{"id":17635,"date":"2016-09-15T09:49:02","date_gmt":"2016-09-15T07:49:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17635"},"modified":"2016-09-15T09:49:02","modified_gmt":"2016-09-15T07:49:02","slug":"limmigrazione-non-ci-salvera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17635","title":{"rendered":"L&#039;immigrazione non ci salver\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>COME DON CHISCIOTTE\u00a0(Germano Dottori)<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia che invecchia pu\u00f2 curarsi soltanto importando migliaia di stranieri? Perch\u00e9 questo mantra, un po\u2019 umanitario e un po\u2019 egoista, \u00e8 anche impraticabile<\/p>\n<p>Viene da tempo quasi ossessivamente ripetuto un mantra. L\u2019Italia, si dice, sarebbe un paese in via di progressivo invecchiamento, nel quale un numero sempre pi\u00f9 piccolo di persone in et\u00e0 lavorativa dovr\u00e0 farsi carico di una quantit\u00e0 crescente di anziani in pensione e bisognosi di costose cure sanitarie. Per questo motivo, ogni anno dovremmo importare centinaia di migliaia di uomini e donne dal resto del mondo, possibilmente giovani e ben istruiti. Spetterebbe a queste masse di stranieri il gravoso compito di compensare il collasso demografico determinato dall\u2019affermazione dei valori del femminismo nella nostra societ\u00e0, garantendo con il loro lavoro e i loro contributi la sostenibilit\u00e0 a lungo termine del nostro sistema di welfare. Senza cogliere l\u2019implicito sottile pregiudizio razziale nei confronti di chi arriva, sembriamo desiderare una situazione in cui noi italiani, distrutto lo stato e affossata la famiglia, prendiamo atto del nostro declino e affidiamo ai nostri ospiti il compito di mantenerci al posto dei nostri figli, che abbiamo rinunciato a generare per vivere pi\u00f9 comodamente e con meno vincoli.<\/p>\n<p>L\u2019argomentazione ha il suo fascino, specialmente quando \u00e8 presentata con dovizia di dati e grafici relativi al presumibile andamento delle variabili pi\u00f9 importanti per la sopravvivenza delle nostre societ\u00e0. Ma \u00e8 molto meno solida di quanto appare, alimenta pericolose illusioni e comunque tende a trascurare alcuni elementi essenziali, invece, al calcolo di convenienza relativo al modello di futuro che vogliamo. Non siamo la Germania e meno che mai gli Stati Uniti, neanche sotto il profilo della capacit\u00e0 di accogliere immigrati e farne una risorsa per il progresso economico, sociale e tecnologico del nostro paese, malgrado per anni ci si sia baloccati con l\u2019idea di attrarre con incentivi di dubbia efficacia moltitudini di stranieri qualificati, per i quali non esistono veri posti di lavoro, a meno di non voler considerare tali la possibilit\u00e0 di vendere rose ai turisti o quella di lavare i vetri alle macchine. E\u2019 bene essere consapevoli che la realt\u00e0 \u00e8 drammaticamente diversa da come alcuni se la immaginano: non solo non riusciamo a importare cervelli dall\u2019estero, ma stiamo perdendo una significativa quantit\u00e0 dei nostri giovani pi\u00f9 istruiti, che hanno ripreso a emigrare. Nel solo 2014 se ne sono andati in 101.297, molti con la laurea in tasca. E rischiamo di innescare un nuovo conflitto sociale.<\/p>\n<p>Il primo punto fondamentale contro il quale si scontra la teoria dell\u2019immigrazione come necessit\u00e0 economica imposta dalla difficolt\u00e0 di sostenere il nostro welfare \u00e8 in effetti proprio l\u2019incapacit\u00e0 dimostrata dal nostro sistema produttivo di generare opportunit\u00e0 lavorative adeguate quantitativamente e qualitativamente a soddisfare le aspettative di chi vorrebbe trovare un\u2019occupazione. I dati parlano chiaro: non solo conviviamo da tempo con una disoccupazione elevata, superiore al 10 per cento, con picchi tra i pi\u00f9 giovani che localmente raggiungono anche il 40 per cento, ma la difficolt\u00e0 di trovare un impiego accettabile \u00e8 tale che l\u2019Italia si distingue in negativo dai suoi partner europei anche per il basso tasso di attivit\u00e0 della sua popolazione. Siamo diversi punti sotto la media europea, intorno al 60 per cento contro il 68 per cento, e la percentuale tende a calare ulteriormente. Espelliamo facilmente dal mercato del lavoro le donne che hanno optato in extremis per la maternit\u00e0. E prepensioniamo allegramente gente ogni qualvolta ci sia da agevolare una riconversione produttiva o sia necessario tagliare posti di lavoro, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato.<\/p>\n<p>Nell\u2019Europa centro-settentrionale la situazione \u00e8 stata a lungo differente: per decenni le principali potenze industriali del continente hanno infatti sistematicamente generato occupazione eccedente le potenzialit\u00e0 demografiche interne, anche a causa dei \u201cbuchi\u201d aperti nelle rispettive societ\u00e0 dai massacri verificatisi nella Seconda guerra mondiale. Le donne non sono rimaste escluse dai processi produttivi nella misura che si continua a osservare da noi. E si \u00e8 ovviato alle carenze di manodopera anche negoziando da governo a governo l\u2019arrivo dei lavoratori stranieri necessari a far funzionare a pieno regime miniere e fabbriche. Persino la Repubblica democratica tedesca, cio\u00e8 la Germania comunista di Ulbricht, dovette risolversi a importare lavoratori dal Vietnam. In Italia, non \u00e8 mai accaduto nulla di tutto questo.<\/p>\n<p>Proprio il persistente gap tra i tassi di attivit\u00e0 precedentemente menzionato riflette bene la differenza dei contesti. Non \u00e8 un caso che gli stessi migranti che sbarcano sulle nostre coste cerchino in gran numero di raggiungere al pi\u00f9 presto una frontiera per proseguire il viaggio e arrivare dove le probabilit\u00e0 di successo e inserimento sono maggiori. E quale sia la situazione lo sanno bene anche i nostri giovani, che a frotte stanno lasciando l\u2019Italia proprio attratti dagli allettanti posti di lavoro che si trovano in Germania, in Gran Bretagna o persino in Belgio, paese piccolo che per\u00f2 ospita le istituzioni europee e tutto il vasto mondo di lobby, fondazioni politiche, centri di ricerca e think tank che ruota loro attorno.<\/p>\n<p>Non possiamo facilmente fare dei migranti una risorsa, in sintesi, perch\u00e9 il sistema produttivo e la stessa Pubblica amministrazione del nostro paese si stanno contraendo. Inoltre, prive come sono di adeguata tutela sindacale, le prestazioni lavorative terziarizzate che si stanno espandendo tendono a remunerare redditi sempre pi\u00f9 bassi e incostanti, annichilendo le speranze di promozione sociale ed economica di un ceto medio all\u2019interno del quale \u00e8 diventato indispensabile svolgere pi\u00f9 attivit\u00e0 per poter sbarcare il lunario. Nasce da questo fenomeno la rivolta antipolitica che stiamo osservando e quella meno visibile, ma non per questo meno acuta, del capitale umano che stiamo gettando al vento: i laureati che abbiamo formato e che sono costretti a cercare occupazione altrove. La crisi che si \u00e8 abbattuta sul nostro paese dopo il 2008 e specialmente dopo il 2011 ha solo accelerato il processo, comportando attraverso l\u2019austerit\u00e0 il taglio delle risorse devolute alla ricerca, bloccando il ricambio nel settore pubblico e cancellando letteralmente centinaia di migliaia di opportunit\u00e0 non solo lavorative, ma di carriera. I posti di lavoro eliminati nel solo ambito statale, lo ricordava nel 2014 Giulio Tremonti, equivalgono di fatto alla popolazione attiva di una citt\u00e0 come Firenze.<\/p>\n<p>Dovremmo importare imprenditori, forse, cio\u00e8 persone che non solo vengano a lavorare da noi, ma lo facciano creando occupazione nuova e non meramente sostitutiva. Trasformare un boat people in proprietario d\u2019azienda \u00e8 per\u00f2 un processo lunghissimo, specialmente in un paese come il nostro, nel quale il credito all\u2019impresa \u00e8 asfittico, il capitalismo \u00e8 relazionale, cio\u00e8 basato sulle reti di amicizie, e prima di poter costruire qualcosa occorre accumulare una bella quantit\u00e0 di denaro. Ci\u00f2 nonostante, qualcuno ci riesce lo stesso, specialmente nel campo della ristorazione. I cinesi sono un\u2019interessante storia di successo, ma non sono di certo arrivati da noi sui barconi e si sono valsi del supporto di potenti organizzazioni occulte.<\/p>\n<p>Le nostre strade si stanno peraltro riempiendo anche di esercizi pi\u00f9 modesti, come le rosticcerie etniche gestite da arabi e turchi che stanno piacevolmente diversificando le nostre diete o i minimarket dei bengalesi, aperti fino a notte fonda, che talvolta integrano le loro entrate offrendo anche un riparo notturno ad altri migranti. Pi\u00f9 spesso, per\u00f2, gli immigrati finiscono per entrare in competizione con i nostri concittadini riguardo ai lavori pi\u00f9 pesanti e meno qualificati, quando non finiscono nelle mani della criminalit\u00e0 che li sfrutta come manovalanza. Si vedono tanti stranieri nei cantieri edili, ad esempio, spesso alla merc\u00e9 di caporali che li reclutano alla giornata in luoghi convenuti delle nostre citt\u00e0. Se ne trovano tanti anche nei McDonald\u2019s, specialmente in quelli del Nord. Purtroppo, se ne incontrano proporzionalmente ancora di pi\u00f9 nelle nostre carceri, dove i detenuti immigrati rappresentano ormai circa il 30 per cento del totale: 18.166 su 54.072 complessivi nello scorso giugno, stando ai dati ufficiali pubblicati dal ministero della Giustizia.<\/p>\n<p>E\u2019 difficile non rendersi conto di come circostanze del genere possano contribuire all\u2019innesco di frizioni sociali, se non addirittura di vere e proprie reazioni xenofobe da parte di chi si sente minacciato dalla nuova concorrenza o teme per la propria sicurezza e non comprende per quali ragioni lo stato spenda risorse per l\u2019accoglienza, quando tanti italiani stanno male ed esistono pi\u00f9 di quattro milioni di nostri concittadini in condizioni di povert\u00e0 assolute. Le motivazioni per sovvenzionare il soggiorno dei migranti irregolari che invocano la concessione di una qualche forma di tutela internazionale ci sono e non sono solo esclusivamente umanitarie: uno straniero giunto per mare che venga efficacemente assistito ha, ad esempio, minor necessit\u00e0 di delinquere, anche se alcune situazioni di difficolt\u00e0, come la solitudine e le frustrazioni derivanti dallo sradicamento, possono sempre indurlo a cercare scorciatoie nell\u2019illegalit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019area di sofferenza tra i nostri concittadini si \u00e8 comunque talmente allargata che spesso dialogare su questi argomenti si rivela del tutto inutile. Il disagio emerge nei luoghi pi\u00f9 impensati. I medici che lavorano al pronto soccorso dei nostri ospedali spesso fronteggiano situazioni imbarazzanti: debbono erogare prestazioni sanitarie agli immigrati privi di documenti di fronte a italiani spesso indigenti, ma incapaci di provarlo, che chiedono perch\u00e9 invece loro siano tenuti al pagamento del ticket. E qui si tocca un\u2019altra nota dolente. In tempi di rigore fiscale e finanziario, l\u2019uomo della strada capisce ma non accetta il fatto che l\u2019accoglienza dei migranti implichi dei costi che sottraggono risorse altrimenti allocabili ai servizi di cui potrebbe beneficiare pi\u00f9 facilmente o pi\u00f9 a buon mercato. Le spese per l\u2019integrazione finiscono quindi immediatamente nel mirino di chi cerchi facili consensi.<\/p>\n<p>La coperta del bilancio statale \u00e8 infatti sempre troppo corta, almeno da quando siamo in regime di moneta unica, costretti a finanziare deficit pubblico e debito sovrano attingendo direttamente ai mercati, mentre il surplus commerciale tedesco drena risorse dalla nostra economia, impoverendoci giorno dopo giorno. E intanto la Germania accumula montagne di denaro da destinare agli impieghi pi\u00f9 vari, inclusa l\u2019importazione di talenti in fuga dalle zone di guerra. Si tagliano i posti letto negli ospedali, la manutenzione delle scuole \u00e8 rimessa a chi ne fruisce, ma ai migranti richiedenti tutela internazionale si regalano sim cards e si offre quando possibile ricovero negli alberghi, anche in localit\u00e0 turistiche di pregio. Il collegamento \u00e8 presto fatto anche dai neogenitori pi\u00f9 o meno giovani, che scoprono di essere svantaggiati nelle graduatorie per l\u2019accesso agli asili-nido rispetto alle coppie che abbiano almeno un componente straniero. In tempi di vacche grasse, forse la circostanza passerebbe inosservata. Ma questi sono anni di crisi e ristrettezze, contraddistinti da sensibilit\u00e0 e risentimenti esagerati, che costituiscono ormai un target elettorale irresistibile persino per il Movimento 5 stelle, pure a lungo paladino dell\u2019abolizione del reato di immigrazione clandestina, ma oggi interessato a dilatare il suo spazio politico occupando parte dell\u2019area di centrodestra.<\/p>\n<p>Tutti ricorderanno come, durante la recente campagna elettorale per le amministrative della scorsa primavera, il vicepresidente pentastellato della Camera dei deputati, Luigi Di Maio, lo dicesse a chiare lettere: \u201cGli italiani vengono prima\u201d. A questo quadro assai sconfortante si sottrae forse soltanto il settore dei care-givers, i badanti, divenuto strategico per il funzionamento della vita ordinaria nel nostro paese. La ragione del loro successo \u00e8 semplicissima: la famiglia italiana non \u00e8 pi\u00f9 quella di mezzo secolo fa e ormai c\u2019\u00e8 un\u2019intera generazione di ottuagenari che ha lasciato pochi figli e deve ricorrere alla collaborazione degli stranieri. Per molti quarantenni e cinquantenni italiani alle prese con l\u2019invalidit\u00e0 di uno o entrambi i genitori, infatti, l\u2019intervento di un badante \u00e8 adesso inevitabile, insieme al notevole sacrificio economico che ne deriva.<\/p>\n<p>Assumere un collaboratore domestico implica in effetti un sensibile calo del reddito disponibile, la contrazione delle spese di consumo e quindi l\u2019abbassamento del tenore di vita, mentre le retribuzioni vengono in massima parte sottratte al prodotto interno lordo, in quanto inviate come rimessa ai rispettivi paesi d\u2019origine. Neanche in questo caso, quindi, gli immigrati appaiono come una risorsa per il nostro sviluppo economico futuro, anche se suppliscono egregiamente a una carenza delle istituzioni pubbliche, che non riescono a prendersi cura degli anziani in una nazione che invecchia. Rimane sullo sfondo l\u2019amara constatazione che fare qualche figlio in pi\u00f9 e avere un\u2019efficace politica di sostegno alla famiglia probabilmente non guasterebbe. Ma in tempi di teoria gender imperante non \u00e8 politically correct, mentre giustificare la politica delle porte aperte lo \u00e8 sempre.<br \/>\nNel settore dell\u2019assistenza domestica operano con un certo successo le donne dell\u2019est Europa, specialmente ucraine, romene e moldave, che sono state tra le grandi beneficiarie delle maxisanatorie del passato.<\/p>\n<p>Ma sono i filippini, oltre 113 mila in Italia, quelli che paiono ispirare maggiore fiducia agli italiani, forse perch\u00e9 sostenuti dalla Chiesa cattolica, ben referenziati e dotati anche loro di una comunit\u00e0 molto organizzata, che dispone persino di un proprio misterioso servizio di protezione. Sono spesso in possesso di diplomi e padroneggiano a meraviglia la lingua inglese. Alcuni, specialmente i pi\u00f9 giovani tra loro, vorrebbero peraltro crescere professionalmente e con il tempo spostarsi verso impieghi pi\u00f9 remunerativi e appaganti all\u2019interno della nostra societ\u00e0. Ma si scontrano inesorabilmente con le stesse difficolt\u00e0 di accesso al mondo del lavoro che incontrano i coetanei italiani. E rimangono al palo, spesso accarezzando anche loro l\u2019idea di andarsene prima o poi da qui.<\/p>\n<p>Una questione pi\u00f9 profonda riguarda poi le aspettative di chi arriva: uomini e donne che noi vediamo essenzialmente come nostri dipendenti e delle cui preoccupazioni e aspirazioni poco sappiamo e ancor meno ci importa. Si tratta invece di persone da rispettare, che portano presso di noi le proprie convinzioni e culture, per le quali vorrebbero ottenere cittadinanza, ponendo la societ\u00e0 italiana di fronte alla sfida di un pluralismo pi\u00f9 complesso di quello costruito faticosamente finora. Perch\u00e9 non si tratta pi\u00f9 soltanto di far coesistere in un unico paese uomini e donne che avvertono ancora le diversit\u00e0 dovute ai propri contesti locali d\u2019origine, ma anche di adattarsi alla convivenza con usi, credenze e costumi molto diversi da quelli prevalenti in Italia. Un esempio valga per tutti: un lavoratore musulmano non sar\u00e0 mai in quanto tale n\u00e9 meno n\u00e9 pi\u00f9 produttivo di uno che osservi i precetti religiosi di un\u2019altra confessione, ma durante il mese sacro del Ramadan non potr\u00e0 lavorare seguendo gli stessi ritmi e orari degli altri e se ne dovr\u00e0 tenere conto. Anche le diete delle mense aziendali dovranno essere riconfigurate per permettere una pi\u00f9 ampia libert\u00e0 di scelta ed evitare involontarie quanto inutili provocazioni.<\/p>\n<p>L\u2019arrivo nel nostro paese degli stranieri implica quindi necessariamente una doppia risocializzazione: che faccia conoscere noi a loro e loro a noi. Un prezzo spesso trascurato dalle analisi dei costi e benefici recati dall\u2019immigrazione, forse perch\u00e9 automaticamente scaricato sulle spalle dello stato, come se poi non fossero le tasse dei contribuenti, in ultima analisi, a finanziarne le spese. E\u2019 questo l\u2019aspetto pi\u00f9 delicato di tutto il processo di integrazione, come provano i numerosi fallimenti riportati dai paesi che prima di noi vi si sono misurati e si trovano oggi alle prese con imprevisti problemi di ordine pubblico, come quelli emersi in Svezia e in Germania, o di sicurezza nazionale, come ci ha ricordato la strage di Nizza.<\/p>\n<p>Ci sono argini, rappresentati dalle conquiste civili dell\u2019ultimo secolo, che non dovranno essere valicati, pena lo snaturamento delle nostre societ\u00e0, anche se qualche nostro ospite potr\u00e0 vivere questa circostanza come un\u2019inaccettabile imposizione, covando risentimenti pi\u00f9 o meno pronunciati, che sono la premessa della reazione identitaria e talvolta anche del terrorismo. La conclusione da trarre pare chiara: le persone non sono merci, l\u2019integrazione non \u00e8 uno scherzo, gli equilibri sociali sono fragili e risentono criticamente dei numeri e della maggiore o minore rapidit\u00e0 delle loro variazioni. E sar\u00e0 necessaria una grande prudenza. Il melting pot non \u00e8 infatti il principio organizzatore intorno al quale si sono costituiti gli stati europei. E\u2019 piuttosto vero il contrario, avendo estesamente operato in Europa una logica opposta di autoaffermazione nazionale e pulizia etno-confessionale, che gli Stati Uniti hanno applicato solo ai danni dei pellerossa.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 non possiamo pensare realisticamente di ricostruire il processo di sviluppo del nostro paese scommettendo sull\u2019immigrazione, fermo restando che esisteranno sempre circostanze in cui non si potr\u00e0 fare a meno di soccorrere chi scappa da guerre e persecuzioni. Occorrer\u00e0 in qualche modo rallentare il flusso degli arrivi. Una cosa \u00e8 il sentimento umanitario, infatti, altro \u00e8 credere seriamente che i boat people siano la nostra salvezza. Le cifre fatte pi\u00f9 volte negli ultimi anni a proposito del nostro ipotetico fabbisogno di manodopera estera non sono compatibili n\u00e9 con la sopravvivenza della nostra fabbrica sociale n\u00e9 con il sogno egoista di far pagare ai \u201cnuovi italiani\u201d la nostra sanit\u00e0 e le nostre pensioni.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.comedonchisciotte.org\/site\/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=16846\">http:\/\/www.comedonchisciotte.org\/site\/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=16846<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COME DON CHISCIOTTE\u00a0(Germano Dottori) L\u2019Italia che invecchia pu\u00f2 curarsi soltanto importando migliaia di stranieri? 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L\u2019Italia, si dice, sarebbe un paese in via di progressivo invecchiamento, nel quale un numero sempre pi\u00f9 piccolo di persone in et\u00e0 lavorativa dovr\u00e0 farsi carico di una quantit\u00e0 crescente di anziani in pensione e bisognosi di costose cure&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":17636,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2100,32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Come-Don-Chisciotte-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4Ar","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17635"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17635"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17635\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}