{"id":2212,"date":"2010-11-10T10:29:49","date_gmt":"2010-11-10T09:29:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2212"},"modified":"2010-11-10T10:29:49","modified_gmt":"2010-11-10T09:29:49","slug":"gusci-vuoti-e-rami-secchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2212","title":{"rendered":"Gusci vuoti e rami secchi"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal\">Luciano Foschini <o:p><\/o:p><\/b><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">fonte<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal\"> <\/b><a href=\"http:\/\/www.giornaledelribelle.com\">Il giornale del ribelle<\/a><o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">Non tutti i lettori di Appelloalpopolo condivideranno l&rsquo;articolo di Luciano Foschini. Li invito, per&ograve;, a riflettere sull&rsquo;articolo e a cercare in esso quanto c&rsquo;&egrave; di vero e quanto di rigoroso e in grado di mettere in crisi o comunque in dubbio alcuni convincimenti radicati. Ho lasciato sul Giornale del ribelle un commento, il quale, piuttosto che esporre critiche, segnalava la necessit&agrave; di tener conto che l&rsquo;antimodernit&agrave; e comunque la decrescita e il localismo devono tener conto del &ldquo;socialismo&rdquo; e della &ldquo;programmazione&rdquo; che, a mio avviso, conosceranno una nuova stagione d&rsquo;oro. Incollo il mio commento in calce all&rsquo;articolo (Stefano).<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">Il liberal-capitalismo, col contributo provvisorio della socialdemocrazia, ha vinto la sfida portata dal comunismo e dal fascismo sul suo stesso terreno, quello della Modernit&agrave;.<br \/>\n\tQuando si fa questa affermazione, sui siti alternativi c&rsquo;&egrave; sempre chi si inalbera.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font face=\"Calibri\"><font size=\"3\">Si inalberano gli irriducibili del marxismo-leninismo. Il loro argomento &egrave; in sintesi questo: quello che &egrave; stato sconfitto &egrave; lo stalinismo, non il comunismo. Il comunismo non &egrave; stato mai realizzato, ci&ograve; che si &egrave; affermato e che alla fine si &egrave; dissolto &egrave; lo stalinismo, che del vero comunismo &egrave; solo una caricatura e una negazione.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font size=\"3\"><font face=\"Calibri\">Credo che questo modo di ragionare sia soltanto autoconsolatorio. Il tentativo di realizzare il comunismo ha interessato circa met&agrave; dell&rsquo;umanit&agrave;. E&rsquo; stato il fenomeno politico e culturale pi&ugrave; grandioso del Novecento e <\/font><strong><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">forse la pi&ugrave; grande illusione nella storia dell&rsquo;umanit&agrave;<\/span><\/strong><font face=\"Calibri\">. Pertanto non &egrave; limitabile al comunismo sovietico, che i neomarxisti definiscono stalinismo negandone la natura comunista. Essendo stato un processo di dimensioni mondiali, quel fenomeno ha interessato nazioni con storie e situazioni socio-culturali diversissime. Non c&rsquo;&egrave; stato solo lo stalinismo sovietico con le sue propaggini nell&rsquo;est europeo. Ci sono state altre esperienze che volevano essere originali e che si distinsero dal modello moscovita. Basti ricordare la Jugoslavia di Tito, dichiaratamente antistalinista. Basti ricordare la grande rivoluzione cinese, che ben presto ha cercato una sua via autonoma rispetto all&rsquo;URSS. Infine non dimentichiamo Cuba, che voleva essere un altro riferimento ideale. Ma ci sarebbero anche la Romania, la Corea del Nord, il Viet Nam, ognuno con la propria storia e una propria via autonoma. Negli anni Settanta perfino alcuni Paesi africani scelsero la via del socialismo di ispirazione marxista. Ebbene, in tutti i casi <\/font><strong><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">registriamo delle costanti, nonostante la diversit&agrave; delle condizioni storiche<\/span><\/strong><font face=\"Calibri\">: un collettivismo statalista e accentratore, un&rsquo;accentuata burocratizzazione, la dittatura di un partito unico. Evidentemente c&rsquo;&egrave; un fondamento comune che d&agrave; luogo a fenomeni analoghi nonostante tutte le diverse circostanze. Questo elemento comune non &egrave; lo stalinismo ma qualcosa che attiene strettamente ai fondamenti ideologici condivisi. Avevano quindi ragione i vecchioni impataccati della gerontocrazia del Cremlino quando ribattevano ai loro critici, comunisti &ldquo;democratici&rdquo; alla Berlinguer, che quello era il socialismo reale (realizzato). Il resto &egrave; chiacchiera. Il comunismo libertario e procedente verso l&rsquo;estinzione dello Stato&nbsp;<\/font><strong><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">&egrave; sempre di l&agrave; da venire e rimane nel mondo dei sogni<\/span><\/strong><font face=\"Calibri\">. Conta quello che &egrave; esistito nel concreto dei processi storici. <o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font size=\"3\">Si inalberano anche i nostalgici del fascismo. Il loro argomento &egrave; il seguente: il fascismo combatt&eacute; con successo il capitale finanziario; risolse col corporativismo il conflitto fra capitale e lavoro; godette di un diffuso consenso e croll&ograve; solo per la sconfitta in guerra: vince il pi&ugrave; forte, non necessariamente il pi&ugrave; giusto. Il fascismo ha ceduto solo ai bombardamenti, mentre il comunismo si &egrave; svuotato al suo interno ed &egrave; morto per autoconsunzione.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font size=\"3\">Anche questi argomenti sono autoconsolatori. &Egrave; molto discutibile che il fascismo abbia combattuto il capitale finanziario. Le grandi concentrazioni private industrial-finanziarie prosperarono sotto il fascismo e il nazismo. La pace sociale fu ottenuta pi&ugrave; con la repressione poliziesca che col corporativismo. Infine <strong><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">non &egrave; vero che i fascismi hanno ceduto solo alla forza delle armi<\/span><\/strong>. Questo si pu&ograve; dire per il fascismo italiano e il nazismo, che essendo stati esperienze di breve durata non hanno avuto il tempo di esaurirsi per le loro contraddizioni interne. C&rsquo;&egrave; stato anche un fascismo iberico, il franchismo in Spagna e il salazarismo in Portogallo. Quei regimi, che ebbero l&rsquo;accortezza di non farsi coinvolgere nella guerra, durarono diversi decenni. Alla scomparsa dei loro <em><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">caudillos<\/span><\/em> svanirono come la nebbia al sole, esattamente come i regimi comunisti. Implosione per consunzione interna. Erano gusci vuoti, o rami secchi che un venticello stronca.<br \/>\n\tLa conclusione &egrave; obbligata: <strong><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">il liberal-capitalismo ha vinto tutti coloro che lo hanno sfidato sul terreno della modernizzazione perch&eacute; esso &egrave; la Modernit&agrave; nella sua espressione pi&ugrave; efficiente e pi&ugrave; coerente.<o:p><\/o:p><\/span><\/strong><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font size=\"3\">Irriducibili del marxismo e nostalgici del fascismo hanno il grande merito di non essersi lasciati omologare. Hanno scelto di restare fra i perdenti senza saltare sul carro del vincitore. Ora devono fare un passo avanti. Devono prendere atto&nbsp;che <strong><span style=\"font-family: 'calibri', 'sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-theme-font: minor-bidi\">oggi gli obiettivi da porsi sono la decrescita, il comunitarismo, la lotta alla speculazione finanziaria, la difesa delle culture locali e l&rsquo;antiprogressismo<\/span><\/strong>. Su questo terreno potrebbero finalmente ritrovarsi dalla stessa parte della barricata. Bisogna liberarsi del peso di ideologie logore e sterili. Nella frana epocale che sconvolge i nostri orizzonti, il passato che deve ispirarci non &egrave; quello recente di ideologie consunte.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font size=\"3\">***<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal\"><font color=\"#000000\"><font size=\"3\">Ecco il mio commento.<o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"color: #333333\"><font size=\"3\">L&#39;articolo, come sempre, &egrave; lucido. Due cose, per&ograve;, si devono ammettere, se si vogliono svolgere ragionamenti realistici: <br \/>\n\t1) il comunitarismo, la decrescita, il chilometro zero, ecc., si realizzano non affidandosi al mercato, bens&igrave; mediante una &quot;programmazione&quot;, concetto comunista (e in parte fascista) che &egrave; anche nella nostra Carta costituzionale. Per esempio, come si crea il chilometro zero se non obbligando ad acquistare merci prodotte in loco e cio&egrave; vietando la libert&agrave; del commercio? Salvo voler utilizzare lo splendido metodo corso: bombe a chi vende prodotti stranieri. Ma &egrave; un metodo di riserva, che si utilizza quando non si ha il potere sovrano di decidere il divieto di vendere merci straniere. <br \/>\n\t2) l&#39;affermazione che sta diventando un p&ograve; troppo diffusa secondo la quale comunismo (e secondo te anche fascismo) e liberismo sarebbero accomunabili come forme di produttivismo, che &egrave; in certo senso vera, non deve far credere che in un regime di mercati locali e nazionali (e non europei o mondiali), di chilometri zero e di politica del risparmio, energetico e non solo, non esisterebbero la indigenza, il rapporto di lavoro subordinato (salvo voler tornare allo schiavismo o alla servit&ugrave; della gleba), l&#39;esigenza di gestire beni comuni e diritti legati alla cittadinanza (scuola pubblica, sanit&agrave; pubblica, ecc.). Insomma esisteranno sempre i problemi che il socialismo (in tutte le sue forme, persino, in certe esperienze, quella fascista) ha cercato di risolvere.<br \/>\n\tIn questo senso, il socialismo resister&agrave; alla fine del (neo) liberismo ed esprimer&agrave; esigenze ed istituti anche in caso di avvento della societ&agrave; che tu ed io auspichiamo. In particolar modo l&#39;istituto della programmazione (che &egrave; compatibile con una certa libert&agrave; dei privati) avr&agrave; una nuova stagione d&#39;oro. Su questo punto, perci&ograve;, della sottovalutazione del socialismo, Massimo Fini sbaglia, o meglio &egrave; davvero utopisticamente e anzi irrealisticamente antimoderno.<br \/>\n\tCon stima<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Foschini fonte Il giornale del ribelle Non tutti i lettori di Appelloalpopolo condivideranno l&rsquo;articolo di Luciano Foschini. 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