{"id":17356,"date":"2016-09-11T09:40:27","date_gmt":"2016-09-11T07:40:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17356"},"modified":"2016-09-11T09:40:27","modified_gmt":"2016-09-11T07:40:27","slug":"federico-caffe-sul-rischio-di-germanizzazione-economica-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17356","title":{"rendered":"Federico Caff\u00e8 sul rischio di \u00abgermanizzazione\u00bb economica dell&#039;Italia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><em>Da un tavola rotonda con F. Caff\u00e8, A. Lettieri, N. Cacace, M. D\u2019Antonio, L. Frey, P. Leon, F. Vianello, nell\u2019ambito di un seminario sulla contrattazione (in \u00abSinistra \u201978\u00bb, n. 5-6, ottobre 1978).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">\u00ad<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Introduzione di Antonio Lettieri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 in corso un attacco non solo all\u2019autonomia del sindacato, ma al suo ruolo di contrattazione. Uno dei punti centrali della relazione del governatore della Banca d\u2019Italia \u00e8 l\u2019attacco alla scala mobile. Nelle 24 ore successive, il professor Andreatta ha rincarato la dose, coinvolgendo nell\u2019attacco anche la contrattazione aziendale. Il governo, attraverso i disegni di legge di Scotti, interviene sui contratti e pretende di annullare i risultati dei contratti nazionali e aziendali: \u00e8 questo infatti il senso del disegno di legge sui rapporti tra contingenza e scatti. E l\u2019orientamento generale del governo, esposto nel famigerato \u00ablibro bianco\u00bb del Ministero del Lavoro, spiega che le piattaforme di rinnovo dei contratti delle categorie debbono avere una sorta di \u00abvisto di conformit\u00e0\u00bb preventivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Tutto ci\u00f2 pone dei problemi che non possiamo risolvere in modo semplice, perch\u00e9 si intrecciano questioni di analisi economica, di cultura economica, di alternative difficili da trovare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Io vorrei enunciare tre questioni, su cui chiedere un contributo ai nostri interlocutori in questa tavola rotonda: mi limito a porle in forma schematica e sommaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">La prima questione riguarda la politica di austerit\u00e0. Il sindacato, e gran parte della sinistra \u00abstorica\u00bb, a partire dal Pci, hanno accettato o addirittura proposto una politica di austerit\u00e0 vedendola come strumento per il cambiamento del meccanismo di sviluppo. A me pare ormai chiaro che invece questa politica di austerit\u00e0 si sta rivelando una trappola per il movimento sindacale: essa non ha avviato una modifica degli squilibri, e quindi una soluzione dei problemi pi\u00f9 drammatici come l\u2019occupazione e il Mezzogiorno; al contrario, essa usa la maggior produttivit\u00e0, il contenimento dei salari, l\u2019intensificazione del lavoro, per rilanciare il vecchio meccanismo di sviluppo. Ecco allora la prima questione: \u00e8 tempo di rimettere in discussione questa politica di austerit\u00e0 e di sacrifici, \u00e8 necessario andare in un\u2019altra direzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Una seconda questione: il rapporto di compatibilit\u00e0 dei rinnovi contrattuali, e in generale della politica del sindacato, rispetto agli obiettivi, definiti dal sindacato stesso ad esempio all\u2019Eur: occupazione, Mezzogiorno, nuova collocazione dell\u2019Italia nella divisione del lavoro internazionale. \u00c8 un rapporto vero, o, al di l\u00e0 e dietro questi obiettivi dichiarati comunemente da sindacato e governo, il disegno vero della ristrutturazione capitalistica (che viene appoggiato dal programma del governo Andreotti, dalla relazione della Banca d\u2019Italia) \u00e8 un altro? Un disegno cio\u00e8 che non tende alla soluzione dei problemi dell\u2019occupazione, dei giovani, del Mezzogiorno, ma a un\u2019altra cosa, che viene chiamata \u00abeuropeizzazione\u00bb: cio\u00e8 l\u2019integrazione del sistema economico italiano in un\u2019Europa che in pratica \u00e8 dominata dalla nuova potenza tedesca. E non \u00e8 forse questo tipo di integrazione internazionale del nostro Paese, e non le rivendicazioni dei lavoratori, che non \u00e8 compatibile con la soluzione dei problemi dell\u2019occupazione, del Mezzogiorno, ecc.? E non succede forse che la politica salariale, la politica di occupazione, la politica del lavoro diventano variabili dipendenti di una strategia di integrazione dell\u2019Italia nell\u2019area europea dominata dalla Germania? \u00c8 quindi importante per noi cercare di capire qual \u00e8 la linea, anche sul piano internazionale, lungo la quale si muove la ristrutturazione italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">La terza e ultima questione mi sembra sia questa: \u00e8 possibile un\u2019alternativa? Come possiamo muoverci, con quali lotte, verso un\u2019alternativa? Porre oggi la questione dell\u2019occupazione nel Mezzogiorno \u00e8 uno slogan, \u00e8 qualcosa di velleitario, o \u00e8 un obiettivo che si pu\u00f2 perseguire concretamente sul terreno della politica economica, cambiando la politica fiscale e la politica della spesa pubblica, avviando una riconversione dell\u2019apparato industriale e produttivo? Qual \u00e8 in sostanza un\u2019alternativa credibile, per la quale battersi? Questo a livello generale: ma interrogativi analoghi si pongono in riferimento pi\u00f9 specifico ai rinnovi contrattuali. Possiamo, con i contratti e al di l\u00e0 dei contratti, operare una forzatura in direzione dell\u2019occupazione (in particolare per i giovani e il Mezzogiorno), intervenendo sull\u2019orario di lavoro, sul mercato del lavoro, ribaltando una linea di subordinazione del movimento sindacale, con un respiro nuovo di proposte politiche e sindacali? Queste sono tre questioni centrali del nostro dibattito: su di esse chiediamo il contributo dei compagni che sono qui intervenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">\u00ad<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Federico Caff\u00e8<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 necessario svincolarsi dalle ricorrenti polemiche quotidiane, dal gioco delle parti secondo cui alcuni sono qualificati a proporre ricette, altri solo a condividerle o a confutarle. Mi rendo conto che nell\u2019incalzante lavoro quotidiano accade proprio cos\u00ec: ci sono delle prese di posizione da parte dei responsabili delle decisioni politiche, ed \u00e8 necessario farvi fronte anche per l\u2019assillo immediato della pubblicistica, che insiste per una reazione a caldo sulle varie prese di posizione. Ma ci\u00f2, per quanto inevitabile, \u00e8 di ostacolo alla costruzione, sia pure parziale, graduale, di un quadro di riferimento autonomo svincolato dalle polemiche contingenti. A spingere nella direzione di una progettualit\u00e0 autonoma mi sembra che dovrebbero contribuire varie considerazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">In primo luogo, la constatazione, ormai sin troppo evidente, dell\u2019atteggiamento costante che la controparte padronale italiana assume nei confronti di qualsiasi concessione da parte sindacale. Vi \u00e8 un persistente gioco al rialzo, che indurrebbe alla tentazione di chiarire, con un contratto notarile, cosa si vuole una volta per tutte. Ma in realt\u00e0, poich\u00e9 ci\u00f2 che la controparte vuole non si esaurisce in aspetti tecnico-contrattuali ma mira a mettere indietro le lancette della storia, anche il contratto notarile verrebbe contestato; il gioco al rialzo continuerebbe imperterrito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">In secondo luogo, la difficolt\u00e0 a prendere sul serio le polemiche correnti deriva da uno stato, non so se di candore o di imprudenza, dei responsabili delle decisioni di politica economica. L\u2019attuale Ministro del Tesoro ha fatto presente, di recente, come nel nostro Paese non ci si trova di fronte soltanto a un eccesso di spesa pubblica: \u00abSi tratta\u00bb, sono sue parole, \u00abdi una questione di fondi promessi, stanziati e poi non spesi, di cifre lasciate sulla carta, che non si sono mai tradotte in azioni\u00bb. Ora, nel dire questo, come ci si pu\u00f2 dimenticare del pregiudizio arrecato alla nostra economia dallo slogan della \u00abspesa torrentizia\u00bb, che in altri tempi ebbe la funzione di capro espiatorio che viene assegnata oggi alla scala mobile? Invano si cerc\u00f2 \u2013 contestualmente e non dopo gli eventi \u2013 di dimostrare che la spesa pubblica tutto era fuorch\u00e9 torrentizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">In verit\u00e0 questo particolare vuole ricordare che nel nostro Paese vi \u00e8 stata sempre una proposta alternativa, vi sono state sempre delle voci che si sono discostate, non per partito preso ma per meditata riflessione, dalle liturgie abituali. Purtroppo questa progettualit\u00e0 alternativa non ha mai trovato ascolto da parte delle forze di sinistra, le quali continuano a subire la suggestione dell\u2019appello al mercato, oggi come nel lontano 1947.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">La stessa sensazione di \u00abpolitica del tempo perduto\u00bb si prova, in terzo luogo, quando si propongono oggi come priorit\u00e0 da realizzare quelle concernenti l\u2019energia, l\u2019agricoltura, l\u2019ambiente, l\u2019edilizia pubblica, la casa. Questo elenco di inascoltata progettualit\u00e0 alternativa, prospettata da decenni, non va considerato come un\u2019espressione di lungimiranza per il futuro, ma come testimonianza di miopia nel passato. Le responsabilit\u00e0 per quanto non si \u00e8 realizzato nei vari campi sono indubbiamente molteplici: ma non \u00e8 possibile delineare nemmeno un tentativo di una loro valutazione obiettiva, qualora si insista nell\u2019additare nei comportamenti sindacali e salariali la causa essenziale di un distacco dell\u2019Italia dall\u2019Europa. A tale distacco concorrono anche l\u2019esistenza di un esercito giornaliero di pendolari, valutato in indagini accurate in 17 milioni di lavoratori; il verificarsi di tremila morti all\u2019anno per infortuni di lavoro; una media di alloggi pubblici terminati che nel \u201974 era del 7,1% contro una media Cee del 45%; la constatazione di un disavanzo di circa centomila alloggi all\u2019anno rispetto alle famiglie di nuova formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Oggi quindi non si possono chiedere ai lavoratori concessioni o sacrifici per questi obiettivi da troppo tempo negletti: e questo riguarda la politica di austerit\u00e0. La progettualit\u00e0 alternativa deve procedere oltre, con l\u2019indicazione di traguardi che trovano fondamento nei nostri convincimenti ideali e non nell\u2019adesione, immediata o differita, alla saggezza convenzionale. Non vi preoccupate troppo di quello che dicono le autorit\u00e0 costituite: bisogna procedere in modo autonomo quando siamo convinti di certe cose da realizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Senza dover pretendere di dare in alcun modo completezza a un quadro di progettualit\u00e0 alternativa, vorrei delinearne soltanto alcuni elementi essenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">In primo luogo, tutta la nostra attenzione dovrebbe essere portata sul problema della creazione di opportunit\u00e0 di lavoro. A partire dal 1975, negli Usa sono stati creati 9 milioni di posti di lavoro addizionali; i posti creati nello scorso anno, pari a 3,5 milioni, corrispondono alla disoccupazione totale delle tre maggiori economie europee. Come parte di questo programma aggressivo nei confronti della disoccupazione, rientra la creazione di 250mila posti per i giovani nell\u2019amministrazione pubblica e l\u2019intenso impiego delle opere pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Vi sono alcune lezioni da trarre da questa esperienza, che sintetizzerei nel modo seguente. Viene confermato che la creazione dei posti di lavoro \u00e8 responsabilit\u00e0 congiunta dell\u2019esecutivo, del Congresso e del sistema della riserva federale. Questo significa abbandonare l\u2019idea che la creazione venga dal mercato: e questo insegnamento ci viene da un\u2019economia come quella americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Viene riconosciuto che all\u2019obiettivo della creazione di nuovi posti di lavoro deve accompagnarsi quello della riduzione del tasso d\u2019inflazione, ma in questo ordine di priorit\u00e0, e soprattutto senza alcuna concessione all\u2019aspettativa che la maggiore stabilit\u00e0 sia di per s\u00e9 in modo automatico creatrice di maggiore occupazione, che \u00e8 sempre un po\u2019 l\u2019illusione che viene portata avanti nei nostri discorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Vengono superate molte inibizioni circa la maggiore occupazione nel settore del pubblico impiego, circa la pretesa improduttivit\u00e0 del settore terziario e circa il ruolo dei poteri pubblici nell\u2019apprestamento di adatte qualificazioni professionali. Queste sono idee che dobbiamo portare avanti, perch\u00e9 da noi si dice che la pubblica amministrazione ha un eccesso di manodopera, che il settore terziario \u00e8 improduttivo, e la qualificazione professionale sapete bene a che punto sta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Questi sono tutti compiti da stabilire e da sottolineare. Il problema degli oneri finanziari non \u00e8 subordinato ma \u00e8 condizionato all\u2019accettazione di questo compito dei poteri pubblici come \u00aboccupatori\u00bb di ultima istanza. Tutto ci\u00f2 significa che le politiche anti-inflazionistiche hanno senso solo in termini di traguardi compensativi di maggiore occupazione. Indubbiamente oggi questo non pu\u00f2 ottenersi soltanto mediante una manovra della domanda aggregata, ma richiede (sul piano internazionale non meno che su quello interno) una costante preoccupazione per le carenze dell\u2019offerta, a cominciare da quella riguardante le qualificazioni professionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019attaccamento spasmodico dei lavoratori ad aziende inefficienti o a enti superflui \u00e8 conseguenza dell\u2019assoluta sfiducia in nuove possibilit\u00e0 di occupazione in un mercato del lavoro contraddistinto da aberranti segmentazioni e corporativismi. L\u2019azione slegata e frammentaria dei singoli e degli organismi locali non pu\u00f2 essere sostitutiva delle responsabilit\u00e0 pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Tra queste responsabilit\u00e0 rientrano incontestabilmente quelle che ricadono sulle organizzazioni sindacali. Ma ai discorsi ormai vacui sull\u2019egemonia dell\u2019una o dell\u2019altra classe sociale, con riguardo speciale al processo di accumulazione, vorrei sostituire richieste del tutto concrete, che, riaprendo il discorso sulle contropartite (perch\u00e9 delle contropartite ci vogliono, da contrapporre ai sacrifici richiesti al mondo del lavoro in generale), mirino a contenere l\u2019eccesso di discrezionalit\u00e0 che esiste in molte decisioni economiche gravide di conseguenze per il mondo del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 incongruo considerare le spinte salariali come determinanti ultime della dinamica monetaria e dei tassi di cambio, e nel contempo decidere nell\u2019ambito di ristretti direttori la possibilit\u00e0 di stabilire margini convenuti di oscillazione del cambio, cio\u00e8 quello che si chiama in gergo il \u00abserpente allargato\u00bb che \u00e8 il problema di cui si discute in questi giorni e da cui l\u2019Italia \u00e8 esclusa anche dalla partecipazione alla discussione. Infatti, una volta accettate queste cose, i problemi salariali ne vengono condizionati, e questo credo che risponda a quanto si diceva sull\u2019integrazione dell\u2019Italia in una parte dell\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Se si pensa che tra le condizioni che dovrebbero contraddistinguere la creazione di una moneta europea vi \u00e8 quella della concordata predeterminazione dei tassi di crescita dell\u2019offerta monetaria dei singoli Paesi, appare evidente quanto sia rilevante l\u2019interesse delle organizzazioni sindacali per questi problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Pure, non soltanto esse ne rimangono completamente emarginate, ma mentre tutto l\u2019accento viene posto sui vincoli che opprimerebbero il nostro sistema economico, scarsa attenzione viene data alla discrezionalit\u00e0 estrema di decisioni concernenti il mondo creditizio e valutario. Ovviamente c\u2019\u00e8 la responsabilit\u00e0 politica delle decisioni di fronte al Parlamento, ma essa interviene sempre ex post (quando interviene).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"JUSTIFY\">Dedicare maggiore attenzione a questi problemi, dai quali dipende la possibilit\u00e0 non remota di \u00abgermanizzazione\u00bb economica del nostro Paese (non so quanto preferibile al vassallaggio verso l\u2019imperialismo statunitense), \u00e8 un compito che non mira ad affermare egemonie ma a superare situazioni finora subite e accettate di emarginazione decisionale. Limitare il discorso ai difficili e complessi problemi delle strutture e delle dinamiche salariali pu\u00f2 essere nei fatti un modo indiretto per ribadire questa situazione di emarginazione conoscitiva e decisionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un tavola rotonda con F. Caff\u00e8, A. Lettieri, N. Cacace, M. D\u2019Antonio, L. Frey, P. Leon, F. 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