{"id":17694,"date":"2016-09-16T16:58:11","date_gmt":"2016-09-16T14:58:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17694"},"modified":"2016-09-16T16:58:11","modified_gmt":"2016-09-16T14:58:11","slug":"francesco-de-sanctis-la-scienza-e-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17694","title":{"rendered":"Francesco De Sanctis: La scienza \u00e8 vita"},"content":{"rendered":"<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Francesco_De_Sanctis_ritratto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17695\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Francesco_De_Sanctis_ritratto.jpg\" alt=\"francesco_de_sanctis_ritratto\" width=\"225\" height=\"264\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Il motto della scienza era un giorno la libert\u00e0 contro il limite; oggi \u00e8 la ristaurazione del limite nella libert\u00e0. Noi abbiamo distrutti o indeboliti tutt&#8217;i limiti al d\u00ec fuori, e non li abbiamo ricreati dentro di noi. Nel furore della lotta li abbiamo odiati, disconosciuti, e perch\u00e9 al di fuori erano superstizione, oppressione; abbiamo ucciso dentro di noi anche il sentimento che li rigenera, e siamo rimasti nel vuoto. Quei limiti sono lo stimolo che sviluppa le forze organiche e creano la seriet\u00e0 e la moralit\u00e0 dalla vita, e ci toglie all&#8217;egoismo animale, e ci rende capaci del sacrifizio e del dovere. La scienza altro non \u00e8 se non ricostituzione de&#8217; limiti nella coscienza, la riabilitazione di tutte le sfere della vita. L&#8217;uomo della scienza \u00e8 il pi\u00f9 alto e virile tipo d&#8217;uomo, che non ha bisogno di culto, perch\u00e9 ne ha dentro di s\u00e9 il sentimento, e non ha bisogno di stimoli esterni, non di medaglie e di titoli, di pene e di premii, di stato e di leggi, perch\u00e9 quegli stimoli li sente pi\u00f9 vivamente dentro di s\u00e9, e non ci \u00e8 bandiera e non ci \u00e8 gonfalone, che abbia la forza della sua coscienza. Quando questi stimoli interni operano, presto o tardi ci daranno la forza di ricostruirci anche un simile mondo esterno, la concordia sar\u00e0 ristaurata tra la scienza e la vita. Ma dove operano mollemente, non hanno virt\u00f9 organica, e caricando e beffeggiando si sentono soddisfatti, e altro \u00e8 la scienza, altro \u00e8 la vita. E allora chi vi d\u00e0 il dritto di negare il Dio fuori di voi, quando vi manca virt\u00f9 di ricreare Dio dentro di voi, e raggiarlo al di fuori? Chi vi d\u00e0 il dritto di negare l&#8217;eredit\u00e0 e la solidariet\u00e0 di famiglia, quando dentro di voi non ci \u00e8 altro che il solitario Voi? Chi vi d\u00e0 il dritto d&#8217;invocare nuove forme e nuove istituzioni, quando la materia, nonche altro, \u00e8 guasta fino dentro di voi? Se la scienza non pu\u00f2 ricostituire quest&#8217;uomo interno, meglio il di fuori, guasto e viziato com&#8217;\u00e8, che il vuoto. Questo sar\u00e0 il grido di tutti, anche degli uomini colti, e questo spiega le reazioni. La societ\u00e0 non pu\u00f2 vivere lungamente sopra idee che non generano, non organizzano, e dopo varie oscillazioni si adager\u00e0 per stanchezza nel suo stato antico, quale l&#8217;hanno fatta i secoli<\/em>.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\"><em>Ciascuna scienza ha la sua epoca. La vita corre l\u00e0 dove si sente riflessa, colta dal vero, come si trova, quella \u00e8 la scienza vivente, che fa batterei cori, che ha un&#8217;azione sulla vita. Oggi la vita, si sente attinta da un malore incognito, la cui manifestazione \u00e8 l&#8217;apatia, la noia, il vuoto, e corre per istinto col\u00e0 dove si parla di materia e di forza e come ristaurare l&#8217;uomo fisico, e come rigenerare l&#8217;uomo morale. Letteratura e filosofia, scienze mediche e scienze morali, tutte prendono quel riflesso e quel colore. Rifare il sangue, ricostituire la fibra, rialzare le forze vitali \u00e8 il motto non solo della medicina ma della pedagogia, non solo della storia, ma dell&#8217;arte, rialzare le forze vitali, ritemprare i caratteri, e col sentimento della forza rigenerare il coraggio morale, la sincerit\u00e0, l&#8217;iniziativa, la disciplina, l&#8217;uomo virile e perci\u00f2 l&#8217;uomo libero<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Discorso inaugurale letto nella Universit\u00e0 di Napoli il 18 novembre 1872<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Signori<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Siamo nel tempio della scienza. E non vi attendete gi\u00e0 che io voglia scegliere a materia del mio dire il suo elogio. I panegirici sono usciti di moda, e se ci \u00e8 cosa ch&#8217;io desideri \u00e8 che escano di moda anche i discorsi inaugurali. Essi mi paiono come i sonetti di obbligo che si ficcano in tutte le faccende della vita e fanno parte del rito. E pensare che l&#8217;Italia in questi giorni \u00e8 inondata di discorsi inaugurali, e che non ci \u00e8 cos\u00ec umile scuola di villaggio che non avr\u00e0 il suo. Se poi la scuola renda buoni frutti, che importa? questo \u00e8 un altro affare. Ci \u00e8 stato il discorso inaugurale, ci sono state le battute di mano, il pubblico va via contento, e non ci pensa pi\u00f9: se la vedano loro i maestri e gli scolari.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Queste erano le idee che mi passavano pel capo, quando seppi dell&#8217;incarico, che i miei dotti colleghi vollero a me affidare. Non ci era verso di pigliare la cosa sul serio. Se ci fosse qualche avvenimento straordinario, qualche grande occasione, che mettesse in moto il cervello, passi; ma fare un discorso, perch\u00e8 in ciascun anno, il tal giorno, la tale ora, s&#8217;ha a fare un discorso, secondo l&#8217; articolo tale del regolamento, e la pagina tale del calendario scolastico, questo non mi entrava. Se avessi avuto gli elementi di fatto, quest&#8217;oggi vi avrei letta una relazione sul valore degl&#8217;insegnamenti, sulla frequenza dei giovani, sul risultato degli esami, sui miglioramenti fatti, sulle lacune rimaste, sul programma insegnativo del nuovo anno, e son certo che voi avreste gradito pi\u00f9 queste interessanti notizie, che un discorso accademico. Ma poich\u00e8 l&#8217;accademia non se ne vuole ire ancora, io che non voglio fare il ribelle, mi sottometto di buon grado al calendario, ed eccovi qua il mio discorso, confidando ch&#8217;esso sia l&#8217;ultimo discorso inaugurale, e che nell&#8217;avvenire penseranno gl&#8217;italiani meno a bene inaugurare e pi\u00f9 a ben terminare.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Dicevo dunque che non voglio fare l&#8217;elogio della scienza. I panegirici sono usciti di moda: e poi, che bisogno ha lei del mio panegirico? Oramai ella \u00e8 incoronata, \u00e8 la Regina riconosciuta de&#8217; popoli, sulla sua bandiera \u00e8 scritto: <i>in hoc signo vinces. <\/i>Le lotte l&#8217;hanno ritemprata, i suoi errori l&#8217;hanno ammaestrata, e non \u00e8 valso incontro a lei scetticismo, n\u00e8 indifferenze. Giunta \u00e8 oggi al sommo del suo potere, ed ha i suoi cortigiani e i suoi idolatri, che promettono in suo nome non solo maraviglie, ma miracoli. \u00c8 lei che rigenera i popoli e che li fa grandi, sento dire. Io che mi sento poco disposto a&#8217; panegirici, voglio dire a lei la verit\u00e0, come si dee fare co&#8217; Potenti, voglio misurare la sua forza, interrogarla: cosa puoi fare? Conoscere \u00e8 veramente potere? La scienza \u00e8 dessa la vita, tutta la vita? Pu\u00f2 arrestare il corso della corruzione e della dissoluzione, rinnovare il sangue, rifare la tempra? Sento dire: le nazioni risorgono per la scienza. Pu\u00f2 la scienza fare questo miracolo?<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0, se guardiamo nelle antiche istorie, non pare. La scienza greca non pot\u00e8 indugiare la dissoluzione del popolo greco, n\u00e8 sanare la corruttela del mondo latino. il rinascimento intellettuale in Italia fu in il principio della sua decadenza. Maggiore era la coltura, e pi\u00f9 vergognosa era la caduta.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Dinanzi a questi fatti si comprende Vico, e siamo tentati a seguirlo nelle sue meditazioni. L&#8217;intelletto comparisce ultimo nella vita, e pi\u00f9 conosce, pi\u00f9 si fa adulto e pi\u00f9 si sfibra il sentimento e l&#8217;immaginazione, le due forze onde vengono le grandi iniziative e i grandi entusiasmi. La scienza \u00e8 il prodotto dell&#8217;et\u00e0 matura, e non ha la forza di rifare il corso degli anni, di ricondurre la giovent\u00f9. La maturit\u00e0 \u00e8 certo l&#8217;et\u00e0 pi\u00f9 splendida della vita, non il principio ma il risultato, e piuttosto la nobile corona della storia, che stimolo e inizio a una nuova storia. Appresso a lei viene la vecchiezza e la dissoluzione: e prendono posto popoli nuovi, pi\u00f9 giovani, eterna legge della natura: la dissoluzione degli uni \u00e8 la generazione degli altri.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La scienza cresce a spese della vita. Pi\u00f9 d\u00e0i al pensiero e pi\u00f9 togli all&#8217;azione. Conosci la vita, quando la ti fugge dinanzi, e te ne viene l&#8217;intelligenza, quando te n&#8217;\u00e8 mancata la potenza. Manca la fede, e nasce la filosofia. Tramonta l&#8217;arte, e spunta la critica. Finisce la storia, e compariscono gli storici. La morale si corrompe, e vengon su i moralisti. Lo stato rovina, e comincia la scienza dello stato. Gli Iddii se ne vanno, e Socrate li accompagna della sua ironia; la repubblica declina, e Platone costruisce repubbliche ideali; l&#8217;arte se ne va, e Aristotile ne fa l&#8217;inventario, la vita pubblica si corrompe, e sorgono i grandi oratori; l&#8217;eloquenza delle parole succede alla eloquenza de&#8217; fatti. Livio narra la storia di una grandezza che fu con un preludio che chiameresti quasi un elogio funebre. E non so che funebre spira nello sguardo profondo e malinconico degli ultimi storici, Tucidide e Tacito. La vita \u00e8 sciolta, e Seneca aguzza sentenze morali. La vita \u00e8 morta, e Plutarco passeggia fra le tombe e raccoglie le memorie degli uomini illustri.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 dunque la scienza, l&#8217;ultimo frutto della vita, ricreare l&#8217;albero della vita? Io conosco, e posso dire con verit\u00e0: dunque, io posso? Anzi non sarebbe vero che la scienza \u00e8 l&#8217;ultima produzione della forza vitale, l&#8217;ultimo io posso della vita, la vita ritirata nel cervello, dove ricomincia la sua storia, una nuova storia, piena di maraviglie, che pure \u00e8 l\u00e0 sua coscienza, e non la sua potenza, mancate a lei tutte le forze produttive, <i>vivendi causae, <\/i>mancata al sentimento religioso la fede, alla morale la sincerit\u00e0, all&#8217;arte l&#8217;ispirazione, all&#8217;azione l&#8217;iniziativa, la spontaneit\u00e0, la freschezza della giovent\u00f9?<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La scienza pot\u00e8 illustrare, ma non pot\u00e8 rigenerare la vita greca e la vita romana. Non pot\u00e8, e credette di poterlo, e questa fede fu la sua forza. La verit\u00e0 ch&#8217;ella cercava, le sarebbe parsa cosa spregevole, se non avesse avuto fiducia di trasportarla nella vita. Platone vede nella scienza un istrumento etico, e mira alla educazione della giovent\u00f9 e alla prosperit\u00e0 dello stato, e perch\u00e8 l&#8217;arte gli pare corruttrice, sbandisce l&#8217;arte. Anche Aristotile pone l&#8217;etica a fine supremo della scienza, e perdona all&#8217;arte, perch\u00e8 ci trova un fine etico, la purgazione delle passioni. Socrate confida di potere ammaestrando la giovent\u00f9 abbattere i sofisti e restaurare la vita patria. Ma la sua scienza non era la vita, e la vita fa Alcibiade, il suo discepolo, che affrett\u00f2 la patria dissoluzione. Platone va in Siracusa, chiamatovi a rigenerare quel popolo, e la sua scienza non pu\u00f2 ritardare di un minuto il corso della storia. Pi\u00f9 la vita si fa molle, e pi\u00f9 la scienza si fa rigida; nel loro cammino si discostano sempre pi\u00f9, senz&#8217;alcuna reciprocanza d&#8217;azione; di rimpetto alla vasta corruzione dell&#8217;impero sorgono accigliati gli stoici. Lo stoicismo pot\u00e8 guadagnare a s\u00e8 individui, ma non pot\u00e8 formare o riformare alcuna societ\u00e0, anzi esso fu la scienza della disperazione, la consacrazione della dissoluzione sociale, <i>il si salvi chi pu\u00f2<\/i>, il Savio ritirato in s\u00e8 stesso, impassibile alle vicissitudini del mondo esterno, disertore della societ\u00e0. La scienza operava sopra un mondo gi\u00e0 corrotto, dove la libert\u00e0 divenuta licenza avea prodotto il dispotismo, e dove le varie stirpi erano unificate dalla conquista, venute meno le differenze e le energie focali. Essa fu buona a sistemare e organare quel vasto insieme, e a introdurvi ordini e leggi stabili, che sono anche ogni documento dell&#8217;antica grandezza. Ma in quel sapiente meccanismo non pot\u00e8 spirare uno spirito nuovo, non restaurare le forze morali e organiche; lavorava nelle alte cime, gi\u00e0 logore e guaste, e trascurava la base, quegl&#8217;infimi strati sociali, dove le forze morali erano ancora latenti e intere, e dove operavano con pi\u00f9 efficacia i seguaci di Cristo. Un giorno la Scienza sal\u00ec nella Reggia, si pose accanto a Luciano, ebbe in sua mano tutte le forze e non pot\u00e8 n\u00e8 arrestare la dissoluzione della vita pagana, n\u00e8 rallentare la formazione della vita cristiana. Pure che orgoglio menava quella societ\u00e0 della sua scienza! con qual disprezzo trattava i barbari! e come avrebbero sorriso, se qualche malaugurato profeta avesse lor detto, che que&#8217; barbari erano i predestinati loro eredi e loro padroni!<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Cessata la barbarie, rinasce la fiducia nella scienza, e se ne attendono miracoli. L&#8217;ideale \u00e8 Beatrice, Fede che \u00e8 scienza, e Scienza che \u00e8 fede. La vita \u00e9 un inferno, che la scienza di grado in grado trasforma in paradiso. E il Paradiso \u00e8 la Monarchia universale, il regno della giustizia e della pace, dove la scienza riconosce s\u00e8 stessa. Venne il Risorgimento, e la scienza credette davvero di poter ristaurare la vita. La scienza si chiamava Machiavelli, Campanella, Sarpi; e la vita fu Cesare Borgia, Leone decimo e Filippo Secondo. I pensieri rimasero pensieri, e i fatti rimasero fatti. Ultimo raggio di una vita gloriosa che rifletteva s\u00e8 stessa nell&#8217;arte, produsse una forma limpida e bella, segnata qua e l\u00e0 di tristezza e d&#8217;ironia, come sentisse di essere non altro che forma, vuota di ogni contenuto e d&#8217;ogni organismo. Quella che chiam\u00f2 sua et\u00e0 dell&#8217;oro, fiorente di studi, di arti, di scienze, fu la splendida et\u00e0 del suo tramonto, fu il sonno di Michelangiolo e fu la tristezza di Machiavelli.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 tardi, la scienza opera come religione, diviene un apostolato, si propaga ne&#8217; popoli, trova il suo centro di espansione nello spirito francese, e provoca un movimento memorabile, di cui oggi ancora continuano le oscillazioni. Nasce una nuova societ\u00e0, si forma una nuova vita; la scienza ha anche lei i suoi apostoli, i suoi martiri, i suoi legislatori, il suo catechismo, e penetra dappertutto, nella religione nella morale, nel dritto, nell&#8217;arte, ne&#8217; sistemi politici, economici, amministrativi, s&#8217;infiltra in tutte le istituzioni sociali. Ma era scienza, e oper\u00f2 come scienza. Credette che rinnovare la vita fosso il medesimo, che rinnovare le idee, e conoscere fosse il medesimo che potere. Applic\u00f2 la sua logica alla vita, fatale e inesorabile, come una conseguenza, date le premesse. Cerc\u00f2 le premesse ne&#8217; suoi principii e nelle sue formole, non nelle condizioni reali ed effettive della vita. Avvezza a trattare il mondo meccanico come cosa sua, tratt\u00f2 l&#8217;organismo sociale come un meccanismo, e tratt\u00f2 gli uomini come pedine, ch&#8217;ella potesse disporre secondo il suo giuoco. Concep\u00ec la vita come fosse ideale scientifico, e tutto guardando attraverso a quell&#8217;ideale, indebol\u00ec, volendo perfezionarli, tutti gli organismi sociali, religione, arte, societ\u00e0, e lo stato e la famiglia. Quando la vita cos\u00ec conculcata reag\u00ec, ella in nome della libert\u00e0 uccise la libert\u00e0, in nome della natura snatur\u00f2 gli uomini, e volendo per forza renderli uguali e fratelli, era la scienza e divenne la forza, era la cima, e non si brig\u00f2 della base, e la base un bel d\u00ec f\u00e8 una scrollatina e s&#8217;inghiott\u00ec la cima. Cos\u00ec sparve il regno della filosofia; la vita si vendic\u00f2 e la chiam\u00f2 per disprezzo ideologia; si credette un po&#8217; meno alle idee e un po&#8217; pi\u00f9 alle cose. Pi\u00f9 viva era stata la fede nella scienza, pi\u00f9 acerbo fu il disinganno. E se ne cav\u00f2 questa dura verit\u00e0: la Scienza non \u00e8 la vita.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Innanzi a questi esempii io mi raccolgo e mi domando: cosa \u00e8 la vita di un popolo?<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Un popolo vive, quando ha intatte tutte le su forze morali. Queste forze non producono, se non quando trovano al di fuori stimoli alla produzione Pi\u00f9 gagliardi sono gli stimoli, e maggiore \u00e8 la loro intensit\u00e0 e vivacit\u00e0. Gli stimoli ti creano il limite, cio\u00e8 a dire uno scopo, che le toglie dal vago della loro libert\u00e0, e le determina, d\u00e0 loro un indirizzo. In quanto la loro libert\u00e0 \u00e8 limitata, queste forze sono produttive. L&#8217;uomo forte, quando pure voi gli togliate il limite, se lo crea lui, e se non pu\u00f2 legittimo, se lo crea illegittimo: perch\u00e8 la forza ha bisogno del limite, come il mezzo ha bisogno dello scopo. Testimonio \u00e8 il prete, il quale, negati a lui i figli, si sente con pi\u00f9 tenace affetto legato a&#8217; nipoti. Pi\u00f9 il sentimento del limite \u00e8 fiacco in un popolo, e pi\u00f9 \u00e8 debole, pi\u00f9 \u00e8 vicino alla dissoluzione: e per contrario la vita \u00e8 pi\u00f9 potente l\u00e0 dove \u00e8 una coscienza pi\u00f9 sviluppata del limite.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Per uscir dell&#8217;astratto, guardiamo cosa era l&#8217;uomo, prima che la scienza moderna vi avesse posto la mano.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo del medio evo, robustissimo di sentimento e d&#8217;immaginazione, nella pienezza della sua libert\u00e0 e nella foga delle sue passioni, trovava ad ogni passo de&#8217; limiti accettati dalla sua volont\u00e0, perch\u00e8 non erano imposti con violenza dal di fuori, ma erano il prodotto della sua coscienza. Que&#8217; limiti perci\u00f2 non erano ributtati come ostacoli ma erano rispettati come doveri e come stimoli alla produzione. Aveva la sua casa, dove trovava la donna, materia di venerazione e quasi di culto, il padre della famiglia, armato di dritti formidabili, avvezzo al comando e sicuro dell&#8217;ubbidienza, il nome della famiglia, vincolo comune e rispettato, che imponeva a tutti gli stessi odii e gli stessi interessi, tradizioni secolari, di cui era viva la storia ne&#8217; testamenti degli avi, che con previdente affetto abbracciavano i secoli e incatenavano l&#8217;avvenire alla perpetuit\u00e0 del casato. La famiglia era gi\u00e0 per lui come una piccola patria, che gli creava doveri, approvati dal suo cuore, e trasformati in gagliardi stimoli al decoro e alla prosperit\u00e0 della casa. E aveva la grande patria vicina e concreta, che incontrava ad ogni passo della vita, immedesimata col suolo, con la casa, con le parentele, co&#8217; suoi interessi le sue passioni e le sue aspirazioni, comunanza di sentimenti e di credenze e di costumi, che con vocabolo singolarmente espressivo era detto il <i>Comune. <\/i>Ivi<i> <\/i>trovava nuovi vincoli e nuovi stimoli all&#8217;opera, la sua chiesa e la sua classe, poderosi organismi, de&#8217; quali si sentiva parte, forte della forza comune. Quando si spiegava all&#8217;aria il gonfalone, tutti vi si stringevano attorno, deliberati a porre per quello le sostanze e la vita, perch\u00e8 il gonfalone era il simbolo della patria e la patria era la terra de&#8217; padri, era la famiglia, la chiesa, la classe, il comune. L&#8217;uomo viveva come abbarbicato al suo suolo, a&#8217; suoi avi, alla sua casa, alla sua chiesa, alla sua classe, al suo comune, chiuso in potenti organismi, che gli rammentavano doveri da compiere pi\u00f9 che dritti da rivendicare. Si sentiva non un individuo libero e isolato, ma parte di un tutto, vivente della vita di quello, figlio, marito, cittadino, soldato, credente, di questo o quel ceto. E qui era il difetto di quei ferrei organismi; l&#8217;individuo non vi aveva fini propri, ma un fine comune, che spesso pesava sopra di lui come il fato, e uccideva la sua libert\u00e0. A poco a poco il limite soperchi\u00f2, cess\u00f2 di essere uno stimolo, e divenne un ostacolo. L&#8217;uomo stretto come in una rete di organismi soprapposti gli uni agli altri, de&#8217; quali non sapeva come distrigarsi, vi si sentia affogare e intisichire, e prese in odio i sentimenti pi\u00f9 cari della vita, la sua religione la sua famiglia, il suo comune, la sua classe. Volendo rovesciare l&#8217;ostacolo, soppresse lo stimolo. Quei limiti non furono pi\u00f9 doveri graditi, accettati dalla sua volont\u00e0 ma obblighi imposti dalla violenza,e nell&#8217;ardore della lotta perirono nella sua coscienza non solo quegli obblighi, ma quei doveri; la religione, la stessa morale gli divenne sospetta, perch\u00e8 invocata da&#8217; suoi oppressori; maledisse la societ\u00e0 e la legge come istrumenti della sua oppressione e sospir\u00f2 allo stato di natura, e perch\u00e8 nel suo sangue ci era entrato il guasto, cacci\u00f2 da s\u00e8 il sangue cattivo e il sangue buono: cos\u00ec cominci\u00f2 quella dissoluzione che Machiavelli chiamava corruttela italiana. Molti fanno di quella corruttela autrice la scienza, e non veggono che la scienza apparve quando la materia era gi\u00e0 corrotta, apparve per risanare.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Che cosa era la scienza? Era l&#8217;intelletto gi\u00e0 adulto che acquistava coscienza della sua autonomia, e si distingueva da tutti gli elementi del sentimento e dell&#8217;immaginazione, in mezzo a&#8217; quali era cresciuto credulo e ignaro di s\u00e8. Era la Natura gi\u00e0 maledetta e scomunicata che si affermava in mezzo alla societ\u00e0 del soprannaturale e del privilegio, e proclamava i dritti dell&#8217;uomo. Era l&#8217;individuo che contrapponeva la sua autonomia dirimpetto a tutti quegli assorbenti organismi degli esseri collettivi, dirimpetto alla famiglia, al Comune, alla Chiesa, alla Classe, allo Stato, e si proclamava fine e non mezzo. Il limite aveva soverchiato la libert\u00e0. E la Scienza era la Libert\u00e0, che reagiva contro il limite.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e8 la scienza ebbe cos\u00ec piccolo potere sulla vita romana? Perch\u00e8 la vita vi si era raffreddata, ritiratosi da lei ogni stimolo, ogni sentimento del limite. E se ne volete una immagine, guardate alla catastrofe. L\u00e0 erano i barbari che si avanzavano, e qua erano soldati accampati alle frontiere, che li attendevano. Quelli portavano seco la patria, la famiglia, le loro donne, i loro vecchi, i loro figli, erano un popolo in marcia: le loro migliori armi erano le loro forze morali. L\u00e0 era la famiglia, e qua era la caserma, soldati di ogni gente, tutti chiamati romani, e perci\u00f2 nessuno romano davvero, tenuti insieme nella vita artificiale de&#8217; campi senz&#8217;altro stimolo che lo stipendio, senz&#8217;altro vincolo che la disciplina, formidabili non a&#8217; loro nemici, ma a&#8217; loro concittadini, che li chiamavano pretoriani, lontana dalli occhi e dal cuore la casa, la famiglia, il tempio, la patria, tutti gli stimoli che fanno grandi gli uomini<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">E perch\u00e8 la scienza pot\u00e8 cos\u00ec poco in Italia? Perch\u00e8 vi erano indeboliti tutti quei limiti che svegliarono tanta potenza di vita in quella che fu chiamata et\u00e0 di mezzo; fiaccati i caratteri, prostrate le forze morali, rimaste vacue forme chiesa, famiglia, patria, classe, stato, ogni organismo sociale, ogni vita pubblica, vacue forme, alle quali l&#8217;alta ironia dell&#8217;intelletto italiano aveva portato via il contenuto. Nello stesso scienziato la vita era molto al di sotto del pensiero, spesso violenti e radicali i concetti, ipocrita il linguaggio, e servili le opere. La scienza pu\u00f2 dare un nuovo contenuto, quando trova materia che lo riceva; altrimenti \u00e8 un Sole, che irradia nel vuoto senza poter formare attorno a s\u00e8 il suo sistema, e va in cieli pi\u00f9 lontani, cercando materia pi\u00f9 giovane e pi\u00f9 feconda. La scienza, perch\u00e8 operi sulla vita, bisogna che ami la vita, quale la trova, guasta che sia, e studii a ricreare ivi dentro gli stimoli e i limiti, nettandoli della scoria che il tempo vi ha aggiunti e riconducendoli a&#8217; loro principii, quando erano pi\u00f9 nella coscienza che nelle istituzioni. Ma se il guasto \u00e8 nelle radici, se insieme con la religione \u00e8 mancato il sentimento religioso, se il sentimento della patria e della famiglia e della natura e della libert\u00e0 \u00e8 fiacco, se le stesse radici della vita son secche, cosa ti pu\u00f2 fare la scienza ? La scienza non ti pu\u00f2 dare la vita, anzi le volge allora le spalle, e se ne disgusta, e non segue pi\u00f9 il corso delle&#8217; cose, segue il corso delle idee, si ritira nella solitudine del pensiero, rinunzia a qualsiasi azione immediata sulla vita, lavora per l&#8217;umanit\u00e0, fruttifica in altre terre. Cos\u00ec la scienza fu presso noi pi\u00f9 radicale ne&#8217; suoi concepimenti e pi\u00f9 sterile ne&#8217; suoi atti. Molti oggi ancora se ne gloriano, e vantano la lucidit\u00e0 dell&#8217;intelletto italiano, che vedeva cos\u00ec alto e cos\u00ec lungi, quando altrove si disputava ancora di cose teologiche. E non pensano che l&#8217;intelletto italiano vedeva meglio, perch\u00e8 il suo cuore sentiva peggio, mancati i sentimenti, le passioni, le illusioni, che trattengono nel suo volo l&#8217;intelletto, e lo tirano nella loro orbita, e impediscono che ne scappi fuori, libero nella sua corsa, ma solitario e infecondo.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La scienza pot\u00e8 cos\u00ec poco in Francia, come in Italia, ma per opposte cagioni. Tra noi una vita piena ed agitata compiva allora il suo ciclo, riflettendosi nelle arti e nelle scienze; ivi era nel suo pieno fiore, e il limite vi si manteneva ancora con molto prestigio. La monarchia vi era istrumento di conquista, di unificazione e di gloria; abbondavano i Casati illustri, che rappresentavano le glorie nazionali; la religione ricordava le pi\u00f9 nobili tradizioni popolari, Carlo Magno e Carlo Martello, Goffredo, San Luigi, Giovanna d&#8217;Arco. Le forze popolari vi erano impetuose, espansive, immaginose ed ambiziose; ci\u00f2 che \u00e8 ancora oggi gran parte del genio nazionale. Contro a questa vita robusta e giovane urt\u00f2 indarno l&#8217;ironia di Rabelais, il buon senso di Montaigne, lo spirito severo e prosaico degli Ugonotti, la riflessione malinconica di Pascal, e le sottigliezze estatiche de&#8217; giansenisti. Lo spirito nuovo pot\u00e8 appena scalfire la superficie di una vita pi\u00f9 rumorosa che seria, nella quale invano cercavi il raccoglimento, la riflessione, la calma e l&#8217;equilibrio interiore. Lotte vi furono violente, ardenti, mescolate di scandali e di epigrammi, come portava il genio nazionale; ma Parigi valeva bene una messa, e gl&#8217;interessi pugnavano alla conservazione di una vita, che si sentiva ancora rigogliosa. Lo spirito pubblico sazio di conquiste e di gloria si addorment\u00f2 sotto l&#8217;ombra del gran Re e tra le fallaci apparenze del secolo d&#8217;oro, di cui erano ornamento letterati e scienziati, pomposo lusso di corte, brillante preludio ad una vita tutta di convenzione, allegra, elegante, sciolta, sotto alla quale ruggivano inesplorate profondit\u00e0. Il risveglio fu terribile. Sorse il disprezzo verso tutte le istituzioni nazionali, divenute decorazioni di corte, e in quel disprezzo soffiava l&#8217;ironia di Voltaire e la collera di Rousseau. La scienza vi divenne rivoluzione, perch\u00e8 ebbe a suo servigio una nuova classe, che chiedeva il suo posto nella vita. E la rivoluzione fu violenta, rapida, drammatica, e nelle sue convulsioni assoluta come la scienza astratta come l&#8217;umanit\u00e0. Cercando libert\u00e0 non nel limite, ma contro il limite, ruppe il limite, e non diede la libert\u00e0. Combattendo la superstizione, spense negli uni il sentimento religioso, e provoc\u00f2 negli altri, come reazione, il fanatismo. Stabil\u00ec l&#8217;uguaglianza giuridica, e produsse una disuguaglianza di fatto sentita pi\u00f9 acerbamente in quella contraddizione, e il frutto fu l&#8217;odio di classe, il pi\u00f9 attivo dissolvente sociale, e i pi\u00f9 delicati problemi abbandonati alla forza brutale. Mobilizz\u00f2 fortune, famiglie, costituzioni e governi, e il turbin\u00eco rap\u00ec seco ogni costanza di carattere, ogni fermezza di disciplina, ogni vincolo sociale, il culto del dovere e della legge. Svilupp\u00f2 grandi caratteri, grandi forze, le us\u00f2 e le abus\u00f2, tratt\u00f2 e stanc\u00f2 in tutti i versi una vita dotata di tanta elasticit\u00e0, che oggi ancora cos\u00ec calcata minaccia ed offende. Quando non pot\u00e8 avere le cose, si appag\u00f2 de&#8217; nomi; non potendo aver la sostanza, abbracci\u00f2 l&#8217;ombra; riebbe l&#8217;imperatore senza l&#8217;impero, la repubblica senza i repubblicani; ripet\u00e8 e scimieggi\u00f2 s\u00e8 stessa; ripet\u00e8 rivoluzioni senza rivoluzionarii, epopee senza eroi; la storia divenne un circolo, nel quale elementi, ora vinti, ora vincitori, sempre violenti, si dibattono e si consumano. Limite e libert\u00e0, indeboliti nella coscienza, logorati nell&#8217;attrito, non furono pi\u00f9 le funzioni organiche di una societ\u00e0 armonica; furono meccanismi tanto pi\u00f9 artificiosi e complicati ne&#8217; loro congegni, quanto la vita interna vi era pi\u00f9 debole e men rispettata; sicch\u00e8 n\u00e8 i concordati rinvigorirono la fede, n\u00e8 le costituzioni rinvigorirono la libert\u00e0. Operando fuori di ogni tradizione e di ogni condizione storica, la societ\u00e0 rimase in bal\u00eca al lavorio de&#8217; cervelli; furono provati tutt&#8217;i meccanismi, furono fatte tutte le esperienze; i fatti furono costretti a camminare con la stessa velocit\u00e0 delle idee; la storia usc\u00ec dalle sue vie naturali, fu una corsa vertiginosa, che non ancora ha trovato il suo punto di fermata, lasciando dietro di s\u00e8 nel cammino intelletti dubbiosi, sentimenti vacillanti, caratteri mobili, non so che insoddisfatto, uno spirito irrequieto, avventuroso, che molto si agita e poco conchiude, senza fermezza ne&#8217; fini e senza seriet\u00e0 ne&#8217; mezzi.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Questa fu la prima prova, nella quale l&#8217;influsso della scienza \u00e8 visibile. Pi\u00f9 che rivoluzione, fu reazione della natura contro la societ\u00e0, della libert\u00e0 contro il limite. Ciascuna forza sociale nell&#8217;espansione della sua giovent\u00f9 si oltrepassa e si esagera. La religione che non \u00e8 di questo mondo, vuol essere questo mondo; lo stato usurpa a sua volta, e usurpa la famiglia, e usurpa il comune e usurpa la nazione. Anche la scienza \u00e8 usurpatrice, e invade le altre sfere della vita sociale, e vuole realizzare in quelle s\u00e8 stessa, alterando la loro natura, vuole formare una societ\u00e0 intellettuale e scientifica, e come si diceva un tempo, il regno della filosofia. Ultima forma dello spirito, non \u00e8 maraviglia che cerchi s\u00e8 stessa in tutte le altre, e dove non vi si trovi, vi si cacci per forza. Nel suo orgoglio e nella sua inesperienza presunse troppo della sua forza, credette che quello che allo spirito apparisce ragionevole, dovesse e potesse per ci\u00f2 solo tradursi in atto, e il suo motto fu: <i>periscano le colonie, piuttosto che i principii. <\/i>Le colonie perirono, ma non si salvarono i principii. E cosa avvenne? La scienza perdette il suo credito, quasi fosse ella stata cagione di tutte quelle calamit\u00e0, e gli uomini nel loro disinganno rincularono insino al medio evo, cercando salvezza nel catechismo, quasi che fosse cos\u00ec facile restituirlo nella coscienza, com&#8217;era facile restituirlo nella memoria. Certo, da quel moto indimenticabile molti beneficii sono venuti all&#8217;umanit\u00e0. La libert\u00e0 si \u00e8 fatta via ne&#8217; popoli civili; molti limiti artificiali sono caduti; molti limiti sociali sono trasformati; l&#8217;autonomia e l&#8217;eguaglianza dell&#8217;individuo ha generato l&#8217;autonomia e l&#8217;eguaglianza della nazione, il sentimento di nazionalit\u00e0; la scienza ammaestrata in quella terribile prova, calando dalla sommit\u00e0 de&#8217; suoi ideali, ed entrando ne&#8217; misteri della vita e nelle vie della storia, assisa sopra tante rovine si \u00e8 fatta pensosa, positiva e organizzatrice L&#8217;esperienza ha fruttato. Siamone grati a quel nobile popolo, che fece l&#8217;esperienza a sue spese, sul suo corpo e sulla sua anima; a questo martire della umanit\u00e0, che vi logor\u00f2 le forze, vi abbrevi\u00f2 la vita; a questo popolo che ha avuto pi\u00f9 difetti che colpe, e la storia punisce sempre i difetti e risparmia spesso le colpe, perch\u00e8 il difetto \u00e8 debolezza, e la storia, come la natura, nutre i forti anche colpevoli a spese de&#8217; deboli.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La scienza che nella societ\u00e0 latina ingoi\u00f2 pi\u00f9 di quello che poteva assorbire e digerire, rest\u00f2 al contrario nella vita anglo-alemanna modesta ausiliaria, perch\u00e8 ivi incontr\u00f2 organismi formidabili, pieni di prestigio e di forza e di fiducia, e non si mise gi\u00e0 di contro ad essi come nemica, per disfarli, ma penetr\u00f2 ivi dentro con moto lento, ma continuo. E con poca resistenza; perch\u00e8 gli organismi viventi, nel rigoglio del loro sviluppo, non hanno in sospetto la scienza, anzi se ne valgono come istromento ad allargarsi e consolidarsi, purgandosi e riformandosi, cio\u00e8 cacciando da s\u00e8 le parti morte e stantie, e rinnovando la materia; dove gli organismi vecchi e aridi stanno chiusi in s\u00e8 e temono la scienza, odiano l&#8217;aria e la luce, come cadaveri che al contatto dell&#8217;aria si dissolvono. Ivi la scienza operava non fuori del limite ma entro di quello, e illuminava dall&#8217;alto la vita senza mescolarvisi, senza sforzarla, contenta alla sua parte modesta. Cosi ci vive e ci vivr\u00e0 lungo tempo la chiesa, il comune, la classe, la famiglia, lo stato e la legge, limiti rispettati, la cui voce \u00e8 ancora potente nel cuore degli uomini, e vi stimola e vi sviluppa le forze produttive. E ci vive insieme la scienza e la libert\u00e0, la pi\u00f9 ampia libert\u00e0 di coscienza, di discussione e di associazione, che pur non \u00e8 un pericolo, ma una forza, perch\u00e8 il volo dell&#8217; intelletto ha ivi il suo limite nelle forze sociali ancora integre, il sentimento religioso, la disciplina, la tenacit\u00e0, il coraggio morale, il sentimento del dovere e del sacrifizio, l&#8217;amore della natura e della famiglia, il rispetto dell&#8217;autorit\u00e0 l&#8217;osservanza della legge, tutta quelle forze morali che nel loro insieme noi chiamiamo l&#8217;uomo. Sento dire che la scienza ha fatto grande la Germania. Ah! signori, sono queste qualit\u00e0 che fanno grandi i popoli, e la scienza non le crea, ve le trova. Ben pu\u00f2 ella analizzarle, cercarne l&#8217;origine, seguirne la formazione, determinarne li effetti; ben pu\u00f2 anche moderarle, correggerla, volgerla a questo o a quel fine: una sola cosa non pu\u00f2, non pu\u00f2 produrle, e dove son fiacche e logore, non pu\u00f2 lei surrogarle. No, ella non pu\u00f2, dove il sentimento religioso languisce, dire: la religione son io, e non pu\u00f2, dove l&#8217;arte \u00e8 isterilita, dire: arte son io; pu\u00f2 darti una filosofia della storia, del linguaggio, dell&#8217;uomo, dello stato; ma non ti d\u00e0 la storia, il linguaggio, l&#8217;uomo, lo stato. Ti d\u00e0 la coscienza della vita, non ti d\u00e0 la vita, ti d\u00e0 la forma, non ti d\u00e0 la materia, ti d\u00e0 il gusto, non ti d\u00e0 l&#8217;ispirazione, ti d\u00e0 l&#8217;intelligenza, non ti d\u00e0 il genio.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Una forma non intende l&#8217;altra. Il sentimento non comprende l&#8217;immaginazione, e l&#8217;immaginazione non comprende l&#8217;intelligenza. Ciascuna forma pone s\u00e8 stessa nelle altre, e non ci vede che s\u00e8, e si ride di ci\u00f2 che non \u00e8 lei. Il sentimento guarda con occhio di compassione l&#8217;uomo d&#8217;immaginazione, che ha bisogno d&#8217;idoli per alzarsi fino ad esso; e l&#8217;intelletto non comprende il sentimento nella sua ignoranza semplice e commovente. Una forma progredisce davvero, quando riconosce il suo limite nelle altre forme, e le studia e le comprende e le rispetta e fa di quelle il suo vestito. La religione cattolica fu potente davvero, quando usc\u00ec dal suo ascetismo, e riconobbe il suo limite nella vita, e se ne appropri\u00f2 le passioni, gl&#8217;interessi e le forme, e il papa fu Re, e il Cardinale fu principe, e il Vescovo fu barone. Sotto a quel vestito temporale ci era lei nel suo spirito e nella sua verit\u00e0; e se scadde, gli \u00e8 che quel vestito divenne il suo corpo e la sua sostanza, e se perdette la vita temporale, gli \u00e8 che da lei s&#8217;era ritirata la vita spirituale. Un gran progresso ha fatto la scienza, quando \u00e8 giunta a riconoscere il suo limite nella vita, e si \u00e8 fatta potente, perch\u00e8 si \u00e8 fatta modesta. Quel giorno che pot\u00e8 contemplare s\u00e8 nella vita, e trovare ivi dentro la sua sfera accanto alle altre e studiarle, comprenderle, rispettarle nella loro autonomia, nella loro libert\u00e0, nel loro diritto alla vita, appropriarsele, fare d\u00ec quelle il suo vestito, rimanendo ivi dietro causa attiva e trasformatrice, quel giorno fu il principio della sua potenza. Questa \u00e8 la grande scoperta del nostro secolo, che vale bene quella del vapore. L&#8217;ideale antico era Beatrice, la scienza che pu\u00f2 tutto, la dottorona e la teologa; il nuovo ideale \u00e8 Margherita, la vita ignorante, inconsciente, ma ricca di fede, di affetto, d&#8217;immaginazione e d&#8217;illusione. E, la scienza diviene Faust, il sapiente che ha disprezzato la vita e si \u00e8 chiuso ne&#8217; libri, e attende dalla scienza miracoli, attende l&#8217;<i>homunculus<\/i>, e che nel suo disinganno lascia i libri e cerca la vita, e tuffandosi nelle fresche onde della natura e della storia ritrova la sua giovent\u00f9, ritrova l&#8217;amore e la fede. Allora si cap\u00ec perch\u00e8 i filosofi furono meno potenti degl&#8217;ignoranti apostoli; perch\u00e8 i romani con tante scuole e con tanta dottrina soggiacquero alli analfabeti, che chiamavano barbari; perch\u00e8 Machiavelli che sapeva di stato, fu meno possente di quei barbari, che fondavano gli stati, e perch\u00e8 i civili italiani poterono disprezzare, comprendere, schernire, ma non vincere l&#8217;ignorante barbarie, maestri incatenati da&#8217; loro discepoli. Allora si cap\u00ec che la scienza non \u00e8 il pensiero di questo o di quello, non questo o quel principio, ma \u00e8 produzione attiva, continua di quel cervello collettivo, che dicesi popolo, produzione impregnata di tutti gli elementi e le forze e gl&#8217;interessi della vita, e si cap\u00ec che l\u00e0, in quel cervello, ella dee cercare la sua legittimit\u00e0, la sua base di operazione. Pi\u00f9 si addentra nella vita, pi\u00f9 imita la storia ne&#8217; suoi procedimenti, pi\u00f9 dissimula s\u00e8 stessa in quelle forze e in quegl&#8217;interessi, e pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 espansiva sar\u00e0 la sua azione.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">E cosa \u00e8 uscito da questa scienza, che ha saputo misurare s\u00e8 stessa e ritrovare nella vita il suo limite? L\u00e0 dove le forze morali sono ancora sane, ivi ella \u00e8 principio attivo e assimilatore, produce nuovi organismi sociali. Ma dove il sentimento del limite \u00e8 raffreddato e le forze organiche indebolite, l\u00e0 non \u00e8 buona quasi ad altro che a darti una coscienza della tua decadenza, la quale ti toglie le ultime forze e affretta la tua dissoluzione. Cos\u00ec per qualche tempo la colta Europa dubit\u00f2 del suo avvenire, e si proclam\u00f2 da s\u00e8 vecchia, e si domand\u00f2 se forse non era destinata a diventare cosacca. Cos\u00ec noi latini parliamo oggi della decadenza della razza latina; e non so davvero qual forza rimanga pi\u00f9 ad un popolo che si rassegni ad un preteso fato storico, e perda fede nel suo avvenire e predichi la sua decadenza. Quanto a me, preferisco a questa scienza l&#8217;ignoranza del popolano, che stimi s\u00e8 ancora erede dell&#8217;antica grandezza romana, e sogni l&#8217;impero del mondo.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Una volta la scienza era tutto, e s&#8217;imponeva con la forza. Oggi corriamo al segno opposto; la vita \u00e8 inviolabile, e bisogna lasciarla fare. Una volta frutto della scienza era la violenza; oggi frutto della scienza \u00e8 una libert\u00e0 poltrona e inorganica, che lascia la vita al suo processo storico, fosso anche di dissoluzione; che abbandona a s\u00e8 stesse le forze cozzanti; che fa dello stato un essere neutro e ipocrita, un testimonio pi\u00f9 che un attore; che si lascia fuggir di mano il freno, e che rivela l&#8217;indifferenza entrata negli animi, e quel difetto d&#8217;iniziativa e di coraggio morale, che noi sogliamo mascherare sotto la formola del lasciar fare e del lasciar passare: sicch\u00e9 frutto della scienza \u00e8 una libert\u00e0 che ripudia la scienza come potere legittimo e direttivo, e abbandona la societ\u00e0 al flutto delle opinioni e a&#8217; rottami del passato. Diciamo la verit\u00e0. Al paese si dee la verit\u00e0, e si dee a noi stessi. La scienza \u00e8 un pezzo che si \u00e8 ritirata da noi, e non opera pi\u00f9 ne&#8217; nostri cervelli, non produce pi\u00f9. Noi ripetiamo una canzone divenuta malinconica per vecchiaia, che non fa pi\u00f9 effetto, neppure sopra di noi. E perch\u00e9 dentro di noi non ci \u00e8 una idea che ci tormenta, non un sentimento che ci stimola, gridiamo pomposamente: lasciamo fare e lasciamo passare; la scienza fa da s\u00e8, e la scienza fa miracoli, quasi che i miracoli li facesse la scienza e non l&#8217;uomo. La scienza, quando si move dentro di noi, \u00e8 attiva, e penetra in tutti gli organismi, e gl&#8217;illumina e li trasforma sotto la sua azione lenta, ma perseverante. Non \u00e8 scienza codesta, che produce idee sciolte, senza virt\u00f9 di coesione, ed ha per sua arma di guerra non organismi opposti ad organismi, ma ironia e caricatura: sicch\u00e8 talora avviene che organismi vecchi e screditati rimasi intatti li colgono in mezzo a quel risolino e si chiudono sopra di loro e li ricoprono. Perch\u00e8 quello resta che \u00e8 organizzato, e organismi battezzati per morti hanno sempre maggior forza che idee vaganti e ironiche, piovute di qua e di l\u00e0, miscuglio inconsistente di vecchio e di nuovo, mutabili ne&#8217; cervelli secondo il successo e la moda.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La scienza ha prodotto presso di noi due grandi cose, l&#8217;unit\u00e0 della patria e la libert\u00e0. Dico la scienza, perch\u00e8 \u00e8 lei, che ha scosse le alte cime della societ\u00e0, e le ha messe in movimento, tirandosi appresso e galvanizzando la restante materia. L&#8217;unit\u00e0 della patria \u00e8 la concentrazione di tutte le forze, e la libert\u00e0 \u00e8 lo sviluppo di quelle secondo il processo della natura e della storia, \u00e8 la loro autonomia e la loro indipendenza. Grandi cose son queste, idee semplici, accessibili, che non hanno bisogno di libri e di scuole, sono istrumenti del lavoro, ma non sono il lavoro; sono forme che si putrefanno presto, ove ivi dentro non \u00e8 una materia che si mova. Che cosa \u00e8 l&#8217;Italia senza italiani? Che cosa \u00e8 la libert\u00e0 senza uomini liberi? Sono forme senza contenuto, nomi senza soggetto; sono il prete senza fede, sono il soldato senza patria.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Anche nella vita ci \u00e8 il pensiero, un pensiero latente, lenta formazione de&#8217; secoli, che riproduce e trasmette s\u00e8 nelle generazioni mescolato co&#8217; succhi generativi. La vita si rinnova nell&#8217;alto, e questo pensiero scava il suo letto pi\u00f9 profondo, e si abbarbica ne&#8217; cervelli, come quercia nel suolo, e non si move pi\u00f9, rimane incastrato, stagnante, passivo, rimane la mano morta della vita. Noi non siamo penetrati in questo pensiero, ci abbiamo solo sovrapposto il nostro pensiero, e prima abbiamo pesato troppo, e quello ha mosse le spalle e lo ha gittato gi\u00f9. Poi, fatti savii e abili, vogliamo vivere in buona pace l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, e gli diamo la libert\u00e0 e gli diciamo: muoviti e cammina; e quello risponde con l&#8217;apatia, e se lo punzecchiate troppo, si mover\u00e0 e camminer\u00e0 contro di voi, ravviluppato pi\u00f9 fieramente in s\u00e8 stesso. La libert\u00e0 non giova a quello, e non giova neppure a noi; perch\u00e8 il nostro pensiero, come stanco della lunga produzione, non sa pi\u00f9 qual uso farsene. Perci\u00f2 la sua forza d&#8217; azione \u00e8 divenuta inferiore a quella forza di resistenza. Quel pensiero \u00e8 insieme volont\u00e0, abitudine, storia, tradizione, tutta la vita. Pu\u00f2 dirsi il medesimo del vostro pensiero, nato ieri, appena e male assiso nel vostro intelletto, e che non \u00e8 ancora in noi volont\u00e0, sentimento, fede, immaginazione, coraggio, iniziativa, disciplina, non \u00e8 ancora energia? Quel pensiero voi potete schernirlo, ma \u00e8 pi\u00f9 forte di voi, perch\u00e8 sente, immagina crede, fa quello che pensa. Dicono: lasciamo fare allo spirito del mondo. Abbiamo fede nel progresso. Il tempo e la libert\u00e0 matura tutto. Certamente. Anche io ho fede nel progresso dell&#8217;umanit\u00e0, ma non nel progresso delle nazioni, e se il processo \u00e8 di dissoluzione, il tempo e la libert\u00e0 non matura che la morte. E poniamo pure che la societ\u00e0 sia sana ed abbia le sue forze intatte; ma dunque la scienza non \u00e8 parte anche lei di questo spirito del mondo? Un tempo tutto era lei, e oggi sar\u00e0 divenuta semplice spettatrice della storia, e abdicher\u00e0 ad ogni suo potere sopra questa pianta che si chiama uomo, e la sua ultima conclusione sar\u00e0: lasciamo fare e lasciamo passare? Lei ha potuto costringere la natura a camminare pi\u00f9 rapida, ha creato il vapore; e quando si tratta dell&#8217;uomo ora, che il movimento sociale \u00e8 accelerato, ora che i secoli si chiamano decennii, attender\u00e0 tra noi che il tempo faccia il suo comodo e maturi quando gli viene?<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 di tutti o per tutti \u00e8 oramai un punto acquisito, gi\u00e0 oltrepassato dalla scienza, non contrastato pi\u00f9 invocato anche dagli avversarii. La missione della scienza \u00e8 oggi di dare a questa libert\u00e0 un contenuto, di darle il suo contenuto, non invadendo le altre sfere della vita, ma lavorando ivi dentro e trasformandole. Abbiamo gi\u00e0 un contenuto scientifico, un complesso d&#8217;idee, che chiamiamo lo spirito nuovo. Ci\u00f2 che rimane \u00e8 che sia davvero spirito. La scienza continuer\u00e0 nelle sue alte regioni il suo processo di elaborazione e di formazione; ma ci\u00f2 che urge, \u00e8 che ella mi crei questo spirito nuovo. I milioni di analfabeti scossero un giorno le nostre fibre. Illuminiamo gl&#8217;intelletti, sentii dire; qui \u00e8 il rimedio. Leggere e scrivere, far di conti, un libriccino de&#8217; doveri e delle creanze, storie e favolette, e la scienza penetrer\u00e0 ne&#8217; pi\u00f9 bassi fondi della vita e se li assimiler\u00e0. Or questa istruzione, mi contenta assai mediocremente. Credete voi, Signori, che i romani degeneri non avevano libri e scuole? o che loro mancavano trattati di morale, pratiche religiose, e storie d\u00ec uomini illustri? I giovani romani andavano in Atene ad imparare virt\u00f9 e libert\u00e0, e tornavano retori e accademici. E gli accademici, come Cicerone, erano gli eclettici e i temperati di quel tempo, che tenendosi in bilico tra stoici ed epicurei rimanevano in quella mezzanit\u00e0 che meglio rispondeva alla bassa temperatura sociale, e lasciavano fare, e lasciavano passare insino a che vinto ogni ritegno, la societ\u00e0 si chiar\u00ec epicurea e materialista. Questo non diceva loro il libro: anzi il libro parlava savio; il libro parlava, e la corrotta natura operava. Or questo \u00e8 appunto il tarlo, che ha roso l&#8217;antica nostra societ\u00e0, e che noi chiamiamo la decadenza: altro pensare e altro fare. E noi che abbiamo tanta fede; nell&#8217;istruzione, dobbiamo domandarci, se siamo davvero tornati giovani, e se quella decadenza non ci ha lasciato niente nelle ossa e nel cuore, se noi serbiamo intatte le nostre forze fisiche e morali. Ma se il nostro male \u00e8 l&#8217;anemia, se ci \u00e8 bisogno una cura ricostituente e corroborante, l&#8217;istruzione pu\u00f2 illuminare il nostro intelletto, non pu\u00f2 sanare la nostra volont\u00e0. E poi, quando dentro \u00e8 difetto di calore, gi\u00e0 non produrremo noi n\u00e8 scienza, n\u00e8 istruzione. Avremo una scienza di riflesso, non figlia nostra, non forma del nostro cervello, ma venutaci, secondo la moda, di Francia e di Alemagna, e prima di fare noi, ci domanderemo: cosa fanno gl&#8217;inglesi, e cosa fanno gli americani. Non che sentire il pungolo della vergogna, ma ci consoleremo e ci applaudiremo, proclamando che la scienza non ha patria, e bisogna pigliarla dov&#8217;\u00e8, e quando altrove \u00e8 bella e fatta, \u00e8 inutile stillarci noi il cervello. E non \u00e8 vero. La scienza non pu\u00f2 germogliare senza una patria, che le d\u00e0 la sua fisonomia e la sua originalit\u00e0. E l\u00e0 dove cresce bastarda e presa ad imprestito, non ha fisonomia, e rimane fuori di noi, non opera in noi, non riscalda il cervello. Non produrremo la scienza e non produrremo l&#8217;istruzione. Accetteremo dal di fuori metodi e libri, costituzioni, ordinamenti e leggi, e spesso piglieremo un abito, quando l\u00e0 dov&#8217;\u00e8 nato \u00e8 gi\u00e0 logoro e messo fra&#8217; cenci. Cos\u00ec tutto \u00e8 mezzanit\u00e0, mezza istruzione, mezze idee. La scienza. \u00e8 sistema com&#8217;\u00e8 la vita, le migliori verit\u00e0 sono falsit\u00e0, se non sono nella mente coordinate e limitate. Idea intera \u00e8 idea nel sistema; mezza idea \u00e8 idea scappata dal centro, e presa per s\u00e8 \u00e8 cosi vera lei, come \u00e8 vera l&#8217;opposta. Onde societ\u00e0 e individui, divenute cervelli centrifughi, passano con facilit\u00e0 dall&#8217;una all&#8217;altra, e oggi gridano libert\u00e0, e domani gridano autorit\u00e0. La nostra vita \u00e8 a pezzi, a ritagli, con molto di nuovo nelle parole, con molto di vecchio ne&#8217; costumi e nelle opere, sicch\u00e9 dentro di noi non \u00e8 serio n\u00e8 quel nuovo, n\u00e8 quel vecchio. Tale \u00e8 la vita e tale \u00e8 la scienza. E posso dire il contrario: tale la scienza, tale la vita; perch\u00e9 la scienza \u00e8 la vita che si riflette nel cervello, \u00e8 il prodotto della stessa materia, e se la vita \u00e8 guasta, la scienza \u00e8 guasta, e non che faccia miracoli, ma non pu\u00f2 fare neppure il miracolo di avviarci alla vera scienza, a&#8217; sodi e serii studii. Piccola azione dunque avr\u00e0 sulla vita questa scienza e questa istruzione. E quando pure sia istruzione soda e intera, gi\u00e0 non guarir\u00e0 il nostro male che ha la sua sede nella fiacchezza della fibra e nella debolezza delle forze morali. Conoscere non \u00e8 potere. Vagheggiamo non so che enciclopedico nella giovent\u00f9, abbiamo aumentata la serie delle sue conoscenze e non perci\u00f2 abbiamo aumentata n\u00e8 la forza del cervello, n\u00e8 la forza del carattere. Con questi preludii allarghiamo la nostra azione anche alle basse classi, vogliamo spandere i lumi del secolo, come si dice, spezzare a quelle il pane della scienza, ed \u00e8 venuta su una letteratura popolare, tutta smancerie e tutta fiorentinerie, tutta diminutivi, e in una forma da commedia che chiamano lingua toscana un accozzame di roba filosofica e di roba cattolica, l&#8217;ateo e la suora di carit\u00e0 a braccetto. Cos\u00ec noi pensiamo <i>fortiter et suaviter<\/i> d&#8217;insinuarci nel cuore del popolo, come gi\u00e0 il demonio nel cuore di Eva, e fargli gustare il frutto proibito senza troppe grida del babbo e del prete, e vogliamo insegnare la verit\u00e0 col mezzo della menzogna, inculchiamo negli altri certe idee, di cui ci beffiamo nel secreto della coscienza, e gridiamo contro i preti, e ci mettiamo sul capo il berretto del prete. Cos\u00ec fortificheremo la fibra, rialzeremo i caratteri e formeremo l&#8217;uomo. A questo gioco si corrompe maestro e scolare, borghesia e popolo, l&#8217;una ipocrita e beffarda, l&#8217;altro che sopra un fondo vecchio metter\u00e0 una vernice di nuovo. Quel fondo vecchio, quel pensiero secolare resister\u00e0. Potete ben cacciare certe idee e mettercene altre, potete mutar nomi e forme, e quel figlio de&#8217; secoli metter\u00e0 il capo fuori a traverso di quelle, e dir\u00e0 a Bruto: ti facciamo Cesare, e dir\u00e0 alla Ragione: ti facciamo una Dea.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Il motto della scienza era un giorno la libert\u00e0 contro il limite; oggi \u00e8 la ristaurazione del limite nella libert\u00e0. Noi abbiamo distrutti o indeboliti tutt&#8217;i limiti al d\u00ec fuori, e non li abbiamo ricreati dentro di noi. Nel furore della lotta li abbiamo odiati, disconosciuti, e perch\u00e9 al di fuori erano superstizione, oppressione; abbiamo ucciso dentro di noi anche il sentimento che li rigenera, e siamo rimasti nel vuoto. Quei limiti sono lo stimolo che sviluppa le forze organiche e creano la seriet\u00e0 e la moralit\u00e0 dalla vita, e ci toglie all&#8217;egoismo animale, e ci rende capaci del sacrifizio e del dovere. La scienza altro non \u00e8 se non ricostituzione de&#8217; limiti nella coscienza, la riabilitazione di tutte le sfere della vita. L&#8217;uomo della scienza \u00e8 il pi\u00f9 alto e virile tipo d&#8217;uomo, che non ha bisogno di culto, perch\u00e9 ne ha dentro di s\u00e9 il sentimento, e non ha bisogno di stimoli esterni, non di medaglie e di titoli, di pene e di premii, di stato e di leggi, perch\u00e9 quegli stimoli li sente pi\u00f9 vivamente dentro di s\u00e9, e non ci \u00e8 bandiera e non ci \u00e8 gonfalone, che abbia la forza della sua coscienza. Quando questi stimoli interni operano, presto o tardi ci daranno la forza di ricostruirci anche un simile mondo esterno, la concordia sar\u00e0 ristaurata tra la scienza e la vita. Ma dove operano mollemente, non hanno virt\u00f9 organica, e caricando e beffeggiando si sentono soddisfatti, e altro \u00e8 la scienza, altro \u00e8 la vita. E allora chi vi d\u00e0 il dritto di negare il Dio fuori di voi, quando vi manca virt\u00f9 di ricreare Dio dentro di voi, e raggiarlo al di fuori? Chi vi d\u00e0 il dritto di negare l&#8217;eredit\u00e0 e la solidariet\u00e0 di famiglia, quando dentro di voi non ci \u00e8 altro che il solitario Voi? Chi vi d\u00e0 il dritto d&#8217;invocare nuove forme e nuove istituzioni, quando la materia, nonche altro, \u00e8 guasta fino dentro di voi? Se la scienza non pu\u00f2 ricostituire quest&#8217;uomo interno, meglio il di fuori, guasto e viziato com&#8217;\u00e8, che il vuoto. Questo sar\u00e0 il grido di tutti, anche degli uomini colti, e questo spiega le reazioni. La societ\u00e0 non pu\u00f2 vivere lungamente sopra idee che non generano, non organizzano, e dopo varie oscillazioni si adager\u00e0 per stanchezza nel suo stato antico, quale l&#8217;hanno fatta i secoli.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Forse io carico le tinte. Ma trovo intorno a me apatia ne&#8217; fatti, prosunzione nelle parole. E pur bisogna sferzarla quest&#8217;apatia, umiliarla questa prosunzione. Le mie inquietudini sono oggi il tormento de&#8217; pi\u00f9 elevati intelletti, il problema de&#8217; problemi, la missione urgente della scienza. Una volta tutto era filosofico, oggi tutto \u00e8 sociale. Abbiamo la fisica sociale, la fisiologia sociale, l&#8217;economia sociale, antropologia, pedagogia, tutti sono intorno a questo grande malato. Ci \u00e8 un cumulo di scienze che si potrebbero chiamare con una parola, la medicina sociale.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">La grande medicina era un tempo l&#8217;istruzione, e ora che l&#8217;istruzione ha reso tutt&#8217;i suoi frutti in Germania, gi\u00e0 non basta pi\u00f9, e Virchow impensierito invoca una educazione nazionale. La scienza dee organizzarmi questa educazione nazionale, dee imitarmi il cattolicismo, la cui potenza non \u00e8 il catechismo, \u00e8 l&#8217;uomo preso dalle fasce e tenuto stretto in pugno sino alla tomba, dee imitarmi quei suoi organismi di granito, su&#8217; quali ella picchia e ripicchia da secoli e ancora invano.<\/p>\n<p class=\"rientrato\" style=\"text-align: justify;\">Ciascuna scienza ha la sua epoca. La vita corre l\u00e0 dove si sente riflessa, colta dal vero, come si trova, quella \u00e8 la scienza vivente, che fa batterei cori, che ha un&#8217;azione sulla vita. Oggi la vita, si sente attinta da un malore incognito, la cui manifestazione \u00e8 l&#8217;apatia, la noia, il vuoto, e corre per istinto col\u00e0 dove si parla di materia e di forza e come ristaurare l&#8217;uomo fisico, e come rigenerare l&#8217;uomo morale. Letteratura e filosofia, scienze mediche e scienze morali, tutte prendono quel riflesso e quel colore. Rifare il sangue, ricostituire la fibra, rialzare le forze vitali \u00e8 il motto non solo della medicina ma della pedagogia, non solo della storia, ma dell&#8217;arte, rialzare le forze vitali, ritemprare i caratteri, e col sentimento della forza rigenerare il coraggio morale, la sincerit\u00e0, l&#8217;iniziativa, la disciplina, l&#8217;uomo virile e perci\u00f2 l&#8217;uomo libero. Le universit\u00e0 italiane oggi sono come tagliate fuori del movimento nazionale, senz&#8217;alcuna azione sullo Stato che si dichiara essere neutro, e con piccolissima azione sulla societ\u00e0 di cui non osano interrogare le viscere. Divenute fabbriche di avvocati, di medici e d&#8217;architetti, se intenderanno questa missione della scienza odierna, se usando la libert\u00e0 che loro \u00e8 data, affronteranno problemi attuali e taglieranno sul vivo, se avranno l&#8217;energia di farsi esse capo e guida di questa restaurazione nazionale, ritorneranno, quali erano un tempo, il gran vivaio delle nuove generazioni, centri viventi e irraggianti dello spirito nuovo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il motto della scienza era un giorno la libert\u00e0 contro il limite; oggi \u00e8 la ristaurazione del limite nella libert\u00e0. Noi abbiamo distrutti o indeboliti tutt&#8217;i limiti al d\u00ec fuori, e non li abbiamo ricreati dentro di noi. Nel furore della lotta li abbiamo odiati, disconosciuti, e perch\u00e9 al di fuori erano superstizione, oppressione; abbiamo ucciso dentro di noi anche il sentimento che li rigenera, e siamo rimasti nel vuoto. 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