{"id":18670,"date":"2016-10-04T15:42:48","date_gmt":"2016-10-04T13:42:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18670"},"modified":"2016-10-04T15:42:48","modified_gmt":"2016-10-04T13:42:48","slug":"eterodossi-di-tutto-il-mondo-unitevi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18670","title":{"rendered":"Eterodossi di tutto il mondo, unitevi!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PIERLUIGI FAGAN<\/strong><\/p>\n<p>Il fine del libro di Cesaratto \u00e8 condividere conoscenza economica per una pi\u00f9 democratica partecipazione politica ai destini del tempo che ci \u00e8 toccato in sorte da vivere. Corre l\u2019obbligo di ricordare l\u2019abusata citazione del biografo di Keynes (Skidelsky) il quale, dell\u2019economista britannico, raccontava il sottile piacere che provava di origliare -ai party- le conversazioni tra membri dell\u2019 \u00e9lite, conversazioni che i soggetti conducevano senza rendersi conto di star replicando null\u2019altro che sistemi di idee forgiate da qualche economista\u00a0a loro ignoto. Se si \u00e8 un pensatore economico come Keynes, questo potere sulle menti che fanno il mondo, certo fa piacere. Ma se si \u00e8 un cittadino, corre l\u2019obbligo di capire meglio quali sono questi sistemi di idee, come sono strutturati al loro interno, quali conseguenze portino, sia per lo sviluppo del sistema di pensiero che diviene poi cos\u00ec condizionante per il pubblico dibattito, sia e soprattutto per gli effetti che i tramiti politici ne danno nella \u00a0applicazione all\u2019organizzazione economica che poi impatta sulle nostre forme di vivere associato.<\/p>\n<p>Credo sia questo ad aver mosso il professore di Siena a darci le sue sei lezioni, approfondite e comprensibili\u00a0pur se rigorose\u00a0e poco inclini alla narrazione, soprattutto rivolgendosi a quanti hanno animo critico verso lo stato economico (quindi politico) della nostra realt\u00e0 e per\u00f2 scelgono la via facile ma sterile dell\u2019olismo negativo (no a questo, no a quello ed in definitiva no a tutto) senza penetrare il dovuto, la complessit\u00e0 delle idee che poi portano alle scelte. Scelte che andrebbero fatte per proporre non solo una resistenza negativa, ma anche qualche possibile e realistica alternativa percorribile. In particolare, sembra, rivolgendosi a quella sinistra che nata da un economista politico, ha perso la prima parte in favore della sola seconda diventando impotente, nel mentre la disciplina \u2013<em>l\u2019economics<\/em>\u2013 perdeva la seconda parte, trincerandosi nella presunta oggettivit\u00e0 scientifica della prima.<\/p>\n<p>Il filo rosso della visione del problema economico di Cesaratto, sembra essere il rapporto tra il conflitto per la distribuzione gi\u00e0 ben chiaro nell\u2019origine di Ricardo e Marx e il vincolo estero, il che porta in conseguenza la centratura sul perimetro economico di un preciso stato-economia-paese. Nei primi tre capitoli, oltre ai Classici, (i due citati pi\u00f9 la Legge di Say e Adam Smith che Cesaratto non riduce come fanno i pi\u00f9 alla vulgata irriconoscibile tipo il citato Adam Smith Institute che lo scozzese non avrebbe, credo, riconosciuto come propria emanazione), c\u2019\u00e8 ben spiegata la fatidica svolta marginalista, l\u2019opposizione incompleta nei fondamenti \u00a0tentata da Keynes e quella ben meglio riuscita secondo il nostro, di quel Piero Sraffa a cui Cesaratto si rif\u00e0 a livello teorico (anche integrando la ripresa che ne fece P. Garegnani).<\/p>\n<p>A proposito dell\u2019inconsapevole uso di sistemi di idee che hanno forgiato altri pensatori, sarebbe anche interessante ricondurre a loro volta gli economisti ai filosofi. I presupposti della svolta marginalista ad esempio, possono risultare improvvisi e mal compresi se non ambientati nel clima intellettuale del trionfo utilitarista, contornato dal positivismo e dal darwinismo spenceriano.\u00a0 E del resto, presupposti filosofici sono senz\u2019altro presenti in Smith che tra l\u2019altro insegnava filosofia morale, nonch\u00e9 nella travagliata discendenza di Marx da Hegel ma non meno presenti in Keynes, lo stesso Sraffa amico personale ed intellettuale tanto di Gramsci che di Wittgentein (wow, che mix interessante!) Hayek e perfino l\u2019orrido Friedman. Ed ancor pi\u00f9 proficuo per la com-prensione se poi \u00a0i sistemi filosofici, politici ed economici fossero messi in asse con il trascorso storico. Storia che, come sottolinea Cesaratto, storia del pensiero economico e storia economica in quanto tale, s\u2019insegna sempre meno per lasciare campo unico alle nozioni che possano servire di pronta beva per inserirsi nell\u2019acritica riproduzione del pensiero dominante applicato che, di per s\u00e9, esclude il pensante. Nel testo in questione e nelle ricche e puntuali bibliografie, non mancano invece accenni a messe in quadro pi\u00f9 ampie (K. Polanyi, A. Hirschman, C.P. Kindleberger) e critiche. Critica che non \u00e8 sempre e solo antitesi secca ma anche pesatura delle verit\u00e0, loro relativizzazione a precisi contesti, bisturi logico che tagliando e separando mostra la complessit\u00e0 del molto che sempre si vuol ridurre \u00a0al poco.<\/p>\n<p>Si arriva cos\u00ec, dopo le prime tre lezioni su i fondamenti del pensiero, alla quarta su misteri della moneta, meno misteriosa del dovuto e del necessario ed \u00a0alla quinta in cui il racconto della \u201clunga caduta\u201d parte dagli anni \u201950 ed arriva ai fatti pi\u00f9 recenti, osservando proprio nella storia economica e politica italiana, interpuntata da percentuali di crescita sempre pi\u00f9 esigue, l\u2019inesorabile declino corrispondente alla scelta incomprensibilmente condivisa anche dal PCI e dai sindacati, di tutelare sempre meno la maggiore eguaglianza o se non altro, una pi\u00f9 equilibrata distribuzione dei redditi e soprattutto la folle scelta di rinunciare alla bench\u00e9 minima strategia di politica economica. Un tacito accordo per evitare il conflitto che ha portato a scaricare sul debito crescente le contraddizioni che oggi ereditiamo, peggiorate e sclerotizzate dalla gabbia d\u2019acciaio del vincolo esterno e della inflessibilit\u00e0 della valuta unica. Siamo gi\u00e0 dentro l\u2019euro e l\u2019Europa che torna poi, nell\u2019ultima lezione, con una spiegazione minuziosa, della politica BCE \u2013 Draghi, le sue lentezze, la sua timidezza, la sua cautela dovuta alle pressioni tedesche, la sua incerta efficacia, figlia come sempre di un sistema di idee che, anche al di l\u00e0 di diverse preferenze teorico-ideologiche, pi\u00f9 che altro ha ormai dato ampiamente prova di non funzionare, di non poter conseguire i risultati attesi e dichiarati.<\/p>\n<p>Cesaratto non la vede bene. Stante che una unione intorno ad una moneta senza una unioni di stati \u00e8 palesemente un assurdo sotto tutti i punti di vista, \u00e8 proprio questa unione di stati ad esser impossibile rendendo quindi l\u2019assurdit\u00e0 permanente e senza sbocco. Vince cos\u00ec la predizione di Hayek di un federalismo leggero unica mediazione possibile ed accettabile per entit\u00e0 troppo disomogenee, un massimo comun divisore davvero minimo. Minimo ma comunque in grado di espropriare l\u2019oggetto del contendere democratico, il conflitto distributivo. Si rimane cos\u00ec nell\u2019impasse del triangolo divergente di forze tra una irrealizzabile promessa di impossibile unione politica, \u00a0paesi periferici resistenti quanto impotenti, arroccamento teutonico in un mercantilismo egoista che non consente alcuna forma di cooperazione organica. Impasse che pu\u00f2 continuare a lungo prorogando l\u2019agonia fino alla definitiva dissipazione di ogni forza e resistenza o tracollare prima in una qualche crisi finanziaria fuori controllo, piuttosto che non una politica tipo Le Pen o affini. E\u2019 a questa seconda che si dovrebbe lavorare, accelerare la crisi interna al sistema in modo che auto-imploda permettendo cos\u00ec di sgombrare il campo e volgerci al dopo. Dopo sul quale -per\u00f2- sarebbe il caso di cominciare a chiarirsi le idee. Chiarimento a cui le sei lezioni di Cesaratto portano un ottimo e propedeutico contributo di conoscenze necessarie per il pubblico dibattito.<\/p>\n<p>====<\/p>\n<p>La parabola complessiva del pensiero economico occidentale moderno sembra esser passata dalla produzione di parole in rapporto alla realt\u00e0, alla produzione di meno parole e pi\u00f9 numeri che per\u00f2 hanno gradatamente perso il contatto con la realt\u00e0. La fuga dal pericolo ideologico e l\u2019inseguimento degli standard oggettivo-scientifici da \u201cscienza dura\u201d<em>dell\u2019economics <\/em>ha prodotto una paradossale ideologia para-scientifica, una \u201cideologia dura\u201d. La cessione di sovranit\u00e0 del pensiero politico a questa ideologia dura, ha fatto perdere alla politica la funzione di gestione dello scontro per la ridistribuzione, lasciando contendibili (e facilmente concessi) i soli diritti civili. Scontando la evidente mancanza di una vera teoria dello Stato in Marx, la sinistra internazionalista ha finito con l\u2019imboccare una vaga e confusa vocazione cosmopolita (un vecchio retaggio addirittura del pensiero stoico), porgendosi cos\u00ec idealmente prona e di supporto\u00a0 ai vari salti di intensit\u00e0 della globalizzazione rampante.<\/p>\n<p>Per quanto Cesaratto insista anche nella nota finale dell\u2019Epilogo, sul fatto che la teoria neo-classica dominante vada attaccata proprio al suo interno, nei suoi meccanismi che sarebbero sbagliati sul piano logico-empirico e mostri un certo fastidio per gli approcci eterodossi (ad esempio neo-keynesiani) che sembrano introdurre altri punti di vista, \u201csoggettivi\u201d o \u201cmorali\u201d, il mondo eterodosso \u00e8 ben pi\u00f9 ampio e variegato. Oltre ai citati da Cesaratto ( tra cui anche Kalecki, List, Myrdal), egli stesso \u00a0riconosce che \u201cun esito \u00e8 una combinazione di molteplici cause\u201d. Sia quindi per spiegare i sistemi di idee, sia per spiegare i loro effetti storici che non sempre discendono linearmente da questi sistemi analitici, sia per riformulare i concetti economici, nonch\u00e9 per ripristinare un pensiero organico e concreto che includa la politica, ed a proposito di vincolo estero, tramite la geoeconomia anche la geopolitica, forse pu\u00f2 esser utile dare anche uno sguardo pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Poco tempo fa, ho letto \u201cEconomia. Istruzioni per l\u2019uso\u201d di Ha-Joon Chang (il Saggiatore,<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2016\/09\/economia_pc.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4813 alignright\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2016\/09\/economia_pc.jpg?w=213&amp;h=300\" alt=\"economia_pc\" width=\"213\" height=\"300\" \/><\/a>Milano, 2015) di cui gi\u00e0 recensimmo un libro (<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2012\/12\/17\/come-ti-smonto-il-neoliberismo-in-23-mosse-recensione-di-c-wolff\/\">qui<\/a>) che insegna Economia dello sviluppo a Cambridge. Anche il coreano appartiene alla plurale e variegata pattuglia degli eterodossi, una definizione che gi\u00e0 in s\u00e9 la dice lunga sullo stato dogmatico del pensiero economico dominante contemporaneo che mutua le categorie dalla teologia. Ha-Joon Chang \u00e8 un economista istituzionale (Veblen, Connors, Galbraith, ma alcuni adepti di questa scuola inseriscono anche Marx nelle fondazioni) che ci parla anche degli sviluppisti, degli austriaci, dei schumpeteriani come i keynesiani in versione anche \u201cneo\u201d (prefisso che assieme a \u201cpost\u201d spadroneggia nelle pigre classificazioni tardo-novecentesche), dei comportamentali e sperimentali (e dei neuroeconomisti) oggi in grande ascesa, mentre la vasta trib\u00f9 eterodossa si arricchisce anche dei termo-bio-ecologisti e degli evoluzionisti (<a href=\"http:\/\/evonomics.com\/\">qui<\/a>, un sito interessante da seguire a riguardo) in un pluralismo di approcci che si allarga viepi\u00f9 all\u2019antropologia, la sociologia, la geo-storia, varie forme delle varie versioni di teorie critiche, l\u2019ecologia e financo il femminismo. \u201cLa realt\u00e0 economica \u00e8 complessa e non pu\u00f2 essere analizzata per intero con una singola teoria\u201d dice Ha-Joon (pg.429). Il bilancio da contendersi nel conflitto della distribuzione come nota Cesaratto stesso, deve fare i conti con il suo ammontare generale nell\u2019economia-Paese, spesso dipendente dal livello di sviluppo tecnologico, di innovazione e competitivit\u00e0, \u00a0di relazione con l\u2019estero, di sostenibilit\u00e0 ambientale, di divisione internazionale del lavoro, di sostenibilit\u00e0 finanziaria e monetaria, di equilibrio e compromesso tra regole economiche e regole socio-politiche che non sembrano accordate naturalmente tra loro. I rapporti tra dinamica e stabilit\u00e0, tra equit\u00e0 ed ecologia, tra novit\u00e0 e variet\u00e0, tra resilienza e potenza, tra dimensione delle economie nazionali e vastit\u00e0 dell\u2019ambito dei mercati planetari o di quelli che si formano regionalmente pur sempre inter-nazionali, nonch\u00e9 le decisioni tra quanto essere totalmente \u201caperti\u201d o parzialmente \u201cchiusi\u201d nella circolazione finanziaria come in quello dello scambio commerciale, non sono decisioni tecniche ma prettamente politiche. Altres\u00ec non sono decisioni basate su leggi ma su ipotesi per quanto corroborate da logica razionalit\u00e0 ed un minimo di verifica empirica, ipotesi plurali, ipotesi basate su questioni che mostrano effetti intrecciati e non lineari, complessi.<\/p>\n<p>Solo una democrazia di cittadinanza attiva pu\u00f2 farsi carico del dialogo tra queste opzioni e decidere consapevolmente cosa ritenere imprescindibile e quali prezzi pagare per queste imprescindibilit\u00e0, stabilire i fini e farne conseguire i mezzi. L\u2019economia \u00e8 un intricato sistema di ampolle e tubi la cui capienza idraulica \u00e8 ben maggiore del liquido che effettivamente vi circola, il suo \u201cpu\u00f2 essere\u201d pi\u00f9 ampio del suo \u201cessere\u201d. Si tratta quindi di decidere, decidere quanto liquido \u00e8 necessario, quanto costa averlo, dove e come produrlo, quanto \u00e8 opportuno che circoli ed a che velocit\u00e0, dove ristagni e dove cada a pioggia, irrorando chi, quando ed in quali quantit\u00e0. Viepi\u00f9 oggi che limiti ambientali e limiti geopolitici, \u00a0limiti sconosciuti ai tempi in cui i fondamenti delle principali teorie economiche vennero piantati, premono con diversa forza ed urgenza su questa complessit\u00e0 idraulica. Viepi\u00f9 oggi che il dominio dell\u2019ideologia dura che domina la disciplina, ha prodotto il massimo di diseguaglianza ed il massimo di paralisi economica che altro non sono che due facce della stessa medaglia, l\u2019asimmetria che concentra il liquido in un sistema che fa di tutto il mondo un mercato e nel sottosistema di riproduzione finanziaria che pi\u00f9 che ampolle, usa\u00a0bolle.<\/p>\n<p>Riagganciando dunque la politica all\u2019economia, ben vengano quindi le lezioni dei nostri professori e speriamo che dall\u2019altra parte, non alunni ma cittadini, sentano l\u2019urgenza di capire meglio su cosa debbono decidere e pretendano poi l\u2019essenziale sovranit\u00e0 di queste decisioni e responsabilit\u00e0 degli effetti che comportano. Ma ben venga anche una nuova comunit\u00e0 intellettuale critica e pur plurale negli approcci, che corroda il dominio ideologico del pensiero unico aprendo ad un nuovo uso pubblico ed argomentativo della ragione economica. Anche questo \u00e8 decisivo per l\u2019 \u201cadattamento\u201d all\u2019Era Complessa.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2016\/09\/16\/eterodossi-di-tutto-il-mondo-unitevi\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2016\/09\/16\/eterodossi-di-tutto-il-mondo-unitevi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIERLUIGI FAGAN Il fine del libro di Cesaratto \u00e8 condividere conoscenza economica per una pi\u00f9 democratica partecipazione politica ai destini del tempo che ci \u00e8 toccato in sorte da vivere. 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