{"id":23746,"date":"2016-10-12T09:30:27","date_gmt":"2016-10-12T07:30:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.com\/?p=23746"},"modified":"2016-10-12T04:48:16","modified_gmt":"2016-10-12T02:48:16","slug":"la-svolta-di-putin-lo-yemen-filorusso-e-il-fallimento-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23746","title":{"rendered":"La svolta di Putin, lo Yemen filorusso e il fallimento di Obama"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Eugenio Cipolla)<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una guerra, oltre quella in Ucraina, deliberatamente tenuta sotto traccia dai media convenzionali per non mettere in risalto il fallimento e l\u2019inadeguatezza della diplomazia occidentale di fronte a crisi di portata epocale, che sta colpendo migliaia di civili e cambiando gli equilibri dello scacchiere internazionale: quella tra Yemen e Arabia Saudita. Che parte del Medio Oriente abbia abbandonato da tempo ogni speranza nei confronti della politica estera statunitense lo si \u00e8 capito da tempo, pi\u00f9 esattamente da quando Iran, Siria e per ultima Turchia hanno abbracciato l\u2019idea putiniana di un mondo meno schiacciato dall\u2019egemonia a stelle e strisce. Rohani, Assad ed Erdogan (quest\u2019ultimo solamente dopo qualche pesante \u201cincomprensione\u201d con Mosca) hanno trovato nel presidente russo un alleato ideale per liberarsi dalle pressioni e dalle ingerenze delle amministrazioni presidenziali Usa che si sono susseguite negli anni. E lo hanno fatto non solo idealmente, ma anche concretamente, attraverso accordi militari, diplomatici e commerciali che hanno trasformato la Russia in un punto di riferimento nello scacchiere geopolitico mediorientale.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo di questi accordi in ordine cronologico, siglato giusto ieri, \u00e8 quello che riguarda il Turkish Stream, il gasdotto che dovrebbe collegare la regione russa di Krasnodar a quella turca della Tracia, consentendo alla Russia di monetizzare al massimo uno dei suoi capitoli di bilancio pi\u00f9 corposi: il gas. La cosa, ovviamente, non pu\u00f2 che dispiacere l\u2019Unione Europea e gli Stati Uniti, i quali avevano visto nella rottura dello scorso anno tra Putin ed Erdogan un\u2019opportunit\u00e0 per strappare all\u2019odiato Vladimir un pezzo di terra strategico del mediterraneo sud-orientale.<\/p>\n<p>Assieme al trio sopra citato, si sta pian piano unendo anche lo Yemen, paese che dal marzo del 2015 soffre una guerra cruenta contro l\u2019Arabia Saudita (con il benestare degli Stati Uniti) e che ha trovato in Mosca un amico prezioso attraverso il quale mostrare al mondo i crimini commessi da Riyad. E non \u00e8 un caso che lo scorso agosto l\u2019ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, nel corso di un\u2019intervista tv, abbiamo esortato il governo Houthi (ossia la parte sciita del paese) a dare ai militari russi l\u2019accesso a tutte le basi, i porti e gli aereoporti dello Yemen. Saleh ha lodato l\u2019atteggiamento positivo di Putin durante l\u2019ultimo Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e lo ha definito come \u201cl\u2019alleato pi\u00f9 vicino\u201d dello Yemen nell\u2019intera comunit\u00e0 internazionale. Sebbene sia molto difficile che la Russia possa intervenire direttamente nel conflitto tra Yemen e Arabia Saudita, appare piuttosto evidente come Putin stia appoggiando il governo Houthi che controlla la capitale Sana\u2019a.<\/p>\n<p>Di tutti i paesi civilizzati, d\u2019altronde, la Russia \u00e8 l\u2019unico che ha lanciato una vera e propria guerra di informazione contro Riyad, denunciando e condannando i crimini commessi dalle forze saudite in Yemen, criticando la vendita di armi occidentali a un paese che sta facendo strage di civili. L\u2019ultima \u00e8 di qualche giorno fa. Sabato, infatti, il funerale del padre di un ministro del governo sostenuto dagli Houthi \u00e8 stato bombardato dall\u2019aviazione saudita, provocando una vera e propria strage:<\/p>\n<p>140 morti e oltre 500 feriti. La Casa Bianca \u00e8 subito corsa a prendere le distanze, con il portavoce Ned Price costretto a dichiarare che l\u2019amministrazione statunitense \u00ab\u00e8 molto disturbata dalle notizie che giungono dalla Yemen e che la cooperazione americana con Riad non \u00e8 un assegno in bianco\u00bb. Parole che evidenziano una certa difficolt\u00e0 da parte della presidenza Obama nel giustificare un atteggiamento \u201cmorbido\u201d contro i sauditi rispetto a uno inflessibile contro i russi, accusati da mesi di bombardare civili e ribelli moderati ad Aleppo.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che le autorit\u00e0 yemenite sono sempre pi\u00f9 vicine a quelle russe in tutto e per tutto. Oltre a un\u2019azione prettamente mediatica, Mosca, parallelamente, ne ha avviato una diplomatica e sta cercando di convincere la comunit\u00e0 internazionale a condannare le azioni dell\u2019Arabia Saudita contro lo Yemen, sottolineando come continuare a vendere armi a Riyad alimenti solamente una guerra che va avanti da oltre un anno e mezzo. Politicamente parlando \u00abanche se il governo Houthi ha preso il potere in Yemen attraverso una rivoluzione\u00bb, ha scritto Samuel Ramani dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford su Huffington Post qualche giorno fa, ricordando che in Libia e Siria la posizione di Mosca \u00e8 sempre stata quella di sostenere i governi in carica e non le rivoluzioni, \u00abi politici russi hanno tacitamente acconsentito agli Houthi di rimanere al potere, perch\u00e9 li ritengono la migliore soluzione per la futura stabilit\u00e0 politica dello Yemen\u00bb. Questa sorta di autoritarismo stabile viene infatti incontro all\u2019ampia strategia messo in campo da Putin per il Medio Oriente negli ultimi anni.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche motivo storico rispetto a questo atteggiamento, ha ricordato Ramani. \u00abDurante la guerra fredda l\u2019Unione Sovietica sostenne il governo comunista nel sud dello Yemen, mantenendo buoni rapporti anche con il Nord del paese. [\u2026] La vicinanza del personale militare sovietico ai confini dell\u2019Arabia Saudita fu particolarmente rilevante nel 1980. Durante la guerra in Afghanistan, tra il 1979 e il 1988, le relazioni tra Riyad e Mosca furono tese a causa del sostegno saudita ai mujaheddin anti-sovietici. E il consolidamento dell\u2019alleanza tra Urss e Yemen provoc\u00f2 nei politici sauditi il timore di una ritorsione per l\u2019interferenza di Riyadh in Afghanistan. Per tenersi buona Mosca, l\u2019Arabia Saudita concesse a Breznev di utilizzare il suo territorio per consentire ai russi di concedere sostegno militare all\u2019Iraq di Saddam Hussein, dopo lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq\u00bb. Ma i rapporti tra Mosca e Riyad non si sono mai appianati veramente e le divergenze sono venute nuovamente fuori dopo lo scoppio della guerra civile in Siria. Situazione che con il protrarsi del tempo e con l\u2019alleanza Washington-Riyad ha condotto Putin ad abbracciare (per adesso) la causa yemenita, conquistando un altro satellite in medio oriente e mettendo in risalto l\u2019ennesimo fallimento della politica estera obamiana.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_svolta_di_putin_lo_yemen_filorusso_e_il_fallimento_di_obama\/82_17422\/\">http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_svolta_di_putin_lo_yemen_filorusso_e_il_fallimento_di_obama\/82_17422\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Eugenio Cipolla) C\u2019\u00e8 una guerra, oltre quella in Ucraina, deliberatamente tenuta sotto traccia dai media convenzionali per non mettere in risalto il fallimento e l\u2019inadeguatezza della diplomazia occidentale di fronte a crisi di portata epocale, che sta colpendo migliaia di civili e cambiando gli equilibri dello scacchiere internazionale: quella tra Yemen e Arabia Saudita. 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