{"id":2153,"date":"2010-10-30T13:51:36","date_gmt":"2010-10-30T12:51:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2153"},"modified":"2010-10-30T13:51:36","modified_gmt":"2010-10-30T12:51:36","slug":"the-social-network-vita-asociale-del-fondatore-di-fb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2153","title":{"rendered":"The Social Network: vita (asociale) del fondatore di FB"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Matteo Ciucci<\/strong> fonte <a href=\"http:\/\/www.nazioneindiana.com\">Nazioneindiana<\/a><\/p>\n<p>Quasi una nemesi divina, una maledizione. Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, il sito che con i suoi 500 milioni di iscritti raggiunge un valore di 25 miliardi di dollari, padre dell&rsquo;incarnazione del pi&ugrave; vasto social network del mondo, perde per colpa della sua creatura l&rsquo;unico amico che aveva. Zuckerberg &egrave; infatti un Nerd di Harvard incapace di stabilire relazioni sociali con gli altri, che genera l&rsquo;esperimento di Facebook per vendetta contro una studentessa che lo ha rifiutato. E&rsquo; questo l&rsquo;incipit del film The Social Network di David Fincher sulla vita socialmente arida del fondatore di Facebook, il cui nome, per ironia della sorte, in tedesco significa &ldquo;montagna di zucchero&rdquo;.<\/p>\n<p>La neo-classista societ&agrave; americana degli anni 2010 &egrave; rappresentata dal regista all&rsquo;interno delle universit&agrave; d&rsquo;&eacute;lite anglosassoni come un nucleo preesistente di un ordine sociale gi&agrave; interiorizzato dagli studenti e pronto per essere replicato tale e quale nella vita adulta. Una societ&agrave; effimera, misogina, narcisistica e vanitosa, un circolo chiuso il cui massimo riconoscimento sociale ruota intorno all&rsquo;appartenenza a un&rsquo;aristocrazia i cui privilegi sono fondati sull&rsquo;esclusivit&agrave; conferita loro dal possesso di enormi fortune.<\/p>\n<p>Parecchie sequenze del film sono, per tutti gli utenti comuni di FB &ndash; i celebrati 500 milioni di friends &#8211; autentici schiaffi in faccia all&rsquo;ingenuit&agrave; di ciascuno. Il pi&ugrave; grande Social Network altro non &egrave; che l&rsquo;estremo atto di conformismo sociale[1] nato in seno all&rsquo;aristocrazia della societ&agrave; americana, nel cuore delle universit&agrave; d&rsquo;&eacute;lite di Harvard, MIT, Yale, Stanford, Berkley, basato sul desiderio di appartenenza al mondo esclusivo di coloro che possiedono una vita pubblica.<\/p>\n<p>Soltanto in un secondo tempo, quando, diventato un collaudatissimo business in grado di produrre denaro al ritmo di 50$ ad utente[2] comincia ad espandersi al grande pubblico; esattamente come un sistema di moda, promettendo in modo seriale e massivo l&rsquo;accesso a quel mondo esclusivo, FB riesce a perpetuarsi eternamente divenendo nei fatti uno strumento di omologazione, premessa di ogni controllo degli individui.<\/p>\n<p>L&rsquo;idea che molte delle persone pi&ugrave; attive in FB siano nella vita reale tragicamente sole non &egrave; nuova. La rappresentazione che ne da&rsquo; il regista di The Social Network trova la sua conferma nelle motivazioni profonde del suo creatore, in una sorta di moderno peccato originale: mancanza di autostima, isolamento, frustazione. Grazie a FB, chiunque oggi pu&ograve; gridare in rete la propria solitudine, avendo accesso a un profilo pubblico visibile al mondo intero o acquistare l&rsquo;illusione di trasformare la propria vita in una tragedia compassionevole o in un&rsquo;appassionante telenovela.<\/p>\n<p>E&rsquo; il meccanismo stesso dell&rsquo;innovazione a qualunque costo, di certa ricerca scientifica, del giornalismo strillato, in una parola, della moda, termine che persino nel film viene individuato come essenza suprema di FB (&ldquo;diverr&agrave; una moda, muter&agrave; continuamente, sar&agrave; eterno&rdquo;). E&rsquo; la favola dell&rsquo;agnello che grida &ldquo;al lupo, al lupo&rdquo; che ha intuito che, per continuare ad attirare l&rsquo;attenzione, dovr&agrave; generare ogni volta un nuovo evento, mutare le proprie sembianze perch&egrave; tutto si ripeta identico a s&eacute; stesso.<\/p>\n<p>I profili di FB, aggiornati continuamente, incarnano la generazione di simulacri anticipata da J. Baudrillard, i suoi simboli vuoti; cos&igrave; come i derivati della finanza speculativa, sono meri generatori di inflazione informativa, intellettuale e culturale, che ha il solo scopo di normalizzare i comportamenti delle nuove masse su nuovi standard pseudo-esclusivi (Facebook, blog, Iphone, Televisori 3D) che ridefiniscono, con le proprie mutazioni continue, i confini sempre pi&ugrave; rigidi delle emergenti moderne classi sociali.<br \/>\n\t[1] L&rsquo;autore di questo articolo ha regolarmente un suo blog, un profilo FB e frustrazioni in bella mostra.<\/p>\n<p>[2] Questo il valore, assolutamente non esclusivo, di un profilo pubblico che si deduce facilmente dalla stima della societ&agrave; e dal numero dei suoi utenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Matteo Ciucci fonte Nazioneindiana Quasi una nemesi divina, una maledizione. 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