{"id":23749,"date":"2016-10-13T00:14:06","date_gmt":"2016-10-12T22:14:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.com\/?p=23749"},"modified":"2016-10-13T10:28:02","modified_gmt":"2016-10-13T08:28:02","slug":"linvasione-culturale-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23749","title":{"rendered":"L&#8217;invasione culturale americana"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> SERGE LATOUCHE<\/strong><\/p>\n<p>Da un aeroporto all&#8217;altro, da un hotel Hilton all&#8217;altro, potete gi\u00e0 percorrere il inondo da Est a Ovest e da Sud a Nord senza sentirvi mai stranieri da nessuna parte, senza fare una sola volta l&#8217;esperienza di un vero spaesamento. Vi sono dappertutto le stesse architetture di vetro e di acciaio, le stesse autostrade, gli stessi ingorghi. Le stesse plastiche, gli stessi televisori, gli stessi stadi. E le stesse bottiglie di Coca-Cola. Fino ai souvenir esotici, che vengono attualmente fabbricati per tutto il mondo nelle stesse fabbriche.<\/p>\n<p>Il risultato di questo processo finisce per concretizzarsi in un &#8220;ipersviluppo&#8221; economico per la potenza seduttrice e in un sottosviluppo pi\u00f9 o meno rilevante per la popolazione sedotta. L&#8217;impatto economico \u00e8 tanto pi\u00f9 negativo quanto pi\u00f9 \u00e8 accentuata la differenza tra i livelli di sviluppo di partenza. I Paesi africani hanno poche probabilit\u00e0 di trovare in un simile gioco delle vie d&#8217;uscita che compensino le loro perdite. Il divario tra il loro consumo reale, quello sognato e la loro capacit\u00e0 produttiva aumenta senza sosta. Questo processo di uniformazione si \u00e8 messo in moto da molto tempo. Pascal lo denunciava gi\u00e0 nel diciassettesimo secolo in termini validi ancora oggi: \u00abNoi abbiamo uniformato la diversit\u00e0, proprio per esserci voluti conformare all&#8217;uniformit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Il processo prende talvolta l&#8217;andamento di una legge biologica, cos\u00ec come accade per la scomparsa delle lingue parlate o delle specie vegetali e animali. Si direbbe un&#8217;estensione della selezione naturale delle specie e della lotta per la vita, conformemente alla teoria dell&#8217;evoluzione di Charles Darwin. Oggi resterebbero circa seimila delle ventimila lingue parlate dagli uomini nel periodo neolitico, e si ritiene che la met\u00e0 sar\u00e0 scomparsa fra un secolo. Soltanto in America, una lingua muore ogni anno.<\/p>\n<p>Il &#8220;catawba&#8221; della Carolina del Sud \u00e8 appena scomparso con la morte del suo ultimo locutore, \u00abNuvola rossa tempestosa\u00bb. Il suo cane \u00e8 l&#8217;unico essere vivente in grado di comprendere ancora questa lingua&#8230; Un centinaio di idiomi sono parlati solo da pochi anziani. L'&#8221;aore&#8221; sopravvive solo nella parlata di un unico abitante di Vanuatu; il &#8220;sireneski&#8221; non \u00e8 parlato che da due vecchie donne dell&#8217;estrema Siberia orientale; l'&#8221;\u00e9molo&#8221; \u00e8 conosciuto solo da sei etiopi. Meno di duecentomila locutori si distribuiscono le centottanta lingue indie dell&#8217;Amazzonia. Al contrario, cinque lingue &#8211; il cinese, l&#8217;inglese, il russo, lo spagnolo e l&#8217;indostano &#8211; sono parlate da pi\u00f9 della met\u00e0 dell&#8217;umanit\u00e0, mentre meno di cento lingue si spartiscono pi\u00f9 del 95% del pianeta.<\/p>\n<p>La biodiversit\u00e0 si riduce in modo del tutto simile portando alla quotidiana scomparsa di specie vegetali o animali. Ci alimentiamo con un numero sempre pi\u00f9 ristretto di piante e di animali, e solo con variet\u00e0 molto produttive, mentre le popolazioni tradizionali conoscevano migliaia di specie. Se ancora i nostri nonni coltivavano duemila variet\u00e0 di mele, oggi noi mangiamo quasi solo delle golden&#8230;<\/p>\n<p>Questa uniformazione \u00e8 in atto in Europa dall&#8217;inizio dell&#8217;epoca moderna, cio\u00e8 dal Rinascimento. Volendo costruire la societ\u00e0 umana sulla base della Ragione, e solo su questa, nel diciottesimo secolo i filosofi illuministi, nel respingere come irrazionali le tradizioni e le consuetudini, e nel combattere le credenze non scientifiche come altrettanti pregiudizi, sono stati i profeti di una citt\u00e0 universale e uniforme. Va per\u00f2 detto, a loro discolpa, che sognavano questa citt\u00e0 come un centro di fraternit\u00e0 e non come un mondo sconvolto dalle disuguaglianze, dalle ingiustizie e dai conflitti.<\/p>\n<p>Col tempo, le differenze locali e regionali, cos\u00ec come i modi di parlare e le consuetudini, si sono fusi nell&#8217;ambito degli insiemi nazionali. E mentre la ragion di Stato \u00e8 diventata lo strumento della Ragione, i diritti dell&#8217;uomo hanno proclamato una cittadinanza mondiale. In Europa, Napoleone \u00e8 stato un potente propagatore dell&#8217;uniformit\u00e0, introducendo il sistema metrico e il codice civile man mano che avanzava con i suoi eserciti.<\/p>\n<p>Oggi la parola d&#8217;ordine \u00e8 l&#8217;uniformit\u00e0&#8230; (stesso\u00a0\u00a0codice, stesse unit\u00e0 di misura, stessi regolamenti, e, se vi si pu\u00f2 giungere gradualmente, stessa lingua; ecco ci\u00f2 che costituisce la perfezione di ogni organizzazione sociale). Nel diciannovesimo secolo, il grande sociologo francese Alexis de Tocqueville analizza l&#8217;ascesa di ci\u00f2 che definisce \u00abl&#8217;uguaglianza delle condizioni\u00bb. Egli ritiene questo movimento, legato all&#8217;immaginario democratico dei tempi moderni, assolutamente irrefrenabile. Vede nella democrazia degli Stati Uniti d&#8217;America il prototipo perfetto delle societ\u00e0 del futuro.<\/p>\n<p>Questa uniformazione non \u00e8 forse un semplice processo di &#8220;americanizzazione&#8221; del mondo conseguente all&#8217;egemonia degli Stati Uniti e alla loro particolare condizione di crogiolo di culture? La standardizzazione dell&#8217;immaginario alla quale assistiamo lascia ancora spazio alla diversit\u00e0, e se s\u00ec, a quale? Siamo di fronte, insomma, all&#8217;avvento della citt\u00e0 universale e fraterna sognata da molti utopisti o a un processo di sradicamento a livello planetario?<\/p>\n<p>Certamente gli Stati Uniti occupano una posizione privilegiata, dovuta non soltanto alla loro potenza economica e politica, ma anche a un complesso di circostanze storiche. In effetti, essi incarnano, pi\u00f9 della vecchia Europa, la realizzazione quasi integrale del progetto della modernit\u00e0. Societ\u00e0 giovane, artificiale e senza radici, \u00e8 stata costruita fondendo gli apporti pi\u00f9 diversi. L&#8217;organizzazione razionale, funzionale e utilitaristica che ha presieduto alla sua costituzione pu\u00f2 diventare universale. L&#8217;Europa ha colonizzato il mondo, ed \u00e8 stato possibile denunciare l'&#8221;eurocentrismo&#8221;. L&#8217;America ha poi ripreso la duplice eredit\u00e0 della vecchia Europa: quella dell&#8217;impero britannico e quella dell&#8217;universalismo dei Lumi. Gli Stati Uniti sono ormai l&#8217;unica superpotenza mondiale e la loro egemonia politica, militare, culturale, finanziaria e persino economica \u00e8 incontestabile. Le principali societ\u00e0 transnazionali sono nordamericane e mantengono salda la presa sulle nuove tecnologie e sui servizi pi\u00f9 sofisticati.<\/p>\n<p>Dagli Stati Uniti, e in misura minore dagli altri Paesi sviluppati, partono dei flussi culturali a senso unico che inondano il pianeta: immagini, parole, valori morali, norme giuridiche, codici politici, criteri di professionalit\u00e0 si riversano dalle unit\u00e0 creatrici verso il resto del mondo attraverso i media (giornali, radio, televisioni, film, libri, dischi, videocassette e, ora, reti informatiche).<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 importante della produzione mondiale di &#8220;segni&#8221; si concentra al Nord (cos\u00ec come il 70% della produzione mondiale di giornali e il 73% della produzione di libri), o si fabbrica in stabilimenti che esso controlla, secondo le sue regole e le sue procedure. Oltre al possesso della quasi totalit\u00e0 delle industrie culturali, il Nord beneficia di un monopolio pressoch\u00e9 totale dei patrimoni accumulati dai vecchi Stati nazionali, grazie anche al saccheggio delle ricchezze mondiali, attraverso i musei, le biblioteche, le banche dati.<\/p>\n<p>Esistono pi\u00f9 di cento agenzie d&#8217;informazione sparse sulla terra; tuttavia cinque agenzie transnazionali controllano da sole il 96% dei flussi mondiali d&#8217;informazione. Tutte le radio, tutti i canali televisivi, tutti i giornali del pianeta sono abbonati a queste agenzie. Il 65% delle informazioni mondiali parte dagli Stati Uniti. Dal 30 al 70% delle trasmissioni televisive sono importate dal centro. Tuttavia, rispetto ai Paesi sviluppati, il Terzo mondo consuma 5 volte meno cinema, 8 volte meno radio, 15 volte meno televisione, 16 volte meno carta stampata.<\/p>\n<p>Questi flussi d&#8217;informazione non possono non \u00abinformare\u00bb i desideri e i bisogni, i modi di comportarsi, le mentalit\u00e0, i sistemi educativi, i modi di vita dei recettori. La \u00abmessa in conserva\u00bb della cultura grazie all&#8217;avvento del CD-Rom interattivo rappresenta un mercato gigantesco che i colossi del multimediale si contendono. Il sorgere delle autostrade informatiche e delle reti rafforza ulteriormente la supremazia dei media transnazionali soprattutto a predominanza americana. Si pu\u00f2 dunque parlare di una vera e propria invasione culturale ad opera degli Stati Uniti con qualche apporto complementare di questo o quel Paese del Nord.<\/p>\n<p>[<em>La fine del sogno occidentale<\/em>, trad. it. El\u00e8uthera, Milano 2002]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGE LATOUCHE Da un aeroporto all&#8217;altro, da un hotel Hilton all&#8217;altro, potete gi\u00e0 percorrere il inondo da Est a Ovest e da Sud a Nord senza sentirvi mai stranieri da nessuna parte, senza fare una sola volta l&#8217;esperienza di un vero spaesamento. Vi sono dappertutto le stesse architetture di vetro e di acciaio, le stesse autostrade, gli stessi ingorghi. Le stesse plastiche, gli stessi televisori, gli stessi stadi. 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