{"id":193,"date":"2009-07-30T04:03:21","date_gmt":"2009-07-30T02:03:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=193"},"modified":"2009-07-30T04:03:21","modified_gmt":"2009-07-30T02:03:21","slug":"note-sui-doveri-degli-italiani-leggendo-un-libro-di-maurizio-viroli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=193","title":{"rendered":"Note sui doveri degli italiani: leggendo un libro di Maurizio Viroli."},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Fabio Gallese<\/strong><br \/>\n\t<strong>L&#39;Italia dei doveri di Maurizio Viroli, Collana Piccoli saggi Rizzoli, 2008.<br \/>\n\t<\/strong><\/p>\n<p>E&#39; difficile recensire questo sintetico libro (solo 157 pagine) senza cedere alla tentazione di riproporne interi stralci, o frammenti, addirittura intere pagine.<\/p>\n<p>La tentazione di risolvere in questo modo il problema di sintetizzarne il contenuto &egrave; grande.<br \/>\n\tA mia discolpa posso portare solo la chiarezza e la linearit&agrave; dell&#39;esposizione da parte dell&#39;Autore, che mostra sin dalle prime pagine, senza remore e senza peli sulla lingua, il tenore dell&#39;opera e pone in continuo all&#39;attenzione del lettore il problema cardine del libro: l&#39;assoluta mancanza di una crescita culturale degli italiani verso la maturit&agrave; come cittadini.<br \/>\n\tL&#39;Italia dei doveri, si legge nel libro, &egrave; erroneamente posta in contrasto con l&#39;Italia dei diritti, faticosamente raggiunti ed in rapida dissoluzione; in nessun modo viene fatto comprendere al cittadino una realt&agrave; banale, ma fondamentale: non vi &egrave; diritto senza un dovere corrispondente &quot; .. perch&eacute; credo sia chiaro come il sole che una societ&agrave; democratica formata da cittadini persuasi di avere soltanto diritti degenera nel dominio dei prepotenti sui deboli, dei furbi sugli onesti, dei dissennati sui saggi&quot; (pag.10) .<\/p>\n<p>Sempre dalla stessa pagina, il programma dell&#39;opera espresso nella sua massima sintesi: senza doveri non vi &egrave; libert&agrave;. <br \/>\n\tL&#39;opinione diffusa &egrave; che la vita sia solo godimento di diritti, e tale opinione &egrave; stata cos&igrave; abilmente propalata tra tutte le classi ed i ceti che qualsiasi richiamo al dovere fa classificare&nbsp; colui che opera questo richiamo come moralista, epiteto che diviene una colpa agli occhi dei nostri concittadini, colpa&nbsp; peggiore dell&#39;essere ladro, mafioso,&nbsp; corrotto o bugiardo.<br \/>\n\tLa nostra epoca &egrave; stata chiamata ed a buona ragione l&#39;et&agrave; dei diritti, poich&eacute; dal 1791 al 1948 un numero sempre maggiore di uomini e donne ha potuto vivere sotto la protezione di diritti civili, politici, sociali. Tutti questi progressi sono stati difficili, pagati a caro prezzo da tanti che abbiamo dimenticato; ma per essere tali questi diritti hanno bisogno del senso del dovere ossia del rispetto delle regole e dei principi di natura morale che sottendono e sostengono questi diritti.<br \/>\n\tIl senso del dovere, purtroppo, come ampiamente illustrato nell&#39;opera, non pu&ograve; nascere e crescere per imposizione coatta, ma vive solo per profonda convinzione di coscienza.<\/p>\n<p>Senza questa convinzione, in ogni campo della vita civile sar&agrave; impossibile progredire, perch&eacute; nella sfiducia reciproca non vi &egrave; collaborazione, e senza collaborazione non vi &egrave; progresso.<\/p>\n<p>Che la libert&agrave; sia profondamente connaturata ai doveri autoimposti &egrave; magnificamente esposto a pagina 26 dell&#39;opera, da cui per brevit&agrave; cito un solo periodo: &quot;operare per i principi che noi ci siamo dati &egrave; la pi&ugrave; alta forma di libert&agrave;, quella di chi &egrave; padrone di se stesso e non obbedisce ad altri che a s&eacute; stesso&quot;.<\/p>\n<p>Doveri ed obblighi giuridici possono non essere coincidenti e nel momento in cui divengono confliggenti deve compiersi una scelta di coscienza, altrimenti si rischia di divenire complici&nbsp; di regimi mostruosi e delle loro nefandezze.<br \/>\n\tL&#39;autore chiarisce con il bellissimo esempio di Carlo Rosselli, da un lato, e degli &quot;inconsapevoli&quot; complici degli orrori nazisti della seconda guerra mondiale, dall&#39;altro: da un lato, la disobbedienza per adesione ad una diversa visione del mondo scaturente dalle proprie convinzioni, che portano ad affrontare l&#39;esilio, il carcere, la morte per rispettare, con dignit&agrave;, le proprie scelte morali; dall&#39;altro, la supina obbedienza agli obblighi legali: la tesi dell&#39;adempimento di un obbligo giuridico appariva ed appare una argomentazione priva di forza, una mera finzione, una foglia di fico troppo piccola per coprire l&#39;enormit&agrave; del fatto commesso &quot;obbedendo agli ordini&quot;.<\/p>\n<p>Questa libert&agrave; individuale di coscienza &egrave; sempre frutto di un travaglio interiore non agevole che si percorre in solitudine, un attraversamento del deserto della propria coscienza che non delega le decisioni morali ad altri, non accetta n&eacute; scorciatoie n&eacute; ideali precotti e preconfezionati.<br \/>\n\tL&#39;opera stimola la riflessione del lettore su questo punto.<\/p>\n<p>Ricondotta la situazione di scarsa moralit&agrave; e scarsa responsabilit&agrave; del cittadino italiano medio a questa cronica mancanza di responsabilit&agrave; e di senso del dovere, interrogandosi sulle sue origini, due sono i casi che ci si possono porre.<br \/>\n\tNell&#39;uno, si pu&ograve; ipotizzare che l&#39;italiano sia privo di responsabilit&agrave; e del conseguente senso del dovere ad essa collegato per la mancanza della capacit&agrave; di infliggersi una sofferenza morale necessaria a questa crescita interiore; tale capacit&agrave; esce per&ograve; allo scoperto quando fattori esterni (guerre, carestie, regimi, catastrofi) costringono l&#39;amorfo cittadino a fare i conti con la propria coscienza, attuando nei fatti quel passaggio obbligato nelle proprie motivazioni profonde, senza vie di fuga, che lo costringono a crescere moralmente.<\/p>\n<p>L&#39;alternativa &egrave; ammettere che ogni ordinamento faccia di tutto affinch&eacute; l&#39;italiano si allontani da ogni fonte di riflessione profonda, quasi si temesse una adesione cosciente alle scelte politiche del periodo, ma che la realt&agrave; spesso si sia beffata anche del pi&ugrave; astuto dei demiurghi ed abbia posto gli italiani di fronte a scelte non rimandabili, inevitabili, gravide di conseguenze.<\/p>\n<p>Gli esempi potrebbero essere molteplici ma in due periodi storici, il risorgimento e la resistenza, di fatto non fu possibile per ogni italiano non fare una scelta di campo, perch&eacute; in quei casi l&#39;opzione di&nbsp; non impegnarsi li avrebbe fatti divenire bersaglio di entrambe le parti in conflitto.<br \/>\n\tQuesto non vuol dire che vi fossero solo due parti, semplificazione storicamente impossibile, n&eacute; che tutti aderirono nelle medesime forme.<\/p>\n<p>In entrambi i periodi storici nei due schieramenti vi erano posizioni diverse fra loro, fratture ampliate in seguito negli schieramenti poi risultati vittoriosi, ma fondamentalmente nessuno pot&eacute; rimanere neutro.<\/p>\n<p>Dobbiamo riporre le nostre speranze nell&#39;aggravamento della crisi economica?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n\tIn effetti questa crisi economica potrebbe avere l&#39;effetto di spingere anche i pi&ugrave; riluttanti all&#39;impegno, anche i pi&ugrave; &quot;distratti&quot;, anche i pi&ugrave; pigri a riflettere sulle loro condizioni effettive di vita, e spingerli a prendere posizione come non avrebbero mai fatto prima.<\/p>\n<p>Per l&#39;applicazione ai propri doveri ogni uomo ha bisogno di coltivare le virt&ugrave; del coraggio, dello sdegno, della carit&agrave; civile.<br \/>\n\tE queste virt&ugrave; costano.<\/p>\n<p>Per provare sdegno si deve avere la forza di voler conoscere le verit&agrave;, anche quelle scomode o imbarazzanti, che ci tolgono certezze. Solo dopo aver assolto l&#39;onere di informarsi a fondo, onere che costa tempo, fatica e dubbi, che mette in discussione le verit&agrave; di fede, di ideologia in cui ci siamo formati (ma che non necessariamente devono essere ripudiate) si pu&ograve; provare sdegno, e non rabbia cieca, acefala, indistinta.<\/p>\n<p>Lo sdegno per le pessime condizioni attuali, per l&#39;ingiustizia subita da noi o da altri, vicini o lontani,&nbsp;&nbsp; sull&#39;immoralit&agrave; sistematica, ha senso solo se viene da una riflessione critica in cui i valori di riferimento non posano essere messi in secondo piano da interessi di partito, da dogmi di fede, da ideologie le pi&ugrave; varie che pretendono di coltivare quei doveri, ma che immancabilmente impongono, in caso di conflitto, che il valore morale ceda all&#39;interesse, al dogma, all&#39;ordine di partito.<\/p>\n<p>Pu&ograve; l&#39;amor di patria sovrastare i valori morali espressi dalla costituzione?<br \/>\n\tSecondo il nostro ragionamento no, ma viviamo nella nazione di Gladio, dei servizi segreti deviati,&nbsp; della strage di Ustica, in cui l&#39;&quot;interesse&quot; della politica nazionale ha sacrificato i diritti sacri dei cittadini.<br \/>\n\tL&#39;unico presidio serio contro molte malattie sessualmente trasmissibili rimane il contraccettivo, la ricerca sulle cellule staminali &egrave; la frontiera della medicina moderna, il divorzio &egrave; palesemente il male minore rispetto ai delitti ed alle violenze in famiglia, ma l&#39;adesione ai dogmi della chiesa cattolica impedisce a molti di esprimersi liberamente su questi ed altri punti di attrito, anzi, periodicamente vengono bandite campagne per limitare i diritti acquisiti in contrasto alle dottrine di fede.<\/p>\n<p>Qui non si vuole parlare di relativismo religioso, ma &egrave; chiaro che i canoni ermeneutici con i quali i gruppi religiosi vedono la realt&agrave; non solo sono diversi tra loro ed in pieno contrasto, ma anche mutevoli, per cui non sono valori di riferimento che possono coinvolgere tutti i cittadini, o meglio,&nbsp; il popolo che forma una nazione.<br \/>\n\tInfatti, una delle maggiori motivazioni esplicite di guerre pi&ugrave; o meno ufficialmente riconosciute &egrave;&nbsp; il contrasto di fedi religiose, o, pi&ugrave; precisamente, il contrasto tra dogmi di fede contrastanti.<\/p>\n<p>Di conseguenza questi dogmi di fede non possono essere terreno comune di formazione delle coscienze del popolo, perch&egrave; dividono e non uniscono, sin quando i controllori della dottrina ufficiale delle varie confessioni religiose valorizzeranno solo i principi etici tesi alla supremazia ed al conflitto e continueranno a rinnegare i principi solidaristici presenti nelle religioni (tutte le religioni).<\/p>\n<p>Dopo la conoscenza e lo sdegno, ci vuole il coraggio di agire, anche contro i propri &quot;interessi&quot;, o meglio quello che altri vorrebbero fossero i nostri interessi, o che affermano siano i nostri interessi.<br \/>\n\tAgire nel mondo moderno sembra facile, nell&#39;era in cui l&#39;uomo &egrave; andato sulla Luna.<br \/>\n\tAl contrario, una parte del popolo del pianeta potrebbe agire ma viene tenuto in stato di delirio onirico ad occhi aperti.<\/p>\n<p>L&#39;altra parte, la maggioritaria, sopravvive e non vive, deve preoccuparsi di soddisfare i propri bisogni primari, ma quando pu&ograve;, agisce con coraggio: il coraggio della rivolta, il coraggio dell&#39;emigrazione.<\/p>\n<p>Per tutti quelli che potrebbero pensare che l&#39;emigrazione possa essere considerata una risposta debole alla violazione dei diritti faccio notare che tre sub continenti sono stati popolati con l&#39;emigrazione di chi, in posizione succube in regimi assolutistici, ha &quot;votato con i piedi&quot; cercando migliori condizioni di vita fuori dal luogo in cui &egrave; nato e cresciuto, con sofferenza, pazienza e fede nei propri valori.<\/p>\n<p>Che, per l&#39;appunto, sono identici in Alaska e Sudan, Patagonia e Tonga, in tutto il mondo.<br \/>\n\tGli individui di tutto il mondo, riconoscendo l&#39;altro come proprio simile, sviluppano metodi di convivenza basati sulla solidariet&agrave;, base della convivenza civile e della collaborazione, e su questa base sviluppano i medesimi valori a tutte le latitudini o longitudini.<\/p>\n<p>Quando alcuni individui o gruppi, partendo da posizioni egemoniche, negano per il proprio interesse questi valori, nascono i conflitti.<\/p>\n<p>Nel mondo attuale gli interessi sono globali, e cos&igrave; divengono globali i conflitti.<\/p>\n<p>Solo recuperando i valori di civile convivenza, che non necessariamente sono i valori oggi propagandati dalle &quot;democrazie occidentali&quot;, dagli spacciatori di democrazia&nbsp; a pagamento, ma sono quelli presenti in tutte le culture quali l&#39;accoglienza dell&#39;altro, la cooperazione, il rispetto della dignit&agrave; e dell&#39;opera altrui, solo per citare i pi&ugrave; macroscopici, si potr&agrave; salvare questa umanit&agrave; dall&#39;autodistruzione.<\/p>\n<p>Il senso del dovere &egrave; l&#39;intima&nbsp; coscienza della sussistenza e dell&#39;importanza di praticare e difendere&nbsp; questi valori per se stessi, le proprie famiglie e, riconoscendo gli altri uguali a noi, per tutti.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n\tNon &egrave; mai troppo tardi, ma prima si parte prima si potr&agrave; arrivare.<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Fabio Gallese L&#39;Italia dei doveri di Maurizio Viroli, Collana Piccoli saggi Rizzoli, 2008. 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