{"id":17381,"date":"2016-09-11T12:47:09","date_gmt":"2016-09-11T10:47:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17381"},"modified":"2016-09-11T12:47:09","modified_gmt":"2016-09-11T10:47:09","slug":"paolo-leon-e-il-realismo-politico-di-riccardo-lombardi-per-una-societa-diversamente-ricca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17381","title":{"rendered":"Paolo Leon e il realismo politico di Riccardo Lombardi. Per una societ\u00e0 diversamente ricca"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>HYPERPOLIS (Paolo Leon)<\/strong><\/p>\n<p>\u201cMolti hanno pensato che Lombardi raffigurasse gli elementi della civilt\u00e0 come utopie: l\u2019ambiente, i diritti civili, il lavoro e il non lavoro, il ruolo dello Stato, la pace, l\u2019economia \u2013 per citarne solo alcuni. Non si trattava di utopia, sia perch\u00e9 alcune parti o sezioni di quelle cose erano in corso di realizzazione durante gli anni migliori del centro-sinistra (dalla nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica, alla sanit\u00e0, all\u2019istruzione, all\u2019universit\u00e0 di massa, al sistema pensionistico, alla disoccupazione, allo sviluppo del Mezzogiorno, alla ricerca) sia perch\u00e9 Lombardi voleva che allungassimo lo sguardo alle conseguenze delle riforme realizzate all\u2019epoca: ci si sarebbe accorti di quanto lontano era il traguardo \u2013 socialismo o barbarie, riprendendo un motto francese, lasciava intendere che non c\u2019\u00e8 mai nulla d\u2019irrevocabile e che dunque la lotta non \u00e8 mai finita, quando si tratta dei diritti sociali e delle libert\u00e0 personali: ce ne accorgiamo oggi, quando sicurezza e libert\u00e0 entrano in conflitto.<\/p>\n<p>Stiamo uscendo solo adesso dalla ventata reazionaria di Thatcher e Reagan, ma pochi dei residui velenosi di quella ventata sono stati spazzati via. Non li elenco tutti, ma ciascuno di noi pu\u00f2 completarli con la propria esperienza.<\/p>\n<p>Mi occupo di economia, e qui il portato della reazione di Thatcher e Reagan non \u00e8 ancora eliminato, nonostante la terribile crisi del 2007-2009 (2015, per l\u2019Italia): vuol dire che la trasformazione culturale \u00e8 penetrata nel profondo della societ\u00e0. Sarebbe impensabile sostenere oggi che la Banca centrale non debba essere indipendente, che il profitto non sia lo scopo della societ\u00e0 civile, che la spesa pubblica abbia effetti positivi maggiori della riduzione delle imposte, che la progressivit\u00e0 sia essenziale non solo per la giustizia distributiva ma anche per l\u2019economia, che esistano attivit\u00e0 e servizi pubblici, come sanit\u00e0, trasporti, istruzione, ricerca, sicurezza che non sono di mercato e non devono privatizzarsi (e che non dovrebbero essere sottoposti a tariffa), che esistano attivit\u00e0 private da rendere pubbliche, che il PIL debba contenere i benefici dell\u2019azione pubblica e i malefici di quella privata, che ambiente, cultura e ricerca sono pi\u00f9 importanti dell\u2019occupazione in quei settori, che l\u2019organizzazione dell\u2019impresa non debba vedere mescolati i ruoli di sfruttati e imprenditori, e che l\u2019intervento legislativo sia necessario per garantire il diritto di chi \u00e8 in posizione organicamente inferiore; che il sindacato non debba essere una lobby e lo sciopero non sia un\u2019offesa al diritto dei cittadini, quale che ne sia la causa. Lombardi era critico del sindacato, ma era appassionato alla sua difesa, come strumento di diritti sociali.<\/p>\n<p>Nei confronti dell\u2019azione pubblica, sarebbe impensabile, oggi, una organizzazione a servizio della collettivit\u00e0, e non di interessi specifici, compresi quelli dei cittadini. Per questo molti diritti si trasformano in procedure burocratiche. Non molti si sono soffermati a riflettere sul perch\u00e9, nonostante i progressi dell\u2019informatica, le diverse amministrazioni ci appaiono tutte poco efficienti, molto inclini a ritenere che i diritti dei cittadini siano benefici da distribuire, dove l\u2019omissione \u00e8 la strada migliore per non incorrere in responsabilit\u00e0 dirette. In genere, le organizzazioni sono viste come piramidi, dove il capo, peraltro poco responsabile, \u00e8 la rappresentazione dell\u2019autorit\u00e0, e i dipendenti non hanno n\u00e9 iniziativa n\u00e9 intelligenza esecutiva. Questa situazione deriva, per\u00f2, in larga parte, dalla stessa politica di semplificazione, di esternalizzazione dei compiti, di privatizzazione. Analogo \u00e8 il tema delle aziende pubbliche, ormai evanescenti e dove sono ancora attive, vengono assimilate a quelle private. Lombardi non pensava che lo Stato fosse un nemico da abbattere.<\/p>\n<p>Saltando alla politica, sarebbe impensabile sostenere oggi che i partiti sono il veicolo della democrazia, e non i partecipanti ad una corsa da vincere, ed \u00e8 anche impensabile sostenere che \u00e8 spesso meglio perdere una battaglia, salvando un punto cruciale, che vincere con il solito bagaglio di opportunismo e cinismo. In generale, la cultura politica oggi non potrebbe essere pi\u00f9 lontana dal pensiero di Lombardi.<\/p>\n<p>Dopo la crisi, \u00e8 per\u00f2 cambiato il mondo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la baldanza tedesca, il feroce sviluppo della Cina, il dominio delle armi americane: c\u2019\u00e8 scontro religioso, emigrazione, guerra, massacri. I mercati finanziari oscillano, ma non riproducono i fasti del passato decennio. La disoccupazione e l\u2019inoccupazione di massa non sono state battute e, soprattutto, la distribuzione del reddito e della ricchezza sono orribilmente peggiorate. Resta la riluttanza, se non l\u2019ostilit\u00e0 ad utilizzare l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia, e il potere costituito sembra fondarsi sul mercantilismo e forme surrettizie di protezionismo: la distruzione del ruolo dello Stato ha fatto dilagare la corruzione pubblica. L\u2019Europa \u00e8 indebolita, anche perch\u00e9 \u00e8 ancora legata alle politiche thatcheriane (nemmeno quelle reaganiane) e teme la propria trasformazione in un vero e proprio Stato multinazionale. Gli stessi trattati atlantico e asiatico sono un incontro di interessi reazionari: servono a garantire una concorrenza che non rispetti diritti, ambiente, civilt\u00e0, e nella quale lo Stato pi\u00f9 reazionario vince la gara delle esportazioni e dell\u2019afflusso di capitali. Senza dire che i trattati che liberalizzano ogni cosa a livello internazionale, impediscono il formarsi di una cultura e una coscienza europee, e perci\u00f2 sono un ostacolo all\u2019Unione.<\/p>\n<p>E\u2019 partendo da questo arretramento assurdo, proprio quando il capitalismo degli affari \u00e8 in difficolt\u00e0, che si deve immaginare di ritrovare la strada che Lombardi aveva indicato.<\/p>\n<p>Dobbiamo, per\u00f2, ancora capire perch\u00e9 i valori reazionari resistano anche dopo la crisi e, soprattutto, perch\u00e9 le politiche thatcheriane diano luogo piuttosto a nazionalismi fascistoidi che ad una rivolta di sinistra. Se aguzziamo la vista, osserviamo che il cosiddetto populismo dell\u2019estrema destra reazionaria stravolge alcuni strumenti derivati dalla tradizione socialista: i nazionalisti nostrani o Europei si dedicano a favorire le masse pi\u00f9 povere con promessa di escludere chi, provenendo da fuori, \u00e8 ancora pi\u00f9 povero, e con promesse di beneficenza pubblica, non certo come un diritto sociale; e far capire la differenza ad una cultura individualistica \u00e8 molto difficile. Gli Stati, che hanno perso ruolo politico, si affiancano alle destre nazionaliste, perch\u00e9, quale che sia la situazione sociale, non temono la diminutio di alcuni suoi membri (come gli immigrati), ma si rapportano solo a chi \u00e8 pi\u00f9 forte: un disastro per i valori socialisti. Forse Lombardi avrebbe detto che ci\u00f2 nasce, in Italia, dalla sconfitta dei valori socialisti rispetto a quelli liberali, e che la sconfitta socialista non \u00e8 che la continuazione di quella comunista.<\/p>\n<p>Lombardi era un realista, anche se con lo sguardo al futuro, e ci avrebbe spinto a ricercare la ragione di ci\u00f2 nel cambiamento sociale avvenuto paradossalmente anche a causa dei progressi sociali degli anni \u201970, e di quelle riforme. Oggi si parla di riforme strutturali (forse appena un po\u2019 meno negli ultimi mesi), ma si tratta di un insulto alle riforme di struttura del centrosinistra, forse la pi\u00f9 organica ristrutturazione dello Stato e della societ\u00e0 italiana successiva all\u2019Unit\u00e0. Le \u201cnuove riforme strutturali\u201d sono un\u2019ipocrisia, e non vanno certo nella direzione di Lombardi: con questo tipo di riforme si vuole riportare la societ\u00e0 a condizioni di ineguaglianza, con l\u2019idea che sarebbe questa la molla, l\u2019incentivo necessario per la ripresa economica, il benessere sociale, il progresso tecnologico e ambientale, l\u2019efficienza pubblica: una semplificazione non solo degradante ma anche idiota della complessit\u00e0 dei rapporti sociali.<\/p>\n<p>Lombardi avrebbe forse indicato la causa del consenso intorno a queste pseudo riforme nell\u2019espansione della propriet\u00e0 privata come effetto non desiderato delle riforme socialiste degli anni \u201970: da allora, la casa in propriet\u00e0 (per citare solo uno degli elementi del cambiamento proprietario) \u00e8 diventata un obiettivo generalizzato, e questo \u00e8 un segnale dell\u2019assimilazione della cultura della classe lavoratrice a quella della classe proprietaria. I diritti sociali si sono trasformati in diritti individuali, ma ora il paradosso della storia \u00e8 che i diritti individuali non derivano dal necessario sviluppo della persona, ma dalla ricchezza di ciascuno; e tanto pi\u00f9 si \u00e8 ricchi tanto pi\u00f9 si \u00e8 intestatari di diritti, e i poveri non sono solo poveri, ma restano ai confini della propriet\u00e0, ci\u00f2 che mette in pericolo la loro dignit\u00e0 personale e li spinge verso un riscatto individuale, perci\u00f2 nazionalista e razzista. La vana ricerca di sfuggire al Marx scienziato sociale, ha spinto la sinistra verso alternative piccolo borghesi, come il prudhonismo, il sansimonismo, per finire con la terza via di Blair.<\/p>\n<p>Lombardi ci avrebbe detto che la reazione nazionalista all\u2019immigrazione non \u00e8 che un episodio della lotta fra poveri, dove per\u00f2 i poveri autoctoni difendono il diritto di non essere gli ultimi, perch\u00e9 sono ormai parte della classe media. Anzi, ci avrebbe fatto riflettere su come sia stata l\u2019immigrazione a risvegliare ci\u00f2 che era gi\u00e0 presente ma nascosto: l\u2019egoismo come valore, l\u2019identit\u00e0 (nazionale!) come un diritto.<\/p>\n<p>Una parte della responsabilit\u00e0, e non solo culturale, ce l\u2019hanno i socialisti perch\u00e9, con un capolavoro della fatuit\u00e0, hanno prima sposato la programmazione \u2013 per di pi\u00f9 generale, applicata anche al mercato \u2013 per poi dimenticarla completamente, adeguandosi, insieme al PCI, alle politiche di breve periodo, a quelle di settore, a quelle territoriali, sperando che ciascuna sezione tra queste avrebbe creato elementi di socialismo.<\/p>\n<p>Siamo tutti abbastanza marxisti da pensare che il cambiamento economico \u00e8 una causa rilevante della trasformazione sociale. Forse, sia Lombardi sia noi abbiamo pensato invece che il cambiamento politico avrebbe portato al cambiamento economico e perci\u00f2 ad una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, come tutti i riformisti fin da Otto Bauer: non ci sbagliavamo, salvo per il fatto che la societ\u00e0 risultante dal cambiamento politico non era affatto pi\u00f9 giusta. Del resto, anche il comunismo sovietico era fondato sullo stesso principio, e anche in quei paesi, la caduta del comunismo e dei suoi ideali di eguaglianza, ha ricostruito mai sopiti valori identitari, proprietari, egoistici.<\/p>\n<p>Ci manca, oggi, una cultura politica socialista che sia comprensibile per le masse o, pi\u00f9 modestamente, per la gente, che nel frattempo \u00e8 pi\u00f9 scolarizzata. Certo, non \u00e8 nella cultura socialista che trova le sue radici il PD; e forse i disastri del socialismo italiano ed europeo frenano anche chi \u201csarebbe\u201c socialista, ma se ne vergogna. Tutto si pu\u00f2 recuperare, solo che le divergenze originarie nella politica della sinistra riconoscano che il terreno comune \u00e8 pi\u00f9 rilevante di quelle divergenze. Confessare di aver ceduto alle sirene del liberismo durante tutto un lungo periodo di governo del centrosinistra, pu\u00f2 aiutare a lavorare per unificare le file oggi disorganizzate. Il passato, per quest\u2019opera di riunificazione \u00e8 utile, ma va visto con gli occhi penetranti della critica lombardiana.\u201d<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/paolo-leon-e-il-realismo-politico-di-riccardo-lombardi-per-una-societa-diversamente-ricca\/\">http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/paolo-leon-e-il-realismo-politico-di-riccardo-lombardi-per-una-societa-diversamente-ricca\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di HYPERPOLIS (Paolo Leon) \u201cMolti hanno pensato che Lombardi raffigurasse gli elementi della civilt\u00e0 come utopie: l\u2019ambiente, i diritti civili, il lavoro e il non lavoro, il ruolo dello Stato, la pace, l\u2019economia \u2013 per citarne solo alcuni. 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