{"id":17975,"date":"2016-09-20T21:40:36","date_gmt":"2016-09-20T19:40:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17975"},"modified":"2016-09-20T21:40:36","modified_gmt":"2016-09-20T19:40:36","slug":"organizzazione-e-centralismo-democratico-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17975","title":{"rendered":"Organizzazione e centralismo democratico*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di \u00a0<strong>DAVIDE PARASCANDOLO (FSI L&#8217;Aquila)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viviamo in un momento storico in cui la retorica democratica si fa sempre pi\u00f9 pressante e solcata da venature propagandistiche, proprio perch\u00e9 in concomitanza con un restringimento drammatico degli spazi di partecipazione e di controllo democratico. D\u2019altra parte, quando si schiavizza qualcuno non glielo si pu\u00f2 certo dire in faccia, ma, al contrario, gli si fa credere di renderlo libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il discorso relativo alla democrazia e alla sua reale fattibilit\u00e0 in un mondo dominato dall\u2019ideologia globalista tocca una molteplicit\u00e0 di aspetti inscritti in sfere della vita associata estremamente differenti tra loro. In questa sede, vorremmo concentrarci su un aspetto pi\u00f9 specifico, chiedendoci quale sia il nesso tra la forma partito e i suoi meccanismi interni di funzionamento. In altre parole, quanto un\u2019applicazione integrale del metodo democratico pu\u00f2 davvero contribuire a migliorare la resa di un\u2019organizzazione politica, o quanto, al contrario, pu\u00f2 rischiare di frenarne il corretto funzionamento?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sgomberando subito il campo da possibili equivoci, l\u2019intento non \u00e8 certo quello di affermare la non utilit\u00e0 della dialettica interna per un partito, ci mancherebbe, ma \u00e8 quello di concentrarsi sulla fase che conduce al prodotto finale di una tale dialettica, il momento decisionale. Per cercare di rispondere a questo quesito, dobbiamo chiederci in primo luogo quale sia la reale natura dell\u2019organizzazione e quali fini essa si prefigga di raggiungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tema non \u00e8 affatto nuovo ed \u00e8 stato spesso dibattuto nell\u2019ambito della letteratura politologica. Ora, sembra chiaro come il fine di qualsiasi organizzazione correttamente strutturata debba essere senza dubbio l\u2019efficienza. Ne consegue che l\u2019applicazione di un approccio \u201ceccessivamente\u201d democratico al suo interno potrebbe condurla allo stallo e all\u2019immobilismo. Detto altrimenti, occorre prestare attenzione ad un punto fondamentale: il fine intrinseco dell\u2019organizzazione non \u00e8 la democrazia, ma l\u2019efficacia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Giovanni Sartori ha ribadito nei suoi studi la necessit\u00e0 di separare i due piani differenti della democrazia nei partiti e della democrazia interpartitica. Seguendo tale logica, relativamente al primo dei due piani in questione, la strutturazione verticale di un partito non deve destare preoccupazione se il suo vertice \u00e8 costituito da una leadership affidabile e responsabile, la quale accetta pienamente gli ideali democratici. In questo senso, il centralismo di un partito \u00e8 persino auspicabile; in effetti, la centralizzazione di un\u2019organizzazione risponde ad un\u2019esigenza funzionale. In breve quindi, l\u2019organizzazione presenta delle finalit\u00e0 funzionali, non prioritariamente democratiche. Quel che dovrebbe essere chiaro \u00e8 che non si sta affatto ipotizzando una gestione autoritaria dell\u2019organizzazione, ma una sua disciplina, presupposto essenziale per avere compattezza nell\u2019esposizione delle sue posizioni verso l\u2019esterno, senza distinguo che ne possano minare l\u2019immagine e l\u2019autorit\u00e0. Occorre cogliere l\u2019essenza del discorso, la quale ci porta ad affermare che, per poter definire un sistema come democratico, non \u00e8 tanto all\u2019interno dei partiti che dobbiamo cercare la democrazia, ma nella dialettica tra essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista, il ben noto concetto di centralismo democratico, marchio di fabbrica di quel moloch chiamato Partito Comunista che si dissolse poi con una rapidit\u00e0 disarmante, meriterebbe di essere rivalutato perch\u00e9, ad essere superato, dalla Storia, fu il Partito Comunista, non il centralismo democratico medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi dei danni causati dal \u201cliberi tutti\u201d, parola d\u2019ordine che contraddistingue il modo disordinato e individualista di concepire e condurre i dibattiti all\u2019interno dei moderni partiti, sono sotto gli occhi di tutti. Partiti divisi in fazioni, faide interne, dissidi, paralisi decisionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pu\u00f2 essere questo il modello di un partito che aspiri con autorevolezza a rappresentare un nuovo punto di riferimento e di aggregazione civile. I cittadini hanno bisogno di ancorarsi ad un blocco di pensiero e di azione solido e univoco; si discute, anche aspramente, all\u2019interno delle mura domestiche, si vagliano tutte le proposte e le alternative, ma poi ci si presenta all\u2019esterno uniti e con una sola, ben comprensibile linea programmatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale frammentazione riscontrabile nelle formazioni politiche nostrane, minate da eserciti pi\u00f9 o meno numerosi di dissidenti e scissionisti, \u00e8 paradigmatica in tal senso. Il risultato \u00e8 di veicolare l\u2019idea di un\u2019organizzazione divisa e litigiosa, cui fa non a caso da unico collante la figura di un leader carismatico. Ma la politica leaderistica non ha una visione a lungo termine e, generalmente, non sopravvive al leader stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un partito che non sia solo posticcio deve aspirare a forgiare un\u2019anima comunitaria che trascenda i singoli componenti, cos\u00ec da poter costituire un valido polo aggregativo, un nucleo identitario che funga da porto sicuro per quanti vogliano essere rappresentati senza ambiguit\u00e0. Questo \u00e8 il compito che dovrebbe assumersi un partito, edificare una piattaforma chiara, presentarla con compattezza e convinzione, dirimere eventuali contrapposizioni senza urlarle all\u2019opinione pubblica; in conclusione, costituire una salda e granitica certezza per il suo Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>*<\/strong><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12000\"> Articolo pubblicato su Appello al Popolo il 10 settembre 2014<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di \u00a0DAVIDE PARASCANDOLO (FSI L&#8217;Aquila) Viviamo in un momento storico in cui la retorica democratica si fa sempre pi\u00f9 pressante e solcata da venature propagandistiche, proprio perch\u00e9 in concomitanza con un restringimento drammatico degli spazi di partecipazione e di controllo democratico. D\u2019altra parte, quando si schiavizza qualcuno non glielo si pu\u00f2 certo dire in faccia, ma, al contrario, gli si fa credere di renderlo libero. 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