{"id":17738,"date":"2016-09-17T10:35:41","date_gmt":"2016-09-17T08:35:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17738"},"modified":"2016-09-17T10:35:41","modified_gmt":"2016-09-17T08:35:41","slug":"17738","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17738","title":{"rendered":"La trappola democratica"},"content":{"rendered":"<p><em>Una menzione speciale a questo breve saggio sul concetto di democrazia che, partendo dalla definizione formalistica e liberale di Norberto Bobbio, ne mette magistralmente a nudo il lato oscuro allargandone di molto il perimetro. <\/em><\/p>\n<p>di <strong>IL PONTE<\/strong> <strong>(Alfio Mastropaolo)<\/strong><\/p>\n<p><em>La definizione standard<\/em><\/p>\n<p class=\"textjustify\">In uno dei suoi scritti pi\u00f9 celebri, che ha fatto scuola a un\u2019intera generazione, intitolato <em>Il futuro della democrazia<\/em>, Norberto Bobbio cerc\u00f2 di mettere ordine tra le tante definizioni della democrazia e si azzard\u00f2 a proporne una, da lui stesso definita minima, se non minimalista. Che mettesse tutti d\u2019accordo. Che in democrazia non \u00e8 un pregio di poco conto. La democrazia, per Bobbio, \u00e8 un particolare regime politico che si caratterizza per alcuni requisiti fondamentali, i quali attengono a <em>chi <\/em>governa e a<em> come<\/em> governa. Tali requisiti sono il suffragio universale, il principio di maggioranza e la competizione tra forze politiche diverse, e, di conseguenza, la libert\u00e0 personale, di pensiero, di associazione.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Questa definizione di democrazia, viceversa, nulla dettava sul <em>cosa<\/em>. La democrazia \u00e8 compatibile con ogni sorta di misure politiche. Ovvero non impone nessun obbligo al riguardo. Pu\u00f2 produrre politiche egualitarie, su cui Bobbio concordava, ma non \u00e8 obbligata a produrle. Lo Stato sociale \u00e8 un di pi\u00f9, che arricchisce la democrazia, ma non la qualifica. Se poi si conducessero solo politiche ugualitarie, \u2013 Bobbio le chiama democrazia \u00absostanziale\u00bb, a scapito della democrazia \u00abprocedurale\u00bb, \u2013 la democrazia non sarebbe pi\u00f9 democratica.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Bobbio ammetteva che una simile democrazia \u00e8 poco attraente. Anzi, aggiungeva, non mantiene nemmeno le sue modestissime promesse: le oligarchie sono tenacissime, prevalgono gli interessi pi\u00f9 forti, quelli economici innanzitutto, persistono larghissimi spazi democraticamente inaccessibili. Ma lui apparteneva alla generazione che aveva vissuto il fascismo. Il suo punto di vista si pu\u00f2 capirlo. Non sappiamo cosa direbbe oggi, dopo che \u00e8 trascorso mezzo secolo e che il suo futuro democratico \u00e8 arrivato. Le democrazie sono diventate pi\u00f9 oligarchiche, sono governate da gente che \u00e8 al servizio dei potentati economici e la sfera del potere invisibile si \u00e8 dilatata a dismisura. In compenso, il suffragio universale \u00e8 sempre l\u00ec, si decide sempre a maggioranza e c\u2019\u00e8 pure competizione tra partiti. Non solo, ognuno \u00e8 libero di dire quel che vuole (con qualche restrizione). E di vivere come vuole. Peccato che spesso non abbia i mezzi di che vivere decentemente.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Come la mettiamo allora con la democrazia? Francamente, se ci atteniamo alla definizione minima, siamo disarmati. La definizione minima \u00e8 divenuta la definizione standard. Questo e non altro \u00e8 democrazia. Ma quel che la democrazia produce \u00e8 scoraggiante. Intanto le sue procedure si possono \u2013 democraticamente \u2013 rivolgere contro se stesse. Quindici anni or sono un pronunciamento della Corte suprema americana, un\u2019istituzione figlia delle procedure democratiche, e che opera nel pieno rispetto delle procedure democratiche, contraddisse, a maggioranza, un risultato elettorale pasticciato e consegn\u00f2 il potere a George W. Bush. Coi disastri che ne seguirono. In Italia da ultimo un parlamento eletto secondo una legge elettorale dichiarata incostituzionale ha appena stravolto la Costituzione. Perfino il capo dello Stato, che aveva a suo tempo scritto la sentenza che aveva dichiarato l\u2019incostituzionalit\u00e0 di quella legge, ha appena detto che va bene in questo modo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Non solo. Purch\u00e9 si rispettino le procedure, o si usino forchetta e coltello, in democrazia si pu\u00f2 mangiare carne umana. Non \u00e8 una battuta. I governi delle democrazie europee, democraticamente eletti, nel rispetto delle regole della democrazia formale, lasciano morire in mare i disperati del mondo, quando non li consegnano a bande di assassini, pubblici e privati, da essi stessi lautamente remunerati.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Tutto questo per dire che, se ci atteniamo alla definizione minima e standard, la democrazia di questi tempi non \u00e8 affatto in crisi, ma \u00e8 comunque mostruosa. Scoppia di salute, ma produce esiti perversi. Ai tempi di Bobbio gli esiti della democrazia potevano ritenersi dopotutto accettabili, ma ultimamente non lo sono neanche un poco. Lasciamo pure perdere i valori che la democrazia inscrive sulle sue insegne: la libert\u00e0, l\u2019uguaglianza, la fraternit\u00e0, la giustizia. I valori si possono stiracchiare in tanti modi. Ci\u00f2 che non si pu\u00f2 stiracchiare pi\u00f9 di tanto \u2013 anche se un po\u2019 vi si riesce \u2013 \u00e8 il <em>cosa<\/em> la democrazia ci offre. Ovvero le condizioni di vita di una gran quantit\u00e0, perfino la maggioranza, degli esseri umani: di quelli che abitano le societ\u00e0 che si definiscono democratiche e di quelli che stanno fuori, che ne subiscono le politiche e che ormai le stringono d\u2019assedio. Conviene ripeterlo: disuguaglianze e povert\u00e0 sono in rapido aumento e, se met\u00e0 degli elettori ormai si astiene dal voto, lo fa verosimilmente perch\u00e9 lo spregio, democraticamente ineccepibile, per la sua condizione e le sue opinioni da parte dei governi democratici \u00e8 tale che tanto vale restarsene a casa. L\u2019<em>exit<\/em> \u00e8 una forma di dissenso ormai praticata su vastissima scala.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><em>Una definizione impietosa<\/em><\/p>\n<p class=\"textjustify\">Per lungo tempo abbiamo considerato la definizione di democrazia di Bobbio \u2013 non c\u2019\u00e8 solo la sua \u2013 non solo una definizione minima, ma pure una definizione realistica. Cos\u00ec anche lui la riteneva. La democrazia non \u00e8 il regno delle fate. Ha i piedi ben piantati in terra. O deve averceli, dato che l\u2019ideale democratico dell\u2019autogoverno non pu\u00f2 non fare i conti con come sono fatti gli esseri umani e con come sono fatte le societ\u00e0 che abitano. Potremmo, questo \u00e8 vero, cambiare queste societ\u00e0 e cambiare gli esseri umani. Ma la lezione dell\u2019esperienza ci insegna che l\u2019impresa \u00e8 ardua e che chi ci ha provato con troppa determinazione ha combinato terribili disastri. Potremmo cambiarle almeno un poco. Qualche non trascurabile cambiamento si \u00e8 pure riuscito a ottenerlo. Pensiamo alla scolarizzazione di massa. Eppure, tanto non \u00e8 servito a rendere meno oligarchiche le societ\u00e0 democratiche e meno remoto l\u2019ideale dell\u2019autogoverno.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Che non si debba cambiare allora la definizione della democrazia? Che quella di Bobbio, preziosa allora, sia ormai datata? Magari prendendo sul serio quella che da sempre ne danno i suoi critici conservatori: i quali si spingono oltre le procedure e, com\u2019\u00e8 noto, considerano la democrazia un\u2019illusione, o una trappola per gonzi. Ovvero sostengono che le oligarchie ci sono sempre state e sempre ci saranno e che le disuguaglianze appartengono al destino della specie. \u00c8 scomodo dirlo e fa male sentirlo dire. Ma i conservatori hanno ragione. La democrazia \u00e8 una tecnica di governo, con la quale i pochi governano i molti. Pertanto \u00e8 una tecnica raffinata. \u00c8 verosimile che in altri tempi e in altri luoghi se ne siano inventate di migliori. Per quanto riguarda la modernit\u00e0 occidentale \u00e8 finora la tecnica pi\u00f9 raffinata di tutte. \u00c8 una tecnica che vuole risparmiare in coercizione e suscitare il consenso dei molti. Ai quali si offrono consistenti consolazioni, che tuttavia servono solo a governarli a costi pi\u00f9 bassi. Ma sempre di tecnica di governo si tratta. Il punto di vista di Marx, dopotutto, non era troppo diverso. Lui era convinto che un mondo migliore fosse possibile e quindi che un altro modo di governare gli esseri umani lo si potesse inventare.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Stando ai suoi critici, il governo del popolo, da parte del popolo, dissimula il governo contro il popolo. Lo disse, con una battuta folgorante che gli \u00e8 attribuita, Mark Twain: se le elezioni servissero a qualcosa, non ci permetterebbero di votare. Ecco quindi una seconda definizione: la democrazia \u00e8 una tecnica per governare a basso costo esseri umani eterogenei e ordinariamente recalcitranti come quelli che abitano le differenziate e tortuose societ\u00e0 moderne. \u00c8 un modo indovinato per indorare la pillola amara del governo dei pochi sui molti.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Per ottenere questo risultato, molto deludente per chi creda ai valori di cui sopra e per gli interessi dei molti, la democrazia si \u00e8 avvalsa di due formidabili invenzioni. La prima invenzione \u00e8 l\u2019attribuzione al popolo della titolarit\u00e0 del governo. La seconda \u00e8 l\u2019elettivit\u00e0 dei governanti. Ovvero, una ciclica competizione, tramite le elezioni, per accedere all\u2019oligarchia che presidia la sfera politica ed esercita le funzioni di governo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><em>La trappola del popolo<\/em><\/p>\n<p class=\"textjustify\">Sono state due invenzioni geniali. Perch\u00e9 mettere il popolo sul trono del sovrano, \u00e8 una concessione simbolica che soddisfa molto il popolo. E perch\u00e9 la competizione regolata evita di ricorrere alla violenza per sostituire i governanti e per affermare i propri interessi. Se non che, come tutte le invenzioni geniali, anche queste sono gravide di controindicazioni. Alcune controindicazioni giovano all\u2019oligarchia governante, e danneggiano i governati. Sono cio\u00e8 una trappola per i secondi a beneficio dei primi. Per fortuna, le controindicazioni sono equamente distribuite. Sono anche una trappola per l\u2019oligarchia governante e un\u2019opportunit\u00e0 per i governati. Dopotutto questa ambivalenza \u00e8 un pregio non secondario della democrazia. Non \u00e8 perfetta, ma non \u00e8 perfetta n\u00e9 come negazione del dominio, n\u00e9 come dispositivo di dominio. Proviamo a vedere in che modo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La prima controindicazione, che \u00e8 soprattutto una controindicazione per l\u2019oligarchia, sta nel nome del popolo. Intestare il governo al popolo, significa tenerne conto in qualche modo. Il popolo democratico non pu\u00f2 essere ignorato. Ordinariamente il popolo \u00e8 sottomesso e anche facile da manipolare. Lo aveva scoperto molto tempo fa Etienne de La Bo\u00e9tie. Gli esseri umani sopportano, perch\u00e9 \u00e8 difficile ribellarsi da soli. E perch\u00e9 ribellarsi da soli \u00e8 impresa costosa e rischiosa. Per loro fortuna il mondo \u00e8 pieno di imprenditori politici che non fanno che ripetere al popolo, o a pezzi di popolo, che \u00e8 lui il sovrano e che merita di pi\u00f9. Il loro intento, va da s\u00e9, \u00e8 entrare a far parte dell\u2019oligarchia che governa. La parola con cui si indica questo modo di attrarre consenso \u00e8 demagogia. Ma chi dice che la demagogia, ovvero cercare di conquistare il favore del popolo, sia sempre un danno? Tutt\u2019altro. Vi sono pretendenti al governo che fanno demagogia mossi da nobilissimi ideali, perch\u00e9 vogliono un mondo pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 uguale, pi\u00f9 fraterno e che solo rinnovando l\u2019azione di governo questi risultati sono raggiungibili.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">\u00c8 probabile che coloro che, al tempo della rivoluzione inglese, avevano inventato il popolo e l\u2019avevano schierato contro il re, compiendo una mossa demagogica, non prevedevano che tale mossa si potesse ritorcere contro di loro. Avevano sbagliato i conti. Perch\u00e9 si sono esposti alla possibilit\u00e0 che qualcun altro si alzasse a parlare in nome del popolo e ottenesse ascolto e sostegno almeno da parte di un pezzo di esso. E questo \u00e8 successo. Quella volta e molte altre volte ancora.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Occorre tuttavia stare attenti. C\u2019\u00e8 demagogia e demagogia. Il socialismo \u00e8 stato un grande movimento che ha parlato in nome del popolo, che ha mobilitato pezzi di popolo e ottenuto per esso concessioni straordinarie, che vanno dal suffragio universale allo Stato sociale. Ma il popolo pu\u00f2 essere mobilitato in tanti modi. Anche Hitler si lev\u00f2 a parlare in nome del popolo, ne ottenne il consenso e lo indusse a compiere cose terribili. \u00c8 questo lo stato del mondo. Un vantaggio pu\u00f2 divenire un inconveniente e viceversa. Intanto, la democrazia accende una competizione all\u2019ultimo sangue per definire cos\u2019\u00e8 il popolo e per parlare in suo nome.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Ovvero: la definizione del popolo non \u00e8 univoca. Il popolo lo si pu\u00f2 definire in tanti modi. Pu\u00f2 essere un popolo astratto, una nazione. Possono essere le classi lavoratrici, pu\u00f2 essere la societ\u00e0 civile, possono essere i consumatori o gli <em>stake-holders<\/em>, pu\u00f2 anche essere <em>ethnos<\/em>. Ultimamente il concetto di popolo \u00e8 soggetto a inquietanti revisioni. Perfino l\u2019uso della parola cittadinanza si presta a manipolazioni non trascurabili. L\u2019illustre Repubblica francese ha appena rivisto la sua Costituzione per sottrarre la cittadinanza francese a chi ne abbia un\u2019altra e sia condannato per attivit\u00e0 terroristica. Potremmo anche discutere sulla spontanea sensibilit\u00e0 democratica che si \u00e8 ultimamente diffusa in seno al popolo. Di questi tempi il popolo democratico odia i governanti e odia la politica. Questo pu\u00f2 essere utile a tenerli a bada, ma si presta, lo sappiamo, anche a inquietanti distorsioni. Che dire quando il popolo assalta i campi zingari o incendia gli asili degli immigrati?<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La democrazia inventa e accende una contesa per definire il popolo e per mobilitarlo, che non \u00e8 decisa in partenza. N\u00e9 simbolicamente, n\u00e9 tantomeno giuridicamente. Il nazismo escluse dal popolo e perseguit\u00f2 i non ariani. Ma nel 1912 in Italia fu introdotto il suffragio universale maschile e nel 1945 anche quello femminile. Un giorno o l\u2019altro si potrebbe concedere il diritto di voto agli immigrati. Non \u00e8 neppure detto che le riperimetrazioni del popolo, cui partecipano pure le oligarchie, siano sempre vantaggiose per il popolo. Quando Giolitti volle introdurre il suffragio universale, lo fece sapendo di poter mobilitare contro i socialisti i nuovi elettori cattolici e contadini.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Lo stesso ragionamento vale per il popolo come destinatario delle politiche. Nel 1943 il Rapporto Beveridge propose di estendere a tutto il <em>British people <\/em>la sicurezza sociale. Quarant\u2019anni dopo, Margaret Thatcher avrebbe detto che il popolo \u00e8 fatto di <em>tax-payers<\/em> e di proprietari. \u00abLa grande riforma Tory di questo secolo sta nel consentire sempre pi\u00f9 al popolo di accedere alla propriet\u00e0. Il capitalismo popolare non \u00e8 niente di meno che consentire a tutti di partecipare alla vita economica della nazione. Noi Conservatori stiamo restituendo il potere al popolo\u00bb. Tanto peggio per i non proprietari, che sono sospinti ai margini del popolo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><em>La trappola delle elezioni<\/em><\/p>\n<p class=\"textjustify\">L\u2019altra grande invenzione della democrazia sono state le elezioni. La rivoluzione inglese e quella francese decisero chi avrebbe governato tramite una terribile guerra civile. \u00c8 capitato anche dopo. Ma, di norma, nei regimi rappresentativi e democratici chi governa \u00e8 scelto tramite libere elezioni. Vince chi riesce pacificamente ad arruolare il maggior numero \u2013 in teoria \u2013 di elettori. L\u2019idea \u00e8 straordinaria e, dopotutto, ha avuto anche successo. Ci abbiamo messo un po\u2019 di tempo, ma alla fine l\u2019oligarchia che governa \u00e8 scelta ovunque in questo modo. La controindicazione per i governati, o per una parte sostanziosa di essi, \u00e8 che le elezioni sono partite che si giocano sempre con carte truccate. E chi distribuisce le carte e detta le regole del gioco \u00e8 l\u2019oligarchia che sta al potere. La storia d\u2019Italia \u00e8 sempre generosa di esempi deprimenti. Da ultimo: Berlusconi si riscrisse nel 2006 la legge elettorale a sua misura. Renzi ha appena fatto lo stesso. Le regole elettorali sono a disposizione dei vincitori. Quando non le cambiano \u00e8 perch\u00e9 non gli conviene. Nessuna legge elettorale \u00e8 pi\u00f9 infame di quella inglese. Ma nessuno la cambia perch\u00e9 conviene sia ai Conservatori sia ai Laburisti. Gli evita il terzo incomodo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">I modi per truccare le carte sono infiniti. Non \u00e8 facile elencarli tutti. Limitiamoci a quelli pi\u00f9 recenti. E le carte possono essere pi\u00f9 o meno truccate. Possono essere truccati per cominciare i numeri. Anzi: contro i numeri, che sono il loro mito, i regimi rappresentativi e democratici hanno paradossalmente condotto una lunghissima guerra. Il principio di maggioranza fu in origine una difesa contro l\u2019oligarchia. Ma subito si intese che non si doveva abusare del principio di maggioranza. Che conveniva sottrargli, a tutela delle minoranze, alcuni principi e alcuni temi. Ma i numeri, oltre a sterilizzarli, si pu\u00f2 truccarli. Le leggi elettorali maggioritarie ribattezzano maggioranze le minoranze.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Al contrario le leggi proporzionali attribuiscono al voto di tutti i cittadini il medesimo valore. Non sempre producono maggioranze parlamentari coerenti e inoltre concedono ai perdenti, e ai loro elettori, di contare qualcosa tra un\u2019elezione e l\u2019altra. Il che non \u00e8 a tutti gradito, cosicch\u00e9 sono ormai diventate una rarit\u00e0. Perch\u00e9, si narra, non consentono la governabilit\u00e0. O, a quanto pare sarebbe la gioia massima per l\u2019elettore democratico, non permettono di conoscere la sera delle elezioni chi lo governer\u00e0 l\u2019indomani. Cos\u00ec, sono assai di moda leggi maggioritarie e clausole di sbarramento, tutte adottate con procedure democraticamente inappuntabili. Cos\u00ec, se sottraiamo la massa degli astenuti, i governi occidentali sono mediamente il prodotto di un terzo o di un quarto degli elettori. Gli altri tre quarti non contano granch\u00e9, salvo che riescano a farsi valere altrimenti.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Un\u2019altra possibilit\u00e0 di manipolare \u00e8 quella che passa attraverso il monopolio dei <em>media<\/em>. Come si manipola pure moltissimo grazie ai finanziamenti privati delle campagne elettorali \u2013 nella democraticissima America la vera contesa \u00e8 quella per accaparrarsi tali finanziamenti \u2013 oppure tramite i finanziamenti pubblici distolti dai politici corrotti. Ma si manipola anche variando a convenienza il perimetro delle circoscrizioni elettorali o le date delle consultazioni \u2013 il governo Renzi ha scelto non a caso una data molto scomoda per il referendum sulle trivellazioni dei fondali marini.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Basta riflettere e troveremo mille accorgimenti per manipolare i risultati. I sistemi elettorali maggioritari, che per dirne un\u2019altra sul loro conto, riducono a due contendenti la competizione elettorale, invitano all\u2019astensione coloro che non si identificano n\u00e9 con l\u2019uno, n\u00e9 con l\u2019altro. Inoltre, visto che i concorrenti si disputano l\u2019elettorato intermedio, lasciano senza rappresentanza gli interessi che potrebbero entrare in collisione con quelli dell\u2019elettorato intermedio. Ultimamente, sollecitati dai partiti cosiddetti populisti, i partiti moderati coltivano di pi\u00f9 l\u2019elettorato pi\u00f9 conservatore. Ma il razzismo di questo elettorato \u00e8 pi\u00f9 compatibile con l\u2019elettorato intermedio di quanto non lo siano le esigenze redistributive dell\u2019elettorato popolare. Ne consegue che i partiti socialisti si muovono verso destra e si indeboliscono a sinistra. Pagando un alto prezzo anche elettorale.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">In Francia e negli Stati Uniti bisogna iscriversi alle liste elettorali. Guarda caso, sono i ceti meno istruiti che faticano a iscriversi. Peraltro, questi ceti faticano ovunque a votare. Una volta i partiti li istradavano. \u00c8 bastato smantellare le macchine partitiche, fatte bersaglio dappertutto di una micidiale campagna denigratoria, per lasciare a se stessi questi elettori.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Non per caso, le norme che regolano le elezioni sono anch\u2019esse norme molto disputate. Pensiamo a quanto si \u00e8 combattuto in Italia per revocare la proporzionale. Ovviamente pu\u00f2 pure capitare che le oligarchie siano incerte. Come capit\u00f2 in Italia nel 1946 quando si adott\u00f2 la proporzionale. Ma non fu una generosa concessione. Fu un esito dettato dai rapporti di forza, o dalla loro incertezza. Nel 1953, quando la Dc si persuase che i rapporti di forza fossero cambiati, adott\u00f2 la legge-truffa. Aveva fatto male i suoi conti. Batti e ribatti, il tentativo \u00e8 riuscito nel 1992. Indossando le candide vesti della moralizzazione politica. Alla proporzionale si riusc\u00ec ad addossare la responsabilit\u00e0 della corruzione, della mafia, di Tangentopoli, del clientelismo assistenzialista. Che sono invece vizi intrinseci della conformazione oligarchica della democrazia. Tant\u2019\u00e8 che, rimossa la proporzionale, tali vizi si sono ulteriormente aggravati.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Qualcuno ovviamente dir\u00e0: per evitare che si giochi con carte truccate, non ci sono forse le costituzioni e i diritti fondamentali? A vedere in che pietoso stato \u00e8 ridotta la Costituzione italiana, dovrebbe esser chiaro che le costituzioni sono unicamente tentativi d\u2019irrigidire giuridicamente da parte dell\u2019oligarchia vincente un equilibrio di potere storicamente dato e prolungarlo nel tempo. La costituzione del 1948 voleva rendere irreversibile l\u2019antifascismo e il \u2013 modesto \u2013 comune denominatore che legava le forze politiche che la sottoscrissero, ovvero l\u2019attenzione per il mondo del lavoro e le classi popolari. Ma gi\u00e0 all\u2019indomani della sua solenne promulgazione, imbocc\u00f2 la china dell\u2019interpretazione, dell\u2019applicazione, della costituzione materiale, spezzata di quando in quando dai sobbalzi dei suoi aggiustamenti, fino all\u2019ultimo, decisamente brutale, che apertamente contraddice il testo originario. Ahim\u00e8, sono cose che capitano. Allo Statuto albertino accadde ben di peggio.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Non voglio dire che le costituzioni siano inutili. La Corte costituzionale ha bocciato l\u2019infame legge Calderoli. Ma non ha potuto impedire la non meno infame legge Renzi-Boschi. Vedremo come si pronuncer\u00e0 su di essa. A ogni modo, se non vi sono rapporti di forza e numeri che le sostengano, le costituzioni si riducono a un programma politico velleitario e inapplicato. Le corti costituzionali, d\u2019altro canto, hanno sempre avuto natura politica pi\u00f9 o meno esplicita. Ce lo ricordano le recenti dimissioni del ministro degli Esteri francese per andare a presiedere il Conseil costitutionnel. In Italia Renzi ha fatto carte false per mandare alla Corte un giurista amico come Augusto Barbera. In America, dove la Corte aveva una discreta reputazione di indipendenza, si \u00e8 appena aperta una vertenza su quale partito debba nominare il successore del giudice Scalia, il quale, col suo voto, consegn\u00f2 la presidenza a George W. Bush.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">\u00c8 la democrazia, bellezza. Per quanti sforzi si faccia per sottrarglieli, le costituzioni e i diritti sono in balia della lotta per il potere, che decide anche quanto contano i numeri. Tutto questo per dire che la democrazia non \u00e8 altro che la continuazione della guerra con altri mezzi. Finch\u00e9 non cede il passo alla guerra civile, e non mi pare che ve ne siano al momento le condizioni, la democrazia sta benissimo. \u00c8 chi crede in una certa accezione dei valori di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0 che ultimamente sta molto male.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><em>Ciononostante<\/em><\/p>\n<p class=\"textjustify\">Consentitemi di citare ancora Bobbio per giungere alla conclusione. La democrazia, nella sua definizione standard e preminente, \u00e8 una forma di governo oligarchico che possiamo definire <em>ipocritamente amichevole<\/em>. L\u2019ipocrisia, dice Jon Elster, ha una funzione civilizzatrice e per Oscar Wilde \u00e8 l\u2019omaggio che il vizio presta alla virt\u00f9. Oltre il velo della sua ipocrisia, e della sua retorica incantata, la democrazia \u00e8 una forma di dominio, solo apparentemente<em>soft<\/em>, fondata su un gioco che si gioca con carte truccate al fine di predeterminare i vincitori. Il problema che pertanto si pone a chi si intestardisce a credere, in un certo modo, nei valori di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0 \u00e8 se per affermarli convenga usare le regole della democrazia standard o se gli convenga battersi altrimenti.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">E qui viene la citazione di Bobbio. Il quale ammetteva che la democrazia minima \u00e8 piena di difetti, <em>ciononostante<\/em> andava rispettata. Non mitizzerei il carattere pacifico della lotta politica democratica. Si pu\u00f2 essere spietatamente violenti \u2013 e provocare enormi sofferenze \u2013 anche con mezzi pacifici. Quel che comunque la storia delle democrazie dimostra \u00e8 che le partite democratiche non sono mai perse in partenza. La democrazia come forma di dominio ha dei punti deboli, ha in particolare un\u2019intrinseca vocazione alla demagogia, e che sfruttarla \u00e8 pi\u00f9 conveniente che non tentare un altro gioco, che molto probabilmente sarebbe un gioco violento.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Anche la legge elettorale pi\u00f9 truffaldina \u2013 come quella inglese \u2013 pu\u00f2 produrre risultati inaspettati e anche virtuosi sul piano dell\u2019uguaglianza. E anche contro le oligarchie pi\u00f9 caparbie si sviluppano sfide demagogiche, dentro e fuori di esse. Certo, l\u2019oligarchia \u00e8 fatta di giocatori che giocano con tutte e due le gambe e i suoi sfidanti giocano con una gamba sola. Se per\u00f2 sono bravi, possono farcela. Non per sempre, perch\u00e9 alla lunga si integrano nell\u2019oligarchia, ma per un po\u2019. Le conquiste democratiche di cui tessiamo gli elogi, e di cui forse nutriamo il rimpianto, sono state compiute da giocatori con una gamba sola. I quali negli ultimi decenni, paghi delle misure dello Stato sociale e del riconoscimento dei diritti fondamentali, si sono lasciati anch\u2019essi sedurre dall\u2019oligarchia.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Era invece un esito provvisorio. Sta di fatto che il suffragio universale, lo Stato sociale, i diritti fondamentali e tante altre cose ancora non ce li siamo sognati. Ci sono stati, e in parte ci sono ancora, perch\u00e9 a volte capita che scendano in campo aspiranti al potere che \u2013 o per convinzione, o per convenienza \u2013 scommettono sull\u2019uguaglianza, vincono e ne realizzano almeno un po\u2019. Presto o tardi accadr\u00e0 di nuovo. Ultimamente \u00e8 anzi gi\u00e0 successo. In Grecia e in Spagna sono sorte nuove forze democratiche, che hanno arruolato larghissime schiere di elettori. Il brutto \u00e8 che sono state un\u2019altra volta truccate le carte. I poteri di governo erano stati in larga parte messi al sicuro dall\u2019oligarchia a Bruxelles, a Francoforte e a Berlino. Anche questo \u00e8 un vecchio trucco: sottrarre temi alla decisione politica per consegnarli ad altri poteri, tra cui il mercato. Non \u00e8 detto per\u00f2 che il trucco funzioni sempre.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Quel che \u00e8 ancora pi\u00f9 brutto \u00e8 che a utilizzare le regole della democrazia minima per entrare nel recinto dell\u2019oligarchia, che \u00e8 oggi sempre pi\u00f9 dipendente dal grande capitale finanziario, oggi vi sono pure forze razziste e xenofobe. Le quali giocano con successo, profittando dell\u2019estendersi a larghissimi segmenti delle classi medie delle sofferenze che da un pezzo patiscono le classi popolari. \u00c8 alle viste uno scontro durissimo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Cosa possiamo fare noi? La prima cosa \u00e8 riconoscere nella democrazia uno strumento, un dispositivo, una tecnica e provare a scoprire cosa ci interessa realmente. La democrazia ha qualche pregio di rilievo. Ma di per s\u00e9 ha valore modesto. Vale in quanto ci aiuta a conseguire i risultati che ci interessano. Avendo questo ben in mente, la prima cosa da fare \u00e8 far sapere che non tutti sono appagati dallo stato del mondo. E attrezzarci per giocare al meglio con una gamba sola.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Negli anni venti un grande giurista ebbe a scrivere che solo se si associano con altri gli individui hanno qualche possibilit\u00e0 di contare qualcosa. \u00c8 un consiglio ancora valido. L\u2019ideale sarebbe che sorgesse un partito in grado di arruolare elettori a milioni in nome di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0 e che per prima cosa cambiasse con successo il significato oggi corrente della parola popolo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">L\u2019altro consiglio \u00e8 di battersi per salvaguardare la competitivit\u00e0 del mercato politico. Meno concorrenti ci sono, pi\u00f9 \u00e8 probabile che valori e interessi scomodi per l\u2019oligarchia siano disattesi. La riforma Renzi promette di semplificare un\u2019architettura costituzionale macchinosa. In realt\u00e0, \u00e8 una riforma sgrammaticata, che non semplifica, ma complica e che soprattutto, di concerto con la nuova legge elettorale, vuol abbattere la competizione. Meno competizione c\u2019\u00e8, meno possibilit\u00e0 ci sono che qualcuno faccia un po\u2019 di sana demagogia per arruolare elettori in nome dei valori di cui sopra.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Una terza mossa \u00e8 battersi per salvaguardare i nostri sistemi d\u2019istruzione e informazione, che sono fortemente minacciati. Meno gli elettori sono istruiti e peggio sono informati, pi\u00f9 sono manipolabili. Pi\u00f9 sono istruiti e meglio sono informati, pi\u00f9 sono in grado di resistere. Molti difficolt\u00e0 che incontra il potere di questi tempi sono figlie dei progressi che si sono registrati a questo livello. Ma non \u00e8 mai abbastanza. Solo l\u2019ignoranza pu\u00f2 indurre a credere, come in troppi credono, per limitarsi a un esempio, che gli islamici siano potenzialmente tutti terroristi. E che l\u2019unico modo per proteggersi da loro \u00e8 trasformare l\u2019Europa in una societ\u00e0 blindata e illiberale. Fare circolare altre informazioni rispetto a quelle che ci propinano i <em>media<\/em> sarebbe una mossa preziosa. C\u2019\u00e8 qualche motivo per supporre invece che, per difendersi, l\u2019oligarchia che ci governa stia promuovendo a passo di carica l\u2019ignoranza e la disinformazione di massa.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Infine, a costo di contraddirmi. La democrazia \u00e8 una cosa molto modesta. L\u2019idea e la parola democrazia mistificano, ma hanno tuttora \u2013 non sappiamo per quanto \u2013 una considerevole capacit\u00e0 di attrazione. Un\u2019altra mossa consiste nello svelare la contraddizione tra quel che la democrazia promette e quel che fa: smascherare l\u2019inganno, renderlo stridente e inaccettabile. Rendere la societ\u00e0 inaccettabile, ha detto tempo fa un illustre sociologo francese. Rendere inaccettabile questa societ\u00e0, e rendere inaccettabile questa democrazia, al momento fondate sul privilegio pi\u00f9 smaccato, anzi apertamente esibito. Profittiamo insomma dell\u2019ambiguit\u00e0 della democrazia e esercitiamo la fantasia per combatterla.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">A volte il nostro realismo lo \u00e8 fin troppo. Le oligarchie sono tanto pi\u00f9 proterve quanto pi\u00f9 sono vulnerabili. Assediate dal fallimento economico, dalla sfiducia dei cittadini e da mille altre cose ancora, le attuali oligarchie sono molto proterve, ma sono anche molto vulnerabili. Tocca a noi chiedere ostinatamente alla democrazia di darci di pi\u00f9. La democrazia del chi decide e del come decide sar\u00e0 pure la meno divisiva, ma non ci basta. Combattiamo per cosa si decide. Il cosa non sar\u00e0 obbligatorio. Eppure, senza il cosa, la democrazia non ha pi\u00f9 senso. Solo che una democrazia generosa nessuno ce la regala. Bisogna guadagnarsela. Buona democrazia a tutti noi piena di buone cose.<\/p>\n<p class=\"textjustify\"><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/04\/19\/la-trappola-democratica\/\">http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/04\/19\/la-trappola-democratica\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una menzione speciale a questo breve saggio sul concetto di democrazia che, partendo dalla definizione formalistica e liberale di Norberto Bobbio, ne mette magistralmente a nudo il lato oscuro allargandone di molto il perimetro. di IL PONTE (Alfio Mastropaolo) La definizione standard In uno dei suoi scritti pi\u00f9 celebri, che ha fatto scuola a un\u2019intera generazione, intitolato Il futuro della democrazia, Norberto Bobbio cerc\u00f2 di mettere ordine tra le tante definizioni della democrazia e si&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17739,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IL-PONTE-e1474101326963.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/s7ZaJ4-17738","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17738"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17738"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17738\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17739"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17738"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17738"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17738"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}