{"id":18477,"date":"2016-09-30T10:00:41","date_gmt":"2016-09-30T08:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18477"},"modified":"2016-09-30T10:00:41","modified_gmt":"2016-09-30T08:00:41","slug":"ecco-le-differenze-tra-lemigrazione-italiana-e-lattuale-invasione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18477","title":{"rendered":"Ecco le differenze tra l\u2019emigrazione italiana e l\u2019attuale invasione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di AZIONE CULTURALE (Pietro Ciapponi)<\/strong><\/p>\n<p>Dalla caduta della Libia di Gheddafi nel 2011 ad oggi, l\u2019Italia ha subito un perenne flusso migratorio in costante aumento. Questo tipo di immigrazione ha messo a dura prova le finanze dello Stato e la pazienza degli italiani, al punto da far sorgere veri e propri movimenti con l\u2019obbiettivo della chiusura delle frontiere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi per\u00f2 non trova in tutto ci\u00f2 un problema ma, al contrario, si ostina a supportare le politiche dell\u2019accoglienza. Cavallo di battaglia di questa corrente di pensiero \u00e8 una tiritera che ormai si ripete da un quindicennio buono: poich\u00e9 lo scorso secolo molti italiani migrarono verso l\u2019estero, ora l\u2019Italia avrebbe il dovere di accogliere tutti coloro che hanno intenzione di trasferirsi, o anche solo transitare, nel Bel Paese. Quel \u201csiamo stati un popolo di migranti\u201d ormai stampato come slogan perpetuo, per intenderci.<\/p>\n<p>Mai uscita fu pi\u00f9 errata, ovviamente: l\u2019emigrazione italiana ha ben poco a che vedere con questo esodo migratorio che si sta abbattendo sull\u2019intera penisola e sull\u2019Europa in generale. Il fenomeno della prima grande emigrazione italiana \u00e8 da inquadrare, infatti, tra il XIX e il XX secolo e le mete privilegiate dagli italiani erano Argentina, Stati Uniti e Brasile, alle quali si aggiunsero nel XX secolo le colonie patrie.<\/p>\n<p>Il Paese allora era una nazione governata malamente da una classe politica inadatta e parassitaria, dove l\u2019industrializzazione che si stava sviluppando in tutta l\u2019Europa del centro-nord tardava ad arrivare, mentre i Paesi dove i nostri bisnonni e antenati migrarono erano luoghi scarsamente popolati, e nei quali la richiesta di manodopera e di \u201cnuovi cittadini\u201d era funzionale \u2013 per non dire vitale \u2013 alla nascita della nuova societ\u00e0 che si stava creando e alla sua prosperit\u00e0 economica. Gli italiani emigrati, inoltre, non ricevevano nessun tipo di aiuto dagli Stati che li \u201caccoglievano\u201d, ma al contrario avevano l\u2019obbligo ed il dovere di rimboccarsi le maniche e lavorare.<\/p>\n<p>La seconda grande ondata migratoria, quella della seconda met\u00e0 del XX secolo, si distingue dalla precedente per un cambio di destinazione: non pi\u00f9 il Nord America ma la vecchia Europa, rappresentata da Francia, Belgio, Svizzera e Germania. Questo anche a causa di un deciso cambiamento delle politiche migratorie statunitensi, non pi\u00f9 orientate ad accogliere chiunque ma a \u201cselezionare\u201d prevalentemente popoli di origine nord-europea.<\/p>\n<p>Tornando all\u2019emigrazione \u201ceuropea\u201d degli italiani, sebbene i paesi di cui sopra all\u2019epoca fossero gi\u00e0 sviluppati e con un\u2019 economia ben strutturata, c\u2019\u00e8 da precisare un aspetto: le aziende tedesche e francesi erano alla ricerca di manodopera per massimizzare le loro opere nel campo minerario e nell\u2019 industria pesante. C\u2019era, tra l\u2019altro, una grossa ondata \u201cdi ritorno\u201d in quanto, spesso e volentieri, finiti i lavori i \u201cnostri\u201d tornavano in patria.<\/p>\n<p>Se confrontiamo questi fenomeni storici con i dati e le statistiche dell\u2019attuale invasione che l\u2019Italia e l\u2019Europa stanno subendo, viene fuori un quadro ben diverso. Secondo i numeri del Quirinale, tra gli 87.974 immigrati giunti nel nostro Paese, senza bypassare i controlli delle autorit\u00e0, solo un totale di 1950 arriva da Siria, Somalia ed Eritrea, ossia dalle zone considerate di guerra.<br \/>\nQuest\u2019ultimi sicuramente hanno diritto d\u2019asilo politico, ma il quadro complessivo ci mostra come i primi sei paesi di provenienza dei \u2018migranti\u2019 (nell\u2019anno 2015) sono: Nigeria, Pakistan, Gambia, Senegal, Bangladesh e Mali, con rispettivamente 18.174, 10.403, 8.022, 6.386, 6.056 e 5.455 arrivi. Al contrario di quanto propinato dai media nessuno di questi Paesi \u00e8 stato recentemente in stato di guerra, ad eccezion fatta per il governo del Mali che ha siglato la pace con la fazione ribelle del paese nel 2013.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, anche i dati dell\u2019Economist riguardanti il sesso dei migranti arrivati nel 2015 affermano che il 90% \u00e8 maschio, un elemento che ci fa dedurre che la scusa della guerra non regge. Abbastanza sorprendente poi, e vero dito nelle piaga, sono i dati di crescita del PIL di questi Paesi: il Gambia ad esempio, all\u2019anno 2013, era in crescita del 6,4%, seguito da Nigeria con 6,2%, Bangladesh 5,4%, Mali 4,8%, Senegal 4% e Pakistan 3,6%. Se si pensa che l\u2019Italia nel medesimo anno era in perdita del 1,8%, la questione diviene come minimo paradossale.<\/p>\n<p>Il fenomeno migratorio non \u00e8 quindi legato a fatti bellici, ma a motivazioni di convenienza economiche, seppur i paesi pi\u00f9 poveri come Malawi, Togo o Sierra Leone non entrino nemmeno nelle statistiche del Quirinale. Si pu\u00f2 quindi nettamente affermare che l\u2019emigrazione italiana fu un fenomeno migratorio completamente diverso da quello che sta subendo l\u2019Europa negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Comparando le due grandi emigrazioni italiane all\u2019apocalittico flusso migratorio odierno si pu\u00f2 evincere, pensando alla prima, che i nostri antenati affluirono in paesi semidisabitati (cosa che di certo non si pu\u00f2 dire dell\u2019attuale Europa), e con delle condizioni economicamente ed industrialmente disagiate in patria: nessuno pu\u00f2 sostenere che i Paesi africani vivano un\u2019era di splendore, sia chiaro, ma scoprire di avere a che fare con delle aree addirittura in crescita rende tutto il quadro ancora pi\u00f9 incredibile.<\/p>\n<p>Pensando invece alla seconda, i nostri concittadini fluirono in paesi che richiedevano un certo quantitativo di manodopera per far decollare la propria economia, una cosa che sicuramente non si pu\u00f2 sostenere per l\u2019Italia di oggi, visto anche il semplice tasso di disoccupazione: al contrario si pu\u00f2 ricordare per l\u2019ennesima volta come vengano calpestati i diritti dei lavoratori italiani, sostituiti marxianamente dal famoso esercito industriale di riserva.<\/p>\n<p>A questo punto ci sentiamo di consigliare a Boldrini e seguaci radical-chic di piantarla, un giorno magari remoto, di utilizzare il \u201cbiblico\u201d \u201canche noi siamo stati un popolo di migranti\u201d e di aprire gli occhi sulla portata dell\u2019 invasione e sul suo sostegno totalmente ingiustificato.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.azioneculturale.eu\/2016\/09\/le-differenze-lemigrazione-italiana-lattuale-invasione\/\">http:\/\/www.azioneculturale.eu\/2016\/09\/le-differenze-lemigrazione-italiana-lattuale-invasione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di AZIONE CULTURALE (Pietro Ciapponi) Dalla caduta della Libia di Gheddafi nel 2011 ad oggi, l\u2019Italia ha subito un perenne flusso migratorio in costante aumento. 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