{"id":23767,"date":"2016-10-12T09:36:51","date_gmt":"2016-10-12T07:36:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.com\/?p=23767"},"modified":"2016-10-12T09:36:51","modified_gmt":"2016-10-12T07:36:51","slug":"il-vincolo-estero-e-irrilevante-anzi-fondamentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23767","title":{"rendered":"Il vincolo estero \u00e8 irrilevante, anzi fondamentale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il primo post che fa seguito alla promessa del libro di approfondirne parti, discutere critiche e quant\u2019altro. Intenderei cominciare con la <em>vexata quaestio<\/em> del vincolo estero discussa nella quarta lezione del libro. Lo faccio perch\u00e9 \u00e8 politicamente oltre che economicamente centrale.<\/p>\n<p>La questione \u00e8 posta semplicemente: \u201cE\u2019 la piena sovranit\u00e0 monetaria, vale a dire il possesso di una banca centrale di emissione di una valuta non convertibile, condizione necessaria e sufficiente per l\u2019implementazione di politiche di pieno impiego?\u201d. Questa \u00e8 la tesi in genere sostenuta dagli esponenti e sostenitori della <em>Modern Monetary Theory<\/em> (MMT).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La tesi opposta \u00e8 quella che vede nell\u2019insorgere di squilibri nei conti esteri l\u2019ostacolo principale alla conduzione di politiche di piena occupazione, problema a fronte del quale la piena sovranit\u00e0 monetaria pu\u00f2 solo limitatamente essere d\u2019aiuto. Per vincolo estero si intende l\u2019insorgere di squilibri commerciali (e in generale di partite correnti) prima che le politiche fiscali e monetarie abbiano condotto l\u2019economia in piena occupazione. Un MMT, Philip Pilkington (2013), definisce questa tradizione \u201ckaldoriana\u201d dal nome del grande economista eterodosso Nicholas Kaldor (1908-1986). Questo secondo punto di vista \u00e8 spesso ricondotto anche all\u2019economista britannico Anthony Thirlwall.<\/p>\n<p>\u201cLa questione scocciante \u2013 afferma Pilkington \u2013 \u00e8 che i problemi sollevati dai kaldoriani sono veramente molto importanti\u201d, sebbene \u201cin contesti specifici\u201d, si precisa. Non per gli Stati Uniti, egli sottolinea, e qui siamo tutti d\u2019accordo. Gli USA stampano una moneta accettata da tutti per i pagamenti, spesso definita moneta di riserva, per cui possono finanziare disavanzi persistenti di bilancia dei pagamenti senza particolari problemi. Pilkington e altri autori MMT sembrano voler restringere la pregnanza della problematica dei kaldoriani ai paesi pi\u00f9 arretrati. I kaldoriani sembrano avere invece in mente anche molti, sebbene non tutti, i paesi a uno stadio pi\u00f9 avanzato di sviluppo.<\/p>\n<p>La mia strategia in questo post sar\u00e0 quella di dimostrare come alla fine ci possa trovare d\u2019accordo, in maniera che ciascuno\/a non si senta ferito\/a nelle proprie suscettibilit\u00e0 e si possa archiviare questo punto (ma non le problematiche che lascia aperte) con reciproca soddisfazione. La critica che mi pu\u00f2 essere mossa \u00e8 di un <em>cherry picking<\/em>, ovvero di scegliermi passi degli autori MMT in maniera pro domo mea, isolandoli dal contesto. Mi reputo un giocatore piuttosto onesto, per cui preferisco vedere la cosa come la ricerca del diavolo che \u00e8 nei dettagli, dunque nelle puntualizzazioni, nei caveat, nelle clausole contrattuali scritte in piccolo che gli autori MMT fanno alle loro preposizioni pi\u00f9 impegnative, nell\u2019arsenico che secondo Voltaire va aggiunto affinch\u00e9 il sortilegio con cui intendi uccidere un gregge di pecore abbia effetto.<\/p>\n<p><strong>Cambi fissi o flessibili?<\/strong><\/p>\n<p>Correttamente Sardoni &amp; Wray (2007, p. 2) sostengono che gli economisti di tradizione keynesiana sono generalmente pi\u00f9 favorevoli ai tassi di cambio fissi (ma aggiustabili) che a quelli flessibili. I due autori non spiegano questa preferenza, che pu\u00f2 tuttavia essere riferita all\u2019evitare il disordine nel commercio internazionale arrecato dalle svalutazioni competitive e agli effetti redistributivi sfavorevoli ai salari che possono risultare dal peggioramento delle ragioni di scambio con l\u2019estero. Correttamente i due autori spiegano come la preferenza keynesiana per i tassi fissi si associ alla necessit\u00e0 di un ordine monetario internazionale, quale quello proposto da Keynes alla conferenza di Bretton Woods (un succinto ma efficace sunto della proposta di Keynes \u00e8 in Lavoie 2015, pp. 2-5). Tale ordine avrebbe lo scopo di evitare che gli aggiustamenti delle bilance dei pagamenti avvengano solo attraverso misure deflazionistiche dei paesi in disavanzo tali da imprimere una tendenza deflativa all\u2019economia globale, imponendo che l\u2019aggiustamento ricada piuttosto sui paesi in surplus. Gli autori (pp. 3-4) concludono che, nell\u2019impossibilit\u00e0, oggi come ieri, di instaurare tale ordine a livello globale, cade anche l\u2019argomento a favore dei cambi fissi (sebbene aggiustabili). Infatti:<\/p>\n<p>To adopt a regime of fixed exchange rates without the creation of some sort of \u2018world government\u2019 implies that single countries renounce their sovereignty, i.e., their ability to maintain fiscal and currency independence.<\/p>\n<p><strong>Accordo fra \u201ckaldoriani\u201d e MMT: <\/strong><em>Ordine e istituzioni monetarie internazionali (o al limite europee) sulle linee della International Currency Union di Keynes sono in via di principio desiderabili. In loro assenza \u00e8 tuttavia preferibile l\u2019adozione di cambi flessibili, o meglio la non adesione a sistemi (accordi) di cambio fissi \u2013 evidentemente a seconda delle circostanze un governo monetariamente sovrano cercher\u00e0 di pilotare il cambio nella direzione desiderata.<\/em><\/p>\n<p><strong>I tassi di cambio aggiustabili aggiustano sempre? <\/strong><\/p>\n<p>Proporre politicamente in Europa un sistema alla Keynes come proposto da Fantacci e Papetti o dal Keynes blog per superare l\u2019euro pu\u00f2 dunque essere strumentalmente opportuno, anche se il realismo ci suggerisce di pensare che il recupero della flessibilit\u00e0 del cambio sia una prospettiva pi\u00f9 concreta. Ma funziona sempre? La questione che molti \u201ckaldoriani\u201d sollevano \u00e8 che la flessibilit\u00e0 del cambio come \u201cspazio\u201d per perseguire politiche domestiche di piena occupazione senza preoccuparsi (troppo) del vincolo esterno incontra almeno tre problemi: 1) richiede una elevata elasticit\u00e0 delle esportazioni (che devono aumentare) e delle importazioni (che devono diminuire); 2) il deprezzamento del cambio, accrescendo il prezzo dei beni importati pu\u00f2 avere effetti redistributivi sfavorevoli ai salari; 3) questi effetti possono addirittura essere tali da incidere negativamente sulla domanda aggregata \u2013 sia nel caso in cui i beni salario importati non abbiamo sostituti domestici, e questo comporti una contrazione dei consumi di beni domestici), che per l\u2019aumento del valore reale del debito estero, pubblico e privato, se denominato in valuta estera (su quest\u2019ultimo aspetto torneremo diffusamente) (Medeiros &amp; Trebay, 2016: 21).<\/p>\n<p>Wray &amp; Sardoni (2007: 15-16) non discutono esplicitamente di questi problemi, ma traspare un\u2019evidente cautela circa le virt\u00f9 taumaturgiche dei cambi flessibili. Si vedano per esempio questi passi, che contengono parecchi spunti che commentiamo di seguito:<\/p>\n<p>A sovereign nation is able to use domestic policy to achieve domestic or internal stability. As discussed above, this comes at the cost of possibly greater external instability. <em>A floating exchange rate will not necessarily move trade toward balance,<\/em> as discussed above. However, it must be remembered that from the macro perspective, imports are a benefit while exports are a cost. Hence, a trade deficit means net benefits. This is usually neglected in discussions of trade balances because of the presumed impacts on domestic employment. However, so long as the nation\u2019s domestic policy is geared toward stability, it can achieve full employment, even in the presence of a trade deficit. This, in turn, requires sovereignty, which necessitates a floating exchange rate. It is possible that a trade deficit can exert downward pressure on the exchange rate, which can generate some \u201cpass through\u201d impacts on domestic inflation. If desired, domestic policy can turn to inflation-fighting, including the conventional method of <em>using unemployment to attenuate inflation pressures<\/em>. While we would not advocate such a method, we merely point out that the sovereign nation can implement policy geared toward achieving internal stability. (miei corsivi)<\/p>\n<p>L\u2019argomentazione \u00e8 parecchio complessa. Mi sembra che emergano i seguenti punti-arsenico:<\/p>\n<ul>\n<li>tassi di cambio flessibili non assicurano necessariamente l\u2019equilibrio commerciale.<\/li>\n<li>la flessibilit\u00e0 del cambio pu\u00f2 avere effetti sull\u2019inflazione domestica per contrastare la quale si pu\u00f2 dover ricorrere a un accrescimento della disoccupazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Da ambedue i punti di vista, oltre ai punti 1-3 pi\u00f9 sopra, sembra che si debba guardare con cautela ai cambi flessibili ai fini dell\u2019obiettivo della piena occupazione.<\/p>\n<p><strong>Accordo: <\/strong><em>la flessibilit\u00e0 del cambio va usata con cautela ed a seconda delle circostanze specifiche di un paese.<\/em><\/p>\n<p><em>In passing<\/em>, nella citazione i due autori ribadiscono la tradizionale proposizione MMT per cui per un paese \u00e8 in fondo vantaggioso avere una bilancia commerciale in passivo s\u00ec da vivere al di sopra dei propri mezzi. Nulla da obiettare, naturalmente, tutti vorremmo fare come gli americani, ed \u00e8 un peccato che l\u2019Europa che potrebbe permetterselo non lo faccia, non finanzi cio\u00e8 persistenti disavanzi commerciali stampando euro. Questo punto ci conduce a un&#8217;altra vexata quaestio: quali paesi si possono permettere persistenti disavanzi della bilancia dei pagamenti indebitandosi nella propria valuta? Il punto \u00e8 importante perch\u00e9 se \u00e8 vero che non possiamo affidare l\u2019equilibrio con l\u2019estero al sortilegio dei cambi, un po\u2019 il debito estero per finanziare i disavanzi esterni pu\u00f2 apparire inevitabile (ma se in valuta estera pu\u00f2 diventare un vero arsenico e far fuori noi assieme al gregge).<\/p>\n<p><strong>Solvibile sin tanto che hai la printing press<\/strong><\/p>\n<p>Se la flessibilit\u00e0 del cambio va usata con cautela e a seconda delle situazioni specifiche, una strada alternativa al finanziamento dei disavanzi esteri risultanti dalle politiche di pieno impiego \u00e8 quello dell\u2019indebitamento con l\u2019estero. MMT e \u201ckaldoriani\u201d sono d\u2019accordo che un paese monetariamente sovrano \u00e8 sempre solvibile nel proprio debito estero se denominato nella valuta nazionale (di emissione). Non credo che vi sia bisogno di citazioni al riguardo. Voglio solo notare come questa posizione MMT sia stata spudoratamente plagiata da decine di economisti <em>mainstream<\/em> (Paul De Grauwe in primis) che l\u2019hanno appresa dalla rete e fatta propria, senza il minimo riconoscimento a chi per primo l\u2019ha sostenuta.<\/p>\n<p>Si noti di passaggio che da ultimo il debito estero che conta \u00e8 quello relativo al settore pubblico nell\u2019ipotesi che quest\u2019ultimo si assuma un eventuale debito estero delle banche insostenibile per queste ultime, come sostiene Daniel Gros (2013: 512): \u201cDurante una crisi finanziaria il debito privato accumulato durante il precedente boom \u00e8 solitamente trasformato in debito pubblico\u201d.<\/p>\n<p><strong>Accordo<\/strong>: <em>un paese che emetta debito estero denominato nella propria valuta \u00e8 sempre solvibile.<\/em><\/p>\n<p><strong>Original sin <\/strong><\/p>\n<p>La questione sembra dunque essere che molti paesi nella loro storia sono incorsi in quello che \u00e8 stato definito \u201cpeccato originale\u201d di aver emesso debito estero denominato in una valuta straniera (Eichengreen et al. 2003). Questo spiana la via degli inferi, o almeno la cacciata dal Paradiso terrestre: il default sul debito estero.<\/p>\n<p>\u201cThe alternative theory, \u2018original sin\u2019, seeks to explain why many emerging markets are volatile and prone to crisis by focusing on three characteristics that such countries often share: good economic prospects, a certain degree of openness to international capital flows, and a national currency that cannot be used by local firms or the government to borrow abroad, and cannot be used, even at home, for long-term borrowing\u2014 a weakness, or \u2018sin\u2019, shared by the currencies of almost all emerging market economies.<\/p>\n<p>If a country is economically promising and reasonably open, then people will want to invest. But if its currency cannot be used for either foreign or long-term borrowing, would-be investors must choose between borrowing in a foreign currency such as dollars or borrowing short-term. If a company borrows in dollars to finance a project that generates pesos, a subsequent devaluation of the peso could lead to bankruptcy. If instead the company undertakes a longer-term project and finances it with short-term loans, it will go bust if liquidity dries up and it cannot get the loans<\/p>\n<p>renewed. In other words, investments will suffer either from a currency mismatch, because projects that generate local currency are financed with dollar loans, or a maturity mismatch, because longer-term investments have been financed with short-term loans.<\/p>\n<p>This scenario is a recipe for financial fragility. Such systems will be extremely vulnerable to sudden declines in the amount of liquidity in the banking system and to sudden depreciations of the currency. In fact, as the domestic currency starts to decline, companies fearful of further depreciation will attempt to buy foreign currency in order to cover their exposures. This decision will only make matters worse by causing the domestic currency to depreciate even further\u2014 a dynamic that can take place even in a floating-rate country, as was the case of Indonesia at the time of its final collapse. For its part, the government will seek to defend the currency by using its international reserves. But using those reserves will dry up the amount of money in the domestic banking system, and as liquidity declines, banks will be forced to call in their loans, precipitating a banking crisis caused by the maturity mismatches. So the two mismatches interact. In fact, such a system is subject to self-fulfilling crises, as in a bank run: If people fear that others may take their money out, they will want to be the first to the door.\u201d Hausmann (1999)<\/p>\n<p><strong>Accordo: <\/strong><em>La storia suggerisce che il peccato originale porta alla cacciata da un temporaneo paradiso, dunque dopo un periodo di euforia economica segue una crisi finanziaria con un default sul debito estero.<\/em><\/p>\n<p><strong>Dimmi allora quel che hai fatto, chi te l&#8217;ha mai messo in testa\u2026<\/strong><\/p>\n<p>La domanda \u00e8 allora: perch\u00e9 molti paesi nei secoli dei secoli hanno reiterato il peccato originale (lo reiterano e lo reitereranno)?<\/p>\n<p>Una risposta plausibile \u00e8 che lo fanno paesi con bilance dei pagamenti e valute \u201cdeboli\u201d, i cuori deboli insomma: l\u2019indebitamento in valuta straniera o l\u2019adozione di sistemi di cambio in cui si assicura la convertibilit\u00e0 della propria moneta in una moneta internazionale a un tasso fisso sono veicoli con cui raccogliere capitali esteri altrimenti non raccoglibili emettendo titoli in valuta nazionale, considerati insicuri dagli investitori stranieri (insicuri nel senso di portatori di un rischio di svalutazione rispetto alle monete internazionali).<\/p>\n<p>Il punto di vista MMT quale espresso da Bill Mitchell (2009) \u00e8 il seguente.<\/p>\n<p>Il finanziamento estero da parte dei paesi in surplus dei disavanzi dei paesi in deficit corrisponde a ricchezza desiderata da parte dei primi, per cui il settore estero dovrebbe essere in via di principio disponibile a finanziare i disavanzi anche se emessi nella moneta del debitore. (Il lettore MMT potr\u00e0 qui percepire un\u2019assonanza con l\u2019argomento per cui in economia chiusa ai disavanzi pubblici corrisponde la creazione di ricchezza netta desiderata dal settore privato). Il paese in disavanzo \u201cfinanzia\u201d (<em>so to speak<\/em>) il desiderio di ricchezza netta del settore estero (del paese in surplus) potendo in tal modo vivere \u201cal di sopra dei propri mezzi\u201d.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Qui Mitchell introduce un punto-arsenico, e cio\u00e8 che il desiderio del paese in surplus di accumulare titoli denominato nella moneta del debitore non sia illimitato. <a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Pi\u00f9 in l\u00e0 Mitchell appare pi\u00f9 ottimista argomentando che non v\u2019\u00e8 ragione perch\u00e9 i paesi in surplus perdano il loro appetito per i titoli dei paesi in disavanzo.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> Ma aggiunge per\u00f2 un nuovo punto-arsenico: l\u2019appetito non scompare nella misura in cui il paese offra sufficienti garanzie di stabilit\u00e0 economica per cui continuer\u00e0 a servire il debito estero.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> L\u2019esperienza storica ci suggerisce al riguardo che pochi paesi offrono tale garanzia, paesi come Australia, Nuova Zelanda e Canada che gli MMT, in linea con Eichengreen et al. (2005), indicano come quelli che hanno potuto conciliare persistenti disavanzi esteri (e connesso indebitamento) con la continua emissione di titoli del debito estero denominati in moneta nazionale. Purtroppo l\u2019esperienza della stragrande maggioranza dei paesi fuori del piccolo club dei paesi che emettono monete internazionali o sono ex colonie WASP evidenzia l\u2019assenza di tali garanzie di stabilit\u00e0. Randall Wray (2011a) lo suggerisce con chiarezza esemplare.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a><\/p>\n<p><em>Fonte:<\/em> B. De Conti, A. Biancarelli, P. Rossi, Currency hierarchy, liquidity preference and exchange rates: a Keynesian\/minskyan approach, Congr\u00e8s de l\u2019Association Fran\u00e7aise d\u2019\u00c9conomie Politique, Universit\u00e9 Montesquieu Bordeaux IV, 2013.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Mamma li turchi!<\/strong> Si possono pagare le importazioni nella propria valuta nazionale? Esistono delle valute definite di riserva o internazionali che sono quelle in cui preferibilmente si svolge il commercio internazionale. Poich\u00e9 le riserve valutarie sono in genere investite nei titoli di Stato del paese che ha emesso quella valuta (per esempio i cinesi investono i dollari che hanno nelle riserve ufficiali in T-bonds americani), la stabilit\u00e0 politico-economica del paese in oggetto conta molto (Eichengreen at al. 2005).<\/p>\n<p>Nel primo trimestre 2016 la composizione percentuale delle riserve era suddivisa in: 20,37% \u20ac; 63,59% $ USA; 4,08% Yen; 4,79% \u00a3 britannica; 0,28% franco svizzero; 6,89% altro (di cui 1,95% $ australiano e 1,90% $ canadese). (Fonte: Natixis)<\/p>\n<p>La fatturazione del commercio internazionale \u00e8 poi soggetta a rapporti di forza: in genere \u00e8 decisa da chi emette la fattura. E\u2019 vero quanto dice Wray che: \u201cif you offer US or Canadian or Australian Dollars, or UK Pounds, or Japanese Yen, or Euroland Euros, you will NEVER find a lack of bidders. The only question is over the price. Heck, I\u2019ve offered Mexican Pesos, and Colombian Pesos, and Turkish Lira and many other currencies \u00a0many times, and never found a lack of bidders\u201d, cio\u00e8 che anche monete \u201cnon di riserva\u201d hanno mercato e possono essere accettate per i pagamenti internazionali. La domanda proverr\u00e0 da chi intende effettuare acquisti presso il paese di emissione, per esempio beni turchi. Ma in assenza di una sufficiente domanda di questi beni, vale a dire se per esempio la Turchia emette 100 miliardi di \u00a3 turche per finanziare le importazioni dall\u2019estero (supponendo che gli stranieri accettino la fatturazione in lire), ma la domanda di beni turchi \u00e8 di soli 80 miliardi, \u00e8 possibile che 20 miliardi di \u00a3 turca vengano scambiati, per esempio, con dollari USA. La Turchia pu\u00f2 a quel punto decidere se lasciar cadere il valore della lira rispetto al dollaro, o se il deprezzamento \u00e8 indesiderato, pu\u00f2 soddisfare la domanda di dollari acquistando lire e cedendo dollari dalle riserve. Se questi dollari non ci sono, o non si vogliono toccare le riserve, la banca centrale o le banche commerciali turche possono ricorrere a presiti esteri. Con un po\u2019 di fantasia quello che accade \u00e8 che gli stranieri in possesso dei 20 miliardi di lire turche di cui si vogliono disfare ottengono $ dalla Turchia che se li fa prestare dai medesimi stranieri. [In altri termini, la Turchia si riprende i 20 miliardi di lire turche e in cambio rilascia un \u201cpagher\u00f2\u201d (un IOU ben noto agli amici MMT) in cui c\u2019\u00e8 scritto \u201cti vedo 20 miliardi di dollari\u201d]. Ecco che, nonostante all\u2019inizio la Turchia abbia fatturato in moneta nazionale, alla fine ha maturato un debito netto in valuta straniera. Oh, \u00e8 evidente che la Turchia avrebbe dal principio potuto dichiarare la non-convertibilit\u00e0 della propria moneta: ma siamo sicuri che gli esportatori tedeschi, giapponesi o italiani avrebbero accettato di essere pagati in \u00a3? E\u2019 evidente che se ripetessimo l\u2019esercizio per il Canada, voi mi potreste dire che il problema non c\u2019\u00e8: il Canada fattura in $ canadesi, e se c\u2019\u00e8 un disavanzo di bilancia dei pagamenti, i dollari canadesi verranno prestati al Canada medesimo che matura cos\u00ec un debito estero nella propria valuta (come i cinesi riprestano al Tesoro USA i dollari guadagnati col surplus commerciale). E infatti il $ canadese \u00e8 valuta di riserva. La lira turca non lo \u00e8, e non lo era la lira italiana (e probabilmente non lo era il franco francese). Insomma, non \u00e8 che proprio non si possa fatturare nella famosa Pizza di fango del Camerun, o nella lira italiana, ma ci sono dei limiti molto seri.<\/p>\n<p><strong>Accordo: <\/strong><em>l\u2019esperienza storica suggerisce che al di fuori di un relativamente ristretto numero di paesi caratterizzati da notevole affidabilit\u00e0 politico-finanziaria, per altri paesi \u00e8 complicato indebitarsi nella valuta nazionale; sono questi i paesi che poi cadono facilmente nell\u2019original sin<\/em>.<\/p>\n<p>Come menzionato nel mio libro (p. 201), almeno con riguardo ai paesi pi\u00f9 arretrati, Mitchell sembra suggerire misure diverse dall\u2019indebitamento in valuta straniera per aggirare il vincolo estero, come il controllo delle importazioni o la sostituzione delle importazioni.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p><strong>Accordo: <\/strong><em>se la flessibilit\u00e0 del tasso di cambio non \u00e8 misura sufficiente a rendere compatibili vincolo esterno e piena occupazione, mentre il paese non desidera indebitarsi in valuta estera, altre misure sono possibili come il controllo delle importazioni o una politica industriale volta a sostituire le importazioni.<\/em><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n<p>Queste ultime sono naturalmente misure politicamente difficili (il controllo delle importazioni) o molto complicate da condursi in maniera efficiente (la politica industriale di sostituzione delle importazioni), ma ci\u00f2 che qui ci preme sottolineare \u00e8 che vi sia un\u2019ampia convergenza di vedute sul fatto che non vi siano sortilegi, ma una variet\u00e0 di arsenici a cui ricorrere.<\/p>\n<p><strong>Accordo finale<\/strong>: <em>il vincolo estero \u00e8 tale da rendere impossibili le politiche di pieno impiego? No. C\u2019\u00e8 una variet\u00e0 di strumenti che si possono impiegare, nessuno miracolistico, alcuni politicamente difficili da adottare.<\/em><\/p>\n<p><strong>Guida bibliografica:<\/strong><\/p>\n<p>Una buona guida al modello di Thirlwall \u00e8 dovuta alla sempre ottima (e sempre troppo critica) Antonella Palumbo <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/author\/\">Palumbo, A.<\/a>2011. \u201cOn the theory of the balance-of-payments-constrained growth.\u201d In <em>Sraffa and Modern Economics<\/em>, edited by <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/author\/\">R. Ciccone<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/author\/\">C. Gehrke<\/a> and <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/author\/\">G. Mongiovi<\/a>, vol. II, 240\u2013259. London and New York: Routledge. Sul ruolo delle esportazioni in Kaldor si veda di Antonella anche: Adjusting Theory to Reality: The Role of Aggregate Demand in Kaldor&#8217;s Late Contributions on Economic Growth, <em>Review of Political Economy<\/em>, 21\/2009 (pdf al <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/09538250903073362\">link<\/a>). I mutamenti del punto di vista di Kaldor sull\u2019efficacia della flessibilit\u00e0 del cambio sono segnalati da Ramanan nel suo bel blog: <a href=\"http:\/\/www.concertedaction.com\/2013\/04\/25\/nicholas-kaldor-on-floating-exchange-rates\/\">http:\/\/www.concertedaction.com\/2013\/04\/25\/nicholas-kaldor-on-floating-exchange-rates\/<\/a>. Sui default sul debito estero (denominato, com\u2019\u00e8 tipico in valuta straniera), la letteratura \u00e8 immensa; studi recenti includono: E.<em>Cavallo, B.Eichengreen, U. Panizza, <\/em>Foreign savings: No <em>gain<\/em><em>, <\/em>some pain,<a href=\"http:\/\/voxeu.org\/article\/foreign-savings-no-gain-some-pain\">http:\/\/voxeu.org\/article\/foreign-savings-no-gain-some-pain<\/a><em> (e il WP l\u00ec citato); antesignano di questi studi \u00e8 un grande economista nato a Cuba, D\u00edaz Alejandro: si veda al riguardo , <\/em>Carmen M. <em>Reinhart<\/em>,The Antecedents and <em>Aftermath<\/em> of Financial Crises as told by Carlos F. <em>D\u00edaz Alejandro<\/em>, NBER Working Paper No. 21350 (scaricabile anche da altri siti cercando su google). Che il problema della crisi europea siano i debiti esteri (stipulati, appunto, in una moneta straniera, l\u2019euro), e che dunque la crisi europea nasca come una variante delle tradizionali crisi di bilance dei pagamenti, \u00e8 esemplarmente esposto da Daniel Gros, Foreign debt versus domestic debt in the euro area, <em>Oxford Review <\/em><em>of Economic Policy<\/em>, 29(3):502-517 \u00b7 December 2013, che purtroppo richiede chiavi di accesso da biblioteche accreditate, ma si veda il sommario qui: <a href=\"http:\/\/voxeu.org\/article\/external-versus-domestic-debt-euro-crisis\">http:\/\/voxeu.org\/article\/external-versus-domestic-debt-euro-crisis<\/a>. Gros (che ha studiato Economia alla Sapienza) \u00e8 ahim\u00e8 spesso un economista molto bacchettone, ma a volte scrive cose molto chiare e condivisibili.<\/p>\n<p>Teorico della necessit\u00e0 di una politica industriale di sostituzione delle importazioni fu l\u2019economista argentino Raul Prebisch (1901-1986). Per una recente discussione di questa strategia v. F. Amico, Notas sobre la Industrializaci\u00f3n por Sustituci\u00f3n de Importaciones en Argentina: Buscando adentro la fuente de la competitividad externa, <a href=\"http:\/\/ojs.econ.uba.ar\/ojs\/index.php\/H-ind\/article\/view\/391\/715\">http:\/\/ojs.econ.uba.ar\/ojs\/index.php\/H-ind\/article\/view\/391\/715<\/a>. Non sorprendentemente l\u2019articolo esordisce con il seguente passo: \u201cEn los textos fundacionales del estructuralismo, un problema central de la industrializaci\u00f3n latinoamericana fue la escasez de divisas\u201d (\u201cNei testi fondativi dello strutturalismo, un problema centrale della industrializzazione latino-americana \u00e8 stata la scarsit\u00e0 di valuta estera\u201d). La scuola strutturalista latino-americana \u00e8 stata la scuola eterodossa indiscutibilmente dominante in quel continente, da Andre Gunder Frank (1929-2005) a Celso <em>Furtado<\/em> (1920-2004).<\/p>\n<p><strong>Altri riferimenti<\/strong><\/p>\n<p>Eichengreen, B., Hausmann, R. &amp; Panizza, U., The Mystery of Original Sin, elsa.berkeley.edu\/~eichengr\/research\/osmysteryaug21-03.pdf (pubblicato in Barry Eichengreen and Ricardo Hausmann (eds.), <em>OtherPeople&#8217;s Money<\/em>, Chicago University Press, 2005)<\/p>\n<p>Lavoie, M. 2015a. \u201cThe Eurozone: Similarities to and Differences from Keynes\u2019s Plan.\u201d <em>International Journal of Political Economy<\/em> 44, no. 1 (Spring): 3\u201317. Versione WP: <a href=\"http:\/\/www.boeckler.de\/pdf\/p_imk_wp_145_2015.pdf\">www.boeckler.de\/pdf\/p_imk_wp_145_2015.pdf<\/a><\/p>\n<p>De Medeiros C.A. &amp; N. Trebat (2016), Latin America at<em>Crossroads<\/em>: Controversies on Growth, Income Distribution and StructuralChange,<a href=\"http:\/\/www.ie.ufrj.br\/index.php\/index-publicacoes\/textos-para-discussao\">www.ie.ufrj.br\/index.php\/index-publicacoes\/textos-para-discussao<\/a><\/p>\n<p>Hausmann, R. (1999), \u201cShouldthere be fivecurrencies or 105?\u201d, <em>Foreign Policy<\/em> (Fall). <a href=\"http:\/\/www.iadb.org\/res\/publications\/pubfiles\/pubS-121.pdf\">www.iadb.org\/res\/publications\/pubfiles\/pubS-121.pdf<\/a><\/p>\n<p>Mitchell, B. (2009) <a href=\"http:\/\/bilbo.economicoutlook.net\/blog\/?p=5402\">Modernmonetarytheory in an open economy,billy blog<\/a><strong>, <\/strong>bilbo.economicoutlook.net\/blog\/?p=5402<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.nakedcapitalism.com\/2013\/03\/philip-pilkington-why-mmt-is-right-and-the-dreamers-are-wrong-kaldor-versus-the-kaldorians.html\">Philip Pilkington: Why MMT is Right and the Dreamers are Wrong \u2013 Kaldor Versus the Kaldorians<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.nakedcapitalism.com\/2013\/03\/philip-pilkington-why-mmt-is-right-and-the-dreamers-are-wrong-kaldor-versus-the-kaldorians.html\">http:\/\/www.nakedcapitalism.com\/2013\/03\/philip-pilkington-why-mmt-is-right-and-the-dreamers-are-wrong-kaldor-versus-the-kaldorians.html<\/a><\/p>\n<p>Sardoni, C. &amp;Wray , L.R. (2007), Fixed and Flexible Exchange Rates and Currency Sovereignty, Levy Institute, Working Paper No. 489 | January 2007<\/p>\n<p>Wray, R. (2011a), Currency Solvency and the Special Case of the US Dollar,MMP Blog n. 25, <a href=\"http:\/\/neweconomicperspectives.org\/2011\/11\/mmp-blog-25-currency-solvency-and.html\">http:\/\/neweconomicperspectives.org\/2011\/11\/mmp-blog-25-currency-solvency-and.html<\/a><\/p>\n<p>Wray, R. (2014), MMT AND EXTERNAL CONSTRAINTS, <a href=\"http:\/\/neweconomicperspectives.org\/2014\/02\/mmt-external-constraints.html\">http:\/\/neweconomicperspectives.org\/2014\/02\/mmt-external-constraints.html<\/a><\/p>\n<p>(Come al solito ringrazio Giancarlo Bergamini per aver riletto ed emendato il testo. Mi scuso per aver lasciato in inglese molte citazione, ma il tempo \u00e8 tiranno!)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2016\/10\/il-primo-post-post-libro-il-vincolo.html#mor\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2016\/10\/il-primo-post-post-libro-il-vincolo.html#mor<\/a>e<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO Questo \u00e8 il primo post che fa seguito alla promessa del libro di approfondirne parti, discutere critiche e quant\u2019altro. Intenderei cominciare con la vexata quaestio del vincolo estero discussa nella quarta lezione del libro. Lo faccio perch\u00e9 \u00e8 politicamente oltre che economicamente centrale. La questione \u00e8 posta semplicemente: \u201cE\u2019 la piena sovranit\u00e0 monetaria, vale a dire il possesso di una banca centrale di emissione di una valuta non convertibile, condizione necessaria e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":38,"featured_media":23768,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Sergio_Cesaratto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6bl","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23767"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/38"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23767"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23767\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23769,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23767\/revisions\/23769"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/23768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23767"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23767"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23767"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}