{"id":17427,"date":"2016-09-13T11:01:02","date_gmt":"2016-09-13T09:01:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17427"},"modified":"2016-09-13T11:01:02","modified_gmt":"2016-09-13T09:01:02","slug":"lunione-non-e-piu-riformabile-va-fermata-la-circolazione-indiscriminata-dei-capitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17427","title":{"rendered":"L\u2019Unione non \u00e8 pi\u00f9 riformabile. Va fermata la circolazione indiscriminata dei capitali"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>EMILIANO BRANCACCIO<\/strong> (intervista di Giacomo Russo Spena)<\/p>\n<p>\u201cMettiamocelo bene in testa: in Europa non c\u2019\u00e8 nessuna svolta, nessun vento federalista di cambiamento. La sostanza delle politiche economiche non \u00e8 cambiata. L\u2019eurozona resta sull\u2019orlo della deflazione, con effetti tremendi per le economie pi\u00f9 fragili e per i lavoratori di tutto il continente. Il sentiero che stiamo percorrendo \u00e8 palesemente insostenibile\u201d. L\u2019economista Emiliano Brancaccio non ha mai aderito allo <em>storytelling<\/em> renziano sulle possibilit\u00e0 di rilancio del progetto di unificazione europea. Anzi, nel commentare le recenti decisioni di politica monetaria e le proposte di gestione del post-Brexit, Brancaccio mette in luce l\u2019affiorare di crepe sempre pi\u00f9 profonde nell\u2019assetto istituzionale e politico dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><em><strong>Professore, la settimana scorsa Mario Draghi ha dichiarato che per i prossimi mesi la BCE non immetter\u00e0 ulteriori dosi di liquidit\u00e0 nell\u2019economia europea. Possiamo affermare che nel direttorio di Francoforte questa volta Draghi ha perso, e che hanno vinto i \u201cfalchi\u201d dell\u2019austerity guidati dal tedesco Weidmann?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Il problema non riguarda solo la quantit\u00e0 totale di liquidit\u00e0 erogata, ma anche l\u2019impossibilit\u00e0 di indirizzarla verso i soggetti maggiormente in difficolt\u00e0. Le regole attuali impongono alla BCE di acquistare titoli secondo quote pressoch\u00e9 fisse tra i vari Paesi, il che significa che larga parte delle erogazioni della banca centrale finisce in Germania anzich\u00e9 nelle economie che ne avrebbero pi\u00f9 bisogno. Per iniziare ad affrontare i problemi di solvibilit\u00e0 dei Paesi pi\u00f9 fragili bisognerebbe almeno superare questi aspetti cos\u00ec regressivi della politica monetaria europea. Ma i conservatori, tedeschi e non solo, ormai bloccano anche le pi\u00f9 modeste istanze di rinnovamento.<\/p>\n<p><em><strong>Questo significa che la BCE non riuscir\u00e0 a perseguire l\u2019obiettivo d\u2019inflazione che si era data?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Le banche centrali non hanno mai avuto il potere di controllare l\u2019inflazione. Il loro vero compito \u00e8 di definire le condizioni generali di solvibilit\u00e0 delle unit\u00e0 economiche. Con le attuali regole, la solvibilit\u00e0 \u00e8 del tutto compromessa in Grecia, e in prospettiva non \u00e8 garantita nemmeno in Italia e negli altri Paesi del Sud Europa.<\/p>\n<p><em><strong>Nella conferenza stampa di gioved\u00ec scorso, per\u00f2, Draghi ha auspicato che il governo tedesco si attivi per aumentare la domanda interna e stimolare le importazioni di merci estere, in modo da ridurre gli squilibri che derivano dall\u2019eccessivo surplus commerciale della Germania. \u00c8 un modo per richiamare la Merkel alle sue responsabilit\u00e0? <\/strong><\/em><\/p>\n<p>Un modo molto timido, direi. In conferenza stampa Draghi ha anche aggiunto che l\u2019Unione europea non \u00e8 un\u2019economia pianificata, e che quindi non esistono modi semplici per ridurre il surplus di paesi competitivi come la Germania. Questa affermazione descrive abbastanza correttamente lo stato dei fatti, ma lasciarla in sospeso significa creare un gigantesco alibi al governo tedesco. Se il Presidente della BCE volesse affrontare davvero il problema, dovrebbe trarre le conseguenze del ragionamento e riconoscere che l\u2019eurozona sta implodendo anche a causa di un deficit di \u201cpianificazione\u201d, per usare il suo stesso gergo.<\/p>\n<p><strong><em>Lei \u00e8 stato l\u2019ideatore dello \u201cstandard retributivo europeo\u201d, una proposta di riforma che mirava a sanzionare la politica di schiacciamento dei salari praticata dalla Germania. Tra gli esempi di \u201cdeficit di pianificazione\u201d dell\u2019Unione possiamo contemplare anche la mancanza di questo tipo di coordinamento europeo della contrattazione salariale?<\/em> <\/strong><\/p>\n<p>In senso lato s\u00ec, certo. Nessuna unione monetaria alla lunga pu\u00f2 sopravvivere se il paese pi\u00f9 forte si ostina ad attuare una politica di competizione al ribasso sui salari relativi. Oggi si dice che in Germania le retribuzioni hanno cambiato passo, che hanno cominciato finalmente a crescere. In effetti negli ultimi anni il costo unitario del lavoro tedesco \u00e8 cresciuto di cinque punti in pi\u00f9 rispetto alla media europea. Ma in questo modo \u00e8 stato eliminato solo un terzo del vantaggio competitivo che la Germania aveva accumulato nello scorso decennio, anche grazie a una ferrea politica di controllo dei salari. Oltretutto, la forbice tra i costi si sta riducendo molto pi\u00f9 attraverso la deflazione salariale nei paesi periferici che tramite la ripresa delle retribuzioni in Germania. Ma la deflazione distrugge capacit\u00e0 produttiva e cancella altri posti di lavoro nel Sud Europa. Lungo questo tracciato la fragilit\u00e0 dell\u2019eurozona viene accentuata, non risolta.<\/p>\n<p><em><strong>Renzi e Padoan per\u00f2 affermano che grazie al Jobs Act l\u2019occupazione in Italia \u00e8 ripartita e anche oggi l\u2019Istat parla di 439mila occupati in pi\u00f9 nel secondo trimestre\u2026<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Magari Renzi crede davvero al suo <em>storytelling<\/em> ma Padoan la verit\u00e0 la conosce. Dall\u2019approvazione del Jobs Act i posti di lavoro in Italia sono aumentati meno della met\u00e0 rispetto alla crescita media europea, che gi\u00e0 di per s\u00e9 \u00e8 stata molto modesta. La ricerca accademica ha ripetutamente provato che la precarizzazione dei contratti non crea occupazione, serve solo a indebolire i lavoratori e a ridurre ulteriormente i salari.<\/p>\n<p><strong><em>\u00c8 notizia recente che l\u2019Italia \u00e8 diventata nuovamente un Paese ad emigrazione netta: i concittadini che lasciano i confini nazionali sono pi\u00f9 degli immigrati che arrivano. La persistenza dei divari occupazionali tra l\u2019Italia e la media europea pu\u00f2 spiegare anche le nuove tendenze all\u2019emigrazione?<\/em> <\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 un fenomeno solo italiano. Si fa un gran parlare dell\u2019immigrazione che proviene dall\u2019Africa e dall\u2019Asia, ma dovremmo ricordare che almeno met\u00e0 delle attuali migrazioni \u00e8 interna al continente, e riguarda cittadini dell\u2019Unione europea. Fin dai suoi primordi, si sapeva che l\u2019assetto dell\u2019Unione avrebbe determinato andamenti sbilanciati dell\u2019occupazione nei diversi Paesi, e quindi avrebbe indotto imponenti migrazioni di lavoratori dalle aree pi\u00f9 deboli a quelle pi\u00f9 forti. Rispetto al 2007, in Germania ci sono oggi circa tre milioni di occupati in pi\u00f9 mentre in Spagna registriamo 2 milioni e trecentomila occupati in meno, in Italia un milione di occupati in meno e in tutto il Sud Europa sono stati distrutti circa cinque milioni di posti di lavoro. Nell\u2019Unione questi squilibri non possono essere affrontati con le politiche economiche: non solo non c\u2019\u00e8 un coordinamento salariale, ma non sussistono nemmeno trasferimenti fiscali dalle economie forti a quelle pi\u00f9 deboli. In questo contesto, l\u2019unico meccanismo che pu\u00f2 mitigare gli effetti della forbice occupazionale in atto \u00e8 dunque soltanto la migrazione di milioni di lavoratori dal Sud al Nord Europa. Ma quella migratoria \u00e8 una valvola di sfogo delicata, complessa, dolorosa, che richiederebbe un minimo di organizzazione preventiva della direzione e della velocit\u00e0 dei flussi.<\/p>\n<p><em><strong>Secondo lei, anche sul campo delle migrazioni, si \u00e8 registrato un \u201cdeficit di pianificazione\u201d?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>L\u2019esigenza di regolare la crescita dei flussi migratori era nota da tempo, ma le istituzioni europee non sono riuscite nemmeno a elaborare una parvenza di controllo \u201ca valle\u201d degli squilibri che esse stesse creavano. Come al solito, hanno scelto di affidarsi a rozzi meccanismi di mercato, e cos\u00ec hanno finito per cospargere altra benzina sul fuoco del risentimento sociale e della xenofobia. Basti ricordare che oggi la propaganda delle forze reazionarie, in Gran Bretagna come in Germania, cattura consensi anche lamentando che \u201cci sono troppi italiani in giro\u201d. Con buona pace per gli ideali di fratellanza tra i popoli europei.<\/p>\n<p><em><strong>In un\u2019intervista a l\u2019Espresso lei ha sostenuto che queste tendenze potrebbero sfociare in una sorta di \u201cxenofobia liberista\u201d, una sintesi perversa tra vecchia e nuova prassi politica. Vede questo sbocco anche nei possibili esiti della trattativa sulla Brexit?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Purtroppo s\u00ec. La proposta di gestione della Brexit attualmente in voga \u00e8 quella suggerita dall\u2019influente Istituto Bruegel di Bruxelles: promuovere un nuovo accordo tra UE e Regno Unito che si basi da un lato sulla riaffermazione della indiscriminata circolazione internazionale dei capitali tra le due aree, e dall\u2019altro sulla concessione ai britannici di bloccare a piacimento i flussi di immigrati dal continente. Se questo \u00e8 il meglio che gli illuminati <em>think tank<\/em> europei sono in grado di proporre, la sintesi che ho definito \u201cxenofobia liberista\u201d non \u00e8 pi\u00f9 semplicemente un\u2019ipotesi sul futuro, ma deve gi\u00e0 esser considerata un\u2019orrida realt\u00e0 di fatto.<\/p>\n<p><em><strong>A questo proposito, lei insiste spesso sull\u2019idea che proprio il caos creato dalle ricette del liberismo economico sia stato il detonatore delle suggestioni razziste e xenofobe che oggi attraversano il continente\u2026<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Alcuni storici revisionisti hanno sostenuto che l\u2019avvento dei fascismi in Europa fu una reazione alla rivoluzione bolscevica e all\u2019affermarsi del \u201cgrande altro\u201d sovietico. Quel che sta avvenendo in questi anni sembra suggerire che l\u2019ascesa di forme pi\u00f9 o meno surrettizie di fascismo pu\u00f2 anche verificarsi come effetto diretto del meccanismo capitalistico e delle sue crisi, pur nella totale assenza di una minaccia di tipo comunista o anche solo vagamente tradeunionista.<\/p>\n<p><em><strong>In effetti, dopo la cosiddetta resa di Alexis Tsipras, con la Grecia costretta a ingoiare la cicuta, la sinistra sembra essere finita di nuovo ai margini del dibattito politico. I reduci del sogno di \u201cun\u2019altra Europa\u201d sono oggi divisi: Varoufakis, che insiste su un rilancio delle lotte per cambiare l\u2019Unione dall\u2019interno, attacca i propugnatori della \u201cLexit\u201d, che invocano un\u2019uscita da sinistra dall\u2019euro per ripristinare forme di sovranit\u00e0 nazionale sulle leve dell\u2019economia. Come giudica la polemica in corso?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>La peggiore discussione possibile, chi la alimenta si diletta a dividere l\u2019atomo anzich\u00e9 cimentarsi nella fatica della sintesi. Coloro i quali oggi sostengono di voler lottare per cambiare l\u2019Unione dall\u2019interno dovrebbero occuparsi di miracolistica, non di politica. Al tempo stesso, chi parla di \u201csovranit\u00e0 nazionale\u201d adopera pigramente un linguaggio banale, ambiguo, oltretutto estraneo alla tradizione del movimento operaio, che era internazionalista per ragioni materiali e non semplicemente ideali.<\/p>\n<p><em><strong>Il vertice dei Paesi euro-mediterranei voluto da Tsipras potrebbe costituire una base internazionale di rilancio dei progetti di riforma in senso progressista dell\u2019Unione?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>L\u2019Unione non \u00e8 pi\u00f9 riformabile in senso progressista. Le condizioni politiche, se ci sono state, ora non si intravedono nemmeno all\u2019orizzonte. Forme di coordinamento dei Paesi euro-mediterranei potrebbero avere un senso, ma lo scopo dovrebbe andare oltre le attuali agende politiche.<\/p>\n<p><em><strong>Cosa pensa della proposta del premio Nobel Joseph Stiglitz di dividere in due l\u2019eurozona con una moneta per i paesi del Sud e una per quelli del Nord?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>In linea di principio non \u00e8 sbagliata, le economie del Sud Europa sono pi\u00f9 complementari di quanto si pensi. Ma al momento credo sia pi\u00f9 realistico lo scetticismo di Paul De Grauwe: se l\u2019Unione salta, ogni paese torner\u00e0 alla moneta nazionale. Poi si vedr\u00e0.<\/p>\n<p><em><strong>In questo scenario, quale proposta si sentirebbe di avanzare?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>I partiti xenofobi guadagnano consensi e ormai influenzano le agende di governo proponendo il blocco dei movimenti migratori di persone. Bisognerebbe fronteggiare l\u2019intraprendenza di queste forze reazionarie avanzando chiare proposte alternative. Per esempio, bisognerebbe spiegare ai cittadini che la crescita dell\u2019immigrazione \u00e8 un problema del tutto secondario rispetto alla questione principale, che riguarda la libera circolazione internazionale dei capitali. L\u2019indiscriminata libert\u00e0 di movimento dei capitali \u00e8 un fattore scatenante delle onde speculative, degli squilibri e delle crisi del nostro tempo. In un contesto in cui i capitali possono muoversi da un Paese all\u2019altro alla continua ricerca di bassi salari, bassa pressione fiscale sui profitti e blandi vincoli ambientali e contrattuali, ogni istanza di progresso sociale e civile viene presto o tardi soffocata. Per questo, penso che sarebbe utile lavorare collettivamente intorno all\u2019idea di un \u201clabour standard sulla moneta\u201d, vale a dire un sistema di gestione delle relazioni internazionali finalizzato al controllo dei movimenti di capitale, fuori e dentro l\u2019Europa, specialmente da e verso quei paesi che adottino misure di dumping sociale e fiscale.<\/p>\n<p><em><strong>In Italia vede al momento forze politiche disposte a fare della proposta di controllo dei movimenti di capitale una vera e propria bandiera?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Dalle nostre parti il dibattito politico \u00e8 dominato dal nulla. Eppure, quando ai prossimi appuntamenti elettorali si tratter\u00e0 di giudicare i programmi dei partiti, poche cose saranno importanti quanto la posizione che le varie forze assumeranno sul tema della circolazione indiscriminata dei capitali.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/brancaccio-unione-non-e-piu-riformabile-va-fermata-la-circolazione-indiscriminata-dei-capitali\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/brancaccio-unione-non-e-piu-riformabile-va-fermata-la-circolazione-indiscriminata-dei-capitali\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EMILIANO BRANCACCIO (intervista di Giacomo Russo Spena) \u201cMettiamocelo bene in testa: in Europa non c\u2019\u00e8 nessuna svolta, nessun vento federalista di cambiamento. La sostanza delle politiche economiche non \u00e8 cambiata. 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