{"id":17843,"date":"2016-09-18T09:18:10","date_gmt":"2016-09-18T07:18:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17843"},"modified":"2016-09-18T09:18:10","modified_gmt":"2016-09-18T07:18:10","slug":"un-occidente-al-tramonto-che-grida-a-gran-voce-siamo-tutti-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17843","title":{"rendered":"Un Occidente al tramonto che grida a gran voce \u201csiamo tutti migranti\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>AZIONE CULTURALE (Sarah Mosole)<\/strong><\/p>\n<p>Ogni tanto si sente la necessit\u00e0, quasi terapeutica si potrebbe dire, di verbalizzare quelle innumerevoli argomentazioni che, sollecitate quotidianamente dall\u2019ascolto di quelle due o tre affermazioni che ci risuonano spiacevolmente nelle orecchie, teniamo generalmente per noi, colti dall\u2019inspiegabile sospetto che l\u2019interlocutore non prometta dibattiti travolgenti.<\/p>\n<p>Ed eccolo lo sprovveduto di turno che, ad ogni notizia relativa lo sbarco di migliaia di potenziali bocche da sfamare a carico della sua bella schiena da mulo, non perde occasione per ricordarci e ricordarsi che \u201csiamo tutti migranti\u201d e l\u2019intero discorso si arresta nel ripetere, in maniera pi\u00f9 o meno consapevole, questa nenia che i media tutti in coro ed all\u2019unisono, non intendono fargli dimenticare nemmeno per un secondo: \u201csiamo tutti migranti\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019incedere incalzante dell\u2019argomentazione si sviluppa attorno all\u2019assioma per cui, come primo comandamento si ha che \u201csiamo una nazione di emigranti\u201d, mentre quale secondo che\u201dla nostra storia \u00e8 quella dell\u2019immigrazione\u201d, per terminare con un paternalistico quanto surreale \u201csi integrano\u201d.<\/p>\n<p>Il primo comandamento, dicevamo, quello che permette a troppe cooperative di lucrare, onde mettere a tacere qualsiasi obiezione all\u2019indiscriminata ed incontrollata politica dell\u2019accoglienza, ostende quindi un lapidario e definitivo \u201csiamo tutti migranti\u201d, che fa tanto democrazia. E con ci\u00f2 si dice, al fondo, una verit\u00e0 che non consente replica, banale tanto quanto lo \u00e8 dire che abbiamo tutti due gambe e due braccia. E si pu\u00f2 anche andar oltre e reclamare una casa nel nostro Paese perch\u00e9 il tuo sangue \u00e8 rosso come il mio: marketing dell\u2019accoglienza di sicuro effetto.<\/p>\n<p>Ma affermare che siamo tutti migranti, o tutti esseri umani, od affermare che abbiamo tutti due braccia e due gambe per deambulare, e che la storia, inclusa la nostra, ha visto migrare e fondersi diversi popoli ed etnie nel corso dei secoli non implica minimamente negare il nostro diritto di esercitare la sovranit\u00e0 sul nostro territorio in quanto cittadini: se cos\u00ec non fosse, i nostri democraticamente eletti \u201crappresentanti\u201d, non si comprende quali interessi \u201crappresenterebbero\u201d, dal momento che essi, per mandato costituzionale debbono perseguire gli interessi dei cittadini che li eleggono e non di altri, o peggio \u201cdi tutti\u201d, con la surreale giustificazione che\u2026 siamo tutti migranti!<\/p>\n<p>Una coerente applicazione politica del concetto conduce infatti all\u2019annichilimento irreversibile di qualsivoglia istituzione democratica, nel momento in cui si spezza il contratto di mandato che obbliga e rende responsabile il rappresentante politico nei confronti del cittadino rappresentato. E\u2019 l\u2019abdicazione dello stato in favore di logiche di potere totalmente scisse dalla rappresentanza democratica e modellate da pressioni economiche sulle quali i cittadini non hanno possibilit\u00e0 alcuna di influire.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019anticamera logica per l\u2019anti-politica vera, quella espressa ai massimi livelli. Questi proclami tanto a la page, quali \u201cla terra \u00e8 di tutti\u201d fanno in sostanza il gioco dei grandi potentati economico-finanziari, ed oltre a non aver costrutto alcuno, consentono appunto che essa sia governata da entit\u00e0 che non rappresentano in alcun modo coloro che ne abitano il territorio. Una mirabile eterogenesi dei fini per cui un ideale democratico viene utilizzato per distruggere le basi della democrazia, che risiedono nella rappresentativit\u00e0 territoriale di coloro che esercitano il potere.<\/p>\n<p>Da un altro punto di vista, va altres\u00ec osservato che il fatto d\u2019esser tutti esseri umani, pur deambulanti, non ha mai ostacolato nel corso della storia, la nascita ed il prosperare di diversi popoli e diverse culture, con una loro identit\u00e0 ben precisa. Nessuno qui vuole porsi in difesa della purezza della razza. Il riconoscere di essere il frutto dell\u2019incrocio di molte culture e popoli non conduce affatto a negare la nostra identit\u00e0, lentamente formatasi, e che si riconosce, seppur idealmente, in una cultura, in una poetica, in uno stile, in una rappresentazione, nel bene e nel male, di noi stessi come italiani.<\/p>\n<p>Ebbene, questa percezione \u00e8 esattamente quella che il mito mainstream vorrebbe negare e la nega attraverso una lettura strumentale dei fatti, disonesta in quanto mette sullo stesso piano fenomeni completamente diversi, per natura, dimensioni e tempi, dimostrando pi\u00f9 che capacit\u00e0 di analisi soltanto la chiara volont\u00e0 di manipolare i fatti solleticando il senso di colpa. La parte che pi\u00f9 atterrisce \u00e8 il richiamo alla \u201cStoria\u201d , come se vi fosse chi non la conosce.<\/p>\n<p>Eccola la storia: gli emigrati italiani, nelle miniere del Belgio, cos\u00ec come nei ponteggi sospesi tra le avenues newyorkesi, entravano nel Paese d\u2019accoglienza come manodopera di cui quest\u2019ultimo abbisognava e, fintanto che ne aveva necessit\u00e0, erano sottoposti a rigidi controlli di identificazione, respinti quando inadatti al lavoro ed ampiamente sfruttati qualora giudicati adatti.<\/p>\n<p>Le loro facce, d\u2019altro canto, sono immortalate proprio nei famosi libri di storia ai quali ci si appella con la consueta saccenteria, come se vi fosse qualcuno che non li avesse presente. Certo, costa non poco il raffronto tra quelle facce e le foto dei tuguri in cui i nostri connazionali si ritrovavano a vivere con quella del finto rifugiato sistemato in albergo con il wifi,sigarette e pasti a carico dei cittadini.<\/p>\n<p>Comprendiamo tuttavia che sia davvero un bel business per coloro che si occupano di accoglienza con un giro d\u2019affari che, secondo notizie di prima mano,\u201crende pi\u00f9 della droga\u201d e comprendiamo bene come sia necessario lavorare a fondo sul concetto per farci inghiottire questa pillola. Ed ecco infatti che di fronte alla storia della nostra emigrazione, il sedicente progressista di turno \u00e8 programmato onde ricordati, puntuale come un orologio, che \u201cnoi italiani abbiamo esportato la mafia\u201d. E\u2019 tutto.<\/p>\n<p>Troverai sempre l\u2019annoiato privilegiato in cerca di emozioni forti che non vede l\u2019ora di soffrire un po\u2019, di stare dalla parte degli ultimi, di dare un senso ai suoi studi e che \u00e8 pronto a cogliere la palla, ogni palla, al balzo. Il resto della storia non esiste pi\u00f9, non \u00e8 funzionale, la sofferenza e le schiene spezzate di migliaia di uomini non contano pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ah ma gli italiani hanno esportato la mafia! Paradossale poi che a fare di tutta l\u2019erba un fascio siano proprio quelli che cianciano da mattina a sera su quanto occorra distinguere la rava dalla fava e l\u2019islam moderato e quello non moderato e che esortano, da mane a sera, a non fare, per l\u2019appunto, di tutta l\u2019erba un fascio. Fermo restando, ovvio, che gli emigrati italiani erano tutti mafiosi. Occorre dire che si arriva anche spiacevolmente ad abituarsi a quest\u2019odio, che sgorga ormai con triste prevedibilit\u00e0 ad ogni occasione buona, a questo sentimento profondo di astio di italiani nei confronti di italiani, con la consueta pochezza delle argomentazioni che lo sostengono.<\/p>\n<p>Ecco che non si vede l\u2019ora di denunciare il cattivo caporalone che sfrutta gli immigrati facendo loro raccogliere i pomodori nei campi, senza rendersi conto che l\u2019azienda agricola italiana che vende al mercato i suoi pomodori accanto a quelli tunisini non ha alternative se vuole sopravvivere, se non quella di tagliare drasticamente sui costi, sfruttando la manodopera quanto pi\u00f9 possibile. Ma le margheritine di campo cadono letteralmente dalle nuvole quando si parla di politica doganale e tutela del prodotto locale. Ci mancherebbe che non ci mettiamo a discriminare.<\/p>\n<p>E quindi riassumendo, dal momento che \u201canche noi siamo stati migranti\u201d, non contenti di essere stati presi a calci nel fondo-schiena per mezzo mondo, adesso dovremmo regalare al primo bipede in movimento che avvistiamo, questo minuscolo lembo di terra, che sarebbe casa nostra, in modo da poter essere presi a calci nel podice anche nel nostro Paese, cos\u00ec, per non sbagliare. Ma il tutto \u00e8 perfettamente normale e va accettato perch\u00e9 \u201canche noi siamo stati migranti\u201d. Ma, poi, non generalizziamo, no.<\/p>\n<p>Ponderiamo le parole, che le parole contano! Ed allora non chiamiamoli pi\u00f9 nemmeno \u201cmigranti\u201d che gi\u00e0 era licenza poetica, chiamiamoli tutti \u201crifugiati\u201d cos\u00ec che il senso di colpa possa infine essere espiato nel dar ricovero ai rifugiati. E poco importa se il numero di richiedenti asilo aventi diritto allo status di rifugiato sia esiguo, nell\u2019ordine delle venti\/trentamila domande annue accolte. Non importa. Diventa opportuno e giusto chiamare la maggioranza con il nome della minoranza di modo che l\u2019italiano medio si trovi al cospetto del Diritto Internazionale dei rifugiati, in persona.<\/p>\n<p>La disonest\u00e0 dell\u2019operazione \u00e8 ormai vergognosa ed il lavaggio del cervello \u00e8 continuo attraverso l\u2019accostamento di fenomeni del tutto disomogenei. Si considerino a tal riguardo le sole direttrici delle ondate migratorie del secolo scorso che portavano verso gli Stati Uniti, verso paesi come l\u2019Argentina, od il Canada, scarsamente popolati e che perci\u00f2 auspicavano l\u2019arrivo di nuova forza produttiva.<\/p>\n<p>Basti ricordare che agli inizi del processo di indipendenza gli argentini erano meno di un milione. Il Paese era drammaticamente vuoto e questo fu il motivo per cui, facendo proprie le tesi di Juan Bautista Alberdi, secondo il quale \u201cgobernar es poblar\u201d, si firm\u00f2, il 4 settembre del 1812, il primo decreto per il fomento dell\u2019 immigrazione. Questa data \u00e8 a tutt\u2019oggi, senza che in molti ne sappiano la reale ragione, celebrata come \u201cDia del immigrante\u201d.<\/p>\n<p>Nessuna analogia, com\u2019\u00e8 fin troppo evidente, \u00e8 rinvenibile in ci\u00f2 che accade oggi: i Paesi d\u2019accoglienza hanno infatti un alto tasso di disoccupazione e non c\u2019\u00e8 alcuna necessit\u00e0 di forza lavoro straniera. I Paesi ospitanti sono inoltre densamente popolati, non lande desolate e metropoli da costruire, bens\u00ec centri urbani gi\u00e0 provati dalla sovrappopolazione, cronicamente insufficienti alle stesse esigenze abitative dei cittadini, ammassati nei palazzoni di periferia. Eh! Ma anche noi siamo stati migranti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il tema della guerra che certamente \u00e8 l\u2019unico degli argomenti ad avere un senso e che tuttavia si risolve concedendo lo status di rifugiato a chi ne ha diritto, una piccola, minima percentuale dei flussi migratori, come dicevamo. Ma anche in questo caso i dati reali, nella fattispecie i dati ministeriali, non contano perch\u00e9, lo sappiamo tutti, scappano tutti da guerre e persecuzioni: \u201cguerre &amp; persecuzioni\u201d anche quando arrivano con la gabbietta del gatto.<\/p>\n<p>Coerenza imporrebbe, peraltro, a chi ha tanto a cuore i rifugiati, di non sostenere apertamente soggetti politici che sono parte attiva nel provocare le guerre dalle quali fuggono. Ma \u00e8 chiedere troppo, e quel che conta davvero nel delirio ideologico di cui \u00e8 preda la sinistra \u00e8 che la \u201cguerrafondaia\u201d questa volta sia finalmente una donna. E son soddisfazioni.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi la pretesa dell\u2019integrazione tanto ingenua da un lato, quanto paternalistica e razzista dall\u2019altro. Ingenua perch\u00e9 quando si parla di valori dell\u2019Occidente e lotta per la loro sopravvivenza, si tralascia la semplice e banale constatazione per cui le idee non vivono sugli alberi: i tanto decantati valori occidentali vivranno fintanto che ci saranno le teste che li pensano e queste teste saranno sempre di meno dal momento che non vi \u00e8 nessuna politica sulla natalit\u00e0 a loro favore, ma, al contrario, una continua vessazione, fiscale e burocratica. Basta guardarsi attorno per capire, et\u00e0 media e prole, che il futuro sar\u00e0 tra gente che non ci assomiglia per niente.<\/p>\n<p>La forza lavoro importata per sostituire i figli che con tanta cattiveria non si fanno pi\u00f9, della cultura occidentale giustamente non se ne curer\u00e0. Ed ecco che i valori dell\u2019Occidente, se tali possono, ciononostante, essere considerati gli attuali, spariranno insieme all\u2019ultimo che li avr\u00e0 conosciuti come parte della sua storia.<\/p>\n<p>Eh ma si integrano. Con il corso per tortellini express della cooperativa risolviamo il problema culturale, che a questo si riduce. Questo perch\u00e9 li rispettiamo a tal punto che vogliamo che diventino come noi. Ma ci\u00f2 non accadr\u00e0, perch\u00e9 la forza di persuasione di un popolo che ha rinunciato al suo futuro \u00e8 nulla. E dobbiamo dire per fortuna, perch\u00e9 non saper distinguere la terra dei padri, che patria vuol dire appunto terra dei padri, dalla terra di tutti o di nessuno, \u00e8 proprio di culture all\u2019ultimo stadio. La storia ci spazzer\u00e0 via, ma sereni, perch\u00e9 anche noi siamo stati migranti e questo basta.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.azioneculturale.eu\/2016\/09\/un-occidente-al-tramonto-grida-gran-voce-accoglienza-indiscriminata\/\">http:\/\/www.azioneculturale.eu\/2016\/09\/un-occidente-al-tramonto-grida-gran-voce-accoglienza-indiscriminata\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di AZIONE CULTURALE (Sarah Mosole) Ogni tanto si sente la necessit\u00e0, quasi terapeutica si potrebbe dire, di verbalizzare quelle innumerevoli argomentazioni che, sollecitate quotidianamente dall\u2019ascolto di quelle due o tre affermazioni che ci risuonano spiacevolmente nelle orecchie, teniamo generalmente per noi, colti dall\u2019inspiegabile sospetto che l\u2019interlocutore non prometta dibattiti travolgenti. 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