{"id":18414,"date":"2016-09-29T12:00:30","date_gmt":"2016-09-29T10:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18414"},"modified":"2016-09-29T12:00:30","modified_gmt":"2016-09-29T10:00:30","slug":"la-scuola-in-retromarcia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18414","title":{"rendered":"La scuola in retromarcia"},"content":{"rendered":"<p class=\"textjustify\">di <strong>IL PONTE (Giovanna Lo Presti<em>)<\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"textjustify\">\u00c8 appena iniziato un nuovo anno scolastico, il secondo dell\u2019era della \u201cbuona scuola\u201d di Matteo Renzi e del ministro-fantasma dell\u2019istruzione, Stefania Giannini. Meritocrazia ed efficienza continuano a essere le parole d\u2019ordine del potere politico; e intanto il caos regna sovrano. Dai trasferimenti dei docenti alle immissioni in ruolo \u00e8 tutto un susseguirsi di errori, di graduatorie da invalidare, di ricorsi. Il fatto che la Corte costituzionale pi\u00f9 di un anno fa abbia ritenuto illegittimo il blocco del rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti non ha avuto ancora alcuna conseguenza. L\u2019evidenza degli effetti negativi della \u201criforma\u201d Fornero sulla scuola non ha prodotto, analogamente, alcun risultato. La scuola, ed \u00e8 questa la cosa pi\u00f9 seria, in buona parte \u00e8 ridotta a luogo di contenimento delle giovani generazioni.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Per la prima volta, i dirigenti scolastici hanno elargito un <em>bonus<\/em> ai docenti meritevoli: non si sa con quali esiti, ma possiamo con ragione ritenere che saranno ritenuti \u201cmeritevoli\u201d gli insegnanti pi\u00f9 pronti ad accettare la linea ministeriale. E i dirigenti, valutati a loro volta, non avranno voglia di contrapporsi ma si daranno da fare perch\u00e9 i loro sottoposti non contrastino i \u201cprocessi di riforma\u201d (sostanzialmente autoritari e involutivi), in una spirale che garantir\u00e0 il trionfo di un modello vuoto e burocratico. Intanto la scuola, quella vera, sta andando sempre pi\u00f9 alla deriva. Purtroppo, la gran parte del corpo docente \u00e8 affetto dalla sindrome della servit\u00f9 volontaria e rinuncia a cuor leggero all\u2019esercizio della critica, accontentandosi di mugugnare nelle sale insegnanti.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Alle nostre spalle, comunque, non c\u2019\u00e8 alcun paradiso perduto: la scuola della Repubblica italiana, cresciuta in fretta, ha avuto sempre problemi seri. Ma oggi ha perso del tutto quel ruolo sociale emancipatorio che pure, per alcuni decenni, ha avuto. La scuola \u00e8 in retromarcia. Il trionfalismo ottimista della \u201cbuona scuola\u201d \u00e8 falso e bugiardo, mentre la verit\u00e0, sempre congiunta con la giustizia sociale, non pu\u00f2 che mettere in luce aspetti preoccupanti. Introduco perci\u00f2 la mia riflessione con un pensiero pessimista, di un uomo che ha conosciuto la scuola e il mondo. E spero che le parole cupe che seguono troveranno rispondenza emotiva negli insegnanti migliori, quelli, cio\u00e8, che si ostinano ad aver coscienza di s\u00e9 e delle difficolt\u00e0 in cui \u00e8 impantanato il loro lavoro.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Legato al remo della scuola; battere, battere, battere come in un sogno in cui \u00e8 l\u2019incubo di una disperata immobilit\u00e0, della impossibile fuga. Non amo la scuola; e mi disgustano coloro che, standone fuori, esaltano le gioie e i meriti di un simile lavoro [\u2026] entro nell\u2019aula scolastica con lo stesso animo dello zolfataro che scende nelle oscure gallerie (<em>Leonardo Sciascia<\/em>).<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Quando ho iniziato a insegnare mi \u00e8 parso subito che qualcosa a scuola non funzionasse. Erano i primi anni ottanta, avevo pochi anni in pi\u00f9 degli studenti del triennio dell\u2019istituto tecnico che mi erano toccati in sorte e sentivo ancora vivo il ricordo del mio periodo liceale. Il decennio che mi separava da quei ragazzi aveva spento speranze, acceso i miti del consumismo, cominciato a ottundere le coscienze. La pitonessa Thatcher profetizzava che \u00abla societ\u00e0 non esiste\u00bb: il che significa che esiste soltanto l\u2019individuo, pronto a battersi per la propria affermazione, spinto da uno spirito di cieco egoismo, in perenne competizione con miriadi di altri individui dominati dagli stessi principi. Dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano, faceva eco alla \u00abLady di ferro\u00bb Ronald Reagan la cui grezza politica neoliberista nulla aveva da invidiare alla linea seguita dalla <em>premier <\/em>inglese. Adesso Reagan e Thatcher se ne sono andati da anni, l\u2019uno spento dall\u2019Alzheimer, l\u2019altra preda della demenza senile \u2013 quasi un inveramento, nella malattia della loro vecchia, di quella cecit\u00e0 dell\u2019intelligenza che aveva guidato la loro azione politica. Ma allora, nei primi anni ottanta, in Italia trionfava la \u00abMilano da bere\u00bb e del piano inclinato che doveva portare in poco tempo anche da noi a una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 diseguale non si intuiva nemmeno la pendenza.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Ma a scuola, per\u00f2, qualcosa non andava, ancorch\u00e9 gli studenti studiassero abbastanza. I pi\u00f9, per\u00f2, studiavano solo e soltanto per il diploma, per un futuro lavoro \u2013 ed erano quasi infastiditi dal fatto che ci fossero, nell\u2019orario di lezione, materie come Italiano e Storia, delle quali non riuscivano a intuire la necessit\u00e0 e l\u2019utilit\u00e0. In quegli anni, il mio compito pi\u00f9 importante era quello di spiegare quanto l\u2019essenziale, per noi esseri umani, sia difficile da definire e come ci\u00f2 che ci d\u00e0 pi\u00f9 gioia sia spesso legato ad aspetti inessenziali, se giudicati con il metro utilitaristico. Non mi \u00e8 mancato un certo successo, in quest\u2019opera di proselitismo: ma sentivo che qualcosa non andava.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Da allora la visione utilitaristica del processo di apprendimento \u00e8 divenuta la norma. L\u2019immaginario degli studenti \u00e8 ormai colonizzato dall\u2019uso abnorme delle \u201cnuove tecnologie\u201d, quelle stesse che mille documenti ministeriali invocano come la miracolistica soluzione di ogni problema didattico. Il diploma non \u00e8 pi\u00f9 spendibile, non introduce a un lavoro e la disoccupazione giovanile \u00e8 un fantasma con cui i ragazzi sanno che dovranno scontrarsi. Intanto i nostri governanti \u2013 ultimo in ordine di tempo Renzi il Giovane \u2013 non trovano nulla di meglio che addebitare l\u2019allarmante disoccupazione alla insufficiente preparazione scolastica e sembrano essere i soli a ignorare che in Italia il numero di lavori a medio-alta qualifica \u00e8 nettamente basso e di molto inferiore alla disponibilit\u00e0 di posti di lavoro a bassa qualifica. Sembra che chi governa sia colpito da una sorta di idiozia selettiva, perch\u00e9 soltanto un grave deficit nella comprensione dell\u2019esistente pu\u00f2 mettere tra parentesi il declino dell\u2019Italia e invocare come rimedio alla de-industrializzazione galoppante una preparazione degli studenti pi\u00f9 adeguata alle richieste del mondo del lavoro. A meno che non si intenda con questo postulare l\u2019adattamento dei giovani alla precariet\u00e0, all\u2019asservimento alle esigenze del datore di lavoro, a iniziare dai banchi di scuola.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Insomma, se trent\u2019anni fa si doveva far comprendere agli studenti che studiare per il diploma non doveva servire soltanto per procurarsi un lavoro, adesso bisogna fare gli equilibristi e sostenere che, anche se il diploma non procurer\u00e0 un lavoro, bisogna lo stesso studiare e studiare bene. Non \u00e8 facile sostenere che noi siamo in quanto conosciamo, in un mondo in cui i modelli dominanti e vincenti sono quelli delle <em>starlette <\/em>e dei calciatori.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">L\u2019istituto tecnico in cui insegnavo era diverso dal mio liceo non solo per la scarsa propensione degli studenti al sapere in quanto tale; diversa era anche la provenienza sociale dei ragazzi. Ho frequentato, negli anni settanta, un liceo classico illustre a Torino: nella mia classe c\u2019erano figli di proletari e figli dell\u2019alta borghesia e il ceto medio era rappresentato in tutti i suoi strati. Sebbene noi del liceo avessimo quindi anche il privilegio di non percepire la matrice di classe della scelta scolastica, di certo questa esisteva, in parte, anche negli anni settanta e la si notava soprattutto nelle scuole professionalizzanti. Negli anni ottanta, ai miei occhi di insegnante, appariva ormai lampante quanto la scelta della scuola fosse stata, in gran percentuale, una scelta della famiglia e non dello studente.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La matrice classista della nostra scuola superiore si \u00e8 consolidata decennio dopo decennio. Numerosi studi e indagini statistiche su questo argomento convergono in un punto: la scelta scolastica \u00e8 legata a doppio filo alla famiglia di origine. Per esempio \u2013 ed \u00e8 un dato eloquente \u2013 il figlio di un dirigente o di un libero professionista ha <em>chances<\/em> di arrivare alla laurea cinque volte superiori al figlio di un operaio (36,5% contro 7,3%)<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La scuola, allora, era piena di giovani insegnanti \u2013 eppure mi pareva che alcuni di loro fossero gi\u00e0 proni di fronte all\u2019esistente, che altri avessero gi\u00e0 ceduto alle sirene del \u201cdidatticismo\u201d (per il quale non importa tanto cosa si insegna n\u00e9 come, ma importa piuttosto l\u2019applicazione di un protocollo, di una procedura), che altri (altre) ancora fossero pi\u00f9 preoccupati del secondo lavoro che non della scuola. Qualche aspetto positivo pur c\u2019era: intanto l\u2019et\u00e0 media dei docenti era molto pi\u00f9 bassa di adesso e i colleghi pi\u00f9 anziani, non essendo ancora decrepiti, avevano desiderio di collaborare con i giovani. Tale scambio di idee non poteva che essere benefico \u2013 a insegnare si impara insegnando in condizioni accettabili, e con una certa stabilit\u00e0. Oggi la piaga del precariato (che significa, per chi lo ha subito, lavorare male e in stato di perenne incertezza) ci ha fatto perdere la formazione \u201csul campo\u201d di due generazioni di insegnanti \u2013 ed \u00e8 un danno a cui non si potr\u00e0 portar rimedio.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Partecipai, era il 1987, alle proteste che portarono, un anno dopo, alla firma dell\u2019unico contratto della scuola che abbia dato notevoli aumenti stipendiali ai docenti; ero convinta che in una societ\u00e0 di mercato un lavoro pagato poco \u00e8, <em>tout court<\/em>, un lavoro che vale poco. In ogni caso anche gli insegnanti, come peraltro tutti i lavoratori, hanno diritto a uno stipendio dignitoso. Tra il 1986 e il 1988 nasce e si consolida un movimento di lavoratori della scuola \u201cautoconvocati\u201d, in aperta polemica con l\u2019atteggiamento compromissorio del sindacalismo confederale; su quel terreno si formeranno i Comitati di base della scuola (Cobas), dai quali presto si staccher\u00e0 la Gilda, in nome di uno specifico riconoscimento della funzione docente; poi verr\u00e0 un ulteriore sgretolamento e ci saranno altre sigle del sindacalismo di base, in costante e aperta opposizione al consociativismo di Cgil, Cisl e Uil. Dopo l\u2019<em>exploit<\/em> del contratto del 1988, i ritardi nel rinnovo dei contratti e risorse sempre pi\u00f9 limitate causeranno una progressiva erosione salariale, di cui oggi vediamo gli esiti ultimi. Nonostante la sentenza della Corte costituzionale, che nel giugno 2015 dichiar\u00f2 illegittimo il pluriennale blocco contrattuale, a tutt\u2019oggi i dipendenti statali possono contare, per l\u2019eventuale rinnovo del contratto, su risorse che ammontano a pochi euro mensili di aumento.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Quando ho cominciato a insegnare, ricordo che alcuni colleghi, convinti sostenitori della laicit\u00e0 della scuola, mugugnavano parecchio a causa di rivoli di denaro pubblico che, tra le \u201cpieghe del bilancio\u201d transitavano verso le scuole private e, in particolare, verso le scuole confessionali. Dopo pochi anni ci fu la legge di parit\u00e0<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/sup>, che cos\u00ec recitava nella parte iniziale: \u00abIl sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall\u2019articolo 33, comma 2 della Costituzione, \u00e8 costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l\u2019espansione dell\u2019offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall\u2019infanzia lungo tutto l\u2019arco della vita\u00bb. A completare il quadro, rendendo molto, molto sfumato il dettato costituzionale, \u00e8 intervenuta la riforma del Titolo V della Costituzione che riconosce Comuni, Province, Citt\u00e0 metropolitane e Regioni come istituzioni costitutive della Repubblica, al pari dello Stato, e non pi\u00f9 come una semplice articolazione interna di quest\u2019ultimo; parallelamente, riconosce l\u2019autonomia delle istituzioni scolastiche.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La conseguenza \u00e8 che sempre pi\u00f9 denaro pubblico affluisce verso le scuole private; quest\u2019anno (l\u2019ennesimo di tagli all\u2019istruzione statale, nonostante le fanfaronate di Renzi) il finanziamento sfiora i 500 milioni di euro. Ma, quel che \u00e8 peggio, l\u2019inesistente ministro per l\u2019Istruzione ha spiegato in un suo intervento alla Fondazione Treelle (2014): \u00abSe domani mattina tutte insieme le scuole paritarie spegnessero le luci, cosa che non deve succedere, avremo un grande problema: dovremmo mettere sul piatto 6 miliardi di euro\u00bb. Persino la Fondazione Agnelli, di fronte a una simile sparata, si \u00e8 affrettata a correggere il tiro; ecco cosa risponde Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli: \u00abSe anche \u201cper assurdo\u201d tutte le scuole paritarie chiudessero e lo Stato dovesse riassorbirne gli allievi il costo aggiuntivo che lo Stato dovrebbe affrontare sarebbe molto modesto. Infatti, nel complesso della scuola primaria e secondaria italiana il rapporto fra insegnanti e studenti resta uno dei pi\u00f9 bassi a livello internazionale (lo conferma anche il recentissimo rapporto Talis 2013, secondo il quale il docente tipo italiano insegna in una classe di 22 allievi, contro i 24 della media Ocse). Per accomodare i circa 400.000 studenti di scuola primaria e secondaria in pi\u00f9 provenienti dalle paritarie non sarebbe necessario un significativo incremento di aule e insegnanti; basterebbe aumentare di poco pi\u00f9 di un\u2019unit\u00e0 la composizione media di ciascuna classe, con qualche variazione territoriale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Quella di dare in appalto ai privati la propria scuola non \u00e8 una novit\u00e0 per lo Stato italiano. All\u2019inizio degli anni sessanta Guido Calogero interveniva rispetto a una proposta della Democrazia cristiana, che voleva assegnare, agli alunni frequentanti scuole paritarie di istruzione dell\u2019obbligo e di formazione professionale, contributi annuali \u201cpro capite\u201d di entit\u00e0 pari all\u201980% del costo di esercizio per ciascun alunno delle corrispondenti scuole statali: \u00abOra, in Italia si sta proponendo che lo Stato, riconosciuta la sua inettitudine a fornire a tutti i cittadini quello stesso grado d\u2019istruzione che la Costituzione stabilisce come obbligatorio per ciascuno di essi, ceda la necessaria integrazione di tale servizio scolastico in appalto ad ogni privato il quale (offerte alcune ancora ignote garanzie) sia disposto a farsi pagare il venti per cento di meno rispetto alla spesa che per tale servizio dovrebbe sostenere l\u2019erario\u00bb<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/sup>. Con stile d\u2019altri tempi, dopo aver deprecato il fatto che si potesse pensare di finanziare, in nome della \u201cparit\u00e0\u201d, una scuola di parte, Calogero conclude: \u00abMa noi deprechiamo che anche solo un giovane italiano possa essere diseducato nel chiuso di una scuola ad una sola voce, col contributo finanziario di tutti quanti i cittadini\u00bb<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Niente di nuovo, quindi, sotto il sole; ma ai tempi di Calogero, all\u2019inizio degli anni sessanta, si annunciava una stagione di riforme progressiste, prima fra tutte quella che istitu\u00ec la scuola media unica, mentre a noi tocca difenderci dai miasmi tecnocratici e meritocratici della \u201cbuona scuola\u201d. Per la prima volta, con La buona scuola, il nostro Stato ha il coraggio barbaro di dichiarare che non ci sono abbastanza soldi per garantire una scuola statale per tutti coloro che ne hanno diritto: \u00abLe risorse pubbliche non saranno mai<b><\/b>sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola. Stiamo parlando della pi\u00f9 grande e preziosa rete pubblica del Paese, ma anche di un cantiere sempre aperto, che richiede costante cura e aggiornamento. La scuola \u00e8 una frontiera mobile: se pensiamo alle sfide della competizione globale, al dinamismo di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 multiculturale, alla rapidit\u00e0 del cambiamento tecnologico, capiamo subito le esigenze di una continua sperimentazione educativa. Vale per la scuola quanto \u00e8 ormai ovvio per moltissimi altri ambiti, a partire dalla ricerca: sommare risorse pubbliche a interventi dei privati \u00e8 l\u2019unico modo per tornare a competere\u00bb<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Queste che ho appena presentato sono le prime tessere che metterei in campo se dovessi spiegare in che cosa consista il moto retrogrado della scuola italiana. Ogni tessera \u00e8 importante per comprendere e comporre il disegno complessivo. La conclusione \u00e8 scontata: la scuola ha innescato la retromarcia perch\u00e9 la nostra societ\u00e0, nel suo complesso, ha perso la spinta progressiva verso una maggiore solidariet\u00e0 e un maggior benessere per tutte le persone che la compongono. Di per s\u00e9, l\u2019istruzione \u00e8 un potente fattore di eguaglianza sociale: il dominio si esercita a partire dall\u2019ignoranza e l\u2019ignoranza non \u00e8 la mancanza di conoscenza settoriale ma la mancanza di idee forti che siano in grado di porre le basi di un sapere specifico e di spingere il singolo a comprendere i meccanismi che regolano la totalit\u00e0 in cui vive. Senza questa necessaria impalcatura mentale, ogni persona annaspa nell\u2019isolamento e trova in quella che molti secoli fa \u00e8 stata definita \u00abservit\u00f9 volontaria\u00bb un rifugio apparentemente sicuro.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Ora, quando si guarda alle priorit\u00e0 che la buona scuola di Matteo il Giovane mette in evidenza non si pu\u00f2 non essere assaliti da un moto di sconforto. Rileggiamo le priorit\u00e0, espresse nella recente Nota del Miur<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a><\/sup>relativa all\u2019aggiornamento dei docenti:<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Sono in fase di predisposizione alcune linee di azione nazionali, mirate a coinvolgere un numero ampio di docenti nei seguenti temi strategici: le competenze digitali e per l\u2019innovazione didattica e metodologica; le competenze linguistiche; l\u2019alternanza scuola-lavoro e l\u2019imprenditorialit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Un po\u2019 camuffate, rispuntano le \u00abtre I\u00bb di Berlusconi: Informatica, Inglese, Impresa che, se sono prioritarie per la formazione degli insegnanti, lo saranno altrettanto per la formazione degli studenti. \u00c8 uno scandalo che, a fronte della evidente incapacit\u00e0 di gran parte degli studenti di comprendere pienamente un testo scritto nella lingua madre (e ci si chiede che uso facciano i sostenitori dei test nazionali e internazionali dei risultati degli stessi) si propugni con pervicacia l\u2019idea dell\u2019insegnamento di una materia non linguistica in lingua straniera, cio\u00e8 in inglese (la lingua del dominio mondiale). Pecca ancor pi\u00f9 grave \u00e8 il non riflettere sull\u2019effetto devastante causato dall\u2019uso precoce delle \u201cnuove tecnologie\u201d, che fanno calare nei ragazzi capacit\u00e0 di attenzione e concentrazione, mentre abituano a risposte univoche e veloci. Sovrastimolati da giochini elettronici e dall\u2019uso compulsivo di cellulari e computer i nostri ragazzi sembrano aver perso la capacit\u00e0 di attendere e magari di annoiarsi per qualche secondo senza perdere il filo: ma senza queste capacit\u00e0 \u00e8 impossibile leggere o seguire una lezione.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Quanto all\u2019\u201cimpresa\u201d essa \u00e8 talmente in contrasto con l\u2019aspetto libero e gratuito di qualsiasi acquisizione di sapere che il pensare di dover sottomettere a una gretta logica utilitaristica il percorso scolastico dovrebbe ripugnare a ogni insegnante.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Alla fine, la scuola torna a essere (come affermava tanto tempo fa Pierre Bourdieu) una macchina per \u00abla riproduzione culturale\u00bb e per la \u00abconservazione sociale\u00bb e rinuncia alla sua potenzialit\u00e0 di luogo in cui le differenze iniziali si attenuano e, tendenzialmente, si superano. Questo ci dicono oggi tutti i dati statistici relativi all\u2019istruzione. C\u2019\u00e8 una via d\u2019uscita, c\u2019\u00e8 un modo per disinnescare la retromarcia? Certo che s\u00ec, purch\u00e9 chi lavora a scuola (chi manda avanti, concretamente, la scuola) non si impantani negli <em>idola tribus<\/em>correnti. Il pi\u00f9 pericoloso \u00e8 quello della \u201cmeritocrazia\u201d: \u00e8 dovere di chi insegna denunciare l\u2019ideologia meritocratica come un modo, peraltro grezzo, di legittimare le diseguaglianze, di garantire a <em>les h\u00e9ritiers<\/em><sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/sup>, ai figli delle famiglie abbienti una rendita di posizione che occulti il privilegio della nascita e metta avanti il \u201cmerito\u201d. E poi bisogna ricordarsi che non basta comprendere, ma bisogna agire. In questo senso ci guida una riflessione di Bauman:<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La consapevolezza di ci\u00f2 che rende le cose cos\u00ec come sono pu\u00f2 indurci tanto a gettare la spugna quanto ad agire. La conoscenza del modo in cui funzionano i meccanismi sociali complessi e non immediatamente visibili che forgiano la nostra condizione \u00e8 notoriamente un\u2019arma a doppio taglio. Il pi\u00f9 delle volte se ne fanno due usi ben distinti, che Pierre Bourdieu ha definito, in modo appropriato, \u201ccinico\u201d e \u201cclinico\u201d. Tale conoscenza pu\u00f2 essere usata \u201ccinicamente\u201d: poich\u00e9 il mondo \u00e8 quello che \u00e8, penser\u00f2 ad una strategia che mi permetta di sfruttare le sue regole a mio vantaggio; che il mondo sia equo o iniquo, piacevole o no, \u00e8 una questione irrilevante. Quando \u00e8 usata \u201cclinicamente\u201d, quella stessa conoscenza pu\u00f2 aiutare te e me a combattere pi\u00f9 efficacemente ci\u00f2 che entrambi consideriamo sbagliato, nocivo o lesivo del nostro senso morale. Da sola, la conoscenza non ci fa decidere per l\u2019uno o l\u2019altro degli usi. Questa, in ultima analisi, dovr\u00e0 essere una scelta nostra. Ma senza quella conoscenza non esisterebbe una scelta iniziale. Con quella conoscenza le donne e gli uomini liberi hanno un\u2019opportunit\u00e0 di esercitare la propria libert\u00e0<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La scuola \u00e8 regolata da meccanismi sociali complessi: il primo passo consiste nel riconoscere e analizzare tali meccanismi. Per esempio, noi sappiamo, come abbiamo gi\u00e0 detto \u2013 e molti dati ce lo confermano \u2013 che la scuola italiana \u00e8 sempre pi\u00f9 una scuola classista. Cosa vogliamo fare di tale conoscenza? Bene, se la vogliamo usare \u201ccinicamente\u201d cercheremo di trarre un vantaggio personale: per esempio, preferiremo insegnare in un liceo classico e, se ci capiter\u00e0 invece un istituto professionale, ci metteremo l\u2019animo in pace e ci diremo che in quelle condizioni va gi\u00e0 bene se l\u2019insegnante entra in classe e controlla che gli studenti non si azzuffino. Potremmo, per\u00f2, decidere di usare la nostra conoscenza \u201cclinicamente\u201d, per \u00abcombattere pi\u00f9 efficacemente ci\u00f2 che consideriamo sbagliato, nocivo o lesivo del nostro senso morale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Oggi la strada \u00e8 in salita: ma ci\u00f2 non significa che donne e uomini, cui \u00e8 affidato l\u2019importante compito di educare e istruire, debbano rinunciare alla loro dignit\u00e0 e alla loro libert\u00e0 di giudizio. Proprio oggi, nel momento in cui il pensiero debole e omologato si esprime compiutamente nelle scuole e nelle universit\u00e0, \u00e8 quanto mai necessaria un\u2019opera di disvelamento e di opposizione; essa deve partire da insegnanti consapevoli, in primo luogo, che la loro lotta \u00e8 volta verso la costruzione di una societ\u00e0 migliore di quella in cui una classe dominante rapace e insensibile ci vuol fare vivere.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La scuola \u00e8 aperta a tutti. L\u2019istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, \u00e8 obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi\u00f9 alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso (Articolo 34 della Costituzione).<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> C. Barone, <em>Le trappole della meritocrazia<\/em>, Bologna, il Mulino, 2012.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Legge 10 marzo 2000, n. 62: \u00abNorme per la parit\u00e0 scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all\u2019istruzione\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Guido Calogero, <em>Scuola sotto inchiesta<\/em>, Torino, Einaudi, 1965, p. 280.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Ibidem, p. 284.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> <em>La buona scuola<\/em>, p. 124.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> Nota Miur, 07.01.2016.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p class=\"western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> \u00c8 questo il bel titolo del saggio di Bourdieu cui si alludeva prima: \u00e8 del 1964, ma \u00e8 l\u00ec che stiamo tornando.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p class=\"western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Zygmunt Barman, <em>La solitudine del cittadino globale, <\/em>Milano, Feltrinelli, 2000, p. 10.<\/p>\n<p class=\"western\"><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/\">http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2016\/09\/26\/la-scuola-retromarcia\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE (Giovanna Lo Presti) \u00c8 appena iniziato un nuovo anno scolastico, il secondo dell\u2019era della \u201cbuona scuola\u201d di Matteo Renzi e del ministro-fantasma dell\u2019istruzione, Stefania Giannini. Meritocrazia ed efficienza continuano a essere le parole d\u2019ordine del potere politico; e intanto il caos regna sovrano. Dai trasferimenti dei docenti alle immissioni in ruolo \u00e8 tutto un susseguirsi di errori, di graduatorie da invalidare, di ricorsi. 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