{"id":203,"date":"2009-08-03T16:51:49","date_gmt":"2009-08-03T14:51:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=203"},"modified":"2009-08-03T16:51:49","modified_gmt":"2009-08-03T14:51:49","slug":"la-vera-posta-in-gioco-nella-guerra-in-afghanistan-e-la-cooptazione-nella-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=203","title":{"rendered":"La vera posta in gioco nella guerra in Afghanistan \u00e8 la cooptazione nella modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><span class=\"artAutore\">di Francesco Lamendola &#8211; 17\/07\/2009<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span class=\"newsSottotitolo\">Fonte: <a href=\"http:\/\/www.ariannaeditrice.it\/scheda_fonte.php?id=1\" title=\"Arianna Editrice\">Arianna Editrice [scheda fonte]<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/_hO_GaOhh0IA\/SQ-P78u2huI\/AAAAAAAAB_Y\/g3P5pgL7RiQ\/s400\/buskashi.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli esperti di geopolitica, di economia e di cose militari possono fornirci svariate ragioni per le quali l&#39;Occidente dovrebbe condurre sino in fondo la guerra in Afghanistan contro i Talebani, oppure per le quali dovrebbe ritirarsi &#8211; pi&ugrave; o meno in buon ordine -, onde evitare il ripetersi dell&#39;umiliazione subita dagli Americani in Vietnam nel 1975: opzione, quest&#39;ultima,&nbsp; che gli strateghi del Pentagono nell&#39;era Obama hanno gi&agrave; pomposamente battezzato &laquo;Exit Strategy&raquo;: un eufemismo camuffato da neologismo che, quanto a risibile incongruenza, potrebbe dare dei punti alla &laquo;non belligeranza&raquo; di mussoliniana memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, geopolitica, economia e scienza militare non possono cogliere, per loro stessa natura, che aspetti parziali e limitati della questione; e, in particolare, non hanno titolo per rispondere alla doverosa domanda di fondo &#8211; che, ovviamente, non &egrave; solo di ordine politico e sociologico, ma anche e soprattutto etico -: che cosa sono andate a fare, nelle vallate e sulle montagne dell&#39;Afghanistan, le forze armate della coalizione occidentale, pur ammaestrate dal clamoroso fallimento dell&#39;esercito sovietico fra il 1979 e il 1989?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questa domanda non possono rispondere i geopolitici, n&eacute; gli economisti e neppure gli esperti di cose militari (questi, meno di chiunque altro); ma una prima, fondamentale indicazione ci viene dal fatto, forse non abbastanza considerato sino a questo momento, che quella che si sta combattendo in Afghanistan dall&#39;ottobre del 2001 &egrave;, in assoluto, la pi&ugrave; asimmetrica fra quante se ne siano mai viste: quella fra il Paese pi&ugrave; ricco del mondo e il Paese pi&ugrave; povero del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo i dati pi&ugrave; recenti, gli Stati Uniti d&#39;America hanno una mortalit&agrave; infantile dell&#39;8% e una speranza di vita di 75 anni per gli uomini e di 80 anni per le donne; l&#39;Afghanistan, da parte sua, ha una mortalit&agrave; infantile del 257% e una speranza di vita di 42 anni per gli uomini e di 43 anni per le donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti hanno un Prodotto Interno Lordo di 12.485.725 milioni di dollari, il che vuol dire una media di 42.101 dollari a persona; l&#39;Afghanistan ha un Prodotto Interno Lordo di 7.139 milioni di dollari, pari a 199 dollari a testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli Stati Uniti hanno un tasso di analfabetismo dello 0,5%e dispongono di 5,5 medici e 3,3 posti letto ogni 1.000 abitanti; l&#39;Afghanistan registra un tasso di analfabetismo del 79,1%e dispone di 0,2 medici e 1,6 posti letto ogni 1.000 abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli Stati Uniti si contano 676 telefonini cellulari e 762 personal computer ogni 1.000 abitanti; in Afghanistan i cellulari sono 48 su&nbsp; 1.000 abitanti, e i computer sono talmente rari (e costosi) che se ne contano pochissimi, al punto che manca un censimento in proposito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&Egrave; necessario continuare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono cifre che parlano da sole e che rendono meglio l&#39;idea, nella loro nuda e impersonale oggettivit&agrave;, di quale sia realmente la posta in gioco nell&#39;odierno conflitto afghano, al di l&agrave; di tutte le belle parole d&#39;ordine occidentali come liberazione, stabilizzazione, democratizzazione, progresso, benessere e cos&igrave; via: si tratta, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno, dell&#39;ingresso a tappe forzate del Paese asiatico nel Paradiso della modernizzazione, se necessario (e lo &egrave;) a suon di bombe: pi&ugrave; o meno &laquo;intelligenti&raquo;, ma sempre con un costo altissimo per la popolazione civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, si tratta di qualche cosa di analogo alla collettivizzazione forzata delle campagne nell&#39;Unione Sovietica voluta da Stalin, ove le vittime dell&#39;operazione &#8211; dirette o indirette &#8211; furono nell&#39;ordine di svariati milioni; con la significativa differenza che in quel caso fu la classe dirigente locale a decidere di effettuare il salto brutale nelle braccia della modernit&agrave;, onde spezzare la potenziale resistenza interna dei &laquo;kulaki&raquo; e procedere all&#39;industrializzazione in tempi brevissimi; mentre qui la decisione viene dalla superpotenza americana, determinata a eliminare i fattori di potenziale destabilizzazione rispetto alla sua &laquo;pax&raquo; imperiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si dimentichi che l&#39;attacco americano del 2001 non fu lanciato, almeno inizialmente, contro l&#39;Afghanistan come nazione, ma contro un uomo solo: lo &laquo;sceicco&nbsp; del terrore&raquo; Osama Bin Laden. Strana guerra davvero: lo Stato pi&ugrave; ricco e potente del mondo &egrave; sceso in campo contro un singolo individuo, un &laquo;vecchio della montagna&raquo; che pareva uscito dalle pagine de &laquo;Il Milione&raquo; di messere Marco Polo. &Egrave; stato solo il rifiuto del mullah Omar di consegnare il fedifrago (ex alleato numero uno degli Americani proprio nello scacchiere afghano, in funzione antisovietica) a provocare l&#39;estensione indiscriminata del conflitto.<br \/>\n\tQuella estensione, tuttavia, prima o poi ci sarebbe stata comunque. Troppo povero e arretrato, troppo impermeabile ai valori (e ai capitali) dell&#39;Occidente, l&#39;Afghanistan rappresentava in se stesso una sfida alla dottrina americana dell&#39;esportazione mondiale del mercato e della democrazia; e, al tempo stesso, costituiva &#8211; e costituisce &#8211; una fonte quasi inesauribile di manovalanza per il terrorismo di matrice islamica, sempre bisognoso si innestare kamikaze e bombe umane sulla solida base finanziaria fornita dai petrodollari sauditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi &egrave; una singolare analogia con la guerra sudamericana della Triplice Alleanza, combattuta dal 1865 al 1870 da Brasile, Argentina e Uruguay contro il Paraguay, che ne usc&igrave; letteralmente distrutto. In quel caso, dietro la coalizione c&#39;erano i potenti interessi finanziari e industriali della Gran Bretagna, la quale voleva aprire a forza il Paraguay, orgogliosamente autarchico, alle proprie merci e ai propri capitali (un po&#39; come aveva fatto ai danni della Cina, ma agendo in prima persona, nella famigerata &laquo;guerra dell&#39;oppio&raquo;); in Afghanistan, bisognava dare un esempio e, al tempo stesso, rimuovere lo zoccolo duro del fondamentalismo islamico, principale ostacolo all&#39;attuazione della &laquo;dottrina Bush&raquo; sull&#39;esportazione forzata del libero mercato e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il generale Carlo Jean, esperto di cose militari, intervistato nel corso del programma televisivo &laquo;Unomattina Estate&raquo; il 15 luglio 2009, nel rispondere a una domanda circa le prospettive di successo dell&#39;operazione alleata, ha osservato: &laquo;Non si pu&ograve; trasportare in pochi giorni un Paese dalla pre-modernit&agrave; alla post-modernit&agrave;&raquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al che tutti quanti, ospiti e conduttori, si sono profusi nel magnificare l&#39;importanza della strategia umanitaria, la costruzione di scuole, ospedali, linee elettriche e condutture d&#39;acqua per rifornire le abitazioni private, come fattore decisivo nella lotta contro i Talebani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&Egrave; stato osservato, ad esempio, che, dall&#39;inizio delle operazioni militari, il numero degli studenti &egrave; salito da 1 milione a 6 milioni; e se ne &egrave; concluso &#8211; non senza una certa enfasi trionfalistica &#8211; che l&#39;alfabetizzazione sar&agrave; la migliore alleata degli Occidentali per la vittoria finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutti questi ragionamenti, o pseudo-ragionamenti, quel che si perde sistematicamente di vista &egrave; che i parametri di giudizio occidentali, a dispetto della tanto sbandierata globalizzazione dell&#39;economia e della cultura, non sono affatto cos&igrave; universali come si vorrebbe credere, e far credere agli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi sono almeno un paio di miliardi di esseri umani che li rifiutano in modo radicale, met&agrave; dei quali di fede islamica; e, se 1.300.000 di Cinesi sono transitati &laquo;felicemente&raquo; nell&#39;area del libero mercato (ma non in quella della democrazia e dei cosiddetti diritti umani, con grande scorno dell&#39;Occidente), rimane pur sempre un enorme serbatoio di societ&agrave; ed individui che non sono per nulla ansiosi di farsi integrare nelle &laquo;magnifiche sorti e progressive&raquo; del capitalismo, ma, anzi, sono disposti a farsi uccidere, pur di difendere i propri valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo stesso generale Jean, nel corso dell&#39;intervista sopra citata, riconosceva che quella in Afghanistan &egrave; una guerra profondamente asimmetrica, anche a motivo del fatto che da una parte, quella afghana e talebana, sono in gioco fattori vitali, primo fra tutti la sopravvivenza; mentre dall&#39;altra, no. Questo significa che la parte afghana e talebana ha messo in conto un elevatissimo numero di perdite e dei tempi di lotta decisamente lunghi; mentre gli Americani e i loro alleati &#8211; aggiungiamo noi &#8211; non sarebbero disposti n&eacute; a sopportare un numero di caduti troppo elevato, n&eacute; a prolungare lo sforzo militare (ed economico-finanzario) oltre un certo limite di tempo; anzi, si notano gi&agrave; &#8211; come, del resto, in Iraq &#8211; evidenti segni di stanchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco un altro parallelo inquietante con il Vietnam: in un conflitto dove una parte lotta per la vita e per la morte, e l&#39;altra lotta per obiettivi politico-strategici di tipo convenzionale, a dispetto della sproporzione tecnologica non vi &egrave; dubbio su a chi andr&agrave; la vittoria finale. Obama, che &#8211; a differenza di Bush junior &#8211; non &egrave; uno stupido, lo ha capito da un pezzo: &egrave; per questo che vorrebbe sganciarsi il pi&ugrave; dignitosamente possibile, lasciando il governo di Kabul a sbrigarsela da solo. L&#39;escalation militare americana (e britannica) non ha altro scopo che assestare gli ultimi colpi &laquo;utili&raquo; ai Talebani, in vista del trasferimento della difesa alle forze afghane pro-occidentali. Anche l&#39;aumento del contingente militare italiano di 500 nuove unit&agrave;, entro il mese di agosto, rientra in questa strategia che prelude a un graduale sganciamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma i Talebani, consapevoli delle difficolt&agrave; in cui versano i loro avversari, non vogliono n&eacute; possono perdere questa guerra: per essi &egrave; questione di pura e semplice sopravvivenza. Non sono in ballo soltanto questioni come il &laquo;burqa&raquo; o la coltivazione dell&#39;oppio (che, pure, sono tutt&#39;altro che irrilevanti, e non solo nei loro riflessi interni). &Egrave; in ballo la possibilit&agrave;, per le societ&agrave; pre-moderne che non vogliono farsi integrare dall&#39;Occidente alle sue condizioni (e cio&egrave; con tutti gli oneri, ma con pochissimi vantaggi), di continuare ad esistere con le proprie strutture economico-sociali, con le proprie culture, con il proprio credo religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendiamo in esame l&#39;aspetto economico. Non occorre essere degli esperti di economia per intuire che nessun popolo potrebbe sopravvivere realmente con un P. I. L. di 199 dollari pro-capite: questo &egrave; quello che dicono le statistiche, ma la cosa &egrave; semplicemente assurda. La verit&agrave; &#8211; e ci&ograve; vale non solo per l&#39;Afghanistan, ma per tutto il Terzo e Quarto Mondo &#8211; &egrave; che quei popoli sarebbero gi&agrave; morti di fame, dal primo all&#39;ultimo individuo, se le loro economie non fossero articolate in maniera da consentire alla gente di sopravvivere a dispetto di tutte le teorie economiche occidentali, sfruttando canali produttivi e commerciali diversi da quelli del libero mercato, cos&igrave; come questo &egrave; inteso in Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esistono delle modalit&agrave; di mutuo appoggio, di economia &laquo;sommersa&raquo;, di baratto, di lavoro minorile (che non sempre &egrave; odioso e immorale, come non sempre lo era nella nostra societ&agrave; contadina), di riutilizzo dei prodotti di rifiuto, a cominciare da quelli alimentari: tutta una rete di attivit&agrave;, di solidariet&agrave; e di integrazione sociale che protegge, entro certi limiti, quelle societ&agrave; dal trauma devastante del passaggio al capitalismo puro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte queste cose sfuggono ai rozzi parametri di rilevazione stabiliti dagli economisti e dai sociologi occidentali, semplicemente perch&eacute; nel nostro mondo non esiste, o non esiste pi&ugrave;, il loro corrispettivo: e, per la nostra cultura etnocentrica e arrogante, ci&ograve; che non esiste entro di essa, non esiste in assoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa, dunque, &egrave; la posta in gioco in Afghanistan: vedere se l&#39;Occidente sapr&agrave; imporre l&#39;irruzione della modernit&agrave; in tempi brevissimi, in un&#39;area particolarmente refrattaria e, anzi, portatrice di una cultura diametralmente antitetica a quella del mercato e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto il resto, a cominciare dalle motivazioni geopolitiche (non si dimentichi che l&#39;Afghanistan confina sia con l&#39;Iran, sia con la Cina, sia con le ex Repubbliche sovietiche del Turkmenistan, dell&#39;Uzbekistan e del Tadzikistan) ha certamente il suo peso, e anche notevole; cos&igrave; come la necessit&agrave; di avere un nemico di turno che rappresenti il male assoluto (dopo la fine del nazismo e del comunismo): ma non &egrave; essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essenziale &egrave; vedere se gli Americani riusciranno a indurre gli Afghani a bere Coca-Cola, a navigare su Internet, a preferire il cinematografo (per vedere film occidentali) alla frequentazione delle moschee; insomma, a farsi assertori essi stessi della corsa verso la modernit&agrave;, ossia del libero mercato e della democrazia parlamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se ci riusciranno, vorr&agrave; dire che la globalizzazione &egrave; realmente un evento irreversibile e a senso unico, rispetto al quale ogni altra modalit&agrave; di vita sociale, economica, politica e culturale, dovr&agrave; adeguarsi al pi&ugrave; presto, pena la distruzione violenta.<br \/>\n\tA quel punto, i signori dell&#39;economia mondiale potranno rassicurarsi: superato l&#39;ultimo test, si vedr&agrave; che Francis Fukuyama aveva ragione, dopotutto, e che la Storia &egrave; davvero giunta al capolinea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con la vittoria del biglietto verde e della tecnologia occidentale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesco Lamendola &#8211; 17\/07\/2009 Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte] Gli esperti di geopolitica, di economia e di cose militari possono fornirci svariate ragioni per le quali l&#39;Occidente dovrebbe condurre sino in fondo la guerra in Afghanistan contro i Talebani, oppure per le quali dovrebbe ritirarsi &#8211; pi&ugrave; o meno in buon ordine -, onde evitare il ripetersi dell&#39;umiliazione subita dagli Americani in Vietnam nel 1975: opzione, quest&#39;ultima,&nbsp; che gli strateghi del Pentagono nell&#39;era Obama&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[21,6],"tags":[114],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3h","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/203"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=203"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/203\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=203"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=203"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}