{"id":17679,"date":"2016-09-16T08:44:22","date_gmt":"2016-09-16T06:44:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17679"},"modified":"2016-09-16T08:44:22","modified_gmt":"2016-09-16T06:44:22","slug":"sono-in-germania-e-nella-ue-i-maghi-del-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17679","title":{"rendered":"Sono in Germania \u2013 e nella Ue \u2013 i maghi del debito pubblico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CONTROPIANO (Claudio Conti)<\/strong><\/p>\n<p>La Germania \u00e8 davvero un modello. Pi\u00f9 difficile definire di \u201ccosa\u201d lo sia.<\/p>\n<p>La narrazione che va per la maggiore, all&#8217;interno dei suoi confini e fuori, \u00e8 che sia un modello di virt\u00f9 economica, di passi fatti alla lunghezza della gamba, tenendo basso il debito pubblico e privato, lavorando tanto e senza troppo lamentarsi, ecc. Nonostante questa morigeratezza estrema, godono ancora di un rilevante sistema di welfare, anche l\u00ec in via di smantellamento, che permette per esempio alle donne di fare figli e gestirli grazie a un notevole sistema di asili nido pubblici, ecc.<\/p>\n<p>Come fanno?<\/p>\n<p>Tutte queste cose gliele pagano in parte \u2013 da quasi quindici anni \u2013 i cittadini e gli investitori di altri paesi; e in special modo quelli dei paesi Piigs.<\/p>\n<p>Come? Finanziando il debito pubblico della Germania, che non \u00e8 basso come si dice (inferiore percentualmente a quello italiano, \u00e8 vero, ma comunque ben sopra i parametri di Maastricht) ma in compenso gode di interessi da pagare spesso negativi. Cosa significa? Che chi compra bund tedeschi, da qualche anno e sicuramente da quando \u00e8 iniziata la crisi finanziaria da cui non siamo mai usciti (2008), accetta di rimetterci qualcosina pur di tenere al sicuro i propri soldi. In pratica, lo Stato tedesco non paga interessi sul proprio debito pubblico e quel debito \u00e8 posseduto in massima parte da clienti esteri.<\/p>\n<p>Di fatto la Germania importa capitali ed esporta debito, come facevano un tempo quelli che \u201cvivevano al di sopra delle proprie possibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 possibile grazie alla moneta unica e ai trattati dell&#8217;Unione Europea, che sono stati provvidenzialmente scritti sulla base dell&#8217;eserienza fatta \u2013 sempre dallo Stato tedesco \u2013 negli anjni della riunificazione del paese, dopo il crollo del Muro. Un meccanismo studiato e descritto, in italiano da Vladimiro Giacch\u00e9 nel suo libro Anschluss. L&#8217;annessione: L&#8217;unificazione della Germania e il futuro dell&#8217;Europa, che \u00e8 stato cos\u00ec sintetizzato da Matteo Gorini:<\/p>\n<p>&#8220;Questo libro di Giacch\u00e8 svela come la riunificazione delle due Germanie abbia significato la quasi completa deindustrializzazione dell&#8217;ex Germania Est, la perdita di milioni di posti di lavoro e un&#8217;emigrazione di massa verso Ovest che perdura tuttora, spopolando intere citt\u00e0 e che, a quasi 25 anni dal crollo del muro, continua ad accentuarsi.<br \/>\nLa storia di questa &#8220;unione che divide&#8221; \u00e8 una storia che parla al nostro presente perch\u00e8 \u00e8 la stessa ricetta alla base dell&#8217;Euro. La decisione di attuare subito l&#8217;unione monetaria tra le due Germanie, prima di aver attuato la necessaria convergenza tra le due economie, ha portato al collasso economico quella dell&#8217;Est.<br \/>\nDalle vicende tedesche l&#8217;Europa pu\u00f2 trarre una lezione di storia importante per il suo futuro. Inoltre, a differenza della Germania est, che in virt\u00f9 dell&#8217;unione politica con la Germania ovest pu\u00f2 beneficiare di consistenti trasferimenti fiscali nel welfare (che tuttavia non bastano a rilanciarne l&#8217;economia), gli altri paesi della zona euro non ricevono dalla Germania alcun trasferimento fiscale perch\u00e8 l&#8217;unione politica europea non esiste (n\u00e8 esister\u00e0, perch\u00e8 n\u00e8 il centrosinistra n\u00e8 il centrodestra tedeschi sostengono tale progetto).&#8221;<\/p>\n<p>Qaundo si discute infatti di \u201cterzo pilastro dell&#8217;Unione bancaria\u201d o di \u201cpolitica fiscale comune\u201d (se c&#8217;\u00e8 una politica economica di fatto continentale, chiamata \u201causterit\u00e0\u201d, e una politica di bilancio inchiodata all&#8217;asse unitario della \u201clegge di stabilit\u00e0\u201d, sarebbe logico avere anche gli altri pezzi) improvvisamente l&#8217;Unione Europea diventa incapace di procedere. Perch\u00e9 la Germania non intende assolutamente \u201ccondividere il rischio\u201d, ossia garantire con risorse proprie gli squilibri che lei stessa va creando ed ha creato.<\/p>\n<p>Scriviamo \u201cGermania\u201d ben sapendo che l&#8217;ottica nazionalistica \u00e8 parzialmente deviante, visto che le multinazionali produttive o finanziarie non hanno patria (n\u00e9 religione). Ma lo Stato tedesco gioca un ruolo fondamentale nel determinare le politiche europee \u2013 anche in nome e per conto del capitale multinazionale \u2013 in modo che non danneggino mai il \u201cmodo di vita germanico\u201d e gli equilibri sociali interni. Tutte le favolette sui nordici \u201cformiche\u201d e i mediterranei \u201ccicale\u201d sembrano prese e tradotte dal manuale del leghista ingenuo, ma l\u00ec costituiscono senso comune.<\/p>\n<p>Il segreto del debito pubblico tedesco non \u00e8 affatto ignoto agli addetti ai lavori, n\u00e9 tantomeno alle classi dirigenti nei vari paesi dell&#8217;Unione. E&#8217; infatti solare che se i capitali emigrano verso la Germania &#8220;fuggono&#8221; da altre destinazioni, privando altri territori ed altre economie di investimenti di ogni tipo.<\/p>\n<p>Ma si fa finta di nulla perch\u00e9 i rapporti di forza sono quel che sono, e si fa prima a fare il culo a lavoratori pensionati e giovani del proprio paese che a convincere Schaeuble-Merkel-Dijsselbloem (e gli interessi che rappresentano) a \u201cdisegnare un&#8217;altra Europa\u201d.<\/p>\n<p>Per darvene una prova ripubblichiamo qui un articolo denso di informazioni e dati apparso su IlSole24Ore nel febbraio di quest&#8217;anno. Perch\u00e9 la storia del debito pubblico \u00e8 sempre molto lunga, ma bisogna anche saperla raccontare\u2026<\/p>\n<p><strong>Germania, record di debito pubblico \u00abesportato\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Marco Fortis<\/p>\n<p>La Germania \u00e8 universalmente nota come un grande Paese esportatore di manufatti. Pochi sanno invece che \u00e8 anche la nazione europea maggiore esportatrice di debito pubblico. Infatti, il debito tedesco finanziato da non residenti ha raggiunto a fine 2014 quota 1.239 miliardi di euro, il livello pi\u00f9 alto della Ue, davanti alla Francia (1.165 miliardi) e all&#8217;Italia (molto pi\u00f9 distaccata con 716 miliardi).<br \/>\nSecondo la Bundesbank, a fine 2014 il debito pubblico tedesco era pari complessivamente a 2.184 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Un ammontare cos\u00ec suddiviso tra settori detentori: alla Bundesbank 4 miliardi; alle banche 612 miliardi; alle altre istituzioni finanziarie 190 miliardi; a famiglie e imprese 138 miliardi; e, appunto, agli investitori non residenti 1.239 miliardi. Cifre coincidenti con quelle dell&#8217;Eurostat, secondo cui nel 2014 il debito pubblico tedesco era finanziato da non residenti per il 56,8% mentre quello italiano lo era soltanto per il 33,6%. (Eurostat, \u201cIn most EU Member States, the largest share of public debt is held by non-residents\u201d, News release n. 101, 10 giugno 2015).<\/p>\n<p>La crescita del debito pubblico estero della Germania \u00e8 stata continua sin dall&#8217;inizio del decennio scorso ma ha raggiunto i suoi livelli pi\u00f9 intensi proprio durante la recente crisi europea e mondiale. Alla fine del 2000 il debito pubblico tedesco detenuto da investitori non residenti era infatti pari a soli 441 miliardi, a fronte di un debito pubblico finanziato da investitori tedeschi quasi doppio, uguale a 805 miliardi. Da allora il quadro si \u00e8 completamente rovesciato. Il debito interno tedesco \u00e8 rimasto quasi piatto, essendo aumentato fino al 2014 di soli 145 miliardi, raggiungendo quota 940 miliardi, mentre sono stati soprattutto gli stranieri a sostenere la imponente crescita del debito totale di Berlino: +789 miliardi rispetto al 2000. In altri termini, l&#8217;aumento del debito pubblico complessivo della Germania dai 1.246 miliardi del 2000 ai 2.184 miliardi del 2014 \u00e8 stato finanziato per oltre l&#8217;85% da investitori non residenti. I tedeschi si sono sobbarcati soltanto il restante 15 per cento.<\/p>\n<p>Stare nell&#8217;euro ha dunque permesso alla Germania non soltanto di esportare auto e altri manufatti a un vantaggioso tasso di cambio fisso verso gli altri Paesi della moneta unica ma anche di attrarre pi\u00f9 investimenti verso il proprio debito. Il fenomeno ha assunto proporzioni particolarmente rilevanti durante l&#8217;ultima crisi dell&#8217;Eurozona, di cui la Germania ha grandemente beneficiato sotto il profilo finanziario. Nel pieno del contagio greco, infatti, i bund sono diventati un bene rifugio e sono stati acquistati anche a tassi molto poco convenienti (se non \u201cirrazionali\u201d). Sicch\u00e9 dal 2009 al 2014 il debito pubblico totale della Germania \u00e8 cresciuto di 400 miliardi ma gli stranieri ne hanno comprato per ben 341 miliardi.<\/p>\n<p>\u00c8 stato soprattutto durante la prima fase dell&#8217;ultima crisi che il debito tedesco ha potuto godere di questo gradito supporto esterno, senza il quale gli investitori tedeschi (soprattutto le banche) avrebbero invece dovuto farsi loro carico della crescita dell&#8217;indebitamento del proprio Paese.<\/p>\n<p>nfatti, nel 2010 il debito pubblico estero tedesco \u00e8 salito di 155 miliardi, poi di altri 100 nel 2011 e infine di 61 nel 2012: +316 miliardi in soli tre anni! Una raccolta provvidenziale non solo per far fronte all&#8217;aumento della spesa pubblica corrente (grazie alla quale la Germania ha potuto sostenere il proprio Pil) ma anche per finanziare i costi dei salvataggi bancari (basti pensare al caso Hypo Re). A tali salvataggi bancari, infatti, va attribuita una quota rilevante dei 306 miliardi di aumento del debito totale tedesco del 2010, che fu finanziato per 151 miliardi da residenti (133 dalle banche) e per 155 miliardi da non residenti.<\/p>\n<p>Poi, l&#8217;anno successivo, nel 2011, il debito pubblico totale tedesco aument\u00f2 di soli 29 miliardi, il che permise ai residenti di venderne per circa 72 miliardi (le banche se ne alleggerirono per 59), mentre i non residenti ne acquistarono per altri 100 miliardi. In altre parole, a consuntivo il bailout delle banche tedesche \u00e8 costato veramente poco alla Germania, in quanto non lo hanno finanziato i contribuenti tedeschi ma soprattutto quelli stranieri. Paradossalmente, senza la crisi della Grecia e senza la corsa ai bund tutto ci\u00f2 non sarebbe potuto avvenire e il salvataggio degli istituti tedeschi dissestati sarebbe andato pressoch\u00e9 a carico della Germania stessa, cio\u00e8 delle sue altre banche (gi\u00e0 molto gravate di derivati e titoli non liquidi). Un doppio paradosso, si potrebbe dire, perch\u00e9 se fosse andata in quel modo probabilmente oggi non vedremmo nemmeno i \u201cfalchi\u201d tedeschi tanto accalorati a voler imporre un tetto al quantitativo di titoli pubblici detenuti dalle banche europee.<\/p>\n<p>Del tutto opposta \u00e8 la situazione dell&#8217;Italia, il cui debito pubblico totale dal 2009 al 2014 \u00e8 salito da 1.770 a 2.136 miliardi di euro, con una crescita (inferiore a quella tedesca) di 366 miliardi interamente sostenuta dal nostro sistema finanziario. Infatti, l&#8217;aumento del debito italiano \u00e8 stato totalmente a carico dei residenti, che ne hanno acquistato in pi\u00f9 per 389 miliardi mentre i non residenti ne hanno ceduto per 23 miliardi. In altre parole, l&#8217;Italia ha pi\u00f9 che interamente \u201cnazionalizzato\u201d la crescita recente del proprio debito pubblico, mentre la Germania l&#8217;ha pressoch\u00e9 interamente esportata.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 dell&#8217;Italia di governare con le proprie forze il debito pubblico persino in un periodo di grave crisi economica come quello degli ultimi anni \u00e8 dimostrata anche dal fatto che la crescita del nostro debito \u00e8 andata via via rallentando sensibilmente. Il tasso percentuale di aumento annuo del debito italiano in valore \u00e8 sceso dal 4,2% del 2012 al 4% del 2013, al 3,2% del 2014 sino al minimo dell&#8217;1,6% del 2015. Inoltre, l&#8217;Italia \u00e8 l&#8217;unico Paese che non ha effettuato il bailout delle proprie banche, mentre la Germania, come abbiamo visto, \u00e8 persino riuscita a suo tempo a farsi finanziare dall&#8217;estero gran parte del salvataggio pubblico dei propri istituti.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/contropiano.org\/interventi\/2016\/09\/13\/germania-nella-ue-maghi-del-debito-pubblico-083406\">http:\/\/contropiano.org\/interventi\/2016\/09\/13\/germania-nella-ue-maghi-del-debito-pubblico-083406<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONTROPIANO (Claudio Conti) La Germania \u00e8 davvero un modello. Pi\u00f9 difficile definire di \u201ccosa\u201d lo sia. La narrazione che va per la maggiore, all&#8217;interno dei suoi confini e fuori, \u00e8 che sia un modello di virt\u00f9 economica, di passi fatti alla lunghezza della gamba, tenendo basso il debito pubblico e privato, lavorando tanto e senza troppo lamentarsi, ecc. 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