{"id":18190,"date":"2016-09-25T10:07:56","date_gmt":"2016-09-25T08:07:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18190"},"modified":"2016-09-25T10:07:56","modified_gmt":"2016-09-25T08:07:56","slug":"gli-intrecci-tra-immigrazione-salari-e-occupazione-ne-vogliamo-parlare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18190","title":{"rendered":"Gli intrecci tra immigrazione, salari e occupazione. Ne vogliamo parlare?"},"content":{"rendered":"<p><strong>de IL SOLE 24ORE (Francesco Bruno)<\/strong><\/p>\n<p>In una fase storica in cui il tema dei flussi migratori \u00e8 al centro del dibattito italiano e internazionale, al fine di ridurre i costi sociali dell\u2019immigrazione e di aumentarne i benefici sarebbe essenziale capire come si possa favorire la sfida decisiva dell\u2019integrazione lavorativa dei rifugiati e degli altri immigrati presenti sul territorio.<\/p>\n<p>Senza retorica, se i nuovi arrivati non riescono a trovare lavoro, i costi per la collettivit\u00e0 aumentano cos\u00ec come l\u2019insofferenza dei residenti. Ma attualmente gli immigrati incontrano due tipi di macro-ostacoli sulla strada della ricerca di un\u2019occupazione. Ostacoli che sarebbe meglio cercare di rimuovere.<\/p>\n<p><strong>Dove non c\u2019\u00e8 flessibilit\u00e0, c\u2019\u00e8 disoccupazione<\/strong><\/p>\n<p>In un recente studio. Guriev, Speciale e Tuccio cercano di dimostrare come la flessibilit\u00e0 salariale possa essere un rimedio per alleviare ed assorbire gli impatti di una crisi sui posti di lavoro. Lo studio compara le differenze tra il lavoro regolare ed irregolare in Italia, utilizzando i dati della Fondazione ISMU concernenti quattromila immigrati che hanno lavorato in Lombardia tra il 2001 e il 2013, un quinto dei quali impiegati nell\u2019economia sommersa. I risultati confermano che i salari dei lavoratori regolari ed irregolari hanno iniziato a divergere cospicuamente dall\u2019inizio della crisi (dal 15 al 27%), quando mentre i primi rimanevano pressoch\u00e9 stabili, i secondi crollavano del 20%. La ragione \u00e8 intuitiva: nel lavoro irregolare la retribuzione pu\u00f2 scendere senza vincoli normativi, cosa che ovviamente non pu\u00f2 avvenire nel mercato del lavoro regolamentato. Ma cosa \u00e8 avvenuto in quest\u2019ultimo? Se i salari non si possono \u201caggiustare\u201d, crescono i licenziamenti e crollano le assunzioni. Ed \u00e8 proprio quello che \u00e8 avvenuto nel nostro Paese.<\/p>\n<p>a) Gli effetti di una crisi si dispiegano anche sul mercato del lavoro, causando disoccupazione o decrescita salariale, a seconda del sistema vigente. Ma questo non accade uniformemente per tutte le classi di lavoratori. L\u2019analisi empirica dimostra infatti come le professioni pi\u00f9 qualificate soffrano meno, a differenza dei lavori manuali ad esempio. E proprio questi ultimi rappresentano la fetta pi\u00f9 grossa dei lavori in cui sono impiegati irregolarmente gli immigrati, a causa di una scarsa scolarizzazione, di ragioni linguistiche o di problematiche giuridiche.<\/p>\n<p>b) Lo studio si concentra sugli effetti della grande recessione, ma il ragionamento si pu\u00f2 traslare anche ad una fase di lenta ripresa come quella attuale, nella quale non si riesce a riassorbire i posti di lavoro andati in fumo. Inoltre, la riflessione non riguarda solo la situazione degli immigrati, ma in generale tutte le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione. Basti pensare alla disoccupazione giovanile o ai recenti dati Eurostat che indicano Calabria, Campania, Sicilia e Puglia come le regioni con il tasso di occupazione pi\u00f9 basso in Europa. La ratio di fondo \u00e8 la medesima. L\u2019equilibrio di mercato \u00e8 distorto dalla regolamentazione, che sposta artificialmente l\u2019incrocio tra domanda e offerta. Un lavoratore poco produttivo non giustifica da un punto di vista economico i costi di un\u2019assunzione regolare. E chi sostiene che sia solo una questione di domanda aggregata dovrebbe fare maggiormente attenzione all\u2019esplosione dei voucher lavoro.<\/p>\n<p>Muovendo da tali riflessioni, la flessibilit\u00e0 salariale potrebbe apportare dei vantaggi nel medio-lungo periodo (meno lavoro irregolare, meno spesa in ammortizzatori sociali, maggiori entrate per lo Stato nella forma di tasse e contributi), ma vi sono dei comprensibili timori politici e sociali che avversano una tale soluzione. Il rischio paventato sarebbe l\u2019innesco di una corsa al ribasso dei salari, non solo al Sud. Guardando al caso tedesco, dalla riforma Hartz in poi, si pu\u00f2 affermare che sicuramente la maggiore flessibilit\u00e0 ha contribuito ad un boom occupazionale superiore al 20% nel periodo 2003-2010, ma ha anche accresciuto le divergenze salariali tra i vari segmenti dell\u2019occupazione, portando i lavoratori meno qualificati ad avere retribuzioni molto pi\u00f9 basse in un mercato diventato pi\u00f9 competitivo. Tornando all\u2019Italia, la transizione sarebbe tutt\u2019altro che semplice, poich\u00e9 in tanti potrebbero trovarsi, prima facie, in una situazione economica peggiore rispetto a quella attuale.<\/p>\n<p>Un aut aut triste, ma con questi tassi di crescita tertium non datur.<\/p>\n<p><strong>Ostacoli di tipo giuridico<\/strong><\/p>\n<p>Gli immigrati possono finire nel mercato irregolare non solo per le ragioni sovraesposte, ma anche perch\u00e9 spesso non hanno i requisiti di legge per essere assunti regolarmente. A tal proposito risultano attratti dalle opportunit\u00e0 offerte dal nostro Paese, caratterizzato da un\u2019economia sommersa stimata da alcuni al 25% del PIL. Si potrebbe ripensare ad ipotesi controverse come la sanatoria del 2012 o come la possibilit\u00e0 di denunciare il datore in cambio di un permesso di soggiorno (da rivedere totalmente in modi e forme), in modo da incentivare l\u2019uscita dalla clandestinit\u00e0. Ma sarebbero probabilmente pochi i datori disposti a regolarizzarli per le suddette motivazioni di tipo economico.<\/p>\n<p>Ipotizzando invece una riduzione del lavoro irregolare e un contesto di flessibilit\u00e0 salariale, sicuramente troverebbero pi\u00f9 facilmente lavoro, ma la controindicazione, secondo molti, sarebbe una corsa al ribasso delle retribuzioni. La ricerca \u00e8 un po\u2019 divisa sull\u2019ultimo tema, tra chi sostiene effetti significativi sui salari e chi la neutralit\u00e0. C\u2019\u00e8 anche chi, come Foged e Peri, studiando gli effetti dei rifugiati in Danimarca tra il 1991 al 2008, ha rinvenuto che l\u2019arrivo degli stranieri abbia indirizzato i nativi verso lavori meno manuali e, qualche volta, con retribuzioni pi\u00f9 alte. Dibattito aperto.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Con la schiettezza provocatoria che lo contraddistingueva, Milton Friedman era solito definire la regolamentazione sul salario minimo come \u00abthe most anti-negro law\u00bb, volendo comunicare il suo disappunto per le regole che impedivano agli immigrati o ai lavoratori a minor produttivit\u00e0 (come erano gli afroamericani ai suoi tempi) di entrare nel mercato del lavoro regolare. Non \u00e8 un problema di secondo piano, perch\u00e9 da esso pu\u00f2 dipendere il successo di qualunque politica di integrazione. D\u2019altro canto bisogna per\u00f2 tenere a mente che la flessibilit\u00e0 salariale causerebbe nel breve termine problemi economici a chi ha un lavoro. Il trade-off corre sul filo, ma lo status quo \u00e8 altamente distorsivo e, con l\u2019aumento degli sbarchi, potrebbe peggiorare.<\/p>\n<p>Tuttavia, se non si vuole affrontare la sfida politica e sociale della flessibilit\u00e0 salariale, quantomeno si provi ad agire sulla riduzione strutturale e permanente del cosiddetto cuneo fiscale (che non risolverebbe le storture sopraelencate, ma potrebbe ridurre il nero o l\u2019abuso di strumenti come i voucher). Finito il grande incentivo della decontribuzione 2015, il Governo sta pensando ad una proroga ad hoc delle decontribuzioni per gli under 29 o per il Sud. Vedremo, ricordando per\u00f2 che gli sgravi fiscali una tantum spesso riempiono solo gli occhi di fumo. Un fumo che pu\u00f2 essere molto costoso.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2016\/09\/21\/gli-intrecci-tra-immigrazione-salari-e-occupazione-ne-vogliamo-parlare\/?uuid=d0Pu1yH8&amp;refresh_ce=1\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2016\/09\/21\/gli-intrecci-tra-immigrazione-salari-e-occupazione-ne-vogliamo-parlare\/?uuid=d0Pu1yH8&amp;refresh_ce=1<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>de IL SOLE 24ORE (Francesco Bruno) In una fase storica in cui il tema dei flussi migratori \u00e8 al centro del dibattito italiano e internazionale, al fine di ridurre i costi sociali dell\u2019immigrazione e di aumentarne i benefici sarebbe essenziale capire come si possa favorire la sfida decisiva dell\u2019integrazione lavorativa dei rifugiati e degli altri immigrati presenti sul territorio. 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