{"id":2271,"date":"2010-11-25T08:21:31","date_gmt":"2010-11-25T07:21:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2271"},"modified":"2010-11-25T08:21:31","modified_gmt":"2010-11-25T07:21:31","slug":"polenta-e-zucchero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2271","title":{"rendered":"Polenta e zucchero"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">E&#39; un episodio strampalato che ogni tanto mi torna in mente. Siamo<br \/>\n\tagli inizi degli anni &#39;60, quando frequentavo le scuole elementari. La<br \/>\n\tscuola era frequentata da gente che abitava in un popoloso quartiere<br \/>\n\tpopolare, edificato durante il fascismo. Proletari, si diceva allora.<br \/>\n\tE qualche sottoproletario, mi viene da aggiungere.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Lunghe ringhiere di ferro che costeggiavano la serie di porte di<br \/>\n\tingresso, corti che in qualche modo ricordavano le aie dei casolari di<br \/>\n\tcampagna e da cui era possibile &quot;ammirare&quot; le ringhiere e le porte.<br \/>\n\tNon che ce ne fregasse molto, a noi bambini. A noi interessava giocare<br \/>\n\ta pallone nella corte, magari senza spaccare vetri. O mettere un pezzo<br \/>\n\tdi carburo sopra a della paglia bagnata e coprire con un barattolo<br \/>\n\trovesciato, accendere la miccia e&#8230;.BUM! Bestemmie e minacce di vario<br \/>\n\ttipo che calano da porte e ringhiere di cui sopra all&#39;indirizzo degli<br \/>\n\tscapestrati scellerati che avevano fatto tremare i vetri.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Gi&agrave;, scapestrati e scellerati che ogni tanto la facevano cos&igrave; grossa<br \/>\n\tda rimetterci la vita. Come quel ragazzino che, arrampicatosi sopra i<br \/>\n\ttetti, scivol&ograve; e ci rimise la vita. Era mio cugino, di secondo grado.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\"><br \/>\n\t<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"font-family: arial, sans-serif; font-size: 12px; \"><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Ma sto divagando. Ritorniamo a quella scuola. In prima elementare&nbsp;<br \/>\n\tc&#39;era una maestra strabica che mi (ci) metteva angoscia; dalla seconda &nbsp;<br \/>\n\tin poi ci fu un maestro &nbsp;fascista che picchiava con una bacchetta di&nbsp;<br \/>\n\tbamb&ugrave; le mani di chi aveva disturbato o non aveva fatto i compiti, o&nbsp;<br \/>\n\tavesse fatto una qualsiasi altra cosa fosse stata a suo insindacabile&nbsp;<br \/>\n\tgiudizio dannosa per il buon svolgimento delle lezioni.&nbsp;<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"font-family: arial, sans-serif; font-size: 12px; \"><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Concetti, lezioni, spiegazioni e tentativi a volte maldestri di&nbsp;<br \/>\n\tripetere quello che si era capito che venivano immancabilmente&nbsp;<br \/>\n\tinterrotti dal suono della campanella di met&agrave; mattina, quando la&nbsp;<br \/>\n\ttortura scolastica conosceva una breve tregua: la ricreazione.&nbsp;<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Meneo (soprannome che sta a significare Mignolo) quella mattina aveva<br \/>\n\tuna cartella (beh s&igrave;, all&#39;epoca non esistevano ancora gli zainetti<br \/>\n\tomologati dei giorni nostri: Eastpack, Invicta, o Seven)<br \/>\n\tparticolarmente pesante. Lo si vedeva da come arrancava nei corridoi<br \/>\n\tdella scuola e ancor di pi&ugrave; dal suono sordo che fece quando venne<br \/>\n\t&quot;appoggiata&quot; sopra al piano di formica verdina del suo banco.<br \/>\n\t&quot;Che ci hai messo dentro? Mattoni?&quot; furono i nostri primi commenti,<br \/>\n\tprima che suonasse la campanella dell&#39;inizio lezione e quindi ancora<br \/>\n\tin tempo prima che calasse il fascistissimo coprifuoco a suon di<br \/>\n\tbacchettate. &quot;Ah, vedrete!&quot; fu la sua serafica risposta. In quel<br \/>\n\tmomento la campanella sanc&igrave; l&#39;inizio della lezione e lo<br \/>\n\tsguardo severo del fascista non lasci&ograve; molti margini di manovra.<br \/>\n\tLe due ore successive ci fecero (necessariamente, come sempre)<br \/>\n\tdimenticare tutto.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Fuori quel giorno pioveva, e questo fu un fattore fondamentale. Quando<br \/>\n\tpioveva il maestro, fascista o strabico che fosse, non ci lasciava<br \/>\n\tuscire nel cortile della scuola a sgranchirci un po&#39; le gambe. Si<br \/>\n\trestava in classe, ma ci si poteva alzare mentre il fascista addentava<br \/>\n\tla mela che aveva precedentemente messo sopra al termosifone. Ci<br \/>\n\teravamo sempre chiesti che gusto ci trovasse a mangiare una mela che<br \/>\n\tnon era n&egrave; cotta n&egrave; cruda.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">La melefica bacchetta veniva abbandonata sopra alla<br \/>\n\tcattedra, e noi in quel quarto d&#39;ora potevamo finalmente chiaccherare.<br \/>\n\tLa cartina dell&#39;Italia era sempre l&igrave;, sul muro vicino alla porta e<br \/>\n\tquel giorno testimoni&ograve; qualcosa che non successe mai pi&ugrave;.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Meneo lentamente estrasse un involucro di carta dalla cartella<br \/>\n\tche era appoggiata sul ripiano di ferro del suo banco. Pose con<br \/>\n\tattenzione l&#39;involucro sopra al banco, ed estrasse un secondo<br \/>\n\tsacchettino che pose vicino al primo pacchetto.<br \/>\n\tOrmai aveva tutti gli sguardi puntati. Che razza di merenda si era<br \/>\n\tportato da casa? Perfino il fascistissimo aveva smesso di masticare la<br \/>\n\tsua mela semicotta per osservare pi&ugrave; attentamente la scena. La cartina<br \/>\n\tdell&#39;Italia era l&igrave;, anche lei curiosa di sapere cosa sarebbe successo<br \/>\n\tnei secondi successivi.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Meneo apr&igrave; l&#39;involucro misterioso e ne estrasse una enorme fetta di<br \/>\n\tpolenta bianca. Il secondo pacchettino conteneva zucchero bianco, che<br \/>\n\tsparse sopra alla polenta fredda. Nell&#39;aula cal&ograve; un silenzio surreale<br \/>\n\tmentre Meneo addentava la polenta zuccherata. Il fascistissimo aveva<br \/>\n\tla mandibola bloccata a mezz&#39;asta mentre osservava Meneo e la polenta<br \/>\n\tche lentamente ma inesorabilmente prendeva la strada della sua bocca.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:14px;\"><span style=\"font-family:verdana,geneva,sans-serif;\">Per un paio di secondi fu il silenzio. Poi il finimondo. Il boato<br \/>\n\tdur&ograve; il tempo che il fascistissimo riguadagnasse l&#39;uso della parola e<br \/>\n\tsi riappropriasse della malefica bacchetta di bamb&ugrave;.<br \/>\n\tMeneo, ovviamente, sembr&ograve; fregarsene delle nostre rumorose<br \/>\n\tcanzonature, e si mangi&ograve; tutta la polenta. Fatto sta che non ripropose<br \/>\n\tuna seconda volta polenta e zucchero al ludibrio di noi bambini n&egrave;<br \/>\n\tallo sguardo imbarazzato del fascistissimo maestro.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#39; un episodio strampalato che ogni tanto mi torna in mente. 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