{"id":17595,"date":"2016-09-14T09:25:59","date_gmt":"2016-09-14T07:25:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17595"},"modified":"2016-09-14T09:25:59","modified_gmt":"2016-09-14T07:25:59","slug":"la-fine-del-capitalismo-dieci-scenari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17595","title":{"rendered":"La fine del capitalismo. Dieci scenari"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CONTROPIANO (Giordano Sivini)<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stata una parentesi nella storia del capitalismo in cui il sociale \u00e8 riuscito ad emergere dall\u2019economico. Aveva rilevanza, in quanto sociale, per il riconoscimento giuridico che lo stato gli attribuiva in forza della sua esistenza come popolazione disciplinata dal lavoro salariato. In funzione della mediazione con l\u2019economico, lo stato aveva ricevuto legittimazione dal sociale. La democrazia, che come parvenza funzionava fin dall\u2019800, era stata giuridicamente ridefinita in senso sostanziale con una articolazione istituzionale orientata a garantire il benessere del sociale. Le politiche economiche e fiscali, pur racchiuse in uno spazio definito dall\u2019economico, realizzavano questo obiettivo attraverso la crescita e lo sviluppo. Agenti dello sviluppo erano le imprese regolate dallo stato, che interveniva sui processi economici stabilendo vincoli per il mercato, e sosteneva la domanda creando quel reddito aggiuntivo che il capitale non poteva o non voleva assicurare, permettendo la riproduzione delle condizioni di crescita e di sviluppo.<\/p>\n<p>Questa parentesi \u00e8 ormai chiusa, e se ne \u00e8 aperta un\u2019altra. Il sostegno dello stato alla domanda, come condizione di crescita e sviluppo, \u00e8 venuto meno, e il sistema cerca di garantire l\u2019offerta spingendo all\u2019indebitamento e abbassando i prezzi mediante una infaticabile ristrutturazione del sistema produttivo. Flessibilizza il lavoro per abbatterne i costi; riduce l\u2019immobilizzo dei capitali fissi e dei mezzi di produzione; limita il valore unitario delle merci mediante una spinta frammentazione e diversificazione. Ma crescita e sviluppo restano costruzioni illusorie, e le innovazioni concettuali sono finalizzate a sanzionare le interferenze del sociale, che ostacolerebbero lo stato in quanto garante dell\u2019economico. Le sue debolezze a livello nazionale vengono curate dallo stato sovranazionale che, autolegittimandosi in quanto alfiere della libert\u00e0 economica e della competizione, interviene sul sociale facendolo investire dai dispositivi del mercato, disciplinandolo alla sua razionalit\u00e0 e sottoponendolo ai suoi criteri di valutazione.<\/p>\n<p>L\u2019economia sociale di mercato, che ha forgiato l\u2019architettura istituzionale sovranazionale europea, definisce principi formali di rilievo costituzionale per direzionare i governi degli stati nella loro azione sull\u2019economico e sul sociale. Solidit\u00e0 monetaria e politica fiscale orientata a spezzare il circolo vizioso dell\u2019indebitamento, comprimendo i costi del sociale ed eliminando i particolarismi dei mercati nazionali per affermare il principio generale della libera competizione. Fine ultimo \u00e8 la costruzione di un ordine ritenuto corrispondente alla natura delle cose e degli uomini, con un mercato che, protetto dalle ingerenze del sociale, e rassicurato dalla vitalit\u00e0 delle forze che lo abitano, va messo in grado di riprodurre gli esseri umani in funzione delle loro diverse capacit\u00e0 imprenditive. Solo lo stato sovranazionale governato da tecnocrati \u00e8 in grado di educare gli stati nazionali ad uscire dal pantano, sostenendoli nella ridefinizione del sociale con tecnologie di governo delle potenziali conflittualit\u00e0.<\/p>\n<p>La governance costruisce soggetti governabili entro l\u2019ordine competitivo, creando \u201cuna camera di compensazione per quei problemi di ordine sociale che il capitalismo ha creato e che lo mettono in crisi\u201d1. La sua ideologia enuncia esattamente ci\u00f2 che la realt\u00e0 racconta, e definisce i principi statutari a cui la realt\u00e0 diversa che insiste sulla priorit\u00e0 del sociale deve conformarsi. Risorse materiali alimentano sistemi di pensiero che eludono il problema di fondo e giustificano i principi statutari. Agli accademici offrono un apparato di conoscenze che condiziona i percorsi scientifici. Ai politici garantiscono la riconquista dei poteri persi nell\u2019era dello stato supermercato. Alle forze sociali prospettano la possibilit\u00e0 di sviluppare senza mediazioni rapporti costruttivi con gli attori economici e politici.<\/p>\n<p>\u201cQuanto pi\u00f9, in quest\u2019ordine mondiale, si accumulano le catastrofi, tanto pi\u00f9 incisive, ad ogni nuova crisi, si fanno le richieste stereotipate dettate dall\u2019ignoranza asinina della coscienza ufficiale\u201d2. L\u2019economia sociale di mercato \u00e8 l\u2019ossimoro prodotto da questa coscienza asinina. \u201cPer i socialdemocratici \u00e8 un segnale del sostegno del sociale sull\u2019economico. Per i popolari \u00e8 l\u2019affermazione della dottrina sociale cristiana e del principio di sussidiariet\u00e0, e quindi una via salvifica per affrontate i problemi dell\u2019economia globalizzata e dei suoi meccanismi. Per i liberali \u00e8 il primato della competitivit\u00e0 e dell\u2019efficienza del mercato come precondizione per qualsiasi \u2018socialit\u00e0\u2019. Per i conservatori \u00e8 la necessaria subordinazione dell\u2019individuo ai legami e ai valori comunitari per plasmare una condotta economica guidata da criteri di responsabilit\u00e0. Anche all\u2019interno della sinistra si sta rivalutando l\u2019economia sociale di mercato come alternativa al capitalismo predatorio delle multinazionali e della grande finanza\u201d3. Si pu\u00f2 aggiungere che nella costruzione del sociale la governance imbriglia finanche la sinistra della sinistra.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tanta convergenza? \u201cSi tratta esplicitamente di autoregolazione meccanica di un nesso sistemico autonomo, le cui assurde leggi si sono sedimentate come fatti naturali (l\u2019economia di mercato, vale a dire il capitalismo). Nella realt\u00e0 la vita sociale non \u00e8 guidata dalla discussione e dalla consapevole decisione comune dei membri della societ\u00e0. (\u2026). Dietro i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario vi \u00e8 un quarto potere \u2013 il potere strutturale del sistema totale del mercato\u201d 4.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere irrazionale il sociale rispetto all\u2019economico? Questo \u00e8, alla fin fine, il problema che richiede una soluzione per chiudere la seconda parentesi della storia recente del capitalismo. Ma sembra irrisolvibile, nonostante i funambolismi degli economisti che denunciano la gravit\u00e0 della situazione cercando invano di porvi rimedio. Si apre cos\u00ec lo spazio per la negazione del capitalismo, non in prospettive utopiche, ma come conclusione di ragionamenti paradigmatici coerenti, relativi alla sua evoluzione storica, e alla dinamica del capitale quando viene considerato come motore del capitalismo.<\/p>\n<p>Un tempo, per molti, la classe operaia era il soggetto storico che avrebbe dovuto traghettare la societ\u00e0 oltre il capitalismo. Il verso della lotta di classe per\u00f2 \u00e8 cambiato; ora trova impulso dall\u2019alto, e sposta ricchezza verso i vertici della piramide sociale. Tuttavia Marx \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai per chi, con le sue lenti, non rinuncia alla lotta e guarda alla fine del capitalismo per riscattare il sociale, mentre i reduci del vecchio marxismo perseguono la vecchia strada delle compatibilit\u00e0, rinchiudendola nella catena del valore in nome della priorit\u00e0 del lavoro, nonostante l\u2019insopportabilit\u00e0 delle condizioni in cui viene erogato.<\/p>\n<p>Alla compressione del sociale reagisce anche chi \u00e8 metodologicamente abituato ad usare le categorie di un Weber che considera l\u2019uomo storicamente partecipe della realizzazione della \u2018gabbia di acciaio\u2019 imposta dall\u2019economia. Il baratro verso cui corre il capitalismo sta ormai ben oltre quell\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>E\u2019 stato Wolfgang Streeck, eminente scienziato sociale tedesco, a sollecitare la mia attenzione sulla fine del capitalismo, tanto da indurmi a guardare agli altri scienziati sociali che nell\u2019ultimo decennio hanno affrontato l\u2019argomento. Giovanni Arrighi aveva annunciato la fine della storia del capitalismo gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni \u201990 del \u2018900, e nel 2009, alla vigilia della morte, aveva confermato la previsione. Nel 2007, Andr\u00e9 Gorz, prima di decidere di morire, era giunto per altra via ad una conclusione per alcuni aspetti analoga. Robert Kurz, deceduto nel 2012, aveva intuito fin dal 1985 che il capitale sarebbe finito, ed ha continuato a sostenere questa tesi con analisi puntuali. Gli altri \u2013 Immanuel Wallerstein, David Harvey, Moishe Postone, Paul Mason e Jeremy Rifkin \u2013 sono, come si usa dire, vivi e (pi\u00f9 o meno) vegeti, e si sono espressi in tempi diversi su questo argomento senza poi modificare le loro posizioni.<\/p>\n<p>Mi sono imposto di individuare le diverse strade che li hanno indotti a prevedere la fine del capitalismo esaminando e sintetizzando i loro paradigmi. Li ho esposti senza intromettermi; spesso li ho fatti parlare, e, quando possibile, attingendo ad interviste gi\u00e0 pubblicate, utili per fornire interpretazioni dirette. Ho raggruppato i testi in capitoli, che da un lato si richiamano a scuole di pensiero, come l\u2019Economia mondo e la Critica del valore; dall\u2019altro realizzano una progressione tematica che va dalla fine della storia del capitalismo, alla assenza\/presenza di un soggetto contrapposto al capitale, all\u2019autoliquidazione del capitale per ragioni inerenti alla sua dinamica, e, infine, all\u2019emergenza, sulle sue ceneri, di una nuova societ\u00e0. Aggiungo, nelle conclusioni, un altro punto di vista sulla fine del capitalismo, frutto di una mia riflessione.<\/p>\n<p>Quali indicazioni si possono anticipare come risultato della comparazione dei testi, che, per inciso, prevedono la fine del capitalismo al pi\u00f9 tardi entro i prossimi 50 anni?<\/p>\n<p>In primo luogo, dopo un secolo e mezzo in cui le sorti del capitalismo erano state affidate ad un qualche soggetto rivoluzionario, adesso tutti ne riconducono la fine fondamentalmente a fattori oggettivi, da un lato per l\u2019ineluttabilit\u00e0 dei cicli storici, dall\u2019altro per i processi che minano il capitalismo dal suo interno. Questo non implica l\u2019inattivit\u00e0 del sociale, le cui forze devono orientare il processo terminale. Solo David Harvey fa eccezione, perch\u00e9, seguendo una metodica teorica che non si distacca dal marxismo tradizionale, cerca di unificarle in un soggetto capace di incidere sul capitale.<\/p>\n<p>In secondo luogo, coloro che convergono sulla tesi che il capitalismo \u00e8 minato al suo interno attribuiscono una funzione decisiva alla terza rivoluzione industriale, quella delle tecnologie informatiche. L\u2019enfasi \u00e8 posta da alcuni sulla riduzione del lavoro, che, ritenuto fonte insostituibile del valore, fa venir meno la sostanza del capitale; da altri sulla riconfigurazione del sociale sulla base della rete e delle produzioni di rete, che apre la strada al postcapitalismo. Anche qui un eccezione, quella di Wolfgang Streeck, per il quale a minare il capitalismo, senza aprire nuove prospettive, \u00e8 il neoliberalismo, che ha distrutto ogni freno all\u2019avidit\u00e0, facendolo precipitare verso un baratro.<\/p>\n<p>Queste sintesi approssimative di ci\u00f2 che emerge dalla lettura dei testi, non danno ovviamente conto della complessit\u00e0 delle dinamiche teoriche e analitiche, che, come preciso nelle conclusioni, distinguono tra capitalismo e capitale e tra diverse concezioni del capitale.<\/p>\n<p>1\u0002 Commisso G., La governance nell\u2019economia sociale di mercato, Materiali per una storia della cultura giuridica, XLV, 1, 2015 p. 283.<\/p>\n<p>2\u0002 Kurz, R., In attesa degli schiavi globali, blackblog.francosenia, 25 aprile 2016.<\/p>\n<p>3\u0002 Commisso G., La genesi della governance dal liberalismo all\u2019economia sociale di mercato, Trieste, Asterios, 2016.<\/p>\n<p>4\u0002 Kurz R., La sostanza del capitale, blackblog francosenia, 20 gennaio 2016.<\/p>\n<p>* Giordano Sivini, gi\u00e0 professore di sociologia politica nella facolt\u00e0 di economia dell\u2019universit\u00e0 della Calabria, pubblica con l&#8217;Editore Asterios La fine del capitalismo, dieci scenari. Vengono presentate le posizioni di studiosi che negli anni recenti hanno affrontato il problema, non di rado sostenendone l&#8217;inevitabilit\u00e0. Si tratta di Arrighi, Wallerstein, Streeck, Harvey,Postone, Kurz, Gorz, Mason e Rifkin. Questa \u00e8 la Presentazione del libro.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/contropiano.org\/news\/cultura-news\/2016\/09\/11\/la-fine-del-capitalismo-dieci-scenari-083312\" target=\"_blank\">http:\/\/contropiano.org\/news\/cultura-news\/2016\/09\/11\/la-fine-del-capitalismo-dieci-scenari-083312<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONTROPIANO (Giordano Sivini) C\u2019\u00e8 stata una parentesi nella storia del capitalismo in cui il sociale \u00e8 riuscito ad emergere dall\u2019economico. Aveva rilevanza, in quanto sociale, per il riconoscimento giuridico che lo stato gli attribuiva in forza della sua esistenza come popolazione disciplinata dal lavoro salariato. 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