{"id":17707,"date":"2016-09-17T00:03:07","date_gmt":"2016-09-16T22:03:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17707"},"modified":"2016-09-17T00:03:07","modified_gmt":"2016-09-16T22:03:07","slug":"una-sommessa-difesa-del-liceo-classico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17707","title":{"rendered":"Una sommessa difesa del liceo classico"},"content":{"rendered":"<p><strong>da<\/strong> <strong>LE PAROLE E LE COSE<\/strong>\u00a0<strong>(Claudio Giunta)<\/strong><\/p>\n<p>Finite le scuole medie, una cara amica si sent\u00ec fare dal padre questo discorso: \u00abTu sei libera, puoi fare quello che ti pare, scegliere la scuola che vuoi. Dunque scegli: Tasso o Mamiani?\u00bb. Il Tasso e il Mamiani sono due celebri licei classici di Roma, una volta andava cos\u00ec. Anche adesso, trent\u2019anni dopo, va cos\u00ec, almeno per la mia amica (che si \u00e8 laureata in Storia, non in Ingegneria), che non imporr\u00e0 niente, si capisce, ai suoi figli, ma sar\u00e0 lieta se vorranno anche loro scegliere, liberamente, tra il Tasso e il Mamiani; e va cos\u00ec anche per me (che mi sono laureato in Lettere, non in Ingegneria), che non imporrei niente ai miei figli, ma sarei lieto se anche loro, come me, decidessero di passare qualche anno della loro vita in compagnia dell\u2019Eneide, degli aoristi, del locativo e di Baruch Spinoza.<br \/>\nButtarla sul personale, parlando di scelte scolastiche, \u00e8 la prima cosa da fare, perch\u00e9 si tratta sempre di preferenze, inclinazioni personali, si tratta di scelte di vita, e pretendere di guardare dall\u2019alto, da un punto di vista che si presume oggettivo, queste scelte di vita, e dire cos\u2019\u00e8 meglio e cos\u2019\u00e8 peggio non per s\u00e9 o i propri figli ma in generale \u00e8 ridicolo prima che sbagliato.<br \/>\nCi\u00f2 premesso, \u00e8 chiaro che i casi personali sono infiniti, e che un assetto all\u2019istruzione bisogna darlo e si d\u00e0 (che cosa insegnare a scuola? Come organizzare i curriculum? Quali discipline privilegiare e quali no?), quindi \u00e8 del tutto legittimo domandarsi, per esempio, e lo si sta facendo in queste settimane, che destino pu\u00f2 e deve toccare al liceo classico. Nei trent\u2019anni che sono passati dal mio ingresso al liceo classico, infatti, il mondo \u00e8 cambiato, forse pi\u00f9 ancora di quanto fosse cambiato nei sessant\u2019anni che separavano i miei anni Ottanta dalla riforma Gentile. Cambiamenti strutturali, nel modo in cui viviamo, comunichiamo, ci spostiamo; e cambiamenti culturali, in parte conseguenza di quelli strutturali, e che hanno intaccato quel complesso di idee e valori che sono il fondamento della pedagogia del liceo classico. Umanesimo\/tecnologia, lingue morte\/vive, tradizione\/innovazione, conoscenza\/competenza, teoria\/pratica \u2013 tutti i termini sui quali il mondo di ieri metteva un segno pi\u00f9, i primi di ciascuna coppia, adesso hanno un segno meno: non che il mondo di oggi li snobbi del tutto, questo non si pu\u00f2 dire, ma preferisce i secondi.<\/p>\n<p>Conseguenza pratica: se nel mondo di appena ieri frequentare il liceo classico era il modo migliore per cominciare a farsi strada nella vita, oggi molti pensano che non sia pi\u00f9 cos\u00ec, e le iscrizioni al classico calano, rischiano di prosciugarsi. In un libro aureo e dimenticato, Scuola sotto inchiesta, Guido Calogero osservava: \u00abAbbiamo ancora tutti moltissimo da trarre, dalla frequentazione della saggezza e della bellezza antica. Perch\u00e9 dunque pensare di volerci togliere l\u2019uso di questo formidabile strumento di vita?\u00bb. Semplice: perch\u00e9 (parlano sempre i molti, s\u2019intende) ogni ora in pi\u00f9 dedicata al latino e al greco \u00e8 un\u2019ora in meno dedicata all\u2019inglese e all\u2019informatica, che come strumenti per la vita odierna sono decisamente pi\u00f9 utili.<br \/>\nE che importa \u2013 commenta qualcuno \u2013 la crisi del liceo classico? \u00c8 calato anche il numero di quelli che tirano di scherma, e il mondo ha continuato a girare. Osservazione sciocca, perch\u00e9, dato che viviamo in Italia e non in Congo, liquidare il liceo classico significa anche liquidare, col latino e il greco, un pezzo sostanziale della nostra storia e della nostra cultura: l\u2019una e l\u2019altra anche economicamente molto produttive, dato che i turisti non vengono a trovarci soltanto per il mare e la cucina. Dunque la cosa importa, non solo a livello individuale, ed \u00e8 bene che se ne discuta, e la parola difesa (\u2018difesa del liceo classico\u2019), che ai liberali pu\u00f2 suonare stridula, si adopera invece con pieno diritto. Tutto sta a intendersi sui modi.<\/p>\n<p>Intanto: \u00e8 chiaro che il classico non \u00e8 e non sar\u00e0 pi\u00f9 la scuola dell\u2019\u00e9lite, il vertice del triangolo alla cui base stanno le scuole professionali, i tecnici eccetera, o, come purtroppo ancora leggo in giro, il liceo d\u2019eccellenza (uno non fa il classico proprio per imparare ad astenersi da parole del genere?). \u00c8 e sar\u00e0 un liceo come gli altri, ma calibrato su quei giovani che, per un pezzo della loro vita o per tutta, vogliono imparare molte cose sul passato e leggere molti libri che non hanno alcuna evidente utilit\u00e0 pratica. Pu\u00f2 sembrare una cattiva notizia a quelli che vaneggiano della speciale apertura mentale conferita dallo studio del latino, o della Grande Bellezza che si dischiude solo ai classicisti, o di Zuckerberg che ha inventato Facebook perch\u00e9 ha letto l\u2019Eneide. Ma non \u00e8 necessariamente un brutta notizia. Un tempo si faceva il classico perch\u00e9 quella era la scuola di chi andava a comandare, o di chi ci provava: il latino e il greco erano una metonimia: averli studiati voleva dire appartenere a un piccolo club di privilegiati (quelli che l\u2019irriflessivit\u00e0 di alcuni tra i fautori del liceo classico scambia per \u2018migliori\u2019: ma se il fulcro della riforma Gentile fossero stati gli istituti tecnici \u00e8 chiaro che i \u2018migliori\u2019, in quanto privilegiati, sarebbero stati i ragionieri). Adesso \u00e8 e sar\u00e0 la scuola di quelli che hanno un reale, non metonimico interesse per quelle discipline. Che il numero degli iscritti cali mi pare a questo punto inevitabile, e forse persino auspicabile. Le strade d\u2019accesso all\u2019\u00e9lite si sono moltiplicate e diversificate, ed \u00e8 bene che chi ha altri interessi li soddisfi attraverso altri indirizzi di studio. Questo dovr\u00e0 forse avere qualche riflesso anche sulla prassi scolastica. Quando andavo a scuola io le bocciature fioccavano sin dalla quarta ginnasio perch\u00e9, pi\u00f9 che insegnare il latino e il greco, bisognava scremare chi era \u2018da liceo classico\u2019 e chi non lo era. Adesso servir\u00e0, se non davvero pi\u00f9 gentilezza, pi\u00f9 pazienza, e applicazione anche con i non predestinati.<\/p>\n<p>Questa scuola di non-\u00e9lite conserver\u00e0 il suo solido impianto umanistico, ma non potr\u00e0 non adeguarsi ai tempi. Di fatto, mi pare che lo abbia gi\u00e0 fatto e lo stia facendo: integrando al curriculum ore di scienze, portando la lingua straniera fino alla quinta, dando la possibilit\u00e0 a chi vuole di studiarne una seconda. Una buona preparazione umanistica e scientifica insieme non \u00e8 una chimera, tant\u2019\u00e8 vero che molti ottimi scienziati hanno fatto il classico, specializzandosi poi all\u2019universit\u00e0. Ricordo questo fatto ovvio solo perch\u00e9 mi pare invece che nel dibattito affiori ogni tanto una retorica scientista piuttosto rozza, e simmetrica a quella umanista: come se la scuola dovesse formare dei piccoli ingegneri o dei piccoli informatici, e tutto il tempo passato a far altro fosse tempo speso invano. Ma il liceo cura la formazione, non la professionalizzazione, e la formazione deve fondarsi su un novero di discipline ragionevolmente ampio, salvo produrre dei monomaniaci.<br \/>\nCome fare spazio, al classico, alle nuove discipline (e alle nuove esigenze di vita: \u00e8 ovvio che oggi lo sport ha un\u2019importanza molto pi\u00f9 grande di quella che aveva ai miei tempi, e chi lo pratica dev\u2019essere incoraggiato a farlo)? Aumentare il monte ore? Non sarebbe uno scandalo, salvo per\u00f2 diminuire la quantit\u00e0 dei compiti a casa, lavorando di pi\u00f9 in classe insieme all\u2019insegnante (mentre mi pare prevalga ancora un approccio \u2018universitario\u2019, di fiduciosa delega allo studente, che non funziona pi\u00f9 nemmeno all\u2019universit\u00e0, e che insomma fa la fortuna del CEPU). Sacrificare qualche ora di greco, latino o italiano alle nuove discipline? La sola ipotesi sembra blasfema, dato che gi\u00e0 con le ore a disposizione (gite e scioperi ed elezioni e feste nazionali aiutando) non si riesce mai a finire il programma. Ma qui allora, perch\u00e9 l\u2019ipotesi non sia blasfema, il discorso deve prendere una piega diversa e riguardare non l\u2019impianto disciplinare del liceo classico bens\u00ec i suoi contenuti.<br \/>\nNella discussione (semplifico) pro o contro la traduzione dalle lingue classiche io sto molto decisamente coi pro. Si cominci a tradurre, imparando il rigore, la precisione, la logica, la buona lingua e il resto (le idee sul mondo antico, i miti, l\u2019antropologia eccetera) verr\u00e0 di riflesso. Salvo errore, per\u00f2, negli ultimi tre anni di liceo il tempo dedicato a leggere e tradurre i testi si riduce molto per lasciare spazio alla storia della letteratura. Vale per il greco e il latino e vale, con le differenze del caso, per l\u2019italiano. Ebbene, \u00e8 qui \u2013 su questa enciclopedia che va da Livio Andronico a Claudiano, da Esiodo a Nonno di Panopoli, dai trovatori a Zanzotto \u2013 che a mio avviso bisogna sfrondare, potare. L\u2019obiettivo non \u00e8 insegnare la genealogia, che impareranno, in pochi, all\u2019universit\u00e0, ma il gusto e la capacit\u00e0 della lettura, capacit\u00e0 che la gran parte dei diplomati al classico, dopo tre anni di \u2018autori\u2019, non ha: provate a fargli leggere non dico Cicerone ma la lapide di un cimitero. Non c\u2019\u00e8 da abolire la storia, ma neppure da farne un feticcio; e c\u2019\u00e8 da abolire il mito della completezza, e i programmi sesquipedali pieni di nomi e di chiacchiere attorno ai nomi.<\/p>\n<p>Infine, adeguarsi ai tempi significa anche non ignorare il tempo presente. Gli studi classici nacquero e prosperarono in un mondo in cui l\u2019offerta di novit\u00e0 culturali era scarsa e omogenea, un mondo nel quale esisteva un nesso di quasi naturale continuit\u00e0 con il mondo antico: i miti e gli eroi dell\u2019epica tenevano nelle menti il posto che oggi \u00e8 occupato dai personaggi dei film. Questo nesso non esiste pi\u00f9, questa famigliarit\u00e0 si \u00e8 dissolta. Allo stesso tempo, l\u2019offerta di novit\u00e0 culturali (libri, film, canzoni, giochi) si \u00e8 dilatata all\u2019infinito: sono ovunque e sono, spesso, meravigliose, e capaci di parlare a un adolescente con un\u2019immediatezza che nessun classico pu\u00f2 avere. Spalancare loro le porte significherebbe aumentare la confusione in un\u2019et\u00e0 in cui serve invece soprattutto ordine; ma escluderle da un\u2019istruzione che si definisce \u2018umanistica\u2019 \u00e8 sbagliato, perch\u00e9 rischia di produrre dei mostriciattoli antipatici e reazionari, e patetiche torri d\u2019avorio. Non si tratta di attualizzare i classici, sollecitando a collegamenti spericolati; si tratta di insegnare agli studenti a conoscere e a interessarsi anche a questo mondo, dato che \u00e8 quello in cui devono vivere. Che una scuola in cui si insegnano cose vecchie di duemila anni trasmetta un\u2019idea museale della cultura \u00e8 perfettamente normale, e va benissimo; ma qualche correttivo sembra opportuno.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\">http:\/\/www.leparoleelecose.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LE PAROLE E LE COSE\u00a0(Claudio Giunta) Finite le scuole medie, una cara amica si sent\u00ec fare dal padre questo discorso: \u00abTu sei libera, puoi fare quello che ti pare, scegliere la scuola che vuoi. Dunque scegli: Tasso o Mamiani?\u00bb. Il Tasso e il Mamiani sono due celebri licei classici di Roma, una volta andava cos\u00ec. 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