{"id":18022,"date":"2016-09-25T00:54:35","date_gmt":"2016-09-24T22:54:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18022"},"modified":"2016-09-25T00:54:35","modified_gmt":"2016-09-24T22:54:35","slug":"il-decennio-del-rifiuto-lantieuropeismo-del-pci-negli-anni-cinquanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18022","title":{"rendered":"&quot;Il decennio del rifiuto&quot;: l&#039;antieuropeismo del PCI negli anni Cinquanta"},"content":{"rendered":"<p>di CARLO GIUSEPPE CIRULLI (politologo)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima fase [risalente agli anni Cinquanta, <em>ndr<\/em>] del rapporto tra il Pci e l\u2019Europa si caratterizza per un rifiuto totale del processo d\u2019integrazione europea. L\u2019opposizione all\u2019Europa trova le sue radici nei tratti identitari del Pci, nella sua collocazione internazionale, facendo s\u00ec che il processo d\u2019integrazione europea venga a contatto con la \u201ccarne viva\u201d del partito. L\u2019Europa avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella storia dei partiti comunisti dell\u2019Europa occidentale nella misura in cui sar\u00e0 dalla paura del comunismo e di una sua vittoria anche in alcuni paesi dell\u2019Europa occidentale che verr\u00e0 una spinta sostanziale al processo d\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, pur non essendo l\u2019unico fattore determinante, la guerra fredda ha in un certo senso \u201cassistito\u201d il processo di integrazione europea: gli Stati Uniti hanno sostenuto esplicitamente la costruzione comunitaria e i partiti comunisti, inizialmente indifferenti a forme di integrazione europea, sarebbero divenuti apertamente ostili a forme di integrazione dalla nascita del Comintern in poi (settembre 1947). L\u2019Europa venne cos\u00ec identificata da tutti i partiti comunisti occidentali come capitalista, atlantica, riformista e come un ostacolo per la Rivoluzione. Il Partito Comunista Italiano, condividendo questa visione con il Partito Comunista Sovietico, oltre che con gli altri partiti comunisti occidentali come quello francese, avrebbe adottato subito un atteggiamento di aperta condanna verso la Comunit\u00e0 Europea, vista come uno strumento al servizio dell\u2019imperialismo che aveva il duplice obiettivo di soggiogare politicamente ed economicamente l\u2019Europa agli Stati Uniti e di rafforzare l\u2019offensiva imperialista contro il blocco dei Paesi socialisti guidati dall\u2019Urss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come osserva Di Nolfo, la guerra fredda, prima di essere scontro diplomatico, o marginalmente militare, era un confronto tra l\u2019egemonia economica statunitense, unitamente al sistema di interdipendenze che essa creava su scala globale, e il tentativo sovietico di rispondere ad essa mostrandone contraddizioni e fragilit\u00e0. La guerra fredda era cos\u00ec uno scontro tra sistemi economici e il processo d\u2019integrazione che, richiamando la celebre Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, mirava a creare una solidariet\u00e0 di fatto tra gli Stati europei attraverso una sempre maggiore collaborazione in campo economico, si inseriva all\u2019interno di uno dei due blocchi: quello americano.\u00a0 In tal senso \u00e8 indicativo quanto dichiarato in un\u2019intervista da Antonio Giolitti, che sino al \u201857 era stato un esponente di primo piano del Pci in materia di politica economica e politica estera. Egli affermava come, finch\u00e9 aveva fatto parte del Pci, il tema dell\u2019Unione Europea fosse sempre stato semplicemente \u201csnobbato, essendo dato per scontato che (fosse) un\u2019operazione di marca capitalistico-imperialistica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019antieuropeismo del Pci trovava cos\u00ec le sue basi in una chiara collocazione internazionale del partito che lo vedeva far parte ideologicamente del blocco contrapposto a quello occidentale.\u00a0 Se a livello interstatale i singoli Paesi europei adottarono una politica estera in tutto e per tutto coerente con il blocco di riferimento, a livello intrastatale il bipolarismo comport\u00f2 una netta divaricazione tra le forze di sinistra social-comuniste, che avevano nell\u2019Urss il modello di riferimento, e quelle di\u00a0matrice liberal-democratica, laica e cattolica. Tale netta spaccatura, in Italia, era ancor pi\u00f9 marcata per la presenza del maggior partito comunista dell\u2019Europa occidentale e per il \u201cpatto d\u2019unit\u00e0 d\u2019azione\u201d stretto, nel 1943, tra questo ed il Partito Socialista Italiano che sarebbe culminato con la presentazione di un fronte unitario alle elezioni politiche del 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre all\u2019influenza dell\u2019Urss sulla posizione del Pci, non va nemmeno trascurato il ruolo di partito di opposizione che esso gioc\u00f2 nel quadro politico italiano. Infatti, nell\u2019immediato dopoguerra e per tutti gli anni Cinquanta, \u201cogni movimento di lotta e di protesta, sia di carattere economico che politico, ebbe il Pci come proprio referente politico e come luogo di elaborazione, organizzazione e direzione\u201d (M. Flores e N. Gallerano). Sar\u00e0 solo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta che il Pci cesser\u00e0 di essere l\u2019unico rappresentante dei movimenti di lotta e di protesta. L\u2019antieuropeismo del Pci ha quindi anche una radice interna. Secondo l\u2019analisi condotta da N. Conti e L. Verzichelli, l\u2019antieuropeismo del partito era dettato non solo dalla dialettica maggioranza\/opposizione ma anche dalla\u00a0 distanza del partito dal \u201ccentro dello spettro politico\u201d. Il primo decennio del processo di integrazione europea vede cos\u00ec il Pci attestarsi su una posizione di rigido antieuropeismo: non a caso S. Galante parla di questi anni come \u201cdecennio del rifiuto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il partito era schierato su posizioni rigidamente filosovietiche ed ogni idea di sovranazionalit\u00e0 era respinta, soprattutto se si riferiva al solo campo occidentale. La difesa dell\u2019indipendenza e della sovranit\u00e0 nazionale era perseguita con ogni mezzo e la politica estera governativa era \u201cpercepita e presentata come partecipazione intenzionale a un disegno ispirato dall\u2019anticomunismo straniero e indigeno ai cui interessi subordinava, compromettendoli, quelli interni ed esterni della nazione\u201d (S. Galante).\u00a0 \u00c8 cosi possibile evincere come l\u2019iniziativa della CECA [Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell&#8217;Acciaio, <em>ndr<\/em>] fosse vista dal Pci come una operazione negativa non solo perch\u00e9 di stampo chiaramente capitalistico, ma anche perch\u00e9 ritenuta svantaggiosa economicamente per un\u2019Italia che appariva come \u201cla cenerentola che pagava nell\u2019accordo tra i due grandi\u201d (A. Giolitti). La stessa ferma opposizione sarebbe stata mostrata dal partito nei\u00a0confronti del fallito tentativo della CED [Comunit\u00e0 Europea di Difesa, <em>ndr<\/em>], che sarebbe stato visto come una semplice filiazione del Patto Atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo una formulazione che si pu\u00f2 far discendere da Marx in persona ed in seconda battuta da Lenin,vi era una chiara opposizione ideologica a qualsiasi forma di collaborazione tra gli Stati europei che non avesse come presupposto il superamento del capitalismo e la conquista del potere da parte del proletariato. Gi\u00e0 durante gli anni del secondo conflitto mondiale l\u2019Unione Sovietica si era opposta a qualsiasi iniziativa volta a progettare, per il periodo post-bellico, forme di raggruppamento regionale per l\u2019Europa. Da questo derivava anche l\u2019interscambiabilit\u00e0, agli occhi del Pci, dei binomi Europa\/Nato, europeismo\/atlantismo: \u00e8 indicativo come in questi anni il termine adoperato negli ambienti del Pci per indicare il processo d\u2019integrazione europea fosse quello di &#8220;Mercato Comune&#8221; piuttosto che di &#8220;Comunit\u00e0 Europea&#8221;, proprio per voler marcare la chiara connotazione capitalistica del fenomeno che, in quanto tale, andava avversato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adottare il termine &#8220;Comunit\u00e0&#8221; avrebbe significato introdurre una visione pi\u00f9 vasta del\u00a0processo, mirante ad un\u2019integrazione anche di tipo politico, che in quegli anni era lontana anni luce dalla posizione del Partito. Una parziale eccezione in questa prima fase di antieuropeismo ideologico del Pci sar\u00e0 costituita dagli anni della Resistenza e della lotta al fascismo: la speranza di liberare il continente dai totalitarismi di destra e la volont\u00e0 di riportare la pace attraverso la sconfitta dei nazionalismi aveva, forse solo per un momento, fatto condividere a federalisti e comunisti l\u2019idea che il sistema internazionale fosse irrimediabilmente compromesso e andasse ricostruito su nuove basi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, l\u2019attenzione che il Pci gli avrebbe conferito sarebbe stata modesta e comunque subordinata alla lotta principale: quella per il socialismo. Ad ogni modo, la Conferenza di Yalta ed il rafforzamento della logica bipolare avrebbero posto sin da subito una pietra tombale su qualsiasi forma di collaborazione tra i due movimenti. Per quanto dopo la morte di Stalin Togliatti manifestasse delle perplessit\u00e0 sulla leadership di Khrushchev, allo stesso tempo non c\u2019era nulla che potesse fargli venir meno la convinzione che il \u201ccampo vincente\u201d fosse quello sovietico e che le Comunit\u00e0 Europee appartenessero al campo avverso. Era \u201cla sua filosofia della storia lo portava a questa certezza\u201d (A. Giolitti) e di conseguenza l\u2019atteggiamento del partito verso il processo comunitario non poteva che discendere da tale presupposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spostando la nostra attenzione alle prime discussioni che si sarebbero svolte in ambito parlamentare, \u00e8 possibile avere conferma dell\u2019opposizione della sinistra al processo d\u2019integrazione europea, che quindi sarebbe stata evidente anche in queste sede. Il primo dibattito parlamentare sulle tematiche europee si svolse nel giugno-luglio 1948. Esso trattava il tema dell\u2019adesione dell\u2019Italia all\u2019Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE) e vide i voti favorevoli di cattolici, liberali e socialdemocratici, l\u2019astensione del Movimento Sociale Italiano e il voto contrario del Psi e del Pci. Le opposizioni, come evidenziato dalla mozione presentata da Nenni e di cui Pesenti fu relatore, non facevano alcuna distinzione tra Stati Uniti ed Europa: qualsiasi adesione italiana ad organismi europei avrebbe, ai loro occhi, rafforzato il posizionamento filoatlantico del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il dibattito sull\u2019adesione italiana al Consiglio d\u2019Europa si mosse sulla falsa riga di quello sull\u2019OECE, mentre la ratifica italiana alla Comunit\u00e0 Europea di Difesa (CED) non vide alcuna disamina da parte del Parlamento a causa del sopravvenuto scioglimento delle Camere.\u00a0Un dibattito vero e proprio si ebbe in Parlamento, invece, in seguito alla ratifica del trattato istitutivo della Ceca, firmato a Parigi il 18 aprile 1951. La relazione contraria di minoranza, firmata dall\u2019esponente del Pci Pastore, non fece ricorso ad analisi di mercato, n\u00e9 a considerazioni di politica economica, ma si limit\u00f2 ad esprimere il sospetto che i veri protagonisti dell\u2019iniziativa sarebbero stati i grandi monopoli della Ruhr, alcuni gruppi americani e quelli siderurgici francesi della regione della Lorena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi stessi anni anche i socialisti italiani, pur fra differenziazioni e distinguo, erano allineati al comunismo staliniano, con una scelta di campo di segno diametralmente opposto ai grandi partiti socialdemocratici europei. I temi di politica estera avevano comunque portato ad una prima scissione nell\u2019ambito della sinistra: nel gennaio del 1947 i riformisti filoatlantici guidati da Saragat, in disaccordo con la linea sostenuta dal segretario Nenni in tema di alleanze internazionali, avevano abbandonato il Psi con la famosa scissione di Palazzo Barberini. Tuttavia, sar\u00e0 solo dopo la morte di Stalin ed il successo elettorale del 1953, che il Psi muover\u00e0 i primi passi nella direzione di un progressivo distacco dal Pci e di un\u2019apertura verso posizioni pi\u00f9 filoatlantiche e europeiste, senza per\u00f2 fare subito propria la tradizione socialdemocratica o riformista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1957 rappresenter\u00e0 per il Psi l\u2019anno in cui esso abbandoner\u00e0 il proprio atteggiamento negativo nei confronti della costruzione europea. L\u2019occasione sar\u00e0 costituita dalla ratifica in Parlamento dei trattati istitutivi delle due Comunit\u00e0: l\u2019EURATOM e la CEE; in tale occasione esso voter\u00e0 a favore del primo e si asterr\u00e0 sul secondo.\u00a0 Il dibattito parlamentare sulla Comunit\u00e0 Europea si svolse nella seconda met\u00e0 di luglio del 1957 e vide il Pci presentare una propria mozione a firma di Giuseppe Berti. La nuova posizione dei socialisti aveva indebolito il peso dell\u2019opposizione di sinistra che vedeva, quindi, il solo Pci esprimere parere contrario in Parlamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento di Gian Carlo Pajetta alla Camera il 25 luglio 1957 ribadiva con forza la posizione del partito nel primo decennio dell\u2019integrazione europea: il Pci non contestava che vi fosse un processo di sempre pi\u00f9 accentuata collaborazione internazionale, ma riteneva che\u00a0le Comunit\u00e0 prospettate andassero nella direzione di una divisione dell\u2019Europa, della creazione di quella che Pajetta definiva come \u201cpiccola Europa\u201d dei monopoli. Di quei monopoli che, per l\u2019esponente comunista, avevano accettato la politica europea di guerra e di soggezione all\u2019imperialismo tedesco sino alla fine della seconda guerra mondiale.\u00a0 Il processo di integrazione europea era quindi visto come entit\u00e0 non autonoma in quanto dipendente politicamente ed economicamente dagli Stati Uniti che la indirizzavano contro l\u2019Unione Sovietica. Nelle parole di Pajetta il mercato comune, lungi dall\u2019essere un passo fondamentale verso l\u2019integrazione europea, rappresentava una tappa ulteriore di rafforzamento della divisione in blocchi dell\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel discorso alla Camera nel 1957 Pajetta teneva a precisare come il Pci non accettasse le critiche, che gli erano state mosse dai liberali con Malagodi e dal socialista Lombardi, di essere conservatori e sostenitori di un\u2019economia basata su principi di stampo chiaramente protezionista. La non accettazione del Mercato Comune era anche motivata, dall\u2019esponente comunista, con l\u2019esiguit\u00e0 del numero dei Paesi aderenti alle Comunit\u00e0 europee e con le barriere che inevitabilmente si sarebbero create con i restanti Paesi, ivi inclusi quelli dell\u2019est Europa. Rigettando la narrazione comunitaria che vedeva la nascita della Cee come strumento di cooperazione tra gli Stati, Pajetta affermava come la solidariet\u00e0 internazionale si manifestasse nel votare contro il mercato comune dato che esso mirava a ledere fortemente l\u2019indipendenza nazionale, favorendo organi di natura non democratica che pretendevano di decidere le sorti delle classi lavoratrici in base ad interessi dettati da \u201calleanze intermonopolistiche\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima fase del rapporto tra il Pci e l\u2019Europa trovava, inoltre, una sua chiara esemplificazione nello scritto di Togliatti del 1958, intitolato <em>Il Partito Comunista Italiano<\/em>. L\u2019occasione per la pubblicazione di questo testo venne dall\u2019iniziativa, da parte della casa editrice Nuova Accademia, di pubblicare una serie di saggi sulla storia dei partiti politici in Italia; si \u00e8 di fronte cos\u00ec ad un testo di carattere divulgativo destinato ad un pubblico non strettamente di partito. Nell\u2019ultimo capitolo del suo saggio, il segretario tracciava con estrema chiarezza la visione del mondo che era alla base dell\u2019identit\u00e0 stessa del Pci. Egli riteneva come sul finire degli anni \u201850 fosse possibile identificare due linee caratterizzanti l\u2019evoluzione della situazione internazionale e del progresso umano. Una, quella capitalista, era ritenuta da Togliatti inevitabilmente in fase discendente, mentre l\u2019altra, quella socialista, era vista in fase ascendente. Il processo d\u2019integrazione europea faceva indubbiamente parte, per Togliatti, della prima delle due linee ed in quanto tale sarebbe stato destinato ad un\u2019inesorabile declino. Esso infatti era visto come un\u2019associazione tra Stati diversi che \u201cnon vuole affatto giungere a una trasformazione della struttura economica di questi Stati tale che sopprima lo sfruttamento del lavoro e lo strapotere dei monopoli, anzi, mira a rafforzare e mantenere l\u2019ordinamento capitalistico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa diveniva anche l\u2019occasione per rispondere alle critiche che erano solitamente mosse nei confronti del Pci da parte delle altre forze politiche (Democrazia Cristiana <em>in primis<\/em>), in ragione della sua appartenenza al movimento comunista internazionale che\u00a0esse ritenevano andasse inevitabilmente a scapito degli interessi della nazione. Togliatti, se da un lato affermava come ogni movimento politico avesse la tendenza a stabilire contatti al di fuori del proprio Paese, dall\u2019altro trovava strano come coloro che si scagliavano contro l\u2019internazionalismo del partito fossero gli stessi artefici dell\u2019ingresso dell\u2019Italia nelle Comunit\u00e0 europee, da egli definite in maniera spregiativa come \u201cpiccola Europa\u201d, in quanto organizzazione che comprendeva solamente il blocco capitalista dei Paesi europei. Per il segretario del Pci, mentre la classe operaia e le sue organizzazioni politiche erano spinte a cooperare perch\u00e9 unite da un \u201cgrande ideale\u201d che le univa nella volont\u00e0 di aiutarsi a vicenda in vista di un comune nemico da abbattere, ossia il capitalismo, il processo europeo si poneva agli antipodi, poich\u00e9 mirava alla sua perpetuazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>FONTE: <a href=\"http:\/\/e-theses.imtlucca.it\"><cite class=\"_Rm\">e-theses.imtlucca.it<\/cite><\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO GIUSEPPE CIRULLI (politologo) La prima fase [risalente agli anni Cinquanta, ndr] del rapporto tra il Pci e l\u2019Europa si caratterizza per un rifiuto totale del processo d\u2019integrazione europea. 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