{"id":17430,"date":"2016-09-13T11:02:34","date_gmt":"2016-09-13T09:02:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17430"},"modified":"2016-09-13T11:02:34","modified_gmt":"2016-09-13T09:02:34","slug":"monti-e-gli-investimenti-pubblici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17430","title":{"rendered":"Monti e gli investimenti pubblici"},"content":{"rendered":"<p><em>Si riporta questo intervento ufficiale di Mario Monti all&#8217;ultimo ECOFIN per evidenziare l&#8217;importante svolta retorica e programmatica dell&#8217;ex presidente del consiglio sul tema degli investimenti pubblici, naturalmente a fini tutto meno che sociali o \u00a0sovranisti, ma tattici, laddove la strategia rimane la solita: garantire la sopravvivenza dell&#8217;Unione Europea a trazione economica liberista, in una fase in cui il rigore tedesco rischia seriamente di metterla a repentaglio.<\/em><\/p>\n<p>* Monti \u00e8 stato invitato dalla Presidenza ECOFIN a titolo personale quale ex presidente del Consiglio ed ex ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <strong>MARIO MONTI<\/strong><\/p>\n<p>Un impegno condiviso per sostenere l&#8217;integrazione e la crescita nella UE<br \/>\nCrescita insufficiente; rischi per la sicurezza interna ed esterna; sfiducia dei cittadini nelle istituzioni nazionali ed europee; Stati membri in aperta contrapposizione tra loro; primi segni di una possibile disgregazione della Ue. Di fronte a queste difficolt\u00e0, \u00e8 necessario modificare l\u2019impostazione delle politiche economiche condotte a livello comunitario. Malgrado i rafforzamenti introdotti negli anni della crisi finanziaria, l\u2019adeguamento che a mio parere oggi si impone non potr\u00e0 ottenersi con piccoli miglioramenti al margine, ma non richiede neppure una \u201crivoluzione\u201d.<\/p>\n<p>Occorre invece rivisitare alcune fondamenta dell\u2019impostazione attuale, identificare con chiarezza i punti che sono alla base delle divergenze sempre pi\u00f9 evidenti tra le visioni, le culture politiche dei nostri paesi.<\/p>\n<p>L\u2019 \u00ab ambiguit\u00e0 costruttiva \u00bb , sempre pi\u00f9 spesso utilizzata da voi, ministri dell\u2019Ecofin, e dai capi di governo nei Consigli europei e nei Vertici dell\u2019Eurozona per dare l\u2019impressione di accordi raggiunti, non basta pi\u00f9. Se manca un minimo di visione realmente condivisa, i compromessi ai quali arrivate con tanta fatica non sono pi\u00f9 credibili, n\u00e9 per i cittadini n\u00e9 per i mercati. Le vostre narrative diverse, a volte inconciliabili, tolgono valore, lo dico con rispetto, a quanto volete far credere di avere deciso insieme. Al punto in cui siamo arrivati, l\u2019ambiguit\u00e0 pu\u00f2 diventare distruttiva.<\/p>\n<p>So per esperienza che le discussioni tra voi sono spesso di alto livello tecnico. Ma \u00e8 raro, credo, che vi chiediate quali divergenze di cultura politica creino certe contrapposizioni; se nella realt\u00e0 di oggi abbiano ancora senso; e se non vi siano soluzioni che potrebbero avvantaggiare entrambe le parti contrapposte, oltre che l\u2019economia europea, senza creare vincitori e vinti ma senza ricorrere a compromessi di facciata. \u00c8 soprattutto in questo senso, a mio giudizio, che la Commissione dovrebbe intendere la propria vocazione a essere una \u201cCommissione politica\u201d. Sarebbe invece preoccupante se la natura pi\u00f9 \u201cpolitica\u201d, che vari governi nazionali rivendicano di avere impresso alla Commissione al momento della nomina, si riducesse nelle loro attese a una maggiore \u201ccomprensione\u201d delle esigenze politiche dei vari governi quando si tratta di far osservare le regole.<br \/>\nLo sforzo che andrebbe fatto per capire meglio, e cercare di superare, le divergenze tra Stati membri riguarda in particolare tre pilastri delle politiche economiche, oggetto di forti tensioni: il mercato unico, il patto di stabilit\u00e0, il bilancio Ue. I tre temi riguardano tutti l\u2019intera Ue a 28 (27 dopo Brexit), anche se il persistere delle tensioni pu\u00f2 comportare conseguenze particolarmente gravi nell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p>Mercato unico: tensione tra integrazione di mercato e suo rigetto per motivi sociali e nazionali<\/p>\n<p>L\u2019Ue vuole essere, come dice il Trattato di Lisbona, \u00abun\u2019economia sociale di mercato\u00bb. Ma alcuni Paesi, ad esempio il Regno Unito, hanno una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 \u201cdi mercato\u201d; altri, come la Francia e per certi aspetti la Germania, una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 \u201csociale\u201d. Negli ultimi anni, in molte parti del mondo ci sono state reazioni a una globalizzazione molto pi\u00f9 attenta alle esigenze del mercato che alle preoccupazioni sociali o legate alle identit\u00e0 nazionali. L\u2019apertura economica segna il passo o arretra, il protezionismo e il nazionalismo avanzano. Ci\u00f2 avviene anche in Europa, dove tuttavia un mercato unico pienamente realizzato sarebbe essenziale per una crescita pi\u00f9 dinamica.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il mercato unico si completi, come nei servizi e nel digitale, vanno allora superate forti resistenze di quanti non a torto vedono in una Ue integrata nei mercati ma non nelle politiche sociali un fattore che accresce le diseguaglianze. Un modo per evitare ci\u00f2 \u00e8 avere un maggiore coordinamento delle fiscalit\u00e0 nazionali. Tra gli oppositori di tale coordinamento si \u00e8 sempre distinto il Regno Unito, Paese che peraltro ha dovuto constatare che una buona parte del voto pro Brexit ha avuto origine nelle diseguaglianze, attribuite all\u2019appartenenza alla UE. Ci\u00f2 dimostra che, come avvertivo in una relazione del 2010 alla Commissione, i \u201cfalchi\u201d di un mercato scevro di sociale alla fine avrebbero portato al rigetto, non al successo, del mercato unico.<\/p>\n<p>Forse, quando il Regno Unito (purtroppo, sotto tanti altri profili) avr\u00e0 lasciato la Ue, il coordinamento fiscale risulter\u00e0 un po\u2019 meno difficile e il mercato unico sar\u00e0 pi\u00f9 accettato. A questo riguardo mi permetto di mettervi in guardia, come ministri delle Finanze, che l\u2019ipotesi talora avanzata di una continuazione della partecipazione britannica al merca- to unico pur dal di fuori della Ue, se non fosse sottoposta a condizioni simili a quelle che ha la Norvegia, determinerebbe conseguenze nocive e insostenibili per il mercato unico e per la concorrenza.<br \/>\nPatto di stabilit\u00e0: duplice tensione, geografica (Nord\/Sud) e culturale (Anglosassoni, Keynes\/Germanici, Hayek).<\/p>\n<p>Bilanci pubblici che presentino, una volta corretti per il ciclo, un disavanzo non superiore agli investimenti pubblici (\u201cveri\u201d, certificati magari proprio dalla Ue) non sono pericolosi n\u00e9 per il paese che li effettua n\u00e9 per gli altri Stati membri. La Germania ha torto a opporsi a un principio economico che ha avuto nella sua Costituzione fino a pochi anni fa e che le ha permesso di realizzare il grande miracolo economico post-bellico.<\/p>\n<p>Ha per\u00f2 ragione la Germania, e con essa altri Paesi dell\u2019Europa centro-settentrionale, a non amare il ricorso sempre pi\u00f9 frequente alla \u201cflessibilit\u00e0\u201d nell\u2019applicazione del patto di stabilit\u00e0, anche se recentemente sembra un po\u2019 rassegnata.<\/p>\n<p>A mio parere, l\u2019Europa ha bisogno di una forte espansione di investimenti seri (privati, misti e anche pubblici). Proprio nella logica della sussidiariet\u00e0 cara ai tedeschi, tale espansione non pu\u00f2 essere affidata solo a uno strumento centrale, pur molto importante, come il Piano Juncker. Occorre allora che, nelle regole per presidiare la buona gestione dei bilanci nazionali &#8211; nell\u2019interesse di un\u2019Europa senza tensioni finanziarie ma con una crescita maggiore di oggi, senza la quale la stessa Ue potrebbe non sopravvivere \u2013 si lascino entrare dalla porta i buoni investimenti, anzich\u00e9 lasciarne entrare un po\u2019 dalla finestra della \u201cflessibilit\u00e0\u201d, che peraltro lascia passare anche eccessi di disavanzo nocivi perch\u00e9 causati non da investimenti, ma spesso da trasferimenti che hanno scopi a volte marcatamente politici.<\/p>\n<p>Dunque, si introduca una regola pi\u00f9 convincente, quella sugli investimenti, e in pari tempo si riduca a zero o a poco la \u201cflessibilit\u00e0\u201d ammissibile. L\u2019unico aumento di spesa pubblica che deve piacere sia a un francese keynesiano (perch\u00e9 stimola la domanda), sia a un tedesco hayekiano (perch\u00e9 espande la capacit\u00e0 produttiva ed \u00e8 perci\u00f2 una politica dell\u2019offerta e osserva il principio etico del rispetto delle generazioni future) \u00e8 quello che consiste in veri investimenti pubblici produttivi. (In un documento di Marcel Fratzscher, Enrico Giovannini, Sylvie Goulard e del sottoscritto, scritto per il Council on the Future of Europe, il tema \u00e8 approfondito, anche negli aspetti operativi). La regola, pi\u00f9 rispettabile, sar\u00e0 anche pi\u00f9 rispettata.<br \/>\nBilancio Ue: tensione tra \u201ccontribuenti netti\u201d e \u201cbeneficiari netti\u201d<br \/>\nUn\u2019altra tensione che avvelena la vita europea scaturisce da un bilancio comunitario obsoleto nella struttura della spesa, non trasparente, non democratico e regressivo nelle modalit\u00e0 di finanziamento.<\/p>\n<p>Con i profughi, gli immigrati, il terrorismo, le esigenze di lavorare per una sicurezza interna ed esterna, gli Stati membri ultimamente hanno invocato dal livello Ue che si provveda a fornire \u201cbeni pubblici europei\u201d, che gli Stati non sono in grado di assicurare da soli ai loro cittadini.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario che la Ue si metta in grado di fornire questi beni pubblici europei e che a queste nuove funzioni corrispondano nuove risorse, mentre una buona parte della spesa attuale potrebbe essere risparmiata con la soppressione di certi programmi o con la devoluzione di certe attivit\u00e0 al livello nazionale.<br \/>\nIl Gruppo che voi, cio\u00e8 i governi nazionali riuniti nel Consiglio, il Parlamento europeo e la Commissione avete istituito per fare proposte sulla riforma del bilancio Ue, affidandomene la presidenza, presenter\u00e0 in dicembre il rapporto finale. Perci\u00f2 non mi dilungo qui.<\/p>\n<p>Faccio solo presente che anche in questo campo l\u2019uscita del Regno Unito avr\u00e0 effetti rilevanti. Dovrebbe venire meno un afflusso netto di risorse. Potrebbe d\u2019altra parte semplificarsi un aspetto che \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 intrattabile: senza Regno Unito, non ci sar\u00e0 lo \u201csconto Regno Unito\u201d (\u00abI want my money back\u00bb, disse Margaret Thatcher nel 1984) e dovrebbero in conseguenza scomparire gli \u201csconti\u201d che altri Stati hanno ottenuto nel tempo per mitigare gli effetti dello \u201csconto\u201d al Regno Unito sui loro contributi.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/MarioMonti.ufficiale\/posts\/1031375260310047\">\u00a0https:\/\/www.facebook.com\/MarioMonti.ufficiale\/posts\/1031375260310047<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si riporta questo intervento ufficiale di Mario Monti all&#8217;ultimo ECOFIN per evidenziare l&#8217;importante svolta retorica e programmatica dell&#8217;ex presidente del consiglio sul tema degli investimenti pubblici, naturalmente a fini tutto meno che sociali o \u00a0sovranisti, ma tattici, laddove la strategia rimane la solita: garantire la sopravvivenza dell&#8217;Unione Europea a trazione economica liberista, in una fase in cui il rigore tedesco rischia seriamente di metterla a repentaglio. * Monti \u00e8 stato invitato dalla Presidenza ECOFIN a&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17431,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/monti.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4x8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17430"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17430"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17430\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17431"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}