{"id":17984,"date":"2016-09-21T09:33:18","date_gmt":"2016-09-21T07:33:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=17984"},"modified":"2016-09-21T09:33:18","modified_gmt":"2016-09-21T07:33:18","slug":"un-problema-gigante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=17984","title":{"rendered":"Un problema gigante"},"content":{"rendered":"<p>da<strong> COME DON CHISCIOTTE (Economist)<\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019ascesa di aziende colossali minaccia sia la concorrenza sia la legittimit\u00e0 del mercato<\/em><\/p>\n<p><strong>DISCONTINUITA\u2019<\/strong> pu\u00f2 essere lo slogan del momento nelle sale riunioni societarie, ma oggi l\u2019aspetto pi\u00f9 dirompente del mercato non \u00e8 il rovesciamento dell\u2019ordine costituito. E\u2019 il trinceramento di un gruppo di aziende superstar al centro dell\u2019economia globale. Alcune di queste sono vecchie imprese, come GE (General Electric), che si sono reinventate. Alcune sono eccellenze dei mercati emergenti, come Samsung, che hanno colto le opportunit\u00e0 offerte dalla globalizzazione. L\u2019\u00e9lite delle \u00e9lite sono i nuovi colossi high-tech \u2013 Google, Apple, Facebook e tutto il resto \u2013 che hanno eretto imperi aziendali con i codici binari (bit and bytes).<\/p>\n<p>Come chiarisce l\u2019inserto speciale di questa settimana, le societ\u00e0 superstar sono ammirevoli in molti modi. Esse sfornano prodotti che migliorano la vita dei consumatori, dagli smartphone ai televisori ultrasottili. Forniscono ad americani ed europei, servizi \u201cgratis\u201d stimabili annualmente intorno a $ 280 miliardi \u2013 attraverso i motori di ricerca. Ma hanno due grandi difetti. Schiacciano la concorrenza, e usano gli oscuri artifici dell\u2019imprenditorialit\u00e0 per rimanere davanti. Nessuno dei due facile da risolvere. Ma a non riuscirci si rischia una reazione a catena che diventer\u00e0 deleteria per tutti.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 acquisizioni, minore attenzione<\/strong><\/p>\n<p>Ingigantirsi \u00e8 una tendenza globale. Il numero annuo di fusioni e acquisizioni \u00e8 pi\u00f9 del doppio di quello registrato nel 1990. Ma la concentrazione \u00e8 al suo apice pi\u00f9 preoccupante in America. La quota del PIL generato dalle 100 maggiori societ\u00e0 americane \u00e8 aumentata da circa il 33% nel 1994 al 46% nel 2013. Le cinque maggiori banche rappresentano il 45% degli attivi bancari, rispetto al 25% nel 2000. Nel paese dell\u2019imprenditoria, il numero di start-up \u00e8 il pi\u00f9 basso dal 1970. Ci sono pi\u00f9 aziende che cessano le loro attivit\u00e0 di quante ne nascano. I fondatori sognano di vendere le loro imprese ai giganti esistenti piuttosto che tentare di costruire i propri titani.<\/p>\n<p>Per molti personaggi laissez-faire [sic] questo \u00e8 solo un problema temporaneo. La tecnologia moderna abbassa le barriere all\u2019entrata; i nuovi arrivati senza spina dorsale saranno distrutti da quelli pi\u00f9 piccoli e pi\u00f9 dinamici. Ma l\u2019idea che il mercato corregga da solo le concentrazioni \u00e8 pi\u00f9 discutibile di quanto lo era una volta. Il rallentamento della crescita incoraggia le imprese a comprare i loro rivali e a spremere i costi. Le imprese high-tech diventano pi\u00f9 utili ai clienti quando attraggono pi\u00f9 utenti e quando raccolgono sempre pi\u00f9 dati dagli stessi.<br \/>\nIl peso delle superstar riflette anche la loro eccellenza in attivit\u00e0 meno produttive. Circa il 30% degli investimenti esteri diretti globali scorre attraverso i paradisi fiscali; le grandi aziende utilizzano abitualmente gli scambi tra societ\u00e0 affiliate (transfer pricing) per far figurare che i profitti generati in una parte del mondo sarebbero nei fatti realizzati in un altra. Questi giganti schierano eserciti di lobbisti, portando le stesse tecniche che hanno perfezionato a Washington DC, a Bruxelles, dove ora nei corridoi si aggirano 30.000 lobbisti. Leggi quali Sarbanes-Oxley e Dodd-Frank (NdT: leggi a protezione degli investitori e ad argine delle frodi societarie), per non parlare della fiscalit\u00e0 degli Stati Uniti, penalizzano di pi\u00f9 le piccole imprese che le grandi.<\/p>\n<p>Niente di tutto questo migliora l\u2019immagine dei grandi gruppi societari. Il pagamento delle tasse sembra essere inevitabile per gli individui ma facoltativo per le imprese. Le regole sono inflessibili per i cittadini, e soggette a trattative quando si tratta di aziende. I profitti nemmeno si traducono in posti di lavoro come succedeva una volta. Nel 1990 le prime tre case automobilistiche di Detroit avevano un giro d\u2019affari di $ 36 miliardi di dollari e 1,2 milioni dipendenti. Nel 2014 le prime tre aziende della Silicon Valley, con un fatturato di oltre 1 trilione di dollari, contavano solo 137.000 dipendenti.<\/p>\n<p>Che tutto questo susciti rabbia \u00e8 comprensibile, ma un desiderio rudimentale di smantellare il mercato sarebbe peggio per tutti. Il disincanto per le politiche pro-business, in particolare le regole in materia di immigrazione liberale, ha aiutato gli esponenti a favore di \u201cout\u201d [fuori] a vincere il referendum Brexit in Gran Bretagna, e Donald Trump a cogliere la nomination repubblicana. Il protezionismo e il diritto di cittadinanza per nascita assicureranno soltanto standard di vita inferiori. Regnare nei piani alti delle multinazionali richiede il bisturi, non una ripulita superficiale con acqua e sapone.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa avere un approccio duro-ma-ponderato su questioni come l\u2019evasione fiscale. I paesi OCSE hanno gi\u00e0 fatto progressi nell\u2019elaborazione di norme comuni per impedire alle imprese di parcheggiare i loro soldi nei paradisi fiscali, per esempio. Devono fare di pi\u00f9, non ultimo affrontare il comodo paravento che le diverse unit\u00e0 delle multinazionali sono aziende realmente separate. Meglio intraprendere un negoziato multilaterale piuttosto che incorrere in mosse come il recente tentativo della Commissione europea di imporre tasse retrospettive ad Apple in Irlanda.<br \/>\nLa concentrazione \u00e8 un problema ancora pi\u00f9 difficile. L\u2019America in particolare ha preso l\u2019abitudine di concedere il beneficio del dubbio alle grandi corporazioni. Questo aveva un senso negli anni 1980 e 1990, quando societ\u00e0 giganti come General Motors e IBM sono state minacciate da rivali stranieri o nuove societ\u00e0 nazionali. E\u2019 meno difendibile ora che le aziende superstar stanno guadagnando il controllo di interi mercati e trovano nuovi modi per arroccarsi.<\/p>\n<p>Legislatori prudenti devono reinventare le regole antitrust per l\u2019era digitale. Questo significa essere pi\u00f9 attenti alle conseguenze a lungo termine quando le grandi imprese acquisiscono start-up promettenti. Significa rendere pi\u00f9 facile per i consumatori spostare i loro dati da una societ\u00e0 all\u2019altra, e impedire alle imprese tecnologiche di privilegiare ingiustamente i propri servizi su piattaforme che controllano (un\u2019area in cui la Commissione, nel tallonare Google, merita credito). E significa fare in modo che le persone possano scegliere modalit\u00e0 di autenticare la propria identit\u00e0 on-line.<\/p>\n<p>1917 e dintorni<\/p>\n<p>L\u2019insorgere di giganti \u00e8 un rovesciamento della storia recente. Negli anni Ottanta le grandi aziende erano in ritirata, quando Margaret Thatcher e Ronald Reagan iniziarono a demolire i colossi statali protetti quali AT &amp; T e British Leyland. Ma ci sono alcune somiglianze preoccupanti con un\u2019epoca ancora pi\u00f9 remota. Nel periodo 1860-1917 l\u2019economia globale era stata rimodellata dall\u2019ascesa di gigantesche nuove industrie (acciaio e petrolio) e di rivoluzionarie nuove tecnologie (energia elettrica e motore a combustione). Queste occorrenze portarono a brevi schermaglie di concorrenza seguite da periodi prolungati di oligopolio. I titani societari di quell\u2019epoca rafforzarono le loro posizioni spingendo i concorrenti fuori dal mercato e coltivando stretti rapporti con i politici. Ne deriv\u00f2 una reazione a catena che contribu\u00ec a distruggere l\u2019ordine liberale in gran parte dell\u2019Europa.<br \/>\nPertanto, con tutti i mezzi a disposizione celebriamo pure i successi sorprendenti delle aziende superstar di oggi. Ma anche osserviamole bene. Il mondo ha bisogno di una sana dose di concorrenza per mantenere in piedi i giganti di oggi e per dare alle aziende situate nel loro cono d\u2019ombra la possibilit\u00e0 di crescere.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/comedonchisciotte.org\/un-problema-gigante\/\" target=\"_blank\">http:\/\/comedonchisciotte.org\/un-problema-gigante\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da COME DON CHISCIOTTE (Economist) L\u2019ascesa di aziende colossali minaccia sia la concorrenza sia la legittimit\u00e0 del mercato DISCONTINUITA\u2019 pu\u00f2 essere lo slogan del momento nelle sale riunioni societarie, ma oggi l\u2019aspetto pi\u00f9 dirompente del mercato non \u00e8 il rovesciamento dell\u2019ordine costituito. E\u2019 il trinceramento di un gruppo di aziende superstar al centro dell\u2019economia globale. Alcune di queste sono vecchie imprese, come GE (General Electric), che si sono reinventate. 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