{"id":18737,"date":"2016-10-10T00:58:56","date_gmt":"2016-10-09T22:58:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=18737"},"modified":"2016-10-10T00:58:56","modified_gmt":"2016-10-09T22:58:56","slug":"il-declino-italiano-unipotesi-di-lavoro-a-partire-da-cesaratto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=18737","title":{"rendered":"Il declino italiano: un&#039;ipotesi di lavoro a partire da Cesaratto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>SIMONE GARILLI (FSI Lombardia)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la nostra produttivit\u00e0 ristagna da lungo tempo? Dov&#8217;\u00e8 l&#8217;origine del nostro declino? \u00c8 davvero tutta colpa dell&#8217;euro? A queste domande di un ipotetico studente, Sergio Cesaratto risponde <a href=\"http:\/\/www.imprimatureditore.it\/index.php\/2016\/08\/25\/sei-lezioni-di-economia\/\">nel suo ottimo manuale di economia<\/a>. La risposta \u00e8 articolata, ed \u00e8 bene scomporla commentandola insieme pezzo per pezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Per l&#8217;Italia ciascuno di noi avr\u00e0 la sua lista preferita di cause, fra le quali il difettoso carattere nazionale sar\u00e0 probabilmente in testa [&#8230;] ma questa linea di ragionamento ci porterebbe in terreni troppo lontani e malfermi; vale piuttosto la pena tracciare un&#8217;ipotesi interpretativa pi\u00f9 concreta, anche se a questo stadio non \u00e8 pi\u00f9 di un&#8217;ipotesi di lavoro. L&#8217;ipotesi \u00e8 che il Paese abbia cercato di sedare il conflitto sociale, la cui manifestazione \u00e8 stata un tasso di inflazione relativamente pi\u00f9 elevato dei concorrenti e una finanza pubblica malgovernata, attraverso un vincolo estero pi\u00f9 stretto. Questo accade dapprima con lo SME, una volta che adottare certe misure vincolistiche non sembr\u00f2 pi\u00f9 &#8220;atto sedizioso&#8221;, e poi con l&#8217;euro [&#8230;]<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ipotesi di lavoro, quindi, \u00e8 ambiziosa: non il debito pubblico, non l&#8217;incapacit\u00e0 della classe dirigente e l&#8217;insufficiente apertura al mercato mondiale, ma proprio l&#8217;adesione acritica alle logiche e alle norme di questo stesso mercato sono all&#8217;origine della decadenza italiana, in particolare a partire dalla fine degli anni Settanta. Nel 1979 infatti l&#8217;Italia aderisce al Sistema Monetario Europeo (SME), legando il tasso di cambio della lira a quello delle principali valute europee, con limitate possibilit\u00e0 di oscillazione rispetto ai rapporti di cambio prefissati. Questa decisione politica provoca l&#8217;ultimo sussulto del PCI, gi\u00e0 normalizzato dal &#8220;compromesso storico&#8221;, come sostiene a pi\u00f9 riprese Cesaratto. L&#8217;adesione allo SME segue anni di inflazione in doppia cifra, e risponde in effetti proprio alla necessit\u00e0 politica di ridurre e stabilizzare l&#8217;inflazione. Secondo la vulgata eterodossa l&#8217;inflazione, di per s\u00e9, non \u00e8 un male, e lo stesso Cesaratto accenna nel suo testo al &#8220;tiro alla fune&#8221; dell&#8217;economista americano Albert Hirschman: se l&#8217;inflazione corre \u00e8 perch\u00e9, in un modo o nell&#8217;altro, i lavoratori stanno giocando la loro partita contro il capitale privato, che tende all&#8217;estrazione del maggiore plusvalore possibile. Un alto tasso di inflazione deriva dal tentativo dei capitalisti di proteggere il tasso di profitto dall&#8217;erosione provocata dall&#8217;aumento dei salari nominali. L&#8217;inflazione, inoltre, \u00e8 l&#8217;incubo del creditore, che in generale corrisponde al capitalista, non al lavoratore. Due ottimi motivi, dal punto di vista del capitale privato, per disinflazionare l&#8217;economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il florido tasso di inflazione, quindi, \u00e8 il segnale di un conflitto sociale che in Italia risulta essere particolarmente acuto per tutti gli anni Sessanta e che raggiunge il suo apice nel 1969 e negli anni successivi, fino a quando i sindacati riprendono il controllo del movimento operaio e lo indirizzano sulla strada di un riformismo via via meno conflittuale. Le due crisi petrolifere mondiali (1973 e 1979) esasperano il tiro alla fune e convincono la grande borghesia nazionale a interrompere la ricreazione, passando al contrattacco. Ma la spiegazione inflazionistica dello SME non soddisfa del tutto. Il punto non sta solo nei salari nominali e nella crisi petrolifera, se \u00e8 vero che con la &#8220;scala mobile&#8221; e la manipolazione del cambio la politica poteva reagire agli shock interni (salari) ed esterni (aumento del prezzo delle materie prime) garantendo alti salari e alti profitti. La ragione della controrivoluzione borghese, semmai, sta nella natura di quel conflitto, che non produceva solo aumenti salariali (nominali e reali), ma anche progressi della classe lavoratrice sul come, sul quanto e sul cosa produrre. Cesaratto cita, a proposito, le conquiste della FLM, la federazione unitaria dei metalmeccanici che arriv\u00f2 a chiedere, nel 1975, il controllo sindacale sugli investimenti industriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla natura sovversiva di questo conflitto deriva quindi la decisione di rinforzare il vincolo estero (che in certa misura \u00e8 ineliminabile, se \u00e8 vero che qualsiasi Stato nazionale si pu\u00f2 definire tale perch\u00e9 deve rapportarsi con altri Stati nazionali di diversa struttura, potenzialit\u00e0 e risorse); lo SME cala come una ghigliottina sulla fune di Hirschman e costringe le rappresentanze politiche e sindacali dei lavoratori ad abbassare la cresta anche sulla qualit\u00e0 del lavoro e della produzione, pena un maggior indebitamento estero e maggiori oneri finanziari sul debito pubblico contratto con gli investitori stranieri. Lo SME, come l&#8217;euro vent&#8217;anni dopo, lungi dall&#8217;esser stato un errore tecnico, va altres\u00ec interpretato storicamente come un preciso e ragionato &#8220;metodo di governo&#8221; del conflitto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto politico, per\u00f2, sta tutto in una domanda: perch\u00e9 la classe borghese ha avuto la forza di imporre lo SME disinteressandosi delle proteste formali del Partito Comunista?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cesaratto parla, in questo senso, di &#8220;occasione persa&#8221; da parte del Partito Comunista e di tutte le forze progressiste (dal Psi alla corrente sociale della Democrazia Cristiana). Negli anni Sessanta, infatti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>[&#8230;] le minacce di golpe di cui si sent\u00ec per la prima volta parlare e che rimasero a lungo una spada di Damocle sulla democrazia italiana, pose[ro] fine a queste velleit\u00e0 riformiste [&#8230;] Il centro-sinistra di limit\u00f2 ad assecondare la ripresa di un modello di crescita largamente disordinato, mentre la programmazione economica, l&#8217;idea di guidare lo sviluppo, si trasform\u00f2 nel famoso libro dei sogni. Si svilupp\u00f2 piuttosto la gara tra Dc e Psi nell&#8217;occupare centri di potere, corrompendo quel motore di modernizzazione industriale che furono le Partecipazioni statali , le imprese pubbliche industriali e bancarie sino ad allora guidate da lungimiranti commis d&#8217;Etat<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora che al conflitto sociale si and\u00f2 incontro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>[&#8230;] cercando di accontentare un po&#8217; tutti, fra l&#8217;altro aumentando la spesa, ma non le imposte. Lo SME e il divorzio Tesoro-Banca d&#8217;Italia fecero, in questa situazione, da detonatore del debito pubblico. La perdita di competitivit\u00e0 esterna dovuta al differenziale inflazionistico signific\u00f2 un minore sostegno alla crescita da parte delle esportazioni mentre, a parit\u00e0 di domanda aggregata, una maggiore quota di domanda cominciava a rivolgersi a prodotti stranieri. Una medesima domanda aggregata generava meno prodotto nazionale e dunque, a parit\u00e0 di spesa pubblica, minori entrate per fiscali per lo Stato. L&#8217;aggravio dei conti pubblici fu accentuato dagli alti tassi di interesse volti ad attirare capitali esteri [&#8230;]<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giudizio di Cesaratto sul PCI (post)berlingueriano \u00e8, in questo senso, impietoso:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Nei governi di unit\u00e0 nazionale con la DC, il Pci cerc\u00f2 la strada di alcune riforme economiche, in particolare nella politica industriale cercando di imporre politiche di indirizzo strategico (la Legge 675\/1977), misure destinate a cadere presto nel dimenticatoio<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si arriva, cos\u00ec, all&#8217;ultimo inutile sussulto comunista del 1979, quando il terreno culturale e politico dello SME era gi\u00e0 ampiamente fertile, complice anche un ingenuo europeismo e lo sdoganamento del concetto sinistro di &#8220;austerit\u00e0&#8221; da parte dello stesso Enrico Berlinguer (&#8220;un irritante moralismo verso il benessere delle masse&#8221;, lo definisce Cesaratto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che interessa, \u00e8 che da un&#8217;analisi storica e tecnica di questo tipo emerge, con le parole di Cesaratto,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>[&#8230;] un importante e relativamente inesplorato nesso causativo che va dalla ricerca di una disciplina importata alla crescita del debito pubblico (e non viceversa come nella narrazione mainstream). Il Paese entra dunque dagli anni Ottanta nell&#8217;ossessione di arrestare il peggioramento delle finanze pubbliche, che \u00e8 visto come causa degli squilibri esterni, quando non anche del differenziale inflazionistico. Si inverte cos\u00ec il nesso causativo: invece di attribuire la crescita del debito pubblico ed estero a un auto-imposto vincolo estero (sotto forma di cambi fissi), si attribuisce ogni responsabilit\u00e0 al bilancio pubblico. Le misure di aggiustamento fiscale, oltre che la perdita di competitivit\u00e0 esterna, non possono non aver nuociuto alla domanda aggregata e all&#8217;andamento della produttivit\u00e0. Mentre gli economisti tradizionali vedono la produttivit\u00e0 dipendere da fattori dell&#8217;offerta &#8211; flessibilit\u00e0 dei mercati, efficienza dello Stato e, quando va bene, da politiche di formazione e ricerca &#8211; per noi eterodossi la produttivit\u00e0 \u00e8 un fattore assai pi\u00f9 relativo alla domanda [&#8230;]<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Gli effetti di un vincolo estero autoimposto hanno finito per incidere anche sul &#8220;lato dell&#8217;offerta&#8221;, non solo su quello della domanda. Ogni esito viene dunque da cause molteplici che si alimentano a vicenda. E sulla competitivit\u00e0 ha inciso anche la comparsa di nuovi concorrenti asiatici; cos\u00ec come sulla produttivit\u00e0 la contrazione del settore pi\u00f9 moderno a favore del terziario, oltre che il mancato stimolo alla modernizzazione delle tecnologie dovuta alla disponibilit\u00e0 di mano d&#8217;opera a buon mercato, in seguito sia delle riforme del mercato del lavoro che del massiccio ingresso di forza lavoro immigrata. Enfin \u00e8 arrivato l&#8217;euro [&#8230;]<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In estrema sintesi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>[&#8230;] il Paese paga dei vincoli esterni che si \u00e8 autoimposto, in nome di una disciplina interna che non \u00e8 riuscita a realizzare con un compromesso politico che vedesse la giustizia sociale al suo centro<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto, come dice Cesaratto, \u00e8 il nesso causativo. La finanza pubblica \u00e8 insostenibile nella misura in cui le mutilazioni semi volontarie della nostra sovranit\u00e0 economica e politica la rendono tale. Sono i cambi fissi e la progressiva liberalizzazione dei movimenti di capitale a causare il raddoppio del debito pubblico sul Pil tra 1979 e 1993, dal 60% al 120%. Per quanto riguarda il &#8220;divorzio&#8221; tra Tesoro e Banca d\u2019Italia, nel 1981, si tratta pi\u00f9 che altro di una misura preventiva, che sar\u00e0 poi messa in pratica solo negli anni &#8217;90. L&#8217;esplosione del debito \u00e8 guidata dai cambi fissi, dal successivo disavanzo di partite correnti e, infine, dalla necessit\u00e0 di pareggiare la bilancia dei pagamenti via debito estero, costoso non solo per la sfiducia nei titoli italiani (sfiducia per\u00f2 causata dal vincolo estero autoimposto!), ma anche per le politiche deflattive che dal Volcker shock del 1980 si sono propagate in Europa (proprio a causa dei cambi fissi dello SME!, altrimenti potevano essere quantomeno gestite con il tasso di cambio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ipotesi di lavoro di Cesaratto sul declino italiano, accompagnata dalle precisazioni proposte in questa sede, andr\u00e0 di certo approfondita &#8220;scientificamente&#8221;, ma il dato politico sembra al riparo da ribaltoni: \u00e8 il vincolo estero il problema strutturale dello Stato nazione italiano, e il motivo per cui da quarant&#8217;anni la Carta del 1948 \u00e8 non solo disapplicata, ma anche negata e avversata dal punto di vista ideologico. Vincolo estero che a sua volta deriva, come ogni &#8216;evento&#8217; politico epocale, dal conflitto sociale nazionale e dalle gerarchie internazionali, queste ultime lasciate sullo sfondo in questa sede (come d&#8217;altronde ha deciso di fare Cesaratto, ed \u00e8 forse questo l&#8217;unico neo del suo eccellente manuale, dove si cita spesso e volentieri il mercantilismo tedesco ma mai o quasi l&#8217;imperialismo americano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;erano alternative? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidentemente s\u00ec. Il peccato originale, se vogliamo chiamarlo cos\u00ec (&#8221;lotta di classe&#8221; sarebbe pi\u00f9 rigoroso) sta nel rifiuto della grande borghesia nazionale di raggiungere un compromesso sociale di alto livello con i lavoratori. Che \u00e8 poi, in Italia, nient&#8217;altro che il compromesso nobilissimo della Costituzione del 1948. L\u2019aver rinunciato, prima o dopo, alla Costituzione, \u00e8 per\u00f2 responsabilit\u00e0 ancor pi\u00f9 delle forze non liberali, dal PCI ai gruppi e gruppetti extraparlamentari, chi perch\u00e9 insoddisfatto di un orizzonte \u2018solo\u2019 riformista, chi perch\u00e9, ormai spaventato da qualsiasi ipotesi classista e ideologicamente avverso al pluriclassismo, ha preferito un interclassismo di fatto che includesse anche forze per definizione esterne al recinto costituzionale (il grande capitale industriale privato, per sua natura proiettato oltre i confini e i vincoli della sovranit\u00e0 nazionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cesaratto si avvicina a queste conclusioni quando afferma che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>[\u2026] il Pci non \u00e8 mai stato un partito riformista, anzi il ritenerlo tale da parte della sinistra estrema italiana ha portato all\u2019equivoco esiziale per cui riformismo significa moderatismo e non avanzamento sociale e controllo del governo da parte dei partiti dei lavoratori, pur nel quadro della democrazia occidentale. Amendola vedeva nell\u2019inflazione il germe del fascismo, altro che conflitto sale della democrazia!<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 forse eccepire sul giudizio sempiterno, ma sembra difficile negare il moderatismo regressivo del Pci perlomeno a partire dagli anni Settanta; moderatismo che si \u00e8 risolto infine nell\u2019assenza totale di riforme popolari, e anzi nella sistematica perdita delle conquiste precedenti. Riformista \u00e8, nel senso pieno della parola, colui che con radicalit\u00e0 politica, talvolta estrema, ottiene cambiamenti graduali ma sostanziali. Moderato \u00e8 chi, di solito, non ottiene altro che privilegi politici personali o di partito. Che senso ha essere moderati nel perseguire i principi politici in cui si crede? Nessun senso, a meno che ci si trovi in una posizione di forza tale che \u00e8 sufficiente essere moderati per ottenere le riforme. Non era certo il caso del Partito Comunista negli anni della feroce reazione borghese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sbaglia quindi Cesaratto quando dice che l&#8217;estremismo diffuso negli anni Settanta (terrorismo rosso e nero, omicidi politici):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>\u00e8 frutto di societ\u00e0 arretrate strette fra ceti dominanti retrivi e istanze sociali frustrate<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frustrate per\u00f2 non solo e non tanto dal grande capitale nazionale e internazionale, ma dalle forze che dovevano rappresentare le classi lavoratrici e hanno smesso di farlo, consentendo al grande capitale di rifiutare la via riformista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va aggiunto per\u00f2 che l&#8217;Italia \u00e8 in ottima compagnia, se \u00e8 vero che nelle stesse democrazie liberali pacificate la diseguaglianza sociale non \u00e8 certo inferiore, anzi, e che la disciplina \u00e8 stata mantenuta per qualche decennio solo con le armi tossiche della spettacolarizzazione della politica e con l&#8217;allontanamento della stessa dai residui corpi intermedi di natura popolare (da cui anche una elevatissima e crescente astensione elettorale). Una toppa che evidentemente non pu\u00f2 durare a lungo, nonostante le droghe del credito al consumo, dei diritti civili desocializzati e del volontariato in assenza di Stato stiano contribuendo ad allungare l&#8217;agonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compito dei sovranisti \u00e8 riappropriarsi di alcune importanti verit\u00e0 intorno alla storia della nazione e del suo recente declino, traendone le necessarie implicazioni politiche. Teoria, storia e prassi procedano insieme perch\u00e9 si ripristini quella tensione sociale che ha garantito molte conquiste sostanziali, prima di una fatale rinuncia al conflitto che, se disciplinato &#8211; come lo \u00e8 simbolicamente e normativamente nella Costituzione del 1948 &#8211; \u00e8 il &#8220;sale della democrazia&#8221;<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Sergio Cesaratto, <em>Sei lezioni di economia<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia, pp. 242-243.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Ivi, p. 211.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Ivi, p. 243.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Ivi, p. 221.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ivi, pp. 243-244.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Ivi, p. 244.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Ivi, p. 245.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Ivi, p. 221.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Ivi, p. 219.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Concetto che Cesaratto evidenzia a pi\u00f9 riprese nel testo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Lombardia) Perch\u00e9 la nostra produttivit\u00e0 ristagna da lungo tempo? Dov&#8217;\u00e8 l&#8217;origine del nostro declino? \u00c8 davvero tutta colpa dell&#8217;euro? A queste domande di un ipotetico studente, Sergio Cesaratto risponde nel suo ottimo manuale di economia. La risposta \u00e8 articolata, ed \u00e8 bene scomporla commentandola insieme pezzo per pezzo. &#8220;Per l&#8217;Italia ciascuno di noi avr\u00e0 la sua lista preferita di cause, fra le quali il difettoso carattere nazionale sar\u00e0 probabilmente in testa&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":18738,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[33,34,35,27,36,37,38,39,40],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/declino-italiano.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4Sd","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18737"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18737"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18737\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18737"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18737"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18737"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}