{"id":17851,"date":"2016-09-18T15:13:55","date_gmt":"2016-09-18T13:13:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17851"},"modified":"2016-09-18T15:13:55","modified_gmt":"2016-09-18T13:13:55","slug":"la-crisi-romana-e-il-futuro-della-nostra-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17851","title":{"rendered":"La crisi romana e il futuro della nostra democrazia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un&#8217;analisi fin troppo generosa col M5S, ma che ne individua, infine, il problema di fondo: la mancanza di un&#8217;ideologia, e quindi anche di una classe dirigente e militante che da quell&#8217;ideologia accetta di essere organizzata e disciplinata. La crisi del sistema liberale diventer\u00e0 occasione per le forze democratiche solo se alla critica superficiale della politica decadente si sapr\u00e0 sostituire una critica della totalit\u00e0 liberale, costruendo nel frattempo una totalit\u00e0 alternativa, fondata sull&#8217;idea patriottica della sovranit\u00e0 nazionale. <\/em><\/p>\n<p>di <strong>MICROMEGA (Leonardo Paggi)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 doveroso, riflettendo sulla vicenda politica del Comune di Roma, mettere anzitutto in primo piano la violenza con cui il M5S \u00e8 stato messo sotto attacco. Tutte le forze sconfitte da quel voto, i partiti politici, i poteri economici della citt\u00e0, la malavita organizzata, fanno ora blocco per cercare una rivincita. La vicenda di Roma \u00e8 importante anche perch\u00e9 da un\u2019idea della violenza dell\u2019attacco cui sarebbe sottoposto un governo che sulla base di un consenso idoneo tentasse di presentare un programma di svolta democratica, intenzionato a scontrarsi con i mille interessi che si sono agglutinati attorno alla politica di austerit\u00e0.<\/p>\n<p>E tuttavia sarebbe profondamente sbagliato non vedere che a Roma si sta consumando una vicenda che interessa da vicino il futuro della nostra democrazia. Il discorso deve farsi a questo punto molto pi\u00f9 ampio e non pu\u00f2 non prendere le mosse dalla grande diversit\u00e0 che la spinta populista ha assunto nel nostro paese rispetto agli altri paesi europei.<\/p>\n<p>Il paragone pi\u00f9 eclatante \u00e8 con il caso della Francia, dove la protesta sociale \u00e8 stata definitivamente catturata dal linguaggio di una formazione politica che mette apertamente in discussione i valori storici della civilt\u00e0 democratica europea. Nelle prossime elezioni del 2017 saranno le parole chiave della rivoluzione francese, libert\u00e0, eguaglianza, fratellanza, ad essere messe ai voti. Ma tutta la paradossale vicenda del burkini ha dimostrato ampiamente quanto il Fronte abbia ormai vinto, infettando e condizionando gi\u00e0 ora tutto il discorso politico nazionale. Sotto la maschera della difesa della laicit\u00e0 ha preso forma una offensiva razzista di proporzioni impressionanti. Emmanuel Todd, l\u2019intellettuale oggi forse pi\u00f9 caustico e provocatorio, parla di una Francia di Vichy che sta riemergendo in superficie.<\/p>\n<p>Non \u00e8 meno drammatico il caso tedesco. La tesi secondo cui Angela Merkel \u00e8 stata messa sotto scacco dalla sua apertura agli emigranti dice solo la parte finale della verit\u00e0. In realt\u00e0 la politica europea da lei ininterrottamente patrocinata all\u2019ombra di Maastricht da oltre un decennio ha favorito la ricostituzione di un nazionalismo tedesco (\u00e8 quanto i nostri moderati filotedeschi occultano costantemente) arrogante e chiuso nella difesa stupida di privilegi che data la complessiva situazione europea e l\u2019evoluzione dei mercati mondiali non sono destinati a durare. La politica di destra, quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 opposizione, apre sempre nuovi spazi alla destra. E\u2019 questa la dinamica che sta dietro a quel 19% che le ultime regionali hanno riservato alla CDU. Del resto non si pu\u00f2 nemmeno dimenticare che i successi delle esportazioni tedesche che la stampa nazionale esalta talvolta con toni apertamente sciovinisti (si dia uno sguardo ogni tanto a un tabloid come \u201cBild\u201d) sono resi possibili anche da 8 milioni di minijobs a 450 euro al mese, per ora (ma fino a quando?) integrati da sovvenzioni pubbliche. Veramente difficile immaginare che da questo scontento sociale ne possa trarre vantaggio la sinistra, ormai deprivata di qualsiasi identit\u00e0 programmatica.<\/p>\n<p>Bisogna tener presente questo quadro per apprezzare il significato di autentica protesta democratica che assume l\u2019esplosione del movimento di Grillo nelle elezioni del febbraio 2013. \u00c8 la rivolta contro il Pd di Bersani, il riformista dal volto umano, che ha messo in Costituzione il pareggio di bilancio e ha fatto campagna elettorale difendendo il governo che ha creato gli esodati, ma anche contro una destra sempre pi\u00f9 cialtrona, delegittimata da anni di promesse mai mantenute. Questa doppia provenienza del voto, indicata dai commentatori politici come segno dell\u2019ambiguit\u00e0 e della transitoriet\u00e0 del movimento, \u00e8 invece il segno della sua novit\u00e0 e della sua forza inventiva (in senso bergsoniano!), l\u2019indicazione che qualcosa di nuovo si sta producendo nei precordi elementari del popolo italiano, oltre l\u2019appartenenza ad antichi schieramenti politici che alla prova dei fatti (una crisi economica che sta falciando ogni beneficio faticosamente strappato) hanno dimostrato di non sapersi distinguere gli uni dagli altri.<\/p>\n<p>Il successo del movimento \u00e8 affidato proprio a questo spirito di scissione in cui si esprime una richiesta di rinnovamento della politica. E\u2019 paradossale che tocchi ad un comico, sia pure da sempre fortemente politicizzato, dare parola ad un movimento che ripropone la saldatura tra etica e politica, con elementi di indubbio neo integralismo e aspettative di rigenerazione, senza di cui \u00e8 per\u00f2 difficile immaginare la nascita di un movimento politico di massa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 di questo si tratta. Nonostante la grande enfasi posta sul ruolo della rete i 5S avanzano (l\u2019ho gi\u00e0 sottolineato su queste colonne) nella misura in cui crescono sul territorio, selezionando nuove leve di quadri e di attivisti che presentano centinaia, migliaia di liste locali che raccolgono ovunque larghe messi di voti. \u00c8 la logica che presiede da sempre alla riproduzione del partito politico, in barba alla astrusa teoria secondo cui la rete e i nuovi media in genere, di per s\u00e9 e in quanto tali, dovrebbero suonare la campana a morte della politica. E\u2019 vero esattamente il contrario. L\u2019invocazione mitica della rete come dispositivo con cui si possa finalmente fare a meno dei capi bastoni, sprigiona un nuovo bisogno di politica, che per\u00f2 pu\u00f2 essere compiutamente soddisfatto, ed \u00e8 questo il punto, solo sulla base di un complesso e difficile processo di rinnovamento della cultura e del linguaggio. La spontaneit\u00e0 non sopravvive se non riesce a darsi mature forme di coscienza, diceva gi\u00e0, a ragione, la cultura del vecchio movimento operaio! Ed \u00e8 qui che si torna alla crisi del Comune di Roma e al suo significato non estemporaneo.<\/p>\n<p>Il grande interrogativo che Virginia Raggi sta oggi evocando sul futuro della democrazia italiana (perch\u00e9 a Roma l\u2019alternativa \u00e8 il ritorno di Buzzi e dei colonnelli di Renzi che dimettono un sindaco saltando il consiglio comunale e andando dal notaio) non sta nella scarsit\u00e0 delle competenze che \u00e8 riuscita a raccogliere e delle delibere che ha finora fatto approvare, ma nella sua incapacit\u00e0 di parlare di politica, ossia di ristabilire e capitalizzare, nel vivo di resistenze da tutti previste, il contatto con quel 67% dei romani che l\u2019hanno voluta. Continua ad agire come un giovane apprendista avvocato che pensa di poter risolvere i problemi politici sulla base di idonee procedure legali. Perch\u00e9 per parlare, invece di tornare a San Giovanni, mette in circolazione un livido video? Perch\u00e9 non riesce a metabolizzare l\u2019enorme investimento democratico di cui \u00e8 stata fatta oggetto dalla parte pi\u00f9 sana del paese?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 semplice: perch\u00e9 non possiede un linguaggio, che non \u00e8 nato e non poteva nascere sui tanti, e anche meritori, palcoscenici calpestati da Grillo nelle sue compulsive performance. I linguaggi sono per definizione frutto della convivenza e del dialogo, di una pratica comune fatta di pensiero e di azione, che \u00e8 tutt\u2019altra cosa dalla parolaccia urlata per eccitare la folla. La richiesta di onest\u00e0, pur sacrosanta, non sostituisce il bisogno di analisi della crisi economica e culturale in cui affondiamo da anni. Per ricreare la \u201cbuona politica\u201d non basta tagliare gli stipendi, bisogna tornare \u2013 e questo s\u00ec sarebbe eversivo \u2013 a contendere sul terreno delle idee, delle concezioni del mondo, diceva la vecchia buona politica, per pensare qualcosa di saggio sul futuro di questo \u201coccidente\u201d che implode quanto pi\u00f9 \u00e8 ostinatamente invocato come metro di misura dell\u2019intero pianeta.<\/p>\n<p>Il mondo non \u00e8 pensabile prima, dopo, o indipendentemente dal linguaggio, diceva Wittgenstein. Linguaggio e mondo sono nozioni inestricabilmente connesse, non si possono pensare separatamente per poi ricongiungerle. Questa assenza di linguaggio politico vuol dire che un nuovo mondo politico non si \u00e8 ancora costituito. E\u2019 questa mancanza di linguaggio, e quindi di comunicazione con i milioni di italiani che guardano a questo movimento come all\u2019ultima chance di rinnovamento democratico del paese, che fa s\u00ec che Grillo rimanga un comico, la Raggi una giovane avvocatessa in carriera, e il direttorio un gruppo di giovani nominati da Grillo, inevitabilmente chiusi entro un circolo di relazione interpersonali, non espressione necessaria, organica, di quel grande rinnovamento politico di cui pure sono ardenti predicatori.<\/p>\n<p>La vicenda del Comune di Roma, se vista come io credo si debba fare come crisi di nuovi linguaggi, non \u00e8 allora un episodio peregrino di folclore laziale. Rimanda, in forme peculiari nostre, a quel corto circuito, in cui la politica di Maastricht ha gettato l\u2019Europa intera, tra una cieca e ottusa politica di austerit\u00e0 che distrugge, invece di aumentare, la ricchezza del continente, e l\u2019insorgere di una protesta populista regressiva, che invece di parlare balbetta sconci luoghi comuni del passato, precludendosi la strada dell\u2019analisi e dell\u2019approfondimento. \u00c8 questo l\u2019 infernale circolo vizioso che costantemente salta a pi\u00e8 pari la risposta democratica, spingendo tutto il continente verso soluzioni sempre pi\u00f9 catastrofiche.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire a questo punto che siamo dinanzi al cane che si morde la coda. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Esiste ancora nella societ\u00e0 italiana (ed europea) una larga messe di saperi democratici, che possono svolgere, a seconda di come si atteggino, un ruolo decisivo nello sviluppo degli avvenimenti. Spetta a loro decidere se cercare un rapporto di simpatia, ma certo anche di ferma vigilanza critica, con questo che si potrebbe definire un movimento di \u201cinsorgenza democratica\u201d, o avvolgersi e condannare come Minosse, chiudendosi in un passivo atteggiamento di diffidenza. Pensiamo in primo luogo dalla campagna di esplicito sapore sanfedista scatenata in questi giorni dalla grande stampa, ma il discorso vale, ancor prima, per quello che resta della vecchia sinistra mille volte e in mille modi battuta. Oggi la situazione politica italiana \u00e8 giunta a un bivio forse decisivo : \u201c\u2026 per te si cammina su fil di lama\u201d.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-crisi-romana-e-il-futuro-della-nostra-democrazia\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-crisi-romana-e-il-futuro-della-nostra-democrazia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un&#8217;analisi fin troppo generosa col M5S, ma che ne individua, infine, il problema di fondo: la mancanza di un&#8217;ideologia, e quindi anche di una classe dirigente e militante che da quell&#8217;ideologia accetta di essere organizzata e disciplinata. 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