{"id":18358,"date":"2016-09-27T22:34:41","date_gmt":"2016-09-27T20:34:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18358"},"modified":"2016-09-27T22:34:41","modified_gmt":"2016-09-27T20:34:41","slug":"piero-calamandrei-su-quel-che-resta-da-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18358","title":{"rendered":"Piero Calamandrei su quel che resta da fare"},"content":{"rendered":"<p>\u00abGli uomini della Resistenza devono aiutare i nostri giovani\u00bb<\/p>\n<p>No, il compito degli uomini della Resistenza non \u00e8 ancora finito. Bisogna che essa ancora sia in piedi. \u00c8 difficile determinare i suoi compiti; ma tutti sentiamo che c\u2019\u00e8 ancora qualche cosa da fare.<br \/>\nIntanto, c\u2019\u00e8 ancora da far conoscere, dopo dieci anni, che cosa la Resistenza fu. Gli italiani ancora non lo sanno; anche coloro che ne fecero parte non sanno appieno quanta ne fu l\u2019estensione e la grandezza. Specialmente i giovani, i giovanetti che vengono su ora, ignorano tutto di essa.<br \/>\nQuando furono commemorati, un mese fa, i fratelli Cervi, il sentimento generale, anche tra gli uomini della Resistenza, fu la commossa meraviglia; nessuno si immaginava la possibilit\u00e0 di tanta grandezza in quella famiglia di gente semplice ed oscura. E cos\u00ec per altri cento episodi.<br \/>\nI ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perch\u00e9 non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: \u00abLi conoscerete quando verranno a vendicarmi\u00bb, e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasci\u00f2 la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: \u00abSono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi\u00bb.<br \/>\nNon sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagli\u00f2 con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parl\u00f2.<br \/>\nNon sanno come si chiama quell\u2019adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all\u2019improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baci\u00f2 sorridente dicendogli: \u00abMuoio anche per te\u2026 viva la Germania libera!\u00bb.<br \/>\nTutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza.<br \/>\n<strong>Gli uomini della Resistenza devono aiutare i giovani, che saranno i governanti di domani, a diventare la nuova classe politica, consapevole del recente passato e custode dei valori che questo recente passato ha lasciato all\u2019avvenire.<\/strong> La Resistenza non \u00e8 un partito: non deve essere un partito. Ma essa pu\u00f2 essere ancora un incontro, un colloquio, una presa di contatto, un dialogo: un avviamento, fra avversari politici, ad intendersi ed a rispettarsi.<br \/>\nIl mondo \u00e8 purtroppo diviso in compartimenti stagno, da grandi muraglie invalicabili, senza porte e senza finestre: ma queste mura non sbarrano soltanto quella linea che ormai si suol chiamare la cortina di ferro e che taglia il genere umano in due emisferi ostili. Mura altrettanto invalicabili ci attorniano, sui confini, nell\u2019interno degli stati, spesso nell\u2019interno della nostra coscienza: <strong>le mura del conformismo, dell\u2019imperialismo, del colonialismo, del nazionalismo; le mura che separano la miseria dal privilegio e dalla ricchezza spudorata e corrotta.<\/strong><br \/>\nQuesto \u00e8 ancora, secondo me, il compito della Resistenza. \u00c8 inutile qui ricercare le colpe per le quali siamo arrivati a questa tragica visione del mondo: forse non c\u2019\u00e8 partito e popolo che non abbia la sua parte di colpa. Ma gli uomini che appartennero alla Resistenza devono fare di tutto per cercare che queste mura non diventino ancora pi\u00f9 alte, che non diventino torri di fortilizi irte di ordigni di distruzione. Debbono ricercare i valichi sotterranei, attraverso i quali, in nome della Resistenza, combattendo in comune, si possa far passare ancora una voce, un sussurro, un richiamo. Quello che unisce, non quello che separa: rifiutarsi sempre di considerare un uomo meno di un altro solo perch\u00e9 appartiene ad un\u2019altra razza, o ad un\u2019altra religione, o ad un altro partito.<br \/>\nDurante la lotta clandestina, quando i prigionieri erano chiusi ognuno nella sua cella, riuscivano tuttavia a comunicare attraverso il muro con un linguaggio convenzionale di colpi battuti sulla parete: come i battiti di un cuore parlante. Separati dalle mura del carcere, riuscivano ad intendersi anche attraverso il muro. Anche noi, in questa et\u00e0 di nuove prigioni, bisogna cercare di intenderci, col battito del cuore, attraverso i muri che dividono il mondo.<br \/>\n<strong>Uomini della Resistenza, questo \u00e8 il vostro compito: continuare, riaprire il dialogo della ragione e creare (ch\u00e9 ancora siamo in tempo) non in un solo partito ma in tutti i partiti, una nuova classe politica di giovani che porti, nella vita politica, quella seriet\u00e0 civica, quell\u2019impegno religioso di sincerit\u00e0 e di dignit\u00e0 umana che fu il carattere distintivo della Resistenza: questo senso di autoresponsabilit\u00e0, questa volont\u00e0 di governarsi da s\u00e9: antipaternalismo, anticonformismo, antimmobilismo. Giustizia. Buonafede; bisogna che torni il tempo della buonafede!<\/strong><br \/>\nIn questo clima avvelenato di scandali giudiziari e di evasioni fiscali, di dissolutezze e di corruzioni, di persecuzione, della persecuzione della miseria e di indulgente silenzio per gli avventurieri di alto bordo, in questa atmosfera di putrefazione che accoglie il giovane appena si affaccia nella vita, apriamo le finestre e i giovani respirino l\u2019aria pura della montagna e sentano ancora i canti della epopea partigiana.<br \/>\nQuesto \u00e8 il compito purificatore della vita politica italiana che gli uomini della Resistenza, qualunque sia il loro partito, hanno ancora il dovere di assolvere. E far comprendere a questi ridicoli vociferatori che ogni tanto si illudono \u2013 come nell\u2019incubo carnevalesco di Arcinazzo \u2013 di rimettersi a cantare le loro lugubri canzoni esaltatrici della violenza, far comprendere a questi miserabili rottami che domani, se occorresse (se occorrer\u00e0), <strong>tutti quanti coloro che si sentirono fratelli nella Resistenza \u2013 d.c. e comunisti, liberali e socialisti, contadini ed operai, studiosi e sacerdoti \u2013 tutti quanti si troverebbero (si troveranno) ancora insieme, tutti uniti contro il mostro, tutti uniti in difesa della civilt\u00e0 indivisibile. Noi lo sappiamo bene, ma \u00e8 bene che tutti lo sappiano: in Italia e fuori d\u2019Italia.<\/strong><br \/>\nPer questo oggi noi ci ritroviamo tutti intorno a te, Ferruccio Parri; di fedi diverse, di diversi partiti, ma tutti uniti contro il nemico comune: contro il fascismo che fu, che potrebbe tornare ad esser, in Italia e in Europa, in Germania e in Spagna, il nemico comune.\u201d<\/p>\n<p><strong>Piero Calamandrei<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/26-27_CALAMANDREI.pdf\" target=\"_blank\">Pubblicato su Patria Indipendente, n. 5 del 7 marzo 1954<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGli uomini della Resistenza devono aiutare i nostri giovani\u00bb No, il compito degli uomini della Resistenza non \u00e8 ancora finito. Bisogna che essa ancora sia in piedi. \u00c8 difficile determinare i suoi compiti; ma tutti sentiamo che c\u2019\u00e8 ancora qualche cosa da fare. 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