{"id":2226,"date":"2010-11-12T12:46:10","date_gmt":"2010-11-12T11:46:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2226"},"modified":"2010-11-12T12:46:10","modified_gmt":"2010-11-12T11:46:10","slug":"luomo-la-tecnica-la-scuola-il-latino-e-gli-scacchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2226","title":{"rendered":"L&#039;uomo, la tecnica, la scuola, il latino e gli scacchi"},"content":{"rendered":"<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\"><em>Ho sentito dire che la scuola deve formare l&#39;uomo moderno; io non so che cosa sia quest&#39;uomo moderno. La scuola deve formare l&#39;uomo capace di guardare dentro di s&eacute; e attorno a s&eacute;; a formare l&#39;uomo moderno provvederanno i tempi in cui egli &egrave; nato. Ogni uomo &egrave; moderno nell&#39;epoca in cui vive <\/em>(Concetto Marchesi).<\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\">***<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\">Leggendo questo discorso di Concetto Marchesi al V congresso del PCI, nonch&eacute; lo scritto (del medesimo autore) inserito in calce al discorso,&nbsp;viene spontaneo esclamare: che cosa meravigliosa era la politica! Quante speranze; quanti grandi uomini; quante idee! Si tratta di un&#39;epoca definitivamente tramontata? Possiamo soltanto augurarci di no, anche se temiamo di si. Ma per serbare la speranza&nbsp;non vi &egrave; alcun dubbio che&nbsp;dobbiamo tornare a nutrirci del passato (Stefano)<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\">di Concetto Marchesi<\/font><\/strong><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\"><strong>Discorso al 5&deg; congresso del PCI<\/strong> (6.1.1946). <\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\">I pi&ugrave; concordano nel ritenere che nella scuola media unica [N.B.: inferiore] il profitto non debba consistere in una somma di cognizioni, ma in un complesso esercizio mentale ed in un esperimento di capacit&agrave;; alcuni ritengono che insieme alla matematica, il latino, cio&egrave; lo studio grammaticale della morfologia e della sintassi della proposizione, sia la disciplina adatta per questo esercizio e per questo esperimento, altri ritengono invece che lo studio del latino sia tempo perduto. Io non sono d&#39;accordo con questi ultimi, e vorrei essere ignorantissimo di latino per poter sostenere senza sospetto quella che ritengo la buona causa. La difesa maggiore del latino consiste nella domanda stessa che fanno isuoi avversari: a che cosa serve il latino? Appunto, non serve a niente di concreto, di visibilmente utile, non serve a dare vesti n&eacute; cibo, non serve a far vedere come &egrave; congegnata una macchina, come funziona, come si guasta, come si ripara; non serve n&eacute; all&#39;economia privata n&eacute; all&#39;economia pubblica; serve soltanto all&#39;esercizio, all&#39;applicazione mentale sulla grammatica di una lingua che si studia con l&#39;occhio soltanto e non con l&#39;occhio e con l&#39;orecchio.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"4\">E non si pu&ograve; fare questo studio sulla lingua italiana? domandano; no, rispondeva Antonio Gramsci. Il latino si studia &#8211; egli diceva &#8211; si analizza nei suoi membretti come una cosa morta; ma ogni analisi fatta da un fanciullo non pu&ograve; essere che su cosa morta. La lingua italiana il fanciullo la sente parlare variamente, dai suoi genitori, dalle persone della casa, della strada, della scuola, frammischiata, corrotta, alterata se non &egrave; in paese di Toscana; e se anche &egrave; in paese di Toscana essa giunge al suo orecchio con variet&agrave; di suoni, di accenti, di termini, di locuzioni, di nessi secondo la persona che la parla.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">La lingua latina non la parla nessuno, non la si ascolta da nessuno, vive nelle pagine mute della sua grammatica, dei suoi libri di aneddoti, di sentenze, di favole con la immobile certezza delle sue forme.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">Ma, si dice, non si potrebbe fare questo studio sulla lingua francese? Ma, rispondeva Antonio Gramsci, una lingua viva pu&ograve; essere conosciuta e basterebbe che un fanciullo solo la conoscesse perch&eacute; l&#39;incanto fosse rotto e tutti accorrerebbero alla scuola media per impararla pi&ugrave; presto e forse anche meglio; e voi sapete che quando si vuole giustificare la scarsa o la cattiva conoscenza di una lingua viva si dice di averla studiata nella scuola. &quot;Ma il latino &egrave; difficile e faticoso&quot;; senza dubbio, appunto perch&eacute; esso impone un continuo controllo allo scolaro il quale non pu&ograve; andare avanti se ha dimenticato quello che ha prima imparato. Ma la difficolt&agrave;, la noia, la fatica sono alla base di ogni sentiero che porta verso l&#39;alto.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">Non parlo, compagni, per amore del latino; come ho gi&agrave; detto in precedenza se io fossi sicuro che il giuoco degli scacchi potesse portare a uguali risultati, opterei per il giuoco degli scacchi.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">Stiamo attenti, compagni; le grandi catastrofi come quella che ha colpito l&#39;Italia e l&#39;Europa, le grandi catastrofi tendono a portare in basso l&#39;umanit&agrave;; facciamo in modo di non aiutarla questa discesa che oggi sarebbe un precipizio. Oggi c&#39;&egrave; chi crede che siamo ad una nuova epoca di cultura; io direi in un nuovo ciclo di civilt&agrave; (civilt&agrave; &egrave; il termine preciso, giusto, che nel suo rapporto ha adoperato il compagno Togliatti). Il progresso miracoloso della tecnica negli strumenti di lavoro e di produzione ha enormemente abbreviato il limite di trapasso dalla civilt&agrave; capitalistica verso la nuova civilt&agrave; socialistica; un trapasso che porter&agrave; un nuovo ordine giuridico e morale del mondo. Ma civilt&agrave; diversa non vuol dire umanit&agrave; diversa e non vuol dire cultura diversa; la storia non &egrave; nuova a questi grandi cicli che hanno tramutato la struttura economica, politica e sociale delle genti senza naturalmente tramutarne la struttura intellettuale e spirituale: da Pitagora siamo passati a Copernico, a Newton, a Galilei, dagli atomisti della Grecia siamo passati alla bomba atomica; dai drammi di Eschilo siamo passati a Shakespeare, la pi&ugrave; grande opera della poesia umana; dal romanzo medievale siamo passati ai romanzi moderni di Francia, di Russia, di Germania, di America restando nello stesso corso infinitamente progressivo di indagine scientifica e di creazione artistica. Noi stiamo subendo l&#39;abbaglio della tecnica e l&#39;incanto del motore; c&#39;&egrave; chi crede che il mondo sia tutto trasformato e rimutato dalla tecnica solo perch&eacute; il motore domina nel meccanismo esterore della nostra esistenza, perch&eacute; le distanze sono enormemente abbreviate e quasi scomparse, perch&eacute; la terra &egrave; rimpicciolita ai sensi dei mortali, perch&eacute; poderose braccia metalliche sono mosse in un crescente vortice di produzione da esili dita, dalle piccole braccia dell&#39;uomo esperto; ma quest&#39;uomo esperto, quest&#39;uomo mortale, questa cosa da nulla, come diceva di Ulisse il ciclope Polifemo, resta il massimo miracolo della terra non solo attraverso le scoperte della meccanica e della fisica, ma anche e pi&ugrave; attraverso l&#39;attivit&agrave; e le creazioni dell&#39;intelletto e dello spirito.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">Ho sentito dire che la scuola deve formare l&#39;uomo moderno; io non so che cosa sia quest&#39;uomo moderno. La scuola deve formare l&#39;uomo capace di guardare dentro di s&eacute; e attorno a s&eacute;; a formare l&#39;uomo moderno provvederanno i tempi in cui egli &egrave; nato. Ogni uomo &egrave; moderno nell&#39;epoca in cui vive.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">Passati i limiti della scuola obbligatoria, giunti sulle soglie della scuola specializzata, della scuola professionale, della scuola media superiore, si deve iniziare l&#39;opera salutare di selezione che Quintino Sella, il vecchio statista piemontese, auspicava senza vederne i modi e la possibilit&agrave; di attuazione, quest&#39;opera di selezione la quale deve consistere nel dirigere e nell&#39;avviare tutte le attitudini e le capacit&agrave; dei singoli individui verso quelle vie in cui possono pi&ugrave; degnamene operare e progredire. Selezionare non vuol dire costituire la folla degli umiliati e dei reietti, vuol dire disperdere la folla degli spostati e per spostati intendo semplicemente coloro ai quali le facolt&agrave; naturali indicano altre strade degnissime di opera e di profitti che non siano quelle delle scuole superiori.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">[&#8230;] link <a href=\"http:\/\/www.ecn.org\/filirossi\/marchesi2.html\">http:\/\/www.ecn.org\/filirossi\/marchesi2.html<\/a><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Comic Sans MS\" size=\"+1\">A coloro che sono interessati al tema segnalo&nbsp;un successivo&nbsp;scritto di Concetto Marchesi che pu&ograve; leggersi al seguente link: <a href=\"http:\/\/www.lucrezio.org\/LUCREZIO.ORG\/03-COMUNICAZIONE\/N01-Seminaria\/20100208-LCR-MRC-LinguaLatina.pdf\">http:\/\/www.lucrezio.org\/LUCREZIO.ORG\/03-COMUNICAZIONE\/N01-Seminaria\/20100208-LCR-MRC-LinguaLatina.pdf<\/a>&nbsp;<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sentito dire che la scuola deve formare l&#39;uomo moderno; io non so che cosa sia quest&#39;uomo moderno. 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