{"id":18633,"date":"2016-10-04T10:30:24","date_gmt":"2016-10-04T08:30:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18633"},"modified":"2016-10-04T10:30:24","modified_gmt":"2016-10-04T08:30:24","slug":"la-timida-cicala-tedesca-e-la-masochista-formica-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18633","title":{"rendered":"La timida cicala tedesca e la masochista formica italiana"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gustavo Piga<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel suo articolo di prima pagina sul Corriere della Sera Paolo Mieli ricorda come \u201cnon risulta\u2014 dai gi\u00e0 citati sondaggi \u2014 l\u2019esistenza di un elettore tedesco che abbia abbandonato la Cdu perch\u00e9 non incoraggia politiche europee che consentano a Grecia, Italia e Francia (e a quel punto chiss\u00e0 quanti altri Paesi) di rimettersi a spendere come facevano in passato\u201d. Ha assolutamente ragione.<\/p>\n<p>http:\/\/www.corriere.it\/cultura\/16_settembre_21\/titolo-articolo-5e49d7be-7f5f-11e6-882b-8c36c80b948f.shtml<\/p>\n<p>Non risulta coincidere invece con la realt\u00e0 dei fatti, misurati con dati, la conseguente tesi di una Europa virtuosa che evita di spendere, rappresentata principalmente dalla Germania, e che cresce per tale ragione, e di una Europa spendacciona, rappresentata principalmente dall\u2019Italia, ferma e sclerotizzata per colpa di sprechi e corruzione.<\/p>\n<p>Per dimostrarlo non faremo riferimento ai numeri prescelti dal Dott. Mieli per suffragare la sua tesi, perch\u00e9 sono quelli sbagliati. Nel periodo analizzato (il 2010-2015, abbiamo ricostruito, perch\u00e9 il Dott. Mieli non lo specifica) l\u2019Italia \u201cha addirittura incrementato la spesa dal 49,9 al 50,7%\u201d, si legge. E\u2019 evidente come i numeri citati non riguardino la spesa (un valore in euro e non una percentuale) ma il rapporto tra spesa pubblica totale e prodotto interno lordo del Paese. Il valore (disponibile anche sul sito di Banca d\u2019Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico del giugno scorso) passa in realt\u00e0 dal 49,9 al 50,5%. In Germania nello stesso periodo (stessa fonte) il rapporto scende addirittura dal 47,3% al 43,9%.<\/p>\n<p>Ha dunque ragione Mieli? A naso non necessariamente: quel rapporto in Italia \u00e8 certamente potuto salire a causa della discesa del denominatore, il PIL colpito dalla recessione, ed in Germania scendere a sua volta per la crescita dello stesso a causa dell\u2019espansione tedesca. Dunque, solo un controllo dei dati della spesa in euro potr\u00e0 sciogliere questo dubbio su chi ha speso di pi\u00f9 tra Italia e Germania.<\/p>\n<p>Nelle Government Finance Statistics stilate annualmente da Eurostat, il Dott. Mieli avrebbe potuto trovare le risposte ai suoi dubbi. E sono risposte che, sono certo, l\u2019avrebbero portato a rivedere alcune sue conclusioni azzardate.<\/p>\n<p>La spesa pubblica totale in euro nel periodo indicato \u00e8 cresciuta in ambedue i Paesi, ma molto pi\u00f9 velocemente in Germania: al tasso medio dello 0,65% annuo in Italia (da 800,494 miliardi di euro a 826,429) e dell\u20191,7% in Germania (da 1219,219 miliardi di euro a 1328,701). Tuttavia questo paragone ha poco senso se non teniamo conto dell\u2019inflazione, che erode il valore degli euro e che nel periodo in questione \u00e8 stata superiore in Italia: dell\u20191,8% medio contro l\u20191,44% in Germania. La spesa reale (il \u201cnumero di auto blu comprate\u201d o di \u201cponti costruiti\u201d) \u00e8 dunque diminuita, in Italia, di circa l\u20191,15% annuo (0,65-1,8) contro un aumento tedesco dello 0,26% annuo (1,7-1,44).<\/p>\n<p>La differenza tra Italia e Germania \u00e8 particolarmente significativa nella spesa corrente \u2013 dove a fronte di un aumento reale tedesco addirittura del 2,5% l\u2019Italia ha visto una diminuzione annuale dell\u20191,5% circa \u2013 negli stipendi pubblici \u2013 dove l\u2019Italia ha visto un decremento del 3% a fronte di un incremento annuo dell\u20191% in Germania &#8211; e negli investimenti pubblici \u2013 che crescono di circa lo 0,5% annuo in terra tedesca e diminuiscono, tenetevi forte, di pi\u00f9 del 6% annuo in Italia. Per chi ama di pi\u00f9 i valori in euro, gli stipendi pubblici italiani sono scesi dal 2010 al 2015 da 172,5 miliardi a 161,7, mentre quelli tedeschi sono cresciuti da 203,5 a 230,7; gli investimenti fissi lordi pubblici in Italia sono scesi da 46,8 miliardi di euro a 37,2, mentre in Germania sono cresciuti da 59,6 miliardi di euro a 65,6.<\/p>\n<p>Questi sono i fatti, i numeri. Mi direte: e come \u00e8 possibile allora che nello stesso periodo il debito su PIL in Italia cresca, di 17 punti di PIL, e quello tedesco cali, di 10 punti di PIL? Per il semplice fatto che il PIL in Italia \u00e8 crollato ed in Germania \u00e8 aumentato; e parte di questa differenza di performance di crescita \u00e8 dovuta, all\u2019opposto di quanto sostenuto da Paolo Mieli, al fatto che la Germania ha aumentato le sue spese mentre l\u2019Italia ha fatto austerit\u00e0 che ha distrutto occupazione e produzione.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire che non bisogna spendere bene: l\u2019Italia sconta rispetto alla Germania una crescita inferiore anche in anni precedenti all\u2019austerit\u00e0 a causa di un settore pubblico che aiuta meno, con la qualit\u00e0 della sua spesa, il suo settore privato ad operare con successo in un mondo globalizzato. Ma deve essere chiaro che questo divario si \u00e8 ampiamente allargato a causa delle scriteriate politiche di austerit\u00e0 che la Germania ha imposto agli altri partner europei.<\/p>\n<p>Concludendo, \u00e8 utile rimarcare come i dati facciano emergere un\u2019altra evidenza. E\u2019 vero che la Germania ha speso di pi\u00f9 e l\u2019Italia di meno, ma \u00e8 anche vero che questi aumenti sono minuscoli. Esiste con tutta probabilit\u00e0 dunque un elettore tedesco che ha abbandonato la Cdu perch\u00e9 non ha incoraggiato politiche tedesche pi\u00f9 espansive che avrebbero potuto generare maggiore innovazione, occupazione e ricchezza in Germania: infrastrutture di trasporto, TLC di nuova generazione, smantellamento del nucleare, tanto per fare qualche esempio. Politiche che avrebbero reso felici anche gli elettori italiani per il loro impatto positivo sulla nostra economia, che avrebbe esportato di pi\u00f9 verso l\u2019Europa del Nord. E che avrebbero dunque generato maggiore stabilit\u00e0 politica, prosperit\u00e0, sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.gustavopiga.it\">http:\/\/www.gustavopiga.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gustavo Piga &nbsp; Nel suo articolo di prima pagina sul Corriere della Sera Paolo Mieli ricorda come \u201cnon risulta\u2014 dai gi\u00e0 citati sondaggi \u2014 l\u2019esistenza di un elettore tedesco che abbia abbandonato la Cdu perch\u00e9 non incoraggia politiche europee che consentano a Grecia, Italia e Francia (e a quel punto chiss\u00e0 quanti altri Paesi) di rimettersi a spendere come facevano in passato\u201d. 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