{"id":1765,"date":"2010-06-24T23:30:38","date_gmt":"2010-06-24T22:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1765"},"modified":"2010-06-24T23:30:38","modified_gmt":"2010-06-24T22:30:38","slug":"due-pesi-e-due-misure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1765","title":{"rendered":"Due pesi e due misure"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><font face=\"Calibri\" size=\"3\">&nbsp;di <strong>Fabio Falchi<\/strong> fonte <a href=\"http:\/\/www.cpeurasia.eu\">cpeurasia<\/a><\/font><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><o:p><font face=\"Calibri\" size=\"3\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">In una recente intervista all&rsquo;agenzia di stampa iraniana IRNA, il direttore della rivista Eurasia, Tiberio Graziani, ha dichiarato: &laquo;In questi giorni abbiamo avuto modo di vedere come il diritto internazionale valga solo per gli alleati di Washington: mi riferisco all&rsquo;assalto degli israeliani contro la Mavi Marmara, un vero e proprio atto di pirateria&raquo; (vedi il sito Eurasia-rivista.org). E&rsquo; la politica di &ldquo;due pesi e due misure&rdquo;, la stessa che porta a sanzionare l&rsquo;Iran per lo sviluppo del suo programma nucleare civile, ma non Israele che dispone di centinaia di testate atomiche, senza averlo mai esplicitamente riconosciuto, e che si rifiuta di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Si potrebbe commentare: &ldquo;niente di nuovo sotto il sole&rdquo;. Tuttavia, le parole del direttore Graziani non possono non richiamare alla mente un passo del celebre corso di Martin Heidegger sul nichilismo europeo, che egli tenne nell&rsquo;Universit&agrave; di Friburgo nel 1940. Vale la pena di riportarlo per intero:<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">&nbsp;&laquo;Se oggi, per esempio, gli inglesi distruggono le unit&agrave; della flotta francese all&rsquo;ancora nel porto d&rsquo;Orano [Heidegger si riferisce al fatto che l&#39;Inghilterra, temendo che i tedeschi potessero impadronirsi delle navi da guerra francesi o addirittura che la Francia potesse combattere a fianco dell&#39;Asse, non esit&ograve; ad attaccare e distruggere la flotta francese all&#39;ancora nel porto di Mers-el-K&eacute;bir, il 3 luglio 1940] dal punto di vista della loro potenza ci&ograve; &egrave; del tutto &ldquo;giusto&rdquo;; infatti, &ldquo;giusto&rdquo; significa soltanto: ci&ograve; che &egrave; utile al potenziamento della potenza. Con ci&ograve; &egrave; detto al tempo stesso che noi non possiamo mai n&eacute; mai dobbiamo giustificare questo modo di procedere; ogni potenza dal punto di vista metafisico, ha la sua ragione. E soltanto per impotenza passa nel torto. Fa parte tuttavia della tattica metafisica di ogni potenza non poter vedere ogni procedere della potenza avversaria nella prospettiva propria di quest&rsquo;ultima ma il sottomettere il procedere dell&rsquo;avversario ai criteri di una morale universale dell&rsquo;umanit&agrave;, che ha per&ograve; soltanto valore propagandistico&raquo; (M. Heidegger, Il nichilismo europeo, Adelphi, Milano, 2003, pp. 240-241).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Ci&ograve; che Heidegger vuole evidenziare in questo passo &egrave; come la nostra idea di &ldquo;giustizia&rdquo; dipenda dall&rsquo;intreccio tra metafisica e nichilismo e come questo intreccio sia determinante per comprendere l&rsquo;essenza della nozione nietzschiana di &ldquo;Wille zur Macht&rdquo;. Ovviamente, il &ldquo;senso pieno&rdquo; della riflessione di Heidegger lo si pu&ograve; intendere solo se si tiene conto della sua complessa ricostruzione della metafisica europea, che mira, com&rsquo;&egrave; noto, a mostrare la dinamica di &ldquo;donazione&rdquo; ed occultamento dell&rsquo;Essere, che avrebbe avuto inzio con la filosofia greca, in particolare con la teoria platonica delle Idee, e di cui si potrebbe &ldquo;prendere coscienza&rdquo; grazie al pensiero di Nietzsche, che, ponendo la non verit&agrave; come la sola essenza della verit&agrave;, garantisce al soggetto di disporre incondizionatamente di vero e falso (Ibidem, p. 241). Infatti, il pensiero di Nietzsche, riducendo l&rsquo;Essere a &ldquo;valore&rdquo;, lascerebbe apparire, secondo Heidegger, che il nichilismo &egrave; la categoria decisiva per capire la metafisica ed il suo sviluppo storico (vedi F.Volpi, Nota introduttiva, Ibidem, p.19), dato che &laquo;la metafisica &egrave; la storia nella quale, per essenza, dell&rsquo;essere stesso non ne &egrave; niente: la metafisica in quanto tale &egrave; il nichilismo autentico&raquo; (M. Heidegger, Nietzsche, Adelphi, Milano, 1994, p. 822).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Senza voler entrare minimamente nel merito del discorso filosofico di Heidegger, di cui &egrave; impossibile negare la straordinaria ricchezza e profondit&agrave; teoretica e che ha &ldquo;rivoluzionato&rdquo;, comunque la si pensi, il modo di concepire il linguaggio della filosofia, &egrave; forse lecito chiedersi se, scrivendo il passo sopraccitato, il pensatore tedesco non avesse presente proprio ci&ograve; che afferma Trasimaco, nella Repubblica di Platone, ossia che la giustizia altro non &egrave; che l&rsquo;utile del pi&ugrave; forte (Repubblica, I, 338a-339b). Certo, Heidegger era consapevole che Platone, che pure non si illuse mai che si potessero governare gli uomini solo con la &ldquo;parola vera&rdquo; della conoscenza teoretica, in questo dialogo dimostra facilmente l&rsquo;inconsistenza della argomentazione di Trasimaco, che appunto in quanto argomenta e fin quando argomenta non pu&ograve; non presupporre che la sua argomentazione sia vera. Si poterebbe anzi sostenere che uno dei tratti costitutivi della filosofia di Heidegger sia la &ldquo;decostruzione&rdquo; dell&rsquo;essenza stessa della &ldquo;metafisica&rdquo; di Platone, che struttura tutti i dialoghi dell&rsquo;Ateniese e di conseguenza anche l&rsquo;argomentazione di Trasimaco. Ciononostante, non si pu&ograve; fare a meno di rilevare che quanto Heidegger afferma riguardo alla pretesa di universalit&agrave; che una &ldquo;potenza&rdquo; rivendica per imporre la sua ragione ad una &ldquo;potenza nemica&rdquo;, si lascia difficilmente mettere da parte come mera propaganda e solleva piuttosto una questione che &ndash; bench&eacute; non possa trovare posto nell&rsquo;economia della riflessione heidegeriana, se non in relazione alla domanda sull&rsquo;Essere e alla &ldquo;rimozione&rdquo; della differenza ontologica (vale a dire in relazione alla differenza tra l&rsquo;Essere e l&rsquo;essente) &ndash; sembra essere quanto mai attuale, senza che si debba &ldquo;alterare&rdquo; il senso delle parole di Heidegger, se &egrave; vero che ogni presente vede e interpreta il passato partendo di volta in volta dal proprio orizzonte ( vedi, M.Heidegger, Il nichilismo europeo, cit. pp.130-131).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Ci&ograve; che &egrave; &ldquo;in gioco&rdquo; allora &egrave; la pretesa di universalit&agrave;, che &ldquo;maschera&rdquo; una reale &ldquo;volont&agrave; di potenza&rdquo;, poich&eacute; il fatto stesso che ci si impegni in questo senso e che ci&ograve; (sia pure come &ldquo;tattica&rdquo;) consegua dalla natura metafisica della potenza, mostra, in quanto pu&ograve; essere &ldquo;smascherato&rdquo; come mera propaganda, che la contraddizione tra la natura particolare della ragione di una potenza e il suo voler apparire come ragione universale non pu&ograve; essere riconosciuta esplicitamente senza che l&rsquo;agire strategico della potenza che si contraddice ne venga ad essere condizionato negativamente. Del resto, non vi sarebbe neanche alcuna necessit&agrave; di &ldquo;fare propaganda&rdquo;, se l&rsquo;agire strategico fosse totalmente indipendente dall&rsquo;agire comunicativo (con Habermas, cui si deve una approfondita analisi dei vari tipi di agire, si pu&ograve; ritenere che si agisca strategicamente &ndash; bench&eacute;, significativamente, secondo Habermas, gli &ldquo;attori sociali&rdquo; debbano essere almeno due perch&eacute; ci&ograve; sia possibile, dato che si deve tener conto della frode e dell&rsquo;inganno &ndash; se si agisce in vista di un certo scopo, adottando una determinata strategia; mentre per agire comunicativo s&rsquo;intende un agire prevalentemente rivolto all&rsquo;intesa). Ci&ograve; che indubbiamente vale sul piano della &ldquo;pura argomentazione&rdquo;, e che Karl Otto Apel, rifacendosi sostanzialmente allo schema di Habermas, denomina i presuppposti di ogni argomentazione (una pretesa di senso; una pretesa di verit&agrave;; una pretesa di sincerit&agrave;; una pretesa di correttezza), non pu&ograve; non concernere anche la sfera dell&rsquo;agire strategico, non perch&eacute; si debba ritenere che il conflitto tra potenze sia identico al conflitto ermeneutico (il che sarebbe ridicolo), ma perch&eacute; il &ldquo;sistema&rdquo; (ovverosia l&rsquo;interazione sociale mediata dai meccanismi di potere e dal denaro) si basa non solo sul potere coercitivo dello Stato, che detiene il monopolio legittimo dell&rsquo;uso della forza, ma anche e soprattutto sul consenso. Naturalmente, riguardo al rapporto tra agire strategico ed agire comunicativo, si deve distinguere l&rsquo;aspetto politico e culturale, che &egrave; il solo che qui interessa, da quello filosofico, nel senso stretto del termine, ovvero la possibilit&agrave; di una &ldquo;fondazione&rdquo; dell&rsquo;etica (e che difficilmente pu&ograve; prescindere, contra Habermas ed Apel, da una esplicita analisi dei fondamenti ultimi della realt&agrave; e quindi dall&rsquo;ontologia e dal &ldquo;domandare&rdquo; del filosofo di Me&szlig;kirch, ch&eacute; Heidegger stesso definisce il suo pensiero come &ldquo;un pensiero in cammino&rdquo;).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Una potenza, dato che agisce in una &ldquo;sfera pubblica&rdquo; (e ci&ograve; &egrave; tanto pi&ugrave; rilevante quanto maggiore &egrave; il &ldquo;raggio d&rsquo;azione&rdquo; dei mezzi di comunicazione di massa, che ormai contribuiscono in modo decisivo a ci&ograve; che Heidegger definisce &laquo;potenziamento della potenza&raquo;), non pu&ograve; facilmente ignorare tali presupposti e evitare di sottoporsi alla critica dell&rsquo;opinione pubblica. Il che implica la necessit&agrave; di manipolare e di disinformare (ma anche la necessit&agrave; di demistificare e &ldquo;smascherare&rdquo;) allorch&eacute; si vuole &ldquo;con-vincere&rdquo; non tanto la &ldquo;potenza nemica&rdquo; quanto piuttosto l&rsquo;opinione pubblica internazionale e\/o la comunit&agrave; internazionale. Una necessit&agrave; che in linea di principio concerne qualsiasi potenza, ma che in realt&agrave; caratterizza soprattutto l&rsquo;agire di uno Stato che, non tollerando altre ragioni che la propria, debba &ldquo;giustificare&rdquo; la propria &ldquo;pre-potenza&rdquo; difendendo la propria ragione particolare come se fosse universale. D&rsquo;altronde, sebbene vi siano diverse potenze che attualmente svolgono o cercano di svolgere un ruolo rilevante nello scacchiere internazionale, solo l&rsquo;America ha come obiettivo fondamentale quello di esportare &ndash; anche, ma non solo, con la forza &ndash; i propri valori e il proprio stile di vita (l&rsquo;american way of life) in ogni parte del mondo ed &egrave; impegnata in guerre di conquista (o in operazioni militari per stabilire la propria supremazia) &ldquo;mascherate&rdquo; da &ldquo;guerre umanitarie&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Nell&rsquo;attuale &ldquo;fase multipolare&rdquo;, limitatamente all&rsquo;azione delle potenze &ldquo;non occidentali&rdquo;, si assiste invece piuttosto ad una comprensibile, anche se talora non condivisibile, difesa delle proprie &ldquo;ragioni&rdquo;, che non si presentano separate dal proprio contesto storico e culturale. Se vi &egrave; una politica di potenza, vi &egrave; sotto il profilo politico ed economico, ma difficilmente si pu&ograve; sostenere che vi &egrave; una geostrategia imperialistica globale opposta a quella statunitense, che cerchi di far valere una (presunta) superiorit&agrave; morale e culturale, tale da legittimare qualsiasi &ldquo;intervento&rdquo; e qualsiasi ingerenza negli &ldquo;affari interni&rdquo; degli altri Paesi. In effetti, quanto afferma Heidegger, nel passo sopraccitato, pare che si possa riferire unicamente alla logica imperialistica di una &ldquo;volont&agrave; di potenza&rdquo; che si legittimi in base a pregiudizi ideologici e\/o &ldquo;etnocentrici&rdquo; ritenuti, non necessariamente in malafede, valori universali. La geopolitica insegna che una &ldquo;potenza tellurica&rdquo; &egrave; radicata in uno spazio connotato da una complessa &ldquo;iconografia&rdquo; e da un particolare ethos. Da ci&ograve; consegue necessariamente una forma di relativismo culturale che non &egrave; negazione dell&rsquo; &ldquo;universale&rdquo;, bens&igrave; dell&rsquo;universale astratto (l&rsquo; &ldquo;umanit&agrave;&rdquo;), cui Hegel contrappone l&rsquo;universale singolare (l&rsquo;umanit&agrave; che si manifesta in &ldquo;questa terra&rdquo;, in &ldquo;questo popolo&rdquo; &ndash; nei suoi costumi, nelle sue leggi, nella sua vita materiale e spirituale &ndash; e in &ldquo;questi singoli individui&rdquo;) che, in quanto storico, non pu&ograve; che realizzarsi, non senza lotte e conflitti, tramite il riconoscimento reciproco. Viceversa la talassocrazia americana &ldquo;costruisce&rdquo; la propria identit&agrave; e &ldquo;articola&rdquo; la propria potenza mediante la negazione di qualsiasi alterit&agrave;, sradicando cio&egrave; le diverse &ldquo;iconografie&rdquo; e i diversi ethos che sostengono e alimentano le altre potenze, considerate nemiche soltanto in quanto diverse. Sicch&eacute;, paradossalmente ci&ograve; che viene addirittura considerato quasi una &ldquo;verit&agrave; evidente&rdquo; nella (tanto vilipesa e raramente studiata e ancor pi&ugrave; raramente compresa) metafisica cosiddetta &ldquo;classica&rdquo;, ossia che l&rsquo;identit&agrave; &egrave; &ldquo;avvolta&rdquo; nelle differenze e non la si pu&ograve; che cogliere tramite le differenze, viene ad essere totalmente capovolto nel suo esatto contrario: non la semplice (ed argomentata in modo pi&ugrave; o meno convincente) negazione dell&rsquo; &ldquo;uni-versale&rdquo;, ma una differenza che &ldquo;misura&rdquo; tutte le altre secondo la propria identit&agrave;. In ci&ograve; favorita dalla trasformazione della religione cristiana (ad eccezione di alcune realt&agrave; spirituali ancora &ldquo;vive&rdquo; e del cristianesimo ortodosso), con la sua &ldquo;pretesa&rdquo; di salvezza universale e di essere l&rsquo;unica espressione della &ldquo;verit&agrave; assoluta&rdquo;, in una dottrina morale (che Disraeli denomina &ldquo;ebraismo per il popolo&rdquo;), quasi completamente deellenizzata e priva di una autentica dimensione metafisica, s&igrave; da permettere alla piccola ed alla grande Israele (dato che atlantismo e sionismo si possono considerare due facce della medesima medaglia) di considerarsi i soli Paesi &ldquo;rappresentanti&rdquo; di un&rsquo;umanit&agrave; emancipata e (almeno potenzialmente) &ldquo;libera dal male&rdquo;. Per questo motivo, oltre che per rafforzare il legame sociale sempre pi&ugrave; fragile del &ldquo;sistema&rdquo; liberal-capitalisico, l&rsquo; &ldquo;Occidente&rdquo; (in realt&agrave; l&rsquo;America con i suoi &ldquo;alleati&rdquo;, in particolare la Gran Bretagna e soprattutto Israele, ch&eacute; gli altri sono Paesi a sovranit&agrave; limitata e in alcuni casi, come l&rsquo;Italia, territori e mercati &ldquo;utili&rdquo; agli scopi della potenza occidentale dominante e dei suoi maggiori &ldquo;partners&rdquo;) cerca anche di giustificare la sua politica di potenza secondo criteri (pseudo)religiosi &ndash; tanto che si &egrave; giunti a designare la concezione americana del Politico come una sorta di &ldquo;teologia della democrazia&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">E&rsquo; chiaro pertanto che la politica di &ldquo;due pesi e due misure&rdquo; non pu&ograve; che essere vista come la politica &ldquo;giusta&rdquo; secondo la prospettiva di chi ritiene di &ldquo;avere ragione&rdquo; a priori. Poich&eacute; vi &egrave; sempre differenza tra chi &egrave; convinto che sia non solo suo interesse ma anche suo preciso dovere &ldquo;evangelizzare&rdquo; il mondo e chi a ci&ograve; si oppone. Ed &egrave; questa differenza che non pu&ograve; essere cancellata e che fa s&igrave; che siano necessari &ldquo;due pesi e due misure&rdquo;. Scrive Carl Schmitt &laquo;che armi extraconvenzionali richiedono uomini extraconvenzionali [&hellip;] Quegli uomini che usano simili mezzi contro altri uomini si vedono costretti ad annientare questi altri uomini, cio&egrave; le loro vittime, anche moralmente. Essi devono bollare la parte avversa come criminale e disumana, come non-valore assoluto, altrimenti sarebbero essi stessi dei criminali e dei mostri&raquo; (C.Schmitt, Il nomos della terra, Adelphi, Milano, 1991, p.75). Le armi extraconvenzionali cui si riferisce Schmitt sono le armi capaci di distruggere completamente l&rsquo;avversario. Ma tra di esse si devono includere anche l&rsquo; apparato culturale e la &ldquo;macchina&rdquo; mediatica, senza i quali non sarebbe possibile quella forma estrema di demonizzazione del nemico che contraddistingue una visione ideologica del mondo fondata sulla dogmatica tautologia secondo cui qualunque &ldquo;azione strategica&rdquo; compiuta dalle &ldquo;democrazie occidentali&rdquo; (cio&egrave; dagli americani, o dagli angloamericani, e dagli israeliani) &egrave; &ldquo;giusta&rdquo; in quanto compiuta dalle &ldquo;democrazie occidentali&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Demistificare la cultura del &ldquo;mercante con la pistola in una mano e la bibbia nell&rsquo;altra&rdquo;, &egrave; allora necessario sia sotto il profilo dell&rsquo;agire comunicativo che sotto il profilo dell&rsquo;agire strategico. Certamente, sarebbe ingenuo pensare che &ldquo;smascherare&rdquo; le contraddizioni e &ldquo;la natura ideologica&rdquo; dell&rsquo;agire comunicativo delle &ldquo;democrazie occidentali&rdquo; (mostrare che esso non &egrave; ci&ograve; che appare e che non &egrave; altro che un &ldquo;determinato&rdquo; agire strategico) sia sufficiente per limitarne le pretese di &ldquo;egemonia universale&rdquo;. Tuttavia, nella misura in cui un agire strategico dipende dal consenso (e pare lecito affermare che la potenza geostrategica della grande e della piccola Israele sia sempre pi&ugrave; in funzione della &ldquo;potenza&rdquo; dell&rsquo; apparato culturale e mediatico di questi due Paesi), sarebbe probabilmente frutto di un malinteso senso del &ldquo;realismo politico&rdquo; confinare la critica dell&rsquo;ideologia &ldquo;occidentale&rdquo; nell&rsquo;angolo morto delle &ldquo;chiacchiere (pseudo)intellettuali&rdquo;.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><o:p><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\" size=\"3\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;di Fabio Falchi fonte cpeurasia &nbsp; In una recente intervista all&rsquo;agenzia di stampa iraniana IRNA, il direttore della rivista Eurasia, Tiberio Graziani, ha dichiarato: &laquo;In questi giorni abbiamo avuto modo di vedere come il diritto internazionale valga solo per gli alleati di Washington: mi riferisco all&rsquo;assalto degli israeliani contro la Mavi Marmara, un vero e proprio atto di pirateria&raquo; (vedi il sito Eurasia-rivista.org). 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