{"id":17944,"date":"2016-09-20T11:34:47","date_gmt":"2016-09-20T09:34:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17944"},"modified":"2016-09-20T11:34:47","modified_gmt":"2016-09-20T09:34:47","slug":"la-sinistra-puo-esistere-dentro-leuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17944","title":{"rendered":"La sinistra pu\u00f2 esistere dentro l\u2019euro?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>THOMAS FAZI<\/strong><\/p>\n<p>In <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/l%E2%80%99impossibile-uscita-%E2%80%9Cda-sinistra%E2%80%9D-dall%E2%80%99euro\/\">un recente articolo pubblicato su <em>MicroMega<\/em><\/a> Guido Iodice replica ad\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/brancaccio-unione-non-e-piu-riformabile-va-fermata-la-circolazione-indiscriminata-dei-capitali\/\">un\u2019intervista di Emiliano Brancaccio<\/a> in cui quest\u2019ultimo sostiene che \u00abl\u2019Unione non \u00e8 pi\u00f9 riformabile in senso progressista\u00bb e che dunque \u2013 dato che \u00abil percorso che stiamo percorrendo \u00e8 palesemente insostenibile\u00bb \u2013 la sinistra dovrebbe cominciare a guardare \u201coltre l\u2019euro\u201d, per cos\u00ec dire. Brancaccio esclude l\u2019ipotesi di un\u2019uscita unilaterale dalla moneta unica finalizzata al recupero della sovranit\u00e0 nazionale, che ritiene estranea alla tradizione del movimento operaio, auspicando piuttosto \u00abforme di coordinamento dei paesi euro-mediterranei\u00bb (che per\u00f2 l\u2019economista ritiene poco fattibili) o, meglio ancora, \u00abun sistema di gestione delle relazioni internazionali finalizzato al controllo dei movimenti di capitale, fuori e dentro l\u2019Europa, specialmente da e verso quei paesi che adottino misure di dumping sociale e fiscale\u00bb.<\/p>\n<p>La critica di Iodice alle argomentazioni di Brancaccio verte su tre punti in particolare. Primo, non \u00e8 vero che l\u2019eurozona non \u00e8 riformabile perch\u00e9 l\u2019euro \u00e8 gi\u00e0 cambiato tanto rispetto a quello fondato nel 1992 e a quello che abbiamo visto nella prima fase della crisi: negli ultimi anni abbiamo ottenuto il quantitative easing (QE), la \u201cflessibilit\u00e0 di bilancio\u201d, ecc. Secondo, la riforma del sistema monetario internazionale proposta da Brancaccio \u00e8 addirittura pi\u00f9 ambiziosa (e dunque pi\u00f9 difficile da realizzare) di una riforma progressista dell\u2019eurozona. Terzo, l\u2019uscita unilaterale e \u201cda sinistra\u201d di un singolo paese dall\u2019eurozona, prospettata da diversi esponenti della sinistra europea \u2013 ma non da Brancaccio, come gi\u00e0 detto \u2013 recentemente raggruppatisi sotto la sigla<a href=\"http:\/\/lexit-network.org\/appello\">\u201cLexit\u201d<\/a>, \u00e8 impossibile, non solo perch\u00e9 il paese in questione si vedrebbe costretto a perseguire politiche deflattive (cio\u00e8 \u201cdi destra\u201d) per non perdere l\u2019effetto della svalutazione, ma soprattutto perch\u00e9 questo, nota Iodice, provocherebbe quasi sicuramente la dissoluzione incontrollata della moneta unica, determinando \u00abuna pesante recessione continentale con effetti di contagio finanziario anche nel resto del mondo\u00bb. La conclusione di Iodice \u00e8 che l\u2019unico orizzonte entro il quale pu\u00f2 avere senso immaginare una politica di sinistra \u00e8 quello dell\u2019eurozona e dell\u2019Unione europea, assumendo l\u2019esistenza (e la sopravvivenza) della moneta unica come un dato.<\/p>\n<p>Sui singoli punti, non la penso in maniera del tutto dissimile da Iodice (il che non dovrebbe sorprendere, visto che <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788876254932\/fazi-thomas\/battaglia-contro-europa.html\">abbiamo scritto un libro assieme<\/a> su questi temi). Partiamo dal primo punto: \u00e8 vero, l\u2019euro di oggi \u00e8 indubbiamente un euro \u201criformato\u201d, e in meglio, rispetto all\u2019euro del 1992 o anche solo a quello di qualche anno fa. Detto ci\u00f2, sarebbe ardito definire tali riforme \u201cprogressiste\u201d, se non a costo di snaturare del tutto il senso della parola: come \u00e8 noto, le riforme in questione hanno avuto come unico obiettivo quello di salvaguardare l\u2019integrit\u00e0 finanziaria (\u201cwhatever it takes\u201d, QE, ecc.) e politica (flessibilit\u00e0 di bilancio, deroga delle regole sul bail-in, ecc.) dell\u2019eurozona, non certo quello di favorire il progresso economico e sociale del continente, come \u00e8 evidente. Prendere tali riforme come dimostrazione del fatto che una riforma dell\u2019eurozona <em>in senso progressista<\/em> \u00e8 possibile rappresenta, dunque, un salto logico difficilmente condivisibile, soprattutto se si considera che l\u2019obiettivo di quelle riforme \u2013 ossia quello di \u201cmettere in sicurezza\u201d la moneta unica \u2013 \u00e8 stato ampiamente raggiunto. Concordo con Iodice, infatti, che non vi \u00e8 alcun motivo per ritenere \u201cimminente\u201d e\/o \u201cinevitabile\u201d il crollo dell\u2019euro. Tutt\u2019altro.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, non ha senso dibattere sulla riformabilit\u00e0 o meno dell\u2019UE\/euro se non si specifica di quali riforme si sta parlando. Se parliamo di ulteriori \u201cpassetti in avanti\u201d nella direzione di un\u2019unione monetaria leggermente pi\u00f9 flessibile ed espansiva \u2013 un po\u2019 di flessibilit\u00e0 di bilancio in pi\u00f9, un potenziamento del \u201cpiano Juncker\u201d, un QE mirato verso i paesi pi\u00f9 deboli, ecc. \u2013 ci sono buoni motivi per essere ottimisti, soprattutto alla luce del tentativo di Tsipras di creare un fronte dei paesi mediterranei. Ma bisogna sapere che queste misure difficilmente saranno sufficienti a trascinare l\u2019eurozona fuori dalla stagnazione in cui versa, o ad arrestare la devastante desertificazione industriale dei paesi della periferia. Se invece parliamo di una <em>riforma profonda e radicale <\/em>dell\u2019eurozona in una direzione realmente progressista, finalizzata all\u2019obiettivo della piena occupazione \u2013 il che richiederebbe un bilancio federale pari almeno al 10 per cento del PIL dell\u2019eurozona; trasferimenti fiscali dai paesi pi\u00f9 ricchi verso quelli pi\u00f9 poveri; un\u2019autorit\u00e0 federale capace di effettuare spesa in deficit con il sostegno attivo della BCE; e un effettivo trasferimento di rappresentativit\u00e0 democratica dal livello nazionale a quello sovranazionale \u2013 la prospettiva cambia drammaticamente.<\/p>\n<p>Come segnalato da Brancaccio \u2013 ma anche da (ex?) federalisti convinti come <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2016\/09\/07\/stiglitz-il-costo-per-salvare-leuro-supera-quello-per-smantellarlo\/66426\">Joseph Stiglitz<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2016\/09\/11\/euro-a-due-velocita-leconomista-de-grauwe-fantascienza-non-conviene-a-nessuno-piuttosto-ognuno-per-conto-suo\/3009865\/\">Paul De Grauwe<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.project-syndicate.org\/onpoint\/german-europe-or-european-germany-by-hugo-drochon-2016-09?utm_source=Project+Syndicate+Newsletter&amp;utm_campaign=ccf78aab34-Rogoff_The_Case_Against_Cash_11_9_2016&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_73bad5b7d8-ccf78aab34-93818541&amp;barrier=true\">altri<\/a>, nonch\u00e9 da <a href=\"http:\/\/bruegel.org\/2016\/09\/what-are-the-prerequisites-for-a-euro-area-fiscal-capacity\/?mc_cid=6d606d0900&amp;mc_eid=9fa23dee9f#_ftn6\">analisi di istituti europei come il Bruegel<\/a>\u2013 le condizioni per una riforma in tal senso non sussistono pi\u00f9 (se mai sono esistite). Le ragioni sono piuttosto ovvie: l\u2019euroscetticismo dilagante; la delegittimazione delle autorit\u00e0 europee (a mio avviso insanabile), in particolar modo in seguito al \u201ctrauma\u201d del negoziato greco; l\u2019assoluta mancanza di solidariet\u00e0 e di fiducia reciproca tra paesi (tanto tra governi quanto tra cittadini e lavoratori), anche a causa del perdurare della crisi economica e sociale; ma soprattutto, la radicalizzazione della posizione tedesca. Una riforma \u201ckeynesiana\u201d dell\u2019eurozona \u2013 magari con obiettivi pi\u00f9 modesti di quelli sopraelencati \u2013 sarebbe <em>forse<\/em> stata possibile nei primi anni della crisi, quando l\u2019egemonia della Merkel in patria era ancora incontrastata, la Germania non era ancora \u201crientrata\u201d degli enormi debiti accumulati nei confronti della periferia, e la classe politica tedesca non aveva ancora costruito un impianto narrativo in cui scaricava tutte le responsabilit\u00e0 dell\u2019eurocrisi sui paesi della periferia. Oggi una riforma in tal senso non \u00e8 pi\u00f9 possibile. E lo \u00e8 ancora meno la creazione di un\u2019autentica democrazia sovranazionale, <a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/leuropa-da-liberare\/\">come auspica Yanis Varoufakis<\/a> (la creazione di un federalismo autoritario e postdemocratico, d\u2019altro canto, \u00e8 del tutto plausibile, e per certi versi gi\u00e0 in atto).<\/p>\n<p>Nel corso della trattativa greca \u00e8 emerso con evidenza come il nuovo <em>Lebensraum<\/em>tedesco \u2013 quel subsistema geoeconomico che include i nuovi satelliti economici e i principali partner commerciali della Germania, tra cui la Polonia, la Finlandia, la Slovacchia, la Slovenia, la Repubblica Ceca, la Finlandia, l\u2019Olanda, ecc. \u2013 non rappresenti pi\u00f9 solo un <em>blocco economico <\/em>ma anche, e sempre di pi\u00f9, un <em>blocco politico-culturale <\/em>di matrice radicalmente ordoliberale. Questo \u201cpartito transnazionale\u201d condivide con la Germania, tra le altre cose, una concezione estremamente restrittiva \u2013 ordoliberale, appunto \u2013 della moneta (stabilit\u00e0 dei prezzi prima di tutto, separazione assoluta tra governi e banca centrale, ecc.). Dall\u2019inizio della crisi questo \u201cpartito transnazionale\u201d ha capitanato una ristrutturazione radicale dell\u2019eurozona all\u2019insegna dell\u2019austerit\u00e0 e del neomercantilismo estremo, il cui stadio finale \u2013 ancora da realizzare \u2013 consiste nella costruzione di una <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2015\/10\/23\/europa-ecco-perche-dobbiamo-dire-no-allunione-fiscale\/43802\">\u201cunione fiscale\u201d che privi gli Stati nazionali di quel minimo di potere discrezionale che gli \u00e8 rimasto<\/a>, senza alcuna compensazione a livello europeo.<\/p>\n<p>Alla luce di ci\u00f2, \u00e8 lecito immaginare che, qualora emergesse veramente un blocco di paesi alternativo a quello ordoliberale che si facesse promotore di un emendamento radicale dell\u2019unione monetaria \u2013 purtroppo dobbiamo prendere atto del fatto che il \u201cClub Med\u201d di Tsipras di radicale finora ha proposto ben poco \u2013 il risultato pi\u00f9 probabile non sarebbe l\u2019arretramento della Germania e della sua galassia, ma la fuoriuscita di quest\u2019ultima dall\u2019eurozona e la conseguente dissoluzione della moneta unica (almeno nella sua forma attuale). Ci troviamo, in sostanza, in una situazione piuttosto paradossale, in cui qualunque tentativo di riforma dell\u2019unione monetaria rischia di precipitare la fine dell\u2019unione stessa. Detto ci\u00f2, questo scenario \u2013 proprio perch\u00e9 richiederebbe un\u2019improbabile congiunzione astrale che porti contemporaneamente le sinistre al governo in un numero sufficiente di paesi europei \u2013 appare comunque poco plausibile, cos\u00ec come qualunque altra <a href=\"https:\/\/www.jacobinmag.com\/2016\/09\/yanis-varoufakis-eu-syriza-diem25-europe-brexit\/\">strategia di cambiamento sovranazionale<\/a>. In assenza di una \u201crottura\u201d con l\u2019eurozona da parte di un singolo paese (o di shock esogeni di altro tipo), lo scenario pi\u00f9 probabile rimane quello<em> \u201cbusiness as usual\u201d<\/em> (magari con qualche \u201cpassetto in avanti\u201d nel tempo, nel migliore dei casi). In questo senso potremmo dire che il rischio reale non \u00e8 la disintegrazione dell\u2019euro, ma la sua sopravvivenza nella forma attuale.<\/p>\n<p>Questo ci porta all\u2019altro punto del ragionamento di Iodice: l\u2019idea che un\u2019uscita unilaterale e \u201cda sinistra\u201d dall\u2019eurozona sia impossibile (sul secondo punto \u2013 l\u2019impossibilit\u00e0 di una nuova Bretton Woods \u2013 concordo pienamente). Sui rischi di una tale strategia, soprattutto se dovesse condurre a una deflagrazione dell\u2019eurozona, sono d\u2019accordo con Iodice: i costi, soprattutto nel breve, sarebbero indubbiamente molto alti (ne parliamo a lungo nel nostro libro). Ma \u00e8 una ragione sufficiente per non prendere neanche in considerazione l\u2019ipotesi che possa esserci vita (a sinistra) fuori dall\u2019euro? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima chiederci quali siano le implicazioni di una risposta affermativa: accettare che non esista altro orizzonte all\u2019infuori dell\u2019euro vuol dire accettare che la sinistra \u2013 e parlo della sinistra di estrazione socialista \u2013 non ha pi\u00f9 alcun ruolo da giocare in Europa. I movimenti socialisti e rivoluzionari si sono sempre fondati sull\u2019idea che esistesse un orizzonte ideale, seppur irraggiungibile, verso il quale tendere. Era proprio quell\u2019orizzonte ideale ad animare le speranze di milioni di persone. \u00c8 evidente, per\u00f2, che dentro l\u2019euro non c\u2019\u00e8 spazio per alcun orizzonte ideale che non sia quello di una rivoluzione continentale che rimane tanto irrealizzabile oggi quanto lo era cento anni fa, checch\u00e9 ne dicano i neotrotskisti come Varoufakis. Oggi come ieri, <em>l\u2019unico orizzonte entro il quale \u00e8 possibile immaginare un progetto di trasformazione radicale della realt\u00e0 \u2013 con tutte le sfide e le difficolt\u00e0 che questo comporta \u2013 rimane quello nazionale<\/em>. Sarebbe a dire che <em>un programma realmente di sinistra \u00e8 concepibile solo fuori dall\u2019euro<\/em>. Dentro l\u2019euro al massimo c\u2019\u00e8 spazio per <a href=\"http:\/\/utopiarossa.blogspot.it\/2015\/07\/grecia-bilancio-provvisorio-e_6.html\">un riformismo onesto<\/a>. Attenzione: questo di per s\u00e9 non riduce i costi di un\u2019uscita, n\u00e9 vuol dire che sia effettivamente possibile un\u2019uscita \u201cda sinistra\u201d. Ma \u00e8 importante chiarire quale sia la posta in gioco nell\u2019accettare di <em>non<\/em> mettere in discussione l\u2019euro (in particolar modo se si accetta l\u2019idea che esso non sia riformabile in senso progressista).<\/p>\n<p>Personalmente ritengo che salvaguardare quell\u2019orizzonte ideale sia sufficientemente importante da giustificare i rischi di una strategia politica che abbia il coraggio di guardare <em>oltre l\u2019euro<\/em>. Senza minimizzare i costi di un\u2019uscita, ma mettendo in discussione alcune delle verit\u00e0 acquisite, in particolar modo a sinistra, sul presunto \u201ctramonto dello Stato-nazione\u201d. Il libro che sto ultimando con l\u2019economista australiano Bill Mitchell si propone precisamente l\u2019obiettivo di analizzare se e quanto sia vero che i singoli Stati sono del tutto impotenti nei confronti dei \u201cmercati\u201d e della \u201cfinanza\u201d, e che qualunque tentativo di implementare politiche progressiste a livello nazionale sia inevitabilmente destinato a far piombare il suddetto Stato in un nuovo Medioevo. Nel libro mostriamo come gli Stati-nazione possono ancora perseguire le proprie politiche in relativa autonomia: i numerosi \u201cvincoli esterni\u201d che vengono spesso invocati per dimostrare l\u2019impotenza delle singole nazioni sono, nella maggior parte, vincoli autoimposti (l\u2019Europa offre esempi a non finire). La risposta della sinistra, dunque, non dovrebbe essere di cedere sovranit\u00e0 alle istituzioni internazionali ma di resistere la corruzione e la \u201ccattura\u201d del sistema decisionale a livello nazionale. Questo, ovviamente, \u00e8 un discorso diverso da quello che riguarda le conseguenze di un\u2019uscita di un paese dell\u2019euro; ma quel discorso non pu\u00f2 essere scisso da una riflessione sui presunti limiti dello Stato-nazione nell\u2019era della globalizzazione.<\/p>\n<p>Infine, Iodice giustamente fa notare che la sinistra, in quelle poche occasioni in cui si \u00e8 presentata alle elezioni con un programma apertamente anti-euro (Unit\u00e0 Popolare in Grecia) o anche solo ambiguo nei confronti della moneta unica (SYRIZA pre-2012 o Izquierda Unida in Spagna), ne \u00e8 uscita con le ossa rotte. \u00c8 vero. Ma lo stesso si pu\u00f2 dire di diversi partiti di sinistra pro-euro (Podemos alle ultime elezioni, per esempio; ma anche la stessa SYRIZA, che gli ultimi sondaggi danno in caduta libera). In generale, direi che i problemi della sinistra europea vanno ben al di l\u00e0 della posizione dei singoli partiti sulla moneta unica: vanno rintrecciati nella sua incapacit\u00e0, da almeno trent\u2019anni a questa parte, di concepire una realt\u00e0 alternativa al neoliberismo, nonch\u00e9 nella sua accettazione acritica dell\u2019idea della morte dello Stato-nazione. Da ci\u00f2 deriva anche l\u2019incapacit\u00e0 di immaginare un futuro (a sinistra) fuori dall\u2019euro.<\/p>\n<p><strong>BRANCACCIO<\/strong> <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/brancaccio-unione-non-e-piu-riformabile-va-fermata-la-circolazione-indiscriminata-dei-capitali\/\">\u201cL\u2019Unione non \u00e8 pi\u00f9 riformabile\u201d<\/a><br \/>\n<strong>IODICE<\/strong> <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/l%e2%80%99impossibile-uscita-%e2%80%9cda-sinistra%e2%80%9d-dall%e2%80%99euro\/\">L\u2019impossibile uscita \u201cda sinistra\u201d dall\u2019euro<\/a><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-sinistra-puo-esistere-dentro-leuro\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-sinistra-puo-esistere-dentro-leuro\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di THOMAS FAZI In un recente articolo pubblicato su MicroMega Guido Iodice replica ad\u00a0un\u2019intervista di Emiliano Brancaccio in cui quest\u2019ultimo sostiene che \u00abl\u2019Unione non \u00e8 pi\u00f9 riformabile in senso progressista\u00bb e che dunque \u2013 dato che \u00abil percorso che stiamo percorrendo \u00e8 palesemente insostenibile\u00bb \u2013 la sinistra dovrebbe cominciare a guardare \u201coltre l\u2019euro\u201d, per cos\u00ec dire. 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