{"id":18502,"date":"2016-09-30T13:20:55","date_gmt":"2016-09-30T11:20:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18502"},"modified":"2016-09-30T13:20:55","modified_gmt":"2016-09-30T11:20:55","slug":"se-e-leuro-la-causa-dei-tanti-populismi-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18502","title":{"rendered":"Se \u00e8 l\u2019euro la causa dei tanti populismi europei"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-content\">\n<p>da <strong>IL MANIFESTO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cesaratto, D&#8217;Antoni, Giacch\u00e8, Nuti, Pini, Stirati<\/strong> rispondono a <strong>Lunghini<\/strong>, che replica a sua volta<\/p>\n<p>Intervenendo <a href=\"http:\/\/www.http:\/\/ilmanifesto.info\/le-conseguenze-di-unuscita-dalleuro\/\">sul <em>manifesto<\/em> del 23 settembre<\/a> Giorgio Lunghini fornisce \u201cqualche cifra sugli effetti dell\u2019abbandono della moneta unica\u201d. In sintesi: l\u2019uscita provocherebbe una svalutazione del 50% della nuova valuta italiana, cui conseguirebbe nel primo anno un\u2019inflazione del 15%, che poi si attesterebbe su una media del 20% nel quinquennio successivo. La svalutazione farebbe raddoppiare il valore dei titoli di Stato in mano ai non residenti, determinando il default dello Stato italiano, mentre l\u2019inflazione farebbe dimezzare il valore dei titoli di Stato in mano ai residenti, causando un crollo del reddito disponibile delle famiglie dell\u201911%. L\u2019inflazione, inoltre, eroderebbe i salari, causando una perdita media annua di reddito del 10%. Il risultato sarebbe una perdita di Pil pari a circa il 40% per l\u2019Italia nel primo anno, seguito da 15% negli anni successivi per almeno un triennio.<\/p>\n<p>Nessuno si nasconde le criticit\u00e0 dell\u2019abbandono della moneta unica. D\u2019altra parte, lo stesso Lunghini ammette che essa \u00e8 insostenibile. Corre quindi l\u2019obbligo di discuterne gli esiti con serenit\u00e0 e attenendosi, nella misura del possibile, alla base fattuale fornita dai dati statistici e dalla ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Nelle statistiche della Banca d\u2019Italia leggiamo che una perdita di Pil del 40% come quella paventata da Lunghini ha un solo precedente storico: i cinque anni del secondo conflitto mondiale. Questo per valutare la plausibilit\u00e0 dello scenario, che inoltre \u00e8 aritmeticamente incoerente. Lunghini cita un crollo del 10% di redditi da lavoro: un valore che \u00e8 difficile conciliare, senza ipotesi \u201ceroiche\u201d sulle altre componenti di reddito, con una caduta del 40% dei redditi totali.<\/p>\n<p>Va anche valutata la tesi secondo cui a fronte di una perdita di competitivit\u00e0 del 30% verso la Germania l\u2019Italia svaluterebbe del 50% portando l\u2019inflazione al 20%. Il ministero dello Sviluppo Economico ci ricorda che al mondo non siamo in due: fra i 30 partner commerciali pi\u00f9 importanti dell\u2019Italia solo otto appartengono all\u2019Eurozona. Rispetto agli altri, che esprimono il 44% del nostro commercio, abbiamo gi\u00e0 svalutato del 20% fra marzo 2014 e marzo 2015. Ne discendono due considerazioni. Primo: i paesi che gi\u00e0 hanno subito la svalutazione competitiva di Draghi difficilmente lascerebbero cadere il cambio di un concorrente pericoloso come l\u2019Italia di un altro 50%. Secondo: con un euro cos\u00ec indebolito rispetto ai paesi da cui importiamo materie prime, di inflazione non se n\u2019\u00e8 vista.<\/p>\n<p>L\u2019idea che i riallineamenti del cambio oltrepassino il nuovo equilibrio (<em>overshooting<\/em>), per cui una perdita di competitivit\u00e0 del 30% porterebbe a una svalutazione del 50%, \u00e8 propria dei modelli economici neoliberisti, che non trovano grande riscontro in pratica. L\u2019idea che esista un legame diretto fra svalutazione e inflazione \u00e8 anch\u2019essa smentita dall\u2019evidenza: in nessuno dei paesi europei che hanno reagito alla crisi del 2009 svalutando in media del 25,7% (Inghilterra, Polonia, Svezia) si \u00e8 manifestata inflazione nelle proporzioni evocate da Lunghini (l\u2019inflazione \u00e8 stata in media del 2,5%). Esiste un\u2019ampia letteratura che riscontra e spiega perch\u00e9 le grandi svalutazioni non sono associate a grandi inflazioni (Burstein et al. sul J. Pol. Ec. del 2015). Ci scusiamo per il riferimento pedante: il rischio apparire tali ci sembra inferiore rispetto a quello di non essere scientificamente rigorosi.<\/p>\n<p>Nell\u2019esprimere le proprie opinioni occorre interrogarsi sull\u2019opportunit\u00e0 politica di presentarle come fatti intervenendo in un dibattito cos\u00ec delicato. Se quello che preoccupa Lunghini, come tutti noi, \u00e8 l\u2019avanzata delle destre populiste, dobbiamo allora confrontarci sul punto che combattere il populismo con argomenti altrettanto populisti \u00e8 una strategia che finora \u00e8 risultata controproducente. L\u2019unica speranza di contrastare le destre \u00e8 aprire a sinistra un dibattito basato su fondamenta analitiche e fattuali pi\u00f9 solide<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La replica: \u201cSe nessuno spiega\u00a0le conseguenze positive del no euro\u201d<\/h3>\n<p>Nessuno dei miei molti articoli pubblicati in tanti anni sul <em>manifesto<\/em> aveva suscitato tanti commenti: quasi 50 sullo stesso manifesto, almeno altri 50 in altri luoghi. Commenti quasi tutti nella forma dell\u2019invettiva e della denuncia di un mio bieco anticomunismo.<\/p>\n<p>Del tutto diverso, per forma e contenuto, \u00e8 il commento di Paolo Pini e altri amici, che anzi ringrazio. Ricordo soltanto che nel mio testo avevo parlato di \u201cstime\u201d, e non di \u201cdati\u201d o di \u201cfatti\u201d: dunque \u00e8 benvenuta qualsiasi correzione, soprattutto se cos\u00ec autorevole.<\/p>\n<p>S\u00ec, una delle mie preoccupazioni \u00e8 l\u2019avanzata delle destre populiste, tuttavia anche a sinistra talvolta si parla di una uscita dalla Uem e dall\u2019euro. Nessuno ha per\u00f2 ancora dato risposta alla domanda in cui consisteva il mio articolo: quali potrebbero essere le conseguenze positive di una uscita dalla Uem e dall\u2019euro, per l\u2019economia italiana tutta e in particolare per i lavoratori? E desidero anche ricordare che sempre sul manifesto, tre anni fa, era uscita una lettera aperta sulla necessit\u00e0 di cambiare le politiche di austerit\u00e0 e di modificare i Trattati, lettera che qui viene ripubblicata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La lettera-appello: \u201cInvertire la rotta\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano<\/p>\n<p>Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta<\/p>\n<p>Al Presidente della Commissione Europea, Jos\u00e9 Manuel Barroso<\/p>\n<p>Al Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi<\/p>\n<p>La crisi dura ormai da sei anni. Innescata dalla povert\u00e0 di massa figlia di trent\u2019anni di neoliberismo,<br \/>\nesaspera a sua volta povert\u00e0 e disuguaglianza. Moltiplica l\u2019esercito dei senza-lavoro. Distrugge lo<br \/>\nStato sociale e smantella i diritti dei lavoratori. Compromette il futuro delle giovani generazioni.<br \/>\nProduce una generale regressione intellettuale e morale. Mina alle fondamenta le Costituzioni<br \/>\ndemocratiche nate nel dopoguerra. Alimenta rigurgiti nazionalistici e neofascisti.<\/p>\n<p>Concepita nel segno della speranza, l\u2019Europa unita arbitra della scena politica continentale<br \/>\nrappresenta oggi, agli occhi dei pi\u00f9, un potere ostile e minaccioso. E la stessa democrazia rischia di<br \/>\napparire un mero simulacro o, peggio, un pericoloso inganno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9? \u00c8 la crisi come si suole ripetere la causa immediata di tale stato di cose? O a determinarlo<br \/>\nsono le politiche di bilancio che, su indicazione delle istituzioni europee, i paesi dell\u2019eurozona<br \/>\napplicano per affrontarla, in osservanza ai principi neoliberisti?<\/p>\n<p>Noi crediamo che quest\u2019ultima sia la verit\u00e0. Siamo convinti che le ricette di politica economica<br \/>\nadottate dai governi europei, lungi dal contrastare la crisi e favorire la ripresa, rafforzino le cause<br \/>\ndella prima e impediscano la seconda. I Trattati europei prescrivono un rigore finanziario<br \/>\nincompatibile con lo sviluppo economico, oltre che con qualsiasi politica redistributiva, di equit\u00e0 e di<br \/>\nprogresso civile. I sacrifici imposti a milioni di cittadini non soltanto si traducono in indigenza e<br \/>\ndisagio, ma, deprimendo la domanda, fanno anche venir meno un fattore essenziale alla crescita<br \/>\neconomica. Di questo passo l\u2019Europa la regione potenzialmente pi\u00f9 avanzata e fiorente del mondo<br \/>\nrischia di avvitarsi in una tragica spirale distruttiva.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 continuare. \u00c8 urgente un\u2019inversione di tendenza, che affidi alle istituzioni politiche,<br \/>\nnazionali e comunitarie il compito di realizzare politiche espansive e alla Banca centrale europea una<br \/>\nfunzione prioritaria di stimolo alla crescita.<\/p>\n<p>Ammesso che considerare il pareggio di bilancio un vincolo indiscutibile sia potuto apparire sin qui<br \/>\nuna scelta obbligata, mantenere tale atteggiamento costituirebbe d\u2019ora in avanti un errore<br \/>\nimperdonabile e la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grave che una classe dirigente possa assumersi al cospetto<br \/>\ndella societ\u00e0 che ha il dovere di tutelare.<\/p>\n<p><em>*** \u00c9tienne Balibar, Alberto Burgio, Luciano Canfora, Enzo Collotti, Marcello De Cecco, Luigi<\/em><br \/>\n<em>Ferrajoli, Gianni Ferrara, Giorgio Lunghini, Alfio Mastropaolo, Adriano Prosperi, Stefano Rodot\u00e0,<\/em><br \/>\n<em>Guido Rossi, Salvatore Settis, Giacomo Todeschini, Edoardo Vesentini<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/se-e-leuro-la-causa-dei-tanti-populismi-europei\/\">http:\/\/ilmanifesto.info\/se-e-leuro-la-causa-dei-tanti-populismi-europei\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da IL MANIFESTO Cesaratto, D&#8217;Antoni, Giacch\u00e8, Nuti, Pini, Stirati rispondono a Lunghini, che replica a sua volta Intervenendo sul manifesto del 23 settembre Giorgio Lunghini fornisce \u201cqualche cifra sugli effetti dell\u2019abbandono della moneta unica\u201d. 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