{"id":1738,"date":"2010-06-16T07:17:59","date_gmt":"2010-06-16T06:17:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1738"},"modified":"2010-06-16T07:17:59","modified_gmt":"2010-06-16T06:17:59","slug":"lettera-degli-economisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1738","title":{"rendered":"Lettera degli economisti"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">lettera aperta &#8211; 15 Giugno 2010<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI,<br \/>\n\tALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO&rsquo; CONDURRE ALLA<br \/>\n\tDEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA<br \/>\n\tSVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE<br \/>\n\tUNA CADUTA ULTERIORE DEI REDDITI E<br \/>\n\tDELL&rsquo;OCCUPAZIONE <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"right\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: right; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"right\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: right; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\"><b><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">Ai membri del Governo e del Parlamento<br \/>\n\tAi rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell&rsquo;Unione europea<br \/>\n\tAi rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali<br \/>\n\tE per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica<\/span><\/b><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"> <o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p align=\"right\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: right; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"right\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: right; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, <b>non si risolveranno attraverso tagli<\/b> ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all&rsquo;istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, n&eacute; attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali pi&ugrave; deboli.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Piuttosto, <b>si corre il serio pericolo che l&rsquo;attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette &ldquo;politiche dei sacrifici&rdquo; accentui ulteriormente il profilo della crisi<\/b>, determinando una maggior velocit&agrave; di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalit&agrave; delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a <b>uscire dalla Unione monetaria europea<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Il punto fondamentale da comprendere &egrave; che l&rsquo;attuale instabilit&agrave; della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realt&agrave; costituisce l&rsquo;esito di un intreccio ben pi&ugrave; profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall&rsquo;insostenibile <b>profilo liberista del Trattato dell&rsquo;Unione<\/b> e dall&rsquo;orientamento di <b>politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l&rsquo;estero<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 &egrave; tuttora in corso. Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come &egrave; stato riconosciuto da pi&ugrave; parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un <b>allargamento del divario mondiale tra una crescente produttivit&agrave; del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacit&agrave; di consumo degli stessi lavoratori<\/b>. Per lungo tempo questo divario &egrave; stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e <b>dell&rsquo;indebitamento privato<\/b> che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Vi &egrave; chi oggi confida in un rilancio della crescita mondiale basato su un nuovo boom della finanza statunitense. Scaricando sui bilanci pubblici un enorme cumulo di debiti privati inesigibili si spera di dare nuovo impulso alla finanza e al connesso meccanismo di accumulazione. Noi riteniamo che <b>su queste basi una credibile ripresa mondiale sia molto difficilmente realizzabile<\/b>, e in ogni caso essa risulterebbe fragile e di corto respiro. Al tempo stesso consideriamo illusorio auspicare che in assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale la Cina si disponga a trainare la domanda globale, rinunciando ai suoi attivi commerciali e all&rsquo;accumulo di riserve valutarie.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Siamo insomma di fronte alla drammatica realt&agrave; di un <b>sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda<\/b>, senza una &ldquo;spugna&rdquo; in grado di assorbire la produzione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">L&rsquo;irrisolta crisi globale &egrave; particolarmente avvertita nella Unione monetaria europea. La manifesta fragilit&agrave; della zona euro deriva da profondi squilibri strutturali interni, la cui causa principale risiede nell&rsquo;impianto di politica economica liberista del Trattato di Maastricht, nella pretesa di affidare ai soli meccanismi di mercato i riequilibri tra le varie aree dell&rsquo;Unione, e nella politica economica restrittiva e deflazionista dei paesi in sistematico avanzo commerciale. Tra questi assume particolare rilievo la Germania, da tempo orientata al contenimento dei salari in rapporto alla produttivit&agrave;, della domanda e delle importazioni, e alla penetrazione nei mercati esteri al fine di accrescere le quote di mercato delle imprese tedesche in Europa. Attraverso tali politiche <b>i paesi in sistematico avanzo non contribuiscono allo sviluppo dell&rsquo;area euro ma paradossalmente si muovono al traino dei paesi pi&ugrave; deboli<\/b>. La Germania, in particolare, accumula consistenti avanzi commerciali verso l&rsquo;estero, mentre la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la stessa Francia tendono a indebitarsi. Persino l&rsquo;Italia, nonostante una crescita modestissima del reddito nazionale, si ritrova ad acquistare dalla Germania pi&ugrave; di quanto vende, accumulando per questa via debiti crescenti.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">La <b>piena mobilit&agrave; dei capitali<\/b> nell&rsquo;area euro ha favorito enormemente il formarsi degli squilibri nei rapporti di credito e debito tra paesi. Per lungo tempo, sulla base della ipotesi di efficienza dei mercati, si &egrave; ritenuto che la crescita dei rapporti di indebitamento tra i paesi membri dovesse esser considerata il riflesso positivo di una maggiore integrazione finanziaria dell&rsquo;area euro. Ma oggi &egrave; del tutto evidente che <b>la presunta efficienza dei mercati finanziari<\/b> non trova riscontro nei fatti e che gli squilibri accumulati risultano insostenibili.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Sono queste le ragioni di fondo per cui <b>gli operatori sui mercati finanziari stanno scommettendo sulla deflagrazione della zona euro<\/b>. Essi prevedono che per il prolungarsi della crisi le entrate fiscali degli Stati declineranno e i ricavi di moltissime imprese e banche si ridurranno ulteriormente. Per questa via, risulter&agrave; sempre pi&ugrave; difficile garantire il rimborso dei debiti, sia pubblici che privati. Diversi paesi potrebbero quindi esser <b>progressivamente sospinti<\/b> al di fuori della zona euro, o potrebbero <b>decidere di sganciarsi<\/b> da essa per cercare di sottrarsi alla spirale deflazionista. Il rischio di insolvenza generalizzata e di riconversione in valuta nazionale dei debiti rappresenta pertanto la vera scommessa che muove l&rsquo;azione degli speculatori. L&rsquo;agitazione dei mercati finanziari verte dunque su una serie di <b>contraddizioni reali<\/b>. Tuttavia,&nbsp;&egrave; altrettanto vero che le aspettative degli speculatori <b>alimentano ulteriormente la sfiducia<\/b> e tendono quindi ad auto-realizzarsi. Infatti, le operazioni ribassiste sui mercati spingono verso l&rsquo;alto il differenziale tra i tassi dcinteresse e i tassi di crescita dei redditi, e possono rendere improvvisamente insolventi dei debitori che precedentemente risultavano in grado di rimborsare i prestiti. Gli operatori finanziari, che <b>spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt&rsquo;altro che simmetriche sul piano della informazione e del potere di mercato<\/b>, riescono quindi non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono a determinarlo, secondo uno schema che nulla ha a che vedere con i cosiddetti &lsquo;fondamentali&rsquo; della teoria economica ortodossa e i presunti criteri di efficienza descritti dalle sue versioni elementari.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">In un simile scenario riteniamo sia <b>vano sperare di contrastare la speculazione tramite meri accordi di prestito in cambio dell&rsquo;approvazione di politiche restrittive<\/b> da parte dei paesi indebitati. I prestiti infatti si limitano a rinviare i problemi senza risolverli. E le politiche di &ldquo;austerit&agrave;&rdquo; abbattono ulteriormente la domanda, deprimono i redditi e quindi deteriorano ulteriormente la capacit&agrave; di rimborso dei prestiti da parte dei debitori, pubblici e privati. La stessa, pur significativa svolta di politica monetaria della BCE, che si dichiara pronta ad acquistare titoli pubblici sul mercato secondario, appare ridimensionata dall&rsquo;annuncio di voler &ldquo;sterilizzare&rdquo; tali operazioni attraverso manovre di segno contrario sulle valute o all&rsquo;interno del sistema bancario.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Gli errori commessi sono indubbiamente ascrivibili alle <b>ricette liberiste e recessive suggerite da economisti legati a schemi di analisi in voga in anni passati<\/b>, ma che non sembrano affatto in grado di cogliere gli aspetti salienti del funzionamento del capitalismo contemporaneo.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">E&rsquo; bene tuttavia chiarire che l&rsquo;ostinazione con la quale si perseguono le politiche depressive non &egrave; semplicemente il frutto di fraintendimenti generati da modelli economici la cui coerenza logica e rilevanza empirica &egrave; stata messa ormai fortemente in discussione nell&rsquo;ambito della stessa comunit&agrave; accademica. La preferenza per la cosiddetta &ldquo;austerit&agrave;&rdquo; rappresenta anche e soprattutto l&rsquo;espressione di <b>interessi sociali consolidati<\/b>. Vi &egrave; infatti chi vede nell&rsquo;attuale crisi una occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale, di frammentazione del lavoro e di ristrutturazione e centralizzazione dei capitali in Europa. L&rsquo;idea di fondo &egrave; che i capitali che usciranno vincenti dalla crisi potranno rilanciare l&rsquo;accumulazione sfruttando tra l&rsquo;altro una minor concorrenza sui mercati e un ulteriore <b>indebolimento del lavoro<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Occorre comprendere che se si insiste nell&rsquo;assecondare questi interessi non soltanto si agisce contro i lavoratori, ma si creano anche i presupposti per una incontrollata centralizzazione dei capitali, per una <b>desertificazione produttiva del Mezzogiorno e di intere macroregioni europee<\/b>, per <b>processi migratori sempre pi&ugrave; difficili da gestire<\/b>, e in ultima istanza per una <b>gigantesca deflazione da debiti, paragonabile a quella degli anni Trenta<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\"><b><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">Il Governo italiano ha finora attuato una politica tesa ad agevolare questo pericoloso avvitamento deflazionistico<\/span><\/b><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">. E le annunciate, ulteriori strette di bilancio, associate alla insistente tendenza alla riduzione delle tutele del lavoro, non potranno che provocare <b>altre cadute del reddito, dopo quella pesantissima gi&agrave; fatta registrare dall&rsquo;Italia nel 2009<\/b>. Si tenga ben presente che sono altamente discutibili i presupposti scientifici in base ai quali si ritiene che attraverso simili politiche si migliora la situazione economica e di bilancio e quindi ci si salvaguarda da un attacco speculativo. Piuttosto, <b>per questa via si rischia di alimentare la crisi, le insolvenze e quindi la speculazione<\/b>.<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Nemmeno si pu&ograve; dire che dalle opposizioni sia finora emerso <b>un chiaro programma di politica economica alternativa<\/b>. Una maggior consapevolezza della gravit&agrave; della crisi e degli errori del passato va diffondendosi, ma si sono levate voci da alcuni settori dell&rsquo;opposizione che suggeriscono prese di posizione contraddittorie e persino deteriori, come &egrave; il caso delle proposte tese a introdurre ulteriori contratti di lavoro precari o ad attuare massicci programmi di privatizzazione dei servizi pubblici. Gli stessi, <b>frequenti richiami alle cosiddette &ldquo;riforme strutturali&rdquo; risultano controproducenti<\/b> laddove, anzich&egrave; caratterizzarsi per misure tese effettivamente a contrastare gli sprechi e i privilegi di pochi, si traducono in ulteriori proposte di ridimensionamento dei diritti sociali e del lavoro.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Quale monito per il futuro, &egrave; opportuno ricordare che <b>nel 1992 l&rsquo;Italia fu sottoposta a un attacco speculativo simile<\/b> a quelli attualmente in corso in Europa. All&rsquo;epoca, i lavoratori italiani accettarono un gravoso programma di &ldquo;austerit&agrave;&rdquo;, fondato soprattutto sulla compressione del costo del lavoro e della spesa previdenziale. All&rsquo;epoca, come oggi, si disse che i sacrifici erano necessari per difendere la lira e l&rsquo;economia nazionale dalla speculazione. Tuttavia, poco tempo dopo l&rsquo;accettazione di quel programma, i titoli denominati in valuta nazionale subirono nuovi attacchi. <b>Alla fine l&rsquo;Italia usc&igrave; comunque dal Sistema Monetario Europeo<\/b> e la lira sub&igrave; una pesante svalutazione. I lavoratori e gran parte della collettivit&agrave; pagarono cos&igrave; due volte: a causa della politica di &ldquo;austerit&agrave;&rdquo; e a causa dell&rsquo;aumento del costo delle merci importate.<br \/>\n\tVa anche ricordato che, con la prevalente giustificazione di abbattere il debito pubblico in rapporto al Pil, negli anni passati &egrave; stato attuato nel nostro paese un <b>massiccio programma di privatizzazioni<\/b>. Ebbene, i peraltro modesti effetti sul debito pubblico di quel programma sono in larghissima misura svaniti a seguito della crisi, e le implicazioni in termini di posizionamento del Paese nella divisione internazionale del lavoro, di sviluppo economico e di benessere sociale sono oggi considerati dalla piu autorevole letteratura scientifica <b>altamente discutibili<\/b>. <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Noi riteniamo dunque che le linee di indirizzo finora poste in essere debbano essere abbandonate, <b>prima che sia troppo tardi<\/b>.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Occorre prendere in considerazione l&rsquo;eventualit&agrave; che <b>per lungo tempo non sussister&agrave; una locomotiva<\/b> in grado di assicurare una ripresa forte e stabile del commercio e dello sviluppo mondiale. Per evitare un aggravamento della crisi e per scongiurare la fine del progetto di unificazione europea &egrave; allora necessaria una nuova visione e una svolta negli indirizzi generali di politica economica. Occorre cio&egrave; che <b>l&rsquo;Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo<\/b> delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell&rsquo;ambiente e del territorio, di equit&agrave; sociale.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Affinch&egrave; una svolta di tale portata possa concretamente svilupparsi, &egrave; necessario in primo luogo <b>dare respiro al processo democratico<\/b>, &egrave; necessario cio&egrave; <b>disporre di tempo<\/b>. Ecco perch&egrave; in via preliminare proponiamo di introdurre <b>immediatamente un argine alla speculazione<\/b>. A questo scopo sono in corso iniziative sia nazionali che coordinate a livello europeo, ma i provvedimenti che si stanno ponendo in essere appaiono ancora deboli e insufficienti. Fermare la speculazione &egrave; senz&rsquo;altro possibile, ma occorre sgombrare il campo dalle incertezze e dalle ambiguit&agrave; politiche. Bisogna quindi che la BCE si impegni pienamente ad acquistare i titoli sotto attacco, rinunciando a &ldquo;sterilizzare&rdquo; i suoi interventi. Occorre anche istituire adeguate imposte finalizzate a disincentivare le transazioni finanziarie a breve termine ed efficaci controlli amministrativi sui movimenti di capitale. Se non vi fossero le condizioni per operare in concerto, sar&agrave; molto <b>meglio intervenire subito in questa direzione a livello nazionale<\/b>, con gli strumenti disponibili, piuttosto che muoversi in ritardo o non agire affatto.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">L&rsquo;esperienza storica insegna che per contrastare efficacemente la deflazione bisogna imporre <b>un pavimento al tracollo del monte salari<\/b>, tramite un rafforzamento dei contratti nazionali, minimi salariali, vincoli ai licenziamenti e nuove norme generali a tutela del lavoro e dei processi di sindacalizzazione. Soprattutto nella fase attuale, pensare di affidare il processo di distruzione e di creazione dei posti di lavoro alle sole forze del mercato &egrave; analiticamente privo di senso, oltre che politicamente irresponsabile.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">In coordinamento con la politica monetaria, occorre sollecitare i Paesi in avanzo commerciale, in particolare la Germania, ad attuare opportune manovre di <b>espansione della domanda<\/b> al fine di avviare un processo di riequilibrio virtuoso e non deflazionistico dei conti con l&rsquo;estero dei Paesi membri dell&rsquo;Unione monetaria europea. <b>I principali Paesi in avanzo commerciale hanno una enorme responsabilit&agrave;<\/b>, al riguardo. Il salvataggio o la distruzione della Unione dipender&agrave; in larga misura dalle loro decisioni.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Bisogna istituire <b>un sistema di fiscalit&agrave; progressiva<\/b> coordinato a livello europeo, che contribuisca a invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale che ha contribuito a scatenare la crisi. Occorre uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori, dalle aree povere alle aree ricche dell&rsquo;Unione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Bisogna ampliare significativamente il bilancio federale dell&rsquo;Unione e rendere possibile la emissione di titoli pubblici europei. Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre <b>un piano di sviluppo<\/b> finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacit&agrave; di spesa, ma anche delle capacit&agrave; produttive in Europa. Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla <b>produzione pubblica di beni collettivi<\/b>, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della propriet&agrave; intellettuale, alla salvaguardia dell&rsquo;ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilit&agrave; sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l&rsquo;equit&agrave; sociale, per il progresso civile.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Si deve disciplinare e restringere l&rsquo;accesso del piccolo risparmio e delle risorse previdenziali dei lavoratori al mercato finanziario. Si deve ripristinare il <b>principio di separazione<\/b> tra banche di credito ordinario, che prestano a breve, e societ&agrave; finanziarie che operano sul medio-lungo termine.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Contro eventuali strategie di dumping e di &ldquo;esportazione della recessione&rdquo; da parte di paesi extra-Ume, bisogna contemplare <b>un sistema di apertura condizionata dei mercati<\/b>, dei capitali e delle merci. L&rsquo;apertura pu&ograve; essere piena solo se si attuano politiche convergenti di miglioramento degli standard del lavoro e dei salari, e politiche di sviluppo coordinate.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Siamo ben consapevoli della distanza che sussiste tra le nostre indicazioni e l&rsquo;attuale, <b>tremenda involuzione<\/b> del quadro di politica economica europea.<br \/>\n\tSiamo tuttavia del parere che gli odierni indirizzi di politica economica potrebbero rivelarsi presto <b>insostenibili<\/b>. <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Se non vi saranno le condizioni politiche per l&rsquo;attuazione di un piano di sviluppo fondato sugli obiettivi delineati, il rischio che si scateni una deflazione da debiti e una conseguente deflagrazione della zona euro sar&agrave; altissimo. Il motivo &egrave; che diversi Paesi potrebbero cadere in una spirale perversa, fatta di miopi politiche nazionali di &rdquo;austerit&agrave;&rdquo; e di conseguenti pressioni speculative. <b>A un certo punto tali Paesi potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e dell&rsquo;occupazione<\/b>. Se cos&igrave; davvero andasse, &egrave; bene chiarire che non necessariamente su di essi ricadrebbero le colpe principali del tracollo della unit&agrave; europea.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Simili eventualit&agrave; ci fanno ritenere che non vi siano pi&ugrave; le condizioni per rivitalizzare lo spirito europeo richiamandosi ai soli valori ideali comuni. La verit&agrave; &egrave; che &egrave; <b>in atto il pi&ugrave; violento e decisivo attacco <\/b>all&rsquo;Europa come soggetto politico e agli ultimi bastioni dello Stato sociale in Europa. Ora pi&ugrave; che mai, dunque, <b>l&rsquo;europeismo per sopravvivere e rilanciarsi dovrebbe caricarsi di senso<\/b>, di concrete opportunit&agrave; di sviluppo coordinato, economico, sociale e civile.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Per questo, occorre immediatamente <b>aprire un ampio e franco dibattito sulle motivazioni e sulle responsabilit&agrave; dei gravissimi errori<\/b> di politica economica che si stanno compiendo, sui conseguenti rischi di un aggravamento della crisi e di una deflagrazione della zona euro e sulla urgenza di una svolta di politica economica europea.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Qualora le opportune pressioni che il Governo e i rappresentanti italiani delle istituzioni dovranno esercitare in Europa <b>non sortissero effetti<\/b>, la crisi della zona euro tender&agrave; a intensificarsi e le forze politiche e le autorit&agrave; del nostro Paese potrebbero esser chiamate a compiere scelte di politica economica tali da restituire all&rsquo;Italia un&rsquo;autonoma prospettiva di sostegno dei mercati interni, dei redditi e dell&rsquo;occupazione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\"><i><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">Promotori dell&rsquo;iniziativa sono Bruno Bosco (Universit&agrave; di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Universit&agrave; del Sannio), Roberto Ciccone (Universit&agrave; Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Universit&agrave; del Sannio) e&nbsp;Antonella Stirati (Universit&agrave; Roma Tre).<\/span><\/i><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\"><i><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">Adesioni: Nicola Acocella (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Roberto Artoni (Universit&agrave; Bocconi), Aldo Barba (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Enrico Bellino (Universit&agrave; Cattolica di Milano), Sergio Beraldo (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Paola Bertolini (Universit&agrave; di Modena e Reggio Emilia), Mario Biagioli (Universit&agrave; di Parma), Salvatore Biasco (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Adriano Birolo (Universit&agrave; di Padova), Giovanni Bonifati (Universit&agrave; di Modena e Reggio Emilia), Bruno Bosco (Universit&agrave; di Milano Bicocca), Paolo Bosi (Universit&agrave; di Modena e Reggio Emilia), Emiliano Brancaccio (Universit&agrave; del Sannio), Katia Caldari (Universit&agrave; di Padova), Rosaria Rita Canale (Universit&agrave; Parthenope di Napoli), Francesco Carlucci (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Maurizio Caserta (Universit&agrave; di Catania), Duccio Cavalieri (Universit&agrave; di Firenze), Sergio Cesaratto (Universit&agrave; di Siena), Laura Chies (Universit&agrave; di Trieste), Guglielmo Chiodi (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Roberto Ciccone (Universit&agrave; Roma Tre), Giorgio Colacchio (Universit&agrave; del Salento), Lilia Costabile (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Francesco Crespi (Universit&agrave; Roma Tre), Carlo Devillanova (Universit&agrave; Bocconi), Carmela D&rsquo;Apice (Universit&agrave; Roma Tre), Marcello De Cecco (Scuola Normale Superiore di Pisa), Pasquale De Muro (Universit&agrave; Roma Tre), Elina De Simone (Universit&agrave; Orientale di Napoli), Giancarlo De Vivo (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Davide Di Laurea (ISTAT), Amedeo Di Maio (Universit&agrave; Orientale di Napoli), Antonio Di Majo (Universit&agrave; Roma Tre), Fernando Di Nicola (ISAE), Giuseppe Di Vita (Universit&agrave; di Catania), Leonardo Ditta (Universit&agrave; di Perugia), Sebastiano Fadda (Universit&agrave; Roma Tre), Riccardo Faucci (Universit&agrave; di Pisa), Alberto Feduzi (Universit&agrave; Roma Tre), Stefano Figuera (Universit&agrave; di Catania), Massimo Florio (Universit&agrave; di Milano), Giuseppe Fontana (Universit&agrave; del Sannio), Guglielmo Forges Davanzati (Universit&agrave; del Salento), Saverio Fratini (Universit&agrave; Roma Tre), Lia Fubini (Universit&agrave; di Torino), Stefania Gabriele (ISAE), Pierangelo Garegnani (Universit&agrave; Roma Tre), Adriano Giannola (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Andrea Ginzburg (Universit&agrave; di Modena e Reggio Emilia), Enrico Giovannetti (Universit&agrave; di Modena e Reggio Emilia), Claudio Gnesutta (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Augusto Graziani (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Andrea Imperia (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Bruno Jossa (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Paolo Leon (Universit&agrave; Roma Tre), Sergio Levrero (Universit&agrave; Roma Tre), Paolo Liberati (Universit&agrave; Roma Tre), Stefano Lucarelli (Universit&agrave; di Bergamo), Giorgio Lunghini (Universit&agrave; di Pavia), Vincenzo Maffeo (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Ugo Marani (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Maria Cristina Marcuzzo (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Ferruccio Marzano (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Fabio Masini (Universit&agrave; Roma Tre), Giovanni Mazzetti (Universit&agrave; della Calabria), Luca Michelini (Universit&agrave; LUM), Salvatore Monni (Universit&agrave; Roma Tre), Mario Morroni (Universit&agrave; di Pisa), Marco Musella (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Oreste Napolitano (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Parthenope&rsquo;), Sebastiano Nerozzi (Universit&agrave; Cattolica di Milano), Mario Nuti (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Guido Ortona (Universit&agrave; del Piemonte Orientale), Ugo Pagano (Universit&agrave; di Siena), Daniela Palma (ENEA), Antonella Palumbo (Universit&agrave; Roma Tre), Sergio Parrinello (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Marco Passarella (Universit&agrave; di Bergamo), Rosario Patalano (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Stefano Perri (Universit&agrave; di Macerata), Cosimo Perrotta (Universit&agrave; del Salento), Fabio Petri (Universit&agrave; di Siena), Antonella Picchio (Universit&agrave; di Modena e Reggio Emilia), Marco Piccioni (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Federico Pirro (Universit&agrave; di Bari), Massimo Pivetti (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Felice Roberto Pizzuti (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Elena Podrecca (Universit&agrave; di Trieste), Paolo Ramazzotti (Universit&agrave; di Macerata), Fabio Ravagnani (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Riccardo Realfonzo (Universit&agrave; del Sannio), Angelo Reati (ISEG), Sergio Rossi (Universit&agrave; di Friburgo), Francesco Scacciati (Universit&agrave; di Torino), Giovanni Scarano (Universit&agrave; Roma Tre), Roberto Schiattarella (Universit&agrave; di Camerino), Ernesto Screpanti (Universit&agrave; di Siena), Annamaria Simonazzi (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Riccardo Soliani (Universit&agrave; di Genova), Luca Spinesi (Universit&agrave; di Macerata), Antonella Stirati (Universit&agrave; Roma Tre), Francesca Stroffolini (Universit&agrave; di Napoli &lsquo;Federico II&rsquo;), Stefano Sylos Labini (ENEA), Valeria Termini (Universit&agrave; Roma Tre), Mario Tiberi (Universit&agrave; di Roma &lsquo;La Sapienza&rsquo;), Guido Tortorella Esposito (Universit&agrave; del Sannio), Paolo Trabucchi (Universit&agrave; Roma Tre), Attilio Trezzini (Universit&agrave; Roma Tre), Pasquale Tridico (Universit&agrave; Roma Tre), Domenica Tropeano (Universit&agrave; di Macerata), Vittorio Valli (Universit&agrave; di Torino), Michelangelo Vasta (Universit&agrave; di Siena), Alessandro Vercelli (Universit&agrave; di Siena), Carmen Vita (Universit&agrave; del Sannio), Adelino Zanini (Politecnica delle Marche), Gennaro Zezza (Universit&agrave; di Cassino).<\/span><\/i><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><font size=\"3\"><i><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font color=\"#000000\">Per ulteriori informazioni consulare il sito <\/font><\/span><\/i><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><a href=\"http:\/\/www.letteradeglieconomisti.it\/\"><i><span style=\"color: blue\">www.letteradeglieconomisti.it<\/span><\/i><\/a><i><font color=\"#000000\">&nbsp;o&nbsp;scrivere a <\/font><\/i><a href=\"mailto:info@letteradeglieconomisti.it\"><i><span style=\"color: blue\">info@letteradeglieconomisti.it.<\/span><\/i><\/a><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\"><span style=\"mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font color=\"#000000\">&nbsp;<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>lettera aperta &#8211; 15 Giugno 2010 &nbsp; LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI, ALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO&rsquo; CONDURRE ALLA DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. 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