{"id":2251,"date":"2010-11-20T00:45:49","date_gmt":"2010-11-19T23:45:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2251"},"modified":"2010-11-20T00:45:49","modified_gmt":"2010-11-19T23:45:49","slug":"linsostenibile-del-futile-una-famiglia-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2251","title":{"rendered":"L\u2019insostenibile del futile: una famiglia americana"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Monica Mazzitelli <\/strong>fonte <a href=\"http:\/\/www.nazioneindiana.com\">Nazioneindiana<\/a><\/p>\n<p>Non so se si possa definire una festa, questa. Ci sono degli ospiti ma soprattutto delle ospiti qui, donne perlopi&ugrave; sposate con eventuale marito al seguito. Poi c&rsquo;&egrave; da bere e da spiluccare, in cucina. La cucina &egrave; grande come met&agrave; del mio appartamento, affaccia su un salone e un&rsquo;area pranzo. Tutti insieme sono pi&ugrave; grandi di casa mia, e si affacciano sulla pool area, che invece non &egrave; enorme: una piscina da telefilm middle-class.<\/p>\n<p>La propriet&agrave; non vale pi&ugrave; di 800 mila dollari, col mercato immobiliare del momento. Siamo nella zona della &ldquo;Valley&rdquo;, la vallata anonima a ridosso di Los Angeles regno diurno delle casalinghe, coi loro bambini e cani middle class. Ce n&rsquo;&egrave; uno anche qui: un classico golden retriever che per la festa resta confinato in giardino; gigione, grasso, e molto carino. &Egrave; tutto very nice, qui. La cucina con i piatti dello spilucco arrangiati come un ristorante da 80 euro a coperto: formaggi con le loro posatine, marmellatine, crackerini di ogni foggia, mirtilli che non sono rotolati sul tagliere per caso, grappoli d&rsquo;uva e vino italiano, birra, diet cola e qualsiasi altra cosa pi&ugrave; potente, da bere liscia o scivolata on the rocks, sui cubetti di ghiaccio emanati direttamente dal frigo. Non possiedo un televisore ma questo telefilm l&rsquo;ho gi&agrave; visto. Va in onda una famiglia molto carina, che si vuole bene. Madrepadreduefiglie. Le due figlie sono adorabili, adorable si dice qui. Brave e studiose, curate e graziose, pulite. Creative ma non eccentriche. Il padre lavora nel cinema, grandi produzioni per costruzioni di set, occupazione dall&rsquo;ingaggio precario come tutti i mestieri del cinema, ma molto redditizio. La madre invece non ha lavorato per anni: casalinga. Ma questa non &egrave; un festa, dicevo, nonostante il formaggio e le marmellatine. Il grande atrio della villa infatti &egrave; pieno di vestiario e accessori, non solo messi sugli stand appendiabiti ma anche appoggiati qua e l&agrave; insieme a accessori e bigiotteria varia. Gli invitati &ndash; ovvero le invitate &ndash; sono qui per fare shopping, non per piluccare mirtilli. S&igrave; perch&eacute; la padrona di casa qualche mese fa un bel giorno si &egrave; guardata intorno e si &egrave; scoperta la casa sommersa di vestiti, i suoi e quelli delle sue due figlie; cose magari usate due volte, comprate dicendo &ldquo;uh ma quanto &egrave; carino, ma quanto mi piace, costa pochissimo, questo mi serve!&rdquo; e poi lasciate l&igrave;, magari appallottolate per terra dopo mezza giornata: &ldquo;non mi sta bene questo colore&rdquo; o &ldquo;lo vedi che mi ingrassa?&rdquo; con la carta di credito di casa che scivola in continuazione dentro e fuori il POS, senza pensare: sacchetti colorati e svendite, beni acquisiti e dimenticati perch&eacute; poi alla fine ci si veste sempre uguale, con quei jeans che stanno comodi, quel top nero che sfina e gli stessi sandali ai piedi. Ma non si pu&ograve; smettere di comprare perch&eacute; il &ldquo;mall&rdquo;, il centro commerciale, &egrave; l&rsquo;unica attrazione da queste parti. Non c&rsquo;&egrave; la piazza, non c&rsquo;&egrave; il baretto, la stradina, il parco cittadino, il pranzo da mamma, la scampagnata fuori porta: &egrave; allo shopping mall dove tutti si incontrano e passeggiano, fanno le gite. Ma soprattutto comprano, comprano, comprano. Al meno possibile, certo, perch&eacute; sono tempi durissimi e la disoccupazione manda gli stipendi al ribasso, ma comprano lo stesso, accumulano, gonfiano le cabine-armadio di futilit&agrave;. Tutto tracima ovunque: anche le case sono iperarredate, sempre pi&ugrave; simili ai negozi da cui provengono tutti i ninnoli di cui straripano: oggettini, quadretti, ceramiche, legni scolpiti, lampade, vasi e cocci, piatti e giare, fiori e candele candele candele, libri illustrati mai aperti, oggetti etnici per gente che al massimo ha fatto 3 ore di aereo da casa; decorazioni disposte nelle stanze pi&ugrave; o meno come le hanno viste sui giornali, come le hanno trovate nelle vetrine. Horror vacui. La padrona di questa casa &egrave; una donna buona e sentimentale che predilige il mistico un po&rsquo; new age con scritte sull&rsquo;amore universale e lezioni di autostima in ogni formato: massime di vita buone per tutti in ogni occasione, parole confettose e rassicuranti come il suo cane coccolo e mieloso anche nel colore del pelo, come il suo shopping compulsivo che gonfia la casa, la ingolfa. &Egrave; per questo che qualche mese fa ha deciso di provare a rivendere un po&rsquo; di vestiario, mettere insieme il superfluo, il futile, il passato di moda, il perso di appetito, e ha invitato un po&rsquo; di amiche e vicine di casa a comprare la sua roba. &Egrave; stato un successo tale da provocare un paradosso: ha cominciato a andare a comprare altri capi, a fare giri di svendite, ultrasaldi, e ne ha fatto un lavoro; ogni due mesi mirtilli e formaggi, diet cola e vino italiano per attrarre nuove clienti nella sua casa collassata, altre casalinghe bramose di comprare futile e inutile a prezzi stracciati, eccitate come bimbe al giro gratis del luna park: il capitalismo divora se stesso. E trecento chilometri a sud il confine con il Messico, con la gente che pur di entrare negli Stati Uniti a lambire questo sfarzo si gioca la vita. Un tempo agli americani piaceva passare Tijuana e farsi un giro, ma ora non ci vanno pi&ugrave;: troppi gli episodi di rapina e violenza dall&rsquo;altra parte della frontiera. E io che guardo questa inutile stucchevole opulenza pensando alla semplicit&agrave; della mia casa, agli oggetti comprati nei miei viaggi, mi rendo conto che cambia poco, ch&eacute; ci&ograve; che possiedo &egrave; opulento comunque, per le moltitudini al di l&agrave; del confine largo come tutto il mare che ci separa dall&rsquo;Africa. http:\/\/www.nazioneindiana.com\/2010\/11\/16\/l%E2%80%99insostenibile-del-futile-una-famiglia-americana\/#more-37216<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Monica Mazzitelli fonte Nazioneindiana Non so se si possa definire una festa, questa. 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