &#8211; ne critica le intenzioni o il senso ha qualcosa da nascondere, non la racconta giusta. <i>Ha paura<\/i>. La meritocrazia, al pari del <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/o-ne-sta\" target=\"_blank\">governo degli onesti<\/a>, mette in scena un <b>rito gregario<\/b> a cui tutti debbono obbligatoriamente partecipare per non destare il sospetto di temerla perch\u00e9 indegni, parassiti, incapaci.<\/p>\n<p>Che poi, a conferma del punto, i lodatori pi\u00f9 ossessivi della meritocrazia siano proprio quelli che <b>non avrebbero altri mezzi per convincere il mondo dei propri meriti<\/b>, \u00e8 un&#8217;ipotesi che lasciamo allo studio dei lettori.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>La critica classica alla meritocrazia \u00e8 che, in un mondo di diseguali alla nascita per opportunit\u00e0, patrimonio, stimoli ecc. un&#8217;applicazione rigida del criterio del merito finirebbe per ampliare la forbice sociale gi\u00e0 esistente esacerbando gli effetti della fortuna. La meritocrazia funzionerebbe davvero solo in condizioni di assoluta parit\u00e0 in partenza, quali non si sono viste neanche nei regimi socialisti pi\u00f9 ortodossi. Ma anche in quel caso resterebbero le differenze fisiologiche, intellettuali e di carattere degli individui. <b>Se lo svantaggio del povero \u00e8 ingiusto, lo \u00e8 altrettanto quello dello stupido<\/b>.<\/p>\n<p>L&#8217;argomento \u00e8 valido e ci porterebbe lontano, fino a interrogarci sul libero arbitrio, la grazia, il peccato. Ma \u00e8 anche istruttivo perch\u00e9 dimostra come la meritocrazia, per schivare l&#8217;accusa di un darwinismo mostruoso, \u00e8 costretta a postulare un&#8217;altrettanto mostruosa omologazione in larga scala. Un&#8217;omologazione <b>rigorosamente al ribasso<\/b>, come trapela ad esempio dalle proposte di <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2015\/06\/03\/merito-ed-eredita-perche-va-ripensata-la-tassa-di-successione\/26166\/\" target=\"_blank\">inasprire le tasse di successione<\/a> o di <a href=\"https:\/\/claudiovelardi.com\/2015\/07\/26\/per-labolizione-delleredita-per-cominciare-tassiamo-le-successioni\/\" target=\"_blank\">abolire <i>tout-court<\/i> le eredit\u00e0<\/a> per incentivare il merito e la mobilit\u00e0 sociale. Attraverso, cio\u00e8, <b>la miseria<\/b>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Consideriamo i sostenitori pi\u00f9 blasonati della meritocrazia, quelli che dagli scranni di universit\u00e0, giornali e alte cariche pubbliche ci assicurano ogni giorno che in Italia mancherebbe la cultura (?) del merito. Perch\u00e9 non si dimettono all&#8217;istante, loro che hanno fatto grandi carriere in un sistema che schifa il merito e premia i peggiori? O perch\u00e9 non ci spiegano<b> <\/b>le fortunatissime circostanze della loro eccezione? Per il rito gregario di cui sopra, \u00e8 forse sufficiente parlare di meritocrazia per esserne immuni? Qui <a href=\"http:\/\/il-pedante.tumblr.com\/image\/131247425022\" target=\"_blank\">Scanavacca ci cova<\/a>.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 del metodo in questa fallacia. Se chi sta in basso chiede meritocrazia per riscattarsi dalle diseguaglianze, chi sta in alto vi trova all&#8217;opposto <b>l&#8217;alleato migliore <\/b><b>per giustificare e amplificare quelle diseguaglianze<\/b>. E ci riesce, ci sta riuscendo.<\/p>\n<p>In una civilt\u00e0 evoluta impoverimento, disoccupazione ed esclusione sociale sono piaghe, segnali di una cattiva politica che chiede rimedi. In meritocrazia sono all&#8217;inverso <b>giuste conseguenze<\/b> dello scarso impegno e della scarsa capacit\u00e0 dei singoli. \u00c8 &#8211; appunto &#8211; <i>ci\u00f2 che si meritano<\/i>. In meritocrazia ogni garanzia che non sia funzione contemporanea e diretta della <i>performance<\/i> degli individui \u00e8 un ostacolo alla promozione del merito perch\u00e9 estende indiscriminatamente un beneficio a tutti. Cos\u00ec ad esempio riconoscere le cure sanitarie a chi non lavora, la pensione a chi non ha investito, la sussistenza a chi non \u00e8 qualificato, la dignit\u00e0 a chi ha sbagliato, <b>la certezza di un lavoro senza la certezza degli utili<\/b>, fino alla <b>gratuit\u00e0 del patrimonio e dell&#8217;assistenza famigliare<\/b>, da abbattere rispettivamente con tasse <i>ad hoc<\/i> e sprezzanti appelli all&#8217;emancipazione dei bamboccioni.<\/p>\n<p>Per farla breve, <b>in meritocrazia i diritti diventano privilegi<\/b>. Il discorso meritocratico centra cos\u00ec il duplice obiettivo di giustificare le diseguaglianze correnti e di nobilitare i provvedimenti politici fallimentari destinati a moltiplicarle. La meritocrazia si cura solo dei migliori, di #ChiCeLaFa. Gli altri, i perdenti, <b>devono solo incolpare s\u00e9 stessi<\/b>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Se la volgare contraddittoriet\u00e0 del mito meritocratico ne rende ridicoli il culto e i cultori, la sua <b><i>Weltanschauung<\/i> moralistica e punitiva<\/b> ne rivela la pericolosit\u00e0 degli obiettivi. La visione sottesa \u00e8 quella di un&#8217;umanit\u00e0 poco pi\u00f9 che bestiale il cui progresso collettivo non pu\u00f2 che far leva sui bassi istinti dei singoli: la volont\u00e0 di superare i propri simili e la paura della rovina. Una visione, come tante altre scaturite dalla patologia liberista (<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/terapie-tapioco-le-apologie-del-fallimento\" target=\"_blank\">qui<\/a> un catalogo), pedagogica e infantilizzante, in cui gli uomini non sono uomini ma bambini o cani da condurre con la promessa di un biscotto o la minaccia di un digiuno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 &#8211; qui sta il punto &#8211; <b>chi parla di merito parla di colpa, e chi parla di premio parla di castigo<\/b>. Se a parole la meritocrazia promette di esaltare i migliori, nei fatti <b>esiste solo per sanzionare i peggiori<\/b> &#8211; individuati di volta in volta secondo il capriccio e gli interessi del <i>dominus<\/i>. Non pu\u00f2 sfuggire, ad esempio, che la liberalizzazione del mercato del lavoro non abbia minimamente prodotto vantaggi economici o di altro tipo per i lavoratori pi\u00f9 diligenti e produttivi. Al contrario, precarizzando tutti ha disciplinato le pretese dei migliori e li ha resi pi\u00f9 sfruttabili paventando decurtazioni, demansionamenti, perdita del lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la meritocrazia. <b>Il suo unico e vero premio \u00e8 la promessa di non ricevere il castigo<\/b>, almeno fino al giorno successivo. In passato ci siamo occupati dei <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/dei-diritti-e-delle-pene-nell-eta-del-merito\" target=\"_blank\">sussidi di disoccupazione<\/a> in Inghilterra, la cui riforma in senso meritocratico non ha comportato alcun premio aggiuntivo per gli assistiti pi\u00f9 ligi al programma, ma in compenso ha introdotto sanzioni disumane per coloro che si macchiavano di infrazioni anche irrisorie, creando cos\u00ec tra gli indigenti una massa terrorizzata, umiliata, prona a ogni abuso.<\/p>\n<p>Insomma, la meritocrazia \u00e8 la <b>sgualdrina dialettica<\/b> degli sfruttatori. E chi tra gli sfruttati si illudesse di amoreggiarci per riscattarsi a spese dei riscatti altrui, quando si trover\u00e0 con il coltello alla gola, eternamente sull&#8217;orlo della pattumiera degli immeritevoli, ebbene &#8211; mi si perdoni l&#8217;incoerenza, ma qui ci vuole &#8211; <b>se lo sar\u00e0 meritato<\/b>.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: http:\/\/ilpedante.org\/post\/appunti-di-meritocrazia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PEDANTE La meritocrazia \u00e8 il governo &#8211; e per estensione, il primato civico &#8211; dei meritevoli. Chi sono i meritevoli? E che cos&#8217;\u00e8 il merito? Definirne le qualit\u00e0 \u00e8 un esercizio certo possibile, ma epistemologicamente improduttivo. Perch\u00e9 il merito esprime un giudizio, non un criterio di giudizio. Lo ripetiamo: il merito esprime un giudizio, non un criterio di giudizio. 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