{"id":18149,"date":"2016-09-25T18:00:18","date_gmt":"2016-09-25T16:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18149"},"modified":"2017-12-18T18:32:03","modified_gmt":"2017-12-18T17:32:03","slug":"tommaso-padoa-schioppa-e-gli-insegnamenti-dellavventura-europea-1999","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18149","title":{"rendered":"Tommaso Padoa-Schioppa e \u201cGli insegnamenti dell\u2019avventura europea\u201d (1999)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Riportiamo integralmente l\u2019articolo a firma di Tommaso Padoa-Schioppa, dal titolo \u201cGli insegnamenti dell\u2019avventura europea\u201d, apparso nell\u2019autunno del 1999 sulla rivista francese \u201c<strong><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Commentaire-87-1999.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Commentaire<\/a><\/strong>\u201d (n\u00b0 87\/1999), ringraziando <strong>Rocco Ricciarelli<\/strong>\u00a0per la traduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Si tratta di una testimonianza sconcertante dell\u2019ideologia antidemocratica-elitaria e del fanatismo liberista-antistatalista (o meglio liberale) che costituiscono le fondamenta immodificabili di tutta la costruzione dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Un Padoa-Schioppa a ruota libera apriva, inoltre, una finestra inquietante sulle prospettive future del continente, fra l\u2019esigenza di garantire una parvenza di democratizzazione della struttura istituzionale dell\u2019Unione e l\u2019aspirazione al completamento ed alla definitiva cristallizzazione del modello desiderato, caratterizzato da una netta preponderanza dell\u2019economico sul politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Il tutto condito dalla consueta ed ipocrita retorica pacifista, che lo spingeva ad affannarsi nell\u2019imputare alle pulsioni degli Stati nazionali la responsabilit\u00e0 degli eventi bellici, retorica che le vergognose imprese dell\u2019Unione Nobel per la pace hanno clamorosamente smentito!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Solo per stomaci forti!!!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\">Buona lettura\u2026<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\"><strong>GLI INSEGNAMENTI DELL&#8217;AVVENTURA EUROPEA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"CENTER\"><b><\/b>Il titolo di queste riflessioni si spiega a partire dall\u2019osservazione seguente. Cinquant\u2019anni non sono pochi nella storia dell\u2019Europa: questo, per fare due esempi, \u00e8 il tempo che separa l\u2019ancien regime dall\u2019era borghese, o l\u2019Europa mediterranea dall\u2019Europa fiamminga. L\u2019idea di un\u2019Europa unita da forze estranee a quelle del \u201cferro e del sangue\u201d, secondo la formula di Bismarck, fu suggerita, durante la prima met\u00e0 del secolo, dalla lezione tragica, ma non senza precedenti, della storia. Nel corso dei cinquant\u2019anni seguenti, l\u2019Europa \u00e8 passata dalle macerie della guerra alla moneta unica, divenendo una fonte di insegnamenti. Poich\u00e9 l\u2019avventura europea continui e giunga a maturazione, questi insegnamenti dovrebbero essere formulati e trasmessi alla generazione che voter\u00e0 e governer\u00e0 dopo questi cinquant\u2019anni.<span id=\"more-3922\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il titolo reclama due precisazioni. Per \u201cavventura\u201d, io intendo ci\u00f2 che suggerisce specificamente il dizionario: un evento sorprendente e coraggioso, che comporta del rischio e della novit\u00e0, ma che tuttavia avviene. Per \u201cinsegnamenti\u201d, io non intendo necessariamente una novit\u00e0, ma sicuramente una <strong>verit\u00e0 che merita di essere protetta e trasmessa<\/strong>. Si pu\u00f2 dunque trattare della conferma, attraverso nuove esperienze, di ci\u00f2 che, almeno ad alcuni, appariva gi\u00e0 chiaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"text-align: left;\">POLITICA E ISTITUZIONI<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"text-align: left;\">Dopo il maggio 1950, quando comincia l\u2019avventura europea con il progetto di mettere in comune il carbone e l\u2019acciaio, e fino al passaggio all\u2019euro, la costruzione europea si \u00e8 fissata uno scopo essenzialmente economico. Ma la sua natura, il suo significato e il suo spirito sono sempre stati e rimangono politici, proponendosi di\u00a0<\/span><strong style=\"text-align: left;\">trasformare<\/strong><span style=\"text-align: left;\"> il potere, la sicurezza e le istituzioni, in una parola <\/span><strong style=\"text-align: left;\">lo<\/strong> <strong style=\"text-align: left;\">Stato<\/strong><span style=\"text-align: left;\">. Anche per coloro che si espandono nella sfera economica, \u00e8 dunque necessario domandarsi prima di tutto ci\u00f2 che l\u2019avventura europea significa sotto la prospettiva politica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Io risponder\u00f2 questo: il processo di unificazione europea \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 positiva pi\u00f9 importante dal punto di vista dell\u2019organizzazione politica. Ci\u00f2 dimostra che, <strong>attraverso mezzi pacifici<\/strong>, la societ\u00e0 umana pu\u00f2 passare <strong>dallo stato di natura allo stato civile<\/strong> nel campo dei rapporti fra Stati sovrani, cosa che non era ancora mai riuscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Oggi disponiamo di basi solide, costruite affinch\u00e9 la volont\u00e0 di potenza degli Stati, parimenti a quella degli individui, possa essere sorvegliata e privata della sua capacit\u00e0 di oppressione e distruzione. L\u2019obiettivo kantiano della \u201cpace perpetua\u201d non \u00e8 certamente stato raggiunto, ma abbiamo imboccato il cammino. Questo \u00e8 il primo e pi\u00f9 importante degli insegnamenti che, sul piano della politica, abbiamo imparato dalla storia europea degli ultimi cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Questo grande traguardo e la maniera stessa del suo raggiungimento, danno un significato poco convenzionale alle nozioni politiche che hanno segnato il vocabolario e le idee di questo secolo: rivoluzione, utopia, internazionalismo, istituzioni, federalismo, azione politica, democrazia. Esaminiamo ora questi termini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Rivoluzione e utopia<\/strong>.<br \/>\nIl secolo \u00e8 stato veramente dominato dal concetto di rivoluzione, con il quale si intende un cambiamento radicale e rapido dei rapporti di potere, condotto da uomini pronti a tutto, capaci di guidare la storia verso le sponde dell\u2019Utopia. Quante persone della mia generazione, come di quelle che l\u2019hanno preceduta e seguita, hanno associato politica e rivoluzione, quanti hanno considerato indegna d\u2019impegno l\u2019azione politica che non fosse rivoluzionaria!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019illusione di una rivoluzione nazionale (fondata sulla nozione di popolo, e anche di razza) si \u00e8 persa a met\u00e0 del secolo, quella di una rivoluzione sociale e di classe ha ancora pochi anni soltanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Oggi possiamo dire che <strong>il vero evento rivoluzionario del secolo \u00e8 stata la creazione di poteri sovranazionali<\/strong>, precisamente in questa parte del mondo dove \u00e8 nato lo Stato-nazione. Sicuramente si \u00e8 trattato di una\u00a0<strong>rivoluzione<\/strong> spogliata dei suoi tratti tipici: movimenti di piazza, violenza e intempestivit\u00e0. Al contrario, \u00e8 stata\u00a0<strong>lenta, cavillosa e procedurale, dispersa nella lingua tecnica dei burocrati<\/strong>. Non di meno ha costituito una rivoluzione autentica, <strong>capace di trasformare permanentemente la configurazione del potere e di deviare il corso della storia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Internazionalismo<\/strong>.<br \/>\n\u00c8 un altro termine che ha segnato il pensiero e l\u2019impegno di figure molto diverse del nostro secolo, da Lenin a Wilson, da Hammarskjold a Giovanni XXIII. Almeno tre vie sono state sondate per assicurare la pace, ispirate da altrettante analisi differenti. Si \u00e8 creduto, nel XIX secolo, che risolvendo la questione nazionale, cio\u00e8 facendo coincidere lo Stato e la nazione, si sarebbe riusciti ad instaurare la pace e l\u2019ordine internazionale. Si \u00e8 creduto, nel XX secolo, che risolvendo la questione sociale attraverso l\u2019avvento di una societ\u00e0 senza classi, o semplicemente facendo giocare la solidariet\u00e0 internazionale tra classi oppresse, si sarebbe ottenuta la pace. <strong>Si \u00e8 creduto alle regole<\/strong>: i quattordici punti di Wilson, la Carta delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le speranze suscitate da questi diversi approcci si sono dissolte una ad una. <strong>\u00c8 progressivamente apparso pi\u00f9 chiaro che, all\u2019interno dei paesi, come fra di loro, l\u2019ordine e la pace non possono essere instaurate che da un potere superiore agli stessi paesi, il quale sia in grado di prendere decisioni a maggioranza e di poterle IMPORRE, se necessario, ATTRAVERSO LA FORZA<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Istituzioni e Costituzioni<\/strong>.<br \/>\nPer instaurare la supremazia del diritto fra gli Stati, conviene dunque creare <i>istituzioni comuni <\/i>al di sopra di quelli, e di conferire loro certe competenze che nella storia dell\u2019Europa moderna formavano le prerogative degli Stati nazionali: sicurezza interna ed esterna, protezione delle libert\u00e0 fondamentali, politica estera, moneta. A Jean Monnet piaceva citare una frase di Amiel: \u201c<em>l\u2019esperienza di ogni uomo si riproduce, solo le istituzioni divengono pi\u00f9 sagge<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Ora, anche se non \u00e8 proprio la prima pietra dell\u2019edificio, il trattato siglato a Roma il 25 maggio del 1957, rappresenta la vera fondazione di un potere organico sovranazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Retrospettivamente, il trattato non fu (come lo pensavano Jean Monnet stesso e i federalisti) un semplice accordo internazionale per la libert\u00e0 degli scambi, ma il nucleo della Costituzione dell\u2019Unione europea. Trattato certo, perch\u00e9 redatto nelle forme classiche di convenzione fra i governi, e sottomesso alla ratifica dei Parlamenti. Ma Costituzione anche, perch\u00e9 trasforma tutto il nostro quadro economico e giuridico, e completa i testi organici degli Stati membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Federalismo<\/strong> (separazione dei poteri, sussidiariet\u00e0).<br \/>\nCostruzione europea e federalismo sono praticamente sinonimi per gli italiani, ispirati dalle idee di Einaudi, Spinelli e Albertini. Fuori d\u2019Italia, in Francia e soprattutto in Gran Bretagna, il termine \u201cfederalista\u201d designa oggi il partigiano di una estrema centralizzazione sovranazionale del potere. Curiosa inversione di senso, poich\u00e9 l\u2019idea stessa del federalismo nasce dalla volont\u00e0 di limitare, e non d\u2019estendere, il potere posto al di sopra degli Stati. Il pensiero federalista che accompagna e stimola tutto lo sviluppo europeo del dopoguerra, \u00e8 in particolare all\u2019origine di due principi che hanno aperto nuove vie all\u2019evoluzione delle istituzioni nella stessa Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il primo \u00e8 la necessit\u00e0 di una separazione dei poteri sul piano verticale. Per evitare il dispotismo, l\u2019autorit\u00e0 deve essere divisa in un senso non solo orizzontale (fra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario), ma anche verticale (fra livello nazionale, infranazionale e sovranazionale). Solo questa organizzazione permette di oltrepassare la concezione monolitica del potere, nata nei grandi Stati monarchici europei, rafforzata dai Giacobini e dal suffragio universale. Solo il sistema federale fornisce un antidoto pienamente efficace contro l\u2019elemento potenzialmente totalitario del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il secondo principio \u00e8 la sussidiariet\u00e0: ciascun livello di governo deve limitarsi ad assumere le funzioni che non possono essere esercitate adeguatamente ai livelli inferiori. Principio potente, uscito dal pensiero cristiano medievale, recentemente riattualizzato nell\u2019enciclica quadragesimo anno, poi fatto proprio dall\u2019Unione europea. Solo l\u2019applicazione del principio della sussidiariet\u00e0 pu\u00f2 guidarci razionalmente per scegliere a quale livello porre il potere, evitandone eccessi e carenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Azione politica<\/strong>.<br \/>\n<strong>L\u2019avventura europea ha fatto emergere<\/strong>, mostrandone l\u2019efficacia, dei <strong>modelli d\u2019azione differenti da<\/strong> quelli che caratterizzano le <strong>democrazie contemporanee, fondate sui partiti, le elezioni, procedure e strutture prestabilite<\/strong>, il quadro nazionale e la professionalizzazione della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>L\u2019avventura europea ci ha ricordato che la politica \u00e8<\/strong> vocazione, non solamente professione (la parola Beruf utilizzata da Max Weber, viene da Ruf, chiamata, e Francois Mauriac designava la politica come la forma superiore di carit\u00e0). A fianco del politico di mestiere, esistono coloro i quali concepiscono la politica come una\u00a0<strong>lotta il cui scopo \u00e8 quello di creare un potere differente<\/strong>, ben sapendo che, una volta creato, questo potere sar\u00e0, quasi a colpo sicuro, preso da altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Questa maniera di condurre la vita politica instaura tra coloro che l\u2019adottano dei rapporti completamente differenti dalle relazioni stabilite nel quadro tradizionale. <strong>Liberata completamente dal contrasto tra le parti, dai gruppi d\u2019interessi, dalla nazionalit\u00e0, dall\u2019esigenza elettorale, dalla necessit\u00e0 del guadagno, essa conferisce a chi l\u2019adotta una grande libert\u00e0 d\u2019azione, e da questo fatto, una efficacia decuplicata<\/strong>. Essa crea inoltre una disponibilit\u00e0 particolare per la cooperazione, lo scambio gratuito di idee e di contributi, la generosit\u00e0 reciproca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">In realt\u00e0, questo modo d\u2019azione politica \u00e8 quello dei rivoluzionari, e cos\u00ec si riassume: creazione di un nuovo ordine; generosit\u00e0 disinteressata, cospirazione, idealismo; alleanza dell\u2019attivit\u00e0 politica e di un altro mestiere. <strong>La costruzione europea \u00e8 una rivoluzione, anche se i suoi rivoluzionari non sono cospiratori pallidi e magri, ma impiegati, funzionari, banchieri e professori.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Democrazia<\/strong> (legittimit\u00e0, leadership).<br \/>\nFra la costruzione dell\u2019Europa unita e la democrazia si \u00e8 prodotta un\u2019interazione complessa, che oltrepassa la tematica del <strong>\u201cdeficit democratico\u201d <\/strong>europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il disegno dell\u2019unione politica in Europa \u00e8 sorto dalla caduta dei regimi totalitari in questa parte del mondo occidentale e si \u00e8 trovato rinforzato dalla minaccia dei sistemi comunisti. Fondata in un momento in cui solo una modesta porzione del globo era retta da governi liberamente eletti, la Comunit\u00e0 \u00e8 divenuta una zona democratica in espansione, che si estende nella misura in cui si estende lo spazio della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>L\u2019Europa<\/strong> si \u00e8 formata in piena legittimit\u00e0 istituzionale. Ma <strong>non procede da un movimento democratico, n\u00e9 da una mobilitazione popolare intorno ad un organo costituente<\/strong>; non ci sono state n\u00e9 le <i>Cinque giornate<\/i>, n\u00e9 parlamenti di Francoforte, n\u00e9 Stati Generali. Essa si \u00e8 costituita per l\u2019effetto di tre forze: l\u2019azione di <strong>governi illuminati<\/strong> (da Adenauer a Kohl, da De Gasperi ad Andreotti, da Schumann a Mitterand); la visione ispirata di uomini politici fuori dal comune, come quelli che ho gi\u00e0 citato (specialmente Monnet, Spinelli, Delors); l\u2019adesione profonda del popolo europeo all\u2019obiettivo perseguito, adesione intuitivamente percepita dagli uomini politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Fra i due poli del consenso popolare e della leadership di qualche governante,<strong> l\u2019Europa si \u00e8 fatta seguendo un metodo che si potrebbe definire col termine <i>dispotismo illuminato<\/i>, procedura perfettamente legittima, ma ancorata al metodo democratico solo per l\u2019esistenza della democrazia all\u2019interno degli Stati, non da un processo democratico europeo. Si pu\u00f2 dunque parlare di <i>democrazia limitata<\/i>.<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>UN&#8217;OPERA INCOMPIUTA<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tanto grande quanto sia l\u2019opera compiuta fino ad ora, l\u2019Unione europea non \u00e8 completa. Essa non lo \u00e8 n\u00e9 sul piano delle competenze n\u00e9 sul piano del quadro istituzionale. Non solo si pu\u00f2 parlare di incompletezza, ma\u00a0<strong>siamo probabilmente ancora al di qua del punto di non ritorno<\/strong>, cio\u00e8 del punto <strong>a partire dal quale il completamento appaia come seguito naturale<\/strong>, ma n\u00e9 certo n\u00e9 ineluttabile, del corso degli eventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Opera incompiuta sul piano delle competenze perch\u00e9 manca ancora all\u2019Unione la pi\u00f9 fondamentale delle funzioni di governo: garantire la sicurezza interna ed esterna dei cittadini. \u00c8 sul solco di questa competenza che si sono formati gli Stati ed \u00e8 per assicurare la supremazia del diritto, l\u2019ordine e la sicurezza che si giustificano il loro controllo della forza e il loro monopolio delle armi. <strong>Poich\u00e9 la forza, al contrario della moneta, appartiene ancora agli Stati, il pericolo di un ritorno al passato non \u00e8 veramente scongiurato<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Opera incompiuta anche sul piano istituzionale, perch\u00e9 l\u2019Unione europea \u2013 le cui le istanze costituiscono un sistema costituzionale dotato di tutti i suoi organi (un esecutivo, un parlamento eletto, una \u201ccamera degli Stati\u201d e una Corte di giustizia) \u2013 non applica ancora integralmente i principi fondamentali che costituiscono il patrimonio della cultura politica occidentale: prendere decisioni a maggioranza, ancoraggio dell\u2019esecutivo e del legislativo al voto popolare, equilibrio dei poteri. Tutti i cittadini europei considerano inammissibile, che nel proprio paese, si possa \u2013 cosa che oggi \u00e8 ancora possibile nell\u2019Unione europea \u2013 legiferare contro la volont\u00e0 del Parlamento, o che una minoranza, finanche il pi\u00f9 piccolo Stato membro, possa impedire, con il suo voto, delle decisioni rispettando tuttavia i suoi diritti fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nel corso di numerosi anni, <strong>i progressi dell\u2019Europa sono stati favoriti da questo dispotismo illuminato e questa democrazia limitata<\/strong>. Decisioni pi\u00f9 coraggiose, pi\u00f9 rapide, spesso meno deformate dalle motivazioni ordinarie della politica (il filtro dei partiti, i compromessi) giustificavano forse un\u2019incompiutezza costituzionale; questa era sempre preferibile al ferro e al sangue coi quali Napoleone e Hitler avevano cercato di unire l\u2019Europa, o con cui si sono formati gli stati moderni nei secoli passati. Adesso, questa incompiutezza \u00e8 divenuta un freno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Si vede apparire un rischio in aumento che gli Stati facciano valere le loro democrazie pi\u00f9 complete per rifiutare all\u2019Unione le competenze che le mancano ancora. Senza una legittimazione democratica, l\u2019Unione europea non potr\u00e0 pi\u00f9 progredire. Non potr\u00e0 pi\u00f9 legiferare senza applicare integralmente il voto maggioritario. Non potr\u00e0 pi\u00f9 abbandonare la regola dell\u2019unanimit\u00e0 senza estendere la \u201ccodecisione\u201d del Parlamento eletto a tutta la produzione legislativa. Non potr\u00e0 pi\u00f9 estendere la codecisione senza instaurare una gerarchia fra leggi e testi normativi secondari. Soprattutto, non potr\u00e0 n\u00e9 acquistare n\u00e9 esercitare poteri chiari in materia di sicurezza interna ed esterna, o di politica estera.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>ECONOMIA E MONETA<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Costruzione e progetto <em>politico<\/em>, l\u2019Europa \u00e8 divenuta realt\u00e0 sul terreno <em>economico<\/em>. Per prendere la misura di ci\u00f2 che \u00e8 stato costruito, se noi utilizziamo i parametri degli economisti e osserviamo l\u2019evoluzione della ricchezza delle nazioni, noi non possiamo che constatare emblematicamente <strong>il grande successo del progetto europeo<\/strong>. L\u2019Europa povera e devastata del 1950 ha, in buona parte, colmato il suo ritardo con gli Stati Uniti. Nel 1950 il reddito per abitante in Italia corrispondeva al 38% di quello della Svizzera, il paese europeo pi\u00f9 ricco al di fuori della Comunit\u00e0, nel 1992 si situava al 77%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Il trattato di Roma \u00e8 alla base di questa riuscita<\/strong>. Chi legge abitualmente questo testo non cessa di scoprire nuove prove della sua intelligenza economica, una visione esaustiva e moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Dal punto di vista dell\u2019economia e dell\u2019economia politica, un insegnamento fondamentale \u00e8 stato cos\u00ec fornito dal trattato, di cui tutti i corsi universitari dovrebbero prevedere la lettura, illustrando la storia della sua messa in opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Mercato e governo, pubblico e privato, micro e macro economia, sovranit\u00e0 monetaria, banca centrale, moneta e societ\u00e0, altrettanti termini del vocabolario economico, il cui impiego deve essere rivisto alla luce dell\u2019esperienza europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Governo e mercato<\/strong>.<br \/>\nIl sistema di mercato che lascia giocare alla mobilit\u00e0 del profitto individuale il ruolo di motore fondamentale della produzione e del consumo, richiede una solida struttura di leggi e poteri rilevanti, normalmente prerogative degli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019Unione europea non ha instaurato tra i paesi membri una semplice area di libero scambio, ancora meno uno spazio senza leggi o senza poteri. Essa, al contrario, da uno stesso processo, ha ottenuto contemporaneamente l\u2019apertura reciproca delle economie partecipanti e istituito in diritto pubblico le leggi e i poteri necessari per il buon funzionamento di questo nuovo mercato che metteva in piedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 precisamente per creare la libert\u00e0 economica tra paesi partecipanti che<strong> il legislatore di Bruxelles, con una forza e una coerenza che i processi politici interni agli Stati non avrebbero saputo liberare, ha alleggerito e sfrondato la legislazione e le istituzioni economiche degli Stati membri per adattarli al MERCATO e alla CONCORRENZA<\/strong>. A giusto titolo, la costruzione europea ha dunque significato pi\u00f9 mercato e pi\u00f9 governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Pubblico e privato<\/strong>.<br \/>\nLungo i decenni, la frontiera tra la propriet\u00e0 pubblica e privata si \u00e8 spostata in un senso o in un altro, in quasi tutti i paesi, ma il suo spazio non \u00e8 mai stato privato di significato. Considerando l\u2019importanza di questa questione, si \u00e8 sorpresi dall\u2019indifferenza verso il regime della propriet\u00e0 che sembra manifestare il trattato di Roma. Questo si accontenta in effetti di disporre che le regole della <strong>concorrenza<\/strong> si applichino a tutte le <strong>imprese pubbliche<\/strong> nella stessa maniera che alle societ\u00e0 private. Disposizione di una semplicit\u00e0 limpida e che, dopo che la Commissione la mette in opera con determinazione, <strong>ha finito per privare le nazionalizzazioni della loro ragion d\u2019essere<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Se le regole del mercato sono veramente indipendenti dal regime della propriet\u00e0 e se, di pi\u00f9, sono proibiti gli aiuti pubblici che falsino la concorrenza, <strong>a che cosa serve la propriet\u00e0 pubblica?<\/strong> <strong>Se, inoltre, le finanze dello Stato dovrebbero essere sanate, \u00e8 raccomandato, e anche necessario, PRIVATIZZARE<\/strong>. In questa maniera, l\u2019applicazione del trattato di Roma ha svuotato della sua sostanza una delle questioni pi\u00f9 brucianti della politica economica della nostra epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Macro (e micro) economia<\/strong>.<br \/>\nIl secolo mostra una curva che traccia l\u2019aumento, il declino e il consolidamento dei due strumenti fondamentali della politica economica: le finanze pubbliche e la moneta. Giudicata in rapporto a questa curva, la costituzione <i>macroeconomica<\/i> europea si rivela singolarmente progressista e ispirata. <strong>La moneta \u00e8 regolata a livello europeo<\/strong>, da una banca centrale dotata di tutte le garanzie istituzionali e operative. <strong>Il budget degli Stati \u00e8 assoggettato a dei VINCOLI europei che impediscono la deriva dei deficit e dei debiti pubblici; ma la sua struttura, la sua grandezza, cos\u00ec come la composizione delle ricette e delle spese restano delle facolt\u00e0 dei paesi membri<\/strong>; queste scelte restano radicate nel terreno politico e sociale nazionale dove \u00e8 giusto che maturino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Sovranit\u00e0 monetaria<\/strong>.<br \/>\nNella storia delle banche centrali, in quella dei sistemi costituzionali e quella delle relazioni monetarie internazionali, la nascita della banca centrale europea segna una data di importanza eccezionale. <strong>Per la prima volta, degli Stati sovrani hanno rinunciato volontariamente alla propria sovranit\u00e0 monetaria e realizzato una piena unione monetaria prima di pervenire ad una piena unione politica. Non c\u2019\u00e8 un precedente ad un tale sganciamento dalla regolazione monetaria e dal governo dello Stato<\/strong>; l\u2019evento \u00e8 reso ancora pi\u00f9 significativo dal fatto che si produce in un momento in cui, per la prima volta nella storia umana, la moneta non \u00e8 ancorata n\u00e9 sull\u2019oro n\u00e9 su un altro standard reale. <strong>Evento nuovo per gli Stati, che avevano sempre considerato che battere moneta fosse loro prerogativa. Evento nuovo per le banche centrali<\/strong> che, anche se godevano di una larga autonomia, s\u2019inserivano sempre nondimeno in un quadro istituzionale comprendente un\u2019autorit\u00e0 di bilancio, istituzioni parlamentari e un governo che controllava la forza pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Banca centrale<\/strong>.<br \/>\nCon la nascita della Banca centrale europea si completa il ciclo storico comprendente la ricerca del sistema di regolazione adatto alla nuova realt\u00e0 della moneta fiduciaria. <strong>I due principi<\/strong> sui quali riposa l\u2019unione monetaria rappresentano il risultato di questa ricerca e non sarebbero mai stati messi in opera fino ad allora in nessun paese tanto pienamente come nel quadro stabilito <strong>di Maastricht<\/strong>. Il primo di questi principi \u00e8 la\u00a0<strong>stabilit\u00e0 dei prezzi<\/strong> presentata come <strong>obiettivo prioritario della politica monetaria<\/strong>; il secondo \u00e8 l\u2019<strong>INDIPENDENZA\u00a0totale garantita alla BANCA CENTRALE<\/strong>. Questi sono due elementi per i quali, da lungo tempo, hanno lottato i teorici, le banche centrali, numerose forze politiche e, occasionalmente, anche l\u2019opinione pubblica. <strong>Questa doppia posizione \u00e8 stata conquistata, essa dovr\u00e0 essere difesa, ma la vittoria \u00e8 stata acquisita<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Adesso si apre una nuova fase. <strong>La banca centrale europea dovr\u00e0<\/strong> vincere la sfida di mantenere la stabilit\u00e0 dei prezzi e nello stesso tempo <strong>convincere che la sua indipendenza e la sua azione non sono responsabili della DISOCCUPAZIONE in Europa<\/strong>. Il rischio non proverr\u00e0 pi\u00f9 da una indipendenza insufficiente, ma dalla solitudine: l\u2019assenza di altre autorit\u00e0 ben identificate di politica economica, la difficolt\u00e0 di indirizzarsi ad una opinione pubblica estremamente vasta, plurilingue, molto diversificate nelle loro tradizioni e cultura; soprattutto il deficit di unione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Moneta e societ\u00e0<\/strong>.<br \/>\nMa l\u2019importanza della moneta unica trascende la sfera economica e istituzionale. Essa agisce profondamente sui rapporti tra persone, l\u2019identificazione della \u201csociet\u00e0 d\u2019appartenenza\u201d, la <strong>psicologia individuale e collettiva<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Accettare da uno sconosciuto un pezzo di carta privo di valore intriseco in cambio di beni e servizi che sono i frutti del suo lavoro, \u00e8 una delle manifestazioni pi\u00f9 spettacolari della fiducia delle persone rispetto alla societ\u00e0 alla quale appartengono.<\/strong> E nient\u2019altro, forse, esprime con tanta forza il legame personale con lo Stato come questo gesto, compiuto molte volte da ciascuno, ogni giorno. Che il corso della moneta sia oggi divenuto europeo, costituisce, dunque, una mutazione di portata immensa, perch\u00e9 significa che <strong>la fiducia \u00e8 ora fondata sull\u2019Europa<\/strong>. La societ\u00e0 d\u2019appartenenza comune a tutti a quelli che utilizzeranno le stesse banconote in euro (non solo all\u2019estero, come si intende dire talvolta, ma anche, e ci\u00f2 \u00e8 significativo, per pagare il caff\u00e8 e il giornale all\u2019angolo della strada) cesser\u00e0 di essere nazionale e diventer\u00e0 europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Gli individui modificheranno poco a poco la percezione della loro identit\u00e0 di cittadini. Le conseguenze di questa mutazione, che gli uomini politici hanno percepito pi\u00f9 chiaramente degli economisti e degli intellettuali, si manifesteranno lentamente. Ma, evidentemente, saranno profonde e oltrepasseranno largamente il quadro di quello che si intende comunemente per sistema monetario ed economico. Non dimentichiamo che moneta divent\u00f2 competenza dei regni, e non pi\u00f9 dell\u2019impero, per pi\u00f9 di mille anni, dopo che i re barbari, nel VII secolo, osarono sostituire la loro effige a quella dell\u2019imperatore sulle monete metalliche.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>FRAGILIT\u00c0 DELL&#8217;ECONOMIA EUROPEA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Come nel campo politico, la costruzione europea \u00e8 ugualmente incompiuta sul piano economico. L\u2019Unione europea \u00e8 stata concepita dai fondatori come un mezzo verso l\u2019unione politica e la sua incompiutezza significa prima di tutto la non realizzazione di questo obiettivo. Mi atterr\u00f2 ora al campo economico, per esaminare in cosa i fini propriamente economici enunciati nel trattato \u2013 e che caratterizzano tutto il sistema del governo dell\u2019economia: benessere, crescita e stabilit\u00e0 \u2013 non sono totalmente realizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Se, in riferimento ai tre fini classici della politica economica \u2013 efficienza, stabilit\u00e0 ed equit\u00e0 \u2013, noi ci domandiamo ci\u00f2 che manca perch\u00e9 il sistema giunga a compimento, in altri termini perch\u00e9 siano attribuite al livello federale di governo tutte le funzioni che gli competono (ma solamente quelle, secondo il principio della sussidiariet\u00e0), una conclusione si impone: esso manca di importanti competenze principalmente in tema di stabilit\u00e0 ed equit\u00e0; sul piano dell\u2019efficienza, cio\u00e8 delle politiche di mercato, manca di armonizzazione fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">I progressi della costituzione europea nel campo economico, questi quindici ultimi anni, sono stati visibili soprattutto in due campi \u2013 il mercato unico e la moneta unica \u2013 che corrispondevano allo spirito dell\u2019epoca. Sotto i governi Regan, Thatcher e Kohl,<strong> il rafforzamento dei meccanismi di mercato e la ricerca della stabilit\u00e0 macroeconomica (soprattutto monetaria) sono state piazzate al primo piano delle priorit\u00e0 e sono state praticamente realizzate; questo progresso ne ha trascinato degli altri nel campo istituzionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Durante lo stesso periodo, tuttavia, un accordo si \u00e8 rivelato impossibile per un opera comune negli altri settori importanti della politica economica, dove un\u2019azione esclusivamente nazionale \u00e8 dunque insufficiente: ricerca, creazione di infrastrutture e promozione dello sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Oggi, nel momento stesso in cui si realizza la moneta unica, <strong>certi segni mostrano che gli elettori e le forze politiche scelgono priorit\u00e0 differenti. Questo desiderio di cambiamento condurr\u00e0 a dei RITORNI INDIETRO (per esempio interruzione del risanamento dei bilanci, interferenze all\u2019indipendenza della politica monetaria) o, al contrario, spinger\u00e0 a perseguire l\u2019edificazione europea riempiendone le lacune? Ecco la questione che si porr\u00e0 nei prossimi anni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019incompletezza della costruzione europea \u00e8 legata a ci\u00f2 che abbiamo constatato nel campo politico-istituzionale. Non applicare pienamente i principi fondamentali del costituzionalismo priva l\u2019Unione dell\u2019efficacia e della legittimit\u00e0 che le sono necessarie per realizzare pienamente i compiti che sono gi\u00e0 stati fissati e per rivendicare quelli che le mancano. Pi\u00f9 precisamente, e a titolo di esempio, i ritardi e la lentezza dei progressi dell\u2019armonizzazione fiscale derivano dalla non adozione, in questo campo, della decisione a maggioranza. La carenza o l\u2019inefficacia delle istanze esecutive, nella difesa del mercato unico, rappresenta un aspetto dello squilibrio dei poteri sussistente tra il Consiglio e la Commissione. L\u2019assenza di meccanismi adeguati per i trasferimenti tra gli Stati deriva da una debolezza della Commissione e dall\u2019opposizione della Germania all\u2019aumento del budget comunitario, al finanziamento del quale essa partecipa in maniera esorbitante, che gli altri paesi non hanno mai avuto la chiaroveggenza di riesaminare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019incompletezza dell\u2019Europa nel campo economico rivela prima di tutto una precariet\u00e0 e una fragilit\u00e0 specifiche dell\u2019economia europea, che non possono essere ignorate e che costituiscono un rischio. Anche come sistema di governo economico, l\u2019Europa non pu\u00f2 essere considerata come compiuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Conviene nondimeno notare che <strong>l\u2019incompiutezza risulta anche da problemi non risolti<\/strong>, ma non unicamente nel quadro europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Il primo di questi problemi concerne il rapporto tra governo dell\u2019economia e governo in senso strettamente politico<\/strong>. Se la vita economica deve essere governata e se, nello stesso tempo, la politica deve essere rispettosa delle leggi economiche, quale quadro istituzionale pu\u00f2 soddisfare questa doppia esigenza? A questo interrogativo, questione centrale di tutta la costituzione economica, la costruzione europea ha portato elementi di risposta originali e positivi, ma non ancora una risposta completa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Il secondo problema \u00e8 quello della frontiera tra l\u2019economico e il non economico<\/strong>. Senza mercato unico, noi non avremmo n\u00e9 Schengen n\u00e9 le premesse di una politica comune dell\u2019immigrazione. E, nonostante l\u2019incompletezza, la costruzione europea ha gi\u00e0 oltrepassato i limiti dell\u2019economico per affrontare campi come la politica estera, i diritti della persona e la protezione dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il governo dell\u2019economia e la frontiera fra l\u2019economico e il non economico sono i problemi del mondo di oggi; non si pongono solamente in termini europei. Io credo che una Europa pienamente costituita come unione politica potrebbe, pi\u00f9 che nella sua configurazione attuale, contribuire a trattarli efficacemente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>NAZIONE E CULTURA<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nella foga delle prime battaglie, l\u2019avventura europea significava sorpasso, e anche soppressione, degli Stati nazionali. Questo fu lo spirito che trovai ancora, all\u2019inizio degli anni \u201980, nell\u2019amministrazione di Bruxelles, persone che si erano arruolate per costruire una nuova patria dopo aver ripudiato la loro, vinta e disonorata, o per correggere gli errori dei loro padri a Versailles, rinunciando alla vendetta del vincitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Oggi, noi abbiamo una percezione differente. L\u2019appartenenza a un paese fa parte integrante della <i>concordia discors <\/i>che fa avanzare l\u2019Europa. E, giustamente, l\u2019esperienza europea ha contribuito a dare a numerosi italiani, dopo la guerra, una visione positiva della loro nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 prima di tutto il sistema istituzionale anche della Comunit\u00e0 che assegna una funzione agli Stati. Fra il modello intergovernamentale e il modello sovranazionale, i redattori dei trattati europei, da Parigi (1950) ad Amsterdam (1997), hanno effettuato una scelta ibrida all\u2019apparenza, in realt\u00e0 originale e aperta sull\u2019avvenire. La via del compromesso lungo la quale l\u2019Europa ha progredito \u00e8 la linea realizzata dei due modelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">I compromessi sono invenzioni utili quando, incrociando elementi che nessuno aveva reputato possibile combinare, creano una materia nuova che resiste al tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il compromesso europeo \u00e8 stato reso necessario dal fatto che, senza una forte componente confederale, il campo pro-europa sarebbe stato perdente. Esso si \u00e8 rivelato praticabile e ha permesso grandi progressi seguendo la linea della cresta, non la linea bassa del fondo valle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Numerose caratteristiche intergovernamentali, nella costruzione europea, hanno un carattere permanente e non transitorio. Il potere comunitario integra, modifica e completa quello degli Stati; non li sopprime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">In questo sistema, notiamo che il ruolo degli Stati non \u00e8 solamente consentito, ma anzi necessario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019Unione europea richiede che ciascun paese partecipi <i>in quanto tale<\/i> alla politica comune, non solamente attraverso il voto dei suoi elettori. Tratta con gli Stati membri, avendo, ciascuno di loro, obblighi e diritti in qualit\u00e0 di soggetto istituzionale, che si tratti dell\u2019aeroporto di Malpensa o delle quote latte del Credit Lyonnais.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Ma i paesi costruiscono l\u2019Europa facendosi <i>concorrenza<\/i> ugualmente, basti pensare al riconoscimento reciproco delle norme nazionali, invenzione geniale che ha permesso la realizzazione del mercato unico attraverso un meccanismo che non \u00e8 altro da quello di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">E anche quando non \u00e8 organizzata e nasce dalla volont\u00e0 di prevalere, l\u2019antica volont\u00e0 di potenza che per lungo tempo ha animato gli Stati nazionali e li anima ancora, la concorrenza, purch\u00e9 non violi le regole dei trattati, \u00e8 lecita e assolutamente utile, nella stessa maniera in cui \u00e8 utile, in un sistema politico, la lotta tra partiti se essa rispetta le regole della democrazia (come le leggi amministrative e penali). Il protezionismo non \u00e8 permesso; il patriottismo s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Dobbiamo allora pensare che la costruzione europea ha lasciato intatto lo Stato nazionale o piuttosto, come pretende Alan Milward, che lo ha salvato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La tesi di Milward non mi pare accettabile in questa forma bruta. Essa ignora il significato rivoluzionario del passaggio della cooperazione dai trattati internazionali, precari e sempre reversibili, alla cooperazione istituzionalizzata in seno a poteri sovranazionali. Essa ignora il fatto che creare l\u2019Europa unita significa liberare lo Stato nazionale dal demonio del totalitarismo, minaccia sempre latente, fintantoch\u00e9 la sovranit\u00e0 \u00e8 concentrata in una sola istanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Distruggendo questa concentrazione esclusiva, la costruzione europea ha esaltato il ruolo benefico dello Stato nazionale, che conserva il suo valore positivo di tradizione storica e culturale. Si \u00e8 prodotto un evento assimilabile alla perdita della Chiesa, del suo potere temporale. Essa, dopo un lungo periodo di afflizione e di recriminazione, ha finalmente riconosciuto, per voce dei suoi ultimi sovrani pontefici, che questa perdita ha costituito un evento provvidenziale che ha purificato la sua missione spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Grazie all\u2019avventura europea, allo spazio sicuro e retto dal diritto che essa ha edificato con impegno, agli adolescenti che viaggiano con l\u2019Iter Rail e ai giovani che si incontrano nel quadro dei programmi Erasmus, alle migliaia di funzionari pubblici che, ogni anno, imparano a parlarsi a Bruxelles, grazie a tutto questo noi ci rappresentiamo meglio la grande funzione storica svolta, in Europa, dalla formazione parallela delle nazioni e degli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Gli Stati nazione hanno potuto procurare poco a poco agli uomini e alle donne, all\u2019interno del <i>loro<\/i> spazio, gli stessi beni che l\u2019Unione europea cerca attualmente di apportare loro all\u2019interno del <i>suo<\/i> spazio: pace, sicurezza, supremazia del diritto, sentimento di appartenenza ad una comunit\u00e0. Per questo, poich\u00e9 aveva tanto apportato all\u2019inizio, lo Stato ha potuto domandare tanto ai suoi cittadini in nome della Patria: non solamente consentire sacrifici, ma anche, soprattutto durante questo secolo, partecipare all\u2019orrore e all\u2019infamia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019avventura europea, bench\u00e9 ancora giovane, aiuta cos\u00ec ciascuno a comprendere ugualmente il lato oscuro della storia della propria nazione. Ci permette di guardare in faccia (non dico giustificare n\u00e9 assolvere) <i>tutta<\/i> la dolorosa genesi degli Stati nazionali: il massacro degli Albigesi, la conquista della Scozia, la guerra dei contadini nella Germania di Lutero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Questo non \u00e8 tutto. Progredendo sulla via di una unione sempre pi\u00f9 stretta, secondo i termini del trattato, le nazioni dell\u2019Europa hanno meglio compreso ciascuna il passato delle altre, anche quando si trattava di un passato di invasioni e occupazioni reciproche. E hanno cominciato una riconciliazione. Senza l\u2019Europa, Willy Brandt non si sarebbe inginocchiato a Varsavia; Khol e Mitterand non si sarebbero tenuti la mano a Verdun.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">E pi\u00f9 ancora. Unendosi, le nazioni europee sono esortate a esplorare la loro propria memoria, per leggerci le pagine crudeli in cui la convenzione nazionalista usa attribuire la responsabilit\u00e0 esclusiva alla trib\u00f9 nemica, soprattutto se essa \u00e8 stata vinta: la collaborazione attiva di Papon con l\u2019occupante tedesco; i massacri perpetrati dagli italiani in Libia e in Croazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La frontiera fra il bene e il male cessa di coincidere ipocritamente con le frontiere degli Stati per attraversare le nazioni e la coscienza individuale di ognuno. Tale \u00e8 il senso pi\u00f9 profondo della redenzione e della verit\u00e0 che la costruzione pacifica di una Europa unita offre alle nazioni europee.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>OSSERVAZIONI SULL&#8217;ITALIA<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In Europa e all\u2019Europa, le sei nazioni fondatrici, nello stesso modo di quelle che si sono unite successivamente, hanno dato il meglio di loro stesse. Questa analisi potrebbe appoggiarsi su una analisi paese per paese, ma mi limiter\u00f2 a qualche osservazione sull\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il contributo apportato dall\u2019Italia nell\u2019integrazione all\u2019Europa non \u00e8 evidente a tutti. Nella combinazione dei due modelli, intergovernamentale e sovranazionale, il ruolo della componente sovranazionale, delle due la pi\u00f9 autenticamente innovatrice e sempre pi\u00f9 minacciata, \u00e8 soprattutto dovuta all\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Da numerosi punti di vista, l\u2019Italia \u00e8 il paese federatore dell\u2019Europa. Non solamente in ragione dell\u2019impegno e dell\u2019abilit\u00e0 di quelle e quelli che hanno operato in questo senso, uomini di governo e di partito, generazioni diverse, ma anche perch\u00e9 l\u2019Italia apporta all\u2019Europa due elementi che fanno difetto ad altre nazioni: la sua profonda tradizione universalista e la sua essenza storica ancora in divenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La vocazione europea dell\u2019Italia \u00e8 assolutamente inseparabile dalla sua identit\u00e0 culturale: dall\u2019universalismo classico romano, dall\u2019universalismo religioso cattolico, dal fatto che la letteratura della lingua italiana \u00e8 nata numerosi secoli prima dell\u2019unificazione dello Stato, dalle aperture europee che segnano successivamente tutta la nostra storia, fino al Rinascimento. Per un Italiano, pensare europeo significa piazzarsi nella linea della migliore tradizione nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Inoltre, l\u2019identit\u00e0 italiana \u00e8 storicamente in divenire. Un Italiano di cultura sa a che punto i suoi concittadini fossero differenti gli uni dagli altri all\u2019epoca dell\u2019unificazione e ancora nell\u2019immediato dopo-guerra, e a quale punto le differenze si siano mantenute, senza che l\u2019unit\u00e0 del paese ne fosse seriamente minacciata. Gli Stati sono, l\u2019Europa avviene, ma l\u2019Italia offre all\u2019Europa l\u2019esempio di un popolo la cui identit\u00e0 \u00e8 ancora in costruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Si intende talvolta dire che il consenso in favore dell\u2019Europa dimostra solo che il nostro paese sente difficolt\u00e0 nell\u2019identificarsi col proprio interesse nazionale. Pu\u00f2 essere vero il contrario: l\u2019interesse italiano \u00e8 profondamente radicato nell\u2019Europa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>UNA MUTAZIONE<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La nazione pertiene alla sfera della cultura, lo Stato a quella del potere. Rompendo la loro coincidenza esclusiva, la costruzione europea segna dunque una svolta non solo nella storia del potere, ma anche in quella della cultura. Vorrei soffermarmi un momento su due aspetti di questa questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il primo riguarda ci\u00f2 che potremmo chiamare la \u201cmolteplicit\u00e0 delle appartenenze\u201d di un individuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Rompendo il legame esclusivo tra Stato e nazione, la costituzione europea ci ha aiutato a comprendere quanto sono molteplici le societ\u00e0 alle quali apparteniamo: citt\u00e0, regione, nazione, Europa, mondo. Ciascuno di questi livelli ha la una propria storia e costituisce una fonte di cultura; noi apparteniamo ad ognuno, ognuno ci nutre e ci impone dei doveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 precisamente questa molteplicit\u00e0 di appartenenze, culturali quanto civili, che arricchisce la nostra vita e ci rende liberi nello stesso tempo. Una societ\u00e0 non pu\u00f2 essere aperta nella sfera politica se non lo \u00e8 nella sfera culturale. Nessuna cultura \u00e8 degna di questo nome se \u00e8 chiusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il secondo aspetto riguarda le relazioni e differenze tra la sfera politica e quella culturale. Nel corso del nostro secolo pi\u00f9 di tutti gli altri, lo Stato, divenuto laico dopo poco, si \u00e8 dotato di un credo, fondato sulla nozione di nazionalit\u00e0, razza, classe e ne ha fatto la base di totalitarismi votati all\u2019oppressione interna e all\u2019aggressione esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019unificazione europea \u00e8 concepita per liberarci di questi totalitarismi. Pi\u00f9 nettamente che nel caso degli Stati Uniti, essa nasce sul fondamento di una pluralit\u00e0 di culture, soprattutto di lingue, che costituiscono l\u2019espressione pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 estesa della cultura. Essa costituisce da ci\u00f2 l\u2019esperienza e la garanzia di una separazione tra politica e cultura che lo Stato non ha saputo realizzare completamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Quali sono le relazioni presenti e future tra la cultura europea e la formazione di un Europa politica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">In gran parte la nostra cultura \u00e8 nazionale. Senza l\u2019esistenza dei grandi Stati monarchici, Shakespeare, Cervantes, Moliere non sarebbero mai apparsi o avrebbero scritto diversamente; senza l\u2019avvento dell\u2019unit\u00e0 nazionale l\u2019Italia non avrebbe prodotto Verdi e Manzoni e la Germania, n\u00e9 Fichte n\u00e9 Wagner.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Ma la vera cultura \u00e8 sempre universale e le sue fonti meno esclusivamente nazionali di quanto non suggeriscano i libri che la mia generazione ha studiato al liceo. Spesso \u00e8 venuta fuori da microcosmi locali, senza essere passata per il filtro di uno Stato nazionale o di una grande capitale: si pensi solamente a Goethe, Mozart, Tiziano e Vermer in relazione a Weimar, Salisburgo, Venezia e Delft.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019Unione europea condurr\u00e0 al riconoscimento di una <i>cultura distintamente europea<\/i>? Gi\u00e0 questo riconoscimento\u00a0si abbozza, per esempio negli studi storici, laddove i ricercatori s\u2019interessano meno alla storia di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto <i>all\u2019interno<\/i> del continente, e pi\u00f9 a quella <em>del<\/em> continente, esplorando un percorso e radici comuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La modalit\u00e0 di formazione delle culture nazionali non prefigura tuttavia, secondo me, ci\u00f2 che seguir\u00e0 la cultura europea sotto l\u2019impulso dell\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Da un lato, l\u2019Europa si unifica in un momento in cui anche il mondo si unisce. Gi\u00e0 nel 1827, Goethe diceva ad Eckermann: \u201cla letteratura non ha pi\u00f9 molto significato oggi. Noi vediamo nascere l\u2019epoca della letteratura mondiale\u201d. La delimitazione spaziale che \u00e8 servita da culla ad una cultura, le fa oggi difetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Dall\u2019altro lato la cultura nazionale, come lo Stato nazione, \u00e8 stata fatta per il ferro e il sangue, strumenti che l\u2019avventura europea degli ultimi cinquant\u2019anni ha ripudiato, preferendo la via degli accordi e del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La formazione dell\u2019Europa unita ci aiuter\u00e0, dunque, prima a comprendere che il nostro patrimonio culturale \u00e8 non solo italiano, francese o spagnolo, ma anche europeo. Ci aiuter\u00e0 in seguito ad arricchire questo patrimonio con mezzi nuovi e pacifici.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Su molti dei grandi temi che animano la storia politica, economica e culturale del XX secolo, l\u2019avventura europea ha dunque valorizzato per noi certi aspetti che hanno arricchito il nostro pensiero e la nostra storia. Questo insegnamento si produce tanto dai successi che dall\u2019incompletezza dell\u2019opera intrapresa. L\u2019incompletezza rende precario ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato costruito. Ma ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato costruito costituisce un\u2019opera tanto grande che rischia di far dimenticare ci\u00f2 che resta da compiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Nel 1914, il continente europeo aveva conosciuto cento anni di pace interrotta solamente da dei conflitti limitati che non sfociarono in alcuna conflagrazione generale, esso sembrava unito. Si circolava senza passaporto, e il regime del gold standard realizzava di fatto un\u2019unione monetaria.<\/strong> Le persone della mia et\u00e0 pensavano allora che l\u2019era delle guerre fosse finita, come lo pensano oggi numerosi di coloro che hanno circa trent\u2019anni. Chi ha visto, anche nella sua tenera infanzia, le case sventrate dai bombardamenti e i sodati tedeschi o americani nelle strade, sa che niente \u00e8 mai acquisito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019Unione europea \u00e8 un\u2019opera incompiuta. E il pi\u00f9 grande rischio che essa corre \u00e8 quello per cui le nuove generazioni non ne siano coscienti. Conviene, dunque, nel mostrare ai giovani il lungo cammino compiuto in cinquant\u2019anni, sottolineare questo stato d\u2019incompiutezza e indicare ci\u00f2 che resta da compiere. Per evitare un nuovo 1914; il risveglio sarebbe amaro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>TOMMASO PADOA-SCHIOPPA<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo integralmente l\u2019articolo a firma di Tommaso Padoa-Schioppa, dal titolo \u201cGli insegnamenti dell\u2019avventura europea\u201d, apparso nell\u2019autunno del 1999 sulla rivista francese \u201cCommentaire\u201d (n\u00b0 87\/1999), ringraziando Rocco Ricciarelli\u00a0per la traduzione. Si tratta di una testimonianza sconcertante dell\u2019ideologia antidemocratica-elitaria e del fanatismo liberista-antistatalista (o meglio liberale) che costituiscono le fondamenta immodificabili di tutta la costruzione dell\u2019Unione europea. Un Padoa-Schioppa a ruota libera apriva, inoltre, una finestra inquietante sulle prospettive future del continente, fra l\u2019esigenza di garantire una&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":18153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6],"tags":[5965,5966,3701,174,5967,227,3532,46,47,5095,22,54,3809,39],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/key14_to-padoa-schioppa_barbara-spinelli.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4IJ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18149"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18149"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37285,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18149\/revisions\/37285"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}