{"id":1981,"date":"2010-09-23T18:52:34","date_gmt":"2010-09-23T17:52:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1981"},"modified":"2010-09-23T18:52:34","modified_gmt":"2010-09-23T17:52:34","slug":"nostalgia-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1981","title":{"rendered":"Nostalgia del presente"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><strong><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\"> <\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">di <strong>Vitaliano Trevisan<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">fonte <a href=\"http:\/\/ilmanifesto.it\">Il manifesto<\/a> (29 agosto 2010)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Non ho ricordi di un periodo che non fosse di crisi. Come scrive Carlo Michelstaedter nel \u00abDialogo della salute\u00bb, riferendosi alla macchina sociale che costantemente cigola in tutte le sue commessure, ma non per questo si sfascia, \u00e8 possibile, anzi probabile, ma per quanto mi riguarda: \u00e8 certo, che si tratti davvero del modo suo di essere, cio\u00e8 del modo di essere di quel sistema globale di cui, volenti o nolenti, dobbiamo accettare di far parte. Sistema globale che \u00e8 comunque e inevitabilmente composto di sottosistemi particolari legati, e nel nostro caso, cio\u00e8 Veneto, cio\u00e8 parte integrante del cosiddetto nord-est, strettamente legati, a un determinato territorio. Sembra una banalit\u00e0. Lo \u00e8. Ma, allo stato attuale dell&#8217;arte, il grado di inquinamento semantico \u00e8 tale che, almeno per chi scrive, niente pu\u00f2 essere considerato ovvio, n\u00e9 tanto meno logico, n\u00e9, tanto pi\u00f9 meno ancora, naturale. Tanto pi\u00f9 meno ancora: non so se l&#8217;espressione sia corretta, ma mi sembra in qualche modo attinente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Comunque, circa venticinque anni da lavoratore dipendente, nel corso dei quali l&#8217;autore di questo scritto ha cambiato frequentemente lavoro e ditta, pur non lasciando mai, se non occasionalmente, la periferia diffusa del nord-est nella quale si \u00e8 ritrovato a nascere, ebbene se questa mia prima vita da lavoratore dipendente mi ha insegnato qualcosa, \u00e8 che un&#8217;impresa, piccola o grande che sia, per definirsi sana, almeno da queste parti, deve essere oberata di lavoro, cio\u00e8 essere in crisi per il troppo lavoro; cosa che mi metteva costantemente in crisi, visto che non sono mai stato disposto a fare pi\u00f9 di cinque, massimo dieci ore di straordinario alla settimana, laddove i miei colleghi, e spesso anche i miei datori di lavoro, arrivavano tranquillamente al doppio e perfino al triplo. Niente da stupirsi che abbia cambiato cos\u00ec tante ditte: anche dove mi trovavo bene, come si dice, prima o poi il dilemma si ripresentava, anzi: l&#8217;offerta di un innalzamento di livello, che mi veniva presentato come un premio, comportava sempre un aumento del volume di lavoro decisamente fuori proporzione, almeno ai miei occhi, rispetto all&#8217;aumento dello stipendio, ma compensato, agli occhi della controparte, dalla possibilit\u00e0 &#8211; ed era questo il vero premio, di fare tutti gli straordinari che avessi ritenuto opportuno, naturalmente pagati in nero. Del resto, come mi disse un amico imprenditore, il sistema economico veneto si basa sull&#8217;evasione fiscale e sullo sfruttamento; e il piccolo imprenditore veneto sfrutta prima di tutto s\u00e9 stesso. Personalmente, premesso che lo sfruttamento di s\u00e9 stessi non \u00e8 condizione sufficiente a legittimare lo sfruttamento altrui, ho la netta impressione che sia il sistema economico nel suo complesso a fondarsi su questo; e per quanto riguarda il cosiddetto nord-est, sempre sulla base dell&#8217;esperienza personale, mi spingo a dire che, da queste parti, l&#8217;operaio, o, pi\u00f9 in generale, il lavoratore dipendente, accetta e assume, rispetto a s\u00e9 stesso, il medesimo atteggiamento, rendendosi, addirittura con entusiasmo, sfruttabile, sfruttandosi di fatto, esattamente come il padrone da cui dipende, in prima persona &#8211; naturalmente, quanto appena enunciato non vale per i dipendenti pubblici; a meno che questi, come spesso e volentieri accade, appena smessi i panni di pubblici dipendenti, ma spesso senza alcun bisogno di smetterli, non svolgano attivit\u00e0 in proprio. Ah questo entusiasmo per il lavoro che, a differenza della maggior parte dei miei conterranei, mi ha sempre fatto difetto, creandomi tali e tanti problemi, da costringermi a una mobilit\u00e0 in netto anticipo sui tempi.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">In definitiva, e a parte i problemi personali, per troppo lavoro, o per troppo poco, o semplicemente per mancanza di crescita &#8211; stagnazione, la crisi, in termini generali, \u00e8 sempre stata permanente. E costante \u00e8 sempre stato anche il lamento. Raramente mi \u00e8 capitato di dire due parole di fila a un imprenditore senza che gli affiorasse alle labbra un lamento sul cattivo raccolto. Lo ammetto: la frase che precede ha qualcosa che non va. Ma se si considerano le origini contadine della testa piccolo-imprenditoriale media, non sembra pi\u00f9 cos\u00ec scorretta.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Ora per\u00f2, tornando all&#8217;attuale, si ha l&#8217;impressione che si tratti davvero di qualcosa di diverso; come se al ronzio colossale, proprio del funzionamento della macchina sociale nel suo complesso, si andassero aggiungendo dei suoni nuovi, provenienti dal profondo, e a essere in crisi fossero le fondamenta stesse della macchina. Suoni di natura cos\u00ec diversa, rispetto all&#8217;usuale panorama sonoro, che anche il peggior sordo, per quanto voglia, non pu\u00f2 fare a meno di sentire.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Da qui, io credo, il generale e percepibilissimo senso di disagio, di incertezza, di stupore, di rassegnazione, che sembra essersi diffuso anche in questo mai abbastanza cosiddetto nord-est, nel momento in cui una delle sue pi\u00f9 profonde, e radicate, e condivise certezze: la cieca fede nel lavoro, si scopre in crisi. Come per miracolo, essa, la fede, sembra non essere pi\u00f9 cos\u00ec cieca! Forse, aver voglia di lavorare non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Forse \u00e8 il lavoro, in tutti i sensi, a non essere pi\u00f9 sufficiente. Comunque non un lavoro che fa della congestione, dello spazio come del tempo, un, o forse il motore di crescita. Forse non si pu\u00f2 consumare all&#8217;infinito qualcosa di finito, ovvero: dato un territorio, non si pu\u00f2 crescere su di esso all&#8217;infinito. Forse, crescere ancora seguendo le stesse modalit\u00e0, potrebbe non essere pi\u00f9 conveniente anche sul medio e breve termine. In altre parole: per quanto le varie consuete e cicliche crisi non abbiano mancato di far sentire i loro effetti nel particolare, la tenuta del sistema non era mai stata seriamente in discussione; ora s\u00ec. Con tutta la forza di un&#8217;ovvia evidenza, il dubbio si fa strada anche in teste che sembravano del tutto impermeabili. Se non il dubbio, che per ogni presunta maggioranza sarebbe pretendere troppo, almeno un qualche disagio.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Lo si vede negli occhi, lo si sente nella voce. Il lamento, in fondo, \u00e8 lo stesso, ma lo sguardo tradisce l&#8217;inquietudine del dubbio; il tono di voce l&#8217;incertezza. Un amico mi parla di una strana malinconia che prima non c&#8217;era. Io direi piuttosto una strana nostalgia. Strana perch\u00e9 non rivolta al passato, quanto piuttosto a un presente che non si \u00e8 mai dato; una variante di quella saudade brasiliana che non ha, nella nostra lingua, un equivalente. Sentimento nuovo, complesso, difficile da definire. C&#8217;\u00e8 in esso, evidente, anche una vena di rassegnazione rispetto al presente in vero essere, che si scopre, in termini di territorio, esteriore e interiore, in gran parte irreversibile.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Del resto, accettare la realt\u00e0 non \u00e8 mai stato semplice per nessuno. L&#8217;essere umano non ama affatto la realt\u00e0; e tanto pi\u00f9 fastidio gli procura ogni rimando a essa, tanto pi\u00f9 lo si consideri in quanto essere umano organizzato, specie se in una societ\u00e0, com&#8217;\u00e8 l&#8217;attuale, che si vuole, ed \u00e8, globale, e dunque, ineluttabilmente, fluida, liquida, instabile; e perci\u00f2 stesso, malgrado gli sforzi per farla apparir tale, mai del tutto governabile; comunque mai senza inevitabili, e per molti dolorose, e per altri addirittura letali, conseguenze collaterali. Del resto, il potere \u00e8 quello che \u00e8 sempre stato. L&#8217;abito democratico, doppiopetto compreso, \u00e8 solo l&#8217;ultimo modello. Si ha addirittura l&#8217;impressione che stia andando fuori moda. Le parole, i cosiddetti valori cui i nostri politici spudoratamente e ossessivamente si richiamano, sono comunque sempre le stesse: Dio, famiglia, tradizione, sicurezza, democrazia, libert\u00e0! Parole che piacciono al popolo, parole che rassicurano. Libert\u00e0! Gli italiani non hanno mai amato la libert\u00e0. Si mettono istintivamente dalla parte del potere, e non amano affatto la libert\u00e0. L&#8217;uguaglianza forse, anche se non al livello dei francesi. E comunque il popolo non ama affatto le cose semplici, dirette, n\u00e9 il vero, n\u00e9 il semplice. Cos\u00ec, che uno sia presidente del consiglio o saltimbanco, deve sempre promettere l&#8217;impossibile. Se prometti poco il popolo si defila, ti abbandona, ti volta le spalle, ti appende per i piedi.<br \/>\nCos\u00ec si esprime un grande uomo politico in esilio, protagonista di una commedia che pochi conoscono. Inutile aggiungere che, chi scrive, sotto-scrive.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Nel frattempo il singolo, che da sempre segue regole generali, senza per questo avvertirle come tali, muta di comportamento a seconda della classe di appartenenza e della sua situazione particolare. Sensazione che il traffico sia leggermente diminuito, confermata dalla netta diminuzione degli incidenti, mortali e non; aumento dei suicidi, specie nell&#8217;ambito della categoria dei cosiddetti piccoli imprenditori; leggero calo degli affitti; aumento delle vendite di tabacco per sigarette; ritorno di mestieri quasi estinti, come il ciabattino, l&#8217;arrotino, e tutto ci\u00f2 che riguarda la piccola manutenzione, del vestiario e d&#8217;altro; un ritorno degli orti eccetera.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">Sensazione di un generale rallentamento del tempo, una specie di sospensione che determina, ed \u00e8 un effetto senz&#8217;altro positivo, una sorta di decantazione dell&#8217;astratto. Mentre si attende che la somma dei comportamenti individuali incida in quantit\u00e0 statisticamente significativa, rendendo leggibile la crisi nello specifico, l&#8217;uomo e la donna di buona volont\u00e0 fanno i propri conti e agiscono di conseguenza. Forse, fatte salve le situazioni davvero drammatiche, impoverirsi un po&#8217;, cio\u00e8 consumare di meno, in termini generali, non \u00e8 peccato. E qui c&#8217;\u00e8 molto da discutere. <strong>\u00c8 possibile rilanciare l&#8217;economia senza rilanciare un consumo che, come si \u00e8 reso evidente, finisce per consumare, a tutti i livelli, il consumatore e la terra che lo sostiene? \u00c8 possibile rendere accettabile un&#8217;idea di sviluppo che non sia per forza basata, come sinora \u00e8 stato, su una crescita incontrollata? \u00c8 possibile perci\u00f2 rinunciare a qualche ovviet\u00e0?, cio\u00e8 accettare che non tutti possano permettersi un&#8217;auto, una moto, una vacanza, il condizionatore, il prato inglese eccetera? \u00c8 possibile lavorare meno, e soprattutto: \u00e8 possibile farlo senza che tutto crolli?, o meglio prima che tutto, inesorabilmente, crolli?, e infine: \u00e8 contemplabile una prospettiva che non faccia della piena occupazione un valore cos\u00ec fondamentale?<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-family: Calibri; font-size: small;\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white; vertical-align: top; mso-outline-level: 4\"><span style=\"color: black; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-bidi-font-family: 'lucida sans unicode'; mso-fareast-language: it\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"font-family: Calibri;\">In ogni caso, partendo dal presupposto che, come si dice &#8211; ed \u00e8 un&#8217;altra sana ovviet\u00e0 &#8211; di poco si vive e di niente si muore, credo che, prima o poi, com&#8217;\u00e8 sempre stato, e ammesso di averne il tempo, di necessit\u00e0 si finir\u00e0 per fare virt\u00f9. Ma \u00e8 inutile nasconderselo: l&#8217;impoverimento generale \u00e8 una dinamica in atto; n\u00e9, dati i presupposti, \u00e8 possibile prevederne l&#8217;arco temporale. In termini di societ\u00e0, soprattutto per quanto riguarda le cosiddette classi meno abbienti, bisognerebbe forse iniziare a chiedersi se e quanto sia possibile che una vita pi\u00f9 \u00abpovera\u00bb possa essere comunque vissuta con dignit\u00e0, cio\u00e8 senza perdere il rispetto di se stessi. Compito non facile: anche gli uomini e le donne di dubbia volont\u00e0, nel frattempo, fanno i loro conti e agiscono di conseguenza. Non per niente, ed \u00e8 un altro fatto, a dispetto dell&#8217;attuale congiuntura, ci sono ricchi che, sull&#8217;impoverimento altrui, si fanno sempre pi\u00f9 ricchi, specie tra le cosiddette classi dirigenti. Ma crisi significa anche scelta. Magari, come sarebbe ora, si render\u00e0 inevitabile scegliere uomini e donne migliori. Per necessit\u00e0. Sulla virt\u00f9, com&#8217;\u00e8 risaputo da tempo immemorabile, almeno per quanto concerne le cose umane, \u00e8 bene non fare affidamento.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vitaliano Trevisan fonte Il manifesto (29 agosto 2010) Non ho ricordi di un periodo che non fosse di crisi. 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