{"id":17316,"date":"2016-09-10T12:09:25","date_gmt":"2016-09-10T10:09:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17316"},"modified":"2016-09-10T12:09:25","modified_gmt":"2016-09-10T10:09:25","slug":"debito-target2-il-record-italiano-non-vuol-dire-che-siamo-tornati-nel-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17316","title":{"rendered":"Debito Target2, il record italiano non vuol dire che siamo tornati nel 2012"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ECONOPOLY (Francesco Lenzi)<\/strong><\/p>\n<p>La notizia che la Banca d\u2019Italia ha raggiunto nel mese di agosto scorso il nuovo record del saldo debitorio verso l\u2019Eurosistema <a href=\"http:\/\/argomenti.ilsole24ore.com\/parolechiave\/target-2.html\" target=\"_blank\">TARGET2<\/a> ha provocato in alcuni siti e blog la consueta analisi di un imminente avvio di una nuova crisi dell\u2019euro, di un sistema che spinto da queste forze centrifughe si avviava verso la propria dissoluzione, come nel 2012.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato ormai numerose volte del sistema TARGET2, descrivendolo in sostanza come il sistema che permette alle banche centrali dei Paesi aderenti alla moneta unica di scambiarsi in tempo reale le risorse che occorrono per il funzionamento di ciascun sistema finanziario nazionale. Il saldo che ogni fine mese viene diffuso da ciascuna banca centrale nazionale, e ricavabile dal <a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/stats\/money\/target_balances\/html\/index.en.html\" target=\"_blank\">database della Bce<\/a> \u00e8 espressione della posizione debitoria o creditoria verso la Banca Centrale Europea di ciascuna Banca Centrale Nazionale.<\/p>\n<p>Il dato appena diffuso rileva per la Banca d\u2019Italia una posizione debitoria nei confronti dell\u2019Eurosistema di circa 327 miliardi di euro, in aumento di 35 miliardi rispetto alla posizione debitoria di fine luglio. Il dato aggiorna nuovamente ed abbondantemente il record raggiunto all\u2019apice della crisi dell\u2019euro del 2012, che fu di circa 290 miliardi, prima che Mario Draghi\u00a0annunciasse l\u2019intenzione della Banca Centrale Europea di fare qualsiasi cosa fosse nel mandato per preservare l\u2019esistenza della moneta unica. Il dato numerico crudo e semplice sembra quindi essere espressione di una rinnovata sfiducia nella tenuta della zona euro, di una nuova fuga di capitali dall\u2019Italia (e dagli altri Paesi periferici) verso i Paesi Core, principalmente la Germania.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come avvenuto nel 2011-2012 sembrerebbe che i capitali, temendo la rottura della zona euro ed il ritorno alle valute nazionali, escano dai Paesi periferici che vedrebbero svalutarsi la loro nuova divisa, per approdare nei Paesi che invece rivaluterebbero la propria moneta. Se questa fosse per\u00f2 la lettura corretta, cos\u00ec come nel 2012, avremmo dovuto rilevare nella struttura dei tassi d\u2019interesse una qualche forma di tensione. Sebbene i tassi d\u2019interesse dei titoli pubblici siano sotto l\u2019ombrello della BCE, una fuga di capitali di circa 160 miliardi di euro in 18 mesi avrebbe dovuto muovere i tassi di mercato a breve\/medio termine. Invece tutto fermo. I tassi d\u2019interesse praticati alla clientela privata, sia imprese che famiglie, sono in discesa da diversi trimestri rinnovando ogni mese i minimi storici.<\/p>\n<p>La lettura corretta \u00e8 in effetti diversa, ed \u00e8 legata piuttosto a come il Quantitative Easing, avviato lo scorso anno dalla BCE, ha fornito nuova linfa per gli investimenti esteri dei soggetti residenti in Italia. Abbiamo infatti visto in un <a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2016\/03\/10\/i-conti-delleurosistema-e-i-portafogli-che-emigrano-per-dare-la-caccia-ai-rendimenti\/\" target=\"_blank\">post<\/a> del marzo scorso come l\u2019espansione del bilancio della Banca d\u2019Italia, successivo all\u2019avvio del QE abbia segnato l\u2019evoluzione del saldo verso l\u2019eurosistema TARGET2. La liquidit\u00e0 creata in Italia infatti non \u00e8 rimasta all\u2019interno del nostro sistema finanziario trasformandosi in liquidit\u00e0 in eccesso, ma \u00e8 defluita verso l\u2019esterno dando impulso alla dinamica del saldo TARGET2.<\/p>\n<p>Per comprendere chi muova questi capitali e verso quali strumenti affluiscano occorre dare uno sguardo al conto finanziario della bilancia dei pagamenti italiana.\u00a0In particolare, nel grafico 1, tratto dall\u2019ultimo bollettino economico di Banca d\u2019Italia, si nota come dall\u2019inizio del 2014, superata la fase acuta della crisi, gli investimenti di portafoglio (azioni, quote di fondi comuni e obbligazioni) all\u2019estero dei soggetti residenti in Italia abbiano decisamente preso la direzione in uscita dal paese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6400\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2016\/09\/saldi-t2-600x596.png\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" srcset=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2016\/09\/saldi-t2-300x298.png 300w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2016\/09\/saldi-t2-600x596.png 600w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2016\/09\/saldi-t2.png 698w\" alt=\"saldi t2\" width=\"600\" height=\"596\" \/><\/p>\n<p><strong>Grafico 1.<\/strong> <em>Saldo TARGET2 e flussi cumulati della bilancia dei pagamenti.<\/em><\/p>\n<p>Se nel 2011-2012, a causa della crisi in corso, delle tensioni presenti sul mercato domestico, numerosi soggetti italiani hanno dovuto rimpatriare capitali per far fronte alle proprie esigenze finanziarie (ed anche fronteggiare le difficolt\u00e0 di ottenere nuovi finanziamenti), nel 2013 si \u00e8 assistito a una sostanziale stabilizzazione di questi rimpatri. Dal 2014 la direzione si \u00e8 invertita e gli investitori italiani hanno ripreso a far investimenti all\u2019estero. Da gennaio 2014 a giugno 2016 il totale degli investimenti di portafoglio fatti all\u2019estero dagli italiani ha raggiunto complessivamente i 265 miliardi di euro: 160 miliardi sono stati investiti in quote di fondi comuni stranieri, 10 miliardi in azioni estere e 95 miliardi in obbligazioni estere.<\/p>\n<p>Per\u00f2, mentre in tutto il 2014 ci sono stati afflussi di capitali esteri in Italia che hanno pressoch\u00e9 compensato i deflussi dei capitali degli italiani, e mantenuto perci\u00f2 il saldo TARGET2 di fine anno sullo stesso livello di inizio anno, dal 2015 tali afflussi si sono arrestati ed \u00e8 stato grazie alla nuova liquidit\u00e0 fornita dalla Banca d\u2019Italia che gli Italiani hanno potuto continuare ad investire all\u2019estero al ritmo dell\u2019anno precedente: 98 miliardi di euro nel 2014, 112 miliardi nel 2015, 54 miliardi da inizio 2016 fino a giugno.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 interessare il fatto che in questi due anni e mezzo, se non ci fossero stati i surplus di partite correnti e nuovi afflussi di capitali esteri in Italia, il saldo TARGET2 (che a fine 2013 era di circa 200 miliardi) avrebbe superato i 460 miliardi, battendo il record assoluto registrato dalla Banca Centrale di Spagna nell\u2019agosto del 2012.\u00a0Questi flussi di capitali che, come abbiamo visto, sono dovuti alle decisioni di investimento delle istituzioni italiane, stanno determinando due principali conseguenze, una di carattere interno ed una di carattere esterno.<\/p>\n<p>La conseguenza di carattere interno \u00e8 che la liquidit\u00e0 immessa dalla Banca d\u2019Italia, non rimanendo all\u2019interno del sistema italiano, non si \u00e8 trasformata in liquidit\u00e0 in eccesso e non ha pertanto prodotto l\u2019effetto di schiacciare i tassi a breve termine in Italia verso livelli prossimi al tasso -0,4%, che \u00e8 il tasso di deposito presso la Banca Centrale. Le banche italiane infatti, non avendo riserve in eccesso, vedono remunerata la loro liquidit\u00e0 a tasso zero, ma non negativo. In questo modo tutta la struttura dei tassi in Italia, sebbene molto migliore rispetto a tre anni fa, \u00e8 ancora pi\u00f9 elevata rispetto ai Paesi che hanno liquidit\u00e0 in eccesso.<\/p>\n<p>La conseguenza di carattere esterno, o meglio nei rapporti con l\u2019estero, riguarda invece la voce dei redditi primari del conto di partite correnti. L\u2019Italia, essendo un Paese debitore nei confronti dell\u2019estero, dovrebbe, in linea teorica, avere un saldo passivo su tale voce. Se infatti ci sono pi\u00f9 debiti che crediti verso l\u2019estero ed i tassi al quale debiti e crediti sono remunerati sono gli stessi, allora \u00e8 chiaro che i redditi pagati all\u2019estero saranno superiori a quelli riscossi. Questo per\u00f2 avviene se i tassi sono gli stessi. La realt\u00e0 pu\u00f2 essere per\u00f2 un po\u2019 differente, ed il fatto che i tassi medi di finanziamento delle istituzioni italiane siano scesi cos\u00ec tanto negli ultimi tre anni (con la Banca d\u2019Italia che ha accesso ad una linea di credito illimitata, attualmente a tasso zero, presso l\u2019Eurosistema TARGET2) ha permesso di abbassare decisamente i rendimenti pagati sui debiti esteri.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, con redditi da capitale pi\u00f9 bassi pagati all\u2019estero e maggiori redditi riscossi dall\u2019estero (derivanti dall\u2019aumento della quantit\u00e0 di investimenti esteri) \u00e8 stato possibile nell\u2019anno solare chiuso nel giugno scorso ricavare un saldo attivo nella voce redditi primari. Cosa che non avveniva dal 2006, prima che la cosiddetta crisi dei sub-prime USA facesse completamente sballare il conto dei redditi primari dell\u2019Italia a causa della frammentazione del mercato bancario internazionale e l\u2019esplosione del premio al rischio per finanziamenti cross-border.<\/p>\n<p>La frammentazione del mercato interbancario intra-eurozona, che aveva inciso pesantemente in termini di tassi di finanziamento del nostro sistema bancario, sembra cos\u00ec essere ormai alle spalle. Nonostante siano usciti dal sistema finanziario italiano 111 miliardi di euro nell\u2019ultimo anno, i tassi d\u2019interesse hanno continuato la loro costante discesa. \u00c8 quindi comprensibile perch\u00e9, anche nel consueto <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2016-09-08\/la-bce-non-tocca-tassi-e-qe-draghi-rischi-peggioramento-dell-economia-141102.shtml?uuid=ADQToBHB&amp;fromSearch\" target=\"_blank\">discorso<\/a> del primo gioved\u00ec del mese, il numero uno della Banca Centrale Europea abbia sottolineato come gli attuali saldi TARGET2 non siano segno di frammentazione del mercato interbancario.<\/p>\n<p>Per\u00f2, se si vuol esser precisi, occorre far presente che la frammentazione che si era manifestata nel 2012, non potendo esser risolta con le operazioni LTRO (operazioni di rifinanziamento a tre anni), \u00e8 stata semplicemente affogata di liquidit\u00e0 dalla BCE. Le banche che non potevano finanziarsi all\u2019estero non hanno pi\u00f9 bisogno del mercato interbancario, avendo a disposizione ogni mese (se in condizioni di solvibilit\u00e0) nuova liquidit\u00e0 da utilizzare. L\u2019attuale dinamica dei saldi TARGET2 invece di riflettere il timore di rottura della zona euro, riflette piuttosto le diverse decisioni di investimento degli operatori dei vari Paesi. E gli operatori italiani, stante la ripresa ancora alla porta ed i tassi estremamente bassi sui titoli a reddito fisso, preferiscono andare alla ricerca di rendimenti pi\u00f9 interessanti all\u2019estero. La liquidit\u00e0 per fare ci\u00f2, se non la trovano sul mercato internazionale, gli viene semplicemente fornita dalla Banca d\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2016\/09\/09\/debito-target2-il-record-italiano-non-vuol-dire-che-siamo-tornati-nel-2012\/?uuid=OuSuiodI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOPOLY (Francesco Lenzi) La notizia che la Banca d\u2019Italia ha raggiunto nel mese di agosto scorso il nuovo record del saldo debitorio verso l\u2019Eurosistema TARGET2 ha provocato in alcuni siti e blog la consueta analisi di un imminente avvio di una nuova crisi dell\u2019euro, di un sistema che spinto da queste forze centrifughe si avviava verso la propria dissoluzione, come nel 2012. 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