{"id":17568,"date":"2016-09-13T13:21:48","date_gmt":"2016-09-13T11:21:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17568"},"modified":"2018-03-22T10:07:16","modified_gmt":"2018-03-22T09:07:16","slug":"i-nomi-propri-e-gli-uomini-medi-romanzo-scienze-umane-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17568","title":{"rendered":"I nomi propri e gli uomini medi. Romanzo, scienze umane, democrazia"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\"><em>Il romanzo come forma di espressione inverata della democrazia dove finalmente trovano posto gli umili. Viceversa, il romanzo testimonia anche il relativismo<\/em> <em>assoluto<\/em><em> della societ\u00e0 borghese, invocando il bisogno di ricostruire una comunit\u00e0 con valori condivisi e uno spirito politico<\/em><\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><strong>di<\/strong> LE PAROLE E LE COSE (Guido Mazzoni)<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Un\u2019immensa moltitudine di uomini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2008, quando mor\u00ec mio padre, cercai di raccogliere le foto che avevo di lui, come succede in questi casi, e, come succede in questi casi, allargai la ricerca alle generazioni precedenti. Le immagini che ritraevano il lato paterno della famiglia erano pochissime. Scoprii che nel 1972, durante un trasloco, mio nonno aveva deciso di buttare via una parte delle poche foto che possedeva. Quando mia madre gli chiese perch\u00e9 lo avesse fatto, lui rispose \u00abtutta roba vecchia, tutta gente morta\u00bb. Nato contadino in condizioni che non differivano molto da quelle di Ancien R\u00e9gime, cresciuto in un\u2019epoca nella quale la fotografia era un\u2019arte costosa, complicata ed elitaria, mio nonno paterno pensava di non avere i mezzi e prima ancora il diritto di lasciare tracce. Si considerava una persona di fatica; la sua vita avrebbe avuto un senso solo attraverso il grande corpo allargato della famiglia, lavorando per far vivere i figli meglio dei genitori, com\u2019era accaduto alle generazioni immemorabili di mezzadri da cui discendeva; tutto il resto era irrilevante e soprattutto non faceva per lui, a cominciare dalla conservazione della sua immagine nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Venti dell\u2019Ottocento Alessandro Manzoni importa nella letteratura italiana il modello di romanzo storico inventato da Walter Scott. Ci mette poco tempo: <em>Waverley <\/em>esce nel 1814; nel 1821 Manzoni comincia a scrivere il libro che, sei anni dopo, sarebbe uscito col titolo di <em>Promessi sposi<\/em>. Ha trentasei anni; \u00e8 uno scrittore di solida formazione classicistica; nell\u2019ultimo decennio ha praticato forme anticlassicistiche di scrittura: ha rifiutato l\u2019uso della mitologia, ha scritto liriche ispirate alla Bibbia, si \u00e8 dedicato a tragedie in versi sul modello di Shakespeare. Inizia a scrivere i <em>Promessi sposi<\/em> dopo l\u2019<em>Adelchi <\/em>e dopo l\u2019opera storica che accompagna la scrittura dell\u2019<em>Adelchi<\/em>, il <em>Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia. <\/em>Nel secondo capitolo del <em>Discorso <\/em>Manzoni si sofferma su una lacuna culturale. Studiando le opere di storia, scrive, non c\u2019\u00e8 modo di sapere come vivesse la popolazione di origine latina conquistata dai Longobardi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cronisti del medio evo raccontano per lo pi\u00f9 i soli avvenimenti principali o straordinari, e fanno la storia del solo popolo conquistatore, e qualche volta de\u2019 soli re e de\u2019 personaggi primari di quel popolo<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.\u00a0<span id=\"more-24142\"><\/span>Ci\u00f2 accade per due ragioni: perch\u00e9 la storiografia ufficiale \u00e8 scritta dai vincitori e perch\u00e9 ignora le masse. Una quantit\u00e0 enorme di esseri transita sulla terra senza lasciare tracce, o perch\u00e9 sono dei vinti o perch\u00e9 sono delle persone private:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che se le ricerche le pi\u00f9 filosofiche e le pi\u00f9 accurate su lo stato della popolazione italiana durante il dominio de\u2019 Longobardi, non potessero condurre che alla disperazione di conoscerlo, questa sola dimostrazione sarebbe una delle pi\u00f9 gravi e delle pi\u00f9 feconde di pensiero che possa offrire la storia. Un\u2019immensa moltitudine d\u2019uomini, una serie di generazioni, che passa sulla terra, sulla sua terra, inosservata, senza lasciarvi un vestigio, \u00e8 un tristo ma importante fenomeno; e le cagioni d\u2019un tale silenzio possono riuscire ancor pi\u00f9 istruttive che molte scoperte di fatto<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<span id=\"more-22492\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione discorsiva nuova, ancora priva di prestigio, che pu\u00f2 riempire questo territorio vuoto \u00e8 il romanzo. I protagonisti dei <em>Promessi sposi<\/em> appartengono alle moltitudini che passano sulla terra inosservate: sono \u00abgenti meccaniche e di piccol affare\u00bb, la controparte invisibile dei pochissimi \u00abprencipi, potentati et qualificati personaggi\u00bb di cui la storia ufficiale si occupa. Attraverso l\u2019invenzione, la <em>fiction<\/em>, Manzoni garantisce a due individui qualsiasi il diritto di lasciare traccia, di passare sulla terra senza restare impercepiti. La natura irreale, immaginaria, di questi esseri non cambia la novit\u00e0 del gesto, che \u00e8 anche, com\u2019\u00e8 evidente, un atto politico.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">2. Storia della vita privata<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa chiamata<em> novel, roman, Roman, novela <\/em>e <em>romanzo<\/em> si forma durante un processo lungo e complicato al termine del quale gruppi di opere molto diverse vengono accorpate sotto famiglie di parole che, per vie tortuose, riprendono e modificano i nomi di due generi letterari medievali, il <em>roman<\/em> francese e la <em>novella <\/em>italiana. A partire dalla met\u00e0 del Cinquecento, questi due insiemi di termini ampliano il proprio spettro semantico e acquistano un significato nuovo. L\u2019oggetto intellettuale che designano si forma fra la seconda met\u00e0 del Cinquecento e la fine del Settecento e mette insieme testi eterogenei: i romanzi cortesi medievali, i romanzi greci riscoperti a met\u00e0 del Cinquecento, i romanzi nati dall\u2019imitazione dei modelli greci, la narrativa pastorale, la narrativa epistolare, il <em>romance <\/em>comico, i romanzi picareschi spagnoli e la loro tradizione europea, i romanzi epistolari, le <em>nouvelles <\/em>francesi, le <em>novelas <\/em>spagnole, il romanzo umoristico settecentesco, le biografie esemplari, le storie di viaggiatori, di peccatori, di criminali. Opere cos\u00ec diverse sono legate da due elementi comuni: la forma narrativa e l\u2019estraneit\u00e0, parziale o totale, a quei modelli e a quei principi di poetica ereditati dalla poetica antica che costituivano l\u2019architrave del classicismo della prima et\u00e0 moderna, cio\u00e8 del sistema letterario egemone in Europa fra la met\u00e0 del Cinquecento e la fine del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ascesa del nuovo genere \u00e8 accompagnata da una quantit\u00e0 enorme di discorsi critici, trattati, prefazioni: non appartenendo alla letteratura legittima e prestigiosa, i testi che finiscono nel territorio del romanzo debbono giustificare la propria esistenza. Fra la fine del Seicento e la fine del Settecento, molti scrittori provano a rivendicare i diritti della nuova forma presentandola come la storia della vita privata. E\u2019 un discorso che emerge negli anni Sessanta e Settanta del Seicento, durante i dibattiti francesi intorno alla <em>nouvelle<\/em>: lo troviamo nella <em>Biblioth\u00e8que fran\u00e7oise <\/em>di Charles Sorel<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> e nelle conversazioni critiche dell\u2019Abb\u00e9 de Charnes intorno alla <em>Princesse de Cl\u00e8ves <\/em>di Mme de Lafayette<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><em>. <\/em>Fra la fine del Seicento e la prima met\u00e0 del Settecento, diventa un <em>topos<\/em> e transita nella letteratura inglese: Defoe chiama <em>Moll Flanders a private History<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a> <\/em>e la contrappone ai <em>novels <\/em>e ai <em>romances <\/em>non storici, cio\u00e8 finti, di cui \u00e8 piena la letteratura della sua epoca; Fielding usa la stessa formula nel <em>Tom Jones<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><strong>[6]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>topos <\/em>non vale per tutti i testi che confluiscono nel romanzo (la tradizione del <em>romance<\/em> rimane esclusa), ma \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 comuni di legittimare ci\u00f2 che, a partire dalla fine del Settecento, il sistema letterario inglese chiama <em>novel. <\/em>L\u2019idea di una \u00abstoria della vita privata\u00bb si incrocia con un\u2019altra strategia giustificatoria, quella di presentare il testo romanzesco come <em>exemplum <\/em>di una verit\u00e0 morale. Fanno entrambe parte di uno stesso discorso: il romanzo \u00e8 un <em>exemplum<\/em> proprio perch\u00e9 racconta vite simili a quelle puramente private dei lettori; se raccontasse vite speciali non avrebbe la stessa efficacia paradigmatica. Un ragionamento di questo tipo circola nelle <em>nouvelles <\/em>francesi del Seicento<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> e dilaga ovunque nel corso del Settecento: nella recensione a <em>Clarissa <\/em>di Albrecht Von Haller<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, nelle riflessioni sul romanzo di John Hawkesworth<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, nell\u2019<em>Eloge de Richardson <\/em>di Diderot<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cosa rimanda l\u2019idea del romanzo come storia della vita privata? Nel vocabolario critico che vige fino alla seconda met\u00e0 del Settecento, una formula simile allude anche alla distinzione aristotelica fra componimenti di tipo poetico e componimenti di tipo storico: i primi sono vincolati al verisimile, cio\u00e8 al convenzionalmente universale, i secondi narrano il vero, cio\u00e8 il contingente, l\u2019insolito, il particolare. Scrivere che un <em>novel <\/em>\u00e8 storia della vita privata significa collocarlo fra le narrazioni che vogliono essere vere, non verisimili. Questa strategia di legittimazione coglie una novit\u00e0 oggettiva: per millenni la cultura europea ha confinato gli individui non rappresentativi in un sottomondo culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una lacuna discorsiva che riguarda sia la storiografia sia la letteratura. Nella cultura antica e classicistica la storia scritta secondo le regole, la <em>vera historia<\/em>, parla di figure pubbliche, non di vite private. In questo senso il romanzo riempie davvero uno spazio vuoto: un vocabolario e una logica critica di origine classicistica vengono usati per giustificare un genere che la poetica classica e classicistica non conosceva. Il paradigma storiografico egemone in Occidente fino alla fine del Settecento \u00e8 quello che discende da Tucidide: la storia non racconta gli usi, i costumi e la vita privata, non \u00e8 etnografica n\u00e9 antiquaria; la storia racconta le vicende pubbliche e politiche, le <em>res gestae<\/em> dei grandi<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riscoperta di Erodoto a met\u00e0 del Cinquecento annuncia una metamorfosi che avr\u00e0 luogo solo nel corso dell\u2019Ottocento, quando uno storico non potr\u00e0 pi\u00f9 ignorare ci\u00f2 che Manzoni, nel <em>Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia,<\/em>chiamava \u00ablo stato della popolazione\u00bb, cio\u00e8 la vita delle masse. Peraltro l\u2019idea del romanzo come genere del privato sar\u00e0 decisiva per la legittimazione del modello di romanzo inventato da Walter Scott: gli studiosi di cose antiche, si legge nei materiali introduttivi a <em>Ivanhoe <\/em>(1820), ci hanno lasciato solo poche notizie sulla vita delle persone comuni nate in altre epoche; i romanzi come quelli cui Scott si dedica raccontano ci\u00f2 che gli storici non hanno raccontato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019insieme di discorsi che, a partire dal Settecento, viene chiamato letteratura vige la stessa zona d\u2019ombra: le forme nobili del sistema letterario antico e classicistico, l\u2019epos e la tragedia, raccontano storie di eroi, re, figure mitologiche; le storie private degli individui comuni finiscono nei generi di registro comico o intermedio \u2013 la commedia antica, il mimo, la commedia nuova, i giambi, l\u2019epigramma, la satira. Questo perch\u00e9, come sappiamo da Auerbach, il sistema letterario antico e classicistico \u00e8 strutturato intorno alla regola della divisione degli stili. Il primo testo in cui la <em>Stiltrennung <\/em>viene esplicitamente formulata \u00e8 il secondo capitolo della <em>Poetica <\/em>di Aristotele:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coloro che imitano imitano uomini che agiscono, e questi, di necessit\u00e0, sono seri (<em>spoudaious<\/em>) o di poco conto (<em>phaulous<\/em>). I caratteri si conformano in effetti quasi sempre a questi soli tipi, perch\u00e9 tutti differiscono per quanto riguarda il carattere in vizio (<em>kakia<\/em>) o in virt\u00f9 (<em>arete<\/em>), e sono dunque migliori di noi, peggiori di noi o simili a noi.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uomini che Aristotele chiama \u00abmigliori di noi\u00bb sono i semid\u00e8i o gli eroi aristocratici dell\u2019<em>epos <\/em>e della tragedia, e compiono imprese straordinarie o vanno incontro alle sventure eccezionali che i poeti rappresentano con un atteggiamento serio e uno stile alto, conformemente alla dignit\u00e0 delle gesta; gli uomini \u00abpeggiori di noi\u00bb sono gli schiavi o i personaggi \u00abdi poco conto\u00bb della commedia: compiono azioni ridicole o leggere che i poeti rappresentano con uno stile adeguati al rango basso. Aristotele sta dando voce a un paradigma che lo precedeva e che sarebbe durato per millenni: la regione pi\u00f9 prestigiosa dello spazio letterario antico \u00e8 occupata dagli individui pubblici; le persone \u00abcome noi\u00bb finiscono in un territorio minore, intermedio o pi\u00f9 spesso comico, sottoposto a regole di genere rigide e stilizzanti. Questo perch\u00e9 nelle letterature antiche e classicistiche la <em>Stiltrennung <\/em>si rivel\u00f2 una bipartizione pi\u00f9 che una tripartizione: i<em>genera elocutionis <\/em>erano tre ma i confini fra umile e medio furono sempre piuttosto incerti: lo stile basso poteva comprendere il comico, il satirico, l\u2019erotico-scherzoso, l\u2019osceno, ma anche la vita quotidiana, l\u2019informazione di fatto, il bozzetto, il dato marginale; ne facevano parte il mimo, il giambo e la satira, ma anche i brani di un\u2019orazione giudiziale che si occupavano di argomenti privati o di economia<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 la novit\u00e0 che il romanzo ha introdotto nella storia di lunga durata della letteratura occidentale? Le risposte possibili sono molte; se per\u00f2 se ne dovesse scegliere una, io direi questo: il romanzo, come Friedrich Schlegel intu\u00ec precocemente, \u00e8 il primo genere che \u00e8 arrivato a raccontare qualsiasi cosa in qualsiasi modo. Semplificando un tema che si presta a distinzioni innumerevoli, potremmo dire che esistono due grandi famiglie di teorie del romanzo. La prima discende dal <em>Dialogo sulla poesia <\/em>di Friedrich Schlegel, si diffonde nel corso dell\u2019Ottocento, viene ripresa e sviluppata da Bachtin negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e diventa popolare dopo la riscoperta di Bachtin negli anni Settanta. Secondo questa posizione teorica, il romanzo, nel significato moderno del termine, \u00e8 una forma cangiante e indefinibile, un genere che ingloba gli altri generi e che permette di raccontare qualsiasi storia in qualsiasi modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra famiglia discende dall\u2019<em>Estetica <\/em>di Hegel, viene ripresa e sviluppata nel corso del Novecento da Luk\u00e1cs e da Auerbach. Secondo quest\u2019altra posizione, il romanzo \u00e8 la moderna epopea borghese o il genere che permette la mimesi seria, tragica e problematica delle persone come noi. Potremmo unirle dicendo quanto segue: il romanzo \u00e8 il genere che, conquistando la capacit\u00e0 di narrare qualsiasi storia in qualsiasi modo, arriva a raccontare, con una ricchezza e un peso inediti, l\u2019esistenza delle persone come noi, cio\u00e8 qualcosa che per i moderni \u00e8 diventato cruciale e che fino a quel momento aveva avuto un posto minore nella societ\u00e0 e nella cultura europea. Ci\u00f2 non significa che la dimensione del privato non fosse mai entrata nello spazio narrativo; vuol dire che non era mai entrata con questa ampiezza e con questa <em>Stimmung<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura e la storiografia classiche e classicistiche raccontano con seriet\u00e0 e indugio storie di individui pubblici la cui visibilit\u00e0 \u00e8 garantita dal mito, dalla storia collettiva, dalla leggenda o dalla funzione che questi individui esercitano; il romanzo racconta con seriet\u00e0 e indugio storie di personaggi che, nella sfera pubblica, rappresentano solo se stessi. Altre formazioni discorsive in quegli stessi decenni contribuiscono alla metamorfosi; il giornalismo, l\u2019autobiografia moderna, la poesia lirica moderna sono parti dello stesso processo; nel XIX e nel XX secolo la fotografia, il cinema, i <em>media <\/em>elettrici completeranno la trasformazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In francese le persone private si chiamano <em>particuliers<\/em>. \u00c8 un termine rivelatorio: i privati sono coloro che abitano nella dimensione della particolarit\u00e0, che si muovono nella pluralit\u00e0 del mondo accidentale, che conoscono il suo irriducibile polimorfismo. Raccontare la vita privata significa aprire la letteratura alle singolarit\u00e0 qualunque, reali o immaginarie, e dar loro il diritto di lasciare tracce. Grazie al romanzo (e al giornalismo, all\u2019autobiografia moderna, alla poesia lirica moderna, alla fotografia, al cinema, ai <em>media <\/em>elettrici) una quantit\u00e0 enorme di esseri, storie, ambienti, fatti singolari viene immessa nella <em>mimesis<\/em>, rappresentata, riportata alla presenza; grazie al romanzo e agli altri generi della particolarit\u00e0 la democrazia entra nella storia culturale europea.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">3. Nomi propri e uomini medi<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio nell\u2019epoca in cui si afferma la famiglia di giochi linguistici che restituisce le differenze umane in tutta la loro costitutiva anarchia, emerge con forza una famiglia di giochi linguistici, eguale e contraria. La illustro partendo da una coincidenza. Le <em>Confessioni <\/em>di Rousseau, come si sa, sono un\u2019opera cruciale per la nascita dall\u2019autobiografia moderna e di quel sottogenere romanzesco che Joachim Merlant, all\u2019inizio del Novecento, chiamer\u00e0 <em>roman personnel<\/em><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, e che comprende opere come <em>I dolori del giovane Werther <\/em>(1774) di Goethe, <em>Le ultime lettere di Jacopo Ortis <\/em>(1798-1817) di Foscolo, <em>Atala <\/em>(1801) e<em> Ren\u00e9 <\/em>(1802) di Chateaubriand<em>, Delphine <\/em>(1802) e<em> Corinne <\/em>(1807) di Madame de Sta\u00ebl,<em>Obermann<\/em>(1804) di Senancour<em>, Val\u00e9rie <\/em>(1804) di Madame de Kr\u00fcdener,<em> Adolphe <\/em>(1816) di Constant. Nelle prime pagine dell\u2019opera Rousseau giustifica il suo progetto con molti argomenti. Il pi\u00f9 famoso cala in forma scritta la pietra angolare della concezione moderna degli individui:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono fatto come nessuno di quelli che ho visto; oso credere di non essere fatto come nessuno di quelli che esistono. Se non valgo di pi\u00f9, almeno sono diverso<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la <em>doxa <\/em>moderna gli individui sono differenze: quando entrano in letteratura i nomi propri non debbono spogliarsi dei tratti contingenti per avvicinarsi a un modello universale, allegorico di individuo; debbono invece conservare la propria idiosincratica singolarit\u00e0. Il romanzo, l\u2019autobiografia e la poesia moderna nascono da questo presupposto implicito: la comunicazione letteraria va dal lettore in quanto individuo singolare agli individui cartacei singolari di cui parlano i testi; i generi letterari della nostra epoca sono concepiti per lasciar dilagare la differenza, l\u2019idiosincrasia, non per ridurla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi anni dopo l\u2019uscita delle <em>Confessioni <\/em>di Rousseau, Buffon pubblica il quarto supplemento alla sua <em>Histoire naturelle<\/em>(1777). In uno degli scritti che ne fanno parte, l<em>\u2019Essai d\u2019arithm\u00e9tique morale<\/em>, usa un\u2019espressione che avr\u00e0 fortuna \u2013<em>homme moyen<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><strong>[16]<\/strong><\/a>. <\/em>Se l\u2019uomo privato e singolare \u00e8 la pietra di costruzione dei generi letterari moderni, l\u2019uomo medio \u00e8 il mattone concettuale che rende possibile una famiglia discorsiva completamente diversa. L\u2019emersione dei generi letterari moderni, incentrati sulla differenza, \u00e8 contemporanea allo sviluppo di saperi che riportano le differenze all\u2019unit\u00e0 dei concetti, o addirittura dei numeri: il romanzo, la poesia moderna, l\u2019autobiografia moderna emergono nel loro assetto attuale proprio quando si affermano le scienze umane \u2013 cio\u00e8 quando le \u00abscienze dell\u2019anima\u00bb cinquecentesche e seicentesche si trasformano, nel corso del Settecento, nella disciplina che viene chiamata \u2018psicologia\u2019<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>, e quando la riflessione sulla vita sociale cominciata con Montesquieu, e prima ancora con Bodin, fa emergere ci\u00f2 che Comte, nel<em>Cours de philosophie positive<\/em>, chiamer\u00e0 \u2018sociologia\u2019<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Le scienze umane agiscono secondo una logica eguale e contraria a quella che vige nella letteratura moderna: applicano i concetti al mondo degli individui, colgono le costanti, livellano le differenze. Poich\u00e9 gli esseri di cui parlano non interessano in s\u00e9 ma per altro, per le regolarit\u00e0 che li attraversano, il centro del discorso non \u00e8 il singolo individuo empirico, il nome proprio, ma l\u2019essere generico, l\u2019<em>homme moyen, <\/em>oppure il tipo (il \u2018borghese\u2019, l\u2019\u2019impiegato\u2019, l\u2019\u2019isterica\u2019, il \u2018nevrotico\u2019, e cos\u00ec via).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso l\u2019epoca nella quale si affina la rappresentazione artistica delle singolarit\u00e0 e gli scrittori diventano capaci di raccontare i dettagli minimi delle coscienze, dei destini, degli ambienti \u00e8 la stessa che, applicando il calcolo delle probabilit\u00e0 alla vita, vede nascere la disciplina disumana della statistica<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. Una delle soglie decisive nella storia del romanzo \u00e8 il progetto della <em>Com\u00e9die humaine<\/em>, l\u2019opera che cerca di rappresentare la totalit\u00e0 sociale accettando il principio della differenza: ogni classe, ogni ambiente, ogni carattere, ogni costume riceve una rappresentazione peculiare; il diritto democratico a lasciare tracce tocca ogni aspetto della vita, tanto che l\u2019opera rischia di scivolare in quella che Hegel chiamava la cattiva infinit\u00e0. Balzac conosce per tipi, certo, ma i tipi non vengono fissati nella forma del concetto; si incarnano invece in esseri singolari, personaggi, nomi propri, <em>particuliers<\/em>. Se lo scopo \u00e8 affine a quello della sociologia, i mezzi sono opposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Trenta dell\u2019Ottocento, quando Balzac e Comte danno forma alle loro opere maggiori, Adolphe Quetelet recupera e sviluppa l\u2019espressione <em>homme moyen<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><strong>[20]<\/strong><\/a><\/em>. Meteorologo di formazione, Quetelet \u00e8 il primo ad applicare la statistica allo studio della vita umana. Parla di <em>homme moyen <\/em>nel 1831 in una relazione all\u2019Acad\u00e9mie Royale di Bruxelles; quattro anni dopo, nel suo scritto pi\u00f9 importante, <em>Sur l\u2019homme et le d\u00e9veloppement de ses facult\u00e9s <\/em>(1835), chiarisce meglio quest\u2019idea. L\u2019uomo medio, scrive Quetelet, nasce dalla cancellazione statistica delle singolarit\u00e0 individuali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fenomeni morali, quando si osservano le masse, rientrano in qualche maniera nell\u2019ordine dei fenomeni fisici; e saremmo portati a ammettere, come principio fondamentale nelle ricerche di questa natura, che pi\u00f9 grande \u00e8 il numero degli individui osservati e pi\u00f9 le peculiarit\u00e0 individuali, sia fisiche che morali, si cancellano e lasciano predominare i fatti generali<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo medio [\u2026] \u00e8 in una nazione ci\u00f2 che il centro di gravit\u00e0 \u00e8 in un corpo<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura europea diventa capace di raccontare le particolarit\u00e0 minute della vita sociale proprio quando, dall\u2019altro lato dello spettro conoscitivo, sorgono scienze fondate sul presupposto che le differenze fra gli individui possono essere cancellate e riportate a centri di gravit\u00e0, a leggi concettuali e a formule matematiche; l\u2019apertura alla democrazia delle differenze \u00e8 coeva alla morte delle differenze nella gelida identit\u00e0 dei numeri.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">4. Il doppio regime delle verit\u00e0 moderne<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019antitesi fra le formazioni discorsive che mimano la particolarit\u00e0 e le formazioni discorsive che riportano la particolarit\u00e0 al concetto o al numero \u00e8 una delle strutture profonde che danno forma alla maniera moderna di concepire gli individui e illumina una contraddizione fondamentale della nostra epoca. Da due secoli, per dire qualcosa intorno a una vita, ci affidiamo a due famiglie di discorsi: i primi rappresentano i singoli individui nelle particolarit\u00e0 minute o concedono loro il diritto di lasciare tracce e di esprimersi; i secondi ignorano le differenze e ricercano ci\u00f2 che \u00e8 comune, fissano la media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato la letteratura moderna, il giornalismo, la fotografia, i video, l\u2019apparato delle attivit\u00e0 mimetico-espressive contemporanee; dall\u2019altro, i saperi concettuali sulla vita umana, la riflessione filosofica sul quotidiano, le scienze umane, la statistica: da un lato la singolarit\u00e0 di massa esposta nei dettagli, dall\u2019altro la coscienza che le singolarit\u00e0, osservate in quanto massa, sono parti di una serie. Da un lato la democrazia come differenza; l\u2019ingresso degli individui qualsiasi nella sfera del dicibile e del visibile; dall\u2019altro la democrazia come livellamento degli individui nell\u2019unit\u00e0 delle forze anonime che agiscono dentro o sopra di loro. \u00c8 un doppio regime di verit\u00e0 che noi tardo-moderni sperimentiamo ogni giorno. Si pensi ai due siti internet pi\u00f9 visitati al mondo, Google e Facebook. Il primo \u00e8 il pi\u00f9 sofisticato dispositivo statistico che sia mai stato inventato: un algoritmo stabilisce quali siti corrispondano meglio alla ricerca digitata sullo schermo e classifica le singolarit\u00e0 sulla base di leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo \u00e8 un diario in pubblico di massa che, democratizzando il diritto romantico a esprimere se stessi, invera le riflessioni di Christopher Lasch sul narcisismo di massa e il concetto di espressivismo cos\u00ec come si trova esposto nelle opere di Charles Taylor<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Facebook permette a un miliardo e mezzo di utenti attivi di pubblicare massime, aneddoti, riflessioni, storie, immagini, video, musica, di portare all\u2019esterno le particole della propria vita, e in primo luogo di registrarle. Condensa due aspetti della mutazione antropologica di terzo livello che internet ha reso possibile: esprimere pubblicamente la propria ipotetica peculiarit\u00e0 e registrare la pura contingenza, memorizzare il flusso delle esistenze impermanenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerati in quanto forme simboliche, Google e Facebook generano immagini del mondo in apparenza opposte. Questa antitesi ripete una bipartizione costitutiva della cultura occidentale, quella frattura tra poesia e filosofia, tra mimesi e concetto che emerge al termine di una lunga battaglia discorsiva combattutasi fra il VI e il IV secolo a. C. in Grecia, e sancita da Platone nel II, III e X libro della<em>Repubblica<\/em>. Oltre a ripeterla la porta all\u2019estremo: la <em>mimesis <\/em>contemporanea scende nei dettagli con una precisione inedita; la riflessione diventa statistica e annulla le differenze nella pi\u00f9 gelida delle identit\u00e0 \u2013 quella dei numeri. Che cosa significa questo doppio regime?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ultimi due secoli, in Occidente e nei paesi toccati dall\u2019egemonia culturale dell\u2019Occidente, i <em>particuliers<\/em> si sono moltiplicati. \u00c8 stata innanzitutto un\u2019espansione quantitativa: il numero dei viventi \u00e8 esploso, gli spazi fisici e mentali si sono saturati di corpi e di discorsi. Inoltre le masse hanno acquistato il diritto di vedersi riconosciuto uno spazio di autonomia privata, il diritto di avere dei diritti: perseguire i propri interessi, criticare, in teoria, ci\u00f2 che \u00e8 stato tramandato, partecipare, in teoria, alla creazione della volont\u00e0 politica collettiva, costruirsi una sfera di valori. Ma l\u2019epoca che accresce il peso nominale delle singole persone \u00e8 la stessa che lega gli uomini in sistemi di reciproca dipendenza, moltiplicando le catene di azioni e reazioni reciproche: se i singoli conquistano autonomia e sicurezza all\u2019interno delle piccole sfere che li avvolgono, l\u2019orografia complessiva dei loro territori esistenziali li oltrepassa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 \u00e8 sempre accaduto, ma in epoca moderna la dislocazione e lo spossessamento sono cresciuti. Alla crisi delle trascendenze soggettive, cio\u00e8 dei valori condivisi, corrisponde un rafforzamento delle trascendenze oggettive, cio\u00e8 la dipendenza degli individui da poteri, reti, meccanismi, mitologie che gli individui non controllano. Trasformando la storia in un\u2019esperienza vissuta dalle masse, la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche inaugurano un tratto tipico della modernit\u00e0. Nei due secoli successivi i grandi conflitti a coscrizione obbligatoria, i cicli economici mondiali e le mutazioni di costume lo ribadiranno e mostreranno che l\u2019etere nel quale gli individui sono immersi eccede gli individui, sfugge al loro controllo e costituisce il solo vero Evento. La cultura del XIX secolo \u2013 da Hegel a Tolstoj, da Marx a Durkheim \u2013 decliner\u00e0 in molti modi la scoperta che la vita sovrapersonale rappresa nella storia e nella societ\u00e0 \u00e8 la vera trascendenza oggettiva, la forma laica e secolarizzata del divino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque l\u2019epoca in cui si afferma il valore assoluto di ogni individuo \u00e8 la stessa in cui emerge, con assoluta evidenza, il potere delle grandi forze anonime, nelle guerre planetarie o nelle crisi economiche, nei meccanismi dei mercati o nei cambiamenti dello <em>Zeitgeist<\/em>. L\u2019antitesi fra il peso nominale delle singole persone e la loro oggettiva irrilevanza si mostra nel conflitto fra le forme di mimesi della singolarit\u00e0 e i giochi linguistici che riportano le esperienze personali ai concetti o ai numeri. Ma la contraddizione, in realt\u00e0, \u00e8 implicita in ogni disciplina. La narrativa moderna, nella fattispecie, affina la rappresentazione artistica della singolarit\u00e0 nello stesso periodo in cui sviluppa la forma del romanzo-saggio; lo sviluppo della tecnica che pi\u00f9 di ogni altra d\u00e0 voce alla frantumazione della vita psichica, il flusso di coscienza, \u00e8 coeva all\u2019irruzione massiccia della riflessione filosofica nelle opere di narrativa; colui che sfonda la forma tradizionale del romanzo introducendovi una vera e propria filosofia della storia esposta in forma pesantemente concettuale, Tolstoj, \u00e8 lo stesso scrittore che, un decennio dopo, espande l\u2019introspezione di Anna Karenina e crea un monologo interiore.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">5. Democrazia e romanzo<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo agli anni Trenta dell\u2019Ottocento, quando Balzac lavora al progetto della <em>Com\u00e9die humaine<\/em>, Quetelet scrive <em>Sur l\u2019homme et le d\u00e9veloppement de ses facult\u00e9s <\/em>e Comte lavora al <em>Cours de philosophie positive <\/em>(1830-42). In quello stesso periodo Tocqueville pubblica la <em>Democrazia in America<\/em> (1835 e 1840). Per Tocqueville il nucleo della democrazia, ci\u00f2 che la rende irresistibile, non \u00e8 tanto la gioia di partecipare in modo continuo, emancipato e consapevole alla vita collettiva, quanto la creazione di piccole sfere di benessere e autonomia attorno ai singoli individui: \u00e8 la divisione del mondo comune in \u00abpetites soci\u00e9t\u00e9s\u00bb poste su un piano di eguaglianza formale, e all\u2019interno delle quali ogni individuo o ogni microgruppo pu\u00f2 perseguire i propri scopi, lasciare le proprie tracce, esprimersi. Le nazioni democratiche sono fatte di mondi che soggettivamente si percepiscono come liberi e diversi, ma che oggettivamente si assomigliano, sia perch\u00e9 l\u2019eguaglianza delle condizioni e l\u2019aumento della dipendenza reciproca livellano i comportamenti e i costumi, sia perch\u00e9 il contenuto dei desideri e degli scopi che gli individui e le \u00abpetites soci\u00e9t\u00e9s\u00bb perseguono \u00e8 solo particolare. Oggettivamente l\u2019uno vale l\u2019altro; soggettivamente la differenza minima che li separa \u00e8 ci\u00f2 che ognuno di noi chiama \u00abla mia vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si oltrepassa la rappresentazione idealizzata che le democrazie liberali danno di se stesse \u2013 la retorica della partecipazione collettiva, emancipata, alla vita della <em>polis<\/em> \u2013 e ci si chiede che cosa abbia reso desiderabile questo regime per milioni di contadini europei vissuti in condizioni sostanzialmente feudali fino alla prima met\u00e0 del Novecento, per le masse del Terzo Mondo o per gli abitanti degli stati totalitari, si vede che la partecipazione politica o il suffragio universale sono valori imprescindibili solo negli stati d\u2019eccezione, cio\u00e8 quando il piccolo spazio di benessere e autonomia \u00e8 minacciato: in condizioni ordinarie, la democrazia \u00e8 un dispositivo fragile, svuotato dall\u2019azione di poteri economici esterni alla politica degli Stati, dalle asimmetrie nell\u2019accesso alla comunicazione di massa, dalla resistenza che le burocrazie oppongono alle decisioni politiche, dall\u2019inerzia delle maggioranze silenziose, dall\u2019azione delle oligarchie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la televisione pubblica e privata di uno stato che si dice democratico sia controllata all\u2019ottanta per cento da un industriale sceso in politica, che la costituzione europea venga approvata con lievissime modifiche di facciata dopo che due stati sovrani la bocciano in un referendum, che il presidente degli Stati Uniti venga eletto in circostanze oscure, grazie ai voti decisivi di uno stato in cui si sospetta che siano avvenuti dei brogli, per giunta governato dal fratello di uno dei due candidati, non suscita rivolte di piazza o domande collettive radicali. Prima che per la propria autorappresentazione enfatica, la \u2018democrazia\u2019 resta desiderabile perch\u00e9 costruisce piccole sfere di autonomia attorno agli individui e alle famiglie, perch\u00e9 consente alle persone private di esistere per s\u00e9. Bench\u00e9 irrilevanti in rapporto alla totalit\u00e0, bench\u00e9 marginali, seriali e caduchi, i desideri, gli scopi, le tracce degli individui si vedono attribuire un\u2019importanza soggettiva assoluta. Nessuna stagione della storia umana ha mai dato cos\u00ec tanto peso alle persone qualsiasi: se chiamiamo sacro ci\u00f2 che non si pu\u00f2 trascendere o negoziare, la vita particolare rappresenta l\u2019unico orizzonte di sacralit\u00e0 che la cultura moderna riconosce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se \u00e8 vero, come vuole uno schema di filosofia della storia emerso dalla cultura dell\u2019idealismo tedesco, che l\u2019individualismo moderno nasce sul fondamento della teologia cristiana, per la quale ogni persona rappresenta un valore infinito, essendo creata a immagine e somiglianza di Dio, \u00e8 altrettanto vero che l\u2019inconscio culturale del mondo moderno rimuove questa genealogia e trasforma la vita <em>ohne Eigenschaften<\/em>, e senza tutele teologiche, in un valore assoluto. E questa \u00e8 innanzitutto una conquista: sentirsi autorizzati a perseguire i propri interessi, a esprimere se stessi, avere il diritto esteriore e interiore di conservare le proprie opinioni, parole, foto, \u00e8 un risultato straordinario. Ma una svolta di tale portata ha il suo rovescio dialettico. Per coglierlo, torniamo al romanzo \u2013 il genere che racconta qualsiasi cosa in qualsiasi modo, il genere che rappresenta la pluralit\u00e0 dei mondi, dei desideri, delle \u00abpetites soci\u00e9t\u00e9s\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro il processo che porta a una simile libert\u00e0 si cela una trasformazione profonda, nonch\u00e9 l\u2019equivalente letterario di ci\u00f2 che Tocqueville chiama democrazia. La moderna narrativa in prosa nasce dall\u2019abbattimento di quella scala degli esseri cui il sistema dei generi antico e classicistico implicitamente riman\u00addava attraverso la regola della divisione degli stili. La disinvoltura con la quale il lettore medio si identifica coi mondi di personaggi completamente diversi fra loro, adattando ogni volta il proprio orizzonte di valori a orizzonti sempre nuovi, significa che tutti gli individui hanno conquistato il diritto democratico di lasciare tracce, di diventare, in teoria, interessanti. Ma significa pure che gli scopi da cui gli eroi del romanzo moderno sono mossi hanno perduto ogni valore oggettivo e sostanziale: se i generi nobili della letteratura antica e classicistica, l\u2019<em>epos<\/em>, la tragedia, comunicavano un\u2019idea precisa della vita buona, un\u2019idea rigida di ci\u00f2 che era giusto o sbagliato, dignitoso o indegno, nobile o ignobile, il romanzo trasmette un\u2019immagine del mondo costitutivamente relativistica. Nel quarto libro di <em>Guerra e pace<\/em> Pierre Bezuchov, prigioniero dei francesi, riflette sul significato delle esperienze che ha fatto negli ultimi anni e conclude: \u00abaveva scoperto che [\u2026] l\u2019uomo che nel suo letto di rose soffriva perch\u00e9 un petalo si era gualcito, soffriva esattamente come soffriva lui ora, addormentandosi sulla terra nuda e umida, gelando un lato del corpo e scaldando l\u2019altro\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Guerra e pace <\/em>\u00e8 il correlativo estetico di queste considerazioni: un romanzo in cui le passioni di Natascia Rostova il giorno del suo primo ballo coesistono, su un piano di sostanziale parit\u00e0, con le riflessioni di Andrej Bolkonskij sul senso della vita o con i pensieri di Napoleone. L\u2019esistenza stessa di un genere che permette di condividere i desi\u00adderi degli altri senza giudicarne il significato intrinseco \u00e8 eloquente: nel romanzo moderno gli individui agiscono per scopi privati all\u2019interno di un mondo privato. Questo spazio ideologico e mentale si regge sulla massima che Thomas Buddenbrook applicava alla propria vita: \u00abogni attivit\u00e0 umana ha un significato solo simbolico\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>; poich\u00e9 non esiste pi\u00f9 una scala assoluta degli ideali, degli scopi e dei conflitti, \u00absi pu\u00f2 essere un Cesare anche in un modesto centro del Baltico\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>; il destino di un commerciante di Lubecca merita lo stesso interesse che altre culture avrebbero riservato al destino di un principe, perch\u00e9 il contenuto di ci\u00f2 che si persegue \u00e8 infinitamente particolare. Ogni lettore \u00e8 pi\u00f9 attratto da certe storie e da certi personaggi che da altri, e tuttavia ci\u00f2 che \u00e8 davvero universale non \u00e8 il contenuto dei desideri e dei mondi individuali, ma la forma del desiderare qualcosa in un piccolo mondo abitato da altri individui che a loro volta desiderano qualcosa di diverso. Il genere che garantisce agli individui il diritto di lasciare tracce scopre alla fine che tutte le vite moderne, nonostante le loro differenze di superficie, ripetono lo stesso schema: uno schema nel quale ci\u00f2 che importa \u00e8 la forma del desiderare, non il contenuto dei desideri, e prima ancora l\u2019idea che sia interessante dare spazio agli individui qualsiasi, qualunque sia lo scopo cui tendono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il romanzo comunica un\u2019immagine tocquevilliana dello stato di cose presente: racconta un mondo diviso in nicchie poste in un intero che sfugge al controllo, ciascuna soggettivamente singolare nella sua oggettiva serialit\u00e0, ciascuna assoluta nella sua assoluta relativit\u00e0. \u00abMi chiamo Walter Siti, come tutti\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>, si legge nell\u2019incipit di un romanzo che definir\u00e0 il nostro tempo. Poco pi\u00f9 avanti si legge anche \u00absono l\u2019Occidente perch\u00e9 posso occuparmi di sciocchezze e chiamare sciocchezze le potenze che non controllo\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>, perch\u00e9 mentre stati interi si dissolvono posso postare le foto del mio gatto su Facebook. D\u2019altra parte occuparsi di sciocchezze \u00e8 stata anche una conquista che molti di noi non baratterebbero mai. I tentativi politici di sovvertire questa condizione sono falliti. Lo dice la storia degli ultimi due secoli, due secoli che si concludono in un punto imprecisato degli anni Ottanta dopo il quale riemerge, come un destino inevitabile, lo stato di cose descritto centocinquant\u2019anni fa da un aristocratico la cui famiglia era fortunosamente sopravvissuta alla Rivoluzione francese.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> A. Manzoni, <em>Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia <\/em>(1822, 1847), in Id., <em>Opere<\/em>, vol. IV, <em>Scritti storici e politici<\/em>, a cura di L. Badini Confalonieri, Torino, UTET, 2012, p. 121.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 158.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Ch. Sorel, <em>La Biblioth\u00e8que fran\u00e7oise. Seconde \u00e9dition revue et augment\u00e9e<\/em> (1667), Gen\u00e8ve, Slatkine, 1970, p. 178 ss.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> J.-A. de Charnes, <em>Conversations sur la critique de la Princesse de Cl\u00e8ves<\/em>, Paris, Claude Barbin, 1679, pp. 135 ss.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> D. Defoe, <em>Moll Flanders <\/em>(1722), ed. by E. Kelly, New York-London, Norton, 1973, p. 3.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> H. Fielding, <em>The History of Tom Jones. A Foundling<\/em>, ed. by F. Bowers, in <em>The Wesleyan Edition of The Complete Works of Henry Fielding<\/em>, Oxford, Oxford University Press, 1975, Book II, Chap I and Book VIII, Chap. I.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> J.R. de Segrais, <em>Les Nouvelles fran\u00e7aises ou Les divertissements de la Princesse Aur\u00e9lie<\/em>, texte \u00e9tabli, pr\u00e9sent\u00e9 et annot\u00e9 par R. Guichemerre, Paris, Soci\u00e9t\u00e9 des textes fran\u00e7ais modernes, 1990, t. I, p. 21.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> A. von Haller, <em>Clarissa<\/em>, in \u00abBiblioth\u00e8que raisonn\u00e9e des ouvrages des savans de l\u2019Europe\u00bb, janvier, f\u00e9vrier, mars 1749, t. XLII, premi\u00e8re partie, pp. 326-333.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> J. Hawkesworth, in <em>The Adventurer<\/em>, 4, Saturday, November 18, 1752, p. 20.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> D. Diderot, <em>\u00c9loge de Richardson <\/em>(1762), in Id., <em>\u0152uvres compl\u00e8tes<\/em>, t. V, Paris, Le Club Fran\u00e7ais du Livre, 1970, pp. 128-29.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> A. Momigliano, <em>Il posto di Erodoto nella storia della storiografia <\/em>(1958), in Id., <em>La storiografia greca<\/em>, Torino, Einaudi, 1982, pp. 138-155, e Id., <em>The Classical Foundations of Modern Historiography<\/em>, Berkeley-Los Angeles-Oxford, California University Press, 1990, cap. II.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Aristotele, <em>Poetica<\/em>, 2, 1448 a.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> E. Auerbach, <em>Literatursprache und Publikum in der lateinischen Sp\u00e4tantike und im Mittelalter <\/em>(1958); trad. it. <em>Lingua letteraria e pubblico nella tarda antichit\u00e0 latina e nel Medioevo<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1960, p. 43.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Cfr. J. Merlant, <em>Le roman personnel de Rousseau \u00e0 Fromentin<\/em> (1901), Gen\u00e8ve, Slatkine, 1978.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> J.J. Rousseau, <em>Les Confessions <\/em>(1782), in Id., <em>\u0152uvres completes<\/em>, \u00e9dition publi\u00e9e sous la direction de Bernard Gagnebin et Marcel Raymond avec la collaboration de Robert Osmont, Paris, Gallimard, 1959, t. I, p. 6.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> G.-L. Leclerc de Buffon, <em>Suppl\u00e9ment \u00e0 <\/em>L\u2019Histoire naturelle<em>, <\/em>t. IV, Paris, Imprimerie Royale, 1777, p. 57. Sulla nozione<em>homme moyen <\/em>nello sviluppo dei saperi statistici moderni, cfr. S.M. Stigler, <em>The History of Statistics. The Measurement of Uncertainty before 1900<\/em>, Cambridge Mass., Harvard University Press, 1986, pp. 168 ss.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Cfr. F. Vidal, <em>Les Sciences de l\u2019\u00e2me, XVI<sup>e<\/sup>-XVIII<sup>e<\/sup> si\u00e8cle<\/em>, Paris, Champion, 2006, cap. I.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Cfr. R. Aron, <em>Les \u00e9tapes de la pens\u00e9e sociologique<\/em>, Paris, Gallimard, 1967.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> I. Hacking, <em>The Emergence of Probability: A Philosophical Study of Early Ideas about Probability, Induction and Statistical Inference,<\/em> Cambridge, Cambridge University Press, 1975; A. Desrosi\u00e8res, <em>La politique des grands nombres. Histoire de la raison statistique<\/em>, Paris, La D\u00e9couverte, 1993.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> S.M. Stigler, <em>The History of Statistics. The Measurement of Uncertainty before 1900<\/em>, cit., pp. 161 ss.; S.M. Stigler,<em>Statistics on the Table. <\/em><em>The History of Statistical Concepts and Methods, Cambridge Mass.,<\/em> Harvard University Press, 1999, pp. 59 ss.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> A. Quetelet, <em>Sur l\u2019homme et le d\u00e9veloppement de ses facult\u00e9s. Essai de physique sociale<\/em>, Paris, Bachelier, 1835, t. I, p. 12.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> A. Quetelet, <em>Sur l\u2019homme et le d\u00e9veloppement de ses facult\u00e9s<\/em>, cit, t. II, p. 251.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Ch. Lasch, <em>The Culture of Narcissism: American Life in an Age of Diminishing Expectations<\/em> (1979), trad. it., <em>La cultura del narcisismo, <\/em>Milano, Bompiani, 2001; Ch. Taylor, <em>Sources of the Self: The Making of the Modern Identity<\/em> (1989), trad. it.,<em>Radici dell\u2019io<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1993.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> L. Tolstoj, <em>Guerra e pace<\/em>, trad. it. di P. Zveteremich, Milano, Garzanti 1982, VI, iii, xi, p. 1592.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Th. Mann, <em>Buddenbrooks. Verfall einer Familie<\/em>, Hrsg. von E. Heftrich unter Mitarbeit von S. Stachorski und H. Lehnert, S. Fischer, Frankfurt a. M. 2002, VI, 7, p. 397.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> <em>Ivi<\/em>, V, 4, p. 302-03.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> W. Siti, <em>Troppi paradisi<\/em>, Torino, Einaudi, 2006, p. 3.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=22492#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a><em> Ivi<\/em>, p. 186.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=24142\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=24142<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il romanzo come forma di espressione inverata della democrazia dove finalmente trovano posto gli umili. Viceversa, il romanzo testimonia anche il relativismo assoluto della societ\u00e0 borghese, invocando il bisogno di ricostruire una comunit\u00e0 con valori condivisi e uno spirito politico di LE PAROLE E LE COSE (Guido Mazzoni) 1. Un\u2019immensa moltitudine di uomini Nel 2008, quando mor\u00ec mio padre, cercai di raccogliere le foto che avevo di lui, come succede in questi casi, e, come&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17569,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/le-parole-e-le-cose-e1473765493489.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4zm","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17568"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40164,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17568\/revisions\/40164"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17569"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}